Un problema spesso causa di delusioni e frustrazioni

 

QUANDO IL MATRIMONIO

RIMANE UN SOGNO...

 

Molti giovani conoscono oggi la delusione dovuta alle difficoltà di trovare la persona giusta con la quale sposarsi. il Signore, nella cura perfetta che Egli ha per ciascuno dei Suoi figli, ha delle indicazioni precise per affrontare queste difficoltà, sia perché vuole indirizzarli a compiere una scelta che diventi fonte di benedizioni, sia perché vuole proteggerli da scelte superficiali e irresponsabili.

 

Caro fratello,
sono una ragazza di
24 anni. Sono credente da più di cinque anni (...) Il mio unico cruccio è quello di non essere ancora riuscita a trovare una persona con cui condividere la vita e formare una famiglia (...) Può essere la volontà di Dio che io non debba sposarmi?

Lettera firmata

 

 

Caro Marco,
(...) ho quasi 28 anni e il mio più grande desiderio è di sposarmi, ma purtroppo nella mia comunità non c’è nessuna ragazza che potrebbe andare bene per me (...) Ogni tanto partecipo a qualche Campo Biblico, ma nonostante tutto non ho ancora incontrato l’anima gemella. Devo forse concludere di avere solo due scelte: o non sposarmi oppure cercare una ragazza “nel mondo”?

Lettera firmata

 

 

Prima di tutto desidero fare una premessa in merito alla seconda lettera: l’obiettivo dei Campi non è quello di essere una specie di agenzia matrimoniale, come sembra pensare erroneamente il fratello che mi ha scritto. E’ vero che la scintilla di molti matrimoni è scoccata ai Campi, ma la loro priorità è la formazione biblica e spirituale, non favorire i fidanzamenti.

Comunque, al di là di ciò, queste due lettere esprimono un disagio che è molto più diffuso di quanto si pensi. Spesso infatti si incontrano celibi e nubili che si lamentano della loro condizione, perché sono tali non per scelta, ma per una serie di circostanze.

In quel caso, per non arrivare a conclusioni troppo precipitose bisogna comprendere bene la loro situazione. A volte capita, infatti, che si crei, un po’ troppo sbrigativamente, la convinzione che se un single non è ancora sposato significa che Dio vuole che lui o lei rimangano così. Occorre invece esaminare e verificare quali sono le circostanze, per capire se esse siano dipendenti o indipendenti dalla volontà della persona. La volontà di Dio per il singolo individuo (soprattutto nel caso del matrimonio o del celibato) è qualcosa di troppo profondo e personale, per poter indicare un’unica regola valida per tutti.


Fattori personali


Ci possono essere, tra le persone non sposate, alcune che hanno paura dei legami, altre che hanno paura dell’altro sesso (senza avere per forza un orientamento omosessuale!), ci possono essere individui immaturi per il matrimonio, altri possono avere subito dei traumi nell’età infantile e perciò non riescono a gestire la propria affettività
E’ possibile che alcuni di questi elementi le portino ad avere una certa difficoltà (anche a livello interiore) nel trovare una persona con cui stabilire un legame sentimentale. La casistica eterogenea dei single può andare ben al di là del semplice detto: “non ho ancora trovato la mia anima gemella”. Ci potrebbero essere vari ostacoli interiori, cioè al di sotto del livello della coscienza, e perciò difficilmente individuabili. Sono proprio questi ostacoli che spesso guidano i nostri pensieri e le nostre scelte, creando molte volte delle aspettative irrealizzabili. E in quei casi, se non facciamo un onesto esame di noi stessi, possiamo continuare a domandarci con smarrimento se la volontà di Dio per noi è il matrimonio o il celibato.
Quando si entra in questa spirale di interrogativi, ci si carica di ansia e pian piano si rischia di sviluppare un sempre più alto grado di insicurezza, che renderà difficile una serena valutazione dei fatti.

Sono convinto invece che, per un credente, la volontà di Dio per l’individuo, nell’ambito del matrimonio o del celibato, sia sufficientemente chiara, visto che riguarda l’intera vita di una persona. Non credo che il Signore ci lasci nel dubbio in un aspetto così determinante della nostra esistenza. Bisogna però procedere con saggezza, identificando quali sono i criteri che ci possono aiutare a trovare quella che chiamiamo l’anima gemella.


Fattori sociali


Oggi si sentono tante campane sul matrimonio: chi lo esalta, chi lo denigra e chi invece preferisce forme di convivenza senza nessun impegno. In Italia, secondo le statistiche, le persone in convivenza rappresentano quasi il 3% delle coppie.
Sembra che tra i giovani ci sia sempre meno desiderio di sposarsi. Una ricerca pubblicata nel 1999 ha riscontrato che ben il 58% dei giovani tra i diciotto e i trentaquattro anni (quasi sei su dieci!), preferisce continuare a vivere con i genitori piuttosto che formarsi una famiglia. Solo il 25% di questi afferma che tale decisione è dovuta a problemi occupazionali, mentre più del 47% ammette che non ha nessun motivo per sposarsi, visto che sta bene così e non vuole perdere la propria libertà di fare tutto ciò che desidera, con il vantaggio di non avere l’impegno di una famiglia da mantenere.
Fino a che punto i valori e i principi del mondo in cui viviamo riescono a influenzare anche i giovani delle nostre comunità?


Matrimonio o celibato?


La scelta di sposarsi non è qualcosa da prendersi alla leggera. Non è come scegliere un vestito o un’automobile. Il coniuge non possiamo “rottamarlo” quando non ci va più bene! Occorre dunque essere saggi e lasciarsi guidare dalle indicazioni spirituali e pratiche della Scrittura. Solo queste ci danno il giusto orientamento quando vaghiamo nei misteri dell’amore o quando siamo confusi perché non sappiamo cosa fare della nostra vita.
Il matrimonio può essere l’avventura più entusiasmante della vita, ma può anche rivelarsi una trappola insidiosa. Tutto dipende da come ci poniamo davanti a questa scelta di vita e, soprattutto, se si conoscono sia gli obiettivi, sia i costi per raggiungerli.

Gesù disse: «chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire?» (Luca 14 :28).

Spesso capita che ci si sposi senza essere consapevoli dell’impegno reciproco che il matrimonio comporta. A volte, esso può essere visto come lo strumento per gratificare sé stessi sul piano affettivo e sessuale, ma questa immagine non corrisponde alla realtà. Il matrimonio comporta impegno, sacrificio, dedizione, volontà. Sono questi i costi da pagare. Ma quando l’amore umano viene supportato dall’amore di Dio, allora i benefici di un vero matrimonio cristiano sono incalcolabili.
Sia il matrimonio che il celibato sono da considerarsi come una chiamata (vocazione) da parte di Dio. Purtroppo, però, non tutti quelli che si sposano si rivelano poi dei coniugi adatti. Perché?

Prima di tutto, a causa del peccato e dell’egoismo che c’è dentro di noi. Ma poi anche perché solo dopo il matrimonio alcuni scoprono che non sono esattamente tagliati l’uno per l’altra. Cominciano a emergere delle incompatibilità e nel nostro bel giardino amoroso spuntano qua e là le erbacce della delusione e del risentimento.
La Scrittura ci indica che sia il matrimonio che il celibato sono considerati un dono. Un dono, però, dobbiamo curarlo con molta attenzione. Esso è un privilegio che ci è stato concesso e noi abbiamo la responsabilità di mantenerlo e sostenerlo con tutto il nostro impegno.

«Chi ha trovato moglie ha trovato un bene e ha ottenuto un favore dal Signore » (Proverbi 18:22). «Casa e ricchezze sono un’eredità dei padri, ma una moglie giudiziosa è un dono del Signore » (Proverbi 19:14). « Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; [l’apostolo Paolo si riferisce al fatto di non avere moglie, n.d.r.] ma ciascuno ha il suo proprio carisma  [dono da Dio]; l’uno in un modo, l’altro in un altro » (1 Corinzi 7:7). «Egli rispose loro: “Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato” » (Matteo 19:11).

Il matrimonio o il celibato hanno, secondo la Scrittura, uguale dignità e uguale valore, anche se l’indicazione originaria era che “non è bene che l’uomo sia solo” (Genesi  2:18). E’ molto importante, perciò, conoscere quali sono gli obiettivi che si devono realizzare con la scelta di sposarsi e quali sono le reciproche responsabilità coniugali. (Per approfondire questo soggetto, vedi: Marco Distort, Ruoli e responsabilità nel matrimonio, UCEB, Fondi, LT, 2001).

 

Cosa significa anima gemella?

 

Secondo la credenza popolare, l’anima gemella sarebbe quella persona che ha tutti (ripeto: tutti) i requisiti per essere il nostro alter ego, cioè il nostro altro me stesso. Sarebbe quell’unica persona al mondo con la quale possiamo intenderci reciprocamente in modo perfetto. Anche tra i cristiani ci può essere questa idea: “l’anima gemella è quell’unica persona che il Signore ha preparato per me, con le caratteristiche, le doti, le qualità, il modo di pensare, ecc...che si rispecchia esattamente con me”.

Si tratta solo di trovarla!

Facciamo molta attenzione però: la scelta del coniuge non è un gratta e vinci!
Non dobbiamo fare una specie di caccia al tesoro, cercando di interpretare ogni piccolo segno per capire se siamo davanti alla persona giusta oppure no.
Ci sono tante persone che si lasciano prendere da questa forma di fatalismo superstizioso e sono eternamente indecise, perché aspettano chissà quale segno dal cielo che faccia loro capire se è proprio quella la persona preparata da Dio, o devono invece aspettarne un’altra. La Scrittura ci indica altri fattori importanti per scegliere la nostra “anima gemella” (stessa fede, stessi valori e principi, stessa visione della vita, obiettivi comuni, amicizia, amore, affinità culturali, scelta maturata in preghiera, ubbidienza a Dio, pazienza, sostegno spirituale reciproco, ecc.). Questi fattori non sono segni, ma criteri di verifica per la reciproca compatibilità. Il presupposto irrinunciabile è che entrambi si muovano nella stessa direzione, motivati dagli stessi obiettivi. «...due camminano forse insieme, se prima non si sono accordati? »  (Amos 3:3).

 

Il pericolo di idealizzare una persona


Molti, nell’attesa di trovare una persona con cui legarsi sentimentalmente, rischiano di idealizzare questa persona. Cercano la persona ideale e non si accontentano di qualcuno che non sia perfetto. Nella loro mente hanno creato un’immagine virtuale della persona che desiderano: essa deve concentrare in sé tutte le perfezioni possibili. Questo però alza molto il livello delle aspettative e perciò sarà difficile trovare qualcuno che risponda a tutti i requisiti richiesti.

Se avete questo concetto dell’anima gemella mi dispiace deludervi, ma in questo modo non troverete mai qualcuno, per il semplice fatto che la persona ideale non esiste! Solo Cristo è perfetto, ma noi siamo tutti peccatori e mancanti. «Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no » (Romani 7:18).

L’anima gemella non è una persona destinata a soddisfare tutte le nostre richieste e a rispondere a tutte le nostre aspettative. Se la pensiamo in questo modo, dimostriamo una bella dose di egocentrismo perché implicitamente riteniamo che il centro della relazione siamo noi stessi.

Perché invece non capovolgiamo la prospettiva e non ci chiediamo piuttosto se noi possiamo essere l’anima gemella per qualcun altro?

Perché non ci chiediamo se noi abbiamo i requisiti affinché un’altra persona possa maturare un sentimento di fiducia e di amore nei nostri confronti?
E’  importante comprendere che l’anima gemella è una persona che ha un gran
numero di affinità con noi, ma non è una persona perfetta. L’eventuale relazione sentimentale che si stabilirà non può partire quindi da un concetto di perfezione acquisita, perché sarà sempre l’unione di due persone imperfette!
Ci si deve piuttosto concentrare sull’intenzione di costruire qualcosa insieme per migliorarsi reciprocamente. Più punti in comune si hanno e meglio è, perché questi saranno punti di forza per sviluppare qualcosa che non esiste ancora.
E’ sbagliato, perciò, credere che l’anima

 

gemella sia una persona già preconfezionata apposta per noi. Essa diventerà nel tempo la nostra anima gemella, nella misura in cui entrambi sapremo impegnarci per realizzare quella comunione spirituale, affettiva, emotiva e intellettuale, indispensabile a crescere non più solo come individui, ma come coppia.
Di solito, quando comprendono questo pensiero, alcuni singie si sbloccano, si liberano da un falso concetto di anima gemella e nel giro di un certo tempo — che può variare da persona a persona — si sposano con grande gioia e soddisfazione.

 

No alla leggerezza!

 

Se da una parte incontriamo persone perennemente indecise, dalla parte opposta, però, è triste vedere quanti giovani stringano dei legami sentimentali con una leggerezza e una superficialità sconcertanti. Purtroppo questo succede sempre più spesso anche tra giovani credenti! Scegliere un compagno o una compagna significa scegliere una persona con la quale si progetta un’intera vita insieme. Se i criteri della nostra scelta sono basati solo sull’impulsività, sulla variabilità delle nostre emozioni e sui canoni del mondo, allora il rischio di fallimento sarà altissimo.
La seconda lettera faceva infatti riferimento alla possibilità di cercare una compagna “nel mondo”. Questa può essere una grande tentazione, ma diventerà anche il più grosso sbaglio che un/a giovane credente possa fare.

Se c’è una cosa sulla quale possiamo essere certi della volontà di Dio è proprio questa: non dobbiamo impegnarci in una relazione sentimentale con una persona che non condivide la nostra stessa fede, perché, secondo la Bibbia, non ha il nostro stesso Padre. Nella Scrittura troviamo decine e decine di richiami contro i matrimoni misti, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento (Genesi 24:1-3; Esodo 34:1 5,16; Numeri 25:1-3; Deuteronomio 7:3,4; Giudici 3:5,6; 1 Re 11:1,2; Esdra 9:1,2; 10:2,3; Nehemia 13:23-27; Salmo 106:35,36; 2 Corinzi 6:14-7:1; ecc.).

In Italia e nel mondo sono in continuo aumento le giovani coppie che chiedono il divorzio appena tornate dal viaggio di nozze. Perché? Forse hanno frainteso le reciproche aspettative, oppure si sono resi conto che la persona che hanno sposato (idealizzata nei loro sogni) non è perfetta, o, ancora, hanno scambiato una semplice infatuazione per il grande amore della loro vita. Una volta saziati gli appetiti sessuali e soddisfatti i propri desideri egoistici, ecco che la realtà di una relazione iniziata su fondamenti sbagliati si presenta in tutta la sua drammaticità.

 

Conclusione

 

Il matrimonio è una scelta di vita e perciò dobbiamo porre un solido fondamento. Capire se ci troviamo davanti alla persona giusta è un processo. Non è mai facile e non dobbiamo neanche pretendere che ci appaia un angelo dal cielo per dirci che quella è la nostra anima gemella. In ogni scelta che facciamo c’è sempre un margine di rischio.
Occorre perciò valutare tutti gli aspetti (che fluttuano tra l’innamoramento e la comunione spirituale) e poi, davanti al Signore, prendere una decisione e portarla avanti con volontà, impegno e purezza. Se seguiamo con fedeltà la procedura biblica, sarà Dio stesso a confermare la scelta.

Si deve infine tenere conto che una relazione sentimentale all’interno del corpo di Cristo (la chiesa) non è un fatto esclusivamente privato, perché essa diviene parte della dinamica sociale e spirituale della chiesa locale. Un fidanzamento secondo il cuore di Dio può portare tante benedizioni, sia alla giovane coppia che alla chiesa. Ma la disubbidienza, la stoltezza e la superficialità procurano invece tristezza e dolore.

«Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi (...). Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore » (Efesini 5:15,17).

 

Marco Distort

 

Tratto e liberamente adattato con permesso da «IL CRISTIANO»  febbraio 2002 (www.ilcristiano.it )