Un solo calice o tanti bicchierini?

 

CHI CAMBIA LA FORMA

CAMBIA IL MESSAGGIO

 

Per l’ennesima volta ritorniamo sull’argomento relativo alla scelta in atto in più comunità di non usare un unico calice nella Cena del Signore. Non ci torneremo più perché è giusto, dopo aver riaffermato con forza ed amore la verità, che ora ognuno si assuma le proprie responsabilità nel confronto fra la Parola di Dio e le proprie convinzioni.

 

Cari fratelli in Cristo,

[…] vorrei farvi partecipe delle mie conoscenze scientifiche e delle mie opinioni. Vi premetto che sono un medico oculista ospedaliero e che sono cresciuto nella chiesa evangelica pentecostale. Non intendo assolutamente cambiare il vostro modo di pensare circa la celebrazione della Cena del Signore, ma è necessario che siate informati su alcune cose scientifiche che vi potrebbero permettere di valutare meglio le cose nel loro insieme.

[…]…affermate che non bisogna esagerare il pericolo della AIDS e citate la scheda preparata dalle CISL della provincia di Forlì. E vero che fino ad oggi non è stata documentata la trasmissione del virus HIV per mezzo di saliva o goccioline emesse con la tosse o con, lo starnuto, ma è anche vero che il virus è presente nella saliva e quindi la trasmissione è possibile. C’è inoltre da prendere in considerazione l’esistenza di una malattia che si chiama epatite virale di tipo B di cui è stata ampiamente documentata la trasmissione per via parenterale inapparente (come ad esempio bevendo dallo stesso bicchiere). Tra l’altro i sintomi clinici dell’epatite virale di tipo B possono manifestarsi dopo mesi o anche anni da quando si è contratta l’infezione (cirrosi epatica, epatite cronica, possibili tumori del fegato derivanti dalla e cirrosi epatica ecc...).

«Le realtà igieniche» di fatto esistono.

Il paragone che avete fatto riguardo alla tubercolosi non è adeguato perché questa malattia colpisce particolarmente i polmoni e perciò il malato elimina i bacilli per via aerea (tramite la tosse) e la vita di trasmissione è inalatoria o aerogena. Per questo fatto la trasmissione della tubercolosi per via di lesioni cutaneo-mucose è altamente improbabile ed estremamente rara. In ogni modo la tubercolosi è stata debellata grazie agli antibiotici invece per le malattie virali come ad esempio la AIDS e l’epatite B non esistono attualmente cure efficaci.

E’ molto pericoloso contrapporre la scienza alla fede. La vera scienza non è in contrasto con la Parola di Dio (vedi Salmo 19).

Un simile atteggiamento equivoco può allontanare e scandalizzare le persone istruite e sincere. C’è il rischio di commettere l’errore che la chiesa cattolica romana ha fatto con Galileo Galilei. Non c’è assolutamente nessun contrasto tra scienza e fede; il contrasto semmai può esserci con le teorie degli scienziati.

 Ma le teorie sono solo teorie.

Riguardo alla citazione secondo cui Gesù Cristo non avrebbe previsto il problema della AIDS o di altre malattie infettive virali, io penso che Egli ha condiviso i limiti del Suo tempo. Gesù Cristo è Dio ed è quindi la scienza in persona e avrebbe potuto, se avesse voluto e se questo fosse stato il Suo piano, lasciarci dei trattati su tutte le malattie e su come curarle. Avrebbe potuto dare indicazioni su come costruire il facoemulsificatore che io uso per operare la cataratta. Avrebbe potuto fare tutto (Matteo 2 6:53), ma il Suo scopo era quello di portare la salvezza al genere umano.

Fra l’altro dal punto di vista teologico non esiste un problema. Infatti la nostra comunione è spirituale non fisica e la celebrazione della Cena del Signore è un ricordo e un annuncio della morte del Signor Gesù Cristo finché Egli ritornerà.

Al concilio di Costanza del 1415 il calice fu vietato ai fedeli non per ragioni igieniche, ma perché credendo la chiesa cattolica romana nella transustanziazione, era sorto il problema che alcuni credenti maldestri facevano cadere inavvertitamente del vino (ritenuto il Sangue di Cristo) per terra e questo era considerato un’offesa al Sangue di Cristo che faceva una fine così indegna: sparso sul pavimento sporco!

Riguardo poi all’affermazione che è essenziale nella Cena del Signore rispettare la forma trasmessaci da Gesù Cristo, credo che se si volesse rispettare veramente la forma (sempre che questo avesse un valore essenziale) dovremmo usare il pane azzimo, si dovrebbe stare tutti seduti attorno a un tavolo, dovremmo passare il calice al fratello accanto, non dovrebbero partecipare le donne (Gesù la fece con i Suoi dodici apostoli), probabilmente dovremmo prendere il calice due volte come cita Luca 22:14-20 ecc...

Cari fratelli, è molto importante distinguere tra le eterne verità delle Scritture e le idee culturali e sociali.

Molte persone non hanno avversione per l’Evangelo ma per le usanze sociali.

Perché dare cattiva testimonianza?

Perché aspettare che persone siano sacrificate sull’altare della tragedia prima di cambiare in bene?

Tra l’altro si potrebbe usare sia il calice sia i bicchierini e lasciare liberi i credenti di bere da dove vogliono.

Scusatemi se quello che ho detto vi suona come un giudizio. Assolutamente non è così. Poiché avete accettato Gesù Cristo come vostro personale Salvatore per me siete fratelli in Cristo. Il motivo che mi ha spinto a scrivervi è l’amore che nutro per Dio e per i fratelli e anche l’avviso che Dio dà nella Sua Parola a chi è in grado, in virtù della sua posizione e professione, di avvertire del pericolo (Ezechiele 33:1-6).

Vi […] saluto fraternamente in Cristo.

Salvatore Giambrone - Asti

 

Caro fratello,

dopo averle risposto personalmente, prendo spunto dalla sua lettera per ritornare sull’argomento dal momento che ho saputo che, pur essendo stato lei l’unico a scrivermi, l’articolo del fratello Samuele Negri è stato anche da parte di altri oggetto di discussioni e di critiche.

Innanzitutto la ringrazio per averci scritto e per aver sentito il bisogno di parteciparmi le sue riflessioni, con allegate alcune documentazioni che seppur interessanti non possono certo costituire una parola conclusiva sul problema: parola che dobbiamo con onestà e sincerità ricercare soltanto nelle scritture bibliche che ci rivelano non il pensiero degli uomini ma il pensiero di Dio (2 Pietro 1:21).

E’ ovvio che, se ho ritenuto necessario pubblicare l’articolo “Fate questo in memoria di me” che, anzi, è stato da me espressamente richiesto al fratello Samuele Negri, è perché ne ho condiviso e ne condivido totalmente il contenuto. Non mi pare infatti che il fratello Negri abbia esposto le sue convinzioni personali, per difenderle o per opporle a quelle di chi sta percorrendo strade diverse. Il suo articolo è ancorato a quanto insegnano le Scritture e i riferimenti all’opinione di medici sono soltanto dei supporti per altro non essenziali.

Con la stessa franchezza con la quale lei si,è rivolto a me con uno spirito fraterno, che ho apprezzato, mi permetto di parteciparle alcuni pensieri. Poi non tornerò più sull’argomento […], soprattutto perché ciò di cui abbiamo bisogno non è la prosecuzione di un dibattito-confronto fra opinioni diverse, ma di dibatterci e confrontarci con la Parola di Dio assumendoci davanti a Lui la piena responsabilità delle nostre scelte. Ed è infatti da questo confronto con la Parola che voglio trarre ispirazione per le mie osservazioni.


La vera fede si contrappone alla falsa scienza!

Non mi pare che quanto riportato nell’articolo possa favorire la contrapposizione fra scienza e fede. Anzi la scienza, attraverso la scheda dei medici di Forlì, è stata in questo caso utilizzata per rendere più serena la fede, anche se (lo ripeto!) la fede in quanto ubbidienza alla Parola di Cristo non ha alcun bisogno di essere supportata dalla scienza.

Lei afferma che “è pericoloso contrapporre la scienza alla fede”.

Vorrei osservare che può essere invece pericolosa un’affermazione nella quale si parli in modo generico e non specificato di “scienza”.

A quale scienza lei fa riferimento?

A quella vera il cui principio “è il timore del Signore” (Proverbi 1:7) e che parte per ogni sua ricerca dall’ascolto della Parola e dal presupposto che Dio è il Creatore di ogni cosa a cui è sottoposta tutta la realtà?

Oppure a quella che “falsamente si chiama scienza” (1 Timoteo 6:20) perché si contrappone alla Rivelazione di Dio, la critica, la smentisce e si fonda sul presupposto che Dio non c’è e che tutta la realtà è sottoposta alla signoria dell’uomo?

Lei afferma giustamente che “la vera scienza non è in contrasto con la Parola di Dio”, ma le chiedo: dove è oggi “la vera scienza”?

Alla scienza degli uomini, quella che si è volutamente sbarazzata di Dio e che disprezza di conseguenza l’ascolto della Sua Parola, la fede è chiamata ogni giorno a contrapporsi!
Prendo atto delle sue osservazioni su epatite B e tubercolosi: non essendo medico, mi sono informato. I pareri che ho raccolto mi testimoniano che si tratta di materia opinabilissima in cui ciò che è possibile è dimostrabile (o indimostabile?) tanto e quanto ciò che è impossibile.


Si mette in dubbio la divinità di Gesù!

Se a qualche medico dei nostri giorni fosse possibile indagare con gli strumenti a sua disposizione sulla situazione igienica al tempo del Signore Gesù, finirebbe senz’altro, con la sua scienza, per giudicare come sciagurato il gesto compiuto da Gesù e come ancor più sciagurato l’ordine dato ad altri di ripeterlo.

La scienza interverrebbe subito per fermare la fede!

In questo contesto, trovo piuttosto grave la sua affermazione secondo la quale “Gesù ha condiviso i limiti del Suo tempo”.

Prendo atto della sua onestà perché l’affermazione è preceduta dalle parole “io penso”.

Bene: questo è un suo pensiero, espresso nel corso della storia da personaggi come Ario, ma non è certo il pensiero della Parola di Dio.

Come è possibile parlare di condivisione di un tempo storico quando si parla di Colui del quale l’apostolo Paolo scrive: “... in Lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili; troni, signorie, principati, potenze: tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui” (Colossesi 1:17- 18).

Impariamo (io per primo!) a fare nostra l’esortazione di Paolo che segue: “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia o con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo, perché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità...” (Colossesi 2:8-10).

Mi pare che proprio la sua affermazione giustifichi pienamente la preoccupazione di Samuele Negri il quale giustamente teme che, adottando l’uso dei bicchierini, si finisca con il mettere in dubbio la piena divinità del Signore Gesù o, per lo meno, con il non testimoniare più in modo totale e coerente la nostra fede nella Sua divinità.

Gesù è Dio: o siamo certi e convinti di questo e siamo pronti a riconoscere quindi la Sua onniveggenza e preveggenza su ogni atto che compiva oppure non siamo convinti di questo ed allora siamo pronti a metterlo in discussione e ad adeguare le Sue parole ai nostri punti di vita e alle nostre convinzioni e convenienze personali.

E’ vero che Paolo ha scritto di alcuni che a Corinto si erano ammalati o erano addirittura morti dopo aver partecipato alla cena del Signore (1 Corinzi 11:30), ma la causa non era dovuta ad un contagio subito mangiando lo stesso pane e bevendo dalla stesso calice: la causa di malattie e morti era da ricercare nel disordine spirituale che aveva provocato un giudizio da parte di Dio.

Quando la partecipazione alla Cena provoca malattie, ciò accade per il giudizio di Dio non certo per un’infezione virale.

 

Cambiando la forma cambia il messaggio

In un articolo pubblicato in questo stesso anno (febbraio 2002) Gianpirro Venturini, non sapendo quello che avrebbe scritto Samuele Negri, ha affermato (pag. 66): “Eppure Gesù opera una innovazione notevole che passa quasi inosservata, infatti il capofamiglia ebreo NON faceva circolare il suo calice; solo in casi eccezionali per mostrare la sua stima e il suo affetto verso una persona le inviava il proprio calice per onorarla in modo particolare. Nell’ultima cena Gesù mandò il SUO calice a tutti, mostrando così il Suo affetto, il Suo spirito di comunione per tutti anche per Giuda”.

Oggi purtroppo in alcune chiese locali si è fatta una controinnovazione “notevole”!

Ciò che mi rattrista personalmente è che ho visto realizzarsi il passaggio dal calice unico ai bicchierini, ma non ho letto né ascoltato nessuno studio biblico che spiegasse e giustificasse questa scelta!

Le motivazioni che ho sentito hanno a che fare con la convenienza, con l’opportunità, con la paura..., ma non ho ascoltato neppure una motivazione che abbia a che fare con quanto il Signore ha detto e ordinato!

Mi è stato riferito di un fratello anziano che non avrebbe apprezzato l’articolo di Samuele Negri perché, dal momento che nella “sua” chiesa ha da tempo approvato il passaggio ai bicchierini, si è trovato a disagio con un credente giovane nella fede che, evidentemente colpito dallo studio da noi pubblicato, gli chiedeva spiegazioni. Quest’anziano avrebbe testualmente detto: “Sono stato costretto ad arrampicarmi sugli specchi!”.

Ma non è alla Parola di Dio che noi dovremmo aggrapparci e non è solo su di Essa che dovremmo “arrampicarci”?

Se uno si arrampica sugli specchi è perché è confuso e disorientato!

Non è vero che la forma ha un’importanza relativa, come lei scrive. Abbiamo, in relazione alla Cena, i testi descrittivi e narrativi riportati nei Vangeli cui lei fa riferimento, ma abbiamo poi anche il testo normativo scritto dall’apostolo Paolo che trasmette quanto dichiara di aver “ricevuto dal Signore” (1 Corinzi 11:23). Ed è un testo normativo semplice, chiaro, lineare che segue quasi immediatamente le precedenti affermazioni di Paolo sul valore dell’unico pane e dell’unico calice (1 Corinzi 10:14-22).

Se la forma avesse un’importanza relativa, perché non procediamo ad innovazioni anche per il battesimo?

Immergere più persone nella stessa acqua come si fa in tante occasioni è tutt’altro che igienico…

E perché mai rifiutiamo forme diverse dall’immersione?

Come sappiamo l’immersione e l’emersione dall’acqua trasmettono un messaggio (la morte e la risurrezione di Cristo) assolutamente non trasmissibile adottando altre forme.
Così è per l’unico pane e per l’unico calice.

Cambiare la forma equivale a cambiare il messaggio: un unico pane e un unico calice = un unico Corpo unito; tante gallette di pane e tanti bicchierini = tanti corpi divisi.

Qualcuno potrà dire che non sempre la forma dell’unico pane e dell’unico calice  corrisponde alla sostanza dell’unico Corpo e ciò è tristemente vero. Ma proprio per questo la forma è ancora più importante, perché attraverso di essa il Signore, nella Cena, ci ricorda che Egli, con la Sua morte, ci ha uniti a Lui e in Lui.

L’unico pane e l’unico calice ci portano ad esaminarci per verificare la sostanza della comunione e dell’unità donateci da Cristo.

Ci ricordano ogni domenica, riprendendoci ed ammonendoci, che dobbiamo essere un unico Corpo in Cristo, perché a questo scopo Egli è morto per noi.

Ma quale riprensione può venirci da gallette e bicchierini?


La saluto con affetto e con la speranza che l’ascolto della Parola ci illumini.

 

Paolo Moretti

 

 

Tratto con permesso, e liberamente adattato, da «IL CRISTIANO»  ottobre 2002  www.ilcristiano.it