Rigenerazione o nuova nascita

 

I maggiori ostacoli che impediscono ai decaduti discendenti di Adamo di camminare sulla via della salvezza, sono due: le catene che li legano alla colpevolezza quindi la condanna che il peccato merita, e la presenza e la potenza del peccato in loro; in altre parole il fatto che essi siano destinati all’inferno e siano incompatibili con il paradiso.

Questi ostacoli sono, per quanto sta all’uomo, del tutto insormontabili.

Questo fatto fu inequivocabilmente stabilito da Cristo quando, rispondendo alla domanda dei Suo discepoli: «Chi dunque può essere salvato?», disse: «Agli uomini questo è impossibile».

Un peccatore perduto potrebbe molto più facilmente creare un mondo che salvare la propria anima. Il Signore Gesù, però, in quell’occasione, continuò pure a dire: «ma per Dio ogni cosa è possibile» (Matteo 19:25,26).

Sì, i problemi che più sconcertano la sapienza umana sono risolvibili dall’Onniscienza di Dio; i compiti che sfidano ogni possibilità dell’uomo, sono facilmente realizzati dalla sua Onnipotenza.

Non c’è alcun altro modo in cui questo fatto venga maggiormente esemplificato che nell’opera di salvezza dell’uomo da parte di Dio.

Come abbiamo prima lasciato intendere, vi sono due cose che sono assolutamente essenziali ai fini della salvezza: la liberazione dalla colpevolezza quindi dalla condanna che il peccato merita, e la liberazione dalla presenza e dalla potenza del peccato.

La prima ci viene assicurata dall’opera mediatrice di Cristo,  l’altra è realizzata dall’opera efficace dello Spirito Santo.

La prima è il benedetto risultato di ciò che Gesù Cristo fece per il popolo di Dio: la seconda è la gloriosa conseguenza di ciò che lo Spirito Santo fa nel popolo di Dio.

La prima avviene quando, dopo essere stati gettati nella polvere come mendicanti dalle mani vuote, viene generata la fede in modo da potersi aggrappare a Cristo. Dio così ci dichiara giusti da ogni colpa e il peccatore, tremante, penitente, ma credente, riceve un perdono completo e gratuito. La seconda avviene gradualmente in fasi distinte, nel contesto delle divine benedizioni della rigenerazione, della santificazione, e della glorificazione. Nella rigenerazione il peccato che risiede in noi riceve la sua ferita mortale, sebbene non la sua morte. Nella santificazione, all’anima rigenerata viene mostrato il ricettacolo di corruzione che dimora in lei, e le viene insegnato a detestare e odiare sé stessa. Alla glorificazione, sia anima che corpo saranno per sempre liberati da ogni traccia ed effetto del peccato.

Ora, la conoscenza vitale e salvifica di queste divine verità non potrà essere acquisita attraverso il semplice loro studio.

Non importa quanto uno si immerga nello studio della Bibbia, non importa quanto esamini diligentemente anche i trattati dottrinali più corretti, non importa quanto eserciti l’intelletto, questo non gli assicurerà la benché minima conoscenza spirituale di queste verità.

Certo, il ricercatore diligente potrà conseguirne una conoscenza naturale, una comprensione intellettuale, proprio come uno che sia nato cieco può giungere ad una conoscenza nozionistica dei colori dei fiori o della bellezza di un tramonto, ma l’uomo naturale non potrà giungere ad una conoscenza spirituale delle cose spirituali, più di quanto un cieco possa giungere ad una vera conoscenza delle cose naturali, più di quanto un morto nella sua tomba possa conoscere ciò che sta succedendo nel mondo che ha lasciato. Solo la potenza divina potrà portare il cuore orgoglioso a una sentita coscienza di questo fatto straordinario; solo Dio può illuminare in modo sopranaturale l’anima, tanto da renderla consapevole della terribile oscurità spirituale che dimora per natura in sé stessa.

La verità di ciò che abbiamo appena detto, viene stabilita dalla chiara e solenne dichiarazione di 1 Corinzi 2:14: “Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente”.

Purtroppo molti cercano di eludere la radicalità di questo versetto, pensando che non si applichi a loro, confondendo un assenso intellettuale a cose spirituali con una conoscenza pratica di esse. La conoscenza esteriore della verità divina, come rivelata dalle Scritture, però, potrà anche affascinare la mente e costituire la base per speculazioni, fintanto però che Dio non applica queste verità alla coscienza ed al cuore, una tale conoscenza non sarà di utilità alcuna nell’ora della morte, più di quanto siano soddisfacenti le piacevoli immagini dei nostri sogni quando ci svegliamo. Non è terribile pensare come moltitudini di cristiani professanti un giorno si sveglieranno all’inferno, solo per scoprire che la loro conoscenza della verità divina non aveva maggiore sostanza di un sogno?

Sebbene sia vero che nessuno possa solo pensare di scandagliare le profondità di Dio e comprenderle (Giobbe 11:7), e che i misteri del Suo regno rimarranno segreti suggellati fintanto che Egli si compiacerà di rivelarli all’anima (Matteo 13:11), ciononostante è pure vero che Dio, per trasmettere luce celeste alla nostra intelligenza oscurata dal peccato, si avvale di mezzi particolari. È proprio per questo che Egli incarica i Suoi servi di predicare la Parola e di esporre le Scritture con la voce e con la penna. Nonostante questo, tutto il loro lavoro non produrrà alcun frutto eterno fintanto che Egli non condiscenda a benedire il seme che seminano e non lo farà crescere. Così, non importa quanto un sermone o un articolo scritto sia fedele, semplice ed utile: fintanto che lo Spirito Santo non lo applica al cuore, l’uditore o lettore non ne avrà alcun profitto spirituale, allora, non sareste voi disposti a implorare Dio di aprire il vostro cuore per ricevere tutto ciò che è secondo la Sua santa Parola in questo opuscolo?

In quello che segue, cercheremo, con l’aiuto di Dio, di dirigere l’attenzione del lettore verso ciò a cui abbiamo fatto riferimento all’inizio di questo libretto, cioè a quei due ostacoli insormontabili che giacciono sulla via che il peccatore dovrebbe percorrere per giungere alla salvezza e alla vita eterna: liberandolo dalla presenza e dalla potenza del peccato in lui.

Rimuovere questi ostacoli è opera di Dio, e quindi si tratta di un’opera misericordiosa. La rigenerazione non è una semplice riforma esteriore dei costumi, non è semplicemente il voltare una nuova pagina e cercare di vivere una vita migliore. La nuova nascita è molto più che avvicinarsi al pulpito del predicatore, dopo l’appello evangelistico, e stringere la sua mano: è un’opera soprannaturale di Dio sullo spirito umano, una meraviglia trascendente. Tutte le opere di Dio sono meravigliose. Il mondo in cui viviamo è colmo di cose stupefacenti. La nascita fisica è meravigliosa, ma, da diversi punti di vista, la nuova nascita lo è ancora di più. Essa è una meraviglia della grazia divina, della divina sapienza, della divina potenza, e della bellezza divina. È un miracolo che avviene su di noi e in noi, e quando noi lo contempleremo: si dimostrerà una meraviglia eterna.

Proprio perché la rigenerazione è opera di Dio, si tratta di cosa misteriosa. Tutte le opere di Dio sono avvolte da un impenetrabile mistero. La vita naturale, nelle sue origini, nella sua natura e nei suoi processi, sfidano il ricercatore più attento. Ancor più di questo può dirsi della vita spirituale. L’esistenza ed essenza di Dio trascende la comprensione di esseri finiti come noi; come mai potremmo aspettarci di comprendere il processo mediante il quale noi diventiamo figli di Dio? Il nostro Signore stesso dichiarò che la nuova nascita è cosa misteriosa: “Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né dove va, così è per chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3:8).

Il vento è qualcosa di cui lo scienziato più erudito sa molto poco. La sua natura, le leggi che lo governano, la sua causa, ecc. tutto questo rimane oltre la capacità dell’investigazione umana. Lo stesso è per la nuova nascita: è una cosa profondamente misteriosa.

La rigenerazione è una cosa molto seria.

La nuova nascita è la linea divisoria stessa fra Paradiso ed Inferno.

Di fronte a Dio non vi sono sulla terra che due tipi di persone: coloro che sono morti nei loro peccati, e coloro che camminano in novità di vita.

Nell’ambito fisico non c’è nulla di cui si possa dire che sta fra la vita e la morte.

Un uomo o è vivo, o è morto.

La scintilla vitale può essere molto tenue, eppure se esiste, la vita è presente. Se quella scintilla si spegne del tutto, anche se vestissimo quel corpo con i vestiti più belli, rimarrebbe soltanto un cadavere. Lo stesso vale nell’ambito spirituale. O siamo figli di Dio, o siamo figli del diavolo. Proprio perché questo argomento è tanto importante, dobbiamo porci seriamente la domanda: Sono io nato di nuovo?

Se non è così, e tu dovessi morire nella condizione in cui ti trovi ora, dovresti desiderare di non essere mai nato.

 

1.  La necessità della rigenerazione risiede nella nostra degenerazione naturale.

In seguito alla caduta dei nostri progenitori, tutti noi nasciamo estranei alla vita ed alla santità di Dio, spogli di tutte quelle perfezioni delle quali la natura umana era stata originariamente dotata.

Ezechiele 16:4,5 ci dà un’immagine impressionante della terribile condizione spirituale che ci caratterizza quando entriamo in questo mondo: respinta, ripugnante, che rotola nel proprio sangue, impotente a salvare sé stessa. Quella “immagine” di Dio (Genesi 1:26) che era stata impressa nell’animo umano, è stata sfigurata ed è ora caratterizzata dall’avversione verso Dio e da un disordinato amore per la creatura. La stessa fonte del nostro essere è contaminata e fa continuamente sgorgare acque amare. Inoltre, sebbene quei torrenti prendano diverse direzioni e si riversino in vari canali, tutte sono di gusto sgradevole. Ecco perché il “sacrificio” del malvagio è un’abominazione per il Signore (Proverbi 15:8), ed è peccato ciò che in lui altrimenti sarebbe luce (Proverbi 21:4).

Vi sono solo due condizioni esistenziali in cui può trovarsi l’uomo: lo stato di vita spirituale, e lo stato di morte spirituale; la prima è una condizione di giustizia, l’altra di peccato; l’una di salvezza, l’altra di dannazione; l’una di inimicizia, l’altra uno stato di amicizia e comunione, in essa camminiamo obbedientemente al Signore, e interiormente non faremmo nulla che fosse contrario alla Sua volontà.

La prima condizione è chiamata di tenebre, l’altra di luce: “Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce” (Efesini 5:8). Non c’è alcuna via di mezzo fra queste due condizioni: ciascuno di noi o si trova in una, o si trova nell’altra. Ogni uomo ed ogni donna ora sulla terra o è oggetto del compiacimento di Dio o della Sua abominazione. Anche l’opera più benevola ed impressionante della carne non può fargli piacere, ma addirittura la più debole scintilla che procede da ciò che la grazia ha attizzato, è accettevole ai Suoi occhi.

Con la caduta, l’uomo ha contratto una “incompatibilità” a ciò che è buono. Formato nel peccato e concepito nell’iniquità (Salmo 51:5), l’essere umano è un “ribelle” fin dal grembo materno (Isaia 48:8): “Questi empi si sono corrotti fin dal grembo materno; questi bugiardi si sono sviati fin dalla nascita” (Salmo 58:3), “i disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza” (Genesi 8:21). Potrà anche essere civilizzato, ben educato, raffinato, e persino religioso, ma il suo stesso cuore sarà: instancabilmente malato” (Geremia 17:9). Agli occhi di Dio tutto quello che fa è disprezzabile, perché nulla di ciò che fa sorge dal suo amore per Lui ed è fatto in vista della Sua gloria. “Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni” (Matteo 7:18). Fintantoché non nascono di nuovo, tutte le creature umane “lo rinnegano con le opere” (Tito 1:16). Con la caduta, l’uomo ha contratto una “non disponibilità” verso ciò che è buono. Tutti i movimenti della volontà sono in condizione di decadimento, del tutto privi di un giusto principio da cui fluiscono e di un giusto fine a cui tendono: son sempre cattivi e peccaminosi. Lasciate l’uomo a stesso, toglietegli ogni freno che la legge e l’ordine gli impongono, e lui degenererà velocemente a livello più basso delle bestie, come può ben dire ogni missionario.

Forse che la natura umana è migliore nei paesi civilizzati?

Neanche un poco. Toglietegli la vernice superficiale e troverete che “Come nell’acqua il viso riflette il viso, così il cuore dell’uomo rivela l’uomo” (Proverbi 27:19). In ogni parte del mondo rimarrà seriamente vero che: la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo” (Romani 8:7).

Quando Cristo tornerà, Egli ben potrà ripetere la stessa diagnosi dell’uomo che Egli fece quand’era sulla terra: gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce” (Giovanni 3:19). Gli uomini non avranno alcuna intenzione di venire a Lui per avere “vita”. Con la caduta, l’uomo ha contratto l’incapacità di fare ciò che è bene. Non solo egli non è compatibile né disponibile, ma anche non è in grado di fare ciò che è bene.

Dov’è l’uomo che possa sinceramente dire di aver vissuto all’altezza dei propri ideali?

Tutti debbono riconoscere che c’è una strana forza che sempre li trascina in basso, inclinandoli al male e che, nonostante i loro migliori sforzi per contrastarla, in qualche forma, più o meno, li travolge. Nonostante le gentili esortazioni degli amici, i fedeli ammonimenti dei servitori di Dio, le solenni lezioni della sofferenza e dell’afflizione, la malattia e la morte, e gli stimoli della propria coscienza, cederanno sempre al male: quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio” (Romani 8:8).

È evidentemente urgente ed indispensabile il bisogno di una trasformazione radicale e rivoluzionaria nell’uomo corrotto, prima che questi possa avere una qualsiasi comunione con il Dio tre volte santo. La terra dovrà essere totalmente trasformata, a causa della maledizione a cui è stata assoggettata, prima che essa possa mai portare il frutto che portava quando l’uomo era in stato di innocenza. Allo stesso modo l’uomo deve subire una simile trasformazione, dato che una contaminazione radicale lo contraddistingue. Egli deve essere rinnovato, prima che “possa portare frutti a Dio” (Romani 7:4).

È necessario che qualcuno lo innesti in un nuovo albero, unito a Cristo, per condividere la potenza della Sua risurrezione; senza di essa egli ben potrà portare frutto, ma non “a Dio”.

Come potrebbe mai qualcuno volgersi con fede a Dio senza un movimento spirituale?

Come può vivere per Dio se non ha vita spirituale?

Come può essere reso adatto al Regno di Dio colui che possiede una tale diabolica e bruta natura?

 

2.  La necessità della rigenerazione nella totale depravazione dell’uomo.

Ogni membro della razza di Adamo è una creatura degenerata, ed ogni parte del suo complesso essere è stato corrotto dal peccato.

“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?” (Geremia 17:9).

La sua mente è accecata da satana (2 Corinzi 4:4) ed oscurata dal peccato (Efesini 4:18), tanto che “i pensieri del loro cuore non sono altro che male in ogni tempo” (Genesi 6:5).

I suoi sentimenti sono stati pervertiti, tanto da amare ciò che Dio odia, ed odiare ciò che Dio ama.

La sua volontà è stata fatta schiava, tanto da non poter scegliere il bene (Romani 6:20) e si oppone a Dio (Romani 8:7). Egli è privo di giustizia (Romani 3:10), sottoposto alla maledizione della legge (Galati 3:10) e fatto prigioniero del diavolo. La sua condizione è davvero deplorevole, il suo caso è disperato. Egli non può migliorare sé steso, perché è “senza forza” (Romani 5:6). Non può conseguire da sé stesso la propria salvezza, perché in lui non dimora alcuna cosa buona (Romani 7:18). Egli ha bisogno, quindi, di essere rigenerato da Dio, “In Cristo Gesù, infatti, né la circoncisione, né l’incirconcisione hanno alcun valore, ma l’essere una nuova creatura” (Galati 6:15).

L’uomo è una creatura degenerata. Non è che in lui siano solo appassite delle foglie, ma è l’intero albero che è marcito, rami e tronco. In ognuno di noi c’è qualcosa di radicalmente sbagliato. La parola “radicale” deriva dal termine latino che significa “radice”, tanto che, quando diciamo che l’uomo è radicalmente sbagliato, intendiamo dire che è in lui, nel fondamento e nella fibra del suo essere, tutto è intrinsecamente corrotto ed essenzialmente cattivo. I peccati non sono che i frutti: vi deve necessariamente essere una radice da cui essi nascono. Ne consegue, quindi, che è inevitabile il fatto che l’uomo abbia bisogno di una Potenza più grande per realizzare in lui una trasformazione radicale. Vi è solo Uno che possa realizzare questo cambiamento: Dio ha creato l’uomo, e Dio solo può ricercarlo. Per questo la necessità è categorica: “Dovete nascere di nuovo” (Giovanni 3:7). L’uomo è spiritualmente morto e nessun altro all’infuori dell’Onnipotente potrà renderlo vivente.

“Come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12). Il giorno in cui Adamo morse il frutto proibito, egli morì spiritualmente, ed una persona spiritualmente morta non può generare un figlio che possieda vita spirituale. Quindi tutti, per discendenza naturale, entrano in questo mondo: estranei alla vita di Dio” (Romani 5:12), “morti nei falli e nei peccati” (Efesini 2:1). Non si tratta soltanto di un modo di dire, ma di qualcosa di serio e di temibile. Ogni bambino nasce privo anche solo di una scintilla di vita spirituale, e quindi, se vorrà entrare nel regno di Dio, che è ambiente di vita spirituale (Romani 4:17), dovrà necessariamente nascervi.

Tanto più chiaramente comprenderemo la necessità assoluta della rigenerazione e dei vari motivi sul perché essa è assolutamente essenziale che una creatura degenerata sia resa compatibile con la presenza del Dio tre volte santo, tanto meno avremo difficoltà quando ci sforzeremo di giungere alla comprensione della natura della rigenerazione, cioè cosa avviene in una persona quando lo Spirito Santo la rinnova. È particolarmente per questa ragione, e pure per la presenza della nebbia d’errore che è stata fatta scendere su questa vitale verità, che riteniamo fare ulteriori considerazioni su questo specifico aspetto del nostro argomento.

Gesù Cristo venne in questo mondo per glorificare Iddio e per glorificare Sé Stesso riscattando un popolo perché Gli appartenesse. Quale gloria potremmo mai concepire per Dio e quale gloria mai attribuire a Cristo, se non ci fosse una differenza fra il Suo popolo e il mondo? E quale differenza ci potrebbe mai essere fra questi due gruppi, se non in un cuore trasformato “perché da esso sgorgano le sorgenti della vita” (Proverbi 4:23)? Un cambiamento di natura e di disposizione è infatti la sorgente da cui procede ogni altra differenza, come differiscono per natura le pecore dalle capre. L’intera opera mediatrice di Cristo era finalizzata a quest’unico obiettivo. La Sua opera sacerdotale era quella di riconciliare il Suo popolo a Dio e di portarlo in comunione con Lui. La Sua opera profetica era quella di insegnare loro la vita. La Sua opera regale quella d’operare in loro i necessari requisiti e conferire loro la compatibilità necessaria per il santo rapporto e comunione con il Dio tre volte santo. Così Egli venne per “purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere” (Tito. 2:14).

“Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate” (1 Corinzi 6:9)! Intere moltitudini di persone, però, sono state ingannate proprio su questo punto, e si tratta di una questione molto importante. Iddio ci aveva ammonito sul fatto che: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato” (Geremia 17:9), pochi, però, sono disposti a credere che questo sia vero per loro. Al contrario, decine di migliaia di cristiani professanti coltivano in sé stessi la vana e presuntuosa fiducia che in loro tutto sia a posto. Essi si illudono con speranze di misericordia pur continuando a vivere una vita dedicata a compiacere sé stessi facendo tutto quanto più li aggrada. Ritengono di poter essere adatti al paradiso, mentre ogni giorno che passa li trova sempre di più preparati per l’inferno. È scritto del Signore Gesù: “egli salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21), non nei loro peccati: Egli salva non solo dalla condanna che il peccato merita, ma anche dalla sua potenza e contaminazione.

A molti che fanno parte del mondo cristiano si applicano queste solenni parole: “Essa lo lusinga che la sua empietà non sarà scoperta né presa in odio” (Salmi 36:2 Riv.). Il principale stratagemma di satana è quello di ingannare le persone facendo loro credere di poter conciliare bene il mondo con Dio, di poter soddisfare la carne ed insieme lo spirito, e così “cogliere il meglio dei due mondi”. Cristo, però, dichiarò con grande enfasi: “Nessuno può servire a due padroni” (Matteo 6:24). Alcuni equivocano la forza di queste penetranti parole: l’accento non cade su “due”, ma su “servire” - nessuno può servire due padroni. - E Dio esige di essere “servito”, temuto, ubbidito con sottomissione; la Sua volontà deve regolare la nostra vita in ogni suo dettaglio (cfr. 1 Samuele 12:24,25).

Adora il Signore Dio tuo e servi Lui solo” (Matteo 4:10).

 

3.  La necessità della rigenerazione risiede nell’attuale incompatibilità fra l’uomo e Dio.

Quando Nicodemo, un Fariseo religioso e rispettabile, davvero un “maestro in Israele”, venne a Cristo, Egli gli disse chiaramente: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio… In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:3,5), sia questo l’ambito dell’Evangelo sulla terra, o quello della gloria in cielo.

Nessuno può accedere al regno spirituale se non ha una natura spirituale, che gli dia appetito e capacità di godere le cose che lo caratterizzano, e questo l’uomo naturale non lo possiede. Anzi, non riesce neanche a “discernere” queste cose (1 Corinzi 2:14). Non ha né amore né desiderio per esse (Giovanni 3:19). Non può nemmeno desiderare queste cose, perché la sua volontà è asservita alle concupiscenze della carne (Efesini 2:2,3). Quindi, prima che un uomo possa entrare nel regno spirituale, è necessario che la sua comprensione venga illuminata in modo soprannaturale, che il suo cuore sia rinnovato, e la sua volontà liberata.

Non vi può essere alcun punto di contatto dell’uomo peccatore con Dio e con Cristo fintanto che l’uomo non sia rigenerato.

Non vi può essere alcuna legittima unione fra due parti che non abbiano alcunché in comune.

Una natura superiore ed una inferiore possono unirsi, ma mai nature contrarie.

Potremmo forse unire acqua e fuoco, una bestia e un uomo, un buon angelo con un vile demone?

Possono forse Paradiso ed Inferno incontrarsi e scendere a patti?

In ogni amicizia ci deve essere una similitudine di disposizioni; prima di esserci comunione e ci deve essere qualche accordo o unità.

Bestie e uomini non sono in conoscenza per quanto riguarda la ragione, e quindi non possono realmente conversare.

Dio e gli uomini non possono concordare in una vita di santità, e quindi non hanno alcuna comunione (Condensato da S.Charnok).

 

Noi siamo uniti al “primo Adamo” dalla stessa natura: come potremmo mai essere uniti a “l’ultimo Adamo” senza una somiglianza con Lui dataci da una nuova natura o principio? Noi eravamo uniti al primo Adamo mediante un’anima vivente, e dobbiamo essere uniti all’ultimo Adamo mediante uno spirito vivificante. Non abbiamo nulla a che fare con l’Adamo celeste senza prima portare in noi stessi un’immagine celeste (1 Corinzi 15:48,49).

Se vogliamo essere Sue membra, dobbiamo prima avere la stessa natura che fu comunicata a Lui, il Capo, dallo Spirito di Dio, il quale è santità (Luca 1:35). Vi deve essere in entrambi uno “spirito”, come infatti è scritto: “chi si unisce al Signore è uno stesso spirito con Lui” (1 Corinzi 6:17).

Iddio ci dice ancora: “Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a Lui” (Romani 8:9).

Nessuna cosa può essere unita vitalmente ad un’altra senza vita.

Un capo vivente con un corpo morto è inconcepibile.

Non vi può essere alcuna comunione con Dio senza un’anima rinnovata. Da parte Sua, Dio è incapace, onorando la propria legge e santità, di avere comunione con una creatura decaduta come l’uomo. Da parte sua l’uomo ne è incapace, a causa dell’avversione radicata nella sua natura decaduta.

Com’è allora possibile mettere insieme Dio e l’uomo, senza che quest’ultimo sperimenti di un radicale cambiamento di natura?

Quale comunione vi può essere fra luce e tenebre, fra il Dio vivente e un cuore morto?

Possono due camminare insieme se prima non si sono messi d’accordo?” (Amos 3:3).

Dio detesta il peccato, l’uomo lo ama.

Dio ama la santità, l’uomo la detesta.

Com’è possibile che due dai sentimenti così contrastanti possano incontrarsi in amabile amicizia?

Il peccato ha allontanato l’uomo dalla vita di Dio (Efesini 4:18), e quindi dalla Sua comunione. È necessario quindi ristabilire la vita prima di potere essere ammessi alla comunione con Lui.

Le cose vecchie devono passare, e tutto deve diventare nuovo (2 Corinzi 5:17).

I doveri che l’Evangelo richiede non sono possibili senza rigenerazione. La prima cosa che Gesù richiede ai Suoi seguaci è che essi rinunzino a sé stessi.

Questo, però, è impossibile per la natura corrotta, “perché gli uomini saranno amanti di se stessi” (2 Timoteo 3:2). Se prima l’anima non viene rinnovata, il proprio io non potrà mai essere rinnegato. Ecco quindi la promessa del Nuovo Patto: “Io darò loro un altro cuore e metterò dentro di loro un nuovo spirito toglierò via dalla loro carne il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne” (Ezechiele 11:19).

Tutti i doveri evangelici esigono un cuore malleabile.

L’orgoglio fu la causa della condanna del diavolo (1 Timoteo 3:6), e i nostri progenitori decaddero attratti dall’idea irresistibile di diventare come Dio (Genesi 3:5). Da allora, l’uomo ha sempre preteso ciò che non gli è consentito ed ha sempre avuto un’altra opinione di sé stesso. Lo scopo principale dell’Evangelo è di abbattere ogni sentimento di glorificazione propria, per poterci finalmente gloriare nel Signore (1 Corinzi 1:29-31).

Questo, però, non è possibile fintanto che la grazia non rinnovi il cuore, ed esso si sciolga davanti a Dio, rimodellandosi secondo ciò che Egli comanda: e questo per poter effettivamente realizzare ciò che l’Evangelo esige.

Senza una nuova natura, noi non possiamo realizzare i doveri dell’Evangelo in modo costante.

Coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo Spirito alle cose dello Spirito” (Romani 8:5).

Una mente carnale non potrà a lungo essere impiegata per cose spirituali. Potranno esercitare su di lei una certa influenza temporanea le punzecchiature della coscienza, la paura dell’inferno, la paura della morte, ma tutto questo non durerà.

Il terreno sassoso potrà anche far crescere delle pianticelle, ma per mancanza di radici, ben presto esse appassiranno (Matteo 13).

Si può lanciare in aria un sasso, ma ricadrà sempre a terra.

Così è per l’uomo: potrà salire un po’ in alto spinto dal fervore religioso, ma presto o tardi si potrà dire di lui, come un giorno è stato detto per Israele: “Il loro cuore infatti non era fermo verso di Lui e non erano fedeli al Suo patto” (Salmo 78:37).

Molti sembrano avviarsi bene nello Spirito, ma poi terminano nella carne.

È soltanto laddove Dio ha operato nell’anima che quell’opera durerà per sempre (Ecclesiaste 3:14; Filippesi 1:6).

Proprio quanto la rigenerazione è indispensabile nell’ambito dell’Evangelo, così lo è per la gloria celeste.

Essa sembra essere tipicizzata dalla forza e dalla freschezza degli Israeliti quando entrarono in Canaan. Neanche una persona decrepita od inferma pose piede nella terra promessa: nessuno di quegli Israeliti che erano usciti dall’Egitto con una natura egiziana, e con il desiderio per il suo aglio e le sue cipolle, con una nostalgia per la vecchia schiavitù, entrò nella terra promessa, ma i loro cadaveri rimasero nel deserto. Solo le due spie che li avevano incoraggiati contro le apparenti difficoltà di quella terra vi entrarono.

Il cielo è l’eredità dei santificati, non di coloro che rimangono contaminati dal peccato: “affinché ricevono mediante la fede in me il perdono dei peccati e un’eredità tra i santificati” (Atti 26:18).

Dopo l’espulsione di Adamo dall’Eden, fu posto all’ingresso del giardino una spada fiammeggiante per impedirgli di ritornare in quel luogo di felicità.

Come Adamo, nella sua infelice condizione, non poteva goderne, anche noi, per ciò che abbiamo ricevuto da Adamo, non possiamo aspettarci maggiori privilegi di quanto non ne avesse lui, nostra radice.

Il sacerdote dell’antico patto non poteva accedere al santuario se non dopo essersi purificato, né lo poteva fare il popolo riunito. Allo stesso modo nessuno può avere accesso al luogo santissimo fintanto che non sia stato asperso dal Sangue di Gesù: Ebrei 10:22” (S. Charnok).

Il paradiso è un luogo preparato per gente preparata.

Cristo disse: “Io vado a prepararvi un luogo” (Giovanni 14:2).

Per chi?

Per quelli che, nel cuore, hanno “abbandonato tutto” per seguirlo (Matteo 19:27).

Per coloro che amano Dio (1 Corinzi 2:9), che amano le cose di Dio (1 Corinzi 2:9): essi comprendono il valore inestimabile e la bellezza delle cose spirituali. Coloro che veramente amano le cose spirituali sono pronti a qualsiasi sacrificio pur di conquistarle (Filippesi 3:8).

Per poter però amare le cose spirituali, prima è l’uomo che deve essere reso spirituale.

L’uomo naturale può udirne parlare ed averne una dottrina corretta, ma le riceve non spiritualmente, può amarle (2 Tessalonicesi 2:10), ma non trova in esse gioia e felicità.

L’anima rinnovata, però, anela farsele proprie, e non per forza, perché Dio ha conquistato il suo cuore. La sua confessione è: “Chi ho io in cielo fuor di Te? e sulla terra io non desidero altri che Te” (Salmo 73:25).

Dio è divenuto il suo bene principale, e la Sua volontà è l’unica sua regola.

Il suo fine ultimo è la gloria di Dio.

In una tale persona sono state modificate le inclinazioni stesse della sua anima.

L’uomo in sé stesso deve essere trasformato prima di essere preparato per il paradiso. Della persona rigenerata è scritto: “…rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce” (Colossesi 1:12).

Nessuno è adatto fintanto che non sia reso santo, perché questa è l’eredità dei santi; nessuno è adatto fintanto che è sotto il potere delle tenebre, perché si tratta di un’eredità nella luce. Cristo stesso non ascese al cielo per prendere possesso della Sua gloria se non quando risorse dai morti, e nemmeno noi possiamo entravi fintanto che non risorgiamo dal peccato.

Or Colui che ci ha formati (ripuliti) proprio per questo (essere rivestiti della dimora celeste) è Dio, il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito” (2 Corinzi 5:5); e “…dov’è lo Spirito del Signore, vi è libertà” (2 Corinzi 3:17), libertà dalla potenza del peccato che dimora in noi, come mostra chiaramente il versetto seguente.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Matteo 5:8).

Vedere Dio” significa vedersi introdotti in un’intima comunione con Lui.

Significa veder cancellate le proprie trasgressioni “come una densa nube” (Isaia 44:22), perché sono proprio le nostre iniquità quelle che ci separano da Dio (Isaia 58:2).

Vedere Dio” possiede la forza di “godere Dio”, come in Giovanni 3:36. Per questo “godimento” è indispensabile, però, “un cuore puro”. Ora il cuore viene purificato dalla fede (Atti 15:9), perché la fede ha a che fare con Dio. Un “cuore puro”, quindi, è quello i cui sentimenti sono rivolti “alle cose di lassù”, che sono attratti dalla “bellezza della santità” (Salmo 17:15).

Come potrebbe, però, godere Dio chi non può sopportare l’imperfetta santità dei Suoi figli, ma l’accusa di essere “ristrettezza mentale” o fanatismo puritano?

Il volto di Dio lo si può contemplare solo nella giustizia.

Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore” (Ebrei 12:14).

Nessuno potrà dimorare con Dio ed essere eternamente felice alla Sua presenza fintanto che un cambiamento radicale non verrà operato in lui, un cambiamento dal peccato alla santità.

Questo cambiamento deve essere, come quello introdotto dalla caduta, tanto da raggiungere le radici stesse del nostro essere, che influisca sull’intero uomo: che rimuova le tenebre della nostra mente, risvegliando e pacificando la coscienza, spiritualizzando i nostri sentimenti, convertendo la volontà, riformando l’intera nostra vita.

Questo grande cambiamento deve avvenire qui, su questa terra.

Il trasferimento dell’anima in cielo non sostituisce la rigenerazione. Non è il luogo che trasmette somiglianza con Dio.

Quando gli angeli decaddero, si trovavano in cielo, ma la gloria della dimora di Dio non li aveva ristabiliti; satana entrò in cielo (Giobbe 2:1), ma se ne allontanò senza cambiare minimamente.

Vi deve essere dunque una somiglianza con Dio operata nell’anima dallo Spirito, prima di poter godere il paradiso.

Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio” (1 Corinzi 15:50).

Se il corpo deve essere trasformato prima di entrare in cielo, tanto più lo deve essere l’anima: “nulla d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità vi entrerà mai, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello” (Apocalisse 21:27).

E qual è la gloria suprema del paradiso?

È la libertà dai pesi e dalla preoccupazione, dalla malattia e dall’afflizione, dalla sofferenza e dalla morte?

No, il cielo è quel luogo dove vi è la piena manifestazione di Colui che è “glorioso in santità”, quella santità che proprio il malvagio, che presuntuosamente spera di andare in paradiso, disprezza ed odia qui sulla terra.

Agli abitanti del cielo viene data una chiara visione della purezza ineffabile di Dio e viene loro concessa la comunione più intima con Lui. Nessuno potrà mai essere compatibile con tutto questo fintanto che il suo essere interiore (come pure la sua vita esteriore) non sia stato sottoposto ad una trasformazione radicale, rivoluzionaria, e soprannaturale.

È possibile che Cristo prepari dimore di gloria pure per coloro che rifiutano di riceverLo nel loro cuore, e che non Gli danno il primo posto nella loro vita quaggiù?

No, al contrario, “anch’io riderò della vostra sventura, mi farò beffe quando verrà ciò che temete” (Proverbi 1:26).

Lo strumento del cuore deve essere prima accordato quaggiù sulla terra affinché possa produrre la melodia della lode in cielo.

Dio ha così connesso santità e felicità (come peccato e miseria), tanto da non potere essere separate.

Se fosse possibile per un’anima non rigenerata di entrare in paradiso, noi non vi troveremmo alcun santuario per pungolare la coscienza ed il fuoco tormentoso della santità di Dio.

Alcuni ritengono che null’altro dei meriti di Cristo sono necessari per qualificare un’anima al paradiso. Si tratta però di un grave errore. Nessuno potrà ricevere la remissione dei peccati attraverso il Sangue di Cristo, se prima non si vede “convertito dalle tenebre alla luce e dalla potestà di satana a Dio, affinché riceva mediante la fede in me il perdono dei peccati e un’eredità di coloro i cui peccati saranno scagliati nelle profondità del mare” (Michea 7:19).

Perdonare i peccati e purificare il cuore, sono tanto inseparabili quanto il Sangue e l’acqua che usciva dal “Sangue di Cristo” (Giovanni 19:34).

Il nostro essere rinnovato nello spirito della nostra mente e il nostro rivestire l’uomo nuovo “creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità” (Efesini 4:23,24) è tanto indispensabile alla nostra compatibilità con il paradiso, quanto lo è il vederci attribuita la giustizia di Cristo per averne titolo.

Un malfattore, attraverso il peccato, è messo in grado di comparire alla presenza del principe e servirlo alla sua tavola, ma non sarà ancora adatto, finchè non si svestirà dei suoi abiti logori e pieni di tarme” (S. Charnok).

È una tragica illusione ed una grossa presunzione per colui che vive per compiacere stesso, immaginare che i suoi peccati siano stati perdonati da Dio. È mediante “il lavacro della rigenerazione”, che il nostro essere è stato giustificato per grazia (Tito 3:5-7). Quando Cristo salva, Egli dimora (Galati 2:20), ed è impossibile per Lui risiedere in un cuore che rimanga spiritualmente freddo, indurito, e senza vita.

Il modello supremo della santità non può essere lo sponsor della licenziosità.

Giustificazione e santificazione sono inseparabili: quando si viene assolti dalla colpa del peccato, si viene pure liberati dal dominio del peccato, ma né l’una né l’altra sono possibili fintanto che non si sia rigenerati.

Proprio come era necessario che Cristo assumesse la somiglianza con la carne di peccato affinché Dio imputasse a Lui i peccati del Suo popolo (Romani 8:3), così è necessario per noi essere resi nuove creature in Cristo (2 Corinzi 5:17) prima di poter, legalmente, essere resi giustizia di Dio in Lui (2 Corinzi 5:21).

Il bisogno che il nostro essere ha di diventare “partecipi della natura divina” (2 Pietro 1:4) è tanto vero e reale quanto l’assunzione da parte di Cristo della natura umana, perché altrimenti non avrebbe potuto salvarci (Ebrei 2:14-17).

Se Dio non fosse nato come uomo non sarebbe potuto venire nel regno del peccato. Se l’uomo non nasce di nuovo, non potrà vedere il regno della giustizia. Ogni divino potere - il potere dello Spirito Santo, il plenipotenziario ed esecutore della volontà dell’Essenza divina - realizza l’incarnazione di Dio e la rigenerazione dell’uomo, affinché il Figlio di Dio possa essere fatto peccato, ed i figli di Dio possano essere resi giusti” (H. Martin).

Come potrebbe mai entrare in un mondo di ineffabile santità uno che ha passato tutta la vita nel peccato, cioè a compiacere sé stesso?

Come potrebbe mai cantare il canto dell’Agnello se il suo cuore non è mai stato accordato per poterlo fare?

Sarebbe una tortura per gli occhi che per così lungo tempo erano stati a vedere profonde tenebre, vedere improvvisamente i luminosi raggi del sole di mezzogiorno; così sarà quando i non rigenerati contempleranno Colui che è luce! Invece di dare il benvenuto a tale visione, “…Egli viene con le nuvole e ogni occhio Lo vedrà, anche quelli che Lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per Lui”, la loro angoscia e il loro tormento saranno sconvolgenti. Sarà così terribile che invocheranno montagne e rocce di cadere su di loro: “…dicevano ai monti e alle rocce: «Cadeteci addosso e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dell’ira dell’Agnello»” (Apocalisse 6:16).

Tu che ora stai leggendo queste righe, quella sarà la tua esperienza, a meno che Iddio non ti rigeneri!

Quando il Signore Gesù disse: “Ciò che è nato dalla carne è carne; ciò che è nato dallo Spirito è Spirito” (Giovanni 3:6), Egli non solo aveva intimato che ogni uomo che nasce in questo mondo eredita una natura corrotta e decaduta, ma anche la sua incompatibilità con il regno di Dio.

Le sue tendenze possono essere moderate, le sue manifestazioni modificate con l’istruzione e le circostanze, ma le sue tendenze peccaminose e i suoi sentimenti, rimangono ancora là.

Un albero cattivo non può produrre frutti buoni, non importa quanto tu lo poti ed annaffi, devi avere un albero buono, oppure devi fare un innesto con uno buono. Ecco quindi perché il nostro Signore continuò a dire: “Ciò che nasce da carne è carne, ciò che nasce dallo Spirito è spirito”.

 

La sua natura

Siamo ora giunti alla parte più difficile del nostro tema.

È comprensibile che sia così, perché stiamo per contemplare l’operare di Dio.

È sempre cosa misteriosa, e non se ne può davvero conoscere nulla, salvo ciò che Egli stesso ha rivelato al riguardo nella Sua Parola.

Nel cercare di riflettere su ciò che Egli di fatto ha detto sulla Sua opera di rigenerazione, bisogna stare in guardia contro due pericoli: in primo luogo quello di limitare i nostri pensieri ad affermazioni isolate al riguardo o su una soltanto delle figure che lo Spirito Santo ha usato per descriverla.

In secondo luogo, quello di ragionare su ciò che ha detto,  facendo diventare cosa carnale le figure che ha usato.

Quando si riferisce a cose spirituali, Iddio usa termini originariamente intesi (dall’uomo) per esprimere cose materiali, per cui dobbiamo costantemente stare attenti a non trasferire a questi concetti spirituali i precedenti significati materiali, travisando così tutta la questione. Potremo proteggerci da questo comparando diligentemente tutto ciò che è stato detto su ciascun argomento.

Nel trattare della natura della rigenerazione, è stato fatto molto danno, soprattutto in epoca recente, da uomini che hanno limitato la loro attenzione ad una sola figura, cioè quella della “nuova nascita”, che, in realtà, non è che una delle molte espressioni usate dalla Scrittura per descrivere quella potente e miracolosa opera di Dio nel Suo popolo, la quale ci rende compatibili per avere comunione con Lui.

In Colossesi 1:12,13, infatti, si parla di questa esperienza vitale così: “rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Poiché Egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Suo amato Figlio.

La rigenerazione è l’inizio di una nuova esperienza così reale e rivoluzionaria che colui che è fatto oggetto di questo intervento viene davvero consideratouna nuova creatura”, tanto da potersi dire che: “le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). È stata impartita da Dio all’anima una nuova vita spirituale, tanto che riceverla significa essere innestati vitalmente in Cristo.

La natura della rigenerazione, può forse essere meglio compresa confrontandola ed opponendola a ciò che avvenne alla Caduta, perché, sebbene la persona rinnovata dallo Spirito Santo riceva più di ciò che Adamo aveva perduto mediante la sua ribellione, quest’ultima è di fatto la risposta che Dio dà a quella. Ora è molto importante che si riconosca chiaramente che nessuna delle facoltà dell’uomo venne perduta quando egli decadde.

Quando l’uomo fu creato, Dio gli diede uno spirito, un’anima, e un corpo. In questo uomo l’uomo era un essere tripartito.

Quando l’uomo decadde, la minaccia divina: “nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:17) fu debitamente eseguita, e l’uomo morì spiritualmente.

Questo non significa, però, che cessarono di esistere il suo spirito, la sua anima, o parti di essi, perché nella Scrittura “morte” non significa mai “annullamento”, ma stato di separazione.

Il figlio prodigo era “morto” quando si trovava in quel paese straniero (Luca 15:24), perché era separato da suo padre. Estranei alla vita di Dio” (Efesini 4:18) descrive la temibile condizione di chi non è rigenerato, come dice 1 Timoteo: “…quella che vive regolarmente, anche se vive, è morta” (5:6), cioè, morta spiritualmente, morta nei riguardi di Dio, seppure viva nel peccato: spirito, anima e corpo vivono attivamente contro Dio.

Ciò che avvenne alla Caduta non fu la distruzione di alcuna delle parti dell’essere trino dell’uomo, ma la loro corruzione e il loro pervertimento.

Con l’introduzione del peccato nell’uomo, non si è introdotta una sostanza, ma un nuovo principio, una qualità. Deve essere ben chiaro che una “natura” non è un’entità concreta, ma piuttosto ciò che caratterizza e condiziona un’entità o una creatura.

È nella natura della gravitazione attrarre, è nella natura del vento soffiare, è nella natura del fuoco bruciare. Una “natura” non è una cosa tangibile, ma un principio operativo, una forza che determina un’azione. Così, quando diciamo che l’uomo decaduto possiede una “natura peccaminosa”, con questo non si deve intendere che qualcosa altrettanto sostanziale come la sua anima o il suo spirito, sia stato aggiunto al suo essere, ma al contrario, che un principio di male è entrato in lui, principio che ha contaminato e sporcato ogni parte della sua costituzione, come il gelo che rovina i fiori.

Alla Caduta l’uomo non perse alcuna delle facoltà di cui il Creatore lo aveva dotato in origine, ma perse la capacità di usare le sue facoltà verso Dio.

Tutti i suoi desideri verso Dio, tutto il suo amore verso il suo Creatore, ogni reale conoscenza di Lui andò perduta. Fu il peccato a possederlo: il peccato è un principio di male, una capacità operativa, un’influenza che contamina: tutto questo prese completo controllo del suo spirito, della sua anima, e del suo corpo, tanto da farlo diventare “servo” o “schiavo” del peccato (Giovanni 8:34). Come tale uomo non è più in grado di produrre ciò che è bene, ciò che è spirituale, ciò che è accettevole a Dio: “quelli che sono nella carne (che rimangono nella loro condizione naturale e decaduta) non possono piacere a Dio” (Romani 8:8). Non hanno alcun potere per farlo, perché tutte le loro facoltà, ogni parte del loro essere, è completamente sottoposto al dominio del peccato. L’uomo decaduto è tanto sotto il potere del peccato e della morte spirituale, che “non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente” (1 corinzi 2:14).

Quello che avviene alla rigenerazione è il ribaltamento di ciò che è la caduta.

Colui che nasce di nuovo è, grazie a Cristo ed all’opera dello Spirito Santo, ristabilito in unione e comunione con Dio; colui che prima era spiritualmente morto, ora è spiritualmente vivo (Giovanni 5:24). Proprio come la morte spirituale fu causata dall’ingresso nell’essere dell’uomo di un principio di male, così la vita spirituale è l’introduzione in lui di un principio di santità. Dio comunica un nuovo principio, altrettanto vero e reale come il peccato. Ora gli è stata impartita la grazia divina. Una santa disposizione è stata operata nell’anima. Un  nuovo temperamento spirituale è stato conferito all’uomo interiore.

Non sono state però create in lui nuove facoltà, anzi, sono le sue facoltà originali ad essere state arricchite, nobilitate, potenziate.

Proprio come l’uomo quando decadde, non diventò meno dell’essere trino che era, così non diventa di più che un essere tripartito quando viene rinnovato. Non sarà “di più” nemmeno in cielo, perché allora il suo spirito, la sua anima ed il suo corpo saranno semplicemente glorificati, cioè completamente liberati da ogni macchia di peccato, e perfettamente conformi all’immagine del Figlio di Dio.

Alla rigenerazione Dio impartisce una nuova natura.

Ancora, però, dobbiamo fare qui molta attenzione a non “canalizzare” il concetto di ciò che questa espressione significa.

È stata fatta spesso molta confusione quando si è mancato di riconoscere che è una persona e non semplicemente “una natura” che è nata dallo spirito: “(Voi) dovete nascere di nuovo” (Giovanni 3:7), non semplicemente qualcosa dentro di voi.

Chiunque è nato da Dio” (1 Giovanni 3:9).

La stessa persona che era spiritualmente morta - il suo intero essere allontanato da Dio - è ora reso spiritualmente vivente: il suo intero essere è riconciliato con Dio.

La cosa deve essere così, altrimenti l’identità dell’individuo non potrebbe essere preservata. È la persona, non semplicemente una natura che nasce da Dio: “Egli ci ha rigenerati di Sua volontà” (Giacomo 1:18).

È la nuova nascita dell’individuo stesso, non di qualcosa in lui. La natura non viene mai cambiata, ma è la persona ad esserlo – relativamente, non assolutamente.

La persona dell’uomo rigenerato è essenzialmente la stessa della persona di colui che non è rigenerato: ognuno di loro ha uno spirito, un’anima, e un corpo.

Proprio come, però, nell’uomo decaduto vi era pure un principio di male che aveva corrotto ogni parte del suo triplice essere, il che è “la sua natura peccaminosa” (detta così perché esprime la sua cattiva disposizione e carattere, come è nella natura del maiale essere lurido), così, quando una persona nasce di nuovo, nel suo essere viene introdotto un altro e nuovo “principio”, una nuova “natura” o disposizione, la quale lo spinge verso Dio. In entrambi i casi, così, “natura” è una qualità più che una sostanza.

Quello che è nato dallo Spirito” non deve essere concepito come qualcosa di sostanziale, distinto dall’anima del rigenerato, come se fosse una nuova porzione di materia aggiunta ad essa. Al contrario, si tratta di ciò che spiritualizza tutte le sue qualità interiori, allo stesso modo in cui la “carne” lo aveva reso carnale.

Ancora, “ciò che è nato dallo Spirito è spirito”: questo bisogna distinguerlo attentamente dallo “spirito” che ogni uomo ha oltre alla propria anima ed al proprio corpo (Numeri 16:22; Ecclesiaste 12:7; Zaccaria 12:1).

Ciò che è nato dallo Spirito non è qualcosa di tangibile, ma ciò che è spirituale e santo, e che è qualità, piuttosto che sostanza. Come prova di questo confrontate l’uso che viene fatto della parola “spirito” in questi brani: in Giacomo 4:5 l’inclinazione e disposizione all’invidia è chiamata: “lo spirito che abita in voi appetisce ad invidia”.

In Luca 9:55 Cristo disse ai Suoi discepoli: “Voi non sapete di quale spirito siete”, a significare: “voi siete ignoranti sulla vera disposizione del vostro cuore”.

Vedi anche Numeri 5:14; Osea 4:12; 2 Timoteo 1:7.

Ciò che è nato dallo Spirito è un principio di vita spirituale, che risuona in tutte le facoltà dell’anima.

Qualche aiuto in questa misteriosa parte del nostro tema, si ottiene osservando che in brani come Giovanni 3:6 ecc. “spirito” viene messo in contrasto con “carne”. Ora è ovvio che il termine “carnequi viene usato non come entità concreta, ma in senso molto distinto dal corpo.

Quando il termine “carne” viene usato in senso morale, si fa sempre riferimento alla corruzione della natura decaduta dell’uomo.

In Galati 5:19-21 vengono descritte “le opere della carne”, e fra queste l’odio e l’invidia, in rapporto alle quali il corpo (distinto dalla mente) non è implicato - chiara prova questa che “carne” e “corpo” non sono sinonimi.

In Galati 5 il termine “carne” viene usato per descrivere quelle tendenze malvagie e quei sentimenti che scaturiscono in quei peccati che abbiamo menzionati.

Così “carne” si riferisce a quella condizione di rigenerazione dello spirito umano, anima e corpo, come “spirito” si riferisce allo stato di rigenerazione dello spirito e dell’anima - la rigenerazione del corpo è riservata al frutto.

Il lato privativo (tenebre e privazione di luce) della rigenerazione, è che la grazia divina infligge una ferita mortale al peccato che dimora in noi.

Nel credente il peccato non è del tutto sradicato né totalmente ucciso, ma è spogliato della sua potenza di regnare sulle sue facoltà.

Il cristiano non è più l’impotente schiavo del peccato, perché gli resiste, lotta contro di esso, e parlare di una vittima impotente come una che “lotta” è una contraddizione di termini. A

lla nuova nascita il peccato riceve il suo colpo mortale, sebbene noi sentiamo ancora in noi, potente ed acuta, la sua vana lotta per sopravvivere. Prova di quanto abbiamo detto, si trova nel fatto che mentre prima le sollecitazioni del peccato ci erano gradevoli, ora le odiamo. Questo aspetto della rigenerazione viene presentato nella Scrittura con molte figure, come l’estrazione dal nostro petto di un cuore di pietra (Ezechiele 36:26), l’incatenamento dell’uomo forte (Matteo 12:29), ecc.

Il dominio assoluto del peccato su di noi viene distrutto da Dio (Romani 6:14).

L’aspetto positivo della rigenerazione è che la grazia divina opera una completa trasformazione della condizione della nostra anima, infondendole un principio di vita spirituale che rinnova tutte le sue facoltà.

È proprio questo che costituisce il suo essere “una nuova creatura”, non un cambiamento di essenza, ma di idee, desideri, aspirazioni, abitudini.

La rigenerazione, o nuova nascita, è la comunicazione, da parte di Dio, nell’anima e nello spirito, di un principio potente e rivoluzionario, sotto l’influenza del quale tutte le facoltà che avevamo fin dalla nascita, vengono esercitate in modo diverso da come venivano usate un tempo, e in questo sensole cose vecchie sono passate, ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). I nostri pensieri sono “nuovi”, l’oggetto delle nostre preghiere è “nuovo”, i nostri obiettivi e motivazioni sono “nuovi”, e così viene cambiato l’intero comportamento esterno.

Per la grazia di Dio sono quello che sono” (1 Corinzi 15:10).

Il riferimento, qui è alla grazia soggettiva.

Vi è una grazia oggettiva, inerente a Dio, che è il Suo amore, il Suo favore, la Sua buona volontà per i Suoi eletti.

Vi è pure, una grazia soggettiva, che termina in loro, per cui in loro viene operato un cambiamento. Questo cambiamento avviene mediante l’infusione di un principio di vita spirituale, il quale, poi è la sorgente di tutte le azioni del cristiano. Questo principio è chiamato “un nuovo cuore” e “un nuovo spirito” (Ezechiele 36:26). È un’abitudine soprannaturale, che risiede in ogni facoltà e potere dell’anima, un principio di operazioni sante e spirituali.

Alcuni hanno parlato di questa esperienza soprannaturale come di una “trasformazione del cuore”.

Se con questa espressione si intende che vi sia un cambiamento operato nella stessa natura decaduta, come se ciò che è naturale fosse trasformato in qualcosa di spirituale, come se ciò che era nato dalla carne cessasse di essere “carne”, e diventasse ciò che è nato dallo Spirito, allora questa definizione deve essere respinta.

Se con questa espressione, però, si intende il riconoscere la realtà dell’opera divina, che viene operata in coloro che Dio rigenera, allora sui può anche dire così.

Quando si tratta l’argomento della rigenerazione facendo uso di figure come  la nuova nascita”, alcuni scrittori hanno introdotto analogie con la nascita naturale: questo la Scrittura non lo autorizza, anzi, lo proibisce.

La nascita fisica è l’introduzione nel mondo di una creatura, di una personalità completa, che prima non esisteva. Colui invece che è rigenerato ha una personalità completa prima di nascere di nuovo.

A questa affermazione si potrebbe obiettare: “Non una personalità spirituale!”

Che si intende con questo?

Spirito e materia si contrappongono, e noi creiamo solo confusione se pensiamo o parliamo di ciò che è spirituale come di cosa concreta.

La rigenerazione non è la creazione di una persona che prima non esisteva, ma il rinnovamento e la riabilitazione di una persona che il peccato aveva reso incompatibile con la comunione con Dio, e questo attraverso la comunicazione di una natura o principio di vita, che porta a dare un giudizio differente a tutte le sue facoltà precedenti.

È errato considerare il cristiano come avente di fatto diverse personalità.

Allo stesso modo in cui “giustificazione” descrive la trasformazione nel rapporto oggettivo del cristiano con Dio, “rigenerazione” denota la trasformazione soggettiva che viene prodotta nelle inclinazioni e nelle tendenze della sua anima verso Dio.

L’opera di salvezza di Dio dentro al Suo popolo è paragonata ad una “nascita” perché si tratta di una porta aperta verso un nuovo mondo, l’inizio di una esperienza del tutto diversa, e pure perchè come la nascita naturale è l’uscire da uno stato di oscurità e di confino (il seno materno) in uno stato di luce e di libertà, così è l’esperienza dell’anima quando lo Spirito ci risveglia. Il fatto stesso, però, che questa esperienza rivoluzionaria sia pure paragonabile a quella di una risurrezione (1 Giovani 3:14), già ci dovrebbe impedire di formarci una concezione unilaterale di ciò che si intende per “nuova nascita” e “nuova creatura”, perché la risurrezione non è la creazione assoluta di un nuovo corpo, ma il ristabilimento e la glorificazione del vecchio corpo. La rigenerazione è pure chiamata una divina “generazione” (1 Pietro 1:3), perchè l’immagine o somiglianza del Generatore viene trasformata ed impressa sull’anima (Genesi 5:3).

Così come il primo Adamo aveva generato un figlio a sua propria immagine e somiglianza (Genesi 5:3), così l’ultimo Adamo ha una “immagine” (Romani 8:28) da trasmettere ai Suoi figli (Efesini 4:24; Colossesi 3:10).

Si sente spesso dire che nel cristiano vi sono due diverse e distinte “nature”, cioè “la carne” e “lo spirito” (Galati 5:17).

È vero, ma bisogna fare molta attenzione ad evitare che per “natura” si intenda qualcosa di più che principio di azione. Così, in Romani 7:23 delle due “nature” o “principi” nel cristiano, si dice: “vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge del peccato che è nelle mie membra”.

La carne e lo spirito nel credente, devono essere concepiti come qualcosa di molto diverso dalle “due nature” nella beata persona del nostro Redentore, il Dio - uomo. Sia la divinità che l’umanità erano in Lui entità sostanziali, inoltre, le “due nature” nei santi si manifestano necessariamente in un conflitto (Galati 5:17), mentre in Cristo non solo c’era completa armonia, ma un solo Signore.

La facoltà dell’anima del cristiano rimangono le stesse opere quanto riguarda la loro essenza, sostanza e poteri naturali come lo erano prima che fosse “rinnovato”, ma queste facoltà sono trasformate per quanto riguarda le loro proprietà, qualità ed inclinazioni.

Può esserci d’aiuto avere una concezione più chiara di questo, prendendo come riferimento le acque di Mara (Esodo 15:25,26). Quelle “acque” rimasero le stesse acque, sia prima che dopo la cura. Di per sé stesse, nella loro propria natura, erano “amare”, tanto che il popolo non poteva servirsene per dissetarsi; quando però vi fu gettato dentro un legno, divennero dolci e utili.

Lo stesso avvenne con le acque a Gerico (2 Re 19:20,21), che furono sanate dopo avervi gettato dentro del sale (simbolo della grazia, Colossesi 4:6).

Allo stesso modo i sentimenti del cristiano continuano a rimanere gli stessi per quanto riguarda la loro natura ed essenza, ma vengono risanati o guariti dalla grazia, tanto che si può dire che le loro proprietà, qualità ed inclinazioni sono state “rinnovate” (Tito 3:5), “perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5).

Ciò che l’uomo perse alla caduta era il suo originale rapporto con Dio che conservava tutte le sue facoltà e sentimenti entro i limiti dell’esercizio proprio di quel rapporto.

Alla rigenerazione il cristiano riceve nuova vita che imprime una nuova direzione alle sue facoltà, offrendo ora nuovi obiettivi.

Eppure, diciamolo con chiarezza, non si tratta soltanto di vederci restituito quella che Adamo perse, ma una vita caratterizzata da un rapporto indicibilmente elevato: egli riceve la vita che il Figlio di Dio ha in sé stesso, la stessa “vita eterna” .

La vecchia personalità, però, rimane.

Questo è chiaro da Romani 6:13: “Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia”.

Le membra dello stesso individuo debbono ora servire un nuovo Padrone.

La rigenerazione è ciò che rende adatta la creatura decaduta ad adempire il suo più grande e maggiore dovere, quello di dar gloria al proprio Creatore. Questo deve essere il fine ultimo e l’obiettivo di fondo di tutto ciò che facciamo: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio” (1 Corinzi 10:31). Si tratta dell’unico motivo per cui tutto questo ci avviene, e che valore a ciascuna azione che facciamo: “La lampada del corpo è l’occhio se dunque il tuo occhio (figura dell’anima che guarda all’esterno) è sano (con un solo oggetto in vista, la gloria di Dio), tutto il tuo corpo sarà illuminato, ma se il tuo occhio è malato, anche tutto il tuo corpo sarà pieno di tenebre” (Luca 11:34).

Se le nostre intenzioni sono malvagie, cioè ogni volta la gloria di Dio non è il nostro obiettivo, non c’è in noi altro che “tenebre”, peccato, nell’intera faccenda.

Ora l’uomo decaduto si è del tutto allontanato da ciò che dovrebbe essere il suo fine principale, o oggetto, perché, invece che di avere in mente l’onore di Dio, sé stesso è il suo interesse principale. Invece di cercare di compiacere in ogni cosa a Dio, egli vive solo per compiacere sé stesso o i propri simili. Anche quando, attraverso un’educazione religiosa, ciò che Dio esige gli è stato chiaramente insegnato, nelle migliore delle ipotesi, egli dedicherà a Colui che gli ha dato la vita e che ogni giorno lo inonda di benefici, solo una frazione del suo tempo, delle sue energie e sostanze, mentre il resto sarà per sé stesso e per il mondo.

L’uomo naturale è del tutto incapace di dare a Dio supremo rispetto, e questo fintanto che non riceve vita spirituale.

Nessuno può veramente finalizzare sé stesso alla gloria di Dio fintanto che i suoi sentimenti non siano del tutto focalizzati su di Lui.

Nessuno può onorare in modo supremo chi non ama in modo supremo. È proprio per questa ragione che l’amore di Dio deve essere prima sparso nel cuore dell’uomo dallo Spirito Santo (Romani 5:5), e questo avviene soltanto nel contesto della rigenerazione. Solo allora, e non prima, la creatura verrà detronizzata e Dio messo sul trono; solo allora la creatura rinnovata viene messa in grado di adempiere alla suprema vocazione di Dio, che dice: “Figlio mio, dammi il tuo cuore, e i tuoi occhi prendano piacere nelle Mie vie” (Proverbi 23:26).

Gli elementi salienti che comprendono la natura della rigenerazione possono, forse, essere riassunti in queste parole: comunicazione, rinnovamento, e soggiogamento.

Dio comunica qualcosa a colui che nasce di nuovo, cioè, un principio di fede e di ubbidienza, una natura santa, vita eterna. Sebbene questo sia reale, palpabile, e potente, non si tratta di qualcosa di materiale o di tangibile, nulla che venga aggiunto alla nostra essenza, sostanza o persona. Ancora: Dio rinnova ogni facoltà dell’anima e dello spirito di colui che nasce di nuovo, non in modo perfetto e finale, perché noi ci rinnoviamo di giorno in giorno (2 Corinzi 4:16), ma tanto da porre quelle facoltà in grado di essere esercitate su oggetti spirituali. Ancora: Dio assoggetta il potere del peccato che dimora in colui che nasce di nuovo. Egli non lo sradica, ma lo detronizza, tanto da fargli perdere il proprio dominio assoluto sul cuore. Il cristiano, così, non viene più dominato dal peccato, non si assoggetta più volontariamente ad esso, ma il peccato viene contrastato ed odiato.

La rigenerazione non è il miglioramento o la purificazione della “carne”, che è ancora il principio del male nel credente. Gli appetiti e le tendenze della “carne” sono precisamente le stesse anche dopo la nuova nascita, solo che essi non regnano più su di lui. Per un certo senso potrà la “carne” sembrare essere morta, in realtà, però non è così. Spesso la sua quiete (come un esercito che sta per fare un’imboscata) non è altro che l’attesa di un’opportunità, o il tentativo di raccogliere le sue forze per un ulteriore attacco. Non ci vorrà però molto tempo perché l’anima rinnovata scopra che la “carne” è di fatto ancora molto viva e che desidera manifestare i suoi propri impulsi. La grazia, però, non le permetterà di dar corso a questi suoi desideri. Da una parte il cristiano deve dire: “Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo” (Romani 7:18), dall’altra egli è in grado di dichiarare: “Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vive nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato Se stesso per me” (Galati 2:20).

Quando noi insistiamo sul fatto che nessuna nuova facoltà è stata aggiunta al suo essere, che nulla di sostanziale è stato impartito o sottratto da quella persona, alcuni trovano molto difficile concepire come la stessa persona possa produrre buone opere, proprio lei che prima non produceva altro che opere cattive. Se, giustamente, non introduciamo il fattore della potenza di Dio in quest’equazione, allora la difficoltà scompare. Potremmo anche non essere in grado di spiegarlo, e di fatto non lo possiamo fare, cioè descrivere come la potenza di Dio agisca su di noi, come essa purifichi chi è contaminato (Atti 10:15), come sottometta il lupo tanto che ora possa dimorare con gli agnelli (Isaia 11:6). Non possiamo del tutto comprenderlo, così come noi non comprendiamo come la Sua opera su di noi ed in noi non distrugga il nostro libero arbitrio: ciononostante, la Scrittura rende testimonianza alla verità di questi fatti apparentemente contraddittori. Potrebbe aiutarci un po’, a questo punto, contemplare come la potenza di Dio opera nell’ambito naturale.

Nell’ambito naturale ogni creatura non solo è totalmente dipendente dal suo Creatore per poter continuare ad esistere, ma dipende da Lui nell’esercizio di tutte le sue facoltà, “poiché in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo” (Atti 17:28). Ancora: allo stesso modo in cui le varie parti del creato sono interconnesse, e prestano l’una all’altra mutuo appoggio - come il cielo fertilizza la terra, la terra fornisce nutrimento ai suoi abitanti, i suoi abitanti propagano la loro specie, e cooperino agli scopi che la società si prefigge - così pure l’intero sistema viene sostenuto e governato dalla provvidenza di Dio che li dirige. Le influenze della provvidenza, in modo in cui esse operano sulla creatura, sono profondamente misteriose: da una parte esse non distruggono la nostra  razionale, non ci riducano a semplici automi; dall’altra esse sono del tutto sottomesse ai propositi di Dio.

Ora, l’operazione della potenza di Dio nel contesto della rigenerazione, deve essere considerata dello stesso tipo dell’operazione di Dio nel contesto della provvidenza, sebbene queste abbiano un diverso scopo.

L’energia di Dio è una, sebbene si distingua dagli oggetti e dai fini sui quali essa si esercita. È la stessa potenza che crea e sostiene l’esistenza; è la stessa potenza che forma una roccia, un raggio di sole; è la stessa potenza che dà vita vegetale ad un albero, vita animale a una bestia, e vita razionale ad un uomo. Allo stesso modo, è la stessa potenza che ci assiste nell’esercizio delle nostre facoltà in modo spirituale.

Per questo la “grazia” è un principio di operatività divina nel campo spirituale, la stessa potenza di Dio che chiamiamo “natura” nei Suoi processi operativi nel mondo naturale.

La grazia di Dio, nell’applicazione della redenzione nei cuori del Suo popolo, è davvero potente, com’è evidente dagli effetti che produce. Si tratta di una trasformazione nell’intero uomo: le sue idee, le sue motivazioni, le sue inclinazioni, le sue finalità. Una tale trasformazione non è possibile ad alcun agente umano.

Quando lo sconsiderato viene spinto a pensare, e a pensare con una serietà ed un’intensità che mai prima aveva avuto; quando lo sventato, in un momento, viene colto da un profondo senso di quali siano i suoi più importanti interessi; quando labbra che erano abituate a bestemmiare, imparano a pregare; quando l’arrogante vien portato ad assumere l’atteggiamento e il linguaggio umile del penitente; quando quelli che prima erano tutti concentrati sul mondo, danno prova che ora l’oggetto dei loro desideri e dei loro obiettivi è l’eredità celeste; e quando questa rivoluzione, così meravigliosa, è stata prodotta dalla semplice Parola di Dio, la stessa Parola che prima lasciava del tutto indifferente colui che è oggetto di tale cambiamento radicale: questa è prova oggettiva che una potente influenza è stata esagitata, e quell’influenza non è meno che la potenza divina.

“Il Tuo popolo si offrirà volenteroso nel giorno del Tuo potere” (Salmo 110:3).

Nella Scrittura vengono usate molte figure, e varie espressioni vengono usate dallo Spirito Santo, per descrivere l’opera di salvezza di Dio nel Suo popolo. In 2 Pietro 1:4 dei rigenerati è detto: “…affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza”. Questo non significa che essi ora partecipano all’essenza stessa o all’essere di Dio, perché questo non può essere né condiviso né comunicato.

Anche in cielo vi sarà un’incommensurabile differenza fra il Creatore e le creature, altrimenti ciò che è finito diventerebbe infinito. No, essere “partecipi della natura divina” significa essere resi ricettori della grazia inerente, avere i lineamenti dell’immagine divina stampata sull’anima: come mostra la seconda parte del versetto. Essere “partecipi della natura divina” è l’antitesi della “corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza”.

In 2 Corinzi 3:18 questo miracolo di trasformazione operata dalla grazia divina viene definito come “essere trasformati” all’immagine di Cristo.

La parola greca qui usata per “trasformati” è resa “trasfigurati” in Matteo 7:2.

Alla trasfigurazione di Cristo non furono aggiunte alcune caratteristiche nuove, ma il Suo aspetto ora irradiava luce; così in 2 Corinzi 4:6, la rigenerazione è paragonata ad una “luce” a cui Dio comanda di brillare in noi - notate l’intero contesto di 2 Corinzi 3:18, come esso parla dell’opera dello Spirito nell’Evangelo.

In Efesini 2:10 questo prodotto della grazia divina viene descritto come “opera Sua”, effettuata per mostrare che Egli, e non l’uomo, ne è l’Autore.

In Galati 4:19 la stessa opera di Dio nell’anima è descritta come “Cristo formato in noi” - come il seme del genitore viene formato nel ventre della madre, la “somiglianza” del genitore viene così impressa su di esso.

Non possiamo qui elencare tutte le numerose figure e le espressioni che lo Spirito Santo usa per presentare quest’opera salvifica di Dio nell’anima.

In Giovanni 6:44 se ne parla come un “essere attratti” a Cristo.

In Atti 16:14 come il Signore che “apre il cuore” perché la Sua verità sia ricevuta.

In Atti 26:18 come l’aprirsi degli occhi, il volgersi dalle tenebre alla luce, dal potere di satana a quello di Dio.

In 2 Corinzi 10:5 così “…distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo”.

In Efesini 5:8 come essere la “luce nel Signore”.

In 2 Tessalonicesi 2:13 è detta “la santificazione dello Spirito”.

In Ebrei 8:10 come Dio che pone la Sua legge nella nostra mente e la scrive nel nostro cuore - si contrasti questo con la figura in Geremia 17:1!

Dovrebbe a questo punto essere chiaro l’errore in cui si incorre quando si limita la nostra attenzione ad una figura soltanto.

Tutto ciò che finora abbaiamo menzionato, e ce ne sarebbe molto altro, deve essere tenuto in particolare considerazione se desideriamo anche solo avvicinarci ad adeguata concezione della natura del miracolo di grazia operato nell’anima e nello spirito degli eletti, e che li mette in grado di vivere, da quel momento in poi, per Dio.

Come con Adamo l’uomo mutò la condizione in cui si trovava al momento della creazione, così l’uomo deve essere mutato in Cristo da ciò che è in stato di corruzione. Questa trasformazione, che lo rende compatibile con la comunione con Dio, è l’opera di Dio che agisce sulle inclinazioni dell’anima. Significa essere rinnovati nello spirito della nostra mente (Efesini 4:23).

È l’infusione di uno spirito di santità in tutte le facoltà del nostro essere interiore.

È il rinnovamento spirituale della nostra stessa persona, che verrà un giorno completato con la rigenerazione del nostro corpo. L’intera anima viene rinnovata, secondo l’immagine di Dio, in conoscenza, santità e giustizia. Una nuova luce brilla nella mente, una nuova forza muove la nostra volontà, nuovi oggetti attraggono i nostri sentimenti. L’individuo è lo stesso, eppure non è più lo stesso.

Quant’è diverso il panorama quando il sole brilla, a differenza di quando la tenue luce della luna illumina.

Quant’è differente la condizione di colui che viene ristabilito in salute e vigore dopo essere stato afflitto da una malattia, eppure è la stessa persona.

Il fatto stesso che lo Spirito Santo usi le immagini di “generare” e di “nascere” per l’opera salvifica di Dio nell’anima, suggerisce come il riferimento qui sia solo all’esperienza Iniziale della grazia divina: “essendo convinto di questo, che Colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6). Allo stesso modo in cui un bambino ha le stesse parti di un uomo, eppure nessuna di esse è giunta alla maturità, così la rigenerazione fornisce una perfezione di parti, che però debbano ancora essere sviluppate. Una nuova vita è stata ricevuta, ma essa deve crescere: “Crescete… nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo” (2 Pietro 3:18). Dio è Colui che dà questa vita, e solo Lui può nutrirla e rafforzarla. Tito 3:5 parla quindi di: “rinnovamento” (azione continua) e non di “rinnovo” dello Spirito Santo.

È però nostra responsabilità e nostro preciso dovere usare i mezzi divinamente stabiliti per promuovere la vita spirituale: “come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate” (1 Pietro 2:2); allo stesso modo è nostro obbligo evitare costantemente tutto ciò che potrebbe ostacolare la nostra prosperità spirituale: “non abbiate cura della carne per soddisfarne le sue concupiscenze” (Romani 13:14, e cfr. Matteo 5:29,30; 2 Corinzi 7:1).

Il compimento di ciò che Dio ha iniziato a fare con l’esperienza della nuova nascita, e che perdura per tutto il corso della nostra vita terrena, avverrà solo alla seconda venuta del nostro Salvatore, quando saremo perfettamente ed eternamente conformi alla Sua immagine, sia interiormente che esteriormente.

Prima la rigenerazione, poi la nostra graduale santificazione, finalmente la nostra glorificazione.

Mentre è su questa terra, il cristiano ha in sé sia “carne” che “spirito”, sia un principio di peccato che un principio di santità, l’uno opposto all’altro (Galati 5:16,17).

La sua esperienza interiore è dunque quella che è descritta in Romani 7:7-25.

Come la vita si oppone alla morte, la purezza all’impurità, la spiritualità alla carnalità, così è sentito e profondamente vissuto nell’anima un aspro conflitto fra peccato e grazia. Questo conflitto è costante, perché sia la carne che lo spirito lottano per prevalere. Per questo vi è la necessità assoluta che il cristiano sia “sobrio” e che “vigili nella preghiera”.

In conclusione, meglio osserviamo attentamente come il principio di vita e di ubbidienza (la “nuova natura”) che viene ricevuto alla rigenerazione, non sia in grado di preservare l’anima dal commettere peccati.

Eppure Iddio fornisce in Cristo Gesù le Sue risorse di grazia per tutti i suoi bisogni. In Lui vi sono tesori di soccorso a cui sempre l’anima può attingere ogni volta che è necessario, per esistere ad ogni incursione del peccato.

Questo nuovo principio di santità potrebbe dire all’anima del credente, come fece con David ad Abiathar, quando fuggì da Doeg: “Rimani con me, non temere; chi cerca la mia vita cerca la tua, ma con me sarai al sicuro” (1 Samuele 22:23).

Il peccato è il nemico della nuova natura, tanto quanto lo è dell’anima del cristiano, la cui sola sicurezza risiede nel prestare ascolto alle richieste di quella nuova natura, ed invocare Cristo per metterla in condizione di resistere. Per questo così siamo esortati in Ebrei 4:16: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno”.

Non c’è momento di maggior bisogno per l’anima di quando essa subisce gli attacchi del peccato che la provocano, quando la carne “concupisce” contro “lo spirito”.

Proprio in quel tempo, però, in Cristo possiamo trovare aiuto adatto e sufficiente per avere soccorso e sollievo. La nuova natura implora, con spiriti e gemiti, perché il credente faccia appello a Cristo.

Trascurare significa disprezzare i sospiri del povero prigioniero, la nuova natura, che il peccato cerca di distruggere, e questo non potrebbe che essere somma provocazione contro il Signore.

All’inizio Iddio aveva accordato ad Adamo ed Eva grandi risorse di grazia in sé stessi, ma essi le gettarono via, gettando pure essi stessi, così facendo, nella miseria più nera. Affinché i Suoi figli non periscano una seconda volta, Iddio, invece di impartire loro personalmente la forza di vincere il peccato e satana, ha riposto le loro risorse in un Altro, un sicuro Tesoriere; in Cristo la loro vita e il loro conforto sono assicurati (Colossesi 3:3).

Come dovrebbe allora considerarci Cristo quando, invece di ricorrere a Lui per avere aiuto, permettiamo al peccato di affliggere la nostra coscienza, distruggere la nostra pace, e gustare la nostra comunione?

Non si tratta qui di una malattia che non si può evitare, ma di un atroce affronto a Cristo.

Cristo è sempre accessibile.

Egli è sempre pronto e “può venire in aiuto di coloro che sono tentati” (Ebrei 2:18).

Dobbiamo e possiamo ricorrere a Lui, giorno per giorno, per ogni cosa. Allora troveremo che “Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica” (Filippesi 4:13).

Tutti gli uomini, per natura, sono “figli d’ira”, appartengono al mondo, che è il regno di satana (1 Giovanni 5:19) e sono sottoposti al potere delle tenebre. In questo stato gli uomini non sono sottoposti al regno di Cristo, e non hanno alcuna compatibilità con il paradiso.

Da questa terribile condizione essi non sono in grado di liberarsi da soli, perché sono “senza forza” (Romani 5:6).

Da questa condizione gli eletti di Dio vengono soprannaturalmente “chiamati” (1 Pietro 2:9), e questa chiamata li libera efficacemente dal potere di satana e li trasporta nel regno dell’amato Figlio di Dio (Colossesi 1:13). Questa divina “chiamata”, od opera di grazia, viene chiamata nella Scrittura in diversi modi: “rigenerazione” (Tito 3:5), o “nuova nascita”; a volte “illuminazione” (2 Corinzi 4:6), “trasformazione” (2 Corinzi 3:18), “risurrezione spirituale” (Giovanni 5:23). Questa vocazione interiore ed invincibile è accompagnata dalla giustificazione e dall’adozione (Romani 8:30; Efesini 1:5), e porta avanti attraverso la santificazione nella santità.

Questo ci porta così a considerare:

 

I suoi effetti

Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né dove va, così è per chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3:8).

Sebbene il vento sia impetuoso nel suo agire e l’uomo sia incapace di regolarlo; sebbene il vento abbia una natura misteriosa e l’uomo non sappia nulla delle cause che lo controllano, la sua presenza, però, è inequivocabile, i suoi effetti sono facilmente rilevabili: lo stesso è per chiunque è nato dallo Spirito. Le sue segrete ma potenti operazioni vanno al di là della nostra capacità di comprensione.

Perchè Dio abbia stabilito che lo Spirito debba rigenerare una persona e non l’altra, noi non lo sappiamo, ma i risultati della Sua opera, i mutamenti che causa in determinate persone, sono chiari e tangibili.

Cercheremo ora di descrivere che cosa sono questi effetti.

 

1.  L’illuminazione dell’intelligenza. C’è un parallelo fra la prima e seconda creazione.

Nel principio DIO creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1): quella era la creazione originaria. Poi venne la degenerazione: “La terra era informe e vuota e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso” (Genesi 1:2a), dopodichè venne la rigenerazione: “e lo Spirito di DIO aleggiava sulla superficie delle acque. Poi DIO disse: “Sia la luce!”. E la luce fu” (Genesi 1:2b,3). Lo stesso avviene quando Iddio rigenera l’uomo decaduto: “…perché Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il Suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul vuoto di Gesù Cristo” (2 Corinzi 4:6).

La divina illuminazione che la mente riceve alla nuova nascita non avviene per mezzo di sogni o visioni, né consiste nella rivelazione di cose che già prima nelle Scritture non fossero state rivelate. No, il solo mezzo o strumento che lo Spirito Santo usa, è la Parola scritta: “La rivelazione delle Tue parole illumina e dà intelletto ai semplici” (Salmo 119:130). P

rima si poteva anche leggere con attenzione la parola di Dio, e persino imparare molto del suo contenuto, ma proprio perché vi era un “velo” sul cuore (2 Corinzi 3:15) e non c’era neppure alcun discernimento spirituale (1 Corinzi 2:14), il lettore non ne veniva impressionato interiormente. Ora però lo Spirito Santo rimuove il velo, apre il cuore per ricevere la Parola (Atti 16:14), ed applica con potenza alla mente ed alla coscienza, una porzione di essa.

Il risultato è che colui che è stato così rinnovato, è in grado di dire: “una cosa so, che prima ero cieco e ora ci vedo” (Giovanni 9:25).

Ora il peccatore è illuminato nella conoscenza della sua propria terribile condizione.

Prima di questo avrebbe anche potuto ricevere molta istruzione dalle scritture, aver sottoscritto un credo ortodosso, e persino aver creduto intellettualmente nella “depravazione totale dell’uomo”. Ora però, le solenni dichiarazioni riguardo alla condizione della creatura decaduta, per la prima volta “fanno suonare un campanello” nella sua mente, perché la cosa ha colpito la sua anima.

Ora non si paragona più con i suoi compagni, ma misura sé stesso rispetto al metro di Dio. Ora è del tutto convinto che lui è sporco e contaminato, che il suo cuore è “disperatamente malato”, e che è personalmente del tutto inadatto a comparire di fronte a Dio tre volte santo.

Egli viene potentemente persuaso dei suoi propri detestabili peccati, che sono ben più numerosi dei capelli che ha in capo, e che sono ignobili provocazioni verso Dio, degni solo della Sua inappellabile condanna.

Ora si rende conto che in lui “non vi è più nulla di sano” (Isaia 1:6), e che le sue migliori realizzazioni non sono che “stracci sporchi” (Isaia 46:6) che non merita altro che bruciare per sempre.

Attraverso la luce spirituale che Dio comunica alla rigenerazione, l’anima si rende conto degli infiniti demeriti del peccato. Che il suo salario non può essere nulla di meno che la morte eterna, o la perdita del divino favore e un’orribile sofferenza sotto l’ira di Dio.

Ora viene umilmente riconosciuta l’equità della legge di Dio ed il fatto che il peccato esiga giustamente una tale punizione. Così la sua bocca viene “messa a tacere”, e confessa sé stessa colpevole davanti a Dio, e giustamente passibile della Sua terribile vendetta, per le sue numerose trasgressioni. Egli ora si rende conto che la sua vita è stata vissuta in totale indipendenza da Dio, non avendo avuto né rispetto per la Sua gloria, né la minima considerazione se piacesse a Dio oppure no. Egli ora percepisce quanto il peccato sia grandemente detestabile a Dio, e la sua orribile malizia contraria per natura alla legge di Dio.

Come sfuggire alla debita retribuzione della sua iniquità, non lo sa.

Che cosa debbo fare per essere salvato?” è il suo grido agonizzante.

Egli è convinto dell’assoluta impossibilità di contribuire anche solo minimamente alla propria liberazione. Non ha più nessuna fiducia nella carne, è stato portato ai minimi termini di sé stesso.

Mediante questa illuminazione, l’anima rinnovata, sotto la guida dello Spirito Santo, attraverso la Parola, ora percepisce quanto Gesù Cristo sia provvidenziale per un tale povero e miserabile peccatore, come ora sente di essere.

La prospettiva di ottenere liberazione dall’ira a venire attraverso la vita e la morte vittoriosa del Signore Gesù Cristo, trattiene la sua anima dall’essere del tutto sopraffatta dal dolore e dall’affondare nella più completa disperazione a causa della vista dei suoi peccati.

Quando lo Spirito gli presenta i meriti infiniti dell’obbedienze e della giustizia di Cristo, la Sua tenera compassione per i peccatori, la Sua potenza salvifica, la sua anima viene colta da un intenso desiderio per Cristo, e si risolve a cercare salvezza in niente e nessun altro. Sotto la benigna influenza dello Spirito Santo, l’anima viene attirata da parole come: “Venite a Me voi tutti he siete affaticati e stanchi e Io vi darò riposo”, come pure: “colui che viene a Me, Io non lo caccerò via”, e la persona condotta a richiederGli di poter essere fatto oggetto del Suo perdono, purificazione, pace, giustizia e forza.

Altri atti, oltre a quello di volgersi a Cristo, fluiscono ora da questo nuovo principio ricevuto alla rigenerazione, come il ravvedimento, il che è un santo dolore per il peccato, il senso d’avere in orrore il peccato come tale, ed un sincero desiderio di abbandonarlo e di essere completamente liberato dalla sua contaminazione.

Alla luce di Dio, l’anima rinnovata ora percepisce la totale vanità del mondo, e la mancanza di significato degli spregevoli giocattoli e delle fastidiose sciocchezze che l’empio si sforza così tanto di conseguire. E’ stato risvegliato dai sonni e dai sogni della morte, e le cose vengono ora viste nella loro vera natura. Il tempo per lui è ora prezioso e non è più qualcosa da sprecare. Dio, nella Sua imponente maestà è qualcosa veramente da temere. La Sua legge viene accolta come santa, giusta e buona. Tutte queste percezioni ed azioni vengono incluse in quella santità senza la quale nessuno potrà vedere il Signore.

Alcune fra queste azioni vengono esercitate più vigorosamente di altre e, di conseguenza, sono maggiormente percettibili all’essere dell’uomo.

I frutti d’esse, però, sono visibili ad altri in atti esteriori.

 

2.  L’elevazione del cuore.

Giustamente il Signore esige il primo posto: “Chi ama padre o madre più di Me, non è degno di Me; e chi ama figlio o figlia più di Me, non è degno di Me” (Matteo 10:37).

Figlio mio, dammi il tuo cuore, e i tuoi occhi prendano piacere nelle mie vie” (Proverbi 23:26), esprimono il diritto di Dio su di noi.

I rigenerati rispondono al Signore confermando la necessità espressa dalla Scrittura: “si sono dati prima al Signore” (2 Corinzi 8:5).

Tutto questo, però, non avviene prima che siano nati di nuovo, fintanto che non siano spiritualmente messi in grado di far questo, perché per natura gli uomini sono “amanti di sé stessi” e “amanti dei piaceri piuttosto che di Dio” (2 Timoteo 3:2,4).

Quando un peccatore viene rinnovato, i suoi sentimenti vengono spostati dai suoi idoli e diretti verso il Signore (1 Tessalonicesi 1:9). Per questo è scritto: “Col cuore (i sentimenti) infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza” (Romani 10:10), come pure: “Se qualcuno non ama il Signore Gesù Cristo, sia anatema!” (1 Corinzi 16:22).

L’Eterno, il tuo DIO, circonciderà il tuo cuore e il cuore dei tuoi discendenti, affinché tu ami l’Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore e con tuta la tua anima, e così tu viva” (Deuteronomio 30:6).

La “circoncisione del cuore” non è altro che il suo rinnovamento, quando da esso viene reciso ogni legame d’amore verso oggetti illeciti. Nessuno può veramente amare Dio al di sopra di tutto e di tutti, fintanto che questo miracolo della grazia non sia stato operato in lui. È allora che i sentimenti vengono raffinati e re-indirizzati all’oggetto appropriato.

Colui che un tempo l’anima disprezzava, viene ora contemplato come “del tutto amabile”.

Colui che un tempo veniva odiato (Giovanni 15:18), ora è amato più di chiunque altro.

Chi ho io in cielo fuor di Te? E sulla terra io non desidero altri che Te” (Salmo 73:25) è ora la loro gioiosa confessione!

L’amore di Dio è diventato il principio di governo principale della vita (2 Corinzi 5:13). Quello che prima era solo una noia, ora è un piacere.

La lode degli uomini non è più il motivo che stimola l’azione; il più alto interesse del cristiano è ora l’approvazione del salvatore. La gratitudine è il principio che muove a conformarsi di tutto cuore alla Sua volontà. Il suo linguaggio è ora questo: “Oh, quanto mi sono preziosi i Tuoi pensieri o DIO! Quanto grande è l’intero loro numero!”; “il desiderio della via dei Tuoi giudizi, o Eterno, noi ti abbiamo aspettato. Il desiderio della nostra anima si volge al Tuo Nome e al Tuo ricordo. Con la mia anima ti desidero di notte, sì, con lo spirito che è dentro di me ti cerco al mattino presto; poiché quando i tuoi giudizi si manifestano sulla terra, gli abitanti del mondo imparano la giustizia” (Isaia 26:8,9).

I suoi sentimenti d’amore vengono ora pure estesi a tutti i membri della Sua famiglia, non importa quale sia la loro nazionalità, posizione sociale, o denominazione ecclesiale: “Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli; chi non ama il proprio fratello rimane nella morte” (1 Giovanni 3:14).

 

3.  L’emancipazione della volontà.

Per natura, la volontà dell’uomo decaduto è libera d’andare in un’unica direzione: lontano da Dio. Il peccato ha asservito la volontà, per questo dobbiamo esserne liberati (Giovanni 8:36).

Queste due condizioni vengono messe a confronto in Romani 6: “liberi in rapporto alla giustizia” (v. 20) quando si è morti nel peccato; “liberati dal peccato” (v. 18), ora che siamo vivi per Dio.

Alla nuova nascita, la volontà viene liberata dalla “servitù della corruzione” (Romani 8:21 e 2 Pietro 2:19) e resa conforme alla volontà di Dio (Salmo 119:97).

 Nella nostra condizione di degenerazione, la volontà era per natura ribelle a Dio, e in pratica si esprimeva così: “Chi è l’Eterno che io debba ubbidire alla Sua voce?” (Esodo 5:2). Il Padre, però, promise al Figlio: “Il Tuo popolo s’offrirà volenteroso nel giorno del Tuo potere” (Salmo 110:3), e questo viene realizzato, quando Dio opera in noi “il volere e l’operare” (Filippesi 2:13 e Ebrei 13:21).

Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei Miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i Miei decreti” (Ezechiele 36:26,27). Questa è una promessa del Nuovo Patto (Ebrei 8:10), e si realizza in ogni anima rinnovata.

La volontà viene pure emancipata dal potere del peccato che dimora in noi tanto da essere posti in grado di rispondere ai comandi divini secondo il tenore del Nuovo Patto.

La persona rigenerata acconsente liberamente e sceglie con gioia di vivere in sottomissione a Cristo, ansiosa ora di ubbidirgli in ogni cosa.

La Sua autorità è la loro regola unica.

Il Suo amore è per loro l’unico potere che li sospinge: “Gesù rispose e gli disse: «Se uno Mi ama, osserverà la Mia parola; e il Padre Mio l’amerà, e Noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui»” (Giovanni 14:23)

 

4.  La correzione della condotta.

Un albero lo si conosce dai suoi frutti.

La fede viene evidenziata dalle opere che produce.

Il principio di santità si manifesterà sempre in una vita gradita a Dio.

Se voi sapete che Egli è giusto, sappiate che chiunque pratica la giustizia, è nato da Lui” (1 Giovanni 1:29).

Il desiderio più profondo di ogni figlio di Dio è di compiacere in ogni cosa il suo Padre celeste, anche se questo desiderio non si realizzerà mai completamente in questa vita: “Non che io abbia già ottenuto il premio, o già sia arrivato al compimento, ma proseguo” (Filippesi 3:12), ma continua protendendosi verso le cose che “stanno davanti”.

Ora ringraziato sia Dio perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso” (Romani 6:17). La parola qui tradotta con “insegnamento” rende l’espressione originale: “forma di dottrina” cioè “stampo”.

Osservate come questa figura pure presupponga le stesse facoltà che vi erano prima della nuova nascita. Il metallo che vien colato nello stampo rimane lo stesso metallo di prima, è solo la sua forma ad essere alterata. Quel metallo che, per esempio, prima formava un piatto, viene ora fuso e gli viene fatto prendere la forma di una tazza, e così gli viene dato un nuovo nome (Apocalisse 3:12).

Attraverso la rigenerazione, le facoltà dell’anima vengono adattate a Dio ed i Suoi precetti, proprio come lo stampo e il metallo ora si adattano l’uno all’altro. Prima il cuore era nemico di ogni comandamento, ora riceve una nuova “forma” per armonizzarsi ad essi.

Quando Dio dice ai credenti “Temete il Signore”, ne consegue che “i Tuoi servi prendono diletto nel temere il Tuo Nome” (Nehemia 1:11). Quando Dio dice: “Rammentatevi del giorno di sabato per santificarlo”, il credente dice “io chiamo il sabato una delizia” (Isaia 58:13). Quando il Signore dice: “Amatevi l’un l’altro”, la nuova creatura trova un istinto che è stato generato in lei che la spinge proprio a fare questo, tanto che si può dire che i veri cristiani siano stati “ammaestrati da Dio ad amarsi gli uni gli altri” (1 Tessalonicesi 4:9).

Non appena nasce dall’alto, un cambiamento avverrà nel comportamento anche del più morale uomo inconvertito. Non solo egli sarà molto meno disposto a cercare le cose di questo mondo, più scrupoloso nella scelta dei suoi amici, più cauto nell’evitare le occasioni di peccato e il male, ma si renderà conto che il santo occhio di Dio è su di lui, segnandosi non solo le sue azioni, ma anche le sue motivazioni.

Egli ora porta il sacro Nome di Cristo, il suo interesse più profondo è di evitare tutto ciò che possa in qualche modo rendergli cattiva testimonianza.

Suo scopo è lasciare che la luce brilli davanti agli uomini affinché essi possano vedere le sue buone opere e glorificare suo Padre in cielo.

Ciò che gli causerà maggiore afflizione non sarà la derisione degli empi, ma ciò che non sarà all’altezza dei criteri di comportamento stabiliti da Dio, che gli sono stati messi davanti, e la conformità ad essi, cosa questa che desidera grandemente più di ogni altra.

Sebbene la grazia di Dio lo possa preservare dal cadere in peccati visibili, sarà dolorosamente consapevole di molti peccati invisibili ed interiori: il sorgere in lui dell’incredulità, il gonfiarsi dell’orgoglio, l’opposizione della “carne” ai desideri dello “spirito”. Questo farà sì che sempre di più egli voglia esercitarsi nella pietà dopo aver umilmente confessato a Dio i suoi peccati.

È di grande importanza che il cristiano abbia idee chiare e scritturali sul fatto di essere in sé stesso oggetto sia di peccato che di grazia. Sebbene il rigenerato sia liberato dal dominio assoluto del peccato (Romani 6:14), il principio del peccato, “la carne” non è stato ancora del tutto sradicato. Questo è chiaro da Romani 6:12: “Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze”: questa esortazione sarebbe priva di significato se non dimorasse in noi un peccato che cerca di regnare, come pure concupiscenze che anelano ad essere soddisfatte.

Questo, però, è lungi dal dire che un cristiano sia costretto a continuare nel suo corso di peccato: “Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare perché è nato da Dio” (1 Giovani 3:9).

Il riferimento qui è alla pratica regolare ed abitudine di peccare.

È necessario, ciononostante, fare molta attenzione, in spirito di preghiera, a questa parola: “Ritornate ad essere sobri e retti, e non peccate” (1 Corinzi 15:34).

L’esperienza di Paolo, sia come oggetto di peccato che di grazia, è riportata in Romani 7. Se leggiamo attentamente i versetti 14-24, troveremo il fatto che la grazia non ha né rimosso né purificato “la carne” in lui. Quando il cristiano oggi paragona questo ai propri conflitti interiori, troverà che Romani 7 li descrive con accuratezza e fedeltà. Egli scoprirà che nella sua “carne” non abita alcun bene e griderà: “O miserabile uomo che sono”!

Sebbene aneli ad una maggiore conformità con l’immagine di Cristo, sebbene abbia fame e sete di giustizia, sebbene sia sotto l’influenza ed il dominio della grazia, e sebbene goda di una vera comunione con Dio, tuttavia nella sua carne scopre la legge del peccato. Si, ogni esperienza che fa della lettura della Parola di Dio, della preghiera, della meditazione, gli comprova che è, nella sua natura decaduta, “carnale e venduto al peccato”, e che quando vorrebbe fare del bene, scopre il male che c’è in lui. Per lui questo è causa di grande afflizione o la fa “gemere” (Romani 8:23), non solo, egli anela ad essere presto liberato da questo copro di morte.

 

Un cristiano non dovrebbe “crescere nella grazia”?

Certo, senza dubbio.

Deve essere però assolutamente chiaro che crescere “nella grazia” certamente non significa aumentare la soddisfazione che ho di me stesso.

Più cammino alla luce di Dio, più posso vedere quanto sia vile la “carne” che è in me, e detesterò sempre di più ciò che sono per natura.

Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo” (Romani 7:18) non è la confessione di un credente, e neanche di un bambino in Cristo, ma del santo più illuminato.

L’unico sollievo da questa scoperta angosciosa e l’unica pace per il cuore rinnovato è spostare lo sguardo da noi stessi a Cristo ed alla Sua perfetta opera in noi.

La fede svuota ogni nostro auto-compiacimento e ci dà una valutazione esaltata di Dio in Cristo.

Crescere “nella grazia” viene in parte definito dalle parole che immediatamente seguono: “…e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo” (2 Pietro 3:18). È il rendersi conto sempre di più che Cristo può venire perfettamente incontro ai bisogni di un povero peccatore, il convincimento sempre più profondo che Egli è del tutto adatto ad essere il Salvatore di un tale miserabile come io sono perché lo Spirito me lo mostra ogni giorno. È la consapevolezza di quanto abbia bisogno del Suo prezioso Sangue per purificarmi, della Sua giustizia per rivestirmi, del Suo braccio per sostenermi, della Sua opera di Avvocato per rispondere per me di fronte all’altissimo, della Sua grazia per liberarmi da tutti i nemici, esterni ed interni.

È lo Spirito che mi rivela che in Cristo posseggo tutto quello di cui ho bisogno sulla terra e in cielo, per il tempo e per l’eternità.

In questo modo, crescere nella grazia significa sempre di più vivere fuori da me stesso, e in Cristo. Significa guardare a Lui affinché Egli supplisca ad ogni mio bisogno.

Più il cuore si occupa di Cristo, più la mente si concentra fiduciosamente su di Lui (Isaia 26:3), più verranno rafforzate in noi la fede, la speranza, l’amore, la pazienza, l’umiltà, ed ogni virtù spirituale, e queste verranno maggiormente esercitate ed agiranno per la gloria di Dio.

La manifestazione della crescita nella grazia e nella conoscenza di Cristo è altra cosa.

Il processo fattivo della crescita non è percettibile, né nella sfera naturale, né nella sfera spirituale, ma lo sono i risultati, soprattutto agli altri.

Vi sono definite stagioni della crescita, e generalmente le grazie spirituali del cristiano crescono maggiormente quando l’anima è in distretta attraverso molteplici tentazioni, rattristata a causa del peccato che dimora in essa. E quando noi godiamo della presenza di Dio e siamo in consapevole comunione con Lui, rallegrandoci delle perfezioni di Cristo, che i frutti dello Spirito in noi maturano.

Le prove maggiori della crescita spirituale nel cristiano sono un sempre più grande odio verso il peccato e il detestare noi stessi, un sempre più grande apprezzamento delle cose spirituali, ed un intenso desiderio di farle proprie, un più grande riconoscimento del nostro profondo bisogno di Dio e una maggior dipendenza da Lui come l’Unico che ce le possa supplire.

Sostanzialmente, la rigenerazione è la stessa in tutti coloro che sono fatti oggetto: vi è una trasformazione spirituale, il conformarsi dell’anima all’immagine di Dio: “Ciò che è nato dalla carne è carne, ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito” (Giovanni 3:6).

Sebbene ogni persona rigenerata sia una nuova creatura, abbia ricevuto un principio di fede e di santità, e sia ripiena e condotta dallo Spirito Santo, tuttavia Dio non comunica la stessa misura di grazia (Romani 12:3; 2 Corinzi 10:13; Efesini 4:16) o lo stesso numero di talenti a tutti in ugual misura.

I figli di Dio differiscono fra di loro come differiscono fra di loro i figli di una famiglia naturale. Dio, secondo il Suo sovrano volere, dà ad alcuni una maggiore conoscenza, ad altri una fede più forte, ad altri ancora sentimenti di amore più intensi - il temperamento naturale ha molto a che fare con la forma ed il colore che le manifestazioni dello “spirito” realizzano in noi. Per quanto riguarda la condizione di fondo, però, non c’è differenza: la stessa opera è stata realizzata in tutti, il che li differenzia radicalmente da tutti coloro che appartengono al mondo.

Perché l’Eterno Dio è sole e scudo; l’Eterno darà grazia e gloria; Egli non rifiuterà alcun bene a quelli che camminano rettamente” (Salmi 84:11).

Grazia e gloria” sono inseparabilmente congiunte, differiscono non in natura, in grado.

Grazia” è gloria iniziale, “gloria” è grazia elevata al culmine della perfezione.

1 Giovanni 3:2 ci dice che i santi saranno “come Lui” e questo perchè “Lo vedranno come Egli è”.

La visione immediata del Signore della gloria sarà una visione che ci trasformerà i chiari riflessi della purezza e santità di Dio proiettati sui glorificati li renderanno perfettamente beati e santi. Questa somiglianza con Dio, però, i Suoi santi, in una certa misura, ce l’hanno qui ed ora, in modo limitato. C’è uno schizzo, alcuni lineamenti dell’immagine di Dio impressi su di loro, e pure questo attraverso la contemplazione di Lui. È vero, comparativamente parlando, si tratta di una visione come attraverso un antico specchio, in modo non del tutto chiaro, eppure “contemplando” “siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2 Corinzi 3:18).

In conclusione, sia lo scrittore che il lettore esaminano attentamente loro sé stessi alla presenza di Dio, con queste questioni.

In che modo si pone il mio cuore verso il peccato?

Dopo aver ceduto ad esso, sento forse profonda umiliazione e tristezza?

Lo detesto veramente?

Forse che la mia coscienza tanto sensibile e la mia pace sono disturbate da quelli che il mondo chiama “peccatucci” e “cosette di poca importanza”?

Forse che mi sento umiliato quando sono consapevole che in me sorgono l’orgoglio e l’egoismo?

Detesto la mia corruzione interiore?

Che cos’è che occupa la mia mente in tempo di ricreazione?

I miei sentimenti sono morti al mondo e vivi per Dio?

Trovo i miei esercizi spirituali piacevoli e gioiosi, oppure noiosi e pesanti?

Posso dire in verità: “Come sono dolci le Tue parole al mio palato! Sono più dolci del miele alla mia bocca” (Salmo 119:103)?

La comunione con Dio è la mia gioia suprema?

La gloria di Dio è più cara di tutto ciò che il mondo offre?

 

Arthur W. Pink

 

 

Traduzione di Paolo Castellina.

Tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla versione “Nuova Diodati”, edizioni “La Buona Novella”, Brindisi, 1991.

 

 

 

Tratto dalla rivista « SOLI DEO GLORIA»