LA MORSA DELL'ANORESSIA

 

Negli ultimi decenni si è assistito ad un proliferare di casi di anoressia, soprattutto nei Paesi ad alto tenore di vita, tanto da essere diventato un vero e proprio “fenomeno sociale”.

E’ esploso negli anni ’70 quando la pressione culturale, volta ad imporre il valore della magrezza, ha incrementato un problema esistente già da secoli. Quotidianamente i mass-media ci propinano immagini di modelle filiformi, prese ad esempio come canone di bellezza, dalle adolescenti. È necessario possedere un corpo longilineo per avere successo nella vita.

L’anoressia è il prodotto della società consumistica, che innalza l’immagine a discapito del valore dello spirito: “Importante è apparire più che essere”.

È un male devastante, che coinvolge essenzialmente il mondo femminile; gli uomini però, non ne sono esenti.

 

Come si manifesta?

L’anoressia è una patologia caratterizzata da un’eccessiva restrizione alimentare con conseguente perdita cospicua di peso; dalla paura d’ingrassare o dal desiderio di ulteriore calo ponderale; dall’amenorrea (assenza di ciclo mestruale). Si tratta di una perdita di peso forte, accompagnata da disturbi psichiatrici, quali ad esempio la depressione, o da patologie organiche.

A soffrirne, e talvolta fino a morirne, sono in prevalenza ragazze molto giovani, sebbene vi siano forme ad insorgenza tardive, che interessano donne tra i 25 e i 48 anni.

Il quadro dell’anoressia inizia di solito con un autoriduzione controllata di cibo, spesso rinforzata dall’attività fisica. Vi è una distorsione della propria immagine corporea: l’anoressica non si percepisce come magra, pertanto continua imperterrita a non mangiare ed a perdere peso, fino alla necessità di ricovero per pericolo di vita. L’anoressia è un disturbo, che rivela, in realtà, l’esistenza di profonde difficoltà di relazione, in modo particolare, all’interno del sistema familiare. Essa colpisce, infatti, nella maggior parte dei casi, adolescenti con gravi carenze affettive.

Talune ricerche effettuate da studiosi dei disturbi del comportamento alimentare, hanno rilevato come le anoressiche abbiano spesso un rapporto simbiotico con la madre ed epidermico con il padre, figura periferica all’interno della famiglia e, spesso, autoritario, rigido, qualche volta violento.

Rifiuto del cibo, dimagrimento divengono così veicoli di comunicazione che esprimono bisogni profondi del Sé. L’anoressica “sceglie” inconsapevolmente la via dell’auto – distruzione, pur di sfuggire a quel malessere interiore che non l’abbandona mai. L’anoressia sarebbe “la somatizzazione di un’emozione vissuta in maniera patologica”.

 

LA SOLUZIONE.

Le soluzioni al problema, date dagli specialisti dei disturbi dell’alimentazione, sono tante e diverse fra loro. In qualità di cristiani “nati di nuovo”, conosciamo la Persona in grado di risolvere in modo definitivo e radicale il problema “anoressia”. Cristo Gesù è Colui che ha la risposta a tutti gli interrogativi umani.

Vogliamo pertanto, attingere a quella fonte inesauribile, che è la Parola di Dio, per ricevere consiglio intorno al problema che stiamo considerando.

Al di là di ogni falso misticismo, che ritiene il corpo la prigione dell’anima, e quindi da poter umiliare ed avvilire, e nei peggiori dei casi da mortificare e castigare, attestiamo, alla luce delle Sacre Scritture, che Dio ha un alta considerazione del corpo dell’uomo, al punto di farne, a proposito dei rigenerati il “Tempio dello Spirito Santo”.

 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito Santo di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16).    

Il piano di salvezza di Dio per l’umanità prevede, inoltre, la piena redenzione delle tre dimensioni costituenti l’uomo: lo spirito, l’anima e il corpo 1 Tessalonicesi 5:23 “Or il Dio della pace vi santifichi Egli stesso completamente, e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”.

Dio, per mezzo dell’apostolo Paolo, ci esorta a non “guastare” il nostro corpo, ormai divenuto “Tempio di Dio”; “Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; perché il tempio di Dio è santo e questo tempio siete voi” (1 Corinzi 3:17).

Dio, pertanto, non può approvare nessun comportamento autodistruttivo, teso a ledere l’integrità psicofisica dell’individuo.

È facile, nei momenti bui della vita, lasciarsi andare allo scoraggiamento, sino al rifiuto del cibo.

Ricordiamo Anna, la mamma del profeta Samuele, che era talmente amareggiata a causa della sua sterilità, da piangere e da non mangiare più 1 Samuele 1:7 “… perciò lei piangeva e non mangiava più”, ma, quando il sacerdote Eli le assicurò l’esaudimento della sua preghiera da parte di Dio, Anna riprese a mangiare ed il suo aspetto non fu più quello di prima: “…così la donna se ne andò per la sua via, mangiò, e il suo aspetto non fu più quello di prima“ (1 Samuele 1:18).

Eliù, nel suo discorso intorno alla salvezza, rivolto al suo amico Giobbe, parla dello stato di chi nel dolore più profondo, rifiuta persino i cibi più squisiti, sino alla consumazione della carne e l’apparizione delle ossa “Quand’egli ha in avversione il pane e lo ripugnano i cibi più squisiti, la carne gli si consuma e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escono fuori” (Giobbe 33:20).

Ma, anche in questo caso, l’intervento di Dio è risolutivo, la carne torna a coprire quelle ossa, divenendo fresca come quella di un bimbo: “Allora la sua carne divenne più fresca di quella di un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza” (Giobbe 33:25).

Anche lo scrittore del Salmo 102 aveva dimenticato, a causa  dell’afflizione dell’anima sua, di mangiare il suo pane: “Il mio cuore, afflitto, inaridisce come l’erba tanto che dimentico di mangiare il mio pane” (Salmo 102:4).

Tutto questo, però, ha fine nel momento in cui egli riflette sulla sovranità di Dio nella sua vita e su tutti i regni delle nazioni: “Ma Tu, Signore, regni per sempre e il Tuo ricordo dura per ogni generazione” (Salmo 102:12).

Coloro che navigavano con Paolo, spaventati dal rumoreggiare delle onde a causa di quel <<vento impetuoso, chiamato Euroaquilone>>, non avevano toccato cibo per 14 giorni. L’apostolo, poi, rassicurato dalle parole di Dio, esortò tutti a prendere cibo, perché ciò avrebbe contribuito alla loro salvezza: “…Paolo esortava tutti a prendere cibo, dicendo: <<Oggi sono quattordici giorni che state aspettando, sempre digiuni, senza prendere nulla. Perciò vi esorto a prendere cibo, perché questo contribuirà alla vostra salvezza; e neppure un capello del vostro capo perirà>>” (Atti 27:33-34).

Dio stesso si preoccupò di cibare Elia nel momento più triste della sua esistenza. Per ben due volte l’Angelo dell’Eterno, teofania del figlio di Dio, provvide del cibo ad Elia, il quale, per la forza che quel cibo gli dette, riuscì a raggiungere Oreb, il monte di Dio (1 Re 19:5-8).

Nel Nuovo Testamento Gesù si interessò a soddisfare, in maniera miracolosa, la fame, spirituale prima e materiale poi, della gente, che veniva ad ascoltare la predicazione del Regno dei cieli: “Gesù, chiamati a Sé i Suoi discepoli, disse: Io ho pietà di questa folla; perché già da tre giorni sta con Me e non ha da mangiare; non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per strada” (Matteo 15:32)

Non vogliamo dimenticare il valore spirituale prioritario del cibo spirituale, che è la Parola di Dio, che è Cristo Gesù stesso, sul cibo materiale. Ma vogliamo, altresì, considerare come Dio abbia cura di ogni aspetto della vita dei Suoi figlioli. Egli ci vuole forti nello spirito e nel corpo, affinché pieni di vigore possiamo annunciare l’Evangelo nella virtù e nella potenza dello Spirito Santo.

E’ bello, inoltre, considerare che Dio non guarda a ciò a cui guarda l’uomo; questi guarda all’apparenza, Iddio riguarda al cuore: “…infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore” (1 Samuele 16:7).

Dio desidera che le figliole del Suo popolo posseggano quella bellezza interiore, che è il risultato della presenza del Suo Spirito in loro: “Il vostro ornamento non sia quello esteriore, che consiste nell’intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore” (1 Pietro 3:3-4).

E’ lecito, anche per le giovani credenti, aver cura del proprio aspetto fisico, magari ponendo attenzione anche alla linea; il sovrappeso, d’altro canto, danneggia l’organismo; il problema sorge quando si oltrepassano i limiti, fino a sfociare nella patologia vera e propria.

Non è necessario possedere un corpo da fotomodella per essere felici e realizzate: Dio è la fonte di ogni nostra gioia; Colui che ci assicura il successo in ogni nostra impresa, che è conforme alla Sua volontà per la nostra vita.

 

Abbiamo inizialmente considerato come l’anoressia sia una patologia che mette in luce l’esistenza di un disagio interiore, che affonda le sue radici nel terreno delle relazioni intrapersonali familiari.

La società d’oggi richiede ritmi lavorativi sempre più serrati tanto da non permettere alle famiglie di instaurare un rapporto di comunicazione e di rispetto dei reciproci ruoli, fondamentali per il buon funzionamento di un sistema complesso, qual è quello familiare. Si auspica che tutto ciò non abbia luogo all’interno delle famiglie cristiane, dove deve regnare l’amore di Dio.

Anche per coloro che non hanno potuto beneficiare dell’amore del padre o della madre, o di entrambi i genitori, vi è una parola di speranza.

Il salmista Davide poteva proclamare, senza ombra di smentita: ”Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il Signore mi accoglierà” (Salmo 27:10).

Possiamo contare sull’amore eterno ed immutabile di Dio: “Anche se i monti si allontanassero e i colli fossero rimossi, l’amore Mio non si allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso" dice il Signore, che ha pietà di te” (Isaia 54:10).

Dio stesso si propone all’uomo come Padre: “…perché sono diventato un padre per Israele, ed Efraim è il Mio primogenito” (Geremia 31:9).

Si tratta di un Padre Perfetto, che non commette errori nei nostri confronti; un Padre Misericordioso e pieno d’amore; Generoso nel donare: “Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Luca 11:13)

Egli ci accoglie tra le Sue braccia eterne ed all’ombra delle Sue ali troviamo rifugio. Dio in qualità di nostro Buon Padre Celeste porge a noi dolcemente da mangiare: “…e porgevo loro dolcemente da mangiare” (Osea 11:4).