IL MARTIRIO DI CRISPINA

 

QUALSIASI COSA ACCADA

 

“Di loro mondo non era degno”

 

Correva il 5 dicembre 304, nono anno di Diocleziano Augusto e ottavo anno del consolato di Massimiliano Augusto a Tebessa (Africa).

Nell’aula del tribunale, il proconsole Anullino ascoltava attentamente la lettura dei capi d’accusa contro una delle donne piů in vista del Consolato:

«Crispina, ha violato le leggi del nostro dio imperatore secondo le quali si devono offrire dei sacrifici tutti nostri dči a beneficio dell’imperatore».

«Non l’ho mai fatto e non lo farň mai», fu la pronta risposta di Crispina.

«Io adoro solo il vero e unico Dio e il nostro Salvatore Gesů Cristo che č morto e risorto» .

«Smettila con queste sciocche superstizioni e china il tuo capo ai riti sacri degli dči. di Roma».

«Ogni giorno adoro il Dio onnipotente e non conosco altri dči all’infuori di Lui».

«Sei una donna testarda e insolente. Se continui a disubbidire, saremo costretti a punirti».

«Qualsiasi cosa accada, sarň felice di soffrire per la mia fede».

«Ti obbligheremo a offrire incenso agli dči dell’imperatore e se continuerai a disubbidire, sarai decapitata».

«Non ho paura. Che periscano puri i falsi dči che non hanno creato i cieli e la terra! Io adoro il vero Dio che regna nei secoli dei secoli. Egli ha creato il mare, l’erba verde e la terra asciutta. Che mi possono fare gli uomini che lui ha fatti? Sono pronta a soffrire qualsiasi tortura, piuttosto che contaminarmi con gli idoli di pietra, fatti dagli uomini».

«Dato che ti rifiuti di prostrarti davanti agli sacri dči, darň ordine di decapitarti».

«Sarň contenta di avere la testa tagliata dal mio corpo, pur di onorare il mio Dio. Mi rifiuto di inginocchiarmi davanti a quelle ridicole statue mute e sorde».

«Non sopporto piů questa donna cosě insolente. Procedete all’esecuzione: ordino che Crispina venga uccisa con la spada».

«Ringrazio Dio che mi libera dalle vostre mani. Voglio onorarLo fino alla fine».

 

…e subito dopo la coraggiosa donna fu decapitata per il Nome del Signore Gesů Cristo.

 

 

 

I primi editti, segni premonitori della persecuzione contro i cristiani, si ebbero nel marzo 303. L’imperatore ordinň la cessazione di tutte le riunioni dei cristiani, la distruzione delle chiese, l’incarcerazione di coloro che insistevano di voler testimoniare della loro fede e la distruzione delle Bibbie per mezzo del fuoco.

Un successivo editto ordinň ai cristiani di sacrificare agli dči pagani, dietro pena di morte in caso di rifiuto.

Lo storico Eusebio dice che le prigioni si riempirono cosě tanto dei capi cristiani, che non c’era piů posto per i criminali comuni.

Il ritmo della persecuzione diminuě all’abdicazione di Diocleziano nel 305.

 

 

Coloro che negavano di essere cristiani o di esserlo stati, se invocavano gli dči secondo la formula imposta, e se facevano sacrifici con incenso e vino dinanzi all’immagine dell’imperatore e inoltre maledicevano il Cristo, potevano essere rilasciati. Ma si sa che coloro che erano davvero cristiani, si rifiutavano sempre.
(da una lettera di Plinio a Traiano)

 

tratto da «TRAGUARDO»  maggio/giugno 2004