L’ultimo viaggio

 

Quando Henry Martyn era già vecchio e aveva a lungo lavorato per il Signore in India, decise di andare in Persia (l’attuale Iran).

Il Signore gli aveva messo in cuore di tradurre il Nuovo Testamento e i Salmi in persiano.
Gli amici cercarono di dissuaderlo; se in India era troppo caldo per un uomo della sua età, figuriamoci in Iran! Ma lui non si lasciò convincere.

Cominciò a studiare il persiano e poi in soli nove mesi tradusse tutto il Nuovo Testamento e il libro del Salmi.

Purtroppo quando finì la traduzione, venne a sapere che non avrebbe potuto stampare tutto quel lavoro senza il permesso dello Scià.

Fece un viaggio di mille chilometri andare a Tehran, ma qui gli negarono un’udienza con lo Scià.

Allora viaggiò per altri 700 chilometri fino all’Ambasciata inglese; qui si procurò delle lettere di presentazione, quindi ritornò a Tehran.

Era il 1812; Martyn fece tutti questi viaggi su un mulo.

Per evitare il caldo viaggiava la notte e si riposava durante il giorno, solo nel grande deserto.

Con se aveva una piccola tenda e poco altro.

Finalmente arrivò a Tehran, fu ricevuto dallo Scià che gli diede il tanto atteso permesso!

Martyn cominciò subito a contattare la tipografia e finalmente il Nuovo Testamento e Salmi fu pronto e cominciò a circolare per la Persia.

Dieci giorni dopo Henry Martyn andò col Signore.

ma poco prima aveva scritto sul suo diario queste parole: “Mi sono seduto nell’orto e da solo ho goduto la comunione, il conforto e la pace del mio Dio, il Compagno della mia solitudine, il mio Amico, il mio Conforto”.

 

tratto da «TRAGUARDO»  gennaio/febbraio 2005