GLI ANIMALI,

QUANDO MUOIONO,

VANNO IN PARADISO?

 

«…vorrei sapere cosa accade agli animali dopo la loro morte. Ho cercato a lungo qualcosa che parlasse di questo, ma non ho trovato nulla».

C.L. – Poggio Rusco (MN)

 

 

Molte persone si affezionano agli animali domestici, di solito cani o gatti, ma si può trattare anche di uccelli, pesciolini, tartarughe, agnelli, cavalli e, addirittura, maiali.

Li trattano quasi come se fossero esseri umani, parlano loro, si confidano con loro e si convincono di avere, nel comportamento degli animali dei riscontri di comprensione, affetto, gratitudine, complicità e dolore condiviso.

Da un punto di vista psicologico, senza dubbio, sono compagni validi, particolarmente per bambini e per chi è confinato in casa o anziano.

 È evidente che, dopo degli anni passati insieme, la malattia e la morte di questi animali può causare, nelle persone, tristezza, depressione e senso di perdita di un affetto caro.

E da questi sentimenti si arriva a domandarsi cosa succede dopo la loro morte e se sarà possibile incontrarli nell’aldilà.

A chi non ha mai avuto a che fare con animali domestici, tutto ciò può sembrare strano o perfino ridicolo. Ma si tratta, fino a un certo punto, di sentimenti normali. Tutti hanno bisogno di sentirsi compresi e amati e anche di amare e curare qualcuno. In assenza di altri esseri umani, questi sentimenti si trasferiscono agli animali.

Per di più, la teoria dell’evoluzione porta alcuni a credere che gli uomini e gli animali siano strettamente imparentati e che, perciò, l’affetto e la comprensione fra gli uomini e gli animali siano moralmente uguali agli stessi sentimenti fra esseri umani.

A parte il fatto che l’affezionarsi ad animali domestici non è un peccato e che curarsi di loro e vivere con loro può avere dei risultati positivi terapeutici, la tua domanda esce dal campo degli affetti e affronta delle realtà spirituali.

Secondo il racconto biblico della creazione, una sola creatura è stata fatta a immagine di Dio, cioè dotata di alcune capacità e potenzialità della personalità, simili a quelle di Dio.

Quella creatura è l’uomo.

Ed egli ha anche una natura spirituale, che può rendersi conto consciamente dell’esistenza di Dio e del bisogno di conoscerLo, ringraziarLo e lodarLo.

Per questa sua natura spirituale, l’uomo, caduto nel peccato e sotto la condanna di Dio, può nascere di nuovo e ricevere in dono la vita eterna.

Gli animali, per quanto affettuosi e simpatici, non sono fatti a immagine di Dio, non possono fare le scelte morali che l’uomo deve fare per forza, non possono peccare né essere redenti.

Alla loro morte, hanno compiuto lo scopo per cui sono stati creati, che è, fra l’altro, vivere alla gloria di Dio ( con la loro bellezza e il loro comportamento in perfetto accordo con gli istinti complessi e perfetti di cui Dio li ha dotati), e, anche, vivere per rendere più piacevole e completa la vita dell’uomo, a cui Dio ha affidato la loro cura e il godimento delle loro varie capacità e possibilità.

Perciò, è importante evitare due errori.

Il primo è seguire gli evoluzionisti nell’abbassare l’uomo per considerarlo semplicemente come un animale, più progredito in alcune cose di altri, ma che finisce la sua esistenza nella tomba, senza dovere rendere conto a Dio della sua vita.

O, secondo errore, innalzare gli animali a livello dell’uomo, circondandoli di eccessive cure, attenzioni e spese, che meglio sarebbero indirizzate ai milioni di bambini poveri e sofferenti del mondo, che esistono senza che nessuno si curi particolarmente di loro.

L’affetto e la cura degli animali possono essere un elemento piacevole della vita umana. Ma amare Dio e amare i nostri simili, fatti a Sua immagine, è nostro assoluto dovere.

 

Guglielmo Standridge

 

 

Tratto, per gentile concessione, da: “LA VOCE DEL VANGELO ” luglio 2003 – per informazioni assverev@tin.it