MA GESÙ ERA DI FAMIGLIA BENESTANTE O POVERA?

 

In base a che cosa alcuni studiosi parlano di un Gesù borghese con una famiglia di imprenditori e delle donne che Lo seguivano sopperendo alle Sue necessità?

GIULIO M. - CARMAGNOLA


E’ da una trentina d’anni che, accanto alle analisi storico-critiche e letterarie, i Vangeli sono sottoposti a ricerche di taglio sociologico, per definire la figura del Gesù storico nel suo contesto socioeconomico.

In questa operazione, si è distinto un professore dell’università tedesca di Heidelberg, Gerd Theissen, le cui opere sono tradotte in italiano.

Gesù era vissuto in un ambito agricolo, che sentiva il peso dell’oppressione fiscale romana e locale (si pensi ai “pubblicani”), in un territorio aspro e di scarsa produttività.

Gesù è presentato da Marco (6:3) come un tékton, qualifica che Matteo (13:55) assegna al padre legale, Giuseppe.

Che cosa indica quel vocabolo greco?

Di per sé, rimanda al falegname o carpentiere, con prevalenza per la prima accezione, come ha inteso anche la tradizione successiva. In realtà, la distinzione tra le due professioni era blanda, perché in un livello sociale basso le specializzazioni non esistevano.

 

A questo punto, per definire lo statuto socioeconomico di Gesù bisogna evitare gli eccessi interpretativi ideologici.

Da un lato, c’è chi ha parlato di una povertà estrema: in realtà, lo standard generale di vita era allora modesto, le esigenze erano minime e Gesù era da collocare nella classe comune, piuttosto omogenea, che aveva mezzi di sussistenza sufficienti, anche se scarsi. Non mancava una fascia di miseria, come è attestato nei Vangeli (si pensi al povero Lazzaro nella parabola del ricco Epulone).

D’altro lato, c’è chi ha voluto ricondurre lo statuto di Giuseppe e Gesù alla borghesia: con qualche immaginazione, s’è pensato a dei conduttori di un’impresa di costruzioni odi artigianato, ricorrendo a una parola aramaica, naggarache potrebbe essere sottesa al citato téketon.

Il termine, oltre al carpentiere e al falegname, potrebbe indicare anche il capomastro.

In realtà, questa teoria è smentita proprio dall’ironia dei compaesani di Gesù sul Suo stato di tékon, considerato come basso, rispetto alla fama che ormai avvolgeva il personaggio («Non è costui il falegname?»).

 

È facile capire che durante il Suo ministero Cristo non aveva particolari capitali per la Sua sopravvivenza, ma si adattava alla prassi dei predicatori ambulanti, che potevano usufruire sia della tradizionale norma dell’ospitalità (tant’è vero che ci si stupisce per le reazioni di rigetto: si leggano Matteo 10:40-42 e Luca 9:52-55), sia del sostegno dei discepoli.

Pietro e Andrea, o Lazzaro, Marta e Maria offrono accoglienza e sostegno, essendo probabilmente più benestanti, così come alcune donne “assistevano” Gesù e i discepoli “coi loro beni”: tra esse c’era anche una nobildonna, «Giovanna, la moglie di Cusa, economo di Erode» (Luca 8:3).

D’altronde, il tenore comune di vita era molto basso e Gesù aveva sempre messo in guardia nei confronti della ricchezza, indicando il distacco dai beni, tanto che Egli stesso poteva dichiarare di non possedere neppure una pietra da usare come cuscino per la notte (Matteo 8:20).