È LA COSCIENZA

UNA GUIDA ATTENDIBILE

PER SCELTE GIUSTE?

 

È una verifica importante per quanti “sentono” che quanto stanno facendo è giusto. Il credente e, ancor di più, il non credente ha bisogno dell’efficace opera della Spirito di Dio per essere guidato nella verità.

 

Si sente spesso ripetere che basta lasciarsi guidare dalla propria coscienza ed agire di conseguenza per compiere sempre scelte giuste e sagge.

Un passo della Sacra Scrittura sembra affermare il contrario ed è stato scritto da uno degli uomini più saggi della terra, ispirato dallo Spirito Santo: “V’è tal via che all’uomo per diritta ma finisce col menare alla morte” (Proverbi 16:25).

Un altro uomo famoso, Paolo da Tarso, riconosceva: “Quanto a me, avevo sì pensato anch’io di dover fare molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno” (Atti 26:9).

Basterebbero questi due versi biblici a confutare la teoria della coscienza dell’uomo che guida sempre al bene.

Il giudizio morale, secondo coscienza, differisce da individuo ad individuo.

Tutte le vie dell’uomo gli paiono diritte, ma l’Eterno pesa i cuori” (Proverbi 21:2), in quanto l’uomo, allontanatosi da Dio a causa del peccato, ha perduto il senso vero del giudizio giusto, dell’obiettività, della moralità.

Infatti, è scritto che, non avendo glorificato e ringraziato Dio, gli uomini “si son dati a vani ragionamenti, e l’insensato loro cuore s’è ottenebrato” (Romani 1:21).

Siccome non si son curati di ritenere la conoscenza di Dio, Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perché facessero le cose che sono sconvenienti, essendo essi ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, d’omicidio, di contesa, di frode, di malvagità; delatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti ai genitori, insensati, senza fede nei patti, senza affezione naturale, spietati; i quali, pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette” (Romani 1:28-32).

Questa lunga citazione della Bibbia ci rivela la ragione fondamentale per la quale la nostra coscienza non è una guida attendibile.

Il peccato ha allontanato l’uomo da Dio e per questo l’essere umano possiede ora una “mente reproba”, cioè una mente che produce pensieri malvagi.

Il filosofo Jean Jacques Rousseau affermava: “La coscienza è una guida infallibile alle azioni giuste”.

La coscienza, però, è qualcosa di “esclusivamente personale” e quindi può essere sensibile a determinate realtà e completamente indifferente ad altre.

Sarà capitato a tutti, ad esempio, di incontrare persone che hanno un amore sviscerato per gli animali ed una totale avversione per i propri simili.

Possiamo avere, ad esempio, degli scrupoli eccessivi verso il furto, ma non preoccuparci della menzogna, della malignità o della calunnia.

Dobbiamo riconoscere sinceramente che la nostra coscienza è parziale e quindi non può dare affidamento.

Pur mettendo da parte le considerazioni dello psicologo, del filosofo e del sociologo, tutti noi dobbiamo obiettivamente riconoscere che la nostra coscienza è mutevole. Basta che le nostre opinioni cambino e subito muta anche la sensibilità della nostra coscienza, perché “per i contaminati ed increduli niente è puro; anzi, tanto la mente che la coscienza loro sono contaminate” (Tito 1:15).

Questo testo del Nuovo Testamento ci dice, quindi, che la coscienza è inquinabile e si contamina con l’incredulità.

In ultima analisi, è la mancanza di fiducia in Dio e nella Sua Parola che produce una “coscienza cauterizzata” e insensibile.

 

LA SOLUZIONE LEGALISTICA

Allora ecco la religione che interviene e ci suggerisce: “Se devi compiere delle scelte morali accetta le seguenti norme”.

Norme e leggi buone in sé, ma difficili da attuare.

Quando parliamo di leggi morali e spirituali immediatamente pensiamo alla perfetta regola dei dieci comandamenti come Dio li diede a Mosè in Esodo 20:1-17.

In realtà, lo scopo della legge divina è soltanto quello di darci preciso orientamento su quello che è giusto e quello che è errato.

Lo scopo della promulgazione della legge viene chiaramente individuato nella stessa Parola di Dio: “Non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge” (Romani 7:7), vale a dire la legge ha la funzione di evidenziare il peccato.

Ancora: “Chi fa il peccato commette una violazione delle legge; e il peccato è la violazione della legge” (I Giovanni 3:4).

Ecco, il ruolo della legge divina è quello di guidarci nelle nostre scelte; è quello di indicare alla nostra coscienza le scelte giuste da compiere.

Quindi, ne consegue che la coscienza da sola non basta; sarà attendibile se guidata dalla legge divina.

 

MA…

Scopriamo a nostre spese che perfino la coscienza illuminata dalla legge di Dio, pur fornendoci delle giuste indicazioni morali e spirituali, non ci offre la soluzione pratica ai nostri problemi.

Non bastano le indicazioni e le regole, occorre qualcosa di più! La legge divina è certamente perfetta e santa; infatti, Gesù dice: “Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti ed avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli” (Matteo 5:19), e continua: “Io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete punto nel regno dei cieli” (Matteo 5:20).

Parole sconvolgenti, che rivelano la nostra profonda debolezza e la nostra totale impossibilità di attuare questa legge così perfetta, ma troppo lontana da noi miseri mortali.

 

LA VERA SOLUZIONE

Chi si accontenterà di una coscienza illuminata che, seppur capace di distinguere tra bene e male, creerà, però, dei problemi dal punto di vista pratico?

Nonostante sia conscio della “legge perfetta”, ma anche della propria debolezza, l’individuo continuerà a vivere un’esistenza difficile. Sarà continuamente in lotta con se stesso e dovrà affermare: “Il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo” (Romani 7:19).

Occorrerà un altro intervento capace di aiutarci a vedere attuate le nostre “giuste scelte”, cioè l’opera dello Spirito Santo, il Quale darà al cristiano la capacità di vivere all’altezza delle norme che conosce.

Il credente sarà liberato dal conflitto interiore, dal senso di sconfitta e sfiducia e scoprirà che “non v’è… alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù; perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù” (Romani 8:1,2) libera dalla legge del peccato e della morte.

Ecco l’opera meravigliosa della grazia: una coscienza illuminata dalla Parola di Dio e la possibilità di vedere attuata la legge divina mediante l’azione dello Spirito Santo.

Questa duplice realtà è possibile se il credente permette allo Spirito Santo di intervenire liberamente e di rendere così attuale l’opera di liberazione compiuta da Gesù.

Se è vero che la coscienza non ci garantisce la possibilità di compiere scelte giuste e la religione non ci dà la forza per attuarle, è altresì vero che lo Spirito Santo può liberare da ogni conflitto e donarci la vittoria, perché “se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del Suo Spirito che abita in voi” (Romani 8:11).

 

Tratto da “A DOMANDA RISPONDE. Volume 2”