Questa non è una domanda vera e propria, ma una esigenza di chiarezza

in relazione ad un argomento che ultimamente, in un modo o nell’altro,

sta coinvolgendo tutti, rendendo le nostre idee confuse.

 


Contro ogni forma di relativismo


UNA POSIZIONE CHIARA NEI

   CONFRONTI DELL’ISLAM
 

    
Non solo nel mondo laico e cattolico, ma anche all’interno del mondo protestante ed evangelico, c’è ormai la tendenza a schierarsi più o meno apertamente a fianco dei tanti relativismi ecumenici che, in nome di uno sfrenato desiderio di modernismo e fraintendendo l’amore, si propongono di dare pari dignità ad ogni religione, calpestando in questo modo l’unicità della persona, della signoria e dell’opera di Cristo e l’autorità della Bibbia, come rivelazione e Parola di Dio assolutamente unica.


      Sono rimasto colpito recentemente dalla lettura di due scritti.
      Il primo scritto è una lettera indirizzata da una sorella valdese al settimanale “Riforma” e da questo pubblicata nella “Pagina dei lettori” (n. 35 del 12.09.2003). Dalla lettera apprendiamo che nel culto di apertura dell’annuale Sinodo della chiesa valdese si è data lettura non soltanto di un testo della Bibbia ma anche di un testo del Corano. Siamo profondamente addolorati e scandalizzati da quest’accostamento, così come lo è stata l’autrice della lettera, ma non possiamo dire di esserne sorpresi, perché sono questi i frutti delle strategie di relativismo ecumenico ormai perseguite da diversi movimenti e chiese, fra cui anche quella valdese. Ringraziamo l’autrice della lettera per aver “osato” riaffermare l’unicità di Cristo e l’unicità della Bibbia come Parola di Dio.
      Il secondo scritto è invece un articolo che documenta le falsità del Corano su cui poggia la fede musulmana.

     
     
“Il Corano al culto sinodale”
     
      “Sono entrata, domenica 24 agosto, nel tempio di Torre Pellice, per assistere a un culto di così grande importanza quale quello di inaugurazione del Sinodo. Non posso fare a meno di esprimere la mia perplessità, condivisa da alcuni con cui ho discusso l’argomento, e la mia personale amarezza: ritengo infatti che in questo luogo si sia bestemmiato accostando, e mettendo sullo stesso piano, la parola di Dio con quella del Corano.
      Qualunque cosa questa parola abbia proclamato, io in coscienza non ho potuto fare altro che uscire all’inizio di tale lettura, è mia convinzione che non si possa accettare alcun compromesso tra l’insegnamento di Cristo e insegnamenti di qualsivoglia provenienza. Se si riconosce la parola dell’Evangelo come parola di Dio, ne consegue che ogni altra parola non può che essere esclusa o quantomeno relativizzata.
      Io credevo che accettando il principio Sola Scriptura si intendesse impostare ogni questione alla luce e nella prospettiva delle Sacre Scritture, unica fonte di rivelazione. Ho invece assistito con scandalo a una forma di sincretismo che non vedo come si possa conciliare con le parole di Gesù:
      “Io sono la via, la verità e la vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6).
      Non ritengo che il richiamo al dialogo interreligioso (la cui opportunità non è peraltro automaticamente dimostrata) possa giustificare l’inserimento di parole estranee all’Evangelo all’interno di un culto, e in particolare di un culto di tale rilevanza. Se con le due letture effettuate, in ebraico e in arabo, si è voluto dare un segnale di dialogo tra ebraismo e Islam, mi permetto di far notare che la Torah scritta ebraica è parte della Bibbia cristiana, mentre non altrettanto si può dire delle scritture islamiche. Mi meraviglio di dover essere io a ricordare a chi evidentemente ha dimenticato, o ha ritenuto trascurabili, le parole di At 4, 12: “In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”.

Lettera firmata
     

      (da “Riforma” n. 35/anno XI del 12.09.03)
     

L’ISLAM E IL SUO RUOLO AL TEMPO DELLA FINE
     
     
Gli autori dei due dirottamenti di bus avvenuti qualche tempo fa in Germania sono stati due giovani musulmani cresciuti in quella nazione. Il loro obiettivo: attirare l’attenzione della gente sulla causa palestinese. Poco tempo dopo in un night-club di Tel Aviv è stato perpetrato un attentato terroristico i cui colpevoli erano giovani musulmani provenienti dalla Gran Bretagna.
      Questi esempi ben dimostrano che il mondo musulmano vuole trasferire il conflitto sul piano internazionale per farne un affare di tutto l’Islam. Dal punto di vista biblico questo conflitto non è che la punta dell’iceberg di un combattimento antico che ha radici ben più profonde.
      L’apostolo Giovanni si è così espresso a questo proposito:
      “Vi ho scritto, non perché non conoscere la verità, ma perché la conoscete e tutto ciò che è menzogna non ha niente a che fare con la verità. Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Egli è l’anticristo che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non ha neppure il Padre; chi riconosce pubblicamente il Figlio, ha anche il Padre” (1Gv 2:21-23).
     
     
Allah non ha figli!
     
      Questa interminabile lotta per la Terra Santa e in particolare per Gerusalemme ci spinge a considerarne le cause più profonde. È innegabile che questo conflitto non riguarda soltanto il problema dei territori, perché a monte c’è un problema spirituale. L’Islam vuol trasformare la liberazione della Palestina in un dovere religioso per tutti i musulmani, sperando così di mobilitare un miliardo di individui.
      Ma l’Islam è la sola religione che afferma a più riprese nel suo “libro santo”, il Corano, che Allah non ha figli. Perciò, da questo punto di vista, l’Islam è, nella sua essenza, una classica religione anticristo. In 1Giovanni 2:18-19 l’apostolo indica le caratteristiche fondamentali di un fenomeno religioso che era già vivo al suo tempo:
      • Ci sono già ora parecchi anticristi.
      • Essi sono usciti di mezzo a noi.
      • Essi non erano dei nostri.
     
      Cosa significa tutto questo?
      Desideriamo approfondire questa questione per vedere in quale misura il rifiuto della figliolanza divina di Gesù, citata da Giovanni, abbia influenzato Maometto e l’Islam, religione nata sette secoli dopo la venuta di Gesù.
      Maometto ha ricevuto un’immagine deformata della fede cristiana.
      Khadigiah, la sua prima moglie, era una vedova di 15 anni più grande:era una donna “cristiana”; suo cugino Waraka Ibn Nofal era il vescovo ebionita di La Mecca. Fu lui a sposare Maometto e Khadigiah, quindi il primo matrimonio di Maometto è stato celebrato in forma “cristiana”. Forse è per questa ragione che, finché visse Khadigiah, egli non ebbe altre mogli. Ma dopo la sua morte, egli prese circa quindici mogli. Il vescovo Waraka cercò di formare Maometto nella fede cristiana, infatti voleva che un giorno succedesse a lui come vescovo di La Mecca. Gli ebioniti erano una setta giudaico-cristiana che rifiutava di riconoscere la pre-esistenza e l’incarnazione di Cristo e, di conseguenza, anche la sua nascita per opera dello Spirito Santo e la sua divinità. Da questa “triste” sorgente Maometto trasse le sue conoscenze della fede cristiana.
      Lo storico Karlheinz Vanheiden ha scritto che “in un certo senso, gli ebioniti hanno tracciato il cammino all’Islam, abbassando Gesù al rango di semplice profeta. Per questo possiamo considerare l’Islam come l’arrivo al successo degli ebioniti”.
     
Ora però possiamo anche comprendere meglio le parole di Giovanni: “Chiunque nega il Figlio...” (1Gv 2:18-19, 22). Gli ebioniti infatti non consideravano Gesù Figlio di Dio, ma soltanto figlio di Giuseppe.
      È interessante notare che oggi constatiamo una simile tendenza nella teologia moderna, quando si rifiuta il fatto che Gesù sia nato da una vergine. La logica conseguenza è che, in questo modo, si nega anche la sua figliolanza divina e la sua risurrezione. Da questo si comprende bene come mai i teologi moderni se la intendano con i religiosi musulmani: entrambi “i gruppi” ormai sono ispirati dal padre della menzogna e dal suo spirito. E tutto questo è possibile soltanto perché si rifiuta l’amore per la verità, come ha scritto Paolo ai Tessalonicesi (2Te 2:10). Per questo “Dio manda loro una potenza d’errore” (2Te 2:11-12).
     
     
L’Occidente si dissolve, l’Islam si ricompatta
     

      Considerando l’evoluzione attuale nel mondo e soprattutto nella cristianità, non possiamo che chiederci: da che cosa è atteso questo mondo? La risposta è: dai giudizi del tempo della fine di cui la Bibbia ci parla; essi non tarderanno.
      La verità è che l’Islam si leva contro la verità biblica... L’Islam non esiste soltanto in funzione delle affermazioni del Corano che sono spesso vaghe, contraddittorie e imprecise, ma anche in funzione della sua storia in cui si trovano molte aggiunte ancor più funeste.
      Uno studioso dell’Islam, Marius Baar scrive:
      “Mentre in Occidente si discute sulla società post-cristiana, multiculturale e multiconfessionale, nel vicino Oriente si parla della fine della società multiconfessionale. Mentre, grazie ai dialoghi e alle strategie imperniate sulla tolleranza, si è contribuito a intorbidire, destabilizzare, indebolire e rovinare spiritualmente l’Occidente «cristiano», l’Islam espandendosi torna sempre di più alle sue radici e prende di nuovo molto sul serio la charia (legge islamica), la sunna (racconti sulla vita di Maometto) e la hadith (parole di Maometto).Dopo i massacri di Luxor e Derba (aprile 2002) – e molti altri – i musulmani che pretendono che l’Islam sia una religione di «pace» e di «tolleranza» non hanno né manifestato né espresso il loro orrore in nessuno dei paesi islamici o nell’Occidente «cristiano» umanista. Come si può constatare il dialogo islamico-cristiano diretto da ciechi guide di ciechi non è altro che un monologo”.
     
Pensiamo alla Turchia che, oggi, sembra aperta e filo-occidentale: ha posto infatti la sua candidatura per entrare nell’Unione Europea. In questo Paese prima della Prima Guerra Mondiale c’era una popolazione cristiana nell’ordine del 20%. Attualmente è ridotta allo 0,2%. Le restrizioni legali sono così rigorose e le discriminazioni così frequenti che anche questo piccolo residuo sogna di emigrare. Questi fatti dovrebbero essere ricordati alla nostra Europa assetata di tolleranza.
     
     
La Bibbia screditata!
     

      Solo chi non prende la Bibbia sul serio può avviare il dialogo con l’Islam il cui “libro sacro”, il Corano, fa delle affermazioni che sono in contraddizione con la Bibbia. Una delle grandi feste musulmane, la festa dei Sacrifici (in arabo: Id-el-Acha) lo prova in modo categorico. Infatti è una festa celebrata in ricordo del sacrificio di Ismaele compiuto da Abramo – ciò che è in netto contrasto con il racconto biblico in cui è Isacco che doveva essere offerto in sacrificio e non certo Ismaele. Secondo l’Islam quest’avvenimento non si è svolto sul monte Moria, ma a La Mecca, benché questa città sia così lontana da Beer-Seba, il luogo dove risiedeva Abramo, che sarebbe stato impossibile coprire la distanza che le separa, a piedi e in tre soli giorni. Nella Bibbia ci è detto chiaramente che Abramo raggiunse il luogo dove avrebbe dovuto sacrificare Isacco il terzo giorno dopo la sua partenza – una distanza di poco più di cento chilometri, mentre per raggiungere La Mecca avrebbe dovuto farne ben milleduecento.
      Lo scopo di questa menzogna è chiaro. Tutte le promesse che Dio fece ad Abramo i musulmani le applicano all’Islam e non ad Israele, perché, secondo loro, Maometto è un discendente di Ismaele. Secondo questa interpretazione la terra diCanaan non è destinata ad Israele, ma ai musulmani.
      Ed eccoci così arrivati al nodo del problema che, ai nostri giorni, è di un’attualità sempre più stringente: la Terra promessa! Come ho già detto, il conflitto che coinvolge la “Palestina”, per i musulmani, non è prima di tutto un problema territoriale, è un problema religioso.
     

Distruggere Israele per distruggere la Bibbia
     

      Le organizzazioni islamiche create in questi ultimi anni e che si sono fatte conoscere per le loro attività terroristiche, come Hamas, Hezbollah, Al Qaeda hanno innanzitutto un’ispirazione religiosa. Uno dei loro scopi è la liberazione della Palestina. Alla fine dei conti essi vogliono dimostrare che l’Islam è vero e la Bibbia sbaglia. Per questo è diventata una necessità la distruzione dello Stato che, conformemente alla promessa biblica, è stato fondato dai Giudei rientrati nel Paese: le profezie bibliche non possono in alcun caso compiersi. Benché i musulmani neghino la verità della Bibbia, essi usano parole bibliche per provare la supposta verità del Corano, quando questo è per loro conveniente. Ma tutto il resto è rifiutato perché considerato frutto delle falsificazioni giudaiche e cristiane. Anche se il Corano non dice espressamente che sarebbe stato Ismaele ad essere offerto in sacrificio, perché parla soltanto del “figlio”, per i musulmani non ci sono dubbi che si tratta di Ismaele perché era il figlio maggiore. Secondo loro ciò è confermato dalla festa di Id-el-Adcha, dalla tradizione – la sunna – e dalla hadith.
      Si fa ricorso ad un argomento molto semplice per spiegare la contraddizione con il testo biblico: i Giudei avrebbero modificato i loro scritti per attribuire a sé stessi le promesse divine. I giochi sono fatti: in questo spirito di menzogna tutte le promesse bibliche vengono attribuite all’Islam.
     
     
Gerusalemme? Mai menzionata nel Corano!
     

      Tutti sanno, ad esempio, che Gerusalemme non è mai menzionata nel Corano.
     
Come ha fatto allora questa città a diventare “santa” per i musulmani?
      Nel Corano c’è un passo dove si parla di La Mecca come del “santuario (o moschea) più lontano” (sura 17:1). Questo testo si riferiva a Medina, ma per servire la causa dell’Islam si è cominciato a citarlo affermando che si riferiva invece a Gerusalemme e al monte del Tempio. “Più lontano” si dice in arabo “El Aqsa” che è il nome di una delle due moschee che si elevano sul monte del tempio d Gerusalemme.
      Per sottolineare i diritti dell’Islam su questo monte e su Gerusalemme, si è inventata una storia contenuta nella hadith. In questa storia si racconta che Maometto sarebbe entrato a Gerusalemme sopra una cavallo bianco in compagnia dell’arcangelo Gabriele. Qui avrebbe incontrato Abramo, Mosè e Gesù che lo avrebbero condotto fino alla roccia sulla quale si trovava un tempo il Tempio e dove si trova oggi la Casa della Roccia. Di là poi Maometto sarebbe salito su un raggio di luce fino al “settimo cielo”, dove sarebbe stato presentato a Dio e dove avrebbe ricevuto i comandamenti per i credenti.
      È molto strano che il Corano non dica neppure una parola su questo avvenimento centrale molto importante. Questa leggenda testimonia molto bene l’uso tendenzioso che viene fatto della Bibbia e della posizione di Gerusalemme; il suo scopo è infatti quello di dare a Maometto e all’Islam una legittimazione che in realtà non possiedono.
     
     
Le menzogne non si fermano
     

      Questa ragnatela di menzogne continua ad estendersi. Addirittura oggi si afferma che sul monte del Tempio non ci sarebbe mai stato alcun tempio giudaico, nonostante che la stessa hadith ne faccia menzione.
      L’affermazione secondo la quale sarebbe Ismaele e non Isacco “il figlio della promessa” è frutto di un modo tendenzioso di leggere la Bibbia che raggiunge livelli estremi quando è in gioco l’esistenza di Israele.
      Come esempio, vorrei ricordare il movimento Achmadjia, nato nel diciannovesimo secolo e che possiede delle moschee ad Haifa in Israele e a Zurigo in Svizzera. Nell’edizione tedesca del Corano, pubblicata da questo gruppo, l’introduzione di 150 pagine si sforza di screditare del tutto la Bibbia.
      Vi è scritto, ad esempio, che Gesù non è il profeta annunciato da Mosè in Deuteronomio 18:15-19, perché questo profeta in realtà è Maometto. Vi è anche scritto che, tramite Maometto, l’Islam è l’erede del trono di Davide: ne sarebbe una prova schiacciante il fatto che l’Islam ha regnato 1300 anni sulla Terra santa. Maometto sarebbe anche la pietra di cui si parla in Daniele 2:34-35: la pietra che abbatterà tutti i regni di quaggiù per diventare un’enorme montagna che riempirà il mondo.
      Queste affermazioni dimostrano quali siano le ambizioni che l’Islam nutre oggi. In modo simile, ma con più tatto ed eleganza, il movimento Bahai, uscito dall’Islam, cerca di attribuirsi le promesse bibliche.
      L’avvertimento di Gesù secondo il quale, al tempo della fine, molti verranno nel suo nome e pretenderanno di essere loro il Cristo, è di grande attualità.
     
Il fatto che Israele abbia oggi gli stessi nemici di coloro che credono alla verità della Bibbia fa essere noi, cristiani, alleati ed amici di Israele.
      Questo Paese ha sempre avuto due avversari:
      • da un lato la disubbidienza personale a Dio, con cui il popolo si è “giocato” la benedizione e la protezione divine;
      • dall’altro lato, Satana che, fin dai tempi antichi, si è opposto ad Israele servendosi degli Amalechiti, dei Madianiti, degli Ammoniti ecc...
      Per questo motivo, proprio come Mosè, Aronne e Giosuè, anche noi vogliamo alzare mani pure e sante affinché il popolo d’Israele trionfi sui nemici del piano di Dio e affinché noi stessi possiamo rimanere fermi e vigilanti davanti ai perfidi attacchi del Maligno.
     
     

Fredi Winkler
     
     
(tradotto da “Nouvelles d’Israël”
      n. 7/luglio 2003)
     

Tratto da “IL CRISTIANO” ottobre 2003 (www.ilcristiano.it )