Verso la costruzione di una famiglia solida

 

IL FIDANZAMENTO:

UN PROGETTO

PER IL MATRIMONIO

 

Con questo articolo vogliamo ricordare i temi principali trattati durante un piacevole incontro di studio biblico per coppie di fidanzati, avvenuto ad Anghiari nello scorso mese di febbraio. Durante quest’incontro abbiamo ricevuto la preziosa visita/testimonianza di due veri e propri “esperti” in campo di matrimonio: i coniugi Maria Teresa e Bill Standridge.

  

Un buon fidanzamento è fondamentale per un buon matrimonio

Nella società che ci circonda, nelle abitudini e nella quotidianità delle persone che vivono intorno a noi, non vengono ormai più riconosciuti al fidanzamento l’importanza, il valore e l’interesse che in realtà ad esso appartengono.

Non dobbiamo, infatti, dimenticarci che il fidanzamento è, e dev’essere, un vero e proprio progetto per il matrimonio. Per questa ragione è buono riflettere sul fatto che la scelta di un fidanzato non è da farsi unicamente in base alle proprie emozioni ed ai propri interessi ma attraverso una profonda ricerca della volontà di Dio; infatti la persona che si sceglierà sarà un dono di Dio PER TUTTA LA VITA.

A volte, dobbiamo riconoscerlo, siamo veramente molto deboli: quando una persona attira la nostra attenzione, spesso, non riflettiamo troppo su ciò che Dio vuole per noi ma cominciamo a elencare i pregi e ad elogiare le doti di quella persona.

In realtà, la prima cosa da fare quando sentiamo il bisogno di una persona che ci stia accanto, è PREGARE, RIVOLGERSI a Dio per conoscere il Suo volere.

Dopo aver raggiunto quella pace e quella serenità che si creano intorno a noi, dentro di noi e con Dio. quando stiamo facendo ciò che Lui vuole, forse la persona per la quale e con la quale abbiamo pregato potrà diventare il nostro compagno o la nostra compagna.

Essere fidanzati è una gioia e porta frutto solo se quel fidanzamento è voluto da Dio e solo se è vissuto con lo sguardo proiettato nella direzione di un futuro vissuto insieme coronato nel matrimonio, un matrimonio le cui fondamenta poggiano sui precetti di Dio.

È proprio a causa dell’ importanza di questa scelta che i coniugi Standridge hanno parlato del fidanzamento come una preparazione al matrimonio.

Poste queste solide basi (ricerca della volontà di Dio e zelo nel seguirla) non ci si deve mai stancare di crescere insieme perchè questo cammino del fidanzamento non deve essere, come già detto, fine a sé stesso, ma deve avere il carattere di una preparazione per la vita matrimoniale.

  

Conoscersi bene per poter conoscere l’altro nel profondo

Personalmente non ci avevo mai pensato, ma i nostri cari Maria Teresa e Bill mi hanno fatto capire che gli eventi che maturano in noi una personale visione e idea del matrimonio iniziano molto, molto presto… diciamo con la nascita!

Gli atteggiamenti ed i comportamenti dei nostri genitori hanno, infatti, una grande influenza nella nostra preparazione al matrimonio. Molto spesso dei matrimoni vanno male perché il marito non si comporta come il padre della sposa né la moglie come la madre dello sposo.

Per poter raggiungere una saggia relazione coniugale alla luce della Parola di Dio è necessario che le due persone decidano di dedicarsi con pazienza e buon cuore del tempo e delle attenzioni vicendevolmente, evitando di farsi influenzare troppo dalla propria idea di famiglia e tentando di conoscersi più da vicino.

Questo tipo di conoscenza non è assolutamente facile da ottenere, infatti, nel mondo frenetico e pieno di impegni in cui viviamo, trovare dei momenti in cui fermarsi ad ascoltare con calma chi abbiamo vicino è difficile, inoltre, prima di poter conoscere i difetti dell’altro si scoprono moltissimi dei propri difetti e numerosi aspetti di sé stessi che non si conoscevano.

Quando si decide di fare una passeggiata in montagna, dapprima la si osserva nel suo insieme, da sotto o da lontano, e non si ha la minima idea di quante sorprese essa ci possa riservare; salendo potremmo trovarci meravigliati di fronte alle mille fessure scavate nella roccia che potrebbero nascondere delle profonde grotte.

Quando poi giungiamo in cima alla vetta si apre di fronte a noi un panorama immenso e bello che mai avremmo immaginato di vedere.

Conoscere nel profondo una persona è un po’ come questa passeggiata in montagna!

Nel libro dei Proverbi leggiamo: “Figlio mio, dammi il tuo cuore…” (Proverbi 23:26).

Nelle parole di questo versetto troviamo un’esortazione rivolta da un padre al figlio ma, se la leggiamo, come ci ha fatto notare il fratello Bill, sotto il profilo di una relazione altrettanto profonda come quella matrimoniale, essa rivela i suoi tratti più sorprendenti.

Come sappiamo, con il termine “cuore” nella Parola di Dio si indica la personalità tutta di un individuo, fino ai pensieri più profondi, agli stati d’animo più interiori e alle paure più intime.

L’atto del donare il proprio cuore, perciò, implica la volontà di aprire all’altro ogni aspetto della propria vita fin nei meandri più nascosti.

I patti del matrimonio e del fidanzamento poggiano proprio su questo reciproco dono al fine di poter crescere insieme e superare i propri difetti.

Dire al/alla proprio/a compagno/a tutto di sé stessi può far paura, proprio come ci può spaventare qualche dirupo della montagna, molto spesso si temono delle brutte reazioni da parte dell’altro e si ha paura di un giudizio negativo o di un allontanamento.

Vincere queste angosce è però importante anche per far capire a chi si ha vicino quanto sia forte e profonda la volontà di scoprirsi completamente, essere “nudi” l’uno di fronte all’altra, come Adamo ed Eva erano nudi e senza vergogna proprio perché senza segreti… e senza peccato!

In ultima analisi nascondersi o mostrare all’altro solo alcuni lati della propria persona (spesso solo i lati migliori!) non porta alcun beneficio alla coppia, ma contribuisce alla creazione di un oscuro velo di menzogne e di falsità che, a lungo andare, eroderanno il rapporto con l’altro e, come vedremo più avanti, anche quella con Dio.

Bisogna bandire la menzogna poiché essa viene sempre dal Diavolo (Giovanni 8:44) infatti il Signore, Colui che ci conosce perfettamente, ci invita ad una relazione sincera, pura e trasparente con Lui e con la persona che lui ci ha messo vicino.

                                                                                           

Per essere buoni mariti o buone mogli occorre essere buoni credenti!

È utile da subito mettere in chiaro qual è il punto imprescindibile per un buon fidanzamento e quindi per un buon matrimonio: essere buoni credenti.

L’origine dei nostri problemi è il peccato che abita in noi, come scrive l’apostolo Paolo nell’epistola ai Romani: “Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere ma il modo di compiere il bene, no” (Romani 7:18).

Perciò come, confessando e chiedendo a Dio perdono per i nostri peccati, otteniamo da lui la grazia e la purificazione, così, confessando al nostro coniuge tutti i nostri problemi e le nostre colpe, quei problemi e quelle colpe finiranno lì il loro cammino.

Come ho già detto, aprire il proprio cuore all’altro significa scoprire il proprio essere, renderlo visibile e limpido.

Riflettendo su questa necessità di rendersi trasparenti alla persona che si ha vicino mi viene in mente l’immagine di un bosco: con la luce del sole a illuminare il verde risplendente delle chiome e i colori sfavillanti dei petali dei fiori il bosco ci appare un luogo magico e sereno, ma, di notte, quando la luce del sole non c’è più, tutto diviene oscuro e spaventoso, le chiome di quegli alberi sembrano artigli ed i fiori che accarezzano le caviglie sembrano lacci.

In 1 Giovanni al capitolo 1, leggiamo che il Signore Gesù viene descritto e paragonato alla luce: “Se diciamo che abbiamo comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il Sangue di Gesù, Suo Figlio, ci purifica da ogni peccato”

Il Signore ci chiama prima di tutto a percorrere un personale cammino nella luce, ci esorta a comportarci in modo santo e coerente con la scelta che abbiamo fatto (se l’abbiamo fatta) di donare al Signore la nostra vita giacché Egli ha deciso di morire sulla croce per noi, per farsi carico dei nostri peccati infatti è scritto: “Siate santi come Egli è santo”.

Ecco, credo che il Signore voglia che noi camminiamo nella Sua luce sempre, in ogni situazione ed in ogni ambito della nostra vita, in modo particolare con la propria moglie o con il proprio marito, al fine di non aver timori né dubbi, per non inciampare e per godere di una piena comunione l’uno con l’altro.

C’è un aspetto del rapporto matrimoniale particolare e molto difficile da trattare, questo aspetto riguarda in particolare la donna, ed è quello dei rapporti diversi che marito e moglie devono tenere reciprocamente, rapporti le cui differenze è bene mettere in chiaro fin dal fidanzamento.

Oggi come oggi è difficile da ammettere e da accettare ma il nostro buon Padre celeste ha dato all’uomo un ruolo nei confronti della donna di conduzione e di guida del rapporto, in sostanza alla donna viene chiesto di tenere un atteggiamento di sottomissione nei confronti dell’uomo. Ogni volta che ho cercato di spiegare questa realtà ad alcune mie amiche non è mai mancato uno sguardo sbalordito un naso storto o una reazione aggressiva. Effettivamente, ammettere di dover restare sottomessi ad un’altra persona è estremamente difficile da accettare poiché la condizione di sottomissione è spesso e volentieri presa come una condizione di asservimento o di schiavitù.

Per capire in modo completo e giusto che cosa il Signore intende come sottomissione basta aprire la nostra Bibbia in Efesini 5:22-33 dove leggiamo che le mogli devono essere sottomesse ai propri mariti come al Signore: così come la Chiesa è sottomessa a Cristo, le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti. La moglie deve quindi seguire volenterosamente in Cristo la guida del marito, ma non essere schiava o succube di quest’ultimo. Inoltre la sottomissione della moglie al marito non presuppone assolutamente un potere univoco e illimitato del marito anzi, tutt’altro, infatti sempre in Efesini 5:22-33 leggiamo che “Cristo ha amato la chiesa e ha dato Se stesso per lei”.

La vera guida deve diventare quindi servo come Cristo fu servo dei discepoli. Allo stesso modo il marito deve essere a disposizione della propria moglie amandola come Cristo ha amato la Chiesa e sacrificandosi per lei. Non a caso Paolo dedica il doppio delle parole per dire ai mariti di amare la propria moglie di quante ne dedichi per dire alle mogli di sottomettersi ai mariti… Per una moglie sottomettersi ad un marito che la tratta in questo modo è sicuramente più facile!

Un ulteriore passo avanti per la vita di coppia è quello di considerare l’altro non semplicemente come un fidanzato o un marito ma come un amico, una grossa parte della gioia del matrimonio o del fidanzamento sta nell’amicizia, un’amicizia che rende complici, sincera e senza rancori.

  

Alcuni consigli pratici

Sicuramente è stato bello analizzare a fondo come rapportarsi con il proprio compagno, ma sappiamo che la vita di tutti i giorni è fatta di tanti piccoli “problemi” o incomprensioni minime che però, a lungo andare, sono come i tarli.

Ecco perché e Bill e Maria Teresa hanno pensato bene di darci alcuni utilissimi consigli per gestire al meglio la realtà quotidiana. Ecco un elenco di suggerimenti per una buona amministrazione delle attività familiari:

1.  Lista delle incomprensioni: da molti anni Maria Teresa e Bill non vanno a dormire prima di essersi confessati a vicenda tutte le piccole o grandi cose che non sono piaciute all’uno dell’altro, opportunamente elencate in una in una vera e propria lista (onde evitare di dimenticarsi qualcosa!!). Ovviamente dopo aver manifestato all’altro tutti i propri dubbi ed i propri dispiaceri e dopo aver ascoltato quelli dell’altro, il passo più difficile e contemporaneamente quello più utile è l’ammissione delle proprie colpe e le reciproche e dovute scuse. Questa “terapia” è sicuramente efficace, garantiscono gli Standridge!

2.  Preventivi per le spese mensili: un’altra lista utile è quella delle spese che si dovranno/potranno affrontare. È una lista che va fatta insieme rispettando di comune accordo le esigenze di tutti; i soldi sono un bel problema: bisogna saper decidere come spenderli.

3.  Accordo sull’educazione dei figli e sulle risposte da dare alle loro richieste: questo punto è sicuramente molto più delicato dei precedenti ed è quello che prevede la maggior serietà. Troppo spesso vediamo madri che trattano i figli in un modo e padri che trattano gli stessi figli in modo del tutto diverso. Come potranno quei figli aver ben chiaro cosa è giusto e cosa è sbagliato o comprendere come devono comportarsi?

L’esigenza di un accordo genitoriale alla luce dei precetti di Dio risulta palesemente fondamentale.

In qualunque situazione, comunque, la base da cui partire per andare d’accordo è il compromesso Nella vita possono capitare dei momenti di difficoltà, momenti in cui trovare un compromesso o vedere una via d’uscita sembra impossibile, ma nella Parola di Dio non mancano esempi di persone che sono state provate ma che da quelle stesse prove hanno ricevuto arricchimento e benedizioni. Non dimentichiamo che la fede che salva incontra la prova e produce frutto.

La visita di Maria Teresa e Bill Standridge è stata molto preziosa per le quattro coppie che l'hanno ricevuta, infatti la loro saggezza e la loro profonda conoscenza della Parola di Dio ci hanno aperto gli occhi su quanto il matrimonio e il fidanzamento possano essere dei mezzi per crescere, fortificare e completare la propria personalità e il proprio carisma in Cristo.

Ringrazio il Signore per la grandezza del Suo amore e della Sua comprensione nei nostri confronti e per la Sua guida amorosa che giunge sempre nel momento giusto!

 

Magrini Giulia

 

Tratto con permesso da «IL CRISTIANO»  agosto 2009   www.ilcristiano.it