LA DISCIPLINA

NELLA CHIESA

 

Un fratello ci ha scritto per esporre un caso nel quale, a suo avviso, una chiesa locale avrebbe esercitato in modo improprio la disciplina. Come sempre sarà la Parola di Dio ad illuminarci e a darci una risposta chiara.

 

Due domande collegate

Caro fratello P.,

chiedo cortesemente che mi aiuti a chiarire un dubbio spirituale, secondo gli insegnamenti dello Parola di Dio.

La domanda che ti pongo è la seguente:

1) La chiesa locale deve perdonare il fratello pentito che ha riconosciuto la sua colpa?

2) Se la risposta alla prima domanda è affermativa, la chiesa locale deve infliggere delle punizioni o penitenze o discipline al fratello pentito e perdonato:

   a) astensione per un certo periodo dalla cena del Signore;

   b) non pregare e non citare inni nelle riunioni?

Ti prego di chiarire questo dubbio, segnando a fianco della risposta la rispettiva citazione biblica di riferimento.

In attesa di una gradita risposta, ringrazio e saluto nel nome di Gesù.

Lettera firmata

 

CINQUE “SE”

Cercherò di rispondere alle domande, poste in modo molto chiaro da chi ha scritto alla redazione […], con un’analisi un po’ dettagliata su quanto la Scrittura dice riguardo alla “Disciplina nella Chiesa”, così da evitare, nel massimo possibile, di sentir dire da dei credenti: “Quando pecchiamo, è meglio stare zitti!”.

 

Vorrei innanzitutto evidenziare quest’avvertimento: quando una chiesa, per indifferenza o per il quieto vivere o per il timore di offendere la parte influente che ha mancato, non esercita la disciplina, sicuramente non potrà ricevere né godere quella benedizione che il Signore vuole elargirgli.

Quella chiesa rischierà di cadere nell’anarchia.

Le Scritture, mi sembra, sono quanto mai chiare ed esplicite.

Elenco qui di seguito i casi previsti ed i rimedi suggeriti.

Evidenzierò in modo particolare cinque “se”.

 

1. “SE” un fratello ha QUALCOSA contro di te

Come fare?

Come rimediare?

”…va prima a riconciliarti col tuo fratello, poi vieni a offrire la tua offerta” (Matteo 5:23-24).

In altre parole, prima di placare l’ira di Dio, vai a placare quella del tuo fratello.

Se lo facciamo, eviteremo di consumare la Cena del Signore “indegnamente” con tutte le conseguenze del caso: soprattutto di creare incrinature che, a lungo andare, finiscono con il generare piccoli compartimenti stagno e fratture di cui subito satana approfitterebbe per seminare in quella chiesa i suoi germi infettivi.

 

2. “SE” il tuo fratello ha PECCATO contro di te

Cosa fare in questo caso un po’ più grave e specifico?

“...va e convincilo fra te e LUI SOLO” (Matteo 18:15-17).

Il testo suggerisce di contattare direttamente il fratello senza alcun altro INTERMEDIARIO.
Anche qui troviamo un’ulteriore serie di quattro “SE”, molto significativi, indicati dal Signore Gesù.

Osserviamoli in dettaglio:

·     “SE ti ascolta, avrai guadagnato un fratello”, e tutto finisce lì. E, questa, l’ipotesi più auspicabile.

·     “SE non ti ascolta, prendi con te una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni”. Ciò era previsto anche dall’Antico Testamento.

·     “SE rifiuta di ascoltarti, dillo alla chiesa”. In questo caso la chiesa coinvolta, insieme ai propri anziani e conduttori, diviene sovrana nelle sue decisioni.

·     “SE rifiuta di ascoltare la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano”.
Quindi, nei caso, nessuno vorrebbe che un pagano o un pubblicano (pubblico peccatore) si accostasse alla Cena dei Signore, anche se, ovviamente, quel tale rimane credente.

 

3. “SE” chi si nomina fratello non reca la sana dottrina

Chi sono questi?

La Scrittura ci ricorda almeno quattro casi. Vediamoli:

·     Dema.

Ø   “Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema” (Colossesi 4:14).

Ø   In Filemone 24 è ricordato insieme a Marco e ad Aristarco come “collaboratore” di Paolo.

Ø   “Perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato” (2 Timoteo 4:10).

E’ opportuno confrontare questo testo con altri: “...se uno ama il mondo (1 Giovanni 2:15); “...sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri” (1 Giovanni 2:19); “Se alcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo (2 Giovanni 10).

 

·     Imeneo e Fileto.

Ø   “...uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta e sovvertono la fede di alcuni” (2 Timoteo 2:17- 18). Per Imeneo vedi anche 1 Timoteo 1:19-20).

 

·     Alessandro.

Ø   “Alessandro il ramaio mi ha procurato molti mali... si è opposto violentemente alle nostre parole” (2 Timoteo 4:14-15). Non è certo che si tratti dello stesso Alessandro menzionato in Atti 19:33.

Ø   tra questi ci sono Imeneo e Alessandro, che ho consegnato a satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Timoteo 1:19-20).

 

Insieme con l’incestuoso di Corinto (1 Corinzi 5:1-5) questi furono colpiti dalla disciplina estrema, cioè consegnati a Satana, come castigatore, “per la rovina della carne, affinché lo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù” (1 Corinzi 5:5).

Cosa fare in questi casi gravi?

Cosa consiglia la Scrittura?

L’ordine del Signore è chiaro: “...togliete il malvagio di mezzo a voi stessi...” (1 Corinzi 5:13).

“Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?” (1 Corinzi 5:6).

Così, passare sopra il male conosciuto e non giudicato e tollerarne di conseguenza la presenza, porterà inevitabilmente a corrompere l’intera chiesa locale.
Da qui l’ammonizione: “Purificatevi del vecchio lievito” (1 Corinzi 5:7).


4. “SE” uno che si nomina fratello e...

·     fornicatore, avaro, idolatra, oltraggiatore, ubriacone, ladro...” (1 Corinzi 5:9-10).

Cosa fare?

Anche in questo caso la risposta è chiara: “...ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi chiamandosi fratello è...” (e qui possiamo aggiungere l’elenco dei comportamenti immorali di cui sopra; 1 Corinzi 5:11).


5. “SE” un fratello provoca...

·     divisioni o occasioni di intoppo oppure si rifiuta di sottomettersi agli Anziani oppure non vuole lavorare o rifiuta ogni esortazione.

Per questi casi abbiamo tre indicazioni nella Parola:

Ø   “.. . allontanatevi da loro (Romani 16:17);

Ø   “...ritiratevi...” (2 Tessalonicesi 3:6);

Ø   “...riprendili severamente...” (Tito 1:13).

 

A questo punto potrebbe essere posta una domanda: i casi a cui si riferiscono questi ultimi quattro “SE” vanno affrontati in segreto o palesemente?

Anche qui abbiamo una risposta: “Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, perché anche gli altri abbiano timore” (1 Timoteo 5:20).


Alcune considerazioni

a) Chi deve disciplinare?

“Fratelli, se uno viene sorpreso in COLPA, voi che siete SPIRITUALI, RIALZATELO con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato” (Galati 6:1).

Per “colpa” o “fallo” si deve intendere “caduta, dolo, mancanza, macchia” ; mentre il “rialzare” fa pensare al “confortare, dar sollievo, ricreare ciò che è rotto...“.

Il riferimento è quindi ad azioni che hanno riferimento con il venir meno del dovere piuttosto che al peccato vero e proprio.

L’esortazione rivolta a “voi che siete spirituali” ci guida a porre il principio che sono gli Anziani chiamati a trattare tutto quanto concerne la disciplina.

La loro decisione dev’essere però portata davanti a tutta la chiesa per informazione e per acquiescenza e così il “giudizio” diventa azione degli Anziani e di tutta la chiesa, la quale è così coinvolta. In questo caso l’assemblea, giudicando sulla base della Parola di Dio, illuminata dallo Spirito Santo e guidata dagli Anziani, è
SOVRANA.


b) Come disciplinare?

1.  Quando il caso è meno grave.

Una conversazione, una visita, un’applicazione della Parola...

Se il fratello confesserà, sinceramente pentito, non sarà necessaria alcuna disciplina (contrariamente a quanto invece mi pare sia stato fatto nel caso in questione nella lettera).

2.  Quando il caso è più grave.

Un caso di immoralità o altri già ricordati non devono né possono essere tollerati.

Anche in casi del genere la disciplina deve sempre avere in vista il ravvedimento e, se ciò avviene, quel tale deve essere nuovamente ricevuto nella comunione della chiesa.

 

In conclusione, mi sembra che la chiesa locale interessata al caso proposto, per non stravolgere l’insegnamento della Parola di Dio deve perdonare il fratello pentito che ha riconosciuto la sua colpa, il suo peccato e non deve in alcun modo infliggere “delle punizioni o penitenze”, neppure “l’astensione per poco o per tanto dalla Cena del Signore”, “l’astenersi dal pregare o dal citare inni”.

Si tratta di un fratello pentito, ravveduto e affrancato dal Signore, punto e basta.

 

Deliso Corradini

 

 

Tratto con permesso, e liberamente adattato, da «IL CRISTIANO»   novembre 1999   www.ilcristiano.it