Risveglio tra gli Zulù

 

Introduzione

 

E` con vera gioia e riconoscenza che presentiamo questo nuovo libro. Dopo averlo pubblicato con più ristampe in inglese, tedesco e francese, è venuto il momento di stamparlo anche in lingua italiana. Il testo si basa su diverse cassette di conferenze tenute in lingua inglese e tedesca. Il nostro intento è di ridarne il messaggio il più autenticamente possibile, forse a volte a discapito di uno stile non troppo elegante.

La nostra preghiera accompagna questa nuova traduzione del libro con il desiderio che al lettore diventi chiara l'opera potente dello  spirito Santo nel risveglio di Kwa Sizabantu, che dura fino al giorno d'oggi. Questa pubblicazione possa glorificare Colui il cui nome è al di sopra di ogni altro nome! Marzo 1998

L'editore

 

CONVERSIONE E CHIAMATA DI DIO NEL LAVORO NEL REGNO DI DIO

"Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l'apparenza della pietà ma avendone rinnegata la potenza; da costoro allontanati".

(2 Tim. 2:1-5)

Quando Dio mi chiamò per predicare il Vangelo, mi rifiutai; avevo altri piani e altre idee. C'erano molti giovani della mia età ai quali spesso dicevo di non riuscire a capirli. Penso che anche essi non mi capissero. Quando uscivano con le loro ragazze e si baciavano, io spiegavo loro che preferivo guadagnare soldi piuttosto che fare certe cose. Così essi uscivano con le loro ragazze, mentre io cercavo di guadagnare soldi. Questo per me valeva di più che le ragazze. Il mio motto era: prima i soldi, poi viene il resto. Invece successe che il Signore Gesù entrò nella mia vita.

Avevamo un ottimo pastore. Predicava meglio di tutti quelli che conoscevamo. Noi bambini avevamo l'abitudine di portare con noi dei dolciumi in  chiesa.

 

Di regola, quando cominciava la predicazione, ci addormentavamo o mangiavamo le nostre caramelle. Ma quando venne quel pastore, la cosa cambiò. Le sue predicazioni erano interessanti e soprattutto molto brevi, cosa che ci era particolarmente gradita. Anche nei confronti di noi bambini era molto comprensivo. Nel periodo pasquale, ad esempio, di solito a Pietermaritzburg c'erano le corse delle macchine. Allora andavamo dal nostro pastore e gli chiedevamo se non poteva abbreviare le sue predicazioni, per poter arrivare puntualmente alle corse. Egli allora parlava solo 10 o 15 minuti, e noi bambini eravamo tutti della stessa opinione: quello era l'uomo che faceva al caso nostro.

Però quel pastore in realtà era un uomo molto infelice. Nel seminario aveva superato il miglior esame, come nessuno aveva saputo fare prima di lui. Era un uomo di molto ingegno, ma senza pace nel cuore, così decise di studiare teologia, promettendosi di trovarvi la soluzione di tutti i suoi problemi. Trascorse così molto tempo in Europa, dove studiò. Ma anche lì non trovò pace. Infine decise di tornare in Africa come missionario. I suoi professori non riuscivano a capirlo e gli chiesero: "Perché vuole tornare in Africa? L'Africa non ha bisogno di un uomo come lei. Resti in Europa e non sciupi i suoi talenti in Africa". Egli rispose loro scherzando: "Sapete, abbiamo molte banane storte in Africa. Voglio provare a raddrizzarle". Anche dopo il suo

ritorno in patria nel suo cuore continuò a mancare la pace. Per cercare di calmare questo bisogno si buttò nel lavoro fisico, fino al punto di arrivare sull'orlo di un esaurimento nervoso. Il dottore gli consigliò allora di lasciare il suo servizio per un periodo. Nella sua disperazione cercò un evangelista a Pretoria, del quale non aveva molta stima, visto che sul suo conto venivano raccontate molte cose negative. Spesso è un buon segno, se si parla male di una persona. La Bibbia dice: "Guai a voi, quando tutti gli uomini diranno bene di voi" (Luca 6:26). Il diavolo non tace, se Dio sta operando in un uomo o in una zona. Come avrebbe potuto quel semplice evangelista aiutare un uomo così altamente qualificato? Ma il fratello credente sapeva pregare. Mentre parlava con il suo ospite, interiormente implorava il Signore: "Signore Gesù, ti prego, da' la vittoria con la tua potenza!". Quando i due uomini si inginocchiarono per pregare, al pastore sembrò che una luce lo illuminasse. All'improvviso gli fu chiaro di non avere il Signore Gesù nel cuore e nella sua vita. Con una fede infantile pregò il Signore di entrare nel suo cuore. Poco dopo si alzò trasformato e con la pace interiore. E ciò fu per lui come un miracolo.

Da allora le sue prediche furono diverse da quelle di prima, e nella sua vita si poteva notare un cambiamento. Allora Dio cominciò a operare nei nostri cuori. Eravamo cinque fratelli e andavamo in chiesa solo perché i nostri genitori ci obbligavano a farlo. Io mi dicevo: "Quando un giorno sarò adulto, butterò via tutta questa robaccia". Invece prima che fossi diventato adulto, il Signore si frappose con la sua grazia. Una domenica in chiesa mi diventò chiaro di essere un grande peccatore e di avere bisogno di Gesù. Ogni volta che tornavamo dalla chiesa, noi fratelli litigavamo prima ancora di arrivare a casa e spesso ero stato anche disubbidiente ai miei genitori. Ribattevo sempre e volevo imporre la mia volontà. Ma Dio ora mi faceva vedere molto chiaramente che questo ai suoi occhi era peccato. Piangevo e pregavo: "O Dio, io vado in chiesa e ti avevo promesso nelle preghiere e nei cantici di vivere per te. Ma ancora prima di arrivare a casa, litighiamo per strada. Tu vedi la mia disubbidienza". Pregavo la mattina, pregavo la sera, ma la mia vita non cambiava, però passo dopo passo divenni sempre più consapevole di avere bisogno di Gesù per liberarmi dai miei peccati, dalla smania di litigare e dalla disubbidienza verso i miei genitori, se non volevo finire all'inferno. Non esistono peccati grandi o piccoli, come pensano tante persone. In Giac. 2:10 leggiamo: "Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un solo punto, è colpevole su tutti i punti". Il Signore Gesù dice in Matt. 5:21,22 : "Voi avete udito che fu detto agli antichi: 'Non uccidere'; e: 'Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio'; ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà

detto al proprio fratello: 'Raca', sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: 'Stolto', sarà sottoposto al fuoco della Geenna". Gesù un giorno giudicherà il mondo secondo queste parole! Sì, ero un peccatore perduto, anche se pregavo e andavo in chiesa. Dio dice: "L'anima che pecca morirà" (Ezec. 18:4). Non importa di quale nazionalità sia un uomo, né se la sua pelle sia nera, bianca, rossa o gialla. Se il peccato regna nella vita di un uomo, quell'anima morirà, a meno che egli non confessi i suoi peccati e li lasci. Altrimenti facciamo Dio bugiardo.

Io gridai a Dio: "Signore Gesù, io ho bisogno di te! Trasforma la mia vita e salvami dai miei peccati".

Poco dopo Dio mi chiamò a lavorare nel suo regno. Non mi ricordavo che nella mia famiglia ci fosse mai stato un predicatore o un missionario. Come avrei potuto diventarne uno io? Amavo i soldi; il denaro era il mio idolo. Se fossi diventato un predicatore, sarei stato povero come i pastori nella nostra chiesa. Questo mi ripugnava; era un prezzo troppo alto. Per diciotto mesi passai in un certo senso l'inferno. Mi ribellavo contro Dio e gli dicevo: "Signore, non posso pagare questo prezzo. Da me si pretende troppo". Ciò nonostante dopo quei diciotto mesi Dio mi fece capire che il prezzo della mia disubbidienza era mille volte più alto di quello dell'ubbidienza. Non auguro a nessuno di passare quello che passai in quei giorni.

Dopo questo periodo di indecisione, alla fine pregai: "Sì, Signore, voglio essere un predicatore del Vangelo, ma a una condizione: non voglio essere un predicatore che intrattiene le persone la domenica un'ora o due, e che poi ha l'unica funzione di battezzare, sposare e seppellire la gente. Questo è troppo poco. Vorrei diventare un predicatore che annuncia la tua verità e che non gioca solamente a fare la chiesa. Ho pagato un prezzo troppo alto, per diventare poi un predicatore del genere.

Ero giovane, quando mi convertii, e non ero mai stato un topo da biblioteca; sì, addirittura odiavo leggere i libri. A scuola mi era stato un peso farlo. Invece, quando Gesù entrò nella mia vita, amai la lettura della Bibbia. Essa diventò per me il libro più prezioso. Un giorno feci qualcosa di particolare. I miei fratelli avevano molti libri mondani ed anche foto di ragazze, e io sapevo che queste cose erano un orrore per il Signore Gesù. Senza che i miei fratelli lo sapessero, raccolsi tutti quei libri, li gettai nel fuoco e li bruciai.

Mi approfondivo sempre di più nella Bibbia. Se venivo invitato con la mia famiglia da amici, cercavo sempre una scusa per non andarci. Volevo restare da solo a casa. Lì potevo leggere la Parola di Dio, pregare e cantare. A scuola non avevo mai cantato. Avevo sempre spiegato agli insegnanti di non sapere cantare. Ma ora non potevo quasi smettere di cantare. Cominciai a imparare a memoria un  capitolo della Bibbia dopo l'altro, come ad esempio Giov. 15 e 17- Le promesse della Bibbia erano per me un grande tesoro. Il passo in Giov. 15:7 mi era particolarmente significativo: "Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto". Io pensavo: "Questa è una ricchezza maggiore dei soldi. E` più di ciò che ci può offrire il mondo. Se esiste la promessa di una tale vita in cui si ottiene ciò per cui si prega, anche se questa fosse l'unica promessa della Bibbia, questa sarebbe più preziosa di tutti i tesori della terra". Com'è la vita di un uomo che prega, e le cui preghiere vengono esaudite? Una tale vita non si può paragonare con nulla al mondo. Tutti questi pensieri riempivano il mio cuore.

Conoscevo ciò che il mondo può offrire. Vicino a casa nostra c'era una sala da ballo molto grande. Lì si festeggiavano tutti i party, i fidanzamenti e i matrimoni. Le persone di tutta la nostra zona venivano così da noi. Non è che io non conoscessi il mondo. Sapevo cosa significava che la gente si ubriacasse e ballasse fino alla mattina. Tutte queste cose venivano fatte, anche se noi ritenevamo di essere buoni cristiani e non tralasciavamo mai i culti. Ma quando Gesù entrò nella nostra vita, perdemmo il piacere di fare queste cose e fummo interessati solo a lui e alla sua Parola. Tutte le innumerevoli promesse della Bibbia ci erano diventate più preziose di ciò che il mondo ci poteva offrire. Sempre di continuo leggevo Giov. 14:12: "In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi, ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre". Confrontai in tutti i Vangeli ciò che Gesù aveva detto e fatto. In preghiera chiesi: "O Signore Gesù, non hai proprio fatto alcun errore?". E di nuovo lessi il passo in Giov. 14:12: "...farà anch'egli le opere che io faccio", e il Signore Gesù non finisce qui. Egli dice inoltre che noi faremo cose più grandi di lui, perché egli va al Padre. Su questa parola dovevo spesso riflettere per giorni interi. Addirittura nei miei sogni queste parole mi spingevano a riflettere intensamente. E` possibile qualcosa del genere? Anch'io sono compreso in questa promessa, perché anch'io credo al Signore Gesù. Alla fine non potevo fare altro che accettare le parole di Gesù. La sua promessa vale per tutti coloro che credono in lui, e perciò anche per me. Potrei fare ciò che faceva Gesù, e non solo questo, ma anche cose più grandi. Non perché io fossi qualcosa di particolare, ma perché egli andava al Padre.

Non posso elencare tutte le promesse che in quei giorni mi diventarono particolarmente preziose. Vorrei citarne solo una delle molte. In Giov. 16:24 il Signore Gesù dice: "Finora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinchè la vostra gioia sia completa". Non è necessario cercare la gioia nelle cose di questo mondo. Possiamo  ottenere la gioia perfetta se la chiediamo in preghiera nel nome di Gesù. In relazione alla mia chiamata al servizio di predicazione, spesso pregavo: "Signore Gesù, se devo predicare il Vangelo, allora vorrei predicare come facevi tu". Il Signore Gesù parlava non solo nelle sinagoghe, ma maggiormente all'aperto. Così anch'io mi ero immaginato di non predicare solamente nelle chiese o nelle sale di culto.

Dopo la scuola biblica il Signore Gesù fece qualcosa di completamente inatteso. Mi fece vedere che dovevo predicare non solo tra i bianchi, ma anche tra gli zulù neri. Questo era per me qualcosa di veramente insolito, perché prima della mia conversione ero dell'opinione che un nero non fosse alla pari di un bianco. Fino ad allora non avrei potuto immaginarmi che un nero pensasse e provasse sentimenti come un bianco. Oggi mi vergogno di tutto questo. La maggior parte del mio tempo lo passo tra i neri e vivo con loro. Quando Gesù entrò nella mia vita, accettai ciò che prima avevo così allontanato da me. Dio mi aprì così inaspettatamente la porta per gli zulù neri. Dapprima non potevo parlare la lingua zulù, né tanto meno predicarci. Non avevo mai sprecato tempo per questa lingua e non ero interessato a quei "caffri", che disprezzavo. Ma attraverso l'amore per Gesù superai la mia avversione ed ero pronto ad andare da loro.

 

LA LOTTA CON LE POTENZE DELLE TENEBRE. IL SERVIZIO SENZA POTENZA

Prima che scoppiasse il risveglio, ero stato 12 anni missionario. Predicavo liberamente, di cuore, anche se conoscevo pastori che non facevano altrettanto. Alcuni dicevano che bisogna fare attenzione a ciò che si predica. La gente se ne potrebbe andare dalla chiesa, se si predica loro la verità. Ma io dicevo agli zulù: "Convertitevi e cambiate la vostra vita. Se non lo fate, siete sulla strada che conduce all'inferno". Gli zulù di conseguenza mi rispondevano: "Capiamo ciò che ci vuoi dire, ma tu ci devi capire. Il cristianesimo è la religione dei bianchi; noi abbiamo la nostra religione. Tu sei un cristiano perché anche i tuoi antenati erano cristiani. Se tu fossi nato in una famiglia zulù, saresti anche tu come noi. Il cristianesimo è buono, e noi abbiamo ricevuto molto dalla civiltà occidentale. Voi ci avete costruito chiese e scuole. Ma questo non ci basta. Pur beneficiando di questi aiuti, vogliamo tenere salda la nostra tradizione. Vogliamo mantenere il culto degli antenati. Anche se fossimo cristiani, se un bambino è malato dovremmo andare da uno stregone, per vedere perché il bambino si è ammalato e chi lo ha fatto ammalare. Se qualcuno muore, siamo tenuti a tenere una festa per il morto e ad adorarlo, perché lo spirito di un morto abita nel serpente. E` anche una nostra usanza che durante una festa prendiamo un "Mancishane" (un piccolo recipiente di birra) e un pezzo di carne per presentarlo agli spiriti dei morti" ( il posto dove si depongono queste cose si trova di regola alla parete posteriore della capanna zulù). Tentavo di rendere loro chiaro che il culto degli antenati è diabolico e che se abbiamo Gesù non abbiamo bisogno di tutte queste cose, ma essi alla loro maniera mi spiegavano che per loro il cristianesimo è come l'acqua che si butta sul fuoco. E` vero che spegne la fiamma, ma la brace resta. Questo è il motivo perché essi restano fedeli alla loro tradizione, che secondo la loro opinione, va alla radice delle cose. Inutilmente cercai di spiegare loro che è sufficiente avere Gesù.

Un giorno pregai seriamente: "O Signore, ti prego, sii con me oggi, quando ci sarà il culto. Dammi sapienza e la potenza del tuo Spirito Santo. Dammi la tua parola e l'autorità per poter convincere questi zulù che tu non sei solo il Dio dei bianchi, ma che sei il Figlio di Dio, che è morto, risuscitato e salito in cielo per tutti". Con molta attenzione preparai la mia predicazione e cominciai con il Vecchio Testamento, con ciò che i profeti avevano  profetizzato riguardo a Gesù Cristo. Isaia, che visse 600 anni prima della nascita del Messia, profetizzò la nascita verginale. Predicai agli zulù che tutte queste promesse del Vecchio Testamento si sono adempiute e che alla fine il Signore Gesù è morto sulla croce per i nostri peccati ed è risuscitato affinchè noi potessimo vivere. Noi non abbiamo bisogno di adorare Maometto, la cui tomba possiamo visitare, là dove giacciono le sue ossa. Non abbiamo bisogno di Budda. Questi morì, e questo per lui significò la fine. Questi sono degli dei morti. Gesù invece è un Dio vivente. Il suo sepolcro è vuoto, perché egli è risuscitato. Egli è asceso in cielo e a lui è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Non è stato dato alcun altro nome agli uomini, per il quale devono essere salvati tranne il nome di Gesù. Per tutti gli uomini, qualunque sia il colore della pelle, c'è una sola via: Gesù Cristo. Egli è la via, la verità e la vita. Non cambia ed è sempre lo stesso, come lo era 2000 anni fa. Oggi possiamo andare da lui così come la gente di allora poteva farlo".

Avevo appena finito la mia predicazione, quando una signora anziana venne da me e mi chiese: "Mfundisi (pastore), è vero ciò che ci hai detto?".

"Sì", le replicai. Ella continuò: "Questo Gesù, il Dio dei bianchi, vive veramente? E` proprio così come tu ci hai detto?". Le risposi di sì, e la signora chiese: "Posso parlare con lui?". Le risposi: "Naturalmente puoi anche parlare con lui. Noi questo lo chiamiamo preghiera. Ognuno può pregare". Ella disse: "Oh, sono così contenta di avere trovato un uomo che serve un Dio vivente. Ho una figlia già grande che è completamente pazza. Potresti pregare il tuo Dio che la guarisca?".

Non sapevo cosa rispondere. Che asino ero stato! Avevo pensato di avere messo la gente alle corde e mi ero messo in trappola da solo. Come potevo uscire da quella situazione? Non potevo pregare Dio, così, su due piedi, di guarire la ragazza! Cosa dovevo fare? Davanti a me c'era una donna pagana semplice. Se almeno fosse stata una persona intelligente, avrei potuto chiederle: "Sei sicura che sia la volontà di Dio che tua figlia guarisca o non è forse la croce che devi portare? O comunque sia, è questo il momento giusto in cui Dio guarisca tua figlia?". La Bibbia parla della croce che dobbiamo portare, della volontà di Dio, di fronte alla quale ci dobbiamo piegare e di determinati tempi che sono fissati da Dio. Ma se io avessi spiegato tutte queste cose a una semplice pagana, ella si sarebbe solamente irritata. Così mi trovavo in difficoltà e non sapevo cosa fare. Esteriormente sembravo essere completamente tranquillo, e non feci notare la mia perplessità. Infine chiesi a quella donna: "Dov'è tua figlia? E` qui?". "No, è a casa", mi rispose. Questo era per me un sollievo. Se solo avessi potuto guadagnare un po' di tempo, mi sarebbe sicuramente venuta in mente un'idea. Chiesi a quella donna dove abitasse ed ella mi rispose: "Non molto lontano, a circa un chilometro di distanza". Le chiesi: "Possiamo andare con la macchina?". Ella mi rispose: "Sì, fino a

metà strada, poi dobbiamo camminare". Allora dissi: "Lasciami un po' di tempo. Metto in ordine qui le cose e vengo con te".

Per strada mi raccontò di essere vedova. Suo marito era morto 4 anni prima. Aveva solo una figlia e un figlio, che lavorava a Durban, dove era sposato. Quando arrivammo sul posto, gettai uno sguardo nella capanna e gridai spaventato: "Ma tu non mi hai raccontato neanche la metà di quello che vedo!". Infatti vedevo la ragazza seduta in mezzo alla capanna, incatenata alle braccia con dei fili di ferro. I fili avevano inciso delle ferite profonde nella carne, tanto che le braccia sanguinavano. La ragazza era coperta di cicatrici e di ferite. Alcune erano guarite, altre erano ancora fresche. Tirava con una tale forza le catene, che esse tagliavano in profondità le braccia. Ininterrottamente parlava in lingue straniere. In parte non si poteva capire di quale lingua si trattasse.

"Da quanto tempo è legata?", chiesi alla madre. Ella mi rispose: "Durante le ultime 3 settimane non ha smesso di parlare. Parla giorno e notte. Non mangia niente e non dorme. Le portiamo da mangiare, ma ella prende il piatto e lo scaraventa contro la parete". Le chiesi: "Ma perché non prendete qualcosa di meglio per legarla? E orribile legarla con del filo di ferro". La signora mi rispose: "Abbiamo già provato di tutto. Ella spezza i legami più forti. Poi si mette a correre in giro e non riusciamo più a prenderla. Entra nei giardini e nei campi dei vicini e sradica i cavoli, il mais e gli altri legumi. Devasta tutto. La gente ha paura di lei, e gli uomini la prendono a bastonate e le aizzano contro i cani. Spesso sale sulle montagne e non torna più". La donna mi guardò e mi chiese con le lacrime agli occhi: "Ti puoi immaginare cosa significhi per il cuore di una madre avere una figlia del genere?".

Poi continuò con il suo racconto: "Mia figlia si straccia anche i vestiti di dosso e va' in giro nuda. E` molto pericolosa. Nelle vicinanze c'è un uomo che ha una cicatrice vistosa causata da uno dei suoi morsi. Se morde qualcuno, non lo lascia andare fino a che un'altra persona viene in aiuto. Una volta è corsa in una scuola, e i bambini dalla paura sono saltati dalla finestra e sono scappati. Il comitato scolastico mi ha già mandato a dire che bisogna fare qualcosa per evitare episodi del genere. Guarda la mia stalla. Non ho più né mucche né capre né pecore. Tutte le bestie che avevo le ho sacrificate agli spiriti. L'unica mucca che non ho macellato l'ho dovuta vendere per pagare lo stregone. Ora sono totalmente impoverita e non ho più soldi. Sono alla fine delle mie forze". Piangendo terminò così il suo racconto con le parole: "Sai quante volte volevo prendere un coltello per tagliare la gola a mia figlia? Poi altre volte volevo mettere fine alla mia vita. Ma c'è sempre stato qualcosa che mi ha trattenuto. Cosa ne sarebbe della mia bambina? Nessuno si prenderebbe

cura di lei. E ora sono così contenta di avere  trovato un uomo che serve il Dio vivente. Forse c'è  ancora un po' di speranza".

Quando quella donna disse quelle parole  era come se il cuore mi volesse smettere di battere Interiormente gridavo a Dio: "O Signore, tu sei  lo stesso Dio di una volta. Puoi intervenire?". poi andai da alcuni dei miei collaboratori e raccontai loro l'accaduto. Chiesi loro se non volessero pregare con me per la ragazza. Poi andai alla fattoria dei miei genitori e chiesi loro se potevo avere una stanza dove poter alloggiare la ragazza, mentre noi pregavamo per lei. I miei genitori erano d'accordo e prepararono una stanza. Insieme ad alcuni uomini portammo poi la ragazza nella mia casa paterna. Tutta la zona e tutta la tribù erano venute nel frattempo al corrente dell'accaduto. Dissi alla mia gente: "Vedete, abbiamo pregato per anni per un risveglio, ma fino ad ora non è venuto. Forse questo è il fiammifero che dobbiamo usare per accendere il fuoco. Se questa ragazza verrà guarita potrebbe scoppiare il risveglio, perché tutta la tribù conosce questa ragazza, il capotribù, i bambini e tutti gli altri, giovani e vecchi. Quale vittoria sarebbe per il nostro Signore Gesù Cristo, se la ragazza venisse guarita. Allora gli zulù riconoscerebbero che Gesù è l'unico vero Dio".

Avevamo appena portato la ragazza nella stanza arredata in maniera accogliente, che ella cominciò a rompere le sedie e a rovesciare il tavolo, tanto che dovevamo togliere dalla stanza tutti i mobili e lasciare solo il letto. Ma poi la ragazza cercò di svellerne le molle, così che dovevamo trasportare via anche il letto e lasciarle solo una "icansi" (stuoia fatta con erba) e una coperta. L'azione seguente della nostra protetta era di rompere i vetri e il telaio della finestra. In pochi secondi la stanza sembrava un porcile dove alloggiavano non solo uno, ma più maiali.

Per tre settimane pregammo giorno e notte, ma la ragazza non venne guarita. In compenso ero io che alla fine ero sull'orlo di un esaurimento nervoso. La ragazza cantava senza interruzione canzoni satani-che. Qualcuno mi consigliò di invocare il sangue di Gesù. Il diavolo l'avrebbe temuto e sarebbe scappato. Ma anche questo non ebbe alcun successo. Al contrario, la ragazza cominciò a bestemmiare il sangue. Di continuo risuonavano quelle canzoni orribili e sacrileghe sul sangue e sulla morte di Gesù, come solo il diavolo le può ispirare. In tutto questo tempo la ragazza stava seduta sui suoi escrementi, seminuda o completamente senza vestiti. Pestava i piedi nudi per terra e ciò risuonava come se qualcuno picchiasse con un martello sul pavimento per fracassarlo. Così continuava per ore, e il chiasso e i cantici sacrileghi si potevano sentire da lontano.

Tutto questo non lo potevo capire. Avevamo fatto ciò che la Bibbia ci insegna, ma non funzionava. La pratica si differenziava dalla teoria. Mi sentivo come gli evoluzionisti, uomini savi di questo mondo, che ritengono che non ci sia alcun creatore o Dio. Miliardi di anni fa noi eravamo come i pesci e a questi pesci poi sono cresciute le gambe. Da ciò si era sviluppata non solo la rana, ma anche la scimmia. In un qualche modo la scimmia ha perso la coda, e così la razza umana ha preso il suo inizio. I promulgatori di questo insegnamento potevano spiegare tutto esattamente, sì, potevano addirittura precisare l'arco di tempo dello sviluppo. Ma stranamente c'era sempre un "missing link", un anello mancante. Anni fa si venne a sapere che un certo professor Smith aveva scoperto un pesce, il Coela-canth. Egli credeva di avere trovato l'elemento mancante. Con sua grande delusione però la sua teoria non fu confermata. E proprio così mi sentivo io in quella situazione. La teoria era giusta, ma non la messa in pratica. Cosa dovevo fare? Dovevo forse tornare dalla madre della ragazza e dirle che sua figlia non era stata guarita? Tutta la gente di quei dintorni sapeva che noi cristiani stavamo pregando per la ragazza. Avevano anche sentito bene quando io predicavo loro: "Non andate dagli stregoni, non sacrificate buoi o capre agli spiriti. Gesù è la risposta per ogni problema. Venite a lui". Essi aspettavano di vedere cosa sarebbe successo. E ora i cristiani avevano fallito. Con tutte le nostre forze avevamo pregato: "O Dio, non è il nostro nome che è in gioco. La gente non dirà che noi abbiamo fallito, ma diranno che è il nostro Gesù che ha fallito". Ma il cielo era come se fosse chiuso. Alle nostre preghiere non veniva nessuna risposta! Alla fine eravamo costretti a rinunciare e a riportare indietro la ragazza.

Ma allora implorai il Signore: "O Dio, ti prego, mandami da un'altra parte. Non posso più stare davanti a questa gente e predicare. Devo essere sincero nei loro confronti e non posso sostenere qualcosa che nella pratica non funziona. Anche nei miei confronti devo essere sincero. Ho un cuore e una coscienza". Non potevo certo andare da quella gente e spiegare loro che non c'è alcun Dio e che la religione dei bianchi non vale a niente. La cosa migliore sarebbe stata andare in un altro posto. Mi proposi però di non predicare mai più così stoltamente come avevo fatto per trovarmi poi in situazioni così difficili.

Da quel momento non potevo più credere che la Bibbia è la Parola di Dio e che tutto ciò che vi si trova è la verità. Forse una parte della Bibbia era giusta e un'altra no. Rifiutavo tutto ciò che non potevo conciliare con la mia esperienza e i miei ragionamenti. Ero come uno stolto che siede su un trono e da il suo giudizio su ciò che è verità o meno. Dicevo: "Questo ha la sua validità ancora oggi e quest'altro no. Questo valeva 2000 anni fa, ma oggi non più. Le cose sono cambiate. Non possiamo aspettarci che tutto ciò che c'è scritto nella Bibbia sia vero". Per tutti quegli anni avevo predicato il Vangelo, e a volte succedeva che in un culto centinaia di persone si facevano avanti per accettare il Signore Gesù Cristo. Di solito pregavo con loro una preghiera di ravvedimento, prima che se ne andassero. Io conoscevo quei giovani ed ero al corrente del tipo di libri che leggevano a casa. Sapevo che alcuni avevano addirittura giornali pornografici. Eppure tutti avevano accettato il Signore Gesù Cristo! Conoscevo giovani che non potevano passare davanti a un negozio di giornali senza guardare le foto di ragazze nude che erano esposte, e che addirittura le compravano e poi a casa le nascondevano dai loro genitori. E tutti questi giovani avevano accettato il Signore Gesù! Il Signore Gesù aveva detto alla Samaritana al pozzo di Giacobbe: "Chiunque beve di quest'acqua, avrà ancora sete, ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete in eterno; ma l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che zampilla in vita eterna" (Giov. 4:13,14). No, questo non è vero, pensavo. Ci sono in questo mondo uomini che soffrono così la sete come i cristiani? Alcuni cristiani desiderano addirittura peccati orribili, e se non possono peccare apertamente, lo fanno in segreto. Anche loro sono venuti una volta da Gesù e hanno bevuto, ma hanno ancora sete. Alcuni desiderano sigarette, altri alcool, altri sesso e altre cose mondane. Ci sono bambini che chiedono perché non possono andare al cinema o a ballare e godere la loro vita come tutti gli altri. I genitori hanno difficoltà a educare i loro figli. Ma tutti sono cristiani!

Gesù aveva evidentemente commesso un errore, o almeno i redattori del Nuovo Testamento. Giovanni evidentemente non aveva ridato esattamente le parole di Gesù. Ciò che sperimentavo almeno era ben diverso. Questi giovani erano venuti da me, io avevo pregato con loro, e loro avevano accettato il Signore Gesù. Ma essi erano rimasti sporchi. Se si guarda come si vestono, è proprio come si veste il mondo. La Bibbia ci insegna: "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo" (1 Giov. 2:15). Se in una città si vede un cristiano e un uomo del mondo, a volte non si può notare alcuna differenza. Ma la Bibbia dice: "E non vi conformate a questo mondo" (Rom. 12:2). Erano molti i versi della Bibbia dei quali ne dubitavo la veridicità, perché non potevo credere a ciò che era scritto. Io credevo a ciò che avevo sperimentato, visto e sentito.

Ci vollero ancora sei ulteriori anni, fino a che, dopo dodici anni di servizio di predicazione, arrivai a Mapumulo. Ripensavo continuamente alla chiamata che Dio una volta mi aveva dato per predicare il Vangelo. Non avevo detto allora: "Signore, se divento un predicatore del Vangelo, non vorrei

giocare a fare la chiesa"? Ma ora che mi ponevo la domanda: "Erlo, cosa hai fatto negli ultimi dodici anni?", dovevo confessare di avere giocato per tutto questo tempo. Per dodici anni avevo predicato, ma non potevo esibire neanche dodici persone che fossero cristiani secondo il criterio biblico. Mi ricordavo della parola dell'apostolo Paolo in 2 Tim. 3:1,5: "Ora sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili perché gli uomini saranno ... aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati". Dove sono gli uomini che hanno la potenza della quale parla la Bibbia? Io questa potenza non ce l'avevo. Non potevo più andare avanti così. Vedevo altre persone che si godevano la loro vita. Essi guadagnavano i loro soldi, mentre io ero lì, povero missionario, che predicava qualcosa la cui teoria si differiva dalla pratica.

Radunai la mia comunità zulù, dichiarai loro la mia bancarotta e dissi: "Io sono alla fine, e non me la sento più di continuare". Forse il problema consisteva nel fatto che usavo idee ed espressioni teologiche e che tentavo di mettere da parte certi problemi dando loro una spiegazione logica. Forse questa gente era troppo carente d'istruzione e troppo primitiva. Se imparassero di più, potrebbero afferrare meglio la verità. Ma c'era una parola nella Bibbia della quale d'improvviso mi ricordai. Il Signore Gesù un giorno prese un bambino e lo mise nel mezzo. Poi disse: "Chi non riceve il regno di Dio come un  piccolo fanciullo, non vi entrerà" (Luca 18:17). Questo verso dovrebbe prenderselo a cuore ogni pastore e ogni cristiano. Gesù dice in Matt. 18:3: "Se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei  cieli Con quelle parole Gesù non intende dire che noi dovremmo diventare puerili, ma "come fanciulli" significa essere bambini in fede. Questa è la differenza. Questa parola uscita dalla bocca di Gesù mi diede l'ultima spinta a prendere la decisione, e decisi di lasciare perdere tutta la mia cosiddetta sapienza e di leggere la Bibbia con una fede infantile. Allora chiesi agli zulù se erano pronti a venire due volte al giorno in un ora biblica la mattina alle sette e la sera alle cinque. Io proposi: "Prenderemo in mano la Bibbia e non metteremo da parte alcun problema dandogli una spiegazione teologica. Non vogliamo neanche giustificarci ma accetteremo tutto come sta scritto. Se Dio è veramente il Dio della Bibbia e la sua Parola corrisponde alla verità, facciamo questo tentativo e vediamo se è vero. Gesù disse che egli non è venuto a giudicare il mondo, ma la Parola, che egli ha annunciato, giudicherà il mondo. Vogliamo provarlo e vogliamo esaminare noi stessi. Non dobbiamo neanche dire che certe cose per noi al giorno d'oggi non sono più valide e che sono state scritte per gli uomini di 2000 anni fa. Accettiamo la Parola così come è scritta". Tutti erano d'accordo con la mia proposta.

 

DYNAMIS. LA POTENZA DELLO SPIRITO SANTO

Era la fine del 1966 quando cominciammo il nostro studio biblico a Mapumulo. Avevamo deciso di proseguire così nello studio, che non avremmo preso dal testo biblico un versetto qui e un altro lì, come i bambini che prima beccano l'uva passa da una torta. Si può capire che i bambini si comportino così, ma è puerile se anche le persone adulte lo fanno. Ci sono persone che hanno i loro passi preferiti, che citano abitualmente. Una certa corrente spirituale edifica il suo insegnamento sulla parola "Dio è amore". E siccome Dio è amore, non può esistere l'inferno. Così prende forma un eresia. Ci proponemmo di non fare così, bensì di prendere un libro della Bibbia, di cominciare dal primo versetto e di approfondirvisi fino all'ultimo. Così avremmo avuto un quadro completo del libro e non solo un dettaglio.

Tra gli zulù c'è una leggenda che faceva al nostro caso. C'erano tre ciechi che volevano sapere quale fosse la fisionomia dell'elefante. Qualcuno si dichiarò pronto a portare i tre ciechi con la macchina in un giardino zoologico, per dare a ognuno di loro la possibilità di avvicinarsi a un elefante addomesticato e di toccarlo. Il primo si avvicinò  all’elefante e si fermò presso una gamba posteriore dell'animale. Egli abbracciò la gamba dell'animale e chiese: "E` questo l'elefante?". Il secondo cieco fece qualche passo avanti e toccò il corpo gigantesco dell'animale. Mentre egli accarezzava la pancia dell'animale, esclamò: "E veramente un elefante?". Gli si rispose: "Sì, un elefante è così". Il terzo cieco stava vicino alla proboscide e la tastò da cima a fondo. Tutti e tre erano felici di avere finalmente "visto" un elefante. Entusiasti se ne tornarono a casa dove si chiese loro se ora sapessero quale fosse la fisionomia di un elefante. Il primo descrisse così le sue osservazioni: "Vi dico, l'elefante è come un gran tronco d'albero". Il secondo esclamò: "Cosa stai dicendo? Io l'ho tastato con molta precisione. Tu non mi puoi beffare. Un elefante è come un gran pallone". Alla fine si intromise il terzo e replicò ai suoi amici: "Ma dove siete stati? Io ho tastato l'elefante con le mie proprie mani, esso è come una lunga gomma ". E così alla fine iniziarono a litigare. Ognuno aveva "visto" l'elefante, ma il problema era che ognuno aveva toccato solo una parte del corpo dell'animale.

Questa per noi era come una similitudine, e noi non volevamo agire come quei tre ciechi, anche se naturalmente ci sono cristiani che sono ciechi per molte verità bibliche. Non so più precisamente perché iniziammo proprio con gli Atti degli Apostoli. In tutti quegli anni avevo avuto una predilezione particolare per i primi cristiani, e se si leggono i racconti sulla comunità primitiva, si fa fatica a non venirne presi. Così iniziammo con il primo capitolo, al primo versetto, e già dall'inizio il Signore afferrò i nostri cuori.

Gli Atti degli Apostoli cominciano con le parole: "Io ho fatto il primo trattato, o Teofilo, circa tutte le cose che Gesù prese a fare e ad insegnare". Luca scrisse ciò che Gesù aveva iniziato e gli Atti degli Apostoli sono una continuazione di ciò che Gesù ha fatto. Quando il Signore Gesù visse in questo mondo, era solo l'inizio. Il suo operare non finì con la sua morte. Egli aveva detto ai suoi discepoli: "Io sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto desidero che fosse già acceso. Ora io ho un battesimo di cui devo essere battezzato" (Luca 12:49,50). Questo non era il battesimo in acqua, ma era il battesimo della sua sofferenza e della sua morte sulla croce. Il Signore Gesù non poteva accendere il fuoco dello Spirito Santo prima di avere combattuto la battaglia nel Getsemani. Qui il sudore gli scorreva sulla fronte e cadeva a terra in forma di gocce di sangue. Dopo la sua morte sulla croce, la sua risurrezione e la sua ascesa al cielo egli poteva infine realizzare ciò per cui era venuto. Ora poteva proseguire il suo lavoro in tutta la pienezza della sua potenza, sedendo alla destra del Padre. Finalmente era arrivato il momento di accendere un fuoco. Negli Atti degli Apostoli possiamo vedere che il Signore Gesù nella potenza della sua risurrezione e nella sua onnipotenza opera attraverso i suoi discepoli. Allora la gente diceva: "Sono in uno stato di ebrietà". Altri deridevano ed erano scandalizzati. Pietro quindi rispose loro: "Giudei e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto e prestate attenzione alle mie parole. Costoro non sono ubriachi, come voi ritenete, poiché è solo la terza ora del giorno. Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele: 'E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni'". Quando leggemmo quei versi, pensammo: "Ma noi siamo più vicini agli ultimi giorni che gli uomini di 2000 anni fa. Se questa promessa valeva per loro, vale ancora di più per noi oggi". Non è necessaria una grande conoscenza biblica per scoprire che noi viviamo nello stesso periodo di tempo della comunità primitiva e che arriveremo alla fine di quest'epoca solo quando il Signore Gesù tornerà per rapire la sua sposa. Spiritualmente parlando, ciò significa che noi viviamo nella stessa "settimana". La Parola di Dio ci dice: "Per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno". Così 2000 anni sono come l'altro ieri e noi non siamo arrivati neanche alla metà della settimana. Senza dubbio per noi oggi vale ciò che valeva per la comunità primitiva di allora. Più ci inoltravamo nello studio, più i nostri cuori venivano toccati. Leggemmo anche che il Signore Gesù aveva ordinato ai suoi discepoli di non allontanarsi da Gerusalemme prima di essere battezzati col battesimo di cui Giovanni Battista aveva parlato. Oggi si discute molto su questo battesimo. Alcuni dicono che avviene in questo modo, altri li contraddicono e altri ancora fissano un determinato momento per l'avvenimento. Io mi ricordo di un culto all'aperto molto grande a Pretoria, intorno al 1952, durante il quale il dr. Edwin Orr fece qualcosa di insolito. Egli pregò un pastore protestante e uno battista di venire avanti. Poi pose loro la domanda: "Chi di voi ha bisogno di più acqua per un battesimo?". Io pensai: "Poveri noi. Come fa un uomo del genere a porre una domanda simile? Questo non si dovrebbe fare". Poi il dr. Orr spiegò ai due pastori: "Vedete, non ha importanza se abbiamo molta acqua o poca. Quando battezzate le persone, ogni volta la lingua resta asciutta". Comprendiamo questo messaggio? Il battesimo in acqua non trasforma la lingua. Esso può operare ciò che gli si attribuisce, ma non è forse così che bambini o adulti che sono battezzati parlano di cose che non dovrebbero mai salire sulle labbra di un cristiano? Il battesimo di fuoco con lo Spirito Santo, del quale parlano gli Atti degli Apostoli, significa di più.

Il Signore Gesù dice di Giovanni Battista che egli è il più grande di tutti i nati di donna. Noi abbiamo un Mosè, un Abrahamo, un Elia; tutti erano grandi uomini di Dio. Ma il Signore Gesù dice che nessuno di loro è più grande di Giovanni Battista. In cosa consisteva la sua grandezza? Noi non siamo a conoscenza di un solo miracolo che egli abbia fatto; non sentiamo di nessun cieco che attraverso di lui abbia riacquistato la vista, di nessun paralitico che poteva riprendere a camminare. Forse il Signore Gesù era a conoscenza dei nostri dubbi. Perciò egli disse in quella circostanza: "In verità vi dico". Anche se Giovanni Battista fu descritto da Gesù come il più grande, egli poteva dire: "Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di chinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali; io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco". Noi sappiamo cosa sia un fuoco. Se mettiamo un pezzo di ferro nero nel fuoco, non dura a lungo fino a che il colore nero sparisce. Il ferro diventa rosso rovente e alla fine bianco. Il fuoco infiamma tutto il ferro. Così è se qualcuno viene battezzato con lo Spirito Santo. Il fuoco dello Spirito Santo attraverserà tutta la sua natura, compresa la lingua.

Come ho già detto, il Signore Gesù aveva ordinato ai suoi discepoli di restare a Gerusalemme e di aspettare la promessa del Padre, di essere battezzati con lo Spirito Santo, poiché attraverso questo battesimo avrebbero ricevuto potenza per essere testimoni di Gesù. Il Signore Gesù doveva dare loro l'ordine di restare a Gerusalemme. Questo aveva un motivo preciso, forse i suoi discepoli sarebbero scappati. Noi uomini siamo fatti così, preferiamo fuggire da una situazione difficile. Se una donna ha un marito che non la capisce e non fa quello che lei vorrebbe, preferisce fuggire. Proprio così sono i bambini i cui genitori, secondo la loro opinione, sono troppo severi. Per questo motivo spesso essi girano le spalle alla casa paterna. Ci sono addirittura cristiani che passano da una chiesa all'altra perché nelle rispettive comunità non si trovano a loro agio. Di solito dico a tali persone: "Se non date buoni risultati là dove siete, non potete darli neanche in un altro posto". Gli zulù dicono: "Se prendi una patata marcia e la metti in un sacco con patate buone, non migliorerà, anzi, marciranno anche tutte le patate buone". Se non abbiamo successo nel luogo in cui Dio ci ha posto, non saremo una benedizione da nessun'altra parte. Perciò è buono perseverare fino a quando Dio non darà un'altra indicazione. Gerusalemme non era per i discepoli il posto più pericoloso? Gerusalemme, dove avevano crocifisso il loro Signore e Maestro! Essi si erano rinchiusi dietro le porte per paura di essere altrettanto uccisi. Si può capire che per loro quello fosse il posto peggiore su tutta la terra. Ciò nonostante Gesù disse: "Ma voi rimanete nella città di Gerusalemme finché siate rivestiti di potenza dall'alto". Possiamo leggere la reazione dei discepoli a quest'ordine Essi chiesero a Gesù: "Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?". Come uno schiaffo in faccia fu allora la risposta del Signore: "Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, ma bensì riceverete la potenza dello Spirito Santo". E` possibile che ci siano persone che stanno sedute ai piedi di Gesù e che mentre Gesù parla con loro sono occupate con altri problemi. A cosa serve occuparsi delle profezie se non abbiamo ricevuto la potenza dello Spirito Santo per ubbidire alla Parola di Dio e per fare ciò che il Signore Gesù si aspetta da noi? Non c'è mai stato un periodo in cui si sia parlato così tanto dello Spirito Santo come oggi. Dappertutto nel mondo si parla dello Spirito di Dio, ma purtroppo gli uomini non hanno mai capito così poco dello Spirito Santo come oggi. Una volta ho tenuto una conferenza sul risveglio in Olanda. Un predicatore si è alzato e ha detto: "Finora ho avuto un'opinione falsa del risveglio. Pensavo che il risveglio avesse a che fare con un qualcosa simile al chiasso". Molte persone sono dell'opinione erronea che i cristiani riempiti con lo Spirito Santo si comportino come ubriachi. Parlo per esperienza e posso testimoniare che quando lo Spirito Santo opera, genera i momenti più tranquilli nella vita di un uomo o di una comunità. Vorrei raccontare di due cristiani che iniziarono a litigare. L'uno sosteneva: "Noi siamo più pentecostali di voi". L'altro invece pensava: "No, la nostra comunità è più pentecostale della vostra". Il primo chiese: "Ma come puoi dimostrarlo?". L'altro rispose: "Vedi, noi gridiamo "alleluia" più forte di voi". Mi è stato detto che questo fatto è vero e che non è una favola. In Olanda ho incontrato un uomo che pensava anche così. Non dobbiamo scambiare entusiasmo sentimentale con l'opera dello Spirito Santo.

Il Signore Gesù parla di una determinata caratteristica che contrassegna la venuta dello Spirito Santo su un uomo: che egli riceverà la potenza dello Spirito Santo! (Atti 1:8). Se esiste un segno per questa esperienza, allora vogliamo fare attenzione al segno di cui parlò il Signore Gesù. Potenza nella lingua greca significa "dynamis". Parlando di questo mi viene in mente la dinamite. Essa ha potenza e non la si usa per lavorare la sabbia, ma per fare brillare la roccia più dura. La potenza dello Spirito Santo opera là dove il terreno è duro come il granito. Lì si vede al meglio la sua efficacia. Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi riceverete potenza"! Quando si parla di questa potenza, dapprima la gente pensa alla guarigione dei malati e dimentica che la guarigione dell'anima è più importante di quella del corpo. Essere liberati dal peccato è mille volte più 36

prezioso che essere guariti da una malattia. L'opera nel settore spirituale deve essere messa al primo posto. Non si può togliere il testo dal contesto, altrimenti il senso viene falsificato. Facciamo attenzione alla parola di Gesù: "Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni".

Cos'è un testimone? Noi diciamo che un testimone è un uomo che da testimonianza di ciò che ha visto e sentito. Nel testo greco troviamo la parola "martyr". Anche in inglese c'è la stessa parola "martyr", che significa martire. Un testimone è dunque un uomo che è pronto a morire per la sua fede. Gesù intende dunque dire che se riceviamo la potenza dello Spirito Santo, avremo la forza di essere dei martiri. Che strano! Noi diremmo: "Voi avrete la forza di amare". Ma bisogna avere la forza di morire? Noi non siamo dei martiri e non viviamo in paesi in cui si viene perseguitati e uccisi a motivo della propria fede. Ciò nonostante possiamo anche noi essere martiri. In Ebrei 12:4 possiamo leggere: "Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato". Cosa significano queste parole? Molto semplicemente che un cristiano prende la seguente decisione: "Io preferisco morire piuttosto che mentire! Io preferisco morire piuttosto che fornicare con la moglie di un altro! Io preferisco morire piuttosto che essere un ipocrita o essere infedele al Signore Gesù! Io preferisco morire piuttosto che peccare!". Questa è la potenza necessaria per essere un martire per il Signore Gesù. Pietro rinnegò il suo Signore. Ma dopo che ebbe ricevuto la potenza dello Spirito Santo, egli diventò un testimone fedele del suo Signore, tanto che alla fine fu un martire e venne crocifisso. Prima della sua esecuzione egli chiese: "Io non sono degno di morire come il mio Signore e maestro, perciò crocifiggetemi con la testa in giù". Attraverso la potenza dello Spirito Santo egli era in grado di morire per Gesù. Egli morì per la verità.

L'apostolo Paolo dice: "Io muoio ogni giorno" (1 Cor. 15:31). Cosa intende dire? Come possiamo morire ogni giorno? Il Signore Gesù morì per così dire già nel Getsemani, prima di patire la morte fisica sulla croce. Lì dovette sudare gocce di sangue e stava per scoraggiarsi, fino a che alla fine poteva dire a suo Padre: "Non sia fatta la mia volontà ma la tua". Egli morì a se stesso. Se noi siamo in grado di pregare con le stesse parole, allora non cerchiamo più ciò che è nostro, ma ci umiliamo alla volontà di Dio e rinneghiamo noi stessi. Questo è molto pesante e può succedere solamente nella potenza dello Spirito Santo. Riflettiamo ora sugli apostoli, su come questa potenza dello Spirito Santo divenne visibile in loro. Gli Atti degli Apostoli raccontano di Pietro e Giovanni, quando andavano nel tempio per  pregare Davanti alla porta del tempio sedeva un paralitico. Pietro gli disse: "Guarda noi! Io non ho né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù il Nazareno, alzati e cammina!". Ed egli si alzò! Osserviamo attentamente le parole di Pietro. Egli non aveva detto: "Io ti do ciò che abbiamo", ma "Quello che ho te lo do". Giovanni non aveva il dono di guarigione. Nel Nuovo Testamento non leggiamo di un solo miracolo di guarigione che sia avvenuto attraverso l'apostolo Giovanni, ma anche lui aveva ricevuto come Pietro la potenza dello Spirito Santo. Essi avevano doni differenti. Se osserviamo Giovanni e cerchiamo di scoprire quale dono particolare avesse, constatiamo la caratteristica particolare della sua predicazione, di insegnare cioè alle comunità l'amore per il prossimo, la comunione e l'unità. Giovanni sperimentò la potenza dello Spirito Santo in una tale misura, che egli nella sua prima lettera poteva scrivere: "Chiunque dimora in lui non pecca; chiunque pecca non l'ha visto né l'ha conosciuto. Chiunque commette il peccato è dal diavolo" (3:6,8). Dunque, da ciò riconosciamo un cristiano che è nato di nuovo. Giovanni va così oltre che sembra dire: "Guarda, non è difficile riconoscere se qualcuno è nato di nuovo o no. Se uno pecca, è dal diavolo, e se è veramente nato di nuovo, non pecca". Questo è un parlare duro e non vuole entrare nelle teste dei teologi. Ma no, si può pensare, Giovanni non può avere pensato questo. E buono che Giovanni e i cristiani della prima comunità non vivano più, altrimenti saremmo capaci di scatenare contro di loro un tumulto. Si può ben capire che Giovanni Battista fu decapitato, perché diceva la verità. Rileggiamo il fatto in Matteo 3. Cosa succederebbe se nella nostra comunità si predicasse così? L'apostolo Giovanni era così riempito con lo Spirito Santo, che non poteva capire che un cristiano nato di nuovo potesse ancora mentire. Egli non poteva immaginare che un uomo che ha sperimentato la nuova nascita attraverso lo Spirito Santo potesse essere ancora un amico di questo mondo. Gli era incomprensibile che un tale uomo non avesse la capacità di vincere il peccato nella sua vita. C'è bisogno di una maggiore potenza per resistere al peccato e di passare di vittoria in vittoria che per guarire le malattie. Oggigiorno siamo molto superficiali nel nostro giudizio. Non appena qualcuno parla in nuove lingue, si pensa che sia riempito con lo Spirito Santo. Può darsi però che la stessa persona mentisca ancora o fornichi con donne. Quale differenza con ciò che ci insegna la Bibbia, se abbiamo un orecchio per udire!

 

LE CARATTERISTICHE DELLA COMUNITA` PRIMITIVA

Più studiavamo gli Atti degli Apostoli, più si faceva strada in noi una rottura inferiore. Leggevamo il passo dove Pietro, Giovanni, Giacomo e Filippo si radunarono in preghiera sul solaio. Addirittura le donne erano presenti, con i fratelli di Gesù e Maria, sua madre. Ci viene detto che erano tutti unanimi in preghiera. Questo successe ancora prima del riversamento dello Spirito Santo a Pentecoste. La morte sulla croce, la risurrezione e gli eventi accaduti fino all'ascensione di Gesù erano stati sufficienti per rendere unanime quella gente in preghiera. A me questo sembra essere il miracolo più grande: l'unità dei cristiani! Di regola è così che si litiga, si parla male degli altri dietro le spalle e ci si uccide a vicenda a parole. Ma la morte di Gesù e la sua risurrezione colpirono così profondamente quelle persone, che esse si unirono ermeticamente in preghiera, tanto che si poteva dire di loro: "Erano un cuore e un'anima".

Cosa significa per noi la croce di Gesù? Più tardi troviamo le stesse persone a Pentecoste, dove si convertirono 3000 persone. Quando lo Spirito Santo scese come il Consolatore, in greco il "paracletos", egli fece proprio ciò che il suo nome significa. Egli, che per così dire ci sta vicino, proprio a fianco e parla la nostra stessa lingua. Questo successe durante la prima festa della Pentecoste. Ognuno poteva capire nella propria lingua la predicazione di Pietro. Noi invece parliamo una medesima lingua, ma ci muoviamo su frequenze diverse. C'è la lingua dei teologi, quella degli studenti e quella della politica. Studiamo lingue straniere, ma non capiamo la nostra. Ma se lo Spirito Santo opera, allora egli parla con ognuno la lingua che capisce. Allora non ha più importanza se si è colti o no, se si appartiene a questa o a quell'altra razza. Egli può addirittura farsi capire da un bambino piccolo. Questo è ciò che successe a Pentecoste. Perciò è bene leggere la Parola di Dio non superficialmente, ma di udire con orecchie aperte e trasmettere ciò che leggiamo in maniera autentica. Una volta, durante un culto cristiano, sentii un predicatore conosciuto annunciare: "Ora vogliamo pregare come a Pentecoste, quando i discepoli pregarono in altre lingue". Allora tutti i presenti al culto parlarono in lingue. Fuori passavano persone di diverse nazionalità, ma nessuno di loro capiva neanche una sola parola di ciò che veniva detto. Alla prima festa di Pentecoste era diverso. Ognuno capiva nella propria lingua. Io non respingo il dono delle lingue, ma esso deve essere operato dallo Spirito Santo. Per questo motivo l'apostolo Paolo scrive al suo collaboratore Timoteo, che egli "esponga rettamente la Parola della verità", cioè che faccia distinzione tra tutto ciò che deve essere distinto e unisca ciò che è in relazione.

Quando le 3000 persone a Pentecoste furono colpite nel loro cuore dal messaggio della salvezza, si convertirono. Ciò che ne risultò, lo possiamo leggere in Atti 2:42: "Essi erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere". Essi erano insieme ogni giorno nell'unità dello Spirito, ed erano un cuore e un'anima. Che miracolo è questo! Migliaia di uomini, giovani e vecchi, uomini e donne, e sicuramente anche adolescenti e bambini. Essi non appartenevano solamente a una organizzazione ecclesiastica, come è nel nostro caso. Oggi ci sono cristiani che dicono: "Oh, sono così contento di non dovere vivere con quella tale persona della nostra comunità. Ella mi innervosisce. Com'è bello che dopo la predicazione ognuno vada a casa propria. Così non ho più niente a che fare con lei". I cristiani della comunità primitiva curavano giornalmente questa comunione intima nella perfetta unità dello Spirito Santo. Questo ci attesta la Parola di Dio. Allora a Mapumulo eravamo solo una quarantina di cristiani, ma quanti attriti e litigi c'erano tra di loro! Spesso dovevo negoziare la pace, perché l'uno non andava d'accordo con l'altro. Gli uni criticavano gli altri. Invece di andare dal rivale e mettere a posto la cosa, si preferiva parlare dietro le sue spalle dei suoi errori. Il proprio peccato invece veniva prudentemente taciuto. La conseguenza era una vita cristiana ipocrita, con due facce.

Riguardo la comunità primitiva, leggiamo ulteriormente in Atti 4:31 che quando pregarono il luogo dove erano radunati tremò. Nulla di strano! Quando quei credenti pregavano, succedeva qualcosa. Una tale preghiera poteva scuotere il mondo. Ci sono mai stati così tanti culti e gruppi di preghiera come nel nostro tempo? E cosa succede? I cristiani di oggi non vengono forse turbati come mai prima d'ora? Noi preghiamo, ma non muoviamo il mondo, bensì il mondo scuote noi! Si può ben capire perché i nostri bambini e la nostra comunità ci mettono sottosopra. Eppure noi ci chiediamo stupiti come possono succedere certe cose. Addirittura nella propria chiesa ci sono persone che sono costrette a sposarsi, e parlo di membri della comunità. Quando nel 1966 riflettemmo sui primi cristiani della comunità primitiva, constatammo: "Questa chiesa è molto lontana da noi, non solo nell'ordine di tempo di 2000 anni, ma è così lontana come l'oriente lo è dall'occidente. Che differenza notiamo se confrontiamo quella chiesa con la nostra, della quale pensiamo che sia la migliore e la più pia. Ma cosa succede, se vengono alla luce le cose nascoste?". Allora osservammo quelle persone da più vicino. Noi avevamo l'impressione che Gesù non fosse solo il loro hobby, non solo qualcosa per il fine settimana; no, Gesù era la loro vita! Essi vivevano ogni giorno della settimana per lui. Quando essi si incontravano, non erano diversi da quando si lasciavano. Durante ogni giorno della loro vita Gesù era il loro unico bene. Alcuni di loro vendevano le proprietà, i campi, mettevano il ricavato tutto assieme e lo portavano ai piedi degli apostoli. Così Gesù per loro aveva più significato che qualsiasi altra cosa. Essi si radunavano giornalmente e avevano tutto in comune, senza bisogno di essere comunisti. Nessuno di loro diceva di qualcosa: "Questo è mio". Essi non erano egoisti, non pensavano a loro stessi; erano ripieni dello Spirito e vivevano per il Signore Gesù. Qui vediamo come deve essere un uomo ripieno dello Spirito. Egli non vive per se stesso, ma per il suo prossimo. E questo lo potevamo osservare nei primi cristiani.

Eppure gli Atti degli Apostoli ci raccontano nel capitolo 5 qualcosa di sorprendente. Il diavolo, che non dorme, riempì il cuore di Anania. Il diavolo può influenzare anche noi così, perciò la Bibbia dice: "e non date luogo al diavolo". Questo lo dice ai cristiani. Non dobbiamo commettere l'errore di credere che il diavolo non possa introdursi furtivamente nel cuore di un cristiano. Se qualcuno pensa una cosa del genere, egli non sa quello che dice. Noi sappiamo che un cristiano può mentire, anche se è nato di nuovo e anche se egli le bugie che dice le definisce "leggere". In quel momento il diavolo viene nel suo cuore. Proprio così successe con Anania. Non ne conosciamo il motivo, ma ci viene solo raccontato che egli e sua moglie avevano deciso di vendere le loro proprietà. Non sappiamo chi ne avesse avuto l'idea, ma uno di loro comunque diede la spinta iniziale che mise in moto tutto l'ingranaggio. Forse questa coppia voleva fare come facevano gli altri. Noi cristiani a volte siamo dei buoni imitatori. Se qualcuno fa qualcosa, lo facciamo anche noi, senza sapere perché lo facciamo. Il profeta Isaia dice: "Noi tutti come pecore eravamo erranti". Noi siamo le pecore. Una pecora imita l'altra. Anania e Saffira si misero d'accordo sul da farsi e così vendettero i loro beni, forse pregandoci anche sopra. Dio mandò addirittura un acquirente. Non era meraviglioso? Ma poi rifletterono: "Non diamo tutto agli apostoli, ma teniamocene una parte per noi. Facciamo finta che sia tutto, invece ce ne teniamo una parte". Noi non sappiamo quali fossero i loro motivi. Forse pensarono al loro futuro. Comunque sia, presero in comune la decisione di dare una parte del ricavato agli apostoli e di tenersi l'altra come riserva. Probabilmente presero questa decisione quando si trovarono da soli, nella camera da letto.

Anania prese i soldi, andò dagli apostoli e li pose ai loro piedi. Pietro era ripieno di Spirito Santo, che è Spirito di verità. Lo stesso Spirito gli disse: "Pietro, qui c'è qualcosa di marcio; qualcosa non

va". Questa ispirazione lo fece esclamare: "Anania, dimmi, è tutta la somma che hai ricavato dalla vendita del tuo podere?". "Sì", rispose Anania. Pietro disse: "Anania, perché ha Satana riempito il tuo cuore per farti mentire allo Spirito Santo e trattenere una parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non rimaneva tuo? E il ricavato della vendita non era forse a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa?". E qual era l'effetto di quella bugia? Quando Anania udì queste parole, cadde a terra morto.

Vediamo che la comunità primitiva non tollerava alcun peccato, neanche una bugia cosiddetta "leggera". Essi non avevano né posto, né tempo per il peccato e lo trattavano con molta severità. Si arrivò a tal punto che un uomo dovette morire per una bugia. Così era la comunità primitiva, la chiesa di Cristo, il risorto.

Io mi chiedo se noi oggi abbiamo il diritto di chiamarci la chiesa di Cristo, se vediamo cosa vi succede. Tra i cristiani primitivi aveva peccato un uomo. Egli aveva mentito. Forse noi quella non la riteniamo neanche una bugia. Ma quella piccola mancanza di verità venne presa così seriamente che a quell'uomo costò la vita. La prima comunità e lo Spirito di questa comunità dicevano: "Meglio morto nel sepolcro che vivere con una menzogna nella comunità".

Cosa facciamo noi? Noi adoriamo Dio come il re, abbiamo comunione fraterna e tolleriamo il peccato nel nostro mezzo! Su quale fondamento edifichiamo? Diciamo: "Ma questo credente è un membro della chiesa, è nato in mezzo a noi ed è addirittura battezzato. E` un membro della comunità". Al giorno del giudizio quest'uomo brucerà come la stoppia, poiché nessuno è membro della chiesa di Cristo, finché egli stesso non sia un membro del corpo di Cristo, del Signore vivente e santo. Egli non può solamente appartenere a un'organizzazione, ma deve essere nato di nuovo. Il frutto nella sua vita deve dimostrare che egli è nato di nuovo.

Torniamo al racconto di Atti capitolo 5. Tre ore dopo l'accaduto arrivò Saffira. Ella non sapeva ciò che era successo. Dobbiamo pensare che quella era gente molto semplice. Non avevano né telefono né macchina. Si può pensare che la cosa più pensabile fosse di avvisare la moglie del deceduto, affinchè ella preparasse tutto per il funerale! Invece leggiamo che alcuni giovani trasportarono fuori Anania e lo seppellirono. Ora arriva la moglie e non sa che il suo amato marito è morto. Pietro la prende subito nelle tenaglie e dice: "Dimmi, avete voi venduto il podere per tanto?". Ella doveva naturalmente attenersi al marito. Essi erano d'accordo in ciò che volevano fare. Così si attenne a suo marito e rispose: "Sì, per tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete messi 48

d'accordo di tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di coloro che hanno sepolto tuo marito sono all'uscio e porteranno via anche te". Quando ella sentì queste parole, cadde anche lei morta a terra. In quei giorni ci chiedemmo se avessimo voluto essere membri di una comunità come la chiesa primitiva. Cosa ci succederebbe? Noi con le nostre bugie d'emergenza, con i nostri peccati minuscoli. Per noi sarebbe un'impresa ardita. Nei miei pensieri ringraziai Dio che oggi non esista più una chiesa del genere. Lo ringraziai di non vivere più in quel tempo. Avrei forse sentito come mio dovere di avvertire la gente e dire loro: "State attenti, quella è una chiesa pericolosa. Vi succedono cose terribili. Lì muoiono persone. Pietro non può essere un uomo di Dio, riempito con l'amore di Dio. Nessuno che ha un cuore pieno d'amore agisce così. E` orribile. Non gli ha dato neanche una chance. Perché l'ha discreditato davanti a tutti? Perché non è andato dalla moglie e l'ha avvertita? Può darsi che noi ringraziamo Dio di non avere vissuto in quel tempo. Può essere che siamo riempiti con lo Spirito Santo. Ma a questo riguardo una cosa vi posso dire: se si prega per un risveglio, si prega per qualcosa che il mondo non capisce. Forse anche colui che prega, prega per qualcosa che non capisce. Osserviamo cosa successe in questa prima comunità, quando lo Spirito di Dio scese con tutta la sua potenza e operò tra di loro. Io dissi alla mia piccola comunità zulù: "Se io fossi stato Pietro, cosa avrei fatto?". Se voi foste stati Pietro, cosa avreste fatto? La difficoltà è che noi leggiamo la Bibbia così superficialmente e perciò non possiamo afferrare di che cosa si tratta. Possiamo immaginarci come sarebbe stato se noi fossimo stati presenti? Come sarebbe se nel nostro tempo esistesse una tale chiesa? Forse cacceremmo via questa gente come fanatica, estremista, senza amore e spietata. Se io fossi stato Pietro, e Anania fosse venuto da me, forse l'avrei abbracciato, gli avrei dato un bacio fraterno e gli avrei detto: "Fratello, Dio ti benedica". Io non mi sarei preoccupato della sua piccola bugia, ma avrei guardato al gran dono che aveva portato: milioni di lire. Questo è quello di cui abbiamo bisogno. Se ogni giorno si radunano migliaia di persone, sappiamo ciò che costa. Forse l'avrei accolto con entusiasmo e gli avrei detto: "Fratello, il Signore sia con te. Alla prossima riunione del consiglio direttivo proporrò di nominarti decano". Questa è la gente di cui abbiamo bisogno nella chiesa. Gente che ha soldi. Ma Pietro reagì diversamente. Si può pensare che egli abbia detto: "Va' all'inferno con i tuoi soldi. Noi non abbiamo posto per te nella comunità del nostro Signore, il risorto. Non possiamo tollerare alcuna persona che dice solo la mezza verità. E` meglio essere mangiati dai vermi che vivere così nella comunità di Gesù". Questo è il modo in cui allora hanno agito sia col marito che con la moglie. 50

Noi facevamo grandi progressi con la nostra lettura della Bibbia. Sfogliammo indietro nella Scrittura fino al terzo capitolo degli Atti degli Apostoli, dove Pietro e Giovanni andarono al tempio per pregare. Pietro disse al mendicante alla porta del Tempio: "Guarda noi. Io non ho argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina!". Vogliamo osservare attentamente ciò che Pietro disse. Prima invitò il mendicante e gli disse: "Guarda noi!". Come poteva Pietro fare un tale errore? Nessun teologo si esprimerebbe così. Noi diremmo: "Guarda a Gesù, guarda a Dio, guarda alla Bibbia, ma non a noi!". Ma sicuramente possiamo capire che Pietro abbia fatto un errore del genere. Egli non aveva il nostro studio teologico, né i professori e gli insegnanti che abbiamo noi. Ma dobbiamo fare una precisazione: egli aveva il più grande professore e insegnante; egli sedeva ai piedi del più grande maestro. Ma nonostante questo, come poteva un uomo che proprio allora era ripieno dello Spirito Santo dire: "Guarda noi!"? Non sapeva che si deve guardare a Gesù? Allora indagammo nella Parola di Dio e trovammo il passo in 2 Cor. 3:2,3, dove sta scritto: "Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne". Ora

potevamo capire Pietro. La mano di Dio era all'opera nella vita dell'apostolo. Lo Spirito di Dio fece qualcosa a questa gente. Questo è il motivo, perché senza vergogna potevano dire: "Guarda noi!".

Nella funzione di testimoni di Cristo e di predicatori della comunità di Gesù, possiamo dire al mondo: "Guarda noi!", prima di cominciare la predicazione? E noi genitori, se esortiamo i nostri bambini, possiamo dire prima: "Guardate a noi, al nostro comportamento"? Siamo un buon esempio per loro? O possiamo permetterci di dire alla nostra domestica o al ragazzo che lavora in giardino: "Guardami!", prima di raccontare loro di Gesù? O non è piuttosto così che noi tutt'al più possiamo dire: "Non fate ciò che faccio, ma fate ciò che dico"? Proprio questo era il caso dei farisei. In Matt. 23:3 il Signore Gesù dice: "Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare, ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno". I farisei non vivevano ciò che predicavano. Questa è la caratteristica di un fariseo! I farisei e gli scribi del ventesimo secolo sono esattamente gli stessi. Nonostante venga predicata la verità, la vita pratica non vi corrisponde. Io lo sottolineo: la verità! Spesso pensiamo che i farisei sono persone che predicano la menzogna. Se così fosse, Gesù non avrebbe detto ai suoi discepoli: "Osservate tutte le cose che vi dicono", se gli avessero raccontato delle favole. Per rendere chiaro questo concetto, vorrei menzionare un predicatore di fama mondiale, che riceveva così tanti inviti, da non poterli accettare tutti. In uno dei suoi viaggi lo accompagnava sua moglie, che era anche stata invitata. Egli avrebbe dovuto parlare in una grande cattedrale. Due donne responsabili della comunità salutarono la moglie del predicatore e l'accompagnarono nella chiesa. Allora il marito salì sul pulpito. Egli possedeva un tale dono di parola, che tutti ascoltavano affascinati. Il suo modo di esprimersi era perfetto, e non si ripeteva mai. Tutti lasciarono la cattedrale profondamente impressionati. Quando le tre donne lasciarono la chiesa, una di loro si rivolse alla moglie del predicatore e le disse: "Oh, come deve essere meraviglioso essere sposata con un uomo che sa parlare così". La moglie del predicatore rispose: "Oh, lei non sa come si comporta a casa!".

Se la nostra vita non riesce a impressionare neanche nostra moglie, impressionerà ancora di meno i nostri figli e ancora di meno il diavolo. Che Dio possa donare a coloro che si trovano in una tale situazione e che si sentono colpiti da queste parole che si convertano e la smettano con il fariseismo! Allora, nel 1966, ci divenne chiaro che non avevamo il diritto di muovere le nostre labbra e di predicare al mondo e agli zulù pagani prima di poter dire: "Guarda noi!"

Ascoltiamo di nuovo le parole di Pietro: "Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, alzati e cammina!". Di nuovo potremmo chiedere: "Pietro, non ti vergogni? Tu hai così spaventosamente conturbato il Signore; tu lo hai rinnegato! E ora dici qualcosa del genere!". Pietro ci potrebbe allora rispondere: "Sì, fratello mio, io posso parlare così. Io ho peccato, ma mi sono ravveduto. Ho pianto sul mio peccato, ma ho trovato il perdono. E se Dio perdona, egli dimentica, e io posso ugualmente dimenticare". Questo è il Vangelo, che noi non abbiamo bisogno di volgere lo sguardo al passato. Questo può essere un argomento chiuso. Se abbiamo avuto un ravvedimento autentico e sincero e abbiamo messo in ordine la nostra vita con Dio, tramite il perdono della nostra colpa possiamo andare avanti senza vergogna. Inoltre Pietro dice: "Io non ho argento né oro". Proviamo ad immaginarci di essere rimasti senza soldi. Potremmo dire ancora alla gente: "Guarda noi!"? Se nella nostra vita tutto va liscio e magari abbiamo guadagnato molti soldi e tutto brilla come l'oro, allora sappiamo ridere. Allora possiamo permetterci di dire alla gente: "Guarda noi!". Ma se le cose cambiano e facciamo bancarotta, non lo diciamo più.

Pietro era veramente sincero con la sua affermazione? O forse le sue parole erano solo un trucco per non dare nulla al mendicante? Forse noi ci saremmo comportati così. "Mi spiace, proprio ora non ho soldi", ma nello stesso tempo abbiamo in tasca il portafoglio pieno.

Nonostante tutte queste obiezioni dobbiamo ammettere che Pietro diceva la verità. Egli non aveva vergogna di essere senza soldi e continua: "quello che ho te lo do", dunque Pietro aveva qualcosa! "Nel nome di Gesù Cristo, alzati e cammina!". Questo era ciò che Pietro aveva.

A questo punto io raccontai alla mia piccola comunità zulù la storia di un sacerdote cattolico. La messa fu celebrata in una grande cattedrale e venne frequentata da migliaia di persone. Per la colletta il sacerdote non aveva preparato il solito piatto, ma un tavolo. Quando la folla- lasciò la chiesa, il tavolo era carico di denaro, dunque di argento e di oro. Mentre il sacerdote anziano con il suo giovane vicario a fianco contava i soldi, esclamò: "Guarda qui, giovane. Pietro non può più dire: "Io non ho argento né oro". Anche il papa non può più dirlo". Il giovane rispose: "Egli però non può più dire: "Nel nome di Gesù Cristo, alzati e cammina!"".

Come possiamo vedere, le cose sono cambiate. Ciò che i cristiani di allora avevano, oggi noi non l'abbiamo più. Qualcosa si è perso per strada. Ma ciò che essi non avevano, oggi noi l'abbiamo, ed esso ha una grande importanza nella nostra vita. Il denaro ha qualcosa da dire, se decidiamo di volerci mettere a disposizione nel lavoro nel regno di Dio o no. Allora il denaro è decisivo per la nostra decisione. Forse siamo un po' come Giuda Iscariota. Ma Pietro disse: "Io non ho argento né oro". E sembra che ciò non gli importasse niente. Egli metteva a disposizione ciò che aveva.

D'improvviso una giovane donna della mia comunità zulù, che si era convertita appena tre mesi prima, si alzò in piedi. Mentre lacrime scorrevano sul suo viso, disse: "Oh, Mfundisi, per favore, fermati!". Nel mezzo di una frase della predica, la giovane donna mi aveva fermato. Sorpreso chiesi: "Cosa succede?". Ella chiese: "Posso pregare?". Non sapevo cosa fare. Era come un fulmine a ciel sereno. Una persona neoconvertita all'improvviso si alza in piedi e vorrebbe pregare! Non sapevo se avrei dovuto permetterlo. Questa donna non aveva nessuna formazione teologica. Non si trattava dell'anziano di una chiesa o addirittura di un decano. E questa persona sa pregare? Cosa succederà se pregherà in maniera sbagliata? Allora guardai quella donna e vidi che era sincera e che sembrava       , avere buone intenzioni. Io dissi: "Va bene, puoi pregare". Allora questa giovane donna pregò una preghiera semplice: "Signore Gesù, noi abbiamo sentito come era la comunità primitiva. Non puoi scendere nel nostro mezzo, come l'hai fatto 2000 anni fa? La nostra comunità non potrebbe diventare come quella di Gerusalemme?".

In quel momento il mio cuore cominciò ad ardere. Pensai ai due discepoli sulla via verso Emmaus, quando venne il terzo sconosciuto, li accompagnò e parlò con loro. I loro occhi furono aperti quando egli ruppe con loro il pane, e uno disse all'altro: "Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?". Pensai: "Quello che sento ora nel cuore, è ciò che sentirono i due discepoli? O Signore, fa il dono ai tuoi figli e alla tua chiesa nel mondo d'oggi che possano diventare come la prima comunità. Non lo puoi fare di nuovo? Ravviva la tua opera, o Signore! I cristiani di oggi non potrebbero essere ancora una volta come i primi cristiani?". Così terminai il culto.

Dopo andai da mio fratello, che abitava nel paese dove tenevamo i nostri culti e gli dissi: "Oggi abbiamo sperimentato qualcosa. Il culto è stato interrotto all'improvviso, ma non da terroristi, ma da una preghiera. Se questa preghiera è stata ispirata dallo Spirito di Dio, cosa che non dubito, allora credo che il Signore risorto, il Dio vivente, sarà di nuovo nel nostro mezzo e che la comunità di Gesù sperimenterà ciò che si sperimentò in Gerusalemme". E dopo una settimana e mezzo Dio squarciò il cielo e scese.

 

IL RICONOSCIMENTO DEL PECCATO E` L'INIZIO DEL RISVEGLIO

"Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi! Davanti a te sarebbero scossi i monti. Come il fuoco brucia i rami secchi, come il fuoco fa bollir l'acqua, scendi per far conoscere il tuo nome ai tuoi avversari e far tremare le nazioni davanti a te. Quando facesti cose tremende che non ci aspettavamo, tu discendesti e i monti furono scossi alla tua presenza. Dall'antichità nessuno aveva mai sentito né orecchio udito né occhio visto alcun Dio all'infuori di te, che agisce per chi spera in lui".

(Isaia 64.1-4)

Questa è veramente un'autentica preghiera per il risveglio. Allora, nella nostra situazione spirituale senza speranza, pregavamo: "Oh Dio, squarciassi tu i cieli!". Il cielo in fondo è qualcosa di meraviglioso per i cristiani. Ma benedetto è l'uomo che ha un cuore rotto ed è pronto a lasciarsi strappare via, pezzo dopo pezzo, ciò che gli è diventato caro e prezioso, di modo che Dio possa scendere e glorificarsi. Questo è il prezzo che deve essere pagato, se vogliamo avere il risveglio. Il profeta intende dire: "Signore, l'importante è che tu scenda e sia nel nostro mezzo. Noi siamo d'accordo con il modo con  cui tu lo vuoi fare, anche se per questo deve essere pagato un prezzo alto".

Se io parlo di risveglio, non intendo culti di risveglio, ma intendo che il Dio del cielo squarci il cielo, sia nel nostro mezzo e che ogni singolo sia cosciente della presenza del Dio vivente.

Noi pregavamo seriamente per il risveglio. Anche se ci radunavamo due volte al giorno, fummo condotti così in profondità, che lo studio biblico assunse un'importanza secondaria e noi sperimentammo veramente una rottura interiore. Fino ad allora avevamo sempre pregato che Dio operasse tra i pagani e non avevamo afferrato che egli non comincia mai con chi è lontano, con gli empi e con la gente sulla strada, ma dalla casa di Dio, come Pietro scrive nella sua prima lettera (4:17). Non possiamo dare agli empi la colpa perché non si convertono, prima che noi cristiani non sperimentiamo una vivificazione e veniamo risvegliati.

Ci chiedevamo come deve essere la vita di un uomo che crede in Gesù. In Giov. 7:38 il Signore Gesù parla di fiumi di acqua viva, che escono da dentro un uomo che crede in lui. Egli non parla di un fiumicello o di un torrente. Immaginiamoci un po' cosa può fare un torrente, se esce dagli argini a causa della molta pioggia. Con l'acqua di un torrente si può innaffiare i campi o il deserto, sì, si può addirittura produrre l'elettricità. Ora Gesù non parla di un solo fiume, ma di fiumi di acqua viva. Allora ci chiedemmo: nella nostra vita scorrono tali fiumi di acqua viva?

Noi eravamo costretti a rispondere di no. Com'è la realtà, se questi fiumi scorrono?

L'acqua che scorre cosi non la si può arrestare.

Si può tentare di arginarla con una diga, ma allora si svilupperà un'immensa pressione d'acqua, che cercherà di sfondare l'ostacolo.

Dalla rottura di una diga possiamo capire un po' la potenza della massa d'acqua, che trascina tutto con sé.

Spiritualmente parlando ciò significa che non ci può essere nulla al mondo che possa trattenere i fiumi d'acqua viva che lo spirito di Dio opera nella nostra vita.

Mi ricordo di un giorno in cui chiesi alla nostra piccola comunità: "chi di voi crede nel signore Gesú Cristo?".

Allora feci qualcosa che di regola evito, e dissi: "coloro che credono in Gesú alzino la mano". Naturalmente non ci fu una sola persona che non avesse alzato la mano.

Continuando risposi: " Guardate un . Noi vogliamo vedere le cose nella luce giusta. Gesú dice che se crediamo, come dice la scrittura, dalla nostra vita scorreranno fiumi di acquaviva.

Permettetemi di porvi una domanda personale: stanno cosi le cose nella nostra vita?".

No! Risposero.

Io chiesi: " Ciò significa che non credete in Gesú?"

Gli uditori risposero: "Ma noi siamo sicuri di credere in Lui. Abbiamo accettato Gesú e gli abbiamo dedicato la nostra vita!

Su questo non c'è alcun dubbio".

Allora dissi: "Va bene.

Se le cose stanno così, allora o siamo vittima di un'illusione, o non è  giusto ciò che Gesù ha detto".

Cosa dovevamo fare? Alla fine decidemmo di non giustificarci e scusarci più a lungo. Tutte le discussioni erano inutili. Eravamo spiritualmente arenati e non eravamo in grado di risolvere il problema. All'improvviso era come se il Signore mi indicasse qualcosa. Io riflettei ancora una volta sull'affermazione di Gesù: "Chi crede in me, come ha detto la Scrittura...". Dunque la Scrittura deve dire qualcosa di particolare sulla vita di un credente, e forse non solo che i fiumi d'acqua viva devono scorrere.

Così ci riunimmo di nuovo insieme e decidemmo: "Vogliamo cercare nella Bibbia e lasciare che la Parola ci parli. Non vogliamo lacerarla né distorcerla, ma vogliamo esaminarla inquadrandola da tutte le parti. Vogliamo lasciare da parte la tradizione e i nostri costumi, come anche i nostri statuti di chiesa e la nostra propria opinione sui diversi temi della fede. Vogliamo ascoltare con precisione ciò che la Bibbia dice. La nostra fede, è conforme alla Scrittura?".

E allora Dio cominciò a operare tra i primi, e, precisamente parlando, tra i più grandi peccatori nella comunità. Dapprima esaminò il predicatore, e questo ero io! Fino a quel punto avevo sempre criticato gli altri. Io avevo una scusa per tutto. Se la gente mi chiedeva perché trovassi tutto così difficile, io spiegavo: "Voi mi dovete capire. Per un bianco oggigior-no è difficile predicare il Vangelo. I zulù neri non lo accettano. Essi dicono che è la religione dei bianchi e in più è un bianco che predica. Oggi gli uomini si interessano di politica, sono influenzati dal comunismo o da una qualche altra teologia. Guardate un po' i giovani, di che cosa si occupano e di cosa sono riempite le loro vite: di alcool, sesso, calcio, discoteche, pornografia, televisione e di altre cose simili. E` chiaro perché gli uomini si allontanano sempre più da Dio e perché non può scoppiare un risveglio".

Vedevo l'errore sempre negli altri, puntavo il dito prima verso altre persone. Ma cosa succede nello stesso tempo, se noi facciamo questo gesto? Non è così che tre dita indicano verso la propria persona e che in fondo si dovrebbe dire: "Tu sei tre volte peggio di coloro che critichi, e verso cui è puntato il tuo dito. Noi applichiamo volentieri il nostro criterio e giudichiamo di conseguenza. Psicologicamente parlando, è così che una persona vede di continuo il proprio errore negli altri. Se si cerca di capire il punto debole di una persona, c'è solo bisogno di ascoltare ciò che egli dice su altra gente. Queste critiche sono poi da riscontrare nella sua vita stessa.

Vorrei rendere chiaro questo concetto tramite alcuni esempi. Pensiamo a un artista, che vede in un albero un soggetto meraviglioso per un quadro. Un falegname invece osserva l'albero da un altro punto di vista. Egli vede nell'albero già le tavole di legno che se ne possono ricavare. L'uomo che ha piantato l'albero ne vede invece l'utilità in un altro modo. Pensiamo a un beone. I suoi pensieri girano sempre intorno all'alcool. Se egli vede un altra persona con una bottiglia sotto il braccio, pensa subito: "Quello ha comprato dell'acquavite ed è un ubriacone come me". Però può benissimo darsi che la bottiglia contenga solo acqua minerale. Un omosessuale osserva due uomini che camminano insieme. Sicuramente gli passerà per la testa che quei due hanno la sua stessa inclinazione.

Allora invece all'improvviso Dio mise il dito su punti precisi della mia vita. Mi ricordo di un sabato mattina, quando alcuni neri vennero da me e chiesero se non potevamo incontrarci all'una di pomeriggio. Per tutta la settimana non erano stati a casa e alcuni di loro dovevano camminare ancora per 7 ore per arrivare a casa. Essi volevano passare il fine settimana con le loro famiglie e avere tempo per i loro bambini, oltre che per lavare la biancheria e sbrigare i lavori di casa. Io consentii di radunarci in via eccezionale verso mezzogiorno. Ci incontravamo sempre in una piccola casa, che prima era stata una stalla per le mucche. Dall'altra parte della strada c'erano dei campi da tennis. Proprio quando ci radunammo, verso mezzogiorno, stavano giocando a tennis il sindaco, il suo vice, il direttore della posta, il poliziotto e altre persone di Mapumulo. Io pensai: "Oh povero me! Cosa penseranno di me, se scendo sulle ginocchia con questi neri e prego con loro?". Conoscevo quella gente e sapevo la loro posizione spirituale, e mi vergognavo. Cosa dovevo fare? Interiormente mi sembrava di esplodere. In quel momento non ero ancora cosciente di come è importante essere rotti, perché la luce di Dio possa penetrare. Più veniamo rotti, meglio è. Avrei forse dovuto dire a quei neri di andare a casa, fino a che gli altri avessero finito di giocare a tennis, e di tornare alle cinque? Ma quale scusa potevo prendere? In fin dei conti non potevo dire loro che mi vergognavo di pregare con loro. E di continuo risuonava in me la domanda: "Cosa penseranno di me quelle persone lì fuori? Io, bianco, che sono qui dentro a pregare in ginocchio con dei neri!".

All'improvviso venne su di me come un'ondata e io decisi di alzarmi e di chiudere la finestra, per non permettere alle persone di fuori di sentire ciò che facevamo nella casa. Erano finestre vecchie, che si chiudono spingendole verso l'alto. Dopo avere chiuso le finestre, era come se sentissi una voce dire: "Va bene, chiudi pure le finestre. Tu sarai dentro e io resterò fuori".

Non avevo bisogno di una spiegazione particolare per capire questo messaggio. Lo capii subito. Sapevo che non era la finestra ad impedire Dio, lasciandolo fuori. No, era il mio orgoglio! Per la prima volta nella mia vita fui cosciente che lo Spirito di Dio è uno spirito santo. Mai l'avevo sentito così come ora. Centinaia e forse migliaia di volte avevo parlato dello Spirito Santo, ma non mi era mai stato chiaro ciò che lo Spirito Santo significasse veramente. La santità di Dio non mi era mai stata rivelata. Prima che il risveglio scoppiasse da noi, non potevo soffrire molto i pentecostali. Spesso li avevo sfidati pubblicamente. Dobbiamo essere molto prudenti in ciò che diciamo e facciamo. E` così facile dire: "Io sono battezzato con lo Spirito Santo, io sono ripieno dello Spirito". E la gente ci guarda. Conoscevo ad esempio due uomini che parlavano in lingue e sostenevano di essere ripieni dello Spirito. Uno di loro usava un vocabolario che un cristiano non dovrebbe mai usare. Egli imprecava spaventosamente. Il secondo aveva relazioni con altre donne. Tutto ciò era un'arma nelle mie mani, e dicevo: "Ora voi salite con me sul podio, e io voglio verificare ciò che dite. Voi sostenete di essere riempiti con lo Spirito Santo". Parlavo così, ma non sapevo cosa fosse veramente lo Spirito Santo. Sottolineo questo, perché noi tendiamo a confessare così tante cose a parole, ma la nostra vita non rispecchia ciò che diciamo. Così facciamo molto disonore al nome di Dio. Quando Dio benedisse con il risveglio Andrew Murray e la chiesa riformata olandese nella provincia del Capo, operandovi potentemente, egli trovava molta opposizione. Io sono dell'opinione che si possa misurare la profondità dell'opera di Dio dal grado dell'opposizione che si trova. Se non c'è molta resistenza, allora Dio non ha fatto molto. Nel caso del dr. Andrew Murray, era così che alcune persone sostenevano: "L'insegnamento di Andrew Murray è sbagliato. E` esagerato ed estremo. Siamo tutti peccatori, e nessuno può vivere così come egli predica". Allora scelsero due persone che visitassero Murray e restassero con lui per due settimane. Dopo queste due settimane essi tornarono e riferirono: "Amici, egli non predica nemmeno la metà di ciò che vive. Se state con lui e con la sua gente e vedete come vivono e come reagiscono, allora potrete solo dire che essi non predicano solamente, ma vivono ciò che dicono". E` come con la regina di Sceba, quando ella venne da Salomone e constatò che non le era stata riferita neanche la metà di ciò che aveva trovato.

Perciò dobbiamo essere prudenti in ciò che diciamo. Di solito parliamo e sosteniamo molto di più di ciò che in realtà siamo, facciamo e valiamo. In questo mondo è già stato fatto molto danno. E gli uomini che hanno danneggiato maggiormente l'opera di Dio non sono i comunisti, ma i cristiani. Non gli empi, ma i cristiani nominali! Sono coloro che si chiamano cristiani ma sono tiepidi. Perciò Gesù dice in Apoc. 3:15,16: "Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca". E` meglio essere empio o un peccatore rozzo che un cristiano tiepido! Gesù sopporta meglio i pagani, i freddi, piuttosto che i tiepidi. Perciò il Signore mette in guardia i cristiani della comunità in Laodicea. Egli dice che un credente tiepido lo vomiterà dalla propria bocca. La sua fine sarà peggiore di quella di un pagano. Se riconosciamo che le parole di Gesù sono verità, lo facciamo bugiardo se le distorciamo.

Ritorniamo al punto in cui Dio scoprì il mio orgoglio. L'orgoglio è una cosa terribile, un peccato spaventoso. In quel periodo vedevo sempre scritte davanti ai miei occhi le parole: "Dio resiste ai superbi" (1 Piet. 5:5). Non avevo mai riflettuto profondamente su ciò. Ero sempre stato dell'opinione che era il diavolo che rendeva difficili le cose. Ora riconoscevo che non era il diavolo a resistermi, ma Dio stesso. Non sta scritto che il diavolo resiste ai superbi, ma che Dio resiste all'orgoglio e alla superbia.

Quale è per noi il più grande pericolo? Ci sono molte possibilità. Alcuni dicono che siano i terroristi. La notte non riescono più a dormire e hanno sempre le porte e le finestre chiuse. Alcuni dicono che sono i neri a essere il nostro pericolo più grande. Altri vedono il più grande pericolo nel comunismo. Ma in realtà è Dio stesso che diventa per noi un pericolo, egli che ci salva. I figli d'Israele vennero salvati dal sangue che avevano messo sugli stipiti. Essi bevvero dalla roccia spirituale che li seguiva, che era Cristo (1 Cor. 10:4). Ma noi leggiamo inoltre che la'stessa mano che aveva salvato questo popolo, li atterrò poi nel deserto. Dio non aveva piacere del suo popolo. La conseguenza era che la maggior parte di loro non potè entrare nel paese di Canaan. Dio si era messo contro di loro.

Non c'è nulla in questo mondo che dobbiamo più temere di Dio. Anche se tutto il mondo fosse per noi, ma non avessimo Dio dalla nostra parte, combatteremmo per una guerra persa in partenza. Ma un uomo con Dio significa vittoria e prevalenza di fronte a tutto il mondo. La Bibbia dice: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?". Come sarebbe bello, se la parola "se" non ci fosse. Come sarebbe facile se fosse scritto: "Dio è per noi, chi può dunque essere contro di noi?". Ma c'è un punto di domanda: se Dio è con noi o no. E allora dobbiamo porci la domanda: Egli è per noi? Senza dubbio non possiamo evitare questa domanda, se ci riflettiamo seriamente.

Se osserviamo alcuni cristiani, si può dubitare

che Dio sia con loro. La mia esperienza è che se c'è orgoglio in una vita cristiana, allora Dio resiste a tali persone. Così era nel mio caso. Quando lo riconobbi pregai e invocai: "O Signore, io ho sempre pensato che il diavolo è contro di me, ma ora vedo che sei tu che mi resisti. Non c'è più speranza per me! Se fosse solo il diavolo, lo potrei vincere con la tua grazia. Ma se tu mi resisti, sono perduto!".

Era come se Dio mi mettesse dentro la macina, ed egli non cominciò dai piedi, no, egli cominciò dalla mia testa e mise il suo dito sul punto debole:  l'orgoglio.  Non dimentichiamolo mai! Dove si trova orgoglio, Dio è al lavoro contro quella persona o quel posto. Egli ha detto senza pericolo di malinteso che egli resiste ai superbi. Ma questo era solo l'inizio. Lo Spirito Santo mi fece vedere un peccato dopo l'altro. Fece proprio quello che possiamo leggere in Giov. 16:7, quando il Signore Gesù dice: "E` bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore". Sembra che la Parola di Dio faccia vedere le cose in una maniera falsa. Leggiamo che se il Consolatore viene, egli ci guiderà in ogni verità. Egli aprirà gli occhi al mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio. Se qui si parla del Consolatore che verrà, allora ci aspettiamo da lui che egli ci consoli. E` una consolazione se egli ci apre gli occhi sul nostro peccato? Allora la cosa diventa poco piacevole!

Anni fa un predicatore mi chiese: "Dimmi un po', tu citi il peccato nelle tue prediche?". Allora io risposi: "Mi spiace, ma la mia esperienza è che io non posso parlare di nessun'altra cosa". Egli mi

rispose: "Io non posso predicare sul peccato, perché ogni volta che tocco questo punto, mi accorgo che i presenti non si sentono a loro agio e si muovono irrequieti sui banchi".

Per quale scopo Gesù è venuto su questa terra? Cosa significa il nome di Gesù? Egli venne con lo scopo di salvarci dai nostri peccati. Questo è il significato del nome "Gesù": "Egli salverà il suo popolo dai loro peccati" (Matt. 1:21). Perché egli morì sulla croce? Per cosa versò il suo sangue? Non era per portare il nostro peccato sulla croce e regolare i conti con il peccato? Egli fu fatto peccato per noi. Egli morì per noi, per salvarci dai nostri peccati.

Per i discepoli era una cosa straziante che il Signore Gesù dicesse loro che li avrebbe lasciati, perché per loro essere in comunione con lui era il cielo sulla terra. Si può immaginare che ci sia qualcosa di meglio che l'avere Gesù in mezzo a noi, di vederlo, di sentirlo e di parlare con lui dei problemi? Ma Gesù dice: "C'è qualcosa di meglio! Io vi devo lasciare, altrimenti il Consolatore non verrà a voi. Ma quando egli verrà, aprirà gli occhi al mondo sul peccato". Noi potremmo subito acconsentire dicendo: "E` chiaro che egli aprirà gli occhi al mondo, ma non a noi cristiani!". Quante volte critichiamo i politici per le loro dichiarazioni doppie. Ma forse noi siamo peggio di loro. Se la Bibbia dice: "Dio ha tanto amato il mondo", lo applichiamo subito a noi stessi. Egli mi ama! Ma se egli castiga il mondo, allora castiga altre persone, non me. Qui ci deve essere qualcosa di sbagliato. Ricordiamoci della dichiarazione di Pietro, che il giudizio comincerà dalla casa di Dio. Proprio questo è il posto dove Dio comincia! Lì convince gli uomini del peccato. Se lo Spirito di Dio opera, allora lo fa proprio così come Gesù ha detto.

Non è vero che lo Spirito di Dio rende gli uomini per prima cosa capaci di lodarlo e di glorificarlo. Questa è un'assurdità! Qui si storcono le cose e la carrozza viene attaccata davanti ai cavalli. Gli uomini vengono riempiti di gioia! No, così storciamo la Parola di Dio. La prima cosa che lo Spirito Santo opera, quando entra nella vita di un uomo, è che lo convince del suo peccato. Allora avviene una rottura, e l'uomo piange sul suo peccato. Ne risulta un viso lungo, non uno felice. Lacrime invece di riso, se lo Spirito Santo è all'opera. Molte conversioni non sono autentiche e non sono una nuova nascita attraverso lo Spirito Santo. Ci sono cristiani che non sanno cosa significhi essere convinti del peccato. Ci si può chiedere se queste persone siano mai venute in contatto con lo Spirito Santo. Facciamo attenzione a ciò che Gesù disse. Se il Consolatore viene su di noi, ci aprirà gli occhi sul nostro peccato. E questo sarà tutt'altro che gioia, fino a che non troveremo nessun'altra via di uscita che di fuggire alla croce, dove i nostri peccati  possono essere lavati. Allora la gioia entrerà nel nostro cuore. In realtà non possiamo amare Gesù se non sappiamo cosa sia il perdono dei peccati. Più profondo è il riconoscimento del peccato, tanto più grande sarà l'amore per Gesù, poiché "i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato". Gli uomini che amano maggiormente Gesù sono quelli nei quali la tristezza divina è entrata più profondamente. Questi uomini non dicono solamente di amare Gesù, ma lo amano in tutto il loro cammino. Essi si attengono alla sua Parola, credono in lui, come lo dice la Scrittura, e conducono una vita in santità e giustizia. Un altro avvenimento mi è rimasto nella memoria. Un giorno arrivai alla sala di culto quando già si stava cantando. Non avevo più tempo di cambiarmi. Allora mi attraversò la mente il pensiero di cosa avrebbe detto la gente quando mi avrebbe visto davanti alla comunità senza cravatta, con la camicia aperta, senza un vestito regolare e con la Bibbia in mano. Cosa penseranno di me?

Riguardo al profeta Elia leggiamo, quando stava davanti all'empio re Achab e alla sua empia moglie, che evidentemente dirigeva la sua vita. Ella era una donna che conduceva una vita impudica. Era sicuramente vestita in modo attraente, forse era truccata, e aveva per il mondo circostante un aspetto imponente. Ma alla fine venne mangiata dai cani. Dio ha fatto

vedere al mondo una volta per sempre la fine di una tale donna. Quando il profeta stava davanti al re, disse: "Com'è vero che vive l'Eterno, il Dio d'Israele, alla cui presenza io sto"! Teniamo presenti queste parole. Ci siamo mai trovati alla presenza di un re, di un presidente o di un primo ministro? Come ci sentiremmo? Elia doveva comparire davanti a un re che lo considerava un nemico. Elia stava davanti a un dittatore, davanti a un uomo che non aveva paura di nulla. Egli uccideva chi voleva e malediceva chi voleva. Nonostante questo Elia poteva esprimersi così: "Oh re, è alla presenza del Dio d'Israele che io sto". Elia era cosciente della presenza di Dio addirittura davanti a un potente re, terreno. Questo non lo potevo dire di me stesso. Io dipendevo dall'opinione degli uomini, e non mi interessava tanto ciò che diceva Dio, bensì cosa avrebbe pensato di me questa o quella persona. Se mi trovavo davanti alla comunità, stavo davanti a uomini e non davanti a Dio. Ballavo al suono del loro piffero! Quando capii questo, era come se mi si rompesse il cuore!

Io amo il profeta Elia e desideravo che ci fossero più persone come lui, che quando pregavano tenendo la testa tra le ginocchia succedeva qualcosa! Elia pregò che non piovesse, e non piovve. Egli era un uomo che salvò un popolo intero, un uomo di cui Dio si servì per chiudere il cielo. Per tre anni e mezzo non piovve. Poi Elia mise di nuovo la testa tra  le ginocchia e pregò. Dopo la settima volta esclamò: "C'è una nuvoletta grossa come la palma di una mano, che sale dal mare". E la pioggia, per la quale aveva pregato, scese. Elia era un uomo che con la preghiera poteva fare scendere il fuoco di Dio dal  cielo! Lo amavo. Il mio cuore gridava: "Io vorrei essere così!". Nella lettera di Giacomo sta scritto di Elia: "Elia era un uomo come noi". Ma che uomo era? Egli era un uomo con un'autorità divina, non come una bolla di sapone che brilla alla luce del sole e poi scoppia. No, Elia era un uomo che sapeva pregare! La comunità primitiva pregò, e il luogo si mosse. C'è mai stato nella cristianità un periodo in cui si è più pregato che oggi? Dappertutto si trovano culti di preghiera! Ma nonostante il molto pregare non si muove il luogo, bensì il luogo muove noi. Il luogo scuote e muove la cristianità, così che noi diciamo: "Cosa ne sarà di noi cristiani?". Vogliamo osservare queste cose una volta nella luce di Dio, affinchè sappiamo a che punto ci troviamo.

Allora ciò mi colpì come un fulmine, quando pensai a Elia. Io pregai: "O Dio, perdonami, abbi misericordia!". Allora Dio mi ricordò delle parole dell'apostolo Paolo; "Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo". (Gai. 1:10). E cosa avevo detto per 12 anni agli zulù? Avevo detto: "Vengo a voi come un servo di Gesù Cristo e vi predico il Vangelo". E ora venivo esaminato e provato tramite la Parola di Dio. Conoscevo anche il passo 74

in 1 Cor. 9:27, dove Paolo scrive di se stesso: "Perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato". Ora sapevo fin troppo bene che c'era questa possibilità di essere riprovato. Per tutti quegli anni ero stato un predicatore del Vangelo, ma in me stesso ero stato riprovato agli occhi di Dio. Tutto questo mi condusse in una rottura interiore.

Poi all'improvviso vidi un'immagine, come una visione. Non sono un uomo che crede a visioni o a sogni. Ma questa immagine non la dimenticherò mai. Se fossi un artista, potrei dipingerla ancora oggi. C'era un tempio indù con molte svariate immagini di idoli. Io stesso entrai in questo tempio, mi piegai davanti all'immagine del primo idolo fino a terra e l'adorai. Poi mi alzai, passai alla prossima immagine di un idolo, mi abbassai con la fronte fino a toccare il suolo e adorai l'immagine. Di nuovo mi alzai e feci la stessa cosa con la terza immagine. Poi mi svegliai dal sonno ed esclamai: "Signore, per 12 anni ho predicato agli zulù: "Io sono l'Eterno, il tuo Dio. Non avrai altri dei davanti a me. Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna". E nello stesso tempo ero io, il predicatore, quello che adora altri idoli".

Sì, Dio mi aveva fatto vedere che io ero stato un idolatra. Piangendo andai nel locale di culto, dove avrei dovuto tenere il culto. Ma non potevo predicare, ma solo fare uscire a fatica dalle labbra le parole: "Inginocchiamoci e preghiamo". Piangevo senza interruzione e gridavo: "Signore, sii pietoso con me peccatore". Questo era l'inizio del risveglio. Dio mi mise nella sua macina, che trita lentamente e finemente! Chi non ha sperimentato una cosa del genere, ancora non sa che cosa sia, quando si parla della macina di Dio. In quel momento avevo dimenticato che ero stato per 12 anni un predicatore del Vangelo. Il mio studio l'avevo dimenticato, come anche che mi ero chiamato un figlio di Dio. Pregavo come quel peccatore nel tempio che si batteva il suo proprio petto.

Era proprio il periodo di Natale, quando scoppiò il risveglio. Nella nostra famiglia eravamo cinque fratelli e una sorella. Il periodo di Natale era per noi un periodo meraviglioso. Incominciavamo già presto a cantare i bei cantici natalizi. Ma stavolta era diverso.

Io avevo dimenticato che era Natale. Stavolta non c'era un albero di Natale adornato, non c'era un'atmosfera natalizia, e neanche cantici natalizi. Un membro della comunità venne e mi disse: "Fratello, non sai che è Natale?". Io avevo predicato su tutto un altro testo. Così tanto Dio era occupato con me. Ero stato così cieco, ottuso e duro d'orecchio che Dio mi doveva afferrare per la nuca e spingermi con il naso in avanti dappertutto. Un altro giorno successe che mentre andavo al culto mi accorsi di non essermi fatto la barba. Oggigiorno non è una cosa tanto grave. Ci sono molte persone che vanno in giro senza essersi fatte la barba. Ma noi eravamo stati ancora educati così, che per un uomo era una vergogna presentarsi in pubblico senza essersi fatto la barba. A queste cose pensavo, mentre stavo per presentarmi davanti alla comunità senza essermi fatto la barba. Cosa avrebbe pensato la gente di me? E di nuovo mi colpì la Parola di Dio: "Ma quanto a me, non avvenga mai che io mi vanti ali'infuori della croce del Signor nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è crocifisso a me e io al mondo". (Gai. 6:14). Interiormente pregai: "Signore Gesù, tu hai detto: "Chi crede in me, come ha detto la Scrittura". Questo io non lo faccio proprio. Non sono crocifisso al mondo come Paolo. Conformemente alla tua Parola, dovrei essere morto al mondo e al peccato!". In tempi di risveglio la Parola di Dio diventa vivente, ci colpisce e attraversa i nostri cuori. Non è come con le anatre, che non vengono bagnate dall'acqua o come le pietre che restano asciutte all'interno, pur giacendo nel fiume. La Parola di Dio è come un martello che spezza la roccia! Come divenni ora cosciente, che non sono i pagani ad impedire il risveglio. Potevo solo gridare: "Signore, c'è un solo uomo che trattiene la tua opera, e questo sono io! Ti prego, perdonami!".

Poi successe un altro fatto. Un giorno mi trovavo sotto un fico selvatico. C'erano lì pure alcuni neri che mi osservavano. Essi notarono: "Si vede subito che quello è un ubriacone, ma non sembra essere della razza peggiore". Non so quale era il mio aspetto. Le stesse persone che avevo disprezzato ora mi disprezzavano, perché Dio umilia i superbi. Egli mi ricordò di ciò che il primo ministro Dr. Verwoerd una volta aveva messo a cuore a noi bianchi, quando egli parlava sui bantu: "Noi dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi". Allora pensai nel mio cuore: "Questo è più facile dirlo che farlo". Ora Dio dopo tanti anni si servì delle parole dell'ex primo ministro e mi disse: "Erlo, non è il Dr. Verwoerd, ma è il Re dei re che te lo chiede: 'ami il tuo prossimo come te stesso?'". Guardai gli zulù e risposi al Signore: "Sì, in fondo li amo. In fin dei conti mi sono sacrificato per loro. Ma sinceramente parlando, non li amo come me stesso". "Se tu vuoi il risveglio, allora ciò avverrà conformemente alla mia Parola, e tu devi credere come dice la Scrittura. Tu devi amare il tuo prossimo come te stesso. Ami gli zulù come te stesso?". Questa era la risposta di Dio nel mio cuore. Potevo solo replicargli: "No, Signore, io non posso farlo, non ci riesco, è troppo". Ma il Signore non cessò e disse: "Il più grande deve essere il più piccolo, il primo l'ultimo e il più grande il servo di tutti". Io risposi: "Oh Signore, no! Perdonami, ma io non posso andare oltre con te su questa via. Mi immagino un nero che viene con una valigia, e io gli dovrei dire: 'Lasciami portare la tua valigia'. Questo è impossibile, non posso fare una cosa del genere. Perdonami Signore, ma questo non va!". Cominciai a sudare. Il problema diventò così acuto che mi svegliavo la notte e il mio letto era bagnato di sudore per la lotta interiore. Trattavo con Dio e lo invocai: "Signore, mandami da qualche altra parte, su un'isola solitària o in un altro paese, ma qui in Sudafrica non posso fare ciò che tu richiedi. Cosa diranno i miei genitori, la mia famiglia, i miei fratelli? Signore, sono pronto a fare qualsiasi cosa, ma tu non ti puoi aspettare da me di essere il servitore dei minimi. Il servitore della mia gente, dei bianchi, sì, ma degli zulù no, questo non posso farlo".

Allora era come se il Signore mi dicesse: "Va bene, io non ti voglio obbligare. Tu hai pregato per il risveglio. Voi mi volevate avere nel vostro mezzo. Ma se io vengo, allora vengo come un re, e voglio avere l'ultima parola". Mi rigiravo nel letto e cercavo di evitare e di resistere al Signore. Ma Dio non mollava. Mi mise sotto pressione e strinse ancora di più la corda: "Ciò che tu hai fatto a uno di questi minimi, l'hai fatto a me". Quando verrà il giorno del giudizio egli metterà la minima persona davanti a noi e misurerà il nostro rapporto con lui a secondo di come noi abbiamo trattato queste persone. Da questo possiamo provare il nostro amore per il Signore. Prendiamo una volta il minimo, veramente il minimo che conosciamo! Misuriamo l'amore che proviamo per questa persona. Non possiamo neanche minimamente essere più vicini al Signore della misura in cui amiamo questa persona. Così un giorno Gesù giudicherà. Questo giorno del giudizio sarà un giorno di spavento! Che il Signore ci faccia grazia che ci spaventiamo già ora. A volte per un uomo è buono avere uno choc, così ci può vedere di nuovo chiaro. Ciò che abbiamo fatto a questi minimi, dice Gesù, non come noi abbiamo trattato i più grandi e i più influenti, ma i minimi e i più disprezzati che credono in lui. Ora si può capire che ero scosso fino alle fondamenta della mia anima e come mi sentivo macinato dalla macina di Dio? Era una lotta dura, gridai a Dio: "Signore, non posso condurre una tale vita, ciò va contro la mia natura, non ce la faccio! Perderò la mia vita". Ma la risposta di Dio si fece strada chiaramente nel mio cuore: "Fino a quando tu non perdi la tua vita, non la troverai! Chi perde la propria vita per amor mio, la troverà". Noi lottiamo per la nostra vita, lottiamo per la nostra esistenza. Ma è Dio in cielo che rende le cose per noi così difficili. Sembra che ce la facciamo meglio senza di lui piuttosto che con lui. Ma c'è un Dio onnipotente che dice: "Ciò che seminate, lo raccoglierete". E` vero, noi seminiamo una volta e raccogliamo il centuplo. Ciò che noi facciamo ad altri, capiterà anche a noi, ma cento volte peggio o meglio, perché c'è un Dio in cielo. Senza Dio sarebbe tutto più facile, ma egli rende le cose così difficili per noi. A meno che ci umiliamo e lo lasciamo essere signore nella nostra vita. Cosa significa questo? Questo non significa che lo facciamo signore dicendo solo con le labbra: "Signore Gesù, tu sei il Signore"! Lasciarlo essere signore significa che il nostro cammino è conforme alla sua Parola, significa che crediamo come dice la Scrittura, e che gli siamo ubbidienti.

Un giorno ero arrivato al punto che dissi: "Signore, non ce la faccio più!".  Il Signore rispose: "Erlo, non hai pregato per il risveglio? E ora dici che non ce la fai. Va bene, allora lascia perdere. Tu mi  hai pregato di scendere. Ora io scendo e voglio cominciare, ma io comincio dalla casa di Dio e non da quelli di fuori!".

Si può capire ora perché così tante persone pregano per il risveglio e così poche lo sperimentano? Perché è così? Il motivo è che per alcuni credenti pregare per il risveglio è solo un gioco di parole. Se il risveglio arriva veramente, essi si mettono contro e diventano nemici del risveglio. Se si investiga la causa, allora l'esperienza ci insegna che se qualcuno resiste all'opera dello Spìrito di Dio, è solo perché nella sua vita c'è del peccato, e spesso si tratta di fornicazione! In questo campo c'è così tanta sporcizia, anche nella vita dei cosiddetti figli di Dio. Perciò la Sacra Scrittura ci insegna che il giudizio comincia dalla casa di Dio, cioè dalla sua chiesa.

Erano così tante cose che Dio mise in ordine nella mia vita, che non posso raccontarle tutte. Di continuo cercai di trattare con Dio e di suggerirgli come doveva operare in mezzo a noi, il più possibile secondo le nostre idee. E Dio rispose così: "Sono forse il vostro alunno? Io sono Dio e opero come voglio io. Tu non mi puoi costringere a operare secondo un tuo schema. Finché tu non lo accetti, non aspettarti che io venga, poiché qui c'-è il Signore di tutti i signori, e fuori di me non v'è alcun Dio! Io non ho bisogno di consiglieri che mi dicano come devo operare".

Questo era per me un grande ostacolo, e lottai fino al momento in cui potevo dire: "Va bene, Signore, sono d'accordo. Opera come tu vuoi!". Ora però avevo paura che qualcosa uscisse fuori controllo. Ma Dio è un Dio d'ordine. Fino a quando Egli ha la signoria, nulla finisce in disordine.

Nello stesso tempo, senza che io lo sapessi, Dio era all'opera nella comunità. Egli cominciò a convincerli del loro peccato. L'uno andò dall'altro a chiedere perdono. Il marito si riconciliò con la moglie e la moglie con il marito. I bambini con i genitori, gli amici con i loro amici, dicendo: "Ho parlato male di te, per favore, perdonami", oppure: "Perdonami, nel mio cuore c'è stata amarezza", o ancora: "Ho parlato contro di te alle tue spalle. Avrei dovuto venire prima da te". Visto che Gesù ci insegna: "Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va' e riprendilo fra te e lui solo" (Matt. 18:15). Se non lo facciamo e parliamo male del fratello alle sue spalle, ci rendiamo colpevoli del fuoco infernale, egli però è colpevole del suo peccato. Nessuno dica di essere salvato.

Se qualcuno lo dice, io gli chiedo: "Sei anche dalla tua lingua malefica, il male irrequieto  il veleno mortale, acceso dall'inferno?".

Gli zulù, che finora mi avevano  chiamato "mfundisi iniziarono a chiamarmi "babà" (padre) Uno zulù di regola non fa qualcosa del genere Nessuno viene indicato come "babà" tranne  un Suo pari. Io riflettei perché mi chiamassero padre Essi non sapevano nulla di ciò che nel frattempo era successo tra me e Dio. All'improvviso mi trattarono con maggiore rispetto che prima e si  impegnarono con tutta la loro vita per me. Questo aveva Senz'al-tro a che fare con il fatto che io,  spiritualmente parlando, avevo perso la mia vita, quando  capitolai davanti a Dio. Posso affermare che la Parola di Dio è la verità: "chi avrà perduto la propria vita,  la a ritroverà". Questo vale anche riguardo alla possibilità che venga richiesta la nostra vita fisica. Alcune  persone mi avevano già consigliato: "Tu devi fuggire Non vorremmo che tu venga ucciso dai  comunisti  o da spie". Può succedere che io sarò il  primo la cui vita verrà presa, ma nonostante questo  resta fedele alla mia confessione: chi avrà perso la propria vita la ritroverà! Per me significherebbe la corona della vita, se io dovessi morire in questa maniera. La cosa più grande che io posso fare per il mio Signore e Maestro è che il mio sangue venga  versato come piccolo segno di riconoscimento per Colui che ha dato per me la sua ultima goccia di sangue.

 

L'OPERA DELLO SPIRITO SANTO

Il giorno venne in cui Dio per così dire squarciò il cielo e scese, mentre noi eravamo riuniti. D'improvviso udimmo il rumore di un vento impetuoso. Posso descrivere ciò che è successo solo cercando di spiegarlo a parole, e tentare di farlo capire tramite un piccolo esempio. Era come una pompa d'aria dalla quale esce dell'aria sotto una forte pressione. E` chiaro comunque che si tratta di un altro procedimento. Era come se questo vento soffiasse attraverso ognuno di noi. Lo Spirito di Dio scese, e non c'era bisogno che l'uno dicesse all'altro: "Guarda, Dio è nel nostro mezzo". Ognuno era cosciente della presenza di Dio, senza bisogno di dire una sola parola. L'unica cosa che potevo fare era di inchinarmi per poter adorare il Dio del cielo.

Cosa successe inoltre? Lo Spirito di Dio scese sul luogo, su tutta la zona, e fu egli stesso a portare la gente. Dapprima venne una strega, che abitava a 7 chilometri di distanza e dirigeva una scuola di streghe. Dio cominciò dunque dalla fortezza più solida di Satana. E per usare le parole del profeta Isaia: "Davanti a te sarebbero scossi i monti. Come il fuoco brucia i rami secchi, come il fuoco fa bollir l'acqua". Il fuoco bruciò come se bruciasse  sterpaglia secca. Quando chiesi alla strega: "Cosa desideri qui da noi?", ella mi rispose: "Io ho bisogno di Gesù. Mi può salvare? Sono incatenata all'inferno. Puoi spezzare queste catene?".

Non credevo a ciò che vedevo e sentivo. Per 12 anni avevo tentato di convertire stregoni, a volte per settimane intere. Essi mi spiegavano ogni volta che le loro forze erano un dono di Dio. E ora, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, mi trovavo di fronte a una strega che mi spiegava di averne abbastanza di questo tipo di vita e di essere legata con catene delle tenebre.

Io le chiesi: "Chi ha parlato con te?". La risposta era: "Nessuno". Continuai: "Chi ti ha predicato?". La risposta era di nuovo: "Nessuno". Le chiesi: "Chi ti ha invitato?". "Nessuno", mi rispose. Le dissi: "Ma io non riesco a capire. Da dove vieni? Cosa è successo?". Ella mi rispose: "Perché mi chiedi queste cose? Non sprecare il mio tempo! Se Gesù non mi salva subito, morirò oggi stesso e andrò all'inferno!". Una cosa così non mi era mai successa. Continuai a metterla sotto torchio con la domanda: "Sei pronta ad aprire il tuo cuore al Signore Gesù e ad accettarlo nella tua vita?". Ella rispose: "Io sono pronta a fare qualsiasi cosa". Continuai: "Sei anche pronta a confessare i tuoi peccati?". "Sì!", mi rispose. Quando ella l'ebbe fatto mi pregò: "Prega per me, che Gesù mi liberi da questi spiriti malvagi". E poi nominò gli spiriti con il loro proprio nome:

"Mzeezrus", "Mteeges" e "Mtowos". Questi nomi non erano immaginazioni. Se una persona è posseduta dallo Spirito "Mzeezrus", può parlare in lingue straniere che non ha mai studiato né sentito.

Io non sapevo come si dovesse pregare per una strega. Una volta ci avevo provato, quando una persona posseduta venne da me, e avevo comandato alle potenze di uscire nel nome di Gesù. Il risultato fu che divenni lo zimbello dei diavoli! Allora non riuscivo a capirlo. Negli Atti degli Apostoli viene raccontato che si prendevano i fazzoletti dell'apostolo Paolo e li si mettevano sui posseduti e gli spiriti maligni sparivano. E io invece venni svergognato e divenni il soggetto delle risate beffarde dei demoni. E ora mi trovavo lì e avrei dovuto pregare per una strega. Radunai 5 o 6 collaboratori e misi la donna nel nostro mezzo. Ella era un'analfabeta, che abitava nell'interno del paese e che prima d'allora non aveva mai lavorato per europei o per gente di lingua inglese. Noi eravamo seduti su delle sedie intorno a lei e cominciammo a cantare un cantico pasquale che conteneva il grido di vittoria:

"Egli è resuscitato,

egli è il potente vincitore,

egli ha vinto il diavolo,

egli ha vinto il peccato e la morte.

Noi non abbiamo più bisogno di temere, egli

ha pagato il prezzo con il suo proprio  sangue!

Mentre ripetevamo questo cantico, la donna saltò dalla sedia, si gettò sulle ginocchia e sulle  mani, e cominciò a muoversi come una belva. Sembrava una tigre in procinto di saltare addosso alla sua vittima I suoi occhi avevano un'espressione incredibilmente paurosa. Uno dei collaboratori corse fuori dalla stanza per la paura, dovevamo andarlo a prendere e calmarlo. Noi non abbiamo bisogno d temere, visto che Gesù ha spezzato la potenza del diavolo. Poi la donna parlò con noi in lingua inglese una lingua che ella non aveva mai studiato a scuola. D'improvviso si sentirono molti cani abbaiare da lei. Questo abbaiare veniva sentito addirittura dalla gente fuori dalla porta. Mio fratello aveva un grosso  cane pag 87)  che corse da lontano e saltò alla finestra per vedere gli altri cani. Forse si può imitare  l'abbaiare di un cane singolo, ma mai quello di un gruppo di cani. Quando questo fenomeno era passato si sentirono molti maiali grugnire e fischiare dalla donna. Allora comandammo alle potenze delle tenebre di allontanarsi nel nome di Gesù,  che è e sopra ogni altro nome. Gli spiriti esclamarono: "Siamo 300 guerrieri forti e non  lasceremo questa persona". Non era una donna a parlare! Erano altre potenze che potevano parlare con voce umana Noi pregammo: "O Signore, opera tu e libera questa donna!"- D'improvviso i demoni fecero  un' affermazione degna  di nota: "Sapevamo del Padre e anche del Figlio di Dio, ma da quando è venuto lo spirito

Santo, bruciamo. Il suo fuoco scotta troppo in noi". Sentendo questo mi ricordai della parola della Bibbia: "Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito" (Zac. 4:6). In Efes. 6:12 leggiamo: "Poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti". Questo passo biblico per molti anni era rimasto per me un segreto. Come posso combattere con questi spiriti? Ora mi divenne chiaro che qui non si tratta della lotta della carne contro lo Spirito, ma della lotta dello Spirito di Dio contro gli spiriti malvagi.

Poi uscirono i primi 100 demoni con un grande grido, poi i secondi 100 e alla fine i 100 rimanenti.

Fino a quel momento il viso della strega aveva avuto un'espressione tenebrosa, paurosa. Ma nel momento in cui gli spiriti malvagi uscirono, il suo viso cambiò di colpo. Ella aveva l'espressione di un angelo che abbia vissuto alla presenza del nostro Signore e Maestro. Con uno splendore celeste sul viso e negli occhi esclamò: "Oh, com'è meraviglioso, Gesù mi ha liberata! Gesù ha spezzato queste catene dell'inferno!".

Dopo questa strega vennero gli stregoni, poi i posseduti, uno dopo l'altro, giorno dopo giorno. Per due o tre mesi non avevamo quasi il tempo di dormire. Eravamo occupati giorno e notte. A volte non  avevamo tempo di mangiare o di cambiarci. Lo Spirito di Dio attraversava letteralmente le case e portava la gente. Noi chiedevamo ad ogni singolo: "Chi ti ha portato qui?". La risposta era: "Nessuno!". Di nuovo chiedevamo: "Come sapevi che noi siamo qui? Chi ti ha invitato?". Ci veniva risposto: "Nessuno!".

Ricevevamo sempre la stessa risposta, e sentivamo sempre la stessa storia: "Non lo possiamo spiegare, ma deve essere stato Dio. Una forza in noi ci ha stimolato a venire. Non riusciamo più a dormire e non ci sentiamo più tranquilli. Vediamo davanti a noi sempre e unicamente i nostri peccati!".

Era come se le mura di Gerico crollassero. I posseduti chiamavano per nome i loro demoni e ne dicevano il numero. In quei giorni successe ancora molto di più. Si tratta di cose su cui oggi non osiamo parlare, perché la gente non le capirebbe. Sembrerebbe loro una favola. Ma tra il cielo e la terra c'è più di ciò che la nostra ragione umana può afferrare. Tali cose le si devono sperimentare in prima persona, per poterle capire.

Ed intanto la gente continuava ad affluire! Avevamo solo bisogno di uscire davanti alla casa, a una qualsiasi ora del giorno, in qualsiasi giorno della settimana, e 100 o 200 persone stavano fuori. Peccatori impenitenti piangevano come piccoli bambini. Noi chiedevamo loro: "Cosa vi succede?" Essi rispondevano: "Siamo peccatori!". Lo Spirito di Dio li aveva convinti del loro peccato, della  giustizia di Dio e della loro ingiustizia. Sembrava essere spuntato il giorno del giudizio.

Mi ricordo di un rozzo zulù pagano, un uomo di Singa, che era seduto in una stanza e piangeva come uno che fosse stato preso a manganellate. Siccome quell'uomo gridava così a voce alta, entrai da lui per vedere cosa stesse succedendo. Gli chiesi: "Cosa ti succede?". Egli esclamò: "C'è solo un centimetro tra me e l'inferno. Un centimetro, e io ci finisco dentro". Eravamo costretti a tranquillizzare continuamente quell'uomo e ad assicurargli: "Il sangue di Gesù può lavare tutti i vostri peccati". Egli replicò: "Questo lo dite voi, perché non sapete come abbiamo peccato terribilmente". Il riconoscimento del peccato era così profondo, che alcuni non potevano credere che Gesù può perdonare. A loro non bastava neanche una semplice confessione. Ognuno aveva il bisogno di chiamare per nome i propri peccati. Poi d'improvviso la luce sfondava, ed essi potevano afferrare il perdono della loro colpa. I loro visi raggiavano come quelli degli angeli. Erano venuti piangendo e ci lasciavano felici. La loro vita era cambiata, tutto era diventato nuovo! Le donne tornavano a casa e ì mariti ne constatavano il cambiamento e chiedevano meravigliati: "Cosa ti è successo? Sei diventata un'altra persona. Finora eri tu a portare i pantaloni in casa e avevi sempre l'ultima parola. Ora tutto in una volta ti puoi sottomettere". Non dici "Bambini, cosa vi è successo tutto in una volta? Litigavate sempre. Quando dovevate fare i compiti o i lavori di casa avete sempre brontolato. Sempre c'erano delle dispute. E ora fate tutto così volentero-samente e siete ubbidienti. Cosa è successo? Siete forse diventati cristiani?". E allora i genitori venivano e davano la loro vita a Gesù. Dio aveva acceso un fuoco che si allargò tra le valli e sulle montagne, così che migliaia si  convertirono in una settimana, sì, addirittura in un solo giorno. Questo successe tra gli zulù e tra gli xhosas nel Sudafrica. Non ci sono confini per l'opera di Dio. Il Signore Gesù durante una festa delle capanne stava nel mezzo della folla venuta alla festa e gridò a voce alta, senza curarsi del fatto che c'erano uomini che volessero ucciderlo: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva". Che Dio ci dia a ognuno che si chiama cristiano di essere un vero cristiano, così come dice la Scrittura. Io credo che non sia necessario di pregare per il risveglio. Il risveglio è il risultato di una vita conforme alla Parola, che noi abbiamo da vivere quotidianamente. Questo significa progredire del continuo, in una intima comunione di vita con lui, il Dio vivente. Egli vuole che la sua chiesa sia una sposa casta, che irradi la sua gloria.

 

I SEGNI E I MIRACOLI CHE L'ACCOMPAGNANO

Quando le folle vennero e Dio operò nello spirito, nell'anima e nel corpo, si ripetè ciò che ci viene raccontato negli Atti degli Apostoli: successero segni e miracoli. Noi non avevamo pregato espressamente per queste cose. La nostra preghiera era semplicemente: "Signore, agisci tu nel nostro mezzo come vuoi, tu che sei rimasto lo stesso Dio". Noi lo abbiamo sperimentato e perciò non possiamo capire che ci siano credenti che dicano: "Dio operò così solo nel primo secolo, oggi non più". Noi testimoniamo che Dio ancora oggi è lo stesso e regna sul suo trono!

Così sperimentammo che i malati vennero guariti, molti di loro addirittura senza che si pregasse per loro, semplicemente sedendo nel culto. Molti divennero sani d'improvviso, ancora prima che cominciasse il culto, altri vennero toccati dal Signore durante il culto. Alcuni esclamarono nel loro entusiasmo: "Non prenderemo mai più medicine. Ora non ne abbiamo più di bisogno". Dovevamo mettere in guardia seriamente di non promettere qualcosa del genere. Come è facile fare dei voti per poi romperli più tardi. Se si è sani si fa presto a dire: "Io non avrò mai più bisogno di pastiglie!". Il diavolo è proprio lì vicino e lo sente. Egli allora viene con le sue potenze infernali e provoca a quella persona un tale mal di testa, che essa stenderà la mano verso le pastiglie contro l'emicrania. In quel momento ha rotto il suo voto, e questo le diventa peccato. Se Dio non ci impone una tale legge, non dobbiamo farlo neanche noi. Noi consigliammo a quelle persone: "E` meglio che dite che attraverso la grazia di Dio rinunciate alle medicine, se le cose restano così come ora. Ma non promettete nulla che poi non potete mantenere". C'è il pericolo che promettiamo qualcosa, e prima che il sole tramonti l'abbiamo già dimenticato. Ma Dio non lo dimentica. Nel giorno del giudizio egli ce ne ricorderà, e noi ne dovremo rendere conto. Questo è il motivo per cui la Sacra Scrittura dice: "Quando fai un voto all'Eterno, il tuo Dio, non tarderai ad adempierlo, perché l'Eterno, il tuo Dio, te ne chiederà certamente conto e tu ne saresti colpevole" (Deut. 23:22).

Menziono queste cose solo per fare vedere in quale modo Dio opera. Da quel momento gli zulù non dissero più che il cristianesimo è la religione dei bianchi. Questo era finito. Sperimentarono che Gesù Cristo è anche il loro Dio. Mi ricordo ancora di un uomo cieco i cui occhi d'improvviso si aprirono. Camminava avanti e indietro, scuoteva la testa ed esclamava di continuo: "Gesù è anche il mio Dio! Egli è veramente il mio Dio!". C'erano dei malati che furono portati sulla barella e appoggiati a terra. A volte succedeva che essi ancora prima dell'inizio del culto si alzavano e andavano in giro camminando. A volte scuotevano la testa e spiegavano: "Non riusciamo a capirlo. Noi pagani diventiamo cristiani e i cristiani diventano di nuovo pagani. Noi ci vestiamo e i cristiani si scoprono!". Una volta era difficile distinguere tra i bianchi una cristiana da una non credente. Oggigiorno non è più difficile. Lo si può riconoscere dall'abbigliamento. Alcuni sono vestiti solo a metà. Si può capire che i pagani siano così; essi sono appunto pagani.

Una volta venne un uomo con un gran tumore, a causa del quale era paralizzato dalle anche in giù. Centinaia di persone erano sedute intorno a lui sull'erba. All'improvviso tutti balzarono in piedi e si spostarono dall'altra parte, senza dire una parola. Io esclamai: "Cosa succede?". Quando andai, capii la reazione della gente. Il tumore dell'uomo si era aperto ed emanava una tale puzza che non si poteva restare a lungo lì seduto. I collaboratori vennero, pulirono il terreno e lo lavarono. Quando avevano finito, quell'uomo si alzò e andava in giro camminando.

Posso raccontare solo alcune cose che sono successe. Mi succede come Giovanni, che alla fine del suo Vangelo dice: "Or vi sono ancora molte cose che Gesù fece, che se fossero scritte ad una ad una, io penso che non basterebbe il mondo intero a   contenere i libri che si potrebbero scrivere". Così sono stati scritti innumerevoli libri sul risveglio, ma sembra che essi tocchino solo l'orlo di ciò che è successo, perché Dio ha fatto molto di più e non si può scrivere tutto.

Quando Dio operava così straordinariamente con i malati, ci ricordammo di quella ragazza che nonostante la nostra intensa preghiera e lotta non era stata guarita. Da quella volta erano passati 6 anni. Ora pregammo di nuovo e chiedemmo a Dio: "O Signore, sarebbe possibile incontrare ancora una volta quella ragazza con sua madre, se sono ancora in vita?". Quale sorpresa fu per noi, quando vedemmo quella mamma anziana entrare con la figlia nella tenda sotto la quale tenevamo un culto, nella zona di New Hannover. Quella sera Dio nella sua misericordia toccò quella ragazza, ed ella venne completamente guarita.

Del continuo succedeva che una persona che si convertiva o sperimentava la guarigione diventava una benedizione per la zona in cui abitava. Abitualmente poche settimane più tardi venivamo invitati in quella zona per predicarvi il Vangelo. Ogni volta trovavamo persone che erano come i frutti maturi per la raccolta. E questo attraverso una sola persona che si era convertita! Molti altri ne venivano contagiati. Una volta fummo invitati a un culto che doveva avere luogo all'aperto. Noi acconsentimmo a tenere il culto in quel posto un martedì, all'una. Dagli zulù il tempo non viene preso con molta precisione. Se l'appuntamento è all'una, si può venire anche alle due. Noi ci eravamo abituati. Ma quel giorno raggiungemmo il posto già alle 12 e 30 e trovammo da tre a quattrocento persone già radunate. Sorpresi chiedemmo: "Oh, siete già qui? Da quando siete arrivati?". La risposta fu: "Alcuni di noi sono venuti già alle sei di mattina". E questa non era l'ora in cui avevano lasciato casa. La maggior parte di loro era stata per strada già da molte ore. Ma la fame del Vangelo era così grande, che essi erano pronti a questo sacrificio e ad aspettare 6 o 7 ore fino all'inizio del culto. Decidemmo di iniziare subito.

In quel periodo accorciammo i culti a un minimo, perché risultò che lunghe prediche non erano per niente necessarie. Invece erano gli uditori che ci dicevano ciò che dovevano fare. C'era un gran riconoscimento del peccato e una brama di confessare i peccati. Perciò andai in una vecchia fattoria, per preparare un breve messaggio. Dissi ai miei collaboratori: "Prima che preghiamo con loro, vogliamo dare loro la possibilità di mettere in ordine la loro vita con Dio".

Qui vorrei dire una parola sulla guarigione dei malati. Noi abbiamo stabilito la regola di non pregare con la gente per la guarigione, prima che essi abbiano messo in ordine la loro vita spirituale. La guarigione divina comincia sempre dall'anima. Questo la Bibbia ce lo insegna in Giac. 5:16: "Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinchè siate guariti". La guarigione dell'anima è al primo posto. Se qualcuno si lamenta: "Io soffro terribilmente di artrite", o un altro: "Io ho un terribile mal di testa", allora rispondiamo a queste persone: "Bene, tu hai esternato i tuoi problemi fisici, ma cominciamo dalle malattie spirituali. Come è la tua situazione?". Ci sono persone che nella loro vita hanno collera, che è una cosa terribile. Dio non ci permette di pregare se c'è collera. Perciò Paolo dice in 1 Tim. 2:8 che gli uomini devono alzare per la preghiera mani sante, senza ira. Dunque è contro la Parola e la volontà di Dio che un uomo preghi con ira nella sua vita. Su ciò la Sacra Scrittura ci dice molto. Sta addirittura scritto che la preghiera di un uomo viene impedita se egli nutre amarezza contro sua moglie. Egli può cioè risparmiare la sua preghiera. Viviamo in un periodo in cui ognuno prega, sia che la sua vita sia in ordine o no. Il Signore Gesù va così oltre che dice: "Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta" (Matt. 5: 23,24). Chiediamoci se siamo violatori della legge o se ubbidiamo a Gesù. Se le persone vengono a un colloquio, diciamo loro che i problemi fisici sono di importanza secondaria e che sono le malattie spirituali che devono essere trattate per prime. Un uomo spiritualmente malato può essere irritato, arrabbiato, offeso ed essere affetto da molte altre cose. Essere liberati da ciò è molto più prezioso che essere guarito fisica-mente. In periodi di risveglio non c'è neanche bisogno di dirlo alla gente. Essi vengono da soli e dicono: "Siamo malati, ma non ce ne vogliamo preoccupare. Questo non è importante. Prega per noi, che possiamo essere guariti spiritualmente". In culti del genere è successo che neanche una persona lasciò il posto senza avere messo in regola la vita e avere fatto pace con Dio. A volte il sole tramontava e noi dovevamo costringere le persone ad andare a casa. Essi allora rispondevano: "No, a cosa serve andare a casa? Significherebbe guadagnare tutto il mondo, ma perdere la nostra anima. Noi vogliamo avere un rapporto puro con Dio". Molto spesso la gente doveva aspettare più giorni, prima di poter avere un colloquio. Ma essi non andavano a casa, ma perseveravano pazienti. Li sentivamo dire: "Non possiamo continuare a vivere nel peccato. Con queste cose vogliamo venire alla luce. Abbiamo bisogno del perdono dei nostri peccati". Questo era il motivo perché noi facevamo i culti il più breve possibile. Come ho già detto, volevo preparare un breve messaggio, quando un collaboratore all'improvviso entrò e mi disse: "Qui fuori c'è una donna indù che vuole parlare con te". Io risposi: "Non ora, per nessun motivo. Questa gente ha aspettato a lungo. Fatti raccontare cosa vuole, e poi vieni a dirmelo". Egli tornò dalla donna, ma ella molto ostinatamente non gli confidò il suo desiderio. Il collaboratore tornò di nuovo e mi spiegò che la donna continuava a chiedere di voler vedere solo me. Di nuovo lo mandai via a dire che io ero occupato. Così facemmo più volte avanti e indietro, fino a che alla fine acconsentii e dissi: "Va bene, andrò da lei. Non fa niente se le cose non vanno come vorrei io".

Trovai la donna con sua figlia sedicenne. Ella mi raccontò la sua storia: "Vedi qui mia figlia? E` una malata psichica dalla sua nascita. Molto probabilmente il suo cervello è stato danneggiato. Sono andata con lei da molti dottori, e tutti mi hanno spiegato che mia figlia resterà inguaribile per tutta la sua vita. Sono andata nel tempio indù, ma anche i nostri dei non possono aiutare. Due settimane fa ho incontrato un nero, uno zulù, che mi ha detto: 'Sai, porta tua figlia a Mapumulo. Lì ci sono  cristiani che servono il Signore Gesù Cristo. Se tu la porti lì, pregheranno con lei ed egli la guarirà'. Quando sentii questo, esclamai: 'Questo è il Dio che voglio servire!'. In quel momento mia figlia guarì ed ora è completamente normale. Eccola qui. Puoi parlare

con lei". Salutai la figlia e le parlai. Ella era veramente perfettamente normale. La donna disse: "Da ora voglio servire il tuo Dio. I nostri dei hanno fallito, ma il tuo Dìo mi ha guarito".

Si dovrebbe gridarlo da tutte le montagne e annunciarlo in tutto il mondo: non c'è nessun Dio come Gesù Cristo! Quando accetteranno i popoli che non c'è nessun altro Signore fuori che lui: il Signore di tutti i signori e il Re di tutti i re!

Uno dei posti più caldi del Sudafrica è la zona di Tugela Ferry. Lì infuriò per cento anni una guerra durante la quale vennero uccise innumerevoli persone. Il risveglio si estese presto anche in quella zona. Avevamo stabilito culti per tre giorni, il venerdì, il sabato e la domenica. Le sale erano piene. Dopo la fine del culto molte persone restavano per un colloquio. Prima dell'inizio del risveglio di regola invitavo i visitatori del culto a venire avanti e accettare Gesù. Ma dallo scoppio del risveglio questo si dimostrò superfluo. Le persone restavano indietro da sole. Degli apostoli leggiamo, che essi al giorno di Pentecoste non invitarono nessuno a venire avanti. In Atti 2:37 si dice che la predicazione di Pietro penetrò nel cuore degli uditori, così che essi esclamarono: "Fratelli, che dobbiamo fare?". E allora venne detto loro ciò che dovevano fare. Con questo non voglio dire che sia sbagliato invitare le persone a venire avanti per accettare Gesù. Se Dio

mostra questa via, che lo si faccia. Dove non c'è il risveglio, è possibile che sia necessario farlo.

Dopo uno di questi tre culti in Tugela Ferry c'erano centinaia di persone che aspettavano e dicevano: "Noi non possiamo andare a casa senza avere fatto pace con Dio". Io ero molto stanco, e pregai i miei collaboratori: "Devo per forza sdraiarmi un po' e dormire. Se c'è bisogno di me, venite nella mia stanza". A mezzanotte venni chiamato: "Qui ci sono ancora alcune centinaia di persone che hanno il desiderio che si preghi per loro per la guarigione". Rispondendo chiesi: "Queste persone hanno avuto un colloquio pastorale e hanno messo in ordine la loro vita davanti a Dio? Hanno fatto ciò che Giacomo scrive nella sua lettera: "Confessate i vostri falli gli uni agli altri, poi pregate?". Il mio collaboratore rispose: "Sì, abbiamo potuto parlare con ognuno singolarmente. Ora però sono rimasti più di 200, per i quali si deve pregare singolarmente". A noi era chiaro che questo non si poteva fare con ogni singolo. Così decidemmo di procedere a gruppi. Con così tante persone, di regola prendevamo il due o il tre per cento dei bisognosi, sceglievamo i casi più difficili e pregavamo con ognuno singolarmente, per i rimanenti poi tutti insieme. Questa volta c'erano dieci ciechi, e i collaboratori chiesero: "Non potremmo pregare particolarmente per questi ciechi?". Io ero d'accordo con la proposta. Come al solito scegliemmo per questo scopo una stanza

separata. Mentre entravamo per la porta, la maggior parte di loro esclamò: "Noi possiamo vedere! Noi siamo guariti!". Prima di essere venuti in contatto con una mano umana, il Signore Gesù li aveva già toccati, così potentemente era presente nella sua potenza. Tutti i dieci ciechi riacquistarono la vista. Qui vorrei aggiungere un sorprendente avvenimento, che è in stretta relazione con la guarigione dei dieci ciechi. Quel venerdì pomeriggio un collaboratore bianco era per strada con il suo camion verso Tugela Ferry. Il veicolo era pieno di gente che voleva andare al culto. Circa 40 o 50 chilometri prima della meta il collaboratore vide una donna cieca con un bambino che stava ai margini della strada e che voleva fermare il veicolo alzando la mano. L'autista si fermò e chiese cosa succedeva. La cieca rispose: "Ho sentito che da qualche parte si tengono dei culti e vorrei andarci anch'io. Mi puoi portare?". Il collaboratore rispose: "Mi dispiace, ma io non ho più posto per te, il camion è pieno zeppo". I neri sono così che non riescono a capire che in un veicolo non ci sia più posto per una persona, fino a che resta libero anche solo un posticino. Essi non sanno nulla di un peso massimo permesso dalla legge, e neanche se ne preoccupano. Anche in questo caso il veicolo era irreparabilmente sovraccarico, e il fratello cercava di renderlo chiaro alla donna. Ma quando ella cominciò a piangere, gli venne in mente una via d'uscita e disse: "L'unica possibilità sarebbe che uno o due passeggeri scendano volontariamente. Allora potresti venire con noi". Ma nessuno era pronto a scendere in questa regione solitaria e sconosciuta. Alla fine dovettero lasciare indietro la donna che piangeva.

Questo successe il venerdì pomeriggio. Il sabato sera, a notte inoltrata, i ciechi in Tugela Ferry riacquistarono la vista. E poi successe un altro miracolo. Quando il collaboratore bianco la domenica pomeriggio con la macchina piena zeppa di persone passò di nuovo per lo stesso posto dove avevano lasciato la donna, non trovarono nessuna cieca, ma una donna raggiante di gioia, felice, che aveva anche riacquistato la vista. Giubilando gridò che Gesù l'aveva guarita. Gli chiesero: "Quando è successo?". Ella rispose: "Ieri, sabato". Le chiesero che ora era, e la donna rispose: "La notte tardi". Essi confrontarono l'ora e constatarono che era la stessa ora in cui il Signore Gesù aveva toccato gli altri dieci. Il Signore vide nel cuore della donna e la guarì nella sua grazia. Ora si può capire perché questa gente dice: "Non c'è nessun altro Dio che Gesù!".

Ora vorrei ricordare un fatto che successe durante quella campagna a Tugela Ferry e che rimarrà indimenticabile per tutti coloro che lo sperimentarono. Avevano portato vicino al pulpito una ragazza che giaceva su una barella. Durante il culto del

venerdì e del sabato la osservavo. Era sdraiata là, immobile, come una morta, con gli occhi chiusi. Non si muovevano neanche le palpebre, neanche le dita, tranne un unico dito della mano destra che riusciva a muovere, comunque a fatica. Più tardi sentii la storia della sua sofferenza. Da 18 mesi ella era completamente paralizzata. Era stata curata in cinque ospedali diversi, ma i dottori non potevano fare nulla per lei. I parenti la portarono a casa e poi la fecero passare da uno stregone all'altro. L'uno si era servito di una medicina magica terribile. Vennero catturate delle rane e si arrostirono così a lungo nella padella, fino a che divennero incandescenti. Poi lo stregone mise le rane bollenti sul corpo della ragazza, così che la pelle della testa e i capelli bruciarono. Dopo questa "terapia" spaventosa, non avvenne però alcuna guarigione. Alla fine la ragazza fu portata da sua sorella, una maestra, a Tugela Ferry. I collaboratori mi dissero che questa ragazza 18enne di nome Anagreta aveva chiesto che si pregasse con lei. Io replicai: "Ma come possiamo pregare con lei se non sappiamo per niente in quale stato spirituale si trovi? Ha messo in ordine la sua vita con Dio?". "Sì", era la risposta dei collaboratori. Io chiesi stupito: "Ma come ha fatto a farlo? Ella non è in grado di parlare!". I collaboratori risposero: "Abbiamo fatto così che sussurrandole all'orecchio le abbiamo chiesto se c'era un qualche peccato nella sua vita". A questo punto devo sottolineare

che non serve a niente invitare un uomo ad accettare il Signore Gesù se egli non sa di essere un peccatore. Che senso ha mandare dal dottore un malato di cancro se non sa della sua malattia? Gli si dovrebbe dire che ha il cancro, allora andrà lui stesso dal dottore, senza essere invitato. Sarà addirittura pronto di andare all'ospedale e rimettersi al bisturi dei chirurghi.

Io insistetti e continuai con i miei collaboratori: "Ma la ragazza sa di essere una peccatrice?". "Sì", mi risposero. Io chiesi: "E come avete fatto a scoprirlo?". I collaboratori risposero: "Abbiamo elencato diversi peccati e abbiamo chiesto a Anagreta se ella è mai stata disubbidiente ai genitori, scortese, arrabbiata, senza amore, e così via, o se ha mentito. Dal modo come lei muoveva le palpebre potevamo capire se voleva dire sì o no. Alla fine le abbiamo chiesto: "Vuoi che preghiamo con te, che il Signore Gesù venga nella tua vita e ti porti via i peccati?". Di nuovo abbiamo capito dal movimento delle palpebre che ella era d'accordo. Abbiamo pregato con lei e ora ella chiede una preghiera per la guarigione fisica". Allora sperimentammo come la potenza di Dio si manifestò verso questa ragazza. Successe quella notte stessa, quando si pregò con le diverse centinaia di persone. Vedemmo che un'agitazione passò per le ossa del corpo, come il vento che muove le foglie di un albero. Una forza invisibile prese possesso della ragazza e la sollevò fuori dal

letto. Anagreta si alzò sui suoi piedi e cominciò a camminare. In quel momento il Signore Gesù aveva completamente guarito questa ragazza. Entro pochi minuti si radunarono centinaia di persone. Nessuno sapeva da dove venissero. Non c'erano campane che suonassero, né telefoni che squillassero. Nessuno sapeva da dove fossero venute. Molte persone che non erano state presenti al culto, tra le quali tre uomini empi, che lavoravano presso il tribunale a Tugela Ferry, d'improvviso erano lì e chiesero: "Dov'è la ragazza guarita?". Facemmo vedere loro Anagreta, ed essi chiesero: "Vorremmo parlare da soli con la ragazza, senza i cristiani. Ci permettete di porle alcune domande?". Noi acconsentimmo. Allora presero Anagreta e la sottoposero a un interrogatorio. Dopo un po' riportarono la ragazza e le dissero: "Il Dio che ti ha guarito può uccidere persone che vivono e può fare risorgere i morti. Nessuno può fare le cose come le fa lui. Restagli fedele fino alla fine della tua vita!". Questo era il giudizio di pagani non credenti.

Questo avvenimento si diffuse come un lampo in tutta la zona. Per un periodo l'atmosfera era veramente riempita della presenza di Dio. Bisogna avere sperimentato queste cose, per capirle. La gente venne sul posto e fu convinta del proprio peccato, perché incontrò il Dio vivente.

I miei collaboratori mi pregarono di poter portare Anagreta nella prigione di Pomeroy, dove lavorava suo padre. Essi presero una macchina e andarono lì con lei. Quando bussarono alla prigione, fu il padre che aprì. Meravigliato vide i collaboratori e poi la figlia che andava verso di lui. In quel momento pensò che fosse solo uno spirito ed esclamò: "Sei tu?". La ragazza rispose: "Sì, papa!". Ripieno di gioia per ciò che succedeva davanti ai suoi occhi, egli dimenticò di chiudere le porte della prigione. I collaboratori gli dissero: "E` meglio che chiudi la porta, se no i carcerati ti scappano". E poi raccontarono al padre felice cosa era successo.

Concludendo vorrei confessare che non c'è nessuna potenza più alta del nostro Signore Gesù Cristo. Non era una bugia, quando egli disse che ogni potestà gli è stata data in cielo e sulla terra. Prima della sua ascensione lo disse ad alcuni dei suoi discepoli. Cosa successe allora? Alcuni lo adorarono, altri dubitarono! E difficile credere che ogni potestà gli è stata data. Ma nel comandamento missionario in Matt. 28:18 sta scritto esplicitamente: "Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra". E per questo motivo i suoi discepoli sono anche in grado di eseguire il suo ordine: "Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato". Quale Dio e quale Salvatore! Che Dio possa fare grazia, che la nostra vita non gli faccia disonore, ma che gli uomini possano riconoscere in noi che la Parola di Dio è la verità.

 

APPENDICE

Da quell'inizio del risveglio a Mapumulo sono passati 31 anni, e i fiumi di acqua viva continuano a scorrere sempre ancora, anzi, sono cresciuti del continuo. La Parola di Dio, dalla quale è nato questo risveglio, corre attraverso tutto il paese e lascia dietro di sé, tra bianchi e neri, le tracce della sua benedizione.

La piccola comunità zulù è diventata una grande opera missionaria con centro a Kwa Sizabantu (tradotto: il posto dove gli uomini trovano aiuto), non lontano da Mapumulo. Innumerevoli persone cercano e ottengono aiuto per lo spirito, l'anima e il corpo. Erlo Stegen e i suoi collaboratori attestano che dallo scoppio del risveglio non è passato alcun giorno senza che persone non siano state convinte dei loro peccati, si siano convertite e siano passate a una fede vivente in Gesù Cristo.

La missione manca del continuo di possibilità di alloggiamento per le molte persone. Per i culti giornalieri si radunano centinaia, a volte migliaia di persone. In periodi di punta il numero sale fino a 7000-8000. Da molto tempo i visitatori non vengono solo dal paese, ma dai più diversi continenti. Un pastore ha detto che è come alla prima festa di Pentecoste. Quando gli si chiese cosa volesse dire, egli spiegò: "Io ho fatto il giro e ho contato le diverse nazionalità delle persone e sono arrivato a 14 lingue, e questo in un unico culto".

Attraverso la guida misericordiosa e l'aiuto di Dio è stato costruito un padiglione che può ospitare circa 10000 ascoltatori. Al centro del risveglio nel frattempo si sono aggiunte 140 stazioni esterne. Un team con più di cento persone sta a fianco di Erlo Stegen. In molte scuole, università, prigioni, chiese e comunità del Sudafrica e in altri paesi vengono aperte le porte al team di Sizabantu per il servizio della predicazione.

Tutto questo sia descritto per l'onore e la gloria di Gesù Cristo, che nella sua potenza della resurrezione opera così potentemente. Egli “è lo stesso, ieri, oggi e in eterno”.

Non deve essere però dimenticato che riguardo Sizabantu e i suoi collaboratori ci sono sempre stati giudizi negativi e interpretazioni sbagliate, fino ad arrivare a calunnie. Questo però non deve confondere nessuno, ma motivare all'intensa intercessione quei lettori che appartengono a Gesù e che sono stati benedetti attraverso il contatto con Sizabantu. La fratellanza bianca e nera ha bisogno delle nostre preghiere. Dove Dio è all'opera, specialmente nelle zone di risveglio, opera anche il diavolo ed è sul posto con le sue controazioni, per soffocare la buona seminagione. Egli non vuole permettere che il bottino gli venga strappato e che si intervenga nel suo regno. Purtroppo molto spesso le armi del diavolo vengono fabbricate nei cosiddetti ambienti "pii". Questa è un'esperienza che non si riferisce solo al risveglio di Sizabantu. Ma un giorno il Signore della raccolta con i suoi mietitori raccoglierà i frutti e brucerà la malerba. Al

più tardi in quel momento molti dovranno rivedere il loro giudizio affrettato. Un albero lo si riconosce dai frutti. Preghiamo a tempo per avere occhi spirituali aperti! L'incredulo lo si vorrebbe invitare con le parole di Filippo a Natanaele: "Vieni e vedi".

 

Erlo Stegen

 

 

Marzo 1998

Bàrbel Koch