Da sacerdote cattolico romano

a Cristo

(La conversione di M. Simonis)

 

Quest’uomo veramente grande nacque in Frisia nell’anno 1505.

Della sua gioventù sappiamo ben poco. Educato per il sacerdozio, divenne alquanto dotto e da molti fu considerato come un vero oracolo.

Come prete, aveva ben poca conoscenza delle Scritture, però era uomo pensante. Vicario di Pinguim in Frisia, la sua ragione si ribellava contro la dottrina della transustanziazione. Spesse volte si domandava se questo mistero potesse essere vero, e se fosse insegnamento della Parola di Dio.

Nel 1530 incominciò la lettura delle Scritture, ed essendo illuminata la sua mente, rigettò senz’alcun dubbio il sacramento dell’eucarestia.

Col tempo ebbe luce su altri punti di dottrina.

Quello che aveva così imparato, insegnava. La sua predicazione subì una tale trasformazione che da molti era considerato un ministro evangelico.

In quel periodo, però, sebbene fosse illuminato, non aveva ancora ricevuta vita spirituale.

Allora si parlava molto degli anabattisti, ed egli ne descrive l’effetto prodotto sulla sua mente, nei seguenti termini: «Il parlare di una persona ribattezzata, suonava stranamente nei miei orecchi. Esaminai con diligenza le Scritture, ed in esse non riuscii a trovare un solo passo che autorizzasse il battesimo dei neonati. Di questo fatto parlai col mio superiore, ed egli dovette riconoscere che nelle Scritture tal battesimo non ha alcuna ragione d’essere. Eppure non mi fidavo nella mia propria intelligenza. Consultai alcuni autori antichi, i quali sostenevano che i neonati debbono essere lavati dal peccato di origine per mezzo del battesimo. Confrontai questi insegnamenti colle Scritture, e mi convinsi che essi distruggevano la efficacia del sangue di Cristo. Allora mi rivolsi a Lutero, desideroso di sapere la verità da lui; ed egli mi disse che dobbiamo battezzare i neonati, per la loro fede, perché sono santi. Capii che tale insegnamento era contrario alla Parola di Dio. Quindi andai da Bucer, il quale m’insegnò che dobbiamo battezzare i neonati onde potere essere in grado di avere cura di loro più diligentemente e di educarli nelle vie del Signore. Ma tale argomento non mi persuase. Poi mi rivolsi a Bullinger, che mi propose come paragone la circoncisione; ma di nuovo fui convinto che tale asserzione non aveva fondamento nelle Scritture. Tutte queste persone avevano idee differenti fra loro, ciascuno seguendo la propria ragione, e quindi dovetti persuadermi che noi ci trovavamo in inganno ammettendo il battesimo dei neonati».

Nell’anno 1530 Menno ritornò nel suo villaggio nativo, Wetmarsum, ove per cinque anni svolse le funzioni da prete cattolico.

«Ivi – egli dice – predicavo, e discorrevo molto della Parola di Dio, ma senza l’influenza dello Spirito, e senza vero amore per le anime; e l’influenza dei miei sermoni era di far sì che molti giovani divenissero simili a me stesso, cioè vanitosi, chiacchieroni; senza amore per le cose spirituali…. Mi davo con ardore allo sfogo delle passioni giovanili; e come tutti i mondani procacciavo l’interesse, la buona apparenza, il favore degli uomini e la gloria di un buon nome».

Nonostante ciò, perseverava sempre nella ricerca della verità, e finalmente, per la grazia di Dio, si convertì nell’anno 1535.

Da quel momento cominciò a predicare pubblicamente la dottrina del ravvedimento, cercando di guidare gli uomini nella «via stretta», e di indurli ad abbandonare il peccato.

Ripudiando le mostruose dottrine degli uomini di Munster, contro alle quali costantemente protestava, accettò i principi dei battisti genuini e si aggregò ad una delle loro Chiese.

Durante il primo anno dopo il suo battesimo, conduceva una vita ritirata; ma un uomo come era lui non poteva rimanere nascosto, e quindi divenne un ministro battista, e spese gli ultimi venticinque anni della sua vita nel lavorare con costanza per la propaganda della verità.

 

Tratto e liberamente adattato da: W. K. Landels: Storia popolare dei Battisti, Torino 1918