Non possiamo scegliere le circostanze

 

Mi chiamo Julio e voglio testimoniare di tutto ciò che il Signore ha dato nella mia vita.
Andrò a scavare nei miei ricordi anche se non è facile perché mi fa soffrire!

Sono cose che preferisco dimenticare anche se non è possibile!

Le cose belle subito passano o si dimenticano ma le brutte ce le portiamo per tutta la vita dentro di noi.

Parlo prima della bellissima persona che era nostra madre: era una persona meravigliosa e ha fatto tantissimo per noi, sempre pronta a dare tutto per i suoi figli, si faceva veramente in quattro per noi.

Anche se eravamo poveri, sembrava che non ci mancasse mai niente!

Lei da buona madre rinunciava a comprarsi qualcosa per noi.

Era pronta a difenderci in ogni modo e ci voleva un bene incredibile.

Anche se eravamo poveri sembrava che non ci mancasse niente e questo non è da tutti, sai: a volte entri nelle case delle persone ricche ma sembra che manchi qualcosa, ti accolgono in maniera che non ti fanno sentire desiderato (ovviamente non tutti sono cosi), invece entri in una casa povera ed  è ricca, ti fanno sentire desiderato, sono contenti.

Tipo: giorni fa sono stato a pranzo da un mio amico marocchino, che sta su una sedia a rotelle a causa di una malattia rara, lui ha una casa con una stanza, una cucina e un bagno, ma l’accoglienza che mi ha fatto è stata bellissima, era contento di vedermi, non mi ha fatto sentire un’ospite ma una persona di famiglia e questo non è da tutti.

Parte tutto dal cuore, puoi anche essere l’uomo più ricco del mondo ma se non usi il cuore è inutile.

La ricchezza di una persona non si vede dai soldi ma dalla bontà d’animo, dalla sincerità, dal modo di comportarsi con gli altri, dalla generosità verso il prossimo.

La bontà d’animo o ce l’hai o non ce l’hai!

Non la si può inventare.

Ma continuiamo il nostro discorso: mia sorella era piccola e non pensava alle cose ma io e Paolo, mio fratello maggiore, si! Io e lui abbiamo avuto un’infanzia rubata: a quattro anni si è bambini ma io e lui non lo eravamo, non potevamo esserlo.

Finché eravamo in Brasile, non siamo mai stati bambini, eravamo bambini solo
all’anagrafe.
Finché non sono venuti i miei a prendermi, non ho mai visto un soldatino, un giocattolo, ecc. e infatti quando me li compravano non ci andavo tanto appresso visto che all’età di quattro anni dovevo più pensare a sopravvivere che a giocare e quindi i giocattoli ormai per me passavano in secondo piano.

Mentre i bambini giocavano con i giocattoli, con i fratelli, e altro, io pensavo come si doveva andare avanti, perché non poteva fare tutto nostra madre.

Nostra madre ha sofferto tantissimo a causa di nostro padre, non andavano d’accordo e lei veniva picchiata quasi ogni giorno, a volte anche davanti a noi ma non ha mai versato una lacrima in nostra presenza!

Quando si è  bambini riesci a percepire facilmente alcune situazioni.

Nostra madre stava con nostro padre nonostante i suoi tradimenti e lo faceva solo per noi!

Ha sofferto veramente tanto.

Ora stanno mi uscendo le lacrime ma continuerò comunque a scrivere: aveva una forza incredibile; non si arrendeva mai davanti a niente ma andava sempre avanti e questo faceva di lei una donna meravigliosa in tutto e per tutto.

Non è facile da raccontare!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Purtroppo ho un ricordo che non svanirà mai dalla mia testa e cioè: un giorno sentii i nostri che litigavano e nostra madre che piangeva allora andai a vedere insieme a Paolo che stava succedendo e vidi nostro padre che teneva una falce all’altezza della gola di nostra madre, io e Paolo ci mettemmo davanti a nostra madre cosi fortunatamente non successe niente e questo ricordo lo porterò con me per tutta la vita.
Non so se Paolo ricorda, a volte ho l’impressione che non vuole ricordare, anzi: vuole proprio chiudere col passato ma queste sono cicatrici che non vanno più via.

Se prima piangevo nel ricordare queste cose, ora sto proprio male ricordando questo episodio.
Dopo un po’ di tempo da quell’episodio, non ho visto più  nostra madre ma non ce l’ ho con lei per questo, anzi, so bene che nel suo cuore non ci ha mai abbandonati ed è stato meglio che se ne sia andata prima che le succedesse qualcosa.

Ora tocca a nostro padre (dire padre è una parola troppo grossa), posso dire pochissimo di lui, anche perché non c’è molto da dire su una persona che maltratta le donne.
Era una persona sulle sue, manesco anche se non con noi e che ha fatto soffrire tante persone.
Dopo che nostra madre se ne andò, andammo a vivere con nostro padre e la sua compagna ma non per molto visto che ci mancava poco per essere dati in adozione..

Quanto odio quando usano la parola “dati!!!!!!!

Un oggetto si dà, non una persona.

Un giorno nostro padre mi disse: “presto farete un lungo viaggio”, e da li ci affidarono ad una famiglia in attesa di essere adottati.

Per questa famiglia ci stavamo o non ci stavamo era la stessa cosa; non contavamo niente e fu proprio lì che dovetti crescere ancora di più!

Non si interessavano a noi proprio per niente, si preoccupavano solo dei loro figli: almeno questo!!!!!!

Anche se oggi mi domando in che modo si curavano dei loro figli se non riuscivano a pensare ai noi che avevamo la loro stessa età.

Lì stavo tutta la giornata per strada visto che non avevo niente da fare e spesso mi ritiravo a casa con qualcosa che avevo “diciamo rubato” ai negozi, fruttivendoli per mangiare e far mangiare anche ai miei fratelli.

Come ho detto non avevamo tutte queste attenzioni, Paolo ha  sempre avuto un carattere chiuso e quindi la maggior parte del tempo se ne stava in disparte e quindi toccava a me pensare agli altri anche se lui era il più grande ma, da nessuna parte sta scritto che il più grande deve fare tutto, questione di carattere.

Questo non lo dico per vantarmi ma solo per far conoscere il nostro passato nel modo più reale possibile e testimoniare la gloria di Dio.

Molto spesso mi capitava di “prendere” delle cose ma preferivo darle ai miei fratelli.

Ovviamente con mia sorella e Marcello, l’altro mio fratello più piccolo, era un problema più grosso visto che erano molto piccoli, ma si faceva quello che si poteva.

Questa famiglia aveva un terrazzo dove c’erano dei mattoni, quindi dando le cose a loro, era ciò mi rimaneva e di conseguenza li schiacciavo e li mangiavo anche se facevano male ma quando si ha fame non si pensa a queste cose.

Non mi dispiace averlo fatto, visto che i miei fratelli erano più importanti per me!

Ovviamente all’età di 4 anni non dicevo che fossero più importanti ma mi veniva spontaneo fare quei gesti.

Un giorno scoprirono che mangiavo i mattoni perché avevo la lingua rossa del colore del mattone e mi portarono dal medico che svelò il segreto o meglio: lo svelai io dopo la domanda del medico.

A causa di mia sorella quante volte ho preso le cucchiarelle (ndr: i cucchiai di legno usati in cucina) sulle mani!!!!!

Rompeva le cose ma dicevo che ero stato io cosi le davano a me, ma se tornassi indietro lo rifarei!

Ovviamente non è che  fossi un santo, anch’io ne combinavo di cotte e di crude.

 

Dove stavamo in affidamento, non ci volevano proprio bene!

A dormire eravamo messi in un’angoletto per terra come se fossimo stracci e quindi non meritavamo importanza.

Tra gli amici di questa famiglia c’era una signora che si chiamava Flora e mi voleva veramente bene, e le cose da mangiare me le dava lei spontaneamente, mi trattava bene e questo mi faceva capire che non tutti siamo uguali.

Quando vedevo i bambini andare a scuola ci volevo andare pure io ma questa famiglia mi disse di no e li odiavo ancora di più!

Secondo me  è anche per questo motivo che non mi piace tanto la scuola.

Sono contentissimo che i miei fratelli minori tante cose non le abbiano vissute!!

Penso che Paolo sia molto chiuso anche per le cose che ha vissuto, anche perché si tiene tutto per se! Non ne parla mai e questo non è buono. Le cose bisogna buttarle fuori, anche se che comunque fanno soffrire ma di meno sicuramente.

Giustamente ognuno vive le cose in modo diverso ed ha delle proprie idee ed in base ad esse vive.

Nella mia vita ho sempre desiderato una cosa e cioè: essere completamente diverso da nostro padre e totalmente uguale a nostra madre, specialmente nel modo di comportarsi con gli altri. Dare tutto per gli altri prima di pensare a se stessi e spero di esserci riuscito ma questo lo devono dire gli altri e non io.

Quando i mie fratelli minori sono partiti è stato un duro colpo perché mi mancava qualcosa, la mia famiglia, le persone che mi completavano! E avevo paura di non rivederli più ma gloria a Dio non è stato cosi.

Dopo un po’ di tempo sono venuti a prendere anche me e  Paolo e non sapevamo neanche dove andavamo, cosa sarebbe successo ma avevo subito capito che avevo delle belle persone davanti a me! Sia per quanto riguarda i genitori di Paolo che i miei.
Dopo circa un’ anno ci siamo ritrovati tutti ed ero felicissimo perché stavamo tutti in Italia, a Napoli ma specialmente avevo ritrovato la mia famiglia.

La cosa che mi dispiace è che Marcello ha alzato una barriera con noi, e soffro tanto per questo! Ha tagliato col passato e con la sua famiglia.

Ho provato tante volte a fargli capire alcune cose ma invano, non dà più importanza ai suo fratelli.

Ho smesso di cercarlo.

Viene il momento che pure ti stanchi di cercare una persona che non ne vuole sapere di te ma se un giorno avrà bisogno di me, l’accoglierò a braccia aperte perché rimane sempre mio fratello.

Marcello per il momento è come smarrito ma spero che ritrovi la sua strada e
allora tornerà dalla sua famiglia.


Dio ha provveduto alla mia vita già nel momento in cui mi ha donato la seconda famiglia che per me è diventata la prima.

Quando cominciai a vivere con  miei genitori non ero più un bambino dentro eppure cominciarono a considerarmi come tale. Un po’ mi infastidivano gli atteggiamenti di mia madre a volte troppo premurosi, ma quello era il suo modo di amarmi. Ricordo che anche se bisognava andare a scuola si preoccupava di accompagnarmi nonostante si trovasse a pochi passi da casa mia.

Ho imparato pian piano a potermi fidare di loro lasciandomi alle spalle tutto ciò che prima avevo vissuto. Mia madre ha saputo darmi tutto l’amore di questo mondo.

I genitori che ho avuto sono quelli che Dio ha scelto per me, sono stati progettati su misura secondo il piano di Dio per la mia vita.

In tutta l’adolescenza ho trovato difficile relazionarmi con gli altri che sapevano farmi prendere coscienza della diversità della mia pelle nel modo del tutto sbagliato.

Arrivai alla convinzione di volermi sottoporre all’operazione con cui Michael Jackson aveva cambiato il colore della sua pelle.

Ho imparato con il tempo a comprendere che Dio ha deciso ogni singolo dettaglio del mio corpo. Ha scelto intenzionalmente il colore della mia pelle, i miei capelli ed ogni mia caratteristica. Mi ha creato in modo unico come voleva Lui. Ha deciso quali talenti naturali avrei posseduto e l’unicità della mia personalità poiché Dio mi ha creato per il Suo scopo.

Dio non fa niente di casuale e non compie errori. Ha un motivo per tutto ciò che crea ed il motivo per cui Dio mi ha creato è il Suo Amore, ed io mi sento la prova vivente che il Signore ascolta dal cielo.

Dio mi ha creato per potermi amare ed è una cosa su cui ho costruito la mia
vita.
Tra i miei fratelli sono l’unico dei quattro che sia stato adottato da una famiglia di modeste condizioni economiche, l’unico dei quattro che abbia desiderato mettere a servizio dei senza tetto la ricchezza dell’esperienza della mia infanzia.

Se disprezzassi chi non ha niente disprezzerei anche me stesso perché una volta anch’io non avevo niente. Ho imparato a caricarmi anche del loro amore perché hanno tantissime cose da insegnarmi e riescono ad amare senza volere niente in cambio e questo è raro.

Ovviamente non parlo di tutti poiché c’è sempre chi vuole approfittare della troppa bontà. Ho imparato che i poveri non bussano alla nostra porta ma al nostro cuore e facendo entrare loro facciamo entrare anche Dio.

Sono orgoglioso della mia infanzia perché per me si è trasformata in stella durante tutti questi anni.

Diceva Gandhi: non c’è nessun cammino per la pace.

La pace è il cammino.

A quei tempi mi alimentavo di delicatezze tra le missionarie della carità.

Mi recavo ogni giorno alla mensa come volontario.

Ricordo che quando mia madre cominciò a manifestare i primi mali ricoverandosi in ospedale mi recavo alla mensa dopo aver vegliato accanto a lei tutta la notte.

Credevo nel cuore ai sentimenti che mi spingevano a credere in ciò che facevo.

Desideravo ardentemente servire Dio e mi convinsi che il Signore mi chiamava a consacrarmi al sacerdozio nella congregazione dei missionari della carità. Ero come bendato dalla spiritualità che mi sembrava respirare in quei posti senza riuscire a
accorgermi delle opere morte che compivo. Fu lo stesso periodo in cui mia madre cominciò a manifestare i primi sintomi della sua grave malattia.

Suor Patrick, a cui ero molto affezionato, gia cominciava a chiamarmi padre ed insisteva affinché mi mettessi in contatto col sacerdote perché entrassi in seminario.

Nonostante le dicessi che mia madre si stesse aggravando sembrava come non capire.

Decisi però di rimandare la mia partenza. Non avrei mai potuto abbandonare mia madre in un momento come quello e credo che Dio stesso non avrebbe voluto questo.

A mia madre non piaceva l’idea che mi consacrassi sacerdote, lei conosceva la verità e non poteva accettare una cosa del genere.

Quante volte cercava di farmi capire trovando in me un cuore duro.

Mia madre era una persona semplicissima che ha saputo darmi tutto l’immenso amore che Dio aveva messo nel suo cuore. Probabilmente nei Suoi piani sapeva che questa sua figlia lo avrebbe un giorno adorato in spirito e verità e se solo ripenso a quante volte io l’abbia contrastata, restando fermo e chiuso nei miei schemi mentali, ricordo con quanta pazienza e fiducia nel suo Dio restava in silenzio senza parlare.

Allora seguivo le fondamenta di uomini che non insegnavano la verità biblica.

C’erano volte in cui il pastore m’invitava al bar per un caffé per cogliere occasione di parlarmi e quasi mi vergognavo del Vangelo notando che altri giovani erano seduti al tavolo del bar.

Questo sotto un certo aspetto veniva a scuotermi nel cuore in quanto se provavo
disagio nel parlare di Dio,come avrei potuto un giorno indossare le vesti di un prete?

Nonostante tutto ero pronto ad andare fino in fondo nella mia scelta senza ascoltare nessuno.

Una grande testimonianza mi è stata data da mia madre.

Non si può incontrare Dio e restare gli stessi e mia madre cambiò molto in rivelazione del Vangelo. Nel suo carattere calmo e rilassato quasi non riconoscevo quella parte di mia madre apprensiva.

In tutto il periodo della sua malattia mi testimoniò una grande fiducia in Dio. Questo suo atteggiamento era come uno scuotere il mio cuore a vedere ciò che non volevo vedere.

Una sera accadde che nel tornare a casa sentii nel cuore di dover salire su un treno
benché sapessi che non mi avrebbe condotto a casa. Alcune fermate dopo mi decisi a scendere benché fosse tarda sera e nel chiedere ad un ragazzo se ci fossero ancora treni per Casalnuovo dovetti fare i conti con quella verità che proprio non volevo accettare.

Allora portavo una grande croce al collo regalatami da un padre missionario comboniano a cui ero molto legato. Portavo quella croce sempre con me. Ci parlavo, la baciavo, la stringevo ed altro ancora con una vera venerazione.

Proprio quella sera quel ragazzo inaspettatamente mi chiese perché portassi quella croce.

Dinanzi a quella domanda mi trovai impreparato.

Quel ragazzo mi invitò a leggere il Salmo 115.

In un primo momento stentai dall’andarlo a leggere poi per curiosità un giorno mi fermai a riflettere sulle parole del Salmo. 

Cominciai a leggere la Bibbia e notavo che nella chiesa che frequentavo non si adempieva nessuna delle cose che trovavo scritte in quel Libro.

Già un anno prima mi capitò d’incontrare nel treno ritornando a casa una sorella che cominciò con il suo fervore a parlarmi del Signore senza che il mio cuore desse ascolto alle sue parole.

Oggi posso dire che Dio preparava una strada per quanto in seguito sarebbe accaduto.
Una mattina ricordo che sentii nel cuore di dover pregare.

Mia madre cominciava a chiamarmi affinché mi preparassi per recarmi al lavoro, io però continuavo a pregare senza riuscirmi a fermare. Sentivo nel cuore tutta la benedizione di Dio e quando mi rialzai mi recai da mia madre per confessarle che da quel momento in poi decisi di accettare il Signore nella mia vita per quello che Lui era veramente. Ciò che mi colpì fu la risposta di mia madre che disse: “lo sapevo già!”. Aveva ricevuto un dono da Dio, quello più alto della profezia. Non una ma diverse volte riceveva messaggi da parte di Dio e tutti si sono avverati.

Ritornai nella mia stanza per ripulirla dalle immagini che ricoprivano le pareti.

Impossibile descrivere la gioia di mia madre quella mattina e penso che ancora più gioia ci fosse nei cieli poiché un’altro figlio era perduto ed era stato ritrovato. 

Ciò in cui oggi rivedo la potenza di Dio è nel fatto che abbia accettato Gesù come Signore e Salvatore della mia vita una settimana prima che mi fossi deciso ad entrare in seminario.

  
Ma la mia fede fu subito messa alla prova dal Signore.

Mia madre si aggravò fino al punto di morire e con lei morì una parte di me.

Molti mi hanno accusato di aver accettato l’Evangelo nella mia vita a causa del dolore per mia madre.

Non riuscivo più a provare amore per nessuno e forse neanche per me stesso.

Il mio mondo crollò in un solo istante.

Ricordo che quella mattina mio padre venne nella mia camera a svegliarmi avvertendomi che per quanto continuasse a chiamare mia madre, lei non rispondeva. Corsi in fretta nella sua stanza e mi avvicinai al suo letto. Mi guardò fisso come desiderosa di dirmi un qualcosa che le sue labbra non riuscirono a confessarmi e chiuse gli occhi entrando in coma.

Nel delirio più forte rinnegai l’esistenza di Dio.

Ero pieno di rabbia nei Suoi confronti poiché nel Suo immenso potere non aveva guarito mia madre e dichiarai che il vostro Dio potevate tenervelo per voi.

Il vuoto che avevo nel cuore così non vide luce né speranza della resurrezione.

Il nemico seppe in quel momento, per me angustiante, trarne ovvi motivi perché mi allontanassi dall’amore di Dio. Insinuava nel mio cuore il modo in cui era morta mia madre con le sofferenze che aveva attraversato, che era morta mia madre, e mi ossessionava con il ricordo di tutte le sofferenze della sua malattia.

In quel momento stesso in cui fui preso in tali pensieri capii che il combattimento non era più carne contro carne ma contro spiriti e potestà.

Fu un sabato che tornando dal tirocinio in ospedale incontrai a piazza Garibaldi una comunità cristiana che testimoniava le opere di Dio. Erano ex tossicodipendenti o alcolisti che testimoniavano la grandezza di Dio nella loro guarigione.

Ascoltarli destò il mio spirito che ritornato in sé tornò a confessare con la bocca la grandezza di Dio. Probabilmente dentro di me sapevo già, nel momento in cui rinnegai il Signore, che quella non era la soluzione giusta.

Ritornai così in chiesa per adorare Dio in spirito e verità.

Le prove, però, non erano finite.

Mi ritrovai ad affrontare con mio padre situazioni economiche difficili in cui vivere.

In queste situazioni imparai però a vivere per fede e senza allontanarmi mai più da Dio imparavo a riconoscere la Sua opera nella mia vita. Imparavo la potenza della preghiera con la quale riuscivo a vincere ogni battaglia. In queste esperienze facevo mio il passo della scrittura in cui c’è scritto: “posso ogni cosa in Colui che mi fortifica”.

Il Signore è potente e non abbandona i Suoi figli mai e poi mai.

Gloria a Dio sempre ed in eterno.

Già da molti mesi per difficoltà economica non era stato possibile realizzare il marmo funebre per mia madre.

Avevo una grande amarezza nel cuore per questo.

Non riuscivo a pensare che dopo una vita trascorsa di sacrifici e semplicità di cuore potesse restare in un modo tale, come abbandonata.

Avevo tanto amato mia madre e l’amo ancora, e soffrivo ad averla abbandonata. Ma il Signore è tanto grande che non può abbandonare. A volte la sofferenza è forte tanto da portarti a credere che Lui non esista ma il Signore riscatta i Suoi figli.

Mio padre tornando, infatti, dal cimitero mi confessò che mia madre aveva un marmo ben curato.

Il responsabile del cimitero aveva provveduto lui a tutto, curandosi di ogni cosa.

Per me la gioia fu grande e compresi che quello fu un regalo da parte di Dio.

Ho imparato in quest’anno che quando sei con Dio la benedizione non sai da dove arriva ma sai perché ti arriva.

Per concludere voglio ancora testimoniare come Dio protegge costantemente i Suoi figli anche quando questi non si rendono conto di ciò. Un giorno infatti restai in casa senza corrente elettrica e  chiamato l’elettricista quasi si meravigliò di come, dopo il corto circuito avvenuto, non si fosse incendiato l’appartamento.

Erano anni che l’intero mio impianto elettrico era ormai completamente bruciato né il salvavita era più in funzione, e pertanto non abbiamo mai dato peso alla pericolosità a cui facevamo fronte. Eppure per gloria di Dio nulla è mai accaduto.

Ho imparato che nella vita niente di quanto possa sembrare difficile lo è realmente.

Se si scava veramente a fondo, c’è un lato positivo che noi sempre dobbiamo cercare e quel lato positivo è il disegno di Dio che si cela dietro ogni evento e circostanza.

Non possiamo scegliere le circostanze in cui poter vivere ma possiamo scegliere il modo in cui viverle, e viverle con Dio aiuta a togliere ogni autorità ai problemi.

 

Julio Faucio