Un cammino lungo, ma benedetto


LA MIA CONVERSIONE


Spesso succede che le delusioni provate frequentando la chiesa cattolica portino ad un graduale abbandono di qualsiasi ricerca di Dio; a volte invece la ricerca continua in altre direzioni e, se vissuta sinceramente, può portare, come nel caso qui raccontato, al benedetto traguardo della fede in Cristo, della comunione con Dio e, di conseguenza, della nuova nascita, della salvezza e della vita eterna.


      Mi chiamo Liborio, ho 37 anni ed abito a Lanciano, una bellissima cittadina di circa 40 mila abitanti situata a pochi chilometri dalla costa abruzzese, in provincia di Chieti.


La mia nascita

      Sono nato in una famiglia di fede cattolica e questo viene dimostrato dai miei genitori: prima che nascessi, infatti, non potevano avere figli (sono figlio unico) e si rivolsero in quel tempo ad un “idolo” affinché potessero averne (mia madre aveva avuto già sei gravidanze non portate a termine ed io sono il frutto della settima, che è andata a buon fine per la grazia di Dio).
      La mia nascita è stata quindi un evento miracoloso e, riflettendo oggi su questo, mi rendo conto della Grandezza, della Potenza e dell’Onniscienza di Dio: se non fosse stato per il Suo intervento oggi non esisterei.
      Fin dalla mia nascita ho ricevuto insegnamenti religiosi, i cosiddetti “sacramenti cattolici” : battesimo, prima comunione, cresima, ecc…
      Sia al mattino che alla sera mi facevano recitare le “preghiere”, soprattutto quando andavo a dormire.


La mia adolescenza

      Fin da piccolo ho sempre creduto in Dio, in un Dio che naturalmente non conoscevo ancora, ma nel quale credevo per sentito dire.
      Ricordo che mia nonna, dall’età di 6 e fino ai 10-11 anni, mi portava tutte le sere nella chiesa cattolica per circa un’ora o poco più, dove prima veniva recitato il “rosario” (e tutti con una coroncina in mano che serviva a contare le preghiere per non perdere il numero), poi veniva celebrata la “messa”. Ricordo ancora che il prete della parrocchia mi faceva vestire da chierichetto e non mi faceva perdere nessuna messa serale i giorni feriali e una o due messe la domenica mattina più quella delle 17,30 (se ricordo bene l’orario). Inoltre la mia partecipazione a novene, cerimonie varie, processioni, ecc… era scontata.


La mia religiosità

     Fin da piccolo sono stato un bravo religioso e ricordo che a volte si giocava anche a fare il prete e dire la messa (di cui ormai conoscevo la forma e l’omelia a memoria).
      Fin qui sembrava che tutto andasse per il verso giusto, anche il prete (don Pietro) era contento di me ed io ero abbastanza convinto del mio operato, anche perché studiando il catechismo mi avevano insegnato che tutto quel lavoro, quello di andare tutti i giorni a messa ed aiutare il prete nella celebrazione, alla fine sarebbe stato per me uno sconto per i miei peccati e dopo la mia morte avrei passato meno tempo nel purgatorio.
      Tutto quello che facevo mi dava forza e mi faceva onore davanti agli altri, e a volte mi facevano anche delle foto-ricordo vestito da chierichetto.


La prima delusione

      Giunto all’età di nove anni, era l’ora della prima comunione e fu per me una prima grande delusione: da poco tempo la chiesa cattolica, secondo una nuova procedura, non permetteva più nello stesso giorno di ricevere sia la prima comunione sia la cresima. Ricordo che mio padre si arrabbiò moltissimo con il prete, minacciandolo di non farmi accostare a questi due “sacramenti”. Il prete, molto spaventato dall’atteggiamento di mio padre, riflettendo per pochi secondi, fece tornare la calma con queste parole:
      “Adesso troviamo una soluzione” disse a mio padre.
      “Diremo all’arcivescovo che il bambino dovrà tornare con te in Germania – mio padre lavorava lì – e vedrai che ci darà l’autorizzazione”.
     
Già, per questa affermazione rimasi molto perplesso, visto che non era vero, non dovevo partire per la Germania, ma la grande delusione per me fu quando il parroco esclamò:
      “Si dicono tante bugie, una in più…”.
      Questa espressione per me fu una bastonata che mi fece da quel momento aprire gli occhi e riflettere… Dicevo a me stesso:
      “Possibile che un prete, che si ritiene un discepolo del Signore, dica delle bugie?”
      E poi era molto grave la bugia diretta ad un suo superiore! Ancora più grave, davanti a Dio!!!
      “Come? – pensai – ci hanno sempre insegnato che non bisogna dire mai le bugie!”
…e poi, una volta, durante una confessione auricolare, confessando una mia bugia, chi era dall’altra parte mi aveva rimproverato dicendomi in maniera molto accentuata: “Non devi dire le bugie!”
      “Ed ora le dice proprio il parroco!” – pensai!
      Questo sconvolse la mia mente al punto che oggi lo ricordo come se fosse successo ieri, anche se ormai sono passati 28 anni.
      Già da quel momento non ebbi più la stessa fiducia nel clero.
     

La seconda delusione

      La seconda grande delusione, che mi fece allontanare completamente dalla chiesa cattolica, fu in occasione di una confessione auricolare all’età di 14 anni: colui che era dentro il confessionale (non ho potuto vedere il suo volto, ho ascoltato solo la sua voce), mi fece una domanda per me troppo personale e sconvolgente riguardo il sesso (non vi dico quale fosse per discrezione)…
      Da allora non sono più entrato in un confessionale a parte in due occasioni particolari, nelle quali mi sono limitato a dire: “Chiedo perdono al Signore per tutti i miei peccati”. Dopo quell’incontro “audio” con quel confessore, persi tutta la mia fiducia nel clero e nella chiesa: mi allontanai definitivamente dalla religione.


I miei interrogativi

      Ad ogni modo, molte volte mi chiedevo: “Come mai su ben otto gravidanze di mia madre (perché dopo la mia nascita se n’era aggiunta un’altra), solo io sono nato, solo io sono vivo, solo io ho visto la luce? Come mai? Perché? Perché sono figlio unico?”
     
Questa condizione, da piccolo, mi creava disperazione, perché tutti i miei amici avevano dei fratelli, delle sorelle… ed io ero solo, sempre solo.
     
“Signore se veramente ci sei lo voglio sapere, parlami. Perché?” – ripetevo spesso dentro di me.
      Più crescevo e più mi ponevo queste domande:
      • “Come mai sono nato solo io? “
      • “Dove sono i miei fratelli e le mie sorelle che non sono mai nati ma che sono morti a quattro e cinque mesi di gravidanza?”
      • “Li rivedrò un giorno?”
      • “Li potrò conoscere?”
      • “Come mai proprio tu, o Dio, mi hai privato di anche uno solo di loro?”
      Tutti questi pensieri tartassavano la mia mente ma, nonostante avessi abbandonato la chiesa cattolica, avevo sempre fede in Dio e aspettavo che un giorno mi si rivelasse: questo era il mio costante desiderio.
      Così passò anche la mia adolescenza, partii per il militare: era l’anno 1984 e mi congedai a settembre 1985.
      Giunse, se ricordo bene, il mese di novembre del 1985...


La prima volta in un’assemblea

      Un giorno incontrai mio cugino Uriele che mi disse:
      “Questa sera vieni con me in un posto proprio vicino casa tua: ti porto ad un incontro della Chiesa Evangelica e vedrai che ti piacerà; si parla della Bibbia... ho già avuto modo di conoscere queste sale di riunione in America”.
      Pensare che questo locale era a circa 100 metri da casa mia ed io non l’avevo mai notato!
      Così ci demmo l’appuntamento per andare a quell’incontro alle 19.00...
      Entrammo e vidi un piccolo locale con alcune panche, un leggio e poche persone: una decina in tutto!
      Mi sedetti e iniziarono a cantare: erano dei canti molto belli, più belli di quelli che conoscevo e che si cantavano nella chiesa cattolica.
      Uno di questi canti, per la sua musica, la sua semplicità, le sue parole o forse per il titolo, mi colpì in modo particolare: le altre poche volte che andai agli incontri, io stesso in qualche occasione, riproponevo questo canto: “I miei anni più belli”. C’era un “giovane” che suonava la chitarra e altre persone, alcune anziane… Dopo i canti qualcuno pregò: non avevo mai sentito pregare in quel modo (avevo solo sentito recitare le preghiere!) e poi la stessa persona che suonava, con una Bibbia in mano si alzò, la appoggiò sul leggio e iniziò a parlare ed a leggerla.
      Fu molto interessante il suo discorso, ma ricordo solo qualche particolare delle sue parole:
      “Tutti noi oggi siamo sotto il cielo ed appesi ad un filo sottile, ma questo filo che ci sorregge prima o poi si spezzerà e quando ciò accadrà, che ne sarà di te?”
      Poi ancora:
      “Il Signore Gesù Cristo è morto per ciascuno di noi, Egli ha pagato con la Sua vita il prezzo per il nostro riscatto. Egli ha versato il Suo Sangue prezioso affinché chiunque va da Lui, sia lavato e purificato... perché solo il Sangue di Gesù lava e purifica tutti i nostri peccati... Vuoi tu essere lavato e ricevere da Dio la vita eterna?”

Più o meno queste erano le parole.
      Alla fine di quell’incontro, Uriele mi presentò alla persona che aveva predicato: Mimmo Caramia.
      Mimmo mi invitò qualche giorno dopo ad andare a casa sua dove stava facendo dei lavori di ristrutturazione: ricordo che chiese il mio aiuto per fare un pavimento, visto che avevo lavorato con dei muratori; vi andai per circa una settimana: era la fine di novembre e i primi giorni di dicembre ’85; ricordo questa data perché l’ultimo giorno di quel lavoro acquistai da lui una Bibbia che ho tutt’ora, con la data di quel giorno: 2/12/1985.
      Le volte che incontrai Mimmo, mi servirono per capire che solo la Bibbia è la Verità, perché essa è la Parola di Dio e nella sola Bibbia ci sono alcuni passi scritti da Dio stesso con il Suo dito: il Decalogo o i dieci comandamenti (Esodo 20) che avevo conosciuto in modo nettamente diverso nella dottrina cattolica: tra l’altro mi avevano anche nascosto, dopo anni di catechismo, il secondo comandamento che è proprio quello che riguarda gli idoli.
      Così pensai:
      “Ecco perché nel cattolicesimo esistono tanti idoli, hanno abolito la legge di Dio! Questo, però, non è leale, non si possono e non si devono cambiare gli insegnamenti di Dio!”.
      Poi, continuando a leggere la Bibbia, mi accorsi che in quasi tutti i libri si parlava del divieto di farsi degli idoli. Questo fece scattare qualcosa dentro di me, ma non così forte da farmi prendere una decisione: per me l’importante era di aver conosciuto la verità.
      Un altro versetto che mi fece riflettere fu proprio quello di Giovanni 14:6, dove Gesù stesso disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
      Capii, ma per il momento non accettai che l’unica Via, l’unica Verità e l’unica Vita è solo il Signore Gesù Cristo: probabilmente non avevo capito ancora bene la conseguenza del peccato e che io ero un peccatore perduto.
      Continuai a frequentare le adunanze ma con sempre minore frequenza per circa sei mesi, compresa una gita in montagna il lunedì di “pasqua”.
      Comunque, anche se frequentai per poco tempo tutto ciò che avevo ascoltato mi colpì e lo imparai molto in fretta: infatti, quando scoprii il divieto di farsi e di servire a degli idoli, buttai via tutti quelli che avevo, compreso quello con calamita attaccato al cruscotto della mia auto, quello in un ciondolo appeso alla collana, uno nel portamonete...: in quel momento, anche se non accettai ancora completamente il Signore nella mia vita, feci questo piccolo passo.


Dieci anni dopo

      Devo dire, per la grazia di Dio, che a piccoli passi arrivai alla mèta: il tempo è stato lungo: dieci anni, ma arrivai!
      Dopo un salto di dieci anni vissuto nel peccato, ma consapevole di Dio e della Sua salvezza per grazia, il Signore, per la Sua bontà, mi diede un’altra occasione per giungere a Lui.
      Fummo invitati da una coppia di credenti che ogni tanto ci venivano a trovare a casa (per dieci anni mi hanno portato puntualmente il calendario “Una parola per oggi”: lo leggevo ogni mattina staccando il foglietto: ancora oggi ne conservo tanti di quegli anni), ci invitarono ad un’agape, cioè un pranzo dove tutta la chiesa è riunita per mangiare insieme.
      Mia moglie ed io (mi ero già sposato), vi andammo senza esitare visto che diversi credenti già li conoscevamo: quel pomeriggio, la mia mente rispolverò il piano di Dio per me!
      Siccome era stato davvero un bel giorno e ci mostrammo contenti, ci invitarono per le riunioni successive e decisi di andare a quella della domenica pomeriggio. Così ricominciai a frequentare solo alla domenica pomeriggio e da solo, senza mia moglie.
      Ricordo che il 12 marzo 1995 ci fu il battesimo di mio cugino Uriele che mi aveva portato alla riunione per la prima volta, mi sedetti in prima fila per poter vedere bene. Anche lui aveva impiegato diversi anni (ben nove) per prendere una decisione! In quell’occasione il messaggio fu molto toccante, anche perché fu annunciato da un ex sacerdote cattolico che si era convertito a Cristo e aveva abbandonando la sua vecchia posizione.
      La presenza e le parole di questo ex sacerdote, mi dettero veramente forza e coraggio e nello stesso tempo mi portarono alla riflessione, soprattutto dopo aver ascoltato la sua testimonianza: “Mi sono convertito dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivente e vero...”.
      Anch’io pensai: “Vorrei fare questo”, ma qualcosa ancora mi tratteneva. Il diavolo, e questo lo posso dire solo ora che ho compreso la Verità, non voleva perdermi: voleva tenermi ancora suo schiavo.

Continuavo sempre ad andare la domenica pomeriggio all’incontro in sala, ma anche se avevo capito, non riuscivo a prendere una decisione.
     
Fu così che accadde un altro avvenimento e proprio questo fu quello decisivo che mi toccò il cuore.
      Il Signore aveva provato in diversi modi “dolci” di toccare il mio cuore, che però si dimostrava sempre duro, così al mio ennesimo rifiuto, il Signore scelse un metodo “forte”.
      Mia zia, proprio quella che per alcuni anni della mia vita da bambino si era presa cura di me in modo speciale, si ammalò gravemente. Nutrivo nei suoi confronti un affetto molto profondo; tutti gli anni, durante le vacanze scolastiche, andavo a trovarla e stavo un mese circa a casa sua a Cuneo, poi tornavamo insieme a Lanciano dove lei con la sua famiglia trascorreva le ferie.
      Sapendo che stava molto male, andai a trovarla e vedendo le sue gravi condizioni di salute (non avendo nessuno a Cuneo, a parte il marito portatore di handicap, ed il figlio) le chiesi se voleva venire con me a Lanciano dove, insieme alla mia famiglia, avremmo potuto prenderci cura di lei.
      Lei accettò, ma non fece più ritorno a casa sua perché dopo pochi giorni il suo cuore si fermò in un letto dell’ospedale a Lanciano!
      Per me è stato un duro colpo, spero che adesso possa essere col Signore: aveva avuto modo di ascoltare la Buona Novella diverse volte e questo mi fa pensare che abbia potuto dare la sua vita al Signore prima di morire.
      Spero di rivederla un giorno nel cielo insieme a tutti i miei fratelli e sorelle e anche a mio figlio Christian, morto dopo pochi giorni di vita.


Il giorno della salvezza

     
Il Signore quel giorno toccò così fortemente il mio cuore che le mie ginocchia si piegarono e con la mia bocca invocai l’Eterno di salvarmi, Gli affidai la mia vita completamente e Gli chiedesi perdono per tutti i miei peccati affinché il Suo sangue prezioso e puro potesse lavarmi, purificarmi, santificarmi, giustificarmi e redimermi.
      Egli, il Signore, non aspettava altro e dal momento che Lo invocai mi accolse presso di Lui suggellandomi con il Suo Santo Spirito e donandomi Vita Eterna in Cristo Gesù.
      Oggi, dopo sette anni da quel giorno, posso veramente affermare che il Signore mi ha salvato per Grazia mediante la sola fede.
      Da quel giorno la mia vita è completamente cambiata: è stata trasformata totalmente e quel vuoto che c’era in me è stato colmato dal Signore. Avevo provato in tanti modi di colmare quel vuoto, ma il risultato era sempre stato negativo.
      Per spiegarmi e farmi capire meglio con un semplice esempio, era come se avessi avuto un forte mal di denti (l’ho avuto tante volte) e come se facessi sempre ricorso ai farmaci antidolorifici, che per un po’ di tempo calmano il dolore, ma quando l’effetto si esaurisce, non possono più nulla e il dente torna a farti molto più male di prima. Alla fine si deve per forza ricorrere al medico, al dentista che cura la carie e solo così il dente non farà più male!
      Dio è stato il mio medico dal momento in cui mi sono rivolto a Lui: Egli ha agito in profondità, dove i farmaci (le buone opere, l’essere religioso…) non potevano arrivare. Egli ha tolto la mia carie (il peccato) che mi tormentava e da quel momento ho trovato pace e gioia, ho conosciuto l’amore vero.
      Oggi, quando mio figlio ha mal di denti, lo porto immediatamente dal dentista. Ultimamente, con le lacrime agli occhi, si è lasciato togliere una piccola radice che gli faceva male: il giorno dopo era molto contento e soddisfatto perché quel dolore non lo tormentava più.
      Dio, ha fatto la stessa cosa nella mia vita e in quella di mia moglie che fu “salvata” lo stesso giorno della mia conversione: la cosa più straordinaria fu che quel giorno eravamo distanti 800 km. l’uno dall’altra! Un’altra benedizione riservatami dal Signore, oltre alla conversione di mia moglie, è stata anche quella dei miei genitori avvenuta tre anni fa ed oggi molto felici e gioiosi della loro scelta.


Il battesimo per immersione

     
Successivamente, il 19 novembre del 1995, io e mia moglie abbiamo testimoniato pubblicamente ubbidendo al comando del Signore con il battesimo per immersione, quello biblico, lo stesso che Gesù ha fatto dandoci l’esempio e come facevano tutti i primi cristiani ed anche la stessa chiesa cattolica romana fino a circa l’anno mille.


La certezza della salvezza

      Oggi posso affermare con sicurezza di aver conosciuto la Verità, la Vita Eterna e di appartenere al vero Dio, al Dio che si è rivelato nella Bibbia, che si è fatto conoscere agli uomini anche attraverso la natura, al Dio fattosi uomo e sceso ad abitare fra noi sulla terra, in Gesù Cristo.
      Oggi che ho conosciuto l’amore di Dio, ho la consapevolezza di essere scampato dalla perdizione, dal tormento eterno con il Suo intervento nella mia vita. Oggi vivo con questa “speranza certa” della salvezza e con la certezza che un giorno sarò con Dio.
      Da quel momento servo il Signore e svolgo l’opera per Lui nella mia città e nei paesi limitrofi. Tutt’ora sono membro dell’assemblea di Lanciano e dove sono stato da poco riconosciuto quale conduttore.
     
      Chi ha conosciuto il vero Dio, il Dio dei miracoli, il Dio della salvezza, il Dio della speranza che elargisce la vera vita, non ha bisogno di vedere e non ha bisogno di prostrarsi dinanzi ad un’immagine o una statua, perché avverte la Sua presenza dentro di sé: Egli vive in me per mezzo del Consolatore, lo Spirito Santo; in me e in ognuno che si converte a Lui: “... lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:17).

Liborio Di Pietro

 

Testimonianza raccolta da “IL CRISTIANO” ( www.ilcristiano.it )