CHE RENDERO’ IO ALL’ETERNO?

(terza  parte)

 

17.                        LA RICONOSCENZA D’'UN RE CREDENTE

 

 

In 1 Cronache 29 è trattato il soggetto delle offerte per la costruzione della Casa di Dio.

Davide, il re guerriero, pensa di costruire una casa che serva di santuario, un tempio dove    Iddio possa dimorare in mezzo al Suo popolo       per benedirlo e proteggerlo, dove possa ricevere dal popolo l'adorazione ed il tributo di riconoscenza ed onore che gli erano dovuti.

Davide ama Dio fin dalla sua infanzia, ha fede in Lui e gli è interamente consacrato. Vorrebbe, tuttavia, che il cuore del popolo fosse di        pari consentimento con il suo.

Egli parla alla radunanza dei figliuoli d’Israele e dice che ha impiegare tutte le sue forze per preparare il materiale per la costruzione della casa e aggiun­ge: «Di più, per l'affezione che porto alla casa del mio Dio, siccome posseggo in proprio un tesoro d’oro e d'argento, io lo do alla casa del mio Dio, oltre tutto quello che ho preparato per la casa del Santuario... » (29:3).

Termina rivolgendo un caldo appello al cuore del popolo dell'Eterno: «Chi è disposto a fare oggi qualche offerta all'Eterno?»(29:5).

E tutti i capi delle fami      glie e tribù d'Israele risposero con grande al­legrezza e fecero delle offerte volontarie.

«Il popolo si rallegrò di quelle loro offerte volontarie, perché avevano fatto quelle offerte all’Eterno con tutto il cuore»(29:9).

Questa grande liberalità fa sgorgare dal cuo­re di Davide una preghiera di riconoscenza e di lode alla quale si unisce l'intero Suo popolo.

In essa egli dice:  «...tutto quello che sta in cielo e sulla terra è Tuo.. da Te vengono la ricchez­za e la gloria... chi sono io e chi e il mio popolo? che siamo in grado di offrirti volonterosamen­te cotanto? Giacché tutto viene da Te; e noi t’abbiamo dato quel che dalla Tua mano abbiamo ricevuto... Tutta questa abbondanza di cose che abbiamo preparato per edificare una casa a Te, al Tuo Santo Nome viene dalla Tua mano e tutto Ti appartiene... nella rettitudine del cuor mio Ti ho fatte tutte queste offerte volontarie ed ho veduto ora, con gioia, il Tuo popolo che si tro­va qui a farti volonterosamente le offerte sue» (29:17).

Oh, se come il credente Davide, i credenti delle nostre Chiese sapessero impiegare tutte le loro forze per preparare il materiale per la costruzione della casa di Dio che è la Chiesa dell'Iddio Vivente!

Se sapessero, come lui (Davide) ed il suo popolo, contribuire gioiosamente per provvedere i mezzi richiesti dall’attività necessar­ia per la raccolta del materiale!

Siccome l'edificio è spirituale, il materiale da impiegarsi deve essere pure spirituale. Occorrono pietre vive, anime convertite, rigenerate dalla potenza dello Spirito Santo e dalla Parola di Dio.

Per preparare questo materiale bisogna man­dare gli evangelisti, i predicatori alla ricerca delle anime perdute nella miniera che è questo mondo.

Per edificare la Chiesa è necessario con­durre queste anime redente ai pastori e do­ttori spirituali i quali le nutriranno, cureranno ed edificheranno sul fondamento già posto, cioè Gesù Cristo.

Per compiere questa opera occorre provvedere alle spese di coloro che chiamati da Dio, de­vono svolgere questo speciale ministerio.

Chi è disposto a fare oggi qualche offerta all'Eterno?

Possa lo Spirito di Dio muovere i nostri cuori alla riconoscenza e, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è Suo, possiamo noi pre­sentargli volonterosamente le nostre offerte e dire: «T'abbiamo dato quello che dalla Tua mano abbiamo ricevuto» (29:14).

Ricordiamo, tuttavia, l’esortazione di S. Pao­lo: «non per forza ne' di mala voglia, perché Dio ama un donatore allegro» (2 Corinzi 9:7).

Unofferta fatta a malincuore non potrà mai essere gradita.

Quando Dio vede un popolo ben disposto a Suo riguardo, non può fare a meno di benedirlo.

Ad Israele, dopo sì gloriosa testimonianza di riconoscenza, Iddio concesse un regno di pace, di prosperità, di benessere e di gloria come mai ebbe in precedenza e non avrà più sino al Regno glorioso di Cristo.

Cosa non potrebbe fare Iddio per il popolo cristiano e per ogni credente se sapessero offrire volonterosamente cotanto?

La benedizione dipende dalla nostra ricono­scenza e dalla nostra liberalità.

 

 

18.                        PRIMA DIO, POI… IO.

 

 

In un tempo di grande carestia Iddio manda il profeta Elia dalla vedova di Sarepta perché provveda al suo nutrimento. Questa vedova è poverissima ed allo stremo delle sue risor­se. Elia, incontrandola, le chiede un pezzo di pane. La donna non rifiuta il pane richiesto, ma, non avendone, espone al profeta la sua triste condizione: «Come è vero che vive l’Eterno il tuo Dio del pane non ne ho, ma ho solo una manata di farina in un vaso e un po’ d’olio in un orciuolo; ed ecco, sto raccogliendo due stecchi per andare a cuocerla per me e per il mio figliuolo, la mangeremo e poi morremo. Elia le disse: “Non temere, va e fa come tu hai det­to, ma fanne prima una piccola stiacciata per me e portamela, poi ne farai per le e per il tuo figliuolo. Poiché così dice l'Eterno, l'Iddio d’Israele: il vaso della farina non si esaurirà e l'orciuolo dell’olio non calerà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra” » (1Re 17:8-14).

Chi crede non teme, chi teme non crede.

Questa povera vedova onora Dio con la sua grande fede: crede alla promessa del profeta, riconosce il diritto divino sulle sue magre ri­sorse, e, senza esitare, risponde alla richiesta del servitore di Dio: Fanne prima una schiacciata per me poi ne farai per te...

Dio deve sempre avere il primo posto nei no­stri cuori e la prima parte dei nostri beni.

Prima Dio, poi... io.

Questa massima capovolge l'egoismo; è contraria al sentimento dell’uomo naturale che dice: «Prima per me e poi per gli altri soltanto se ce n’è».

Solo il credente può comprendere ed accet­tare con semplice naturalezza l'invito di Dio: «Prima per me!».

Colui che ha accettato la salvezza per la fede in Gesù Cristo deve prima pensare ai bisogni dell'opera di Dio, poi penserà ai suoi. Di quanto possiede o guadagna presenterà prima la sua offerta a Dio, poi si servirà dei rimanente per le sue personali necessità. Facendo così il cre­dente avrà sempre, in ogni cosa, il necessario.

La vedova di Sarepta ha forse perduto qualche cosa offrendo a Dio la prima parte di quel poco e così necessario che possedeva? No, ha avuto tutto da guadagnare ubbidendo alla ri­chiesta del profeta, attirò su di se la benedizione divina. Iddio non fece divenire un sacco quella manata di farina, né una botte quell'or­ciuolo d'olio, ma ogni giorno, per opera Sua, la vedova ritrovava nel vaso la quantità di fa­rina bastante per il loro nutrimento giornalie­ro e nell’orciuolo l’olio necessario per condir­ne la cottura. E per molto tempo, sino alla fine di quella tremenda carestia1 la vedova, il suo figliuolo e il profeta ebbero di che nutrirsi. Se la vedova si fosse rifiutata di farne prima una piccola stiacciata per Elia, Iddio avrebbe trovato un altro mezzo per provvedere ai bisogni del suo servitore, ma essa e il suo figliuolo, dopo aver mangiato quegli ultimi resti, sarebbero morti. Essendosi essa curata del profeta, Iddio si cura di lei.

Questo glorioso esempio di fede e di rinun­cia da parte di una povera vedova, seguito da un così glorioso esempio di fedeltà da parte dì un Dio che vuole e può benedire e provvedere, deve scuotere l’egoismo dei credenti, poveri o ricchi che siano.

Iddio, in questi tempi, chiede ad essi la prima parte dei loro beni per provvedere alla conti­nuità dell’opera Sua. Se essi ubbidiscono Egli saprà benedirli spiritualmente e moltiplicare le loro risorse materiali.

Il risultato di una pronta risposta a questo diritto di Dio sarà sempre una ricca benedizio­ne per il credente.

La benevolenza degli uomini può fare molto quando vi sono abbondanti risorse che allonta­nano la possibilità di privazioni personali, ma solo la grazia e la fede operante per mezzo dell'amore renderà l’uomo capace di mettere al se­condo posto i suoi propri interessi e le sue ne­cessita personali e dare la precedenza ai biso­gni dell’opera di Dio.

La grazia insegna a vivere e ad agire per gli altri.

Più la nostra anima gusterà le dolcezze dell'amore di Dio più sarà grande e sincero il de­siderio di servirLo con la nostra vita e con i nostri beni.

Voglia Iddio, in questi tempi di lamentevole freddezza e di colpevole indifferenza da parte dei credenti, che molti possano sentire sempre più profondamente la potenza dell'amore di Cristo, ricordando che non appartengono più a lo­ro stessi ma a Colui che è morto e risuscitato per loro.

 

 

19.                        L’OFFERTA PIU’ GRANDE

 

 

In Marco 11:41-44 l'evangelista ci presenta un commovente esempio di liberalità:  «Gesù, postosi a sedere dirimpetto alla cassa delle offerte, stava guardando come la gente gettava de­naro nella cassa; e molti ricchi ne gettavano assai. E venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli che fanno un quarto di soldo. E Gesù, chiamati a sé i Suoi discepoli, disse loro: In verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato nella cassa delle offerte più di tutti gli altri, poiché tutti han gettato del loro super­fluo; ma costei, del suo necessario, vi ha getta­to tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere» (Marco 12:42-44).

Gesù, seduto di fronte alla cassa delle offer­te, osserva come e quanto offrono coloro che entrano nel Tempio. Nulla sfugge al Suo sguar­do: non solo Egli vede tutto quello che mettia­mo nella cassa delle offerte, ma vede anche tut­to quello che non mettiamo, che riteniamo per noi­. I ricchi mettevano molto, ma questa povera vedova, pur mettendo poco, aveva offerto più di loro tutti. Altri avevano dato del loro super­fluo o la decima di quanto possedevano o guadagnavano ma essa aveva dato tutto. Il Signore apprezza questa offerta poich'Egli non la giudica dal suo valore materiale, ma dall'amore col quale è presentata ed in proporzio­ne di quanto la vedova possedeva.

Questa donna non seppe mai che Gesù, il Fi­gliuolo dell'Iddio Vivente, conoscesse le sue condizioni, avesse notata la sua piccola, ma gran­de offerta e facesse di lei un esempio di libe­ralità per tutti i credenti. A lei bastava l’approvazione interiore della coscienza e l'intima sod­disfazione che si prova facendo il massimo sa­crificio per Colui che si ama.

Gesù diceva: «Il Padre tuo che vede nel se­greto te ne dirà la ricompensa» (Matteo 6:4).

Quante offerte, sacrifici, atti di rinunzia e di eroismo compiuti per amor del Signore, inos­servati, sconosciuti o incompresi dagli uomini ma veduti e notati da Lui!

«Nessuno dunque si scoraggi nel fare il be­ne; se non ci stanchiamo mieteremo, a suo tem­po, le ricompense divine» (Galati 6:9).

«Io vengo tosto, dice Gesù, ed il Mio premio e meco per rendere a ciascuno secondo che sa­rà l'opera sua» (Apocalisse 22:12).

Si, anche un solo bicchier d'acqua offerto per amor di Lui riceverà la sua ricompensa. Dio è il rimuneratore di quelli che Lo cercano, Lo amano e Lo servono secondo le proprie possibilità. Quando presentiamo la nostra offerta, ricor­diamo che Gesù ci sta di fronte e vede non sol­tanto quanto mettiamo, ma anche quanto ri­teniamo. Egli ha potuto dire della vedova: «…ha dato tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere». Cosa può dire di noi?

Le nostre offerte saranno apprezzate dal Si­gnore se presentate con generosità, amore e riconoscenza. Non offriamo a Dio sacrifici che non ci costino nulla.

 

20.                        QUAND’E’'PER IL SIGNORE...

 

 

Più aumentava l'ingratitudine del mondo e l’odio dei giudei per il Signore, più cresceva l’amare di Maria per Lui. Recandosi al convito di Betania, dov’Egli era, pensava forse di aprire il suo vaso d'olio odorifero e versarne una parte sul capo di Lui per testimoniarGli com­prensione ed affetto. Ma giunta alla presenza del suo Signore, che si era dato e si dava an­cora tutto per lei, non poté ritenerne neanche una goccia. Questa offerta sparsa liberamente per amor di Lui risveglia l’avarizia e provoca il biasimo del discepolo traditore e di altri an­cora. Essi diranno che quel profumo di nardo schietto sparso su Gesù è sprecato, che quella offerta d’amore è una perdita, ma il Signore giudica altrimenti e difende Maria che è ricom­pensata dalla Sua approvazione.

Vale la pena farsi biasimare da un Giuda per essere approvati e difesi da Gesù.

Nulla di ciò che si spende o si spande per Lui o per amor di Lui va perduto.

Se in quel momento Maria non trova che sia troppo offrire a Gesù 300 denari, più tardi, Giu­da, non troverà che sia troppo poco tradirLo e venderLo per 30.

Maria, spinta dall'amore per Lui, col cuore pieno di riconoscenza e di desiderio di dare, prova una grande gioia nello spezzare quel vaso e versare tutto il contenuto sul capo e sui piedi dl Gesù!

Questo gesto ci parla dell'adorazione di un'anima credente. Ci parla anche d'un cuore che ama, si dona e dona senza calcolare, ci rivela una vita di abbandono a Gesù e di rinuncia per Lui. Non importa, a lei, ciò che dice la gente; non si cura della critica maligna o ignorante a lei basta di essere compresa e difesa da Gesù.

Oh, la gioia del dare! Come rende felici coloro che sanno donare a Lui, il più bello fra dieci­mila (Cantico dei cantici 5:l0-l6), con amore e per amore, quel che hanno di più prezioso!

Possa, d’ora innanzi, la nostra vita non essere più un tutto intatto conservato egoisticamente per noi, ma una manciata di cocci il cui contenuto sia stato interamente offerto per Cristo.

Non ne è Egli degno?

Abbiamo imparato a do­narci così?

A donargli così?

Se non l’abbiamo ancora fatto è perché non abbiamo saputo, co­me Maria, stare seduti ai Suoi piedi per ascol­tare le Sue parole di verità e di vita e conoscere il Suo cuore divino pieno di grazia e di bontà.

Quanti sforzi deve fare il Signore per stac­care il nostro cuore dai tesori ai quali ci tenia­mo aggrappati! Tesori che pur non sono l'ancora di salvezza, ma, ahimè, per molti, motivo di rovina e causa di perdizione.

Sappiamo dire: Sì, Signore, ogni qualvolta Egli ci chiede un’offerta, un sacrificio o un atto di rinuncia? Se avanziamo nella conoscenza di Colui che è il più bello di tutti i figliuoli degli uomini (Salmo 45:2), avanzeremo anche nella consacrazione e nella vita di abbandono a Lui, proveremo sempre più la gioia benedetta di spendere per Cristo e di spandere su Lui quel  che abbiamo di più prezioso. Allora ci chiederemo se la nostra felicità può essere completa senza la possibilità di rinunziare a qualcosa per Lui.

“Perché questa perdita?” diranno gl'ingrati, gli indifferenti e i traditori.

Oh, se la liberalità dei credenti provocasse più spesso questa ac­cusa!

Ma fintanto che i doni sono misurati con tanta avarizia non c’è da temerlo!

Quando mostreremo al mondo che amiamo il nostro Dio ed abbiamo piena fiducia in Lui?

Molti potranno considerare le offerte fatte a Gesù come una perdita. Ma dare al Signore quel che Gli appartiene, l'onore o il sacrificio, l'affetto del cuore o il lavoro delle mani, l'offerta della vita o dei nostri beni non è una perdita, è una benedizione.

Rendere a Dio quel che è di Dio è' il primo dovere del credente.

Sì, quandè per il Signore nessun dono, nes­suna offerta è troppo grande.

 

Betania: convito d’onore.

 Betania: offerta d’amore.

A tavola il  Cristo s'è assiso:

Simone Lo serve.

Di forza e di grazia risplende quel viso;

Ogni anima ferve.

Ascolta, rapito, ogni cuore

Divine parole d'amore.

Quand’ecco una donna arrivata

Sui piedi Suoi spande

Un olio odoroso, offerta onorata

Di prezzo assai grande.

Nell’aria si leva potente

Sentor dei giardini d’oriente

Il vaso, alabastro prezioso

Sul suol giace infranto:

Le tinte dell’arco del cielo spazioso

S’irridian intanto.

Gli inutili cocci, in quell’ora,

Brillaron di luci d’aurora.

 

La donna in ginocchio, piangente,

I piedi asciugava,

Coi sparsi capelli, al Signore potente.

Oh, come l’amava!

 

L’offerta di grande valore

Seguita è da un atto d’amore.

Un murmure d’indignazione

S’alzò fra la gente…

Il mondo non può tollerare l’azione

Di dar totalmente,

Do offrire, completo, al Signore,

Un dono di sommo valore.

Ma quella che molto avea amato,

Con l’alma appagata,

I piedi baciava a Colui che s’è dato,

Appieno beata.

A Cristo il convito d’onore.

A Cristo l’offerta d’amore.

                                                                                          (Evangelina Bertrando).

 

In una piccola chiesa cristiana dell’India, du­rante la locale festa delle raccolte, i credenti portavano e rimettevano all’evangelista le offerte di riso, frutti e legumi per aiutare l'opera missionaria. I doni venivano subito registrati.

Un indù, conosciuto per la sua modesta con­dizione, presentò un gran paniere di riso.

“Quanto ce n'è?”, chiese l’evangelista.

“Non lo so”, gli fu risposto.

“Non l'avete misurato?”.

“No!” Riprese con semplicità il cristiano indù, “quand’è per il Signore non lo misuro”.

Credenti, quanto abbiamo da imparare da una tale risposta!

L'Evangelo insegna che colui che viene bene­ficato dalle ricchezze incomparabili della gra­zia dell'Onnipotente si doni e doni senza misu­rare a Colui che ha tutto donato e si è interamente dato per la sua redenzione.

 

 

21.                        IL SACRIFIC[O RICHIESTO

 

 

Il popolo di Dio correva un grave pericolo. Haman, tipo di Satana, volendolo distruggere, era riuscito a far firmare dal Re un decreto di massacro. La regina Ester apparteneva pure a questo popolo. Mardocheo, suo zio, l’invita a rivolgersi al re per chiedere grazia.

Una legge, però, diceva che chiunque entras­se dal re senza esser chiamato, doveva venir messo a morte, a meno che il re non stendesse verso lui il suo scettro d’oro. In quel caso ave­va salva la vita.

La regina Ester, pensando forse egoistica­mente di trovarsi al sicuro nella casa reale, e, temendo il sacrificio di se stessa, con la scusa del pericolo che corre, cerca di evitare il rischio della propria vita. L'egoismo, sia pure incosciente, si rivelava in tutta la sua forza.

Il  momento era solenne. Non si trattava di perdere tempo in discussioni, bisognava agire, impiegare tutti i mezzi a disposizione per ostacolare ed annullare l’opera del nemico. Or non vi era che un mezzo, bisognava impiegarlo a qualunque costo.

Mardocheo era uomo di fede e di azione. Ta­glia corto e mette senz'altro la regina in pre­senza delle sue responsabilità, testimoniando in pari tempo la sua fede irremovibile nell'inter­vento e nella liberazione dell’Eterno.

Egli fa dire a Ester: «Non ti mettere in mente che tu sola scamperai... perché sei nella casa del re. Poiché, se oggi tu ti taci, soccorso e liberazione sorgeranno per noi da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete» (Ester 4:13,14).

Questo messaggio scuote la regina che si ri­sveglia e dice: «… entrerò dal re.. e, s’io debbo perire, ch’io perisca!»  (Ester 4:16).

Essa è ora pronta al sacrificio; più ancora, si offre in sacrificio per salvare il suo popolo. Iddio gradisce quest'offerta, e invece di lasciar perire la regina, inclina il cuore del re in suo favore, salva lei e tutto il popolo,  mentre Haman decade e perisce.

Quale gloriosa liberazione! Il popolo che era costernato è ora nel gaudio.

Quel trionfo è stato il frutto del sacrificio. La regina offre la sua vita.

Iddio gliela restituisce con una grande ri­compensa: la salvezza di tutto il suo popolo.

L’opera di Dio corre oggi il pericolo di essere soffocata da Satana.

Occorrono i mezzi neces­sari per la continuità di essa e per la cura delle Chiese.

Il momento è solenne.

I credenti devono impiegare tutti i mezzi che sono a loro di­sposizione per riportare la vittoria. Devono, pri­ma di tutto, intercedere presso Dio; sacrificare tempo per la preghiera ed offrire doni per le spese materiali necessarie al mantenimento dell'opera missionaria.

Guai a chi si rifiuta oggi di presentare a Dio preghiere ed offerte.

Cristiano! Temi forse il sacrificio e la rinun­cia?

Vuoi tu avanzare col tuo Signore e vincere, o preferisci, temendo il sacrificio, ritirarti, nasconderti e lasciare l’opera di Dio nelle sue difficoltà?

Non vuoi intervenire anche tu?

Pren­dere parte anche tu a questa santa lotta, contribuire con le tue offerte e mantenerla in vita per la gloria di Dio?

Se ti rifiuti oggi di aprire la tua borsa per togliere un dono per l'opera del tuo Dio, se ti rifiuti oggi di prendere la risoluzione di presen­tare regolarmente e con perseveranza un’offer­ta per sostenere quest'opera gloriosa, se ti rifiuti di fare un piccolo sacrificio per Colui che lo fece così grande per te, sappi che soccorso e liberazione sorgeranno per l'opera di Dio da qualche altra parte, ma tu perirai, farai fallimento nella tua vita spirituale e materiale perché, con il tuo rifiuto, ti schieri contro Dio e contro l’opera Sua.  Gesù dice: «Chi non è con Me è contro di Me»  (Luca 11:23).

Aver Dio contro di te significa distretta e ro­vina.

La prosperità e la gioia son solo per coloro che osservano tutta la Parola, anche quella parte che concerne la liberalità.

Cristiani! Togliete la pietra della vostra ava­rizia, altrimenti essa vi schiaccerà; uscite dalla fredda tomba della vostra indifferenza, altrimenti essa vi soffocherà. Aprite il cuore all'amore per Dio e per l’opera Sua; aprite le vostre borse, presentateGli con gioia le vostre offerte, presentatele regolarmente, presentatele in pro­porzione dei vostri guadagni e l'Iddio della pace sarà con voi.

Se siete pronti a fare oggi qualche sacrificio per Lui, Egli farà cose grandi per voi. Se siete pronti, costi quel che costi, ad impegnarvi in questa battaglia per la causa santa dell’opera di Dio, Egli vi farà vedere la Sua gloria e le Sue grandi liberazioni.

La regina Ester disse: «digiunerò.. e dopo entrerò...» (Ester 4:16). Dite anche voi: «ANDRO’, PREGHERO’ ED OFFRIRO’».

 

22.                LA FEDE OPERANTE

 

 

 

In questi tempi della fine in cui l’iniquità si moltiplica e la carità dei più si raffredda, i veri credenti sono chiamati a dimostrare nello spi­rito di sacrificio e d’azione che era in Cristo Gesù. Essi devono affrontare, nello spinto e con la fede di Davide, le difficoltà giganti che si avanzano con tanta baldanza, gettando l'obbrobrio sulle schiere dell’Iddio Vivente.

Golia spaventò soltanto l'esercito di coloro che mancavano di fede. Davide, invece, posse­deva una fede vera ed operante. Egli non se ne stette inerte: nel Nome dell'Eterno affronta ed abbatte il gigante.

Oggi le difficoltà appaiono giganti ma esse spaventano soltanto l'esercito di coloro che han­no solo il nome di vivere, ma sono morti, coloro cioè che hanno solo l'apparenza della pie­tà, ma ne hanno rinnegato la potenza.

I veri credenti, invece, quelli che posseggo­no la fede viva ed operante, agiranno ed affron­teranno le attuali difficoltà spirituali e mate­riali dell'opera del Signore, e nel Suo Nome, vinceranno.

Davide, avendo fede nell'intervento e nella liberazione dell'Eterno, con la sua fionda e le sue pietre cammina sicuro e tranquillo ad in­contrare Golia. Giuntogli vicino lancia la sua pietra, colpisce il gigante e lo abbatte.

I credenti che hanno fede nell’intervento e nella liberazione del Signore pregando e presen­tando a Dio le loro offerte camminano sicuri e tranquilli ad incontrare le difficoltà dell'opera del Signore le quali, è vero, appaiono insormontabili, ma saranno vinte dalla loro fedeltà e perseveranza.

Essi vinceranno queste difficoltà con la con­sacrazione a Dio della loro vita e dei loro beni.

Lanci ognuno la sua pietra, porti ognuno la sua offesa e la vittoria sarà assicurata, il gigante abbattuto.

Il Signore dice: «Maledetto chiun­que fa l’opera dell’Eterno fiaccamente» (Geremia 48:10).

Via dunque la nostra pigrizia e la nostra in­dolenza spirituale.

Via anche il nostro egoismo e la nostra avarizia.

Via ancora il nostro amore di tranquillità personale.

Il luogo del riposo non è su questa terra; quaggiù i credenti sono tutti soldati di Cristo, devono combattere il buon combattimento della fede, rinunciare alle comodità ed al riposo, sopportare disagi e fatiche.

“Marciamo fratelli, la tromba suonò…”.

È ora ormai che ci svegliamo dal sonno: ognu­no porti a Dio la sua vita, la sua offerta, il suo dono. Nessuno badi ai sacrificio, alla rinuncia di qualche cosa per Lui. Il momento è solenne. Egli chiede la nostra contribuzione mettendo alla prova i nostri cuori. Ricordiamo come A­bramo rispose praticamente alla precisa richiesta di Dio. Seguiamo il suo esempio anche a costo di offrire quel che abbiamo di più prezioso o di più necessario. La benedizione attende solo coloro che sono pronti al sacrificio, che hanno fede, offrono e dicono:  “L'Eterno prov­vederà”.

E' vero che, per natura, l'uomo non vuole aver disturbi né fare sacrifici.

I credenti, però, devono essere ispirati dal Signore, il quale, nel Cielo. era tranquillo, rispettato, adorato e servito, ma, per la nostra salvezza e per la nostra eterna felicità, si disturbò al punto da scendere dal suo trono di gloria per salire sulla croce d’ignominia.

E' Lui che chiede la nostra collaborazione con l’offerta delle nostre vite e dei nostri doni.

Oseremo ritirarci?

Nasconderci?

Starcene tran­quilli a casa nostra pensando soltanto al nostro benessere senza curarci delle necessità dell'ope­ra Sua?

«Ponete ben mente alle vostre vie» diceva l’Eterno al suo popolo.

Poniamo ben mente anche alle nostre ed occupiamoci dell'opera missionaria. 

«Sii forte e fatti risoluta­mente animo...» diceva Iddio a Giosuè (1:6,7,9,18), ed esor­tava Daniele con queste parole: «O uomo gran­demente amato... sii forte, sii forte»  (Daniele 1:19).

Come Davide, evitiamo la de­bolezza dell'incredulità e, forti nel!a fede e nel­la consacrazione, facciamo il nostro dovere, pre­sentiamo le nostre offerte e l'opera di Dio trion­ferà d'ogni difficoltà.

 

 

23.                        ANIMA MIA, AVANTI CON FORZA

 

 

In un tempo in cui i Filistei opprimevano il popolo di Dio, Debora e Barak si levarono coraggiosamente e convocarono Israele per com­battere gli oppressori.

A questo riguardo è detto: «...presso i rivi di Ruben grandi furono le risoluzioni e le deliberazioni dei cuori... un po­polo ha esposto la sua vita alla morte. I valo­rosi gridano: Anima mia, avanti con forza!» (Giudici 5).

Quando Iddio vede un popolo così deciso si schiera senz'altro al suo fianco e combatte con lui e per lui.

«Dai cieli si combatté…».

Quando il cielo combatte in nostro favore la vittoria ci è assicurata ma perché il cielo combatta per noi dobbiamo partir risoluti contro l’oppres­sore, pronti a sopportare disagi, fatiche e pri­vazioni, pronti anche ad esporre la nostra vita.

Una Società Missionaria ha per emblema un bue in piedi tra un altare ed un aratro. Sotto sta scritto “ SACRIFIZIO O SERVIZIO”.

Se i credenti del!e nostre chiese sanno pre­sentarsi a Dio in quel modo, pronti a offrirGli i loro beni o il loro servizio, Egli verrà, com­batterà per loro contro tutte le difficoltà che cercano di opprimere l'opera missionaria. La vittoria sarà assicurata e i credenti ne godran­no i privilegi e i benefici.

 

Il Signore chiama ora a raccolta coloro che portano il Suo Nome, i cristiani, perch’essi uni­scano i loro sforzi per contribuire in favore dell’Opera di Dio la quale dev’essere liberata dall'oppressione di satana che vorrebbe soffocar­la o almeno limitarla nella sua attività facen­dole mancare i mezzi materiali. I credenti de­vono perciò schierarsi contro le attuali difficol­tà finanziarie dell’opera missionaria, devono affrontarle e vincerle con le loro offerte e con i loro doni.

Si levino i cristiani, prendano delle risoluzioni nei loro cuori, combattano coraggiosamente e liberalmente per questi causa e, dai cieli si combatterà per loro!

La liberalità cristiana libererà l’opera divina dalle restrizioni e ne permetterà la piena attività.

L'opera del Signore non deve restringersi a causa dell'infedeltà dei credenti, ma espander­si sempre più come c’insegna il profeta Isaia: « Allarga il luogo della tua tenda e, senza ri­sparmio, si spieghino le tele delle tue dimore; allunga i tuoi cordami, rafforza i tuoi piuoli! Poiché tu ti spanderai a destra e a sinistra...» (Isaia 54:2,3).

Perciò dicano i cristiani: “Anima mia, avanti con forza”.

Eppure, anche in quei momenti di lotta gloriosa, ci furono i codardi, gl'indifferenti, i pigri che preferirono restarsene tranquilli, non far sa­crifici, non sopportare disagi e fatiche, non e­sporre la propria vita. Incuranti della gloria ­di Dio, non pensarono che a se stessi.

Su essi cade il biasimo divino: «Perché sei tu rimasto fra gli ovili ad ascoltare il flauto dei pastori? Galad non ha lasciato la sua dimora al di la del Giordano, e Dan perché si è tenuto sulle sue navi? Ascer si e' tenuto presso il lido del mare e si è riposato nei suoi porti...». Ed anche la terribile sentenza dell'Eterno: «Maledite Me-roz... maledite, maledite i suoi abitanti perché non vennero in soccorso dell'Eterno, in soccorso dell'Eterno insieme coi prodi...» (Giudici 5).

Si, maledetto chi fa l'opera dell1Eterno fiac­camente, ma doppiamente maledetto chi si ritira da essa e non la fa del tutto.

Il  Signore, sembra impossibile, chiede il soc­corso dei credenti.

Oh, non illudiamoci!

Non è che Dio abbia bisogno di noi.

Potrebbe far da solo come nell'opera della creazione ed in quella della redenzione, ma Egli vuole concederci la grazia e la gioia di collaborare con Lui, di combattere con Lui e per Lui per la predica­zione dell’Evangelo che è la potenza di Dio a salvezza di ognuno che crede.

I cristiani devono intervenire, prendere a cuo­re l'attività missionaria che satana cerca di op­primere, devono soccorrerla con amore e spirito di sacrificio.

Coloro che lo hanno non tar­deranno a riceverne la ricompensa.

Guai a quei credenti che, piuttosto di fare il benché minimo sacrificio, preferiscono ritirarsi e nascondersi.

Guai a quelli che si rifiutano di venire oggi al soccorso dell’opera del Signore con le loro offerte ed i loro doni.

La maledi­zione li colpirà da una parte o da un’altra.

In quell'occasione il popolo di Dio riportò la vittoria e godette cinquanta anni di pace e di prosperità.

Per quei prodi la Scrittura dice: «Quei che ti amano siano come il sole quando splende in tutta la sua forza» (Giudici 5:31).

Possa questa benedizione essere realizzata dal popolo cristiano.

 

 

24.                        CONTINUITA’

 

 

Nel libro del Levitico leggiamo: «Il fuoco dev'essere del continuo mantenuto acceso sullo altare, non si lascerà spegnere» (Levitico 6:13).

Quest’ordine dell’Eterno ci rivela un’opera re­golare, continua, perseverante. Ci parla anche della continuità delle offerte presentate a Dio dal suo popolo e della continua attività dei sa­cerdoti levitici.

Anche nell'attuale dispensazione della grazia il fuoco dell'amore, della consacrazione e della liberalità, dev'essere del continuo mantenuto acceso, non si lascerà spegnere.

Così pure le lampade della testimonianza cri­stiana devono essere mantenute continuamente accese (Esodo 27:20; Levitico 24:2-4; Filippesi 2:15), perché ardano del continuo, con l’aiuto dello Spi­rito Santo; per mezzo delle perseveranti pre­ghiere, della fedele predicazione della Parola e delle regolari e spontanee offerte di tutti i credenti.

Quando Gesù dette l'ordine: «Andate... predicate…» intendeva che quell’opera si prose­guisse ininterrottamente fino al Suo ritorno.

Dif­ficoltà, ostacoli, persecuzioni non dovevano arrestare; neanche per un istante, la sua conti­nuità ( 1 Corinzi 11:26).

L’opera della predicazione dell’Evangelo non deve conoscere arresti ne' pause. Nei campi missionari le difficoltà devono essere sormontate, gli ostacoli sorpassati, l’attività continuata.

L’o­pera di Dio deve compiersi malgrado e contro tutto.

Il Signore ha detto: « Andate.. predicate...», i   Suoi servitori devono andare e predicare, i cre­denti offrire e provvedere.

L'amore per il Signore e per l’Opera Sua deve ardere del continuo nel cuore del credente, la riconoscenza non deve spegnersi mai. E siccome l'opera della predicazione comandata da Gesù continua ininterrotta, le offerte dei credenti devono essere continue, regolari, perseveranti; non devono conoscere né assenze, né vacanze, né lontananza, né dimenticanza, né pretesti se­duttori.

Il fuoco sacro della liberalità dev'essere del continuo mantenuto acceso nel cuore del cre­dente e nella vita delle Chiese, non si lascerà spegnere.

Guai a colui che cessa di contribuire, guai a colui che lascia spegnere, per parte sua, l'at­tività spirituale dell'opera del Signore, cessan­do di alimentarla con le sue offerte.

Nessuno immagini che il credente sia tenuto a presentare la sua offerta solo se frequenta le adunanze di una Chiesa ed esserne dispensato s’egli non vi partecipa.

Il credente è stato salvato per grazia, dalla predicazione dell'Evan­gelo, ch'egli ha udito ed accettato, non può quindi esser dispensato dal contribuire per la continuità di dell’opera.

L'offerta non si dà in cambio del messaggio udito o della cura spirituale ricevuta, ma in riconoscenza per la salvezza ottenuta e come dovere di collaborazione per l'opera di Dio.

Tutti i credenti, nessuno escluso, hanno il dovere di presentare regolarmente, con conti­nuità, le loro offerte ed i loro doni.

…anche quelli che non possono o non vogliono andare in Chiesa.

L'opera per la quale il credente deve contribuire con le sue offerte è di Dio, non dell’uomo. Nessuna causa, nessuna scusa è vale­vole per dispensare il credente dalla contribuzione.

Anche chi non va in Chiesa deve trovare il mezzo per far giungere, regolarmente e con con­tinuità, la sua offerta di riconoscenza a Dio.

L'opera missionaria e l’attività per l'edifica­zione della Chiesa di Cristo continuano ininterrottamente; gli operai del Signore continuano a vivere e lavorare in essa e per essa. Essi hanno continuo bisogno della regolare contribuzione dei credenti.

Gesù diceva: «...ho scelto voi, e vi ho costi­tuiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto sia permanente»  (Giovanni 15:16).

Davide, dopo aver visto il suo popolo offrire volonterosamente cotanto per la costruzione della casa di Dio, pregava: «O Eterno... mantie­ni in perpetuo queste disposizioni nel cuore Tuo popolo» ( 1 Cronache 29:18).

 

Il  fuoco sacro della liberalità non si lascerà spegnere.

 

“Cristiani! Rendete a Dio quel che è di Dio» (Matteo 22:21).

«Portate tutte le decime... e met­tetemi alla prova in questo, dice l’Eterno degli Eserciti; e vedrete se Io non vi apro le cateratte del cielo e non riverso si voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla» (Malachia 3:8-10).

 

 

A CRISTO L’OFFERTA D'ONORE.

 

A CRISTO L’OFFERTA D'AMORE.

 

 

 

 

 

 

Giorgio Antonietta

 

Edizioni Centro Biblico

Stampato nel settembre 1964

FINE