CON IL SIGNORE

NON SONO MAI SOLA!

 

Il nostro cammino ci porta talvolta ad incontrare situazioni di lacerante sofferenza che pesano su di noi come macigni e che ci portano a vivere momenti di drammatica solitudine. Ma il Signore può utilizzare e trasformare le situazioni, se Lo lasciamo agire nella nostra vita.

 

Sono una credente di Olbia. Mi chiamo Franca e sono convertita al Signore da circa  sette anni. Il Signore ha operato grandi cose nella mia vita, attraverso le grandi prove cui sono stata sottoposta e che voglio ora raccontare.

 

Rapporti familiari sconvolti

Ai primi di luglio del 1996 mia figlia di 17 anni mi comunica di essere incinta.

Per me non è stata una sorpresa perché una madre si accorge di certe cose e ne avevo avuto il sospetto già da un po’. La cosa peggiore era sicuramente dirlo a mio marito
che, sia per la sua formazione culturale (proveniva da una regione del sud) che per quella professionale (era carabiniere), non avrebbe sicuramente accettato facilmente la cosa. Infatti quando gli ho comunicato la situazione, è successo il finimondo ed ha risolto poi il problema rinchiudendosi in sé stesso e parlando con noi soltanto lo stretto necessario.

Quindi mi sono ritrovata da sola a dover affrontare il problema: sola  per modo di dire perché mi sono affidata al Signore perché mi aiutasse a risolvere i vari problemi che man mano mi si presentavano.

I più gravi erano sicuramente costituiti da mio marito che non parlava più e da mia figlia che rifiutava la gravidanza, nonostante che io insistessi nel dirle che una bambino è una gioia, una benedizione del Signore, in qualsiasi frangente egli venga concepito.

Alla fine mia figlia ha capito ed ha cominciato a parlare della creatura che portava in grembo con sempre più entusiasmo.

Mio marito invece andava avanti sempre chiuso nel suo mutismo.

Intanto pregavo il Signore affinché questo bambino nascesse sano e forte e affinché i suoi giovani genitori si assumessero nei suoi confronti le loro responsabilità.

 

Tensioni in crescita

Il Signore mi ha esaudito, apparentemente solo in parte, perché è nata una bambina sana, ma il padre (che aveva allora vent’anni) ad un mese dalla nascita della sua piccola decise di tagliare i ponti con mia figlia perché diceva che non ne era più innamorato.

E’ possibile immaginare la disperazione ed il dispiacere che c’erano in casa mia.

Mia figlia era caduta in una depressione nera e così pure mio marito che, pur nel dolore per quella gravidanza intempestiva, aveva sempre creduto che i due ragazzi alla fine si sarebbero sposati.

Io, seppur addolorata, non ho maismesso di pregare il Signore ed esortavo mia figlia a fare altrettanto.

Così è trascorsa un’altra estate: con il padre della mia nipotina che, nonostante alcuni tentativi, non ne voleva proprio più sapere di mia figlia, con mio marito sempre più depresso e che parlava solo per dirmi che prima o poi sarebbe morto di crepacuore (questo fino al 12 settembre).


Ancora più sola, ma con il Signore!

Il 13 settembre 1997 avremmo dovuto festeggiare le nostre nozze d’argento.

La mattina verso le sette con la nipotina in braccio sono andata in cucina per prepararle il biberon e qui per terra ho trovato mio marito morto (aveva 48 anni).

Inutile star qui a descrivere il dolore e la disperazione di quei momenti.

Ho implorato il Signore affinché me lo restituisse, perché, nonostante il suo mutismo degli ultimi mesi, avevo troppo bisogno di lui.

Ma il Signore, nel Suo perfetto disegno, aveva deciso altrimenti.

Allora l’ho invocato perché mi desse la forza di accettare la Sua volontà e soprattutto la forza per sopportare un dolore che mi sembrava così grande da non poterlo reggere.

Il Signore mi ha subito risposto ed una grande calma mi ha pervaso in quel momento.
“Signore, sia fatta la Tua volontà” sono state le parole che, per la grazia di Dio, sono salite dal mio cuore.

Nei due giorni seguenti alla morte di mio marito sono stata molto male fisicamente, ma col pensiero ero sempre con il Signore.

La sera stessa del 13 settembre insieme con mia sorella Caterina ci siamo chiuse in camera ed abbiamo ringraziato Dio perché me lo aveva donato per 25 anni.

Il dolore per la mancanza fisica era (ed è!) tanto, ma mai ho avuto attimi di disperazione, perché sapevo che non ero sola: il Signore Gesù era sempre con me, lo sentivo vicino, sentivo il Suo amore ed il Suo conforto.

Tantissime persone sono venute a casa e si sono meravigliate nel vedere la mia serenità e la mia calma. Questo mi ha offerto l’occasione per testimoniare loro la mia fede e per dire che il Signore era, sempre e comunque, con me.


Occasioni di testimonianza

Dopo alcuni giorni venne a trovarmi una signora, vedova da sette anni, tutta vestita di nero.
Sopra un tavolino c’era, appoggiata la mia Bibbia.

Lei mi chiese cosa mi avesse dato la lettura di quel “libro”.

Le risposi: “Tutto!”.

Lei mi guardò e replicò: “A me, niente! Sono sette anni che sono vedova e ancora non ho accettato la morte di mio marito. Nella mia casa tutte le persiane sono state chiuse da tanto tempo perché non volevo che entrasse dentro la luce”.

Allora raccontai a questa povera donna la mia esperienza nel dolore; le dissi che il Signore non mi aveva mai lasciata sola, che Lo avevo ringraziato per il tempo in cui mi aveva donato mio marito, che non mi vestivo di nero perché la morte fa parte della vita e che le mie finestre sono sempre spalancate per permettere alla luce del sole di entrare dentro. Le spiegai che nella mia casa brillava la luce più bella: quella della presenza di Dio.

Alla fine, quando si alzò per accomiatarsi, mi disse: “Sono venuta per darle conforto e me ne sto andando confortata; Grazie!”

“Non è me ma il Signore che lei deve ringraziare” le risposi.

Le visite dei parenti erano incessanti e sempre raccontavo quanto il Signore aveva fatto per me.

Una sera, a causa di un racconto, me ne sono andata a letto angosciata.

Subito ho chiesto al Signore di liberarmi da quello stato di angoscia in cui mi trovavo.

Avevo appena terminato la preghiera che mi sentii come se mi avessero tolto da dosso una coperta pesante, ma piano piano in modo che mi accorgessi che era il Signore che stava operando. Subito raccontai quest’episodio a mia figlia ed insieme ringraziammo il Signore per tutto quello che stava facendo per noi.

Mia figlia era sempre più abbattuta: la morte del padre che “adorava” la stava distruggendo, anche perché se ne stava facendo una colpa.

Il “suo” ragazzo la cercava soltanto per poter vedere di tanto in tanto la bambina.

 

Una nuova prova

Dopo tre mesi dalla morte di mio marito, la mia fede venne messa di nuovo alla prova.

Mia figlia mi confessò di essere incinta un’altra volta.

In quel momento provai davvero una disperazione immensa, che solo una madre può comprendere.

Il ragazzo disse subito che non si sarebbe occupato neppure di questo secondo figlio.

Pensai subito alle tante difficoltà che mi attendevano: le chiacchiere dei parenti, dei conoscenti e dei vicini di casa, le difficoltà economiche che avrei dovuto affrontare con mia figlia (ragazza madre) e con i suoi due bambini, non avendo più le spalle coperte da mio marito ed essendo io sola a lavorare; le difficoltà affettive perché non avevo più una spalla su cui appoggiarmi per piangere...

Il mio dolore era grande e la mia preoccupazione lo era altrettanto, però mi ricordai che avevo un Amico molto fidato su cui poter contare: il mio Signore!

Con disperazione Lo invocai e Gli chiesi: “Signore, Tu sai in quali gravi problemi mi sto dibattendo. Questo carico non riesco proprio più a portarlo da sola. Lo cedo a Te, io non riesco a pensare più a niente perché rischio d’impazzire. Provvedi Tu!”.

Da quel momento vivevo le giornate come il Signore le aveva preparate per me:
lavoravo, accudivo la mia casa e la mia nipotina.

Il ragazzo di mia figlia intanto aveva avuto un ripensamento, dicendo che si sarebbe rimboccato le maniche e che si sarebbe assunto le sue responsabilità di padre.

Purtroppo però questi buoni propositi sono durati soltanto due giorni, poi si è di nuovo defilato.

Intanto io non mi stancavo di chiedere al Signore d’intervenire per sistemare questa triste situazione. In particolare però pregavo per la conversione dei miei figli, di mia nuora e di questo ragazzo.

Mi figlia intanto aveva cominciato a leggere la Bibbia e a pregare; a volte mi chiedeva di pregare con lei ad alta voce.

Una sera, mentre stava a letto e cercava di addormentare la bambina, vide sul comodino un libretto contenente la testimonianza di Hudson Taylor, il missionario inglese che aveva portato l’Evangelo in Cina. Lo prese, lo aprì e cominciò a leggerlo.

La colpì il fatto che l’autore del libro descriveva la sua conversione, avvenuta grazie anche alle preghiere della madre e della sorella.

Allora chiuse il libretto e così pregò: “Signore, visto che la preghiera è così potente, Ti prego fa’ che Gabriele si faccia sentire...”.

L’indomani alle 10 ecco che arrivò una telefonata proprio da Gabriele: voleva uscire insieme con lei per parlarle.

Grande fu la sua meraviglia quando le disse che aveva vagliato attentamente tutta la loro situazione e che aveva preso la decisione di sposarla.

Oggi sono sposati, sembrano abbastanza sereni.

Mia figlia ha accettato il Signore nel suo cuore, ha compreso che senza di Lui siamo degli esseri perduti e incapaci.

Io da parte mia non smetterò mai di lodare e glorificare il Signore per quanto ha fatto nella nostra vita.

Ora vivo da sola in una grande casa; tutti sono preoccupati per questo; ho detto loro che non sono sola, che non ho paura e che ho sempre con me il mio Signore, con il quale parlo e che non mi lascia mai.

Continuo a trovare un grande sostegno e una grande consolazione nella preghiera.

Sento il bisogno ogni giorno di ringraziarLo per le cose meravigliose che ha fatto nella mia vita, soprattutto nei momenti più dolorosi e tragici, e d’invocarLo per la conversione di tutti i miei familiari.

 

Franca Carta

 

 

Tratto con permesso da «IL CRISTIANO»  marzo 1999   www.ilcristiano.it