Dio non cambia

 

 

Come mai nel Vecchio Testamento, Dio si presenta come un Dio battagliero che distrugge città e uccide i loro abitanti senza pietà mentre, nel Nuovo Testamento, manda Suo Figlio a parlarci di misericordia, di porgere l’altra guancia e di amare i nostri nemici?

Un giovane

 

Alla base di questa domanda manca una conoscenza di quello che sono il Vecchio e il Nuovo Testamento ed anche chiarezza in merito al carattere unico di Dio. L’impressione che tu hai, è quella che si può avere da una lettura iniziale e frammentaria della Scrittura e rimanere particolarmente colpiti dall’aspetto del giudizio di Dio e dall’ordine che Egli dà al Suo popolo o ai Suoi servi di esercitarlo.
Alcuni ne hanno dedotto un principio davvero pericoloso, pensando che l’Antico Testamento presenti un Dio primitivo che fa uso della violenza, ma che poi si trasforma nel Nuovo Testamento e diventa solo un Dio di pace e misericordia; che ama i Suoi nemici in Cristo.

In realtà su questo aspetto non esiste alcun contrasto tra i due Testamenti, perché sia l’Antico che il Nuovo ci parlano abbondantemente di giustizia, ira, amore e misericordia di Dio.

 

L’IMMUTABILITA’ E SANTITA’ DI DIO.

L’idea che Dio possa essere mutevole, viene smentita nella Scrittura dalla dottrina della sua immutabilità. Infatti è scritto: «Poiché Io, il Signore, non cambio» (Malachia 3:10); la stessa cosa viene affermata nell’epistola agli Ebrei 1:10,12.

Il Signore è perfetto, perciò non può cambiare.

Quanto al giudizio e alla misericordia esercitati da Dio, hanno come base l’attributo della santità; su di esso si fondano il Suo amore e il Suo odio, che implicano anche la Sua capacità di agire a favore del bene, ma anche di reagire contro il male.

Giudizio e potenza sono entrambi regolati dalla Sua Santità.

Nello stipulare l’Antico Patto, il Signore si è presentato a Israele con queste parole:

«Il Signore! Il Signore! Il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà, che conserva la Sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l’iniquità dei padri sopra i figli fino alla terza e alla quarta generazione» (Deuteronomio 34:5,7).

Se leggiamo attentamente la Parola di Dio noteremo che, fin dalle origini della storia umana, il Signore applica il giudizio ad Adamo ed Eva per la loro trasgressione, ma poi li cerca per porgere loro la Sua misericordia, basata sullo spargimento del sangue di animali uccisi e il dono delle tuniche tipo sia del sacrificio di Cristo, che della Sua giustizia di cui i credenti vengono rivestiti (Genesi 3; Galati 3:27; 2 Corinzi 5:21).
E’ sicuramente vero che la Scrittura ci racconta dello sterminio dei popoli, ordinato dal Signore per mezzo di Israele, ma non ti deve sfuggire il motivo rivelato da Dio ad Abraamo: «Dopo la schiavitù in Egitto, alla quarta generazione essi torneranno qui (nella terra di Canaan), perché l’iniquità degli amorrei non è giunta fino al colmo» (Genesi 15:16).

Come si può notare, il giudizio sarebbe stato attuato dopo che il colmo dell’iniquità, sarebbe stato raggiunto.

La stessa cosa avvenne per la generazione pre-diluviana (Genesi 6:5) e quella di Sodoma (Genesi 18:20; 19:13).


L’AMORE CHE PUNISCE.

Devi tener conto che nell’Antico Testamento il popolo Israele, costituito da Dio, oltre che essere portatore della Sua Parola, era stato investito anche della vocazione di nazione (Esodo 19:6), con il compito di testimoniare sia della Sua santità che l’esercizio di un giudizio tra le altre nazioni (Deuteronomio 4:38).

La responsabilità attuale della Chiesa è invece quello di testimoniare tra le nazioni come popolo di sacerdoti (1 Pietro 2:9).

Quanto all’idea che nel Nuovo Testamento si parli solo di misericordia e di porgere l’altra guancia, non trova conferma come abbiamo già visto.

Il versetto più citato dai credenti: «Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3: 16), ci ricorda che la nostra salvezza (misericordia di Dio), scaturisce dal sacrificio cruento di Gesù, dovuto all’esigenza della Sua Santità.

A proposito della ribellione del popolo ebraico, Gesù disse: «Poiché vi sarà grande calamità nel paese e ira su questo popolo» (Luca 21:23).

E ancora: «Guai a te, Corazim! Guai a te, Betsaida! Guai al mondo per gli scandali! Guai a voi scribi e farisei! Guai a voi stolti! Guai a voi che ridete! Guai a voi o terra o mare!» (Luca 10:13).

Nelle epistole troviamo ancora questo messaggio per i credenti: «Poiché il Signore corregge quelli che Egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli» (Ebrei 12:6).
Chiaramente per punizione non si intende la perdita della salvezza, ma la disciplina che favorisce la santificazione.

In conclusione, la Parola di Dio non ci presenta un Dio diverso tra i due Testamenti o un Dio che cambia idea, ma un Dio che si rivela progressivamente rimanendo immutabile, pieno di grazia e di verità (Giovanni 1:14).

 

Ti esorto a leggere la Parola di Dio in modo continuativo.

Con affetto:

Otello B.

 

 

Tratto e liberamente adattato  da «TRAGUARDO»  novembre 2003