Un’eresia mai sconfessata, anzi riconfermata!

 

IL PURGATORIO: UN’ILLUSIONE ROMANA

 

La dottrina del purgatorio è una pura illusione della chiesa romana che confonde milioni di persone. La morte e l’al di là hanno sempre coinvolto la fantasia popolare, il dogma ha fatto il resto. In realtà vi è una seria difficoltà della Chiesa romana quando vuole giustificare con le Sacre Scritture l’esistenza del purgatorio. Il fuoco del purgatorio serve non solo a purificare, ma anche punire e le sofferenze che si provano in esso sono spaventose. La lieta notizia è che solo in Sangue di Cristo libera da ogni peccato. Non solo il purgatorio è pura illusione romana, ma tutti coloro che muoiono senza Cristo saranno perduti per sempre.

 

Premessa

Una delle maggiori differenze fra la comprensione evangelica e quella cattolica romana delle “ultime cose” si riferisce al problema del purgatorio.

Il purgatorio può forse essere compreso al meglio come uno stadio intermedio, in cui coloro che sono morti in stato di grazia hanno l’opportunità di purgarsi dalle colpe dei loro peccati, prima di entrare definitivamente in paradiso. Il termine non compare nel Canone tradizionale e nemmeno nei libri apocrifi riconosciuti canonici dalla Chiesa cattolica. Deriva probabilmente dal latino purgatorius, che a sua volta deriva dal verbo purgare generalmente tradotto purgare o purificare.

 

Il purgatorio nella teologia di alcune “chiese”

Nella teologia della chiesa il purgatorio rappresenta uno stato di purificazione nel quale, secondo la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, le anime dei defunti vengono purificate dai peccati e patiscono la pena temporale che il peccatore deve ancora scontare dopo la remissione della colpa connessa al peccato, preparandosi così alla gioia eterna.

Che si parli di una “pena temporale” in una condizione che comunque è situata dopo la morte dipende dalla concezione del purgatorio come stato non definitivo presentandosi, alla fine dei tempi, la salvezza o la dannazione come possibili esiti dell’itinerario umano.

La Chiesa orientale e quella occidentale concordano sull’esistenza del purgatorio e sul fatto che sia uno stato di sofferenza. Nel 1439, però, il concilio di Firenze mise in luce come gli occidentali sottolineassero maggiormente l’aspetto penale del purgatorio.

La concezione del purgatorio non possiede un’esplicita base biblica; solo il testo apocrifo di 2 Maccabei 12:39-45 parla di Giuda Maccabeo che fa offrire un sacrificio espiatorio per i morti perché fossero assolti dal peccato.

Ecco il testo integrale:

2 Maccabei 12:39: “Il giorno dopo quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia”.

2 Maccabei 2:40: “Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti”.

2 Maccabei 12:41: “Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte”,

2 Maccabei 12:42: ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti”

2 Maccabei 12:43: “Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d‘argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione”.

2 Maccabei 1 2:44: “Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti “.

2 Maccabei 12:45: “Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato”.

Il problema è però che questo brano non fa parte del Canone della Bibbia ebraica, quindi è considerato apocrifo (cioè non ispirato) quindi non può avere alcuna autorità nella Chiesa.

 

Il purgatorio nella Teologia patristica

La dottrina del purgatorio venne sviluppata nel corso del periodo patristico.

Clemente d’Alessandria e Origene ritenevano che coloro che erano morti senza avere il tempo di compiere le azioni penitenziali riparatorie sarebbero stati “purificati col fuoco” nella vita futura.

La pratica di fare preghiere per i morti (che si sviluppò ampiamente nelle chiese d’oriente nel corso dei primi quattro secoli) favorì fortemente lo sviluppo teologico del tema, e rappresenta un eccellente caso per studiare il modo in cui la liturgia influenza la teologia.

Ci si chiedeva: “Che senso ha pregare per i morti se le preghiere non sono in grado di modificare la situazione in cui essi si trovano?”.

Punti di vista di questo genere si possono trovare in Agostino da Ippona, il quale sosteneva la necessità di purificarsi dei peccati nella vita presente prima di godere delle gioie nella vita successiva.

Mentre la prassi delle preghiere per i morti sembra ben documentata a partire dal secolo, la formulazione esplicita di una nozione di “Purgatorio” sembra iniziare due secoli dopo, e la ritroviamo negli scritti di Gregorio Magno.

Nella sua interpretazione di Matteo 12:32 «A chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; chiunque parli contro lo Spirito Santo, sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro», che si può datare fra il 593 e il 594, Gregorio espone la concezione che i peccati possano essere perdonati “nell‘era futura”.

Interpreta questo fatto nei termini di un’età futura in cui i peccati, che non sono stati rimessi sulla terra, potranno essere rimessi successivamente.

Si noti in particolare il riferimento al “fuoco purificatore” (purgatorius ignis), che viene ripreso nella maggior parte delle rappresentazioni medievali del purgatorio, e dal quale deriva appunto il termine “Purgatorio “: “Ciò nondimeno si deve credere che, prima di quel giudizio ultimo, vi è il fuoco del purgatorio per le espiazioni delle colpe leggere, come ce ne assicura anche colui che è la verità stessa, dove dice: «Perché se qualcuno avrà pronunziato bestemmia contro lo Spirito santo non gli sarà perdonato in questo secolo e neppure nel futuro». Da queste parole è dato rilevare che, oltre le colpe che possono essere perdonate in questa vita, ve ne sono pure di quelle per le quali si potrà ricevere il perdono nell’altra”.

Il tema del fuoco di purificazione, in contrapposizione al fuoco del giudizio, viene sviluppato con particolare impegno da Caterina da Genova nel Trattato sul purgatorio, che si può datare intorno al i 490: “Le anime che sono nel purgatorio sono senza colpa di peccato e perciò non hanno impedimento tra Dio e loro: c’è però quella pena, la quale le ha fatte ritardare, sicché l’istinto non ha potuto avere la sua perfezione. Or vedendo con certezza quanto importi. quanto sia grave ogni minimo impedimento e vedendo ancora come l’istinto è ritardato per un‘ingiustizia necessaria, ne nasce in loro un estremo fuoco, simile a quello dell’inferno, eccetto la colpa, la quale è quella che fa la volontà maligna ai dannati dell’inferno. A questi Dio non corrisponde la sua bontà, e perciò restano in quella disperata, maligna volontà contro la volontà di Dio”.

 

Il purgatorio nella teologia della Riforma

La concezione del Purgatorio fu decisamente respinta dai riformatori nel corso del Cinquecento. Contro di esso furono mosse due critiche fondamentali.

Primo, si sosteneva la mancanza di una qualsiasi giustificazione biblica sostanziale.

Secondo, esso era in contraddizione con la dottrina della giustificazione per fede.

Nel basso Medioevo si riteneva che la salvezza potesse essere meritata per mezzo delle buone opere. La teologia del perdono, quindi, era vaga e confusa, specialmente per quanto riguardava le indulgenze, il che dava un certo peso all’idea che fosse possibile acquistare il perdono dei peccati o la remissione delle “pene dei purgatorio”.

In altre parole, le pene dell’al di là derivanti da azioni peccaminose potevano essere ridotte, e magari cancellate, dal pagamento di un’adeguata somma di denaro.

Tali credenze erano contrarie all’insegnamento della chiesa del tempo, ma questa non fece alcuno sforzo per disingannare i fedeli.

All’inizio del Cinquecento le indulgenze erano una delle fonti principali delle entrate papali, tali entrate finivano in parecchie casseforti, esistevano quindi degli interessi molto concreti cui importava che perdurasse l’indeterminatezza dottrinale sulla giustificazione, propria del Cinquecento.

La dottrina della giustificazione per fede, unita alla dottrina del sacerdozio universale dei credenti, tagliava l’erba sotto i piedi a questi interessi economici.

Il perdono era una faccenda che riguardava il credente e Dio, nessun’altro!

Non c’era bisogno di alcun mediatore umano, di alcuna somma di denaro, di alcuna preghiera di intercessione, per dichiarare che il peccatore era stato perdonato. Bastava leggere nelle Scritture le promesse di perdono fatte a chiunque confessa i propri peccati e credere in esse, senza bisogno che qualcun altro le convalidasse.

Il perdono divino si otteneva solo su questa terra e senza alcuna specie di pagamento, era totalmente gratuito!

L’idea del purgatorio, su cui si basava gran parte della superstizione popolare e dello sfruttamento ecclesiastico (“Appena il soldo tintinna in cassa l’anima dal purgatorio passa! “), veniva liquidata come una finzione non biblica.

La negazione del purgatorio implicava un atteggiamento del tutto diverso nei riguardi della morte, dell’atto del morire e delle varie pratiche che in precedenza vi si collegavano. Dopo la morte non c’era speranza di salvezza, tutto era in gioco sulla terra!

I Riformatori quindi sottolineavano con forza la dottrina della giustificazione per fede, la quale dichiarava che una persona poteva essere in corretta relazione con Dio, mediante la fede, stabilendo così un rapporto che ovviamente cancellava la necessità e l’idea del Purgatorio.

 

La situazione attuale

Non è molto diversa da quella medievale.

Il Catechismo della Chiesa cattolica così esprime:

Art. 1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, a fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del cielo.

Art. 1031 La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, come Matteo 12:31-32, parla di un fuoco purificatore.

Art. 1032Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Scrittura già parla, perciò Giuda Maccabeo fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato. Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti.

E’ cambiato qualcosa?

No! Anzi la situazione è peggiorata perché non si eleva più quel coro di protesta che fu proprio dei Riformatori. L’ecumenismo, l’unità dei cristiani, le marce per la pace hanno messo a tacere la coscienza dei più, in fondo si guarda all’aspetto positivo delle cose.

Rimane comunque questa triste illusione romana che contagia la credenza popolare in un sistema molto più evoluto di quello del Medioevo.

Uno scrittore cattolico, il Mozzarelli, accenna alla possibilità che un giorno di purgatorio corrisponda ad ogni peccato veniale, cosicché, contando una media di trenta peccati veniali al giorno, egli arriva al totale di 1800 anni di espiazione in purgatorio per un individuo medio che abbia vissuto 60 anni, A questo conto bisogna poi aggiungere dell’altro tempo, per quei peccati mortali che sono stati perdonati, ma non completamente espiati (C.F. Dreyer-E. Werner, Il Cattolicesimo alla luce delle Sacre scritture, pag.80).

Alcuni brani della Scrittura vengono citati a sostegno della dottrina del purgatorio, oltre a quello apocrifo di 2 Maccabei 12 e a quello canonico di Matteo 12:32 già citati, vi sono altro quattro passi citati in difesa della dottrina del Purgatorio:

1.  Matteo 12:36: “Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio”. Dove si deduce che ci dev’essere un purgatorio, dato che Dio non potrebbe mandare all’inferno per qualcosa di così poca importanza come delle parole oziose.

2.  1 Corinzi 3:15: “Se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco”. Da questo passo si deduce che sono le fiamme del purgatorio che consumeranno le scorie, mentre l’anima, dopo essere stata purificata, sarà infine liberata.

3.  Luca 12:59: “lo ti dico che non uscirai di là, finché non avrai pagato fino all’ultimo centesimo”, Da qui si deduce che il pagamento avviene nel purgatorio: una volta avvenuto, l’anima viene liberata.

4.  1 Timoteo 2:1: “Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini”. Si deduce che, parlando di tutti gli uomini, Paolo pensava ai viventi e ai morti ed insegnava le preghiere per i defunti.


Tralascio ogni commento, non è intenzione di queste riflessioni confutare i metodi esegetici che stanno alla base dell’interpretazione romana. Una cosa sembra però evidente, nessuno dei brani citati menziona la parola purgatorio, quindi l’interpretazione è completamente forzata, mentre l’insegnamento della Bibbia è del tutto contrario.

Le difficoltà sono evidenti se si vuole giustificare con le Sacre Scritture l’esistenza del Purgatorio.

 

Qualche tempo fa ascoltavo una trasmissione alla radio dove un sacerdote cattolico invitava gli ascoltatori a telefonare per formulare quesiti inerenti alla fede.

Un radioascoltatore telefonò e fece queste specifiche domande: “Dio è buono? Dio è pieno di compassione?”.

Certo!” — rispose il sacerdote — “Lo attesta la Bibbia.”.

“Ma Dio perdona in punto di morte? Se un peccatore si ravvede e confessa i suoi peccati un istante prima di morire, Dio lo accetta?”.

“Certo figliolo abbiamo il bellissimo esempio del ladrone sulla croce, Gesù gli disse che subito sarebbe stato con lui in paradiso!”.

“Mi scusi padre.. perché allora avete inventato il Purgatorio?”

Silenzio totale!

Per alcuni minuti sembrava che fosse saltato il collegamento, invece c’era, il sacerdote rispose in modo evasivo e non esauriente.

Le difficoltà ditale dottrina sono evidenti e rimangono!

Ciò che turba maggiormente in questa dottrina, è che la Bibbia non ha mai parlato dell’esistenza di un luogo simile. E la Bibbia non insegna neppure che dopo la morte è necessaria un’ulteriore purificazione per guadagnare l’ingresso nei cieli. Al contrario, la Parola di Dio dichiara che la salvezza è un dono gratuito per chiunque la accetta:

·     “Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23).

·     “Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini” (Romani 5:18).

 

Potrebbe un Dio amorevole e veritiero, offrire la vita eterna come dono gratuito — e poi farci soffrire per guadagnarla — e quindi mentire nella Sua Parola?

 

·     “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (Efesini 2:8).

 

Se crediamo a ciò che dice la Bibbia, allora non serve alcun’altra purificazione per quelli che muoiono in Cristo. Essi sono già stati purificati da Gesù:

·     “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo Sangue. saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira” (Romani 5:9)

·     “...Sono gratuitamente giustificati per la Sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:24).

 

L’apostolo Paolo sottolinea questo stesso punto: “Tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1 Corinzi 6:11).

I veri cristiani sono già stati purificati perché Gesù ha portato tutti i loro peccati sulla croce: “In questo caso, Egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il Suo sacrificio” (Ebrei 9:26).

Ai figli di Dio non viene chiesto di soffrire per essere salvati, perché sono gi stati acquistati e pagati a caro prezzo: “Infatti siete stati comprati a caro prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio” (1 Corinzi 6:20).

 

Conclusione

In tutta la dottrina concernente il purgatorio e nei mezzi per cui i tormenti in essa sofferti possono essere evitati, appaiono delle assurdità e delle contraddizioni che colpiscono a prima vista.

Inoltre tale dottrina è completamente contraria all’insegnamento della Parola di Dio.

Infine essa sminuisce la gloria di Cristo impoverendo l’importanza della Sua Opera espiatoria.

Morendo sulla croce il Signore Gesù ha detto che Tutto è compiutoe la dimostrazione è che il velo del tempio che ci separava dal luogo santissimo si strappò da cima a fondo.

Questo avvenimento miracoloso stava a significare che l’opera della salvezza era compiuta e il velo che impediva al fedele di avvicinarsi a Dio era stato rimosso.

Solo il Suo Sangue ci purifica da ogni peccato, sia in questa vita che in quella a venire!

Se la Bibbia è così chiara su questo argomento, perché è stata istituita una dottrina che ha persuaso, e persuade tutt’oggi, le persone a dare soldi a questa chiesa, in cambio di preghiere e mèsse in favore dei cari defunti?

Ognuno può rispondere da sé a questa domanda, traendo da solo le conclusioni!

Ora, almeno è chiaro che la dottrina del purgatorio è una dottrina nata dalle menti degli uomini mortali e non è provenuta da Dio: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.” (Romani 8:1-2).

 

Mario Manduzio

 

 

Tratto con permesso da «IL CRISTIANO»  dicembre 2005   www.ilcristiano.it