“Chiedimi se sono felice”

 

 

“Chiedetemi se sono felice”.

...era il titolo di un film di qualche anno fa, ma darà bene il senso di quanto sto per dire.

 
Nella mia città abbiamo un detto popolare: “finito il santo finita la festa”; vale a dire che il mio star bene e legato ad un avvenimento... e questo è stato un il dramma della mia vita.

Sono nato a Ponticelli, il quartiere “industriale” più periferico di Napoli; c’erano quindi due condizioni sociali che hanno dato un’impronta a tutto il quartiere: eravamo industriali e periferici.

Di industrie c’ era la raffineria di petrolio, ma negli anni ottanta grazie alla sua posizione periferica, Ponticelli si è industrializzata in un altro tipo di raffinamento: quello della droga.

 

Sono cresciuto in questo tipo di società ed in una famiglia dove mio padre era un brav’uomo, mentre mia madre era coinvolta nei loschi affari dei miei parenti.

Di notte arrivavano i camion rubati e di giorno mia madre vendeva nel quartiere la refurtiva; ogni cosa che potete immaginare è passata attraverso la nostra casa: dalle lavatrici ai motorini, dai prosciutti alle scarpe.

Di conseguenza, tutto il quartiere era nostro creditore; spesso mia madre mandava me e mio fratello a fare qualche “recupero crediti” in qualche “caso difficile”.

Se avessimo recuperato i soldi avremmo avuto la metà, e vi lascio immaginare lo zelo e la determinazione che avevamo nel recuperare questi crediti.

Del resto, avevamo avuto una buona insegnante: mia madre, che non aveva paura di nessuno.

Un giorno, un uomo è venuto sotto casa nostra ed ha cominciato a sparare alle nostre finestre, mia madre è uscita sul balcone ed ha cominciato a gettare giù sull’aggressore i vasi con le piante!

Eravamo una famiglia rispettata e non ci mancava niente.

Almeno questo era l’aspetto esteriore.

In casa c’erano continui litigi tra i miei genitori, spesso volavano piatti e pentole.

Una volta siamo finiti in ospedale io e mia sorella con delle posate conficcate nelle gambe.


L’amore era una cosa che non conoscevamo; ancora oggi con i miei fratelli e mia sorella stiamo cercando di costruire i nostri rapporti.


Un giorno però è arrivata la svolta: un mio zio mi ha dato la prima droga da vendere.

Il “recupero crediti” era difficile, mentre questo era un lavoro molto, ma molto più facile, e si guadagnava molto ma molto di più, quindi con i miei cugini, forti del fatto che eravamo nel “nostro territorio”, abbiamo cominciato il “nostro business”.

 

Ricordo tavoli con montagne di soldi, feste e week-end a Capri dove si spendeva e si spandeva,

L’immoralità sessuale non era certo un problema di coscienza allora.

Ma la sera, quando andavo a letto, quando non c’erano più le ragazze, gli amici, i soldi, ero solo e la felicità era finita.

Era finito il santo ed era finita anche la festa!

Qui iniziarono le mie domande interiori, i miei dubbi e le perplessità sulla vita.

 

I “miei” mi avevano mandato ad una scuola elementare privata gestita dalle suore, cosi fin da piccolo sono stato esposto alla realtà del Vangelo seppur velata dalla religione.

Sapevo che quello che facevo era peccato e contro gli insegnamenti che avevo ricevuto, e questo pensiero mi accompagnava ogni volta che mi ritrovavo solo.

Le cose a casa andavano sempre peggio.

Avevo dei ricordi frammentati che mi facevano sentire molto male; cosi un giorno di non molto tempo fa mi sono rivolto a mia sorella per sapere se lei mi poteva aiutare e sono venuto a sapere delle cose molto brutte che non mi sento di raccontare in questa sede, cose delle quali sia io che i miei fratelli subiamo ancora le conseguenze.

 

Un giorno dei ragazzi di una chiesa evangelica di Portici sono venuti nel nostro quartiere ad evangelizzare casa per casa, avevano bussato a diverse porte ma nessuno aveva aperto, così hanno provato un’ultima porta... era la porta di casa nostra.

Mia madre, lo stesso sabato è andata al culto e da subito abbiamo visto in lei un grande cambiamento: non era più violenta con noi, non litigava più con papà, ma la cosa che ci lasciò più sbalorditi fu il fatto che lei prese il libro dei crediti (milioni di lire già a quel tempo) e lo buttò via dicendo che non voleva più quei soldi sporchi.

Eravamo scioccati, non sapevamo cosa pensare, la cosa prendeva una piega mai vista, come anche il fatto che la mamma cominciò a pregare per noi.

Un sabato, con i miei cugini, avevamo organizzato una rapina sull’autostrada, non tanto per i soldi (non ne avevamo bisogno) quanto per l’eccitazione del fatto stesso.

Mio fratello maggiore, che non sapeva della cosa, mi fermò dicendomi che quella sera non sarei uscito; ne nacque un forte litigio, ebbi la peggio e rimasi a casa.

l miei cugini ebbero uno scontro a fuoco con il tizio che avevano rapinato (sapemmo dopo che era un poliziotto), uno di loro fu colpito e di conseguenza dovettero portarlo in ospedale, mentre durante la notte anche gli altri furono portati a tenergli compagnia nel carcere di Poggioreale.

Questo primo episodio mi fece riflettere molto: avrei dovuto essere con loro, ma mia madre aveva pregato!!

Ne seguirono altri dove vedevo che Dio mi proteggeva, perché mia madre continuava a pregare.

Continuava a pregare quando i carabinieri andavano a casa a cercarmi, quando mi ritiravo a casa alle quattro del mattino e non riuscivo nemmeno a stare in piedi, quando i miei dubbi sulla vita mi portarono ad un coinvolgimento nella politica.

Lei pregava ed agiva!

Mise una Bibbia sul mio comodino ed io spesso la leggevo; non capendo perché, mi ritrovavo sempre a leggere quei passi dove Dio chiamava a Se Israele.

Cominciai così a pensare che anche io potevo essere Israele e Dio mi stava chiedendo di avvicinarmi a Lui.

Un giorno mamma mi chiese di accompagnarla ad una riunione sotto una tenda.

Non sapevo di che cosa si trattasse ma la accompagnai; vidi così la tenda ed il gruppo “Cristo è la Risposta” per la prima volta.

La tenda era piena di persone che lodavano il Signore e piangevano.

Vedevo che erano sinceri; ero abituato a vedere persone che pregavano ma questi erano diversi, non era solo una recitazione di qualcosa imparato, ma stavano letteralmente parlando con Gesù.

La cosa mi attrasse molto e decisi così di restare per un fine settimana; “immergendomi” nel Vangelo scoprii che chi si ravvedeva non passava per il giudizio.

...allora c’era un giudizio, ma anche una via di scampo!

Ma la cosa che più mi colpì fu la scoperta che Gesù mi amava così tanto ...da morire per me!

Quello “strano” sentimento che aveva portato il figlio di Dio a lasciare la Sua gloria per un solo scopo ...me!

Non mi ero mai sentito amato come quella prima volta, il mio cuore si riempì di gratitudine; quella sera risposi alla chiamata all’altera ravvedendomi dei miei peccati, ma un’altra decisione presi quella sera stessa: se Gesù mi aveva amato così tanto, io non potevo far altro che rispondere dando la mia vita affinché altri potessero sapere del Suo amore.

Mi unii così al ministero “Cristo è la Risposta”, era il 1984.

Gesù aveva pagato per i miei peccati, ma avevo ancora un debito con la legge, dovevo andare in carcere per furto e spaccio.

Mi presentai così al maresciallo dei Carabinieri del mio quartiere, che mi conosceva bene (non correva buon sangue tra di noi perché oltre alle altre cose una volta ho picchiato suo figlio.. per la semplice ragione che era il figlio del maresciallo).

Quando gli dissi che Gesù aveva cambiato la mia vita, chiamò tutti gli altri nel Comando per festeggiare; nessuno poteva credere che Incarnato era cambiato e che adesso era un missionario.

Anche al giudice testimoniai dei mio cambiamento e gli dissi anche del mio timore che, se fossi andato in carcere, sicuramente non sarei rimasto tale.

Mi concesse così la sorveglianza speciale, potevo rimanere al gruppo e presentarmi in questura ogni sera per la firma.

Gloria a Dio!

 

Il 4 Aprile del 1992 ho avuto dal Signore uno dei regali più grandi: mia moglie Michela.

Il 10 Ottobre dell’anno successivo l’altro grande regalo, mio figlio Ismaele.

 

Abbiamo insieme fatto delle scelte, alcune sono state sbagliate, altre buone, delle esperienze molte belle ed altre che ci hanno fatto soffrire.

Insieme abbiamo, deciso di dedicare la nostra vita al servizio di Dio perché è l’unica cosa che veramente abbiamo a cuore.

 

Chiedetemi se sono felice e vi rispondo senza ombra di dubbio: SI!!

 

Se questa testimonianza ti ha toccato puoi contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica, che è il seguente: 3337887812@tim.it  

 

 

Luigi Incarnato

 

Tratto con permesso da «GRIDO DI BATTAGLIA» Giugno 2005   www.citaitaly.com

 

 

 

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