La tecnologia digitale

applicata al Codex sinaiticus 

 

A Lipsia, in Germania, si sono riuniti i rappresentanti delle biblioteche che in Egitto, Russia, Inghilterra e Germania conservano con gran cura il Codex Sinaiticus, un manoscritto su pergamena conosciuto anche come “Bibbia del Sinai” e risalente al IV secolo dopo Cristo. Si tratta dell’edizione più completa della Bibbia a noi pervenuta, solo il Codex Vaticanus, conservato nella Biblioteca Vaticana a Roma, può fargli concorrenza per grado di completezza.

La “Bibbia del Sinai” è un manoscritto in greco conservato separatamente nel monastero di Santa Caterina, sulla penisola egiziana del Sinai, nella biblioteca di San Pietroburgo, nella British Library di Londra, e nella biblioteca universitaria di Lipsia.

Si ritiene facessero parte del codice altre pagine, circa 330, in pratica la parte mancante dell’Antico Testamento.

Scopo dell’incontro è stata la firma di un accordo per la digitalizzazione dell’antico codice da depositare poi in una banca dati, su internet, in modo da permetterne lo studio ad un maggior numero di esperti.

Il testo, oltre ad essere la più antica Bibbia cristiana pervenutaci, è anche uno dei primi libri rilegati, codex appunto, giunti fino a noi, per di più in un’edizione di lusso. Fu realizzato in un momento storico molto importante, all’epoca della vittoria dell’imperatore Costantino nella battaglia di Ponte Milvio del 312 e dell’editto di Milano del 313, con il quale l’imperatore riconobbe formalmente il cristianesimo e mise fine alle persecuzioni dei cristiani.

Nella sua forma attuale, la “Bibbia del Sinai” consiste di circa 400 fogli di pergamena, pelle quasi sempre di vitello, grandi 38 per 34,5 cm.

Nei fogli è presente circa la metà dell’Antico Testamento nella versione greca detta dei LXX, alcuni testi considerati apocrifi, l’intero Nuovo Testamento e due scritti dei primi secoli dell’era cristiana.

 

Tratto da «CRISTIANI OGGI»  marzo 2007