A caccia di pantegane per studiare le difese del corpo

 

Avere a che fare con rati da laboratorio è già un compito che molti non apprezzerebbero, anche se i ricercatori ci sono abituati. Ma il professor William Parker, della Duke University di Durham (USA), deve procurarsi veri topacci dei bassifondi. Gli servono per i suoi studi sull’influenza dell’igiene sul sistema immunitario: confronta i roditori allevati in uno sterile laboratorio e quelli cresciuti nella sporcizia tra cassonetti, fogne e campi. Per questo identifica le zone infestate dal comune ratto grigio, Rattus norvegicus, più noto come ratto delle chiaviche o pantegana. Sistema le trappole, cattura i roditori, confronta le loro difese immunitarie con quelle dei ratti bianchi della stessa specie allevati in laboratorio.

Sporchi. Ha provato che i ratti “sporchi” hanno anticorpi pronti a reagire ai germi, ma non agli irritanti minori, come quelli dei ratti da laboratorio.

Una conferma alla teoria che allergie o disturbi autoimmuni negli umani siano più diffusi tra chi vive in ambianti “igienici”: le difese poco esposte ai microbi reagiscono in modo eccessivo. Parker è uno dei tanti ricercatori impegnati in compiti schifosi, noiosi o rischiosi: nuove ricerche estreme che vi presentiamo in queste pagine.

 

Tratto da «FOCUS» n. 119  maggio 2009  www.focus.it