Il primo natale

 

...il natale (festa – n.d.r.) è stata invece «inventata» ben dopo la nascita di Gesù: i primi cristiani non lo celebravano.

«La prima notizia che abbiamo si riferisce a un natale festeggiato a Roma, il 25 dicembre, nel 336» dice Di Bernardino. «Probabilmente, ha iniziato a diffondersi all’inizio del IV secolo, diventando sempre più importante».

Ma perchè proprio il 25 dicembre?

I Vangeli non fanno menzione di una data precisa; essa è stata stabilita dai teologi in base a «calcoli» simbolici.

Alcuni teologi avevano stabilito al 25 marzo (all’inizio della primavera) la data della creazione della terra, dell’annunciazione dell’angelo a Maria e, secondo altri calcoli, anche la crocifissione. La natività fu fissata nove mesi dopo: il 25 dicembre.

In ogni caso, la fine di dicembre era già un momento di grande festa anche nella Roma precristiana. Proprio come oggi (il calendario era simile al nostro; fu corretto, per adattarlo meglio all’anno solare, da papa Gregorio XIII nel 1582 ).

Dal 17 al 24 si celebravano i «saturnali», dedicati al dio saturno: giorni di eccesso e divertimento, travestimenti, addobbi con luci e sempreverdi. Il 1° gennaio era il capodanno romeno: ci si scambiavano doni, le strenae (strenne). E il 25 dicembre era la festa del Sol Invictus, dedicata al sole.

La decisione di celebrare il natale il 25 dicembre, quindi, può essere stata influenzata dall’idea di sostituire il culto cristiano a celebrazioni pagane, in particolare a quella della divinità solare.

Ma c’era anche chi collocava la data della nascita di Gesù al 6 gennaio.

«Mentre la chiesa di Roma aveva il natale, la chiesa d’oriente, in Egitto o Armenia, festeggiava l’epifania il 6 gennaio: era intesa come “manifestazione” di Cristo, quindi celebrava anche la Sua nascita» dice Bernardino. «L’epifania e il natale però si diffusero in tutta la cristianità, quindi fu necessario differenziarle: dal VI secolo la natività restò fissata al 25 dicembre, il 6 gennaio fu dedicato all’arrivo dei magi».                                                                  

 

 

n.b.: il grassetto non è parte dell’articolo originale, ma solo un’enfasi voluta dal trascrivente.

 

Articolo tratto da «FOCUS» n. 139, pagina 172;  maggio 2004