PERCHÉ ASTENERSI DALLA

CENA DEL SIGNORE?

 

“Mi chiedo - dice sostanzialmente l’autore della lettera - perché astenerci dalla Cena del Signore quando Ebrei 10:19-25 annuncia in modo chiaro ed esplicito che i fratelli hanno libertà di entrare nel luogo Santissimo per mezzo del Sangue di Gesù?”.

 

Premessa

Prima di entrare nel merito della richiesta premetto che tutti i credenti sanno che per una comunità costituita secondo i principi indicati nel Nuovo Testamento celebrare la Cena del Signore è uno dei momenti di raccoglimento più significativi in cui manifestano il loro atteggiamento personale e collettivo, spontaneo e concreto, di sottomissione al loro Signore e Salvatore Gesù Cristo, ubbidendo a quanto Egli stesso ordinò, nella notte in cui fu tradito: “Fate questo in MEMORIA di Me...” (1 Corinzi 11:24b).

Quando una comunità si raduna per ubbidire e celebrare questo memoriale è tenuta a farlo con uno spirito di devozione e di adorazione. Perciò ogni credente in comunione con gli altri che vi partecipano, realizza di essere “un SACERDOTE di Dio” (Apocalisse 1:6) e può “offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pietro 2:5).

Essendo la Cena il mezzo per avere comunione gli uni con gli altri, con il CORPO e il SANGUE del Signore Gesù Cristo ed anche il mezzo con cui, per fede, fa proprie le benedizioni che fluiscono dal Cristo morto e risorto, l’adoratore è tenuto, in prima persona, ad essere spiritualmente preparato.

Ovviamente non si tratta di una preparazione di tipo cerimoniale, occasionale o — come si usa dire — di facciata, ma di una disposizione interna del cuore nei confronti di Colui che — il cuore — lo conosce a fondo.

Da qui l’esortazione di Paolo: ciascuno esamini sé stesso ; ciò significa né più né meno riconoscere, confessare al Signore e abbandonare ogni tipo di impedimento e di peccato PRIMA di consumare i simboli della Cena.

L’osservanza di questa istituzione è molto solenne e densa di significato ed è per questa ragione che dovrebbe essere vissuta e praticata con diligenza, rispetto e con tanto amore.

Il peccato impedisce, se non confessato e giudicato, la comunione con il Signore:
“ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto uno nascondere la faccia da voi, per non darvi ascolto” (Isaia 59:2), e con i credenti, infatti “se e camminiamo nella luce abbiamo comunione
l’uno con l’altro e il SANGUE di Gesù, Suo Figlio, ci purifica da ogni peccato”
(1 Giovanni 1:7).

Partecipando, quindi, LIBERO da ogni tipo di impedimento, con fede e cuore sincero al MEMORIALE, il credente è condotto dallo Spirito Santo a ricordare le sofferenze, la morte e la risurrezione di Gesù e da qui riceve l’incoraggiamento ad adorarlo come Colui che “ora è coronato di gloria e d’onore a motivo della morte che ha sofferto, affinché, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti” (Ebrei 2:9b).

 

Nota storica

È storicamente certo che il testo di 1 Corinzi 11:23-34 sia la prima narrazione relativa all’istituzione della Cena del Signore. Infatti ci sono aspetti di questa narrazione che non si trovano altrove, come, per esempio, l’ordine di continuare nel tempo a celebrare la Cena “finché Egli venga”.

Paolo, parlando della notte in cui fu istituita la Cena e, quindi, del momento cruciale del tradimento, pone l’accento sulla forza e la consolazione che questa festa d’amore avrebbe dovuto dare ai credenti di tutti i tempi e in tutti i luoghi.

PRIMA di partecipare a questa festa dobbiamo perciò esaminarci rigorosamente.

Se non lo facciamo, corriamo il rischio di partecipare alla Cena “indegnamente” nel senso di non distinguere la Cena del Signore, considerandola un pasto comune, come gli altri.

Nei primi tempi la celebrazione della Cena aveva luogo, come è ben noto, nel contesto di un pasto comune nell’agape, che lo faceva essere “un banchetto d’amore”. A Corinto però l’armonia che doveva essere espressa in quest’incontro era andata perduta: i convenuti agivano da egoisti, ognuno pensava a sé stesso e alla propria cena, non pensava più a quella del Signore.

Paolo ricorda ai Corinzi, che si comportavano superficialmente, il contesto drammatico della prima Cena del Signore, consumata nella notte in cui Egli fu tradito e consegnato alla morte. Paolo ricordaJ’ordine del Signore (“Fate questo ) e l’assioma “in memoria di Me” che ha lo scopo di perpetuare nel tempo il ricordo della morte sofferta da Gesù per la nostra redenzione.

Questa celebrazione solenne esige un atteggiamento di grande devozione, di amore e di adorazione. Prendervi parte indegnamente o negligentemente vuoi dire non riconoscere lo scopo e il significato della morte stessa del Signore.

 

Conseguenze

I mali morali e spirituali possono avere delle conseguenze anche di ordine fisico.

Paolo fa capire che il motivo per cui alcuni Corinzi erano colpiti da infermità e, in casi più gravi, anche dalla morte era dovuto all’intervento disciplinare del Signore (v. 32).

I Corinzi disciplinati forse pensavano di non aver fatto nulla che impedisse loro di “astenersi” dal consumare i simboli, ma Paolo evidenzia, invece, il valore e la necessità dell’esame costante e sistematico di noi stessi, giudicandoci per non essere giudicati (v. 31).

Non dimentichiamoci, però, che la disciplina del Signore è sempre a scopo REDENTIVO e mai PUNITIVO. In altre parole: la disciplina è sempre un atto di amore da parte di Dio per distoglierci dalla cattiva strada e per non doverci condannare con il mondo.

 

Due verità essenziali

La Cena del Signore evidenzia due verità essenziali:

1.  L’incarnazione. Mentre prendiamo il pane ricordiamo infatti che “la Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo fra noi (Giovanni 1:14a).

2.  Il riscatto. Le benedizioni di Dio comprese nell’incarnazione ci vengono date attraverso la morte, dal corpo rotto e dal sangue sparso.

 

E’ sulla base di queste due verità storiche che possiamo avere comunione con Lui e con i credenti della chiesa locale e della Chiesa universale.

 

Astenersi dalla Cena: perché?

Questa è la domanda che il lettore che ci ha scritto fondamentalmente si pone; lui stesso si dà una risposta: “Non esiste niente al mondo che mi impedisca di accostarmi a Dio per adorano”.

Fra parentesi aggiunge: “Tranne che me stesso”.

Per quello che comprendo dalle Scritture, ci sono in realtà alcuni fatti che impediscono la possibilità di partecipare alla Cena.

Per evitare di dare valutazioni o supposizioni sbagliate, cito qui di seguito i casi di impedimento e i possibili rimedi:

·     “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare e ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e vai PRIMA a riconciliarti col tuo fratello e, poi, vieni…” (Matteo 5:23).

Lo facciamo noi?

Se lo facessimo, eviteremmo di consumare la Cena del Signore indegnamente.

 

Diverso è il caso in cui non è il fratello a dover decidere di astenersi fino a che non abbia sistemato i suoi rapporti con altri fratelli, ma è la chiesa locale a dover intervenire in giudizio per evitare che la comunione con un fratello in errore finisca con il provocare malumori e incrinature di cui satana approfitta per spargere i suoi germi infettivi.

Vediamo allora alcuni casi specifici:

·     “Se il tuo fratello ha peccato contro dite, vai e convincilo tra te e lui SOLO. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello. Ma se non ti ascolta, prendi con te una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni, Se rifiuta di ascoltarti, dillo alla chiesa e, se rifiuta, di ascoltare anche la chiesa, stia per te come il PAGANO e il PUBBLICANO” (Matteo 18:15-17).

Nessuno, credo, vorrebbe che un pagano o un pubblico peccatore si accostasse alla Cena del Signore.

·     Ci sono poi casi di fratelli che non recano la sana dottrina. Ecco degli esempi:

§     DEMA (Colossesi 4:14; 2 Timoteo 4:10; 1 Giovanni 2:15; 2Gv 10): “... Se uno ama il mondo… sono usciti di fra noi...se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina...”.

§     IMENEO e FILETO (2 Timoteo 2:17-18): questi due insegnavano che la risurrezione era già avvenuta.

§     ALESSANDRO (Atti 19:33): “mi ha fatto del male assai...da lui guardati”. Di questo Alessandro, insieme ad Imeneo, Paolo scrive di averli dati “in mano di satana affinché imparino a non bestemmiare”. Insieme all’incestuoso di Corinto furono quindi colpiti dalla disciplina estrema, cioè furono “dati nelle mani di satana — come castigatore — per la distruzione della carne, affinché lo spirito sia salvato nel giorno del Signore” (1 Corinzi 5:5).

 

Per questi casi molto gravi cosa consiglia il Signore attraverso la Scrittura?

·     “Togliete il malvagio di fra voi” (1 Corinzi 5:12).

·     “Non sapete che un poco di lievito fa lievitare tutta la pasta?” (1 Corinzi 5:6).

·     “Ma quello che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare” (1 Corinzi 5:11).

 

Conclusione

A conclusione mi sembra di poter affermare che vi sono molti motivi per i quali sia più che lecito e necessario astenersi dalla Cena del Signore. Anzi possiamo affermare il principio che gli anziani, come conduttori della chiesa locale, sono chiamati a sorvegliare e, nel caso in cui qualcuno cada nel peccato, conosciuto e non confessato e, quindi, non perdonato e lavato dal Sangue che redime, devono invitarlo ad astenersi dalla Cena.

Ovviamente questa decisione deve essere portata a conoscenza di tutta la chiesa per informazione e acquiescenza, così che il caso disciplinare coinvolga, nel suo obiettivo di redenzione, tutta la chiesa.

Non illudiamoci di farla franca con la nostra superficialità ed incoerenza davanti a Colui che si nomina tre volte Santo. Egli esige coerenza e responsabilità di vita perché, con riconoscenza, gratitudine e adorazione, possiamo degnamente ricordare Gesù, mandato nel mondo per essere, con il Suo sacrificio espiatorio, il nostro Salvatore e Signore.

 

Deliso Corradini

 

Tratto con permesso, e liberamente adattato, da «IL CRISTIANO»  DICEMBRE 2001   www.ilcristiano.it