...non trovavo mai un attimo di pace

 

 

Cari fratelli che oggi siete la mia famiglia in fede voglio raccontarvi l’opera che Dio ha fatto nella mia vita cambiando il mio cuore malvagio.

Ero un uomo disgustoso, un prepotente, un camorrista, un usuraio e uno spacciatore di cocaina.

Ho vissuto con tre donne: ho avuto quattro figli con quella che è mia moglie e cinque con le altre due.

Nella mia vita non trovavo mai un attimo di pace.

Un giorno, il 10 settembre del 1995, mia moglie Giovanna, che già conosceva la Parola del Signore da un anno, mi invitò ad assistere al culto della chiesa evangelica dei quartieri Spagnoli.

Non ero mai entrato in una chiesa per pregare, ma per rubare: tuttavia quel giorno lo feci per accontentare mia moglie.

Quando giunsi nella chiesa trovai tutti con le mani alzate che cantavano e pregavano. Poi vidi il fratello Renato che predicava: per un solo momento fui colpito fortemente.

Finita la riunione vedevo che tutti si salutavano e baciavano, allora, arrabbiato, presi mia moglie e gli dissi: “Non permetterti più di invitarmi in quella chiesa!”.

Il Signore udì quelle mie parole di minaccia e così volle farsi conoscere da me.

 

Il martedì 12 settembre ebbi una lite per ragioni di denaro con dei camorristi dei Quartieri che minacciarono di morte me, mio figlio e mio genero.

Questo affronto mi fece bollire il sangue nelle vene e scoppiare di ira il cervello.

Io, che avevo sempre minacciato tutti, che avevo sempre dettato ordini, che mi sentivo il padrone del mondo! Subito mi armai di una pistola e tesi un agguato a quegli uomini proprio come il diavolo aspetta la sua vittima per portarla all’inferno.

Dopo mezz’ora li vidi arrivare, misi mano all’arma, ma appena gli puntai la pistola non capii più niente. Il mio corpo diventò tutto bagnato di sudore e le gambe tremavano, mi sentii come un collasso.

Il Signore, che aveva impedito quel crimine, mi fece trovare una sedia accanto.

Mi sedetti e davanti a me scese un velo bianco, come una nuvola.

Quando quegli uomini passarono non si accorsero della mia presenza: anche loro erano armati.

Trascorso quel momento mi sentii prendere per mano, non capii che quella mano era del nostro Signore Gesù, il quale era venuto a salvarmi per donarmi il Suo Evangelo. Poco dopo, ancora intontito, mi trovai nella chiesa evangelica dei nostri quartieri fra tutti quei fratelli e, per la prima volta, assaporai quella pace che non avevo mai provato.

Precedentemente la mia casa era un inferno.

Quando rincasavo tutti scappavano.

I vicini sprangavano le porte, la gente mi scansava quando la incontravo per strada.

Tutti desideravano la mia morte: solo Cristo mi accetto com’ero e mi raccolse da questo fango.

 

Da quel giorno il mio cuore palpita solo per l’amore di Cristo Gesù.

Lui mi ha insegnato che cos’è a Via, la Verità e la Via.

In passato la mia vita non contava nulla, ma oggi posso affermare che Gesù morì e risorse per dare valore ad essa.

Il giorno 18 novembre del 1995  mi recai al culto della chiesa di Secondigliano.

Mi sentivo un po’ spento, non volevo restare in chiesa, ma improvvisamente il mio cuore si aprì. Sentii scendere una potenza su di me, lo Spirito Santo sciolse la mia lingua battezzandomi con il fuoco.

Dio aveva fatto questo per fortificarmi in vista della prova che stava per giungere.

Dopo dieci giorni infatti, vennero a casa mia i carabinieri.

Erano le sette del mattino.

Mi mostrarono un mandato di cattura di quattro mesi e mezzo che risaliva al 1991. le uniche parole che rivolsi a mia moglie furono queste:”Prendimi la Bibbia”.

Entrai nel carcere di Poggioreale e fui assegnato al padiglione Avellino stanza 23/bis.

Da quel momento incominciò il combattimento con satana, ma il Signore mi diede la vittoria.

Nella cella incontrai i nuovi compagni: alcuni di loro mi conoscevano come il vecchio Sansone.

La prima cosa che feci fu quella di testimoniare la morte del vecchio Sansone, rinato grazie Gesù.

Immaginatevi la meraviglia: i più pensavano che fossi diventato matto.

I giorni trascorrevano e il diavolo mi si scagliava contro.

Dopo 5 giorni, però, cominciarono a chiedermi di leggere loro la Bibbia e a farmi delle domande su Cristo.

Poco dopo in quella stanza non si bestemmiava più.

Al mattino ci si salutava con la pace del Signore, prima del pranzo e della cena si ringraziava il Signore e Lo si pregava prima di addormentarsi. In seguito decidemmo di compilare i moduli per far venire il nostro pastore a fare un culto all’interno del carcere. Grazie a Dio le autorità furono consenzienti e così per due volte tutti poterono ascoltare la Parola del Signore.

 

Trascorsero 40 giorni e ne mancavano due per Capodanno.

Mi sentivo un po’ giù, ero sul letto a pensare:”Vorrei trascorrere le feste con i miei!”.

Mi misi a pregare chiedendo al Signore di non abbandonarmi e, per la prima volta, udii che il Signore mi parlava dicendomi:”Non temere, abbi fede in Me!”. In quell’istante mi venne da piangere.

Dopo cinque minuti la guardia mi chiamò perché mi volevano in direzione.

Il maresciallo mi comunicò che avevano deciso di concedermi 5 giorni di licenza; “Si vede – aggiunge – che hai un buon avvocato!”, ma io gli rispose dicendogli che il mio avvocato era Gesù Cristo.

Quei 5 giorni li passai andando per alcune chiese a testimoniare dell’opera di Cristo nella mia vita.

Tornato in prigione fui messo di nuovo alla prova, infatti incontrati un detenuto che tre anni prima mi aveva sparato nelle gambe.

Appena mi riconobbe ebbe paura; gli amici di cella mi incitavano a vendicarmi, ma li rimproverai ricordandogli l’opera miracolosa che Gesù aveva fatto in me.

Al mio “nemico” perdonai ogni cosa e due giorni dopo mi chiese di insegnargli a leggere la Bibbia.

Oggi quel ragazzo frequenta la comunità di Giugliano.

 

Per concludere voglio raccontare quel che è accaduto il 26 gennaio del 1997.

La domenica notte cominciai ad avvertire un forte dolore al petto.

Il Signore mi diede la forza di guidare l’auto sino all’ospedale Pellegrini.

Al pronto soccorso mi fecero un controllo generale, in cui risulto tutto bene.

Per sedare il dolore mi volevano dare un semplice antidolorifico.

Il Signore mi fece capire che si trattava di qualcosa di più grave e gridai a mia moglie di non farmi fare l’iniezione.

Decisero quindi di tenermi in osservazione.

Appena fui messo sotto i macchinari mi venne un infarto; un dolore atroce: mi sentii il cuore aprirsi in due.

Non avevo mai smesso di pregare ed a un tratto vidi un uomo vicino a me: era bellissimo, mi teneva per la mano assicurandomi che tutto era passato e che ero stato guarito.

L’indomani il dottore disse a mia moglie che avevo subito un infarto che generalmente non perdona.

Gloria  a Dio perché oggi mi trovo un cuore nuovo per amare Gesù e il mio prossimo.