Avevo solo 17 anni…

Avevo solo 17 anni ed era il 1971. C'era ancora aria di '68 e di rivoluzione in giro, ed eravamo tutti più o meno di sinistra, incavolati e desiderosi di cambiare il mondo: con le bombe, coi fiori, col marxismo o con qualsiasi altro mezzo.

Io ero in crisi nera per una fresca bocciatura in terza liceo che mi aveva fatto perdere il vantaggio di aver cominciato la scuola a 5 anni. Avevo pochissimi amici ed ero senza soldi e senza ragazza. Da piccolo ero stato cattolico praticante e quindi mi sentivo anche un po' in colpa perché stavo trascurando la chiesa. Ma francamente, mi attirava sempre meno e i suoi riti vuoti non mi davano niente.

Ogni tanto, con mio fratello maggiore Lino e Roberto (un vicino di via) ci facevamo una nottata a poker. Il poker per me non era solo un gioco, era un modo per affermarmi, per prevalere sugli altri, per bluffare, per imparare a controllare le emozioni (o forse anche solo per provarle).

Poi Roberto si trasferisce in città a Verona, a 18 km dal nostro paese, Villafranca di Verona.

Dopo un mese viene a trovare mio fratello Lino e, felice come una Pasqua, gli racconta di un'esperienza straordinaria avuta con Cristo. Se non fosse stato Roberto, perennemente in crisi esistenziale e con vari esauriti in famiglia, ateo e rompiscatole, non gli avremmo neppure prestato attenzione. Ma era proprio lui - anche se non era lui - e parlava con entusiasmo di un Gesù vivente che aveva incontrato alcuni giorni prima e che DOVEVAMO incontrare anche noi.

A questo punto, mio fratello Lino, ateo anche lui, e gran fetentone sotto tutti gli aspetti (rubava, menava, si ubriacava, bestemmiava, ecc.) è rimasto ad ascoltarlo curiosissimo ed interessato. Io (il contrario di Lino), come tutti i religiosi ipocriti, ho detto che queste cose potevano anche andar bene per gente come loro, ma... "Io sono già a posto", "Ho la mia religione", ecc.

Quando mio fratello ha voluto rispondere all'invito di Roberto e andare a Verona a una riunione, io mi sono tenuto alla larga. La settimana dopo, mio fratello mi ha chiesto di accompagnarlo e stavolta ho accettato, pensando: "Sì, ci vengo, perché a te che non sai niente ti fregano, ma a me non la fanno!"

La sala era piccola, bassa e umilissima. L'unico arredamento, a parte le sedie, la pianola e il pulpito, erano dei grandi quadri con versetti biblici in gotico, tipo: "Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me. Giovanni 14:6".

Sinceramente quell'atmosfera da carbonari e la semplicità della fauna (non erano, come pensavo, studenti dalla testa calda, c'erano anche anziani e gente di mezza età) non ha avuto un effetto negativo. Anzi, in certi momenti sentivo una strana "presenza", indescrivibile e inquietante.

Ero andato per attaccare e criticare (la mia specialità!), invece ero stato ammutolito dalla fede viva di tutti, dalle loro Bibbie consumate e sottolineate (ne avevano tutti una), e soprattutto dalla preghiera. Parlavano con Dio, senza recitare, e sembrava che Lo avessero lì davanti. Si commuovevano fino alle lacrime e Lo lodavano con gioia e trasporto. Poi, nel tempo delle testimonianze, facevano a gara per raccontare le benedizioni e i doni ricevuti da Dio. Per me, abituato ai riti preconciliari e alla Messa è stato uno shock, positivo. Vedevo una certa coerenza con la semplicità del Vangelo e con l'idea di un Dio "personale", un "Padre", che rendeva il tutto quasi logico: "Se Dio c'è davvero, dev'essere così...".

Comunque, pur apprezzando quanto di buono facevano ed erano quei tizi di Verona, ero contento per loro, ma io restavo con la mia religione che non avrei mai mollato.

Il giorno in cui sono stato alla mia prima riunione era l'11 aprile e coincideva, stranamente, col mio compleanno e con Pasqua.

La settimana dopo, il 18 aprile 1971, è successo il fattaccio. Non ricordo bene cosa sia avvenuto in quella settimana, ma credo di non essermi lambiccato il cervello più di tanto. La religione non era certo al primo posto fra i miei interessi (sicuramente prima c'era la passione della pesca). Comunque quella domenica sono tornato con mio fratello da quegli strani tipi (ancora non sapevo che fossero evangelici e neppure mi interessava). Ancora una volta non ho trovato quasi nulla da criticare, il che non era poco... Poi tutti a scroccare il pranzo dall'amico Roberto e, subito dopo, un'accesa discussione con da una parte il sottoscritto (difensore della Chiesa Cattolica e della tradizione) e dall’altra Roberto e altri due amici suoi (che sferravano colpi bassi con un'arma impropria, la Bibbia).

Devi sapere che come ogni buon cattolico avevo il massimo rispetto per la Bibbia e, come quasi ogni buon cattolico, non la conoscevo per niente. Quando ad esempio contestavo l'assenza di statue e immagini sacre dalla loro chiesa e loro mi citavano da Esodo 20 i Dieci Comandamenti in forma originale, con l'esplicita proibizione a non farsi immagine alcuna e a non prostrarsi dinanzi a tali cose, per me erano davvero colpi bassi. Mi crollava la terra sotto i piedi (e il salame dagli occhi). Tuttavia, essendo caratterialmente un combattivo e cercando di dissimulare le varie "touchées", cercavo di evitare l'angolo, saltando di palo in frasca.

Avremmo potuto andare avanti così per ore e per giorni e forse per anni. Confesso che scoprivo cose interessantissime, che intendevo approfondire. Ma voglio anche precisare che anche se c'era qualche piccolo cedimento, non avrei MAI lasciato la mia chiesa per nessun'altra.

Poi uno di loro ha proposto di pregare! "Come? Qui, in salotto? Senza un'immagine, niente?" Detto, fatto. Si inginocchiano uno dopo l'altro, chi davanti al divano, chi davanti a una poltrona e io, che dovevo difendere la superiorità della mia fede, ho DOVUTO imitarli.

Ancora quel modo di pregare! Già nella loro chiesa mi aveva messo a disagio perché, come ti ho spiegato, parlavano senza recitare come se avessero Dio davanti a loro, e si commuovevano pure! Ma in qualche modo li ho imitati, anche se non riuscivo a spiccicare una parola, perché il massimo che sapevo fare era recitare il Padre Nostro e non mi sembrava proprio il caso. In realtà ero più attento a ciò che mi accadeva intorno che a Dio.

Mentre queste persone pregavano senza mezzi termini per la salvezza di mio fratello Lino e mia, ho notato che Lino stava sobbalzando, prima piano, poi sempre più forte. Quando non ce l'ha fatta più a trattenersi, è letteralmente scoppiato a piangere e a singhiozzare. Ti ricordo che Lino era un ateo, un duro, bestemmiatore, gran fetente, ecc. Vederlo in ginocchio che piangeva (non l'avevo mai visto piangere), che chiedeva perdono a Dio e Lo lodava, mi ha fatto venire la pelle d'oca alta così!

Ora ti ripeto che scontri verbali come quello avuto quella sera mi attiravano e ne avrei affrontati volentieri altri, magari preparandomi meglio per non fare la figura del cretino. Ma alla preghiera e a uno scontro con Dio non ero assolutamente preparato.

Inginocchiato davanti alla mia poltrona, più per orgoglio di Cattolico che deve far valere la sua superiorità che non per sincero desiderio di un contatto con Dio (e chi ci credeva a questa recondita evenienza?), ho assistito "in diretta" alla conversione di mio fratello (che ancora oggi dopo 30 anni è un cristiano praticante).

E' stato a questo punto che ho cominciato a capire che qui non si trattava della mia o della loro religione. Qui c'era Dio che stava manifestandosi ad alcuni (compreso mio fratello ateo e gran fetentone) mentre altri (leggi quel "bravo cattolico" del sottoscritto) non glielo permettevano. E' sempre andata così, Gesù ha sempre attratto più i peccatori che i religiosi.

La Sua presenza era davvero tangibile e mi faceva sentire un gran peccatore sporco e bisognoso di perdono. Mi sono trovato davanti a un bivio: "Mi tengo la mia religione prestigiosa, affollata e solenne o apro anch'io la porta a Gesù?" [C'è un versetto di Apocalisse 3:20 che dice appunto che Gesù è alla porta e bussa; se uno ode la Sua voce e gli apre, Lui è pronto ad entrare...].

Dopo qualche attimo di incertezza dovuta soprattutto alla paura di lasciare certe cose a cui tenevo, ho deciso di rinunciare a tutto: la mia religione, le mie convinzioni e la mia vita stessa (che, tanto, faceva schifo) pur di incontrare questo Dio vivente di cui cominciavo a sentire l’allettante presenza. Sembrava che il Signore non aspettasse altro. Ho sentito come una specie di doccia spirituale che mi lavava dentro e fuori e mi toglieva di dosso il marcio, poi qualcosa di dolcissimo e stupendo che entrava e mi faceva piangere di commozione. Ora la presenza di Dio era fortissima, molto più delle persone che vedevo vicino a me in quel salotto (ci tengo a precisare questi dettagli perché ero sveglissimo e mi sono goduto tutto fino all'ultima goccia).

Ricordo che mi facevano male le ginocchia (non ero abituato alla posizione) e così mi sono stravaccato nella poltrona che avevo davanti godendomi quella presenza, finalmente amica e paterna, e sentendomi per la prima volta in vita mia pulito, perdonato e salvato. Ho cominciato subito a ringraziare e lodare Dio e a far progetti per il futuro... che in buona parte sto vivendo ancora oggi. I dubbi sull'esistenza di Dio, che anche quando ero buon cattolico si affacciavano, sono stati spazzati via per sempre. E' come se qualcuno ti dicesse: "Ma sei sicuro che esista tua madre?"

Quella sera sono tornato a casa ubriaco di gioia. Mi sentivo come Rocky con in tasca il titolo mondiale dei pesi massimi. Sapevo benissimo che la mia vita sarebbe cambiata radicalmente. La lettera ai Corinzi dice che "Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, tutto è diventato nuovo". Difatti, interiormente è finita la solitudine e la crisi, ed è cominciata quella che spesso definivo "la pacchia". Ho perfino cominciato ad andare bene a scuola! Ho finito il Liceo con 50 /60simi e poi l'università di Lingue con un dignitoso 101/110.

Dopo quella sera del 71, ho vissuto tante altre esperienze con Dio, dirette (su me stesso) o indirette (su chi mi stava vicino) e mi sono convinto che c'è una immensa differenza tra chi crede in Dio, chi l'ha studiato, che ne parla e chi, invece, l'ha conosciuto personalmente.

C'è un versetto di Paolo che dice "Io so in Chi ho creduto e son persuaso...". Capisci? Non si tratta di una fede nel nulla o irrazionale o un salto nel buio. Dio c'è davvero, è una Persona molto interessata a noi ed pronto a manifestarsi a chi glielo consente o, meglio, glielo chiede.

Io non meritavo nulla ma ho fatto una cosa semplicissima, gli ho chiesto di manifestarsi nella mia vita. Ora tocca a te.

Nuccio