TRE DOMANDE

SULLA CREAZIONE.

 

 

1.   L’universo è stato creato da un Essere personale e trascendente, oppure no?

2.  Dando per scontato che accettiamo il principio di un Creatore, si pone la seconda domanda: “la creazione continua nel tempo presente?

3.  Questa domanda ha a che fare con la geologia e in particolare con la velocità con la quale avvengono i maggiori processi d’erosione, sedimentazione, vulcanismo, ecc… :Questi processi sono sempre accaduti approssimativamente alla stessa velocità in cui avvengono ora, o queste velocità sono state più grandi nel passato?”.

 

 

Julien Huxley ha affermato: «Darwin ha eliminato completamente l’idea di Dio come creatore degli organismi dalla sfera del dibattito razionale».

Purtroppo quest’affermazione si è, in larga misura, rivelata esatta. Man mano che il dibattito scientifico va avanti, Dio viene effettivamente eliminato. Anche da un punto di vista teologico la Sua importanza come Creatore è stata notevolmente diminuita.

Gli evangelici non sono immuni da questo pericolo. Siamo talmente sollecitati a seguire l’opinione di qualcun altro nell’accettare le idee evoluzioniste, che non c’è da sorprendersi che vengano fatti dei compromessi. Per quanto vi siano diversi gradi di compromesso, l’argomento delle origini diventa per noi una causa di controversia, su cui, per amore di pace, preferiamo parlare in termini generali, e raramente in modo specifico. Ritengo che sia veramente giunto il momento di ritornare a parlarne in modo preciso, e così prendere di nuovo sul serio la dottrina biblica della creazione. Saremo allora capaci di utilizzare tutto il suo potere per cercare di «distruggere i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, rendendo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza a Cristo ». La dottrina della creazione è basilare, se desideriamo avere una visione unitaria della realtà e deve essere fondamentale in tutto il nostro sistema di pensiero, se prendiamo sul serio il fatto d’avere Cristo come Signore in ogni area della nostra vita

Nella speranza di portare un po’ di chiarezza nel dibattito, risponderò alle tre domande poste all’inizio di questo scritto.

 

 

PRIMA RISPOSTA:

 

Questo non è un problema per i cristiani, ma è l’interrogativo più importante per il mondo intero. Se si nega l’intervento di un Essere personale, l’unica possibilità che rimane è quella di un’evoluzione di qualche tipo. La materia e l’energia devono essere eterne, e se vi è un ordine nell’universo, questo è stato prodotto da processi casuali e da proprietà interne alla materia. Ciò si applica allo stesso modo alla composizione di queste pagine come a qualsiasi altra cosa. Non vi è allora né scopo, né significato in nulla, né vi è niente di giusto o di sbagliato. È così, e anche questo è discutibile.

 

SECONDA RISPOSTA:

 

Se rispondiamo: «si, la creazione continua anche ora », adottiamo un punto di vista in qualche modo evoluzionista e dovremmo vedere alcuni, se non tutti i processi che si sviluppano in questo momento, come dei processi creativi di Dio. È esattamente a questi processi che si richiamano gli evoluzionisti atei, soltanto che loro non vi coinvolgono Dio. Su queste basi, ci aspetteremmo che la ricerca scientifica confermi i processi presenti stiano in realtà producendo un livello sempre crescente d’ordine e complessità. Ci aspetteremmo anche che la Bibbia ci affermi che la creazione è qualcosa che continua. L’evoluzione ateistica dice questo, come fa il « creazionismo progressivo» nelle sue varie forme a seconda dei suoi diversi sostenitori.

Se diciamo: «no, la creazione non continua ora », escludiamo che i processi presenti siano creativi e affermiamo che la creazione è stata completata nel passato nel corso di uno o più periodi creativi. Se è così, ci aspetteremmo che la ricerca scientifica scopra che i processi presenti tendono a conservare o mantenere ciò che è stato creato e che nello stesso tempo vi siano verosimilmente all’opera dei fattori degenerativi. Ci aspetteremmo anche che la Bibbia ci dica che la creazione è stata completata nel passato e che oggi Dio è impegnato nel mantenere insieme un universo che altrimenti degenererebbe.

Alcune teorie accettano questa seconda affermazione.

Per esempio, il « creazionismo biblico », la « tesi restituzionista » (la «tesi restituzionista» conosciuta anche come «gap-theory», afferma che tra il primo e il secondo versetto di genesi 1, si deve presupporre un evento –la caduta di satana?- che ha rovinato una creazione già completa e perfetta. I sei giorni non descriverebbero perciò una creazione propriamente detta, ma piuttosto una ri-creazione o «restituzione» N.d.R.) ed alcune teorie ateistiche che non usano necessariamente la Bibbia come loro presupposto. Quale di queste due affermazioni basilari ha un maggiore sostegno?

La Bibbia, presa nel suo significato letterale ci parla di un periodo creativo della durata di sei giorni all’inizio dell’esistenza dell’universo. Durante questo periodo è stato creato l’universo e tutto ciò che è in esso (Genesi 1:1-3 dice: «Nel principio Iddio creò i cieli e la terra. E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse: 'Sia la luce!' E la luce fu»; Esodo 20:11 continua: «poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch'è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l'ha santificato»; Esodo 31:17 aggiunge:     « Esso è un segno perpetuo fra me e i figliuoli d'Israele; poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli e la terra, e il settimo giorno cessò di lavorare, e si riposò »).

Genesi 2:1 (« …così furono compiti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro») afferma esplicitamente che la creazione è terminata.

Dappertutto la Scrittura parla sempre della creazione usando il passato (Colossesi 1:16; Giovanni 1:3; Romani 1:20; Ebrei 1:2).

Circa l’azione di Dio al presente in relazione a ciò che Egli ha fatto, è detto che «tutte le cose sussistono in Lui » ( Colossesi 1:17 ) e che « sostiene tutte le cose » ( Ebrei 1:3).

La Scrittura ricorda anche, in molti altri passi, il disgregarsi dell’ordine    creato ( Romani 8:21; Ebrei 1:11).

Questa tesi, in modo particolare, è quella che accetta il periodo creativo di sei giorni, ed è conosciuta come «CREAZIONISMO BIBLICO ».

Quando vengono analizzati i processi presenti, se ne trovano di conservativi e di degenerativi. Non ve ne sono di creativi. Questo è stabilito chiaramente nella prima delle due leggi della termodinamica (Esistono diversi enunciati, tutti equivalenti, del secondo principio della termodinamica, e ciascuno ne mette in risalto un particolare aspetto: è impossibile realizzare un trasferimento spontaneo di calore da un corpo più freddo a uno più caldo, fra i quali esista una differenza finita di temperatura (postulato di Clausius); è impossibile costruire una macchina ciclica che abbia come unico effetto la produzione di lavoro, sottraendo calore a un'unica sorgente (enunciato di Kelvin-Planck): questa condizione equivale ad affermare che è impossibile realizzare macchine che svolgono un "moto perpetuo di seconda specie". In particolare, il secondo principio indica che per realizzare una macchina che compia lavoro ciclicamente, è necessario eseguire un trasferimento di calore da una sorgente calda a una più fredda, e che non tutta la differenza fra calore sottratto e calore ceduto si trasforma in lavoro, ma solo una parte di essa. Una macchina di questo tipo, dunque, ha sempre efficienza minore di 1: questa formulazione del secondo principio, che è in effetti fu la prima espressione del principio, va sotto il nome di teorema di Carnet - N.d.T. ).

Questi punti allora confermano la seconda affermazione che « LA CREAZIONE NON CONTINUA AL MOMENTO PRESENTE »; in questo modo viene eliminate l’evoluzione ateistica. Fra le altre possibilità credo che dovremmo scegliere il «CREAZIONISMO BIBLICO» per i seguenti motivi:

 

1.   Essa deriva da una lettura letterale del testo.

2.  In qualsiasi altro brano la Scrittura si riferisca a Genesi da 1 a 3, conferma l’interpretazione letterale (Esodo 20:11; 31:17; Matteo 10:5-9; Romani 5 e tutti gli altri riferimenti ad Adamo ed a Eva).

3.  In generale sappiamo che quando deve essere fatto un lavoro, meno intelligente ed attenta è la persona che lo deve fare, più tempo ci mette. Al contrario, più è intelligente ed attenta, meno ci metterà. Come cristiani abbiamo nel nostro Signore la Persona più intelligente ed attenta possibile. È assolutamente capace di fare tutto in sei giorni.

4.  Vi sono molte relazioni complesse nelle forme biologiche che fin dal principio richiedono un inizio istantaneo. Devono essere pienamente funzionali per il loro compito. Questo è vero a livello delle molecole, delle cellule, degli organi e dei corpi. Questo ci collega con la creazione rapida presupposta dal «CREAZIONSMO BIBLICO».

5.  Tutte le altre posizioni, pur richiamandosi alla Bibbia, richiedono di cambiare in parte il significato delle parole del testo. Questo riguarda la « TESI RESTITUZIONISTA» per cui la parola «ERA» deve essere interpretata «DIVENNE» (Genesi 1:2), la teoria che interpreta i giorni genesiaci come “ere” è accettata per sostenere l’evoluzione ateistica ed il «creazionismo progressivo»; in questo caso «GIORNO» deve essere letto «ERE», «SERA E MATTINA» come «FINE E PRINCIPIO» (Genesi 1), e la «TEORIA DELLA RIVELAZIONE» (alcuni commentatori hanno ipotizzato che i sei giorni di cui parla Genesi 1, non siano quelli creativi, ma i giorni durante i quali Mosè ha ricevuto la rivelazione di Dio sulla creazione. Da qui l’espressione «TEORIA DELLA RIVELAZIONE» N.d.R.). che considera i giorni come giorni di rivelazione piuttosto che azioni creative. Altri, invece di cambiare le parole, cambiano la natura dell’intero passo e affermano che è “mitologico”. Le parole particolari in questo caso non sembrano avere molta importanza. Questi cambiamenti sono stati fatti, non per esigenze testuali, ma per esigenze del pensiero evoluzionista, che richiede più tempo di quello che la Genesi sembra permettere.

 

 

 TERZA RISPOSTA:

 

La nostra risposta riguarda essenzialmente il modo in cui affondiamo alcune delle prove usate nel dibattito creazione-evoluzione, come potrete costatare.

Se affermiamo che le velocità sono state sempre approssimativamente le stesse, ciò significa che abbiamo adottato quello che viene chiamato «UNIFORMISMO». Questo dice, riguardo alla geologia, che l’erosione e il seppellimento di animali, piante, ecc. nei depositi sedimentari che ne risultano, sono avvenuti «uniformemente» nel tempo. Di conseguenza ci sarebbero voluti milioni di anni per accumulare al livello presente le rocce sedimentarie e i fossili che esse contengono. L’evoluzione costruisce su questa ipotesi e afferma che, poiché gli animali ecc. sono morti, sono stati seppelliti e fossilizzati durante questi milioni di anni, i fossili formano una registrazione dell’evoluzione che si è sviluppata in questo stesso periodo. Viene sempre più riconosciuto che non sta avvenendo nulla di simile. Eppure questa è la teoria.

D’altra parte se affermiamo che in alcuni momenti del passato la velocità di erosione e sedimentazione si è enormemente accresciuta, allora accettiamo il «CATASTROFISMO». I catastofisti affermano che la perpendicolarità di alcuni depositi e l’alto numero di fossili che contengono, richiede delle condizioni catastrofiche che oggi sono senza confronti. Inoltre, poiché gli strati sedimentari nel loro insieme si distribuiscono uniformemente rispetto a un certo punto, sembra ragionevole postulare che un cataclisma maggiore sia responsabile per una gran massa di depositi. Se è così, è ovvio che i fossili non hanno richiesto milioni di anni per accumularsi. Parlerebbero di una fine catastrofica della vita in un certo momento del passato, ma non hanno nulla da dire sulla sua apparizione.

I fossili avvalorano la posizione creazionista, benché parlino di morte e distruzione. Questo perché le forme di vita rinvenute come fossili sostengono l’affermazione creazionista che i gruppi basilari degli organismi (le varie specie) sono venute all’esistenza durante la settimana creativa. Non ci sono forme di transizione come presupposto dell’evoluzione.

La narrazione del diluvio in Genesi dal capitolo 6 al capitolo 9 descrive una catastrofe che sembra essere stata sufficiente, a motivo del suo scopo e della sua dimensione, per produrre gli strati ed i fossili come li vediamo oggi ( Genesi 6:7, 13, 17; 7:4; 17:23; 2 Pietro 3:6,7; Salmo 104:6-9 ).

In realtà è l’unico avvenimento ricordato nella Scrittura che potrebbe averli prodotti. Se, per qualche ragione, decidiamo che il diluvio non è stato la causa dei fossili, allora dobbiamo sminuire le descrizioni della sua grandiosità e gravità, e porre i maggiori eventi geologici che abbiano toccato la superficie terrestre in qualche punto di Genesi capitolo 1. questo richiede quelle modificazioni del capitolo che abbiamo ricordato in precedenza.

 

 

Il dibattito creazione-evoluzione è fonte di contrasto, perché nel suo intimo è un dibattito religioso. La discussione non è in definitiva intorno ai fatti, ma fra visioni del mondo alternative che sono dietro l’interpretazione dei fatti.

Sia la visione umanista del mondo con le sue basi nel caso e nell’evoluzione e la sua autorità nell’uomo, e la visione biblica con un Dio Onnipotente e la creazione come suo fondamento, sono visioni totalizzanti del mondo e della vita. Ambedue richiedono una fiducia completa e non tollerano rivali. C’è da meravigliarsi che non si possa trovare un umanista impegnato che pensa che l’argomento sia irrilevante?

A chi finiremo per credere su questo argomento?

A uomini che non erano presenti e che cercano di ricostruire il passato dal presente senza rivelazione, o al nostro Signore che era presente e che ci ha detto quello che ha fatto?

Se noi siamo cristiani la risposta è ovvia.

Perché allora lasciarci intimidire e indebolire da un punto di vista che è così contrario a ciò che Dio ha rivelato?

Il nostro Signore ha creato un universo affascinante perché noi ci vivessimo e ha dispiegato il Suo potere eterno e la Sua natura divina in ogni parte. Che possiamo prendere Dio in considerazione in tutti i nostri pensieri e essere sempre riverenti verso di Lui.

 

Renton MACLACHLAN

 

 

Liberamente adatta da “IL CRISTIANO” agosto 1985