La storia di “Ina”

 

USCITA FUORI DAL NIENTE

 

Una giovane ragazza ebrea cerca di superare il dramma di un relazione impossibile con due genitori che non la stimano, ricorrendo all’uso di droghe ed alcol. Poi scopre che il Messia atteso dal suo popolo è in realtà già venuto e, attraverso una relazione personale con Lui, Gesù, vede riempito il vuoto che c’era nella sua vita. Oggi, felicemente sposata, lavora fra i bambini in Israele.

 

Paura ed insicurezza hanno caratterizzato la mia vita fin dall’inizio.

Fin dai miei primi passi ero veramente infelice e chiusa in me stessa.

Mia madre non mi poteva dimostrare l’amore di cui avevo disperatamente bisogno.

Un atteggiamento negativo pervadeva la nostra casa facendo peggiorare la situazione.

Ripetutamente, durante la mia fanciullezza, mia mamma mi diceva: “Non sei buona a niente”.

Credendo che questo fosse vero, la mia personalità e la mia vita ne erano come “infettate

La mia famiglia praticava il Giudaismo conservatore.

Ho frequentato la scuola ebraica (lo Yeshiva) nella nostra comunità ebraica del New Jersey settentrionale, fino a quando incominciai la scuola pubblica pomeridiana alla nostra sinagoga, fino al mio “bar mitsvahall’età di 12 anni.

Al sabato, spesso, la mia famiglia si recava in sinagoga per la funzione: io mi divertivo perché incontravo i miei amici.

I giorni di festa e le varie celebrazioni mi piacevano e le aspettavo con ansia; ciò nonostante avevo sempre la sensazione che mancasse qualcosa.

Crebbi sapendo di Dio, ma senza realmente conoscere chi Egli fosse: Lo sentivo freddo e distante.

Durante quel periodo, iniziai a frequentare le scuole superiori.

La considerazione che avevo di me stessa era molto bassa: ogni giorno volevo morire.

Non sembrava ci fosse nessuna buona ragione per vivere.

La mia autostima era inesistente.

Come persona ero senza identità.

All’età di 16 anni, nella disperata ricerca di ritrovare me stessa, cominciai a bere molto. Questo mi aiutava ad alleviare la profonda sofferenza che sentivo dentro, ma il sollievo era solo temporaneo.

Cominciai a vagare nel parco del mio quartiere dove potevo trovare la droga.

Iniziai a fumare erba (marijuana) e ad andare in discoteca: facevo tutto ciò per riempire quel vuoto che sentivo nella mia vita.

 

Alla ricerca di aiuto

Dopo la scuole superiori, la mia depressione e la mancanza di sicurezza divennero così gravi che cercai un aiuto professionale.

Iniziai una terapia da un consulente, e nello stesso periodo trovai un lavoro nella città di New York in una grande catena di negozi.

Anche Linda, una persona che conoscevo da quando andavo a scuola, lavorava lì e ogni giorno prendevamo lo stesso autobus.

Linda cominciò a raccontarmi di Gesù e di come Egli era morto sulla croce per i miei peccati: avevo 18 anni, ed era la prima volta che sentivo parlare di Gesù.

Mi raccontò anche di una “caffetteria” organizzata dalla chiesa e mi invitò ad andare con lei per saperne di più su Gesù.

Dal momento che le sembrai esitante, mi raccontò di una ragazza ebrea di nome Beverly che frequentava la caffetteria.

Dopo qualche tempo, accettai di andare.

Quella notte venne proiettato un film e subito dopo un gruppo di persone testimoniò di come Gesù le aveva liberate dalla droga.

Notai qualcosa di veramente reale e genuino nel volto di quelle persone. Sperimentai un vero amore in quel posto. In particolar modo Nunzio Leggio, il responsabile (italiano!) della chiesa che organizzava la caffetteria, si dimostrò cordiale e premuroso: era pieno di pace e amore. Si sedette con me quella notte e mi raccontò che Gesù stava bussando alla porta del mio cuore e che tutto quello che dovevo fare era farlo entrare.

Pregammo insieme proprio lì in quel momento e chiesi a Gesù di entrare dentro al mio cuore e di diventare il Signore della mia vita.

Non capii fino in fondo quello che avevo fatto, ma sapevo che avevo bisogno di aiuto e in quel momento credevo che Gesù potesse essere il mio aiuto.

Prima di lasciare la caffetteria, Nunzio Leggio disse che avrei dovuto fare una confessione verbale a qualcuno riguardo la mia fede in Gesù.

Il giorno seguente raccontai ai miei genitori quello che mi era successo.

Sorprendentemente non si dimostrarono sconvolti, ma pensavano che fosse un altro mio capriccio.

La mia esperienza con Gesù si dimostrò però essere “un capriccio” che non scomparve più con il tempo.

Da allora infatti la mia fede è cresciuta sempre più forte.


Cambiamento di vita

Ci furono degli immediati cambiamenti nella mia vita dopo aver accettato Gesù come Messia. Questi cambiamenti venivano dall’interno del mio essere e mi facevano realizzare che qualcosa di reale mi era successo.

Per prima cosa smisi di fumare e di bere.

Una compassione che non avevo mai provato prima per gli altri mise radici nel mio cuore.

Non avevo mai provato amore verso mia madre, ma ora che conoscevo Gesù c’era un vero amore nel mio cuore per lei.

Anche mia madre cominciò a notare dei cambiamenti in me.

Dio iniziò a lavorare nella mia vita in diversi modi.

Incominciai a lavorare come segretaria alla reception di una grande missione ebraica nel New Jersey nel 1973.

Dio mi dimostrò poi la Sua grazia aprendomi le porte per una scuola biblica in Florida.

Dopo il college tornai a lavorare nell’area della città di New York per una missione greca.
Dal 1978 al 1979 il Signore mi guidò a lavorare con un gruppo di evangelizzazione con altri Ebrei, gruppo nel quale ho partecipato ad un intenso programma di studio sulla fede, sull’evangelizzazione e sull’ebraico.

Lavoravo mezza giornata per loro senza paga andando fuori per le strade, nelle università e sulle spiagge con gruppi di altri cristiani, raccontando a quelli che incontravo l’amore di Gesù.

Era bellissimo!


Pace e gioia

Sono passati 30 anni da quando ho accettato Gesù come mio Messia.

Gesù ha veramente cambiato la mia vita e mi ha riempita col Suo amore, con la Sua pace e con la Sua gioia abbondante.

Non vivo più nella depressione come mi succedeva una volta.

Anche se a volte ci sono momenti di scoraggiamento, la mia fiducia è nel Signore Gesù, il quale mi dà sollievo.

Credo che ogni cosa cooperi per il mio bene perché amo Dio (Romani 8:28), e Dio è stato fedele nel fare questo.

Il desiderio del mio cuore è sempre stato di lavorare con i bambini in Israele.

Dio mi aveva aperto delle porte per un ministero fra i bambini negli Stati Uniti, mentre mi stava preparando per vivere in Israele.

Non sapendo quando questo desiderio si sarebbe realizzato, ho aspettato pazientemente i tempi perfetti di Dio. Dieci anni dopo, il Signore mi ha finalmente aperto le porte per venire in Israele.

Oggi sono felicemente sposata e lavoro con i bambini israeliani nella speranza di trasmettere loro l’amore di Dio.

 

Ora so di essere “molto preziosa”!

Da quando sono immigrata, essendo ebrea, mi sento come se fossi ritornata nella mia patria: “Farò tornare dalla deportazione Giuda e Israele, li ristabilirò come erano prima; li purificherò di tutta l’iniquità, con cui hanno peccato contro Me; perdonerò tutte le loro iniquità con cui hanno peccato contro di Me e si sono ribellati a Me” (Geremia 33:7-9).

Il nostro Signore era ebreo e quando l’ho accettato come Messia nel mio cuore mi sono sentita un’ebrea completa.

Considero una benedizione poter celebrare oggi le feste ebraiche qui in Israele dove Gesù crebbe e visse.

Tutto torna alla vita ed è molto speciale.

Aspetto con ansia il ritorno del Signore e dato che avverrà sul monte degli Ulivi non dovrò andare molto lontano. Infatti: “In quel giorno i Suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente...” (Zaccaria 14:4a)!
Da bambina credevo di essere una buona a niente: Gesù mi ha fatto vedere che sono molto preziosa!

Sono così preziosa per Lui tanto che ha dato la Sua vita per me.

Egli sta dando valore alla mia vita!

La mia vita è degna di essere vissuta da quando la vivo per Gesù!!

 

“Ina”

 

Tratto con permesso e liberamente adattato da «IL CRISTIANO»  novembre 2006   www.ilcristiano.it