IL SIGNORE HA VINTO
LA MIA OSTINAZIONE


Non è facile, quando si è nati in una famiglia religiosa e quando si pensa di essere a posto davanti a Dio, essere disponibili ad ascoltare chi ci parla della grazia di Dio e chi ci invita a leggere la sua Parola.
    
    
Mi presento

    
     Mi chiamo Dennis Tanfoglio nato il 7 maggio 1972 a Gardone Val Trompia in provincia di Brescia. Ho vissuto il mio primo anno e mezzo di vita nel comune di Concesio, situato proprio all’inizio della Val Trompia e paese d’origine della mia mamma: è lì che dopo pochi mesi di vita ho ricevuto il battesimo dalla chiesa cattolica romana.

Il resto dei miei anni li ho poi trascorsi nel comune di Gardone, paese d’origine del mio papà. Ho quindi radici tutte valtrompline.
     Sono cresciuto frequentando la chiesa cattolica perché a suo tempo anche i miei genitori seguivano questa religione e così ho seguito questa loro tradizione. Ma non è della storia della mia famiglia che voglio parlare perché voglio raccontare come ho conosciuto il Signore Gesù e come l’ho accettato come mio personale Salvatore.
    
    
I primi dubbi
    
    
“Lasciate i bambini, non impedite che vengano da me perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro “ (Matteo 19:14).
     Queste belle parole di Gesù mi riportano indietro, esattamente a ventidue anni fa, quando ero un bambino di nove anni che frequentava il catechismo, impartito da giovani ragazzi cattolici, in modo da poter poi ricevere la prima comunione.
     Sentendo quelle belle parole tratte dal Vangelo, nel mio cuore cominciai a chiedermi come poteva Dio voler bene anche a me che ero così piccolo. Questa domanda provocò in me il desiderio di capire chi era Gesù, però... restando nella chiesa cattolica, restavo sempre in una condizione di confusione e di dubbio.
     Ricordo che il mio primo dubbio fu provocato dall’insegnamento che mi era stato fatto alla “dottrina” e cioè che la sera avrei dovuto chiudermi nella mia cameretta per pregare Gesù e chiedergli il perdono dei miei peccati perché solo così Dio mi avrebbe perdonato.
     Ricordo che mi venivano ricordate le parole di Gesù: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:6).
     Nello stesso tempo però, mentre mi veniva impartito questo insegnamento, il parroco mi diceva che il giorno prima di “ricevere la comunione” dovevo confessare a lui i miei peccati. Cioè: mi veniva chiesta una cosa totalmente diversa da quella che mi veniva insegnata.
     Questo dubbio mi è rimasto in testa per anni, però vedevo che tutti facevano così ed allora continuai a fare così anch’io, seppur non confessando sempre tutto al parroco.
     Nel frattempo però quel bambino alla sera aveva cominciato a pregare il Signore nell’intimo del suo cuore e il Signore, nella sua immensa misericordia, ascoltava quelle preghiere, se pur fatte in una condizione di confusione.
     Sì, perché le mie preghiere non erano solo quelle meccaniche e ripetitive che mi insegnavano nella chiesa cattolica, ma alcune erano spontanee e venivano dal mio cuore e sono oggi sicuro che proprio quelle arrivavano al Signore. Purtroppo però la maggior parte erano solo richieste e poche o quasi nessuna di ringraziamento e di lode al Signore.
    
    
Duramente provato, ma... sempre ostinato!
    

    
Così passarono gli anni, in una vita spirituale piatta e confusa; continuai a frequentare quasi regolarmente la chiesa cattolica. Dico “vita piatta e confusa” perché non riuscivo a conoscere chi era realmente Gesù, perché continuavo a seguire precetti d’uomo e non di Dio, pregando ogni sorta di “santo”, compresa ovviamente Maria la mamma di Gesù e non lui stesso: Così Dio era diventato per me un Dio di comodità e non certo un Dio di salvezza. Però Gesù mi ha amato lo stesso, tanto è vero che mi dato una bellissima famiglia dove ho potuto trascorrere un’infanzia e un’adolescenza davvero spensierate fino all’età di 19 anni.
     Purtroppo quando sono arrivato ai 19 anni, è morto mio papà che io avevo trasformato in una specie di idolo tanto che, se il Signore non mi avesse preparato ed aiutato ad affrontare questo dolore, sarei sicuramente impazzito. Da quel momento ho iniziato a traballare, sì perché la confusione è aumentata: non avevo più una guida come mio papà che mi aveva seguito passo passo fin da piccolo nella vita e nei pericoli del mondo. Ho cominciato a sentirmi solo! Cosa potevo fare?
     Sono partito per il militare e, almeno momentaneamente, le mie domande sono rimaste sospese. Infatti la vita militare mi aveva momentaneamente sollevato da quel dolore, anzi per un po’ ho pensato di aver trovato lì la soluzione.
     Il Signore ha però voluto che tornassi a casa congedato. A casa la situazione sembrava per me peggiore di prima, senza papà le cose non erano più come prima anche se con la mamma e le sorelle ci volevamo bene.
     Cominciai così a cercare sfogo nel mondo, cominciando a indurire il mio cuore (era solo l’inizio di una brutta caduta lontano dal Signore).
     Conobbi alcune ragazze, mentre rincorrevo i piaceri del mondo. Però, seppur in modo confuso, il mio cuore mi diceva di pregare il Signore perché trovasse una ragazza giusta per me. All’età di vent’anni conobbi Katiuscia, ora mia moglie, ma allora una ragazzina di tredici anni.
     All’inizio fu solo un’infatuazione, ma più avanti cominciai a volerle bene, perché vedevo in lei qualcosa di diverso e di sano. Ora so che era il Signore che operava nella mia vita.
     Scoprii presto che Katiuscia frequentava con la mamma credente la chiesa cristiana evangelica. Nel frattempo io, stando insieme a lei ma seguendo l’andazzo del mondo, mi chiudevo sempre più nel mio “io” volendo diventare “uomo”. In questo modo continuavo ad allontanarmi dal Signore.
     Nella mia mente si amalgamavano il mio orgoglio di uomo di mondo e la mia presunzione-confusione di uomo religioso. così cominciai a pressare Katiuscia dicendole che era una pazza a frequentare “quella gente lì”, come dicevo io allora in modo sprezzante indicando i cristiani evangelici.
     Nel frattempo però continuavo a frequentarli, perché nella famiglia di Katiuscia, oltre alla madre, erano credenti anche gli zii e i cugini. Ma, quando si parlava del Signore e delle Sacre Scritture, era sempre una disputa, perché mi ostinavo, nella mia ottusità, a non accettare il Signore come Salvatore.
     Così passarono gli anni e Katiuscia, pressata e scoraggiata da me, si allontanò dalle riunioni, anche perché non aveva ancora fatto una vera e propria decisione. Qui iniziò il vero abisso, perché entrambi voltammo le spalle al Signore.
     Passarono così dieci anni; nel frattempo ci siamo anche sposati, con il matrimonio civile. Le cose però non andavano bene, c’erano litigi sempre più accesi e più ci sforzavamo di migliorare più le cose peggioravano, anche perché da tempo ormai avevamo smesso di pregare.
    
    
Finalmente... arreso!
    

     Continuavamo però a frequentare i nostri familiari credenti e cominciai a notare che in loro e fra loro c’era una bella serenità (ovviamente donata dal Signore).
     Ricordandomi com’era Katiuscia quando frequentava le riunioni, accettai l’invito a parteciparvi e così iniziammo a frequentarle.
     Ascoltando la Parola del Signore attraverso i messaggi che venivano letti e meditati da tutta la chiesa, sembrava che il Signore volesse parlare solo a me.
    
Allora, poco alla volta, cominciai ad aprire la porta del mio cuore e in preghiera chiesi al Signore: “Cosa vuoi da me?”.
    
Fu quello il momento nel quale aprii completamente il mio cuore perché, con la sua Parola, il Signore mi rispose per dirmi cosa voleva da me: voleva donarmi la sua salvezza.
     Mi accorsi in breve tempo quanto male avevo fatto al Signore rinnegandolo per tutti quegli anni, chiesi perdono e cominciai a pregare e a leggere la Bibbia.
    
     Quel libro, che per anni avevo lasciato da parte come se fosse un tabù, piano piano è diventata la mia Vita!
     Mi misi a riflettere su tutta la mia vita e mi accorsi quanto il Signore mi abbia sempre amato. Così l’ho accettato come mio personale Salvatore perché è lui che è andato a morire per me e per tutti gli uomini sulla croce, purificandoci col suo preziosissimo sangue da tutti i peccati.
    

Seguire Cristo: gioia, responsabilità, sofferenza
    

     Così, grazie al Signore, mi sono ritrovato in mezzo a tutti questi “pazzi”, come li definivo un tempo, per dare testimonianza con il vero battesimo cristiano. Anch’io diventato pazzo come loro: sì, però, pazzi d’amore per il nostro Signore!
     Ora sono convinto di essere veramente e finalmente cristiano, perché ho deciso con tutto il mio cuore di seguire Cristo e la sua Parola.
     Mi rendo conto però anche della grande responsabilità che mi sono preso verso il Signore e la sua Chiesa.
     Accettare e seguire Gesù è gioia, ma in questo mondo malvagio è anche sofferenza, perché si viene considerati come “diversi”, anche se questo da un certo punto di vista è vero; Pietro ha infatti scritto: “Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi, ne renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti” (1P 4:4-5).
     Ma proprio nella stessa pagina Pietro ci ricorda:
     “Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di Dio riposa su di voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui; ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome” (1P 4:14-16).
     Perciò io adesso ringrazio il Signore perché, se soffro, soffro perché sono cristiano.
    

Dennis Tanfoglio
    

Tratto da «IL CRISTIANO » di marzo 2004  ( www.ilcristiano.it )