L’evidenza logica della fede

 

Credere nel Cristianesimo è semplicemente un atto di cieca fede? Per diventare un cristiano bisogna commettere un suicidio intellettuale? Esiste un’evidenza logica a sostegno di un’analisi rigorosa?

 

EVIDENZA LOGICA?

Credere nel Cristianesimo è semplicemente un atto di cieca fede?

Per diventare un cristiano bisogna commettere un suicidio intellettuale?

Esiste un’evidenza logica a sostegno di un’analisi rigorosa?

In questo libro tenteremo di esaminare i punti principali collegati alla prova oggettiva delle dichiarazioni di Gesù Cristo.

L’autore, mentre frequentava una scuola di divinità musulmana nel Medio Oriente, poneva spesso ai suoi compagni studenti, domande sull’Islam. L’argomento che lo interessava di più era semplicemente: “Perché la gente crede nell’Islam? C’è un’apologetica per la loro fede?

La maggior parte degli studenti rispondeva di non aver mai pensato ad un motivo per credere.

Credere è qualcosa che si fa senza ragioni.

Le loro risposte erano ispirate ad un’ortodossia rigorosa.

Alcuni Musulmani potrebbero dire che il Corano è la sola prova apologetica per l’Islam poiché la sua bellezza è di tale natura che solo Dio può averlo dettato. Altri musulmani ammettono la soggettività di questa argomentazione e affermano che Dio ne è al di sopra. “Guarda Cristo”, dicono, “fece miracoli per provare chi era e nonostante questo le folle non lo ricevettero. Noi crediamo perché Dio lo comanda”.

La maggior parte delle persone in ogni nazione ragiona nello stesso modo: dove si trovano persone che credono nel non plus ultra perché hanno esaminato i pro e i contro e sono arrivati alla certezza di un certo credo?

Fortunatamente, comunque, ci sono persone che capiscono l’importanza della relazione tra l’uomo e Dio e che per questo motivo ricercano la giusta via.

La risposta di Dio a queste persone è “Voi Mi cercherete e Mi troverete, perché Mi cercherete con tutto il vostro cuore”.

 

Il Generale Lew Wallace rappresenta un perfetto esempio di radicale cambiamento di convinzioni.

Mentre viaggiava in treno incontrò un ateo ben conosciuto, il Colonnello Robert G. Ingersoll.

I due s’immersero in una profonda conversazione riguardante la follia del Cristianesimo.
Immediatamente il Colonnello Ingersoll guardò il Generale Wallace e lo sfidò: “Lei è intelligente e ben istruito, perché non scrive un libro mostrando che il Cristianesimo è assurdo e che Gesù Cristo non è nemmeno mai vissuto? Un libro del genere sarebbe un capolavoro!

Entusiasta dell’idea di ottenere successo, il Generale Wallace trascorse diversi anni raccogliendo materiale per questo grande libro. Iniziò quindi a scrivere.

Aveva terminato solo quattro capitoli quando si rese conto che Gesù era una persona reale e ben presto fu persuaso che Cristo fosse anche più di un semplice personaggio storico.

Cinquantenne, il Generale Wallace si inginocchiò a pregare per la prima volta nella sua vita e chiese a Gesù di diventare il suo Salvatore.

L’ampia ricerca che il Generale aveva fatto sino a quel punto non era stata una perdita di tempo.

Riscrisse i primi quattro capitoli e proseguì nella narrazione che fece, e fa ancora, stare col fiato sospeso migliaia di persone in tutto il mondo: Ben Hur.

Il Cristianesimo, più che scoraggiare un’analisi accurata, incoraggia uno studio critico.
La maggior parte delle religioni ha avuto origine dall’esperienza di un uomo seguito, a volte, da un gruppo di contemporanei; alcune visioni o pretesi miracoli ne formano la prova.

Le prove del Cristianesimo sono come una corda composta da molti fili: questi fili, ben intrecciati insieme, rendono la corda indistruttibile.

Le basi del Cristianesimo sono tenute insieme dai profeti, che hanno scritto nel corso di centinaia d’anni e il Vecchio Testamento, che illustra questo periodo, è ricchissimo di anticipazioni della venuta di Cristo. Ed ora, centinai di anni più tardi, migliaia di persone in tutto il mondo testimoniano che Cristo è una realtà vivente.

Il Cristianesimo è basato sull’insegnamento della Bibbia che dichiara di essere la sola rivelazione scritta di Dio. Inoltre, i cristiani credono, secondo l’insegnamento biblico, all’esistenza di un solo modo per accostarsi a Dio.

Dio, comunque, non impone Se stesso agli uomini.

Non obbliga gli uomini ad avvicinarsi a Lui.

Vuole che gli uomini scelgano di accostarsi a Lui e di amarlo.

Per l’uomo che lo cerca sinceramente le prove sono innumerevoli, ma colui che non è sincero, si rifiuterà di investigare.

Pascal, nei suoi ben conosciuti Pensieri scrisse: “Non era quindi giusto che Egli si manifestasse in modo palesemente divino, e assolutamente capace di convincere tutti gli uomini; ma non era giusto nemmeno che venisse così nascosto da non poter essere riconosciuto da coloro che lo avrebbero cercato sinceramente... C’è abbastanza luce per coloro che desiderano vederlo e sufficiente oscurità per coloro che hanno disposizione contraria”.

 

GESÙ CRISTO, CENTRO DEL CRISTIANESIMO

Al contrario dell’idea di religione che ha la maggior parte delle persone, il Cristianesimo non è un insieme di regole o un sistema di dottrine, ma è conoscere e quindi amare e obbedire Gesù Cristo; Egli stesso è il centro del Cristianesimo.

Chi era Cristo?

Un pazzo che dichiarava di essere Dio”, era il grido di qualcuno.

Un profeta di cui dovremmo seguire l’insegnamento”, era l’acuta osservazione di altri.
Un filosofo dai consigli pratici tali da proporre un modo di vita che rivoluzionerebbe il mondo”, deve essere stata la risposta azzardata di qualche visionario.

Chi era?

Sebbene le tre prossime descrizioni siano state fatte da non credenti, le loro parole mostrano quanto Cristo sia ammirato come un epitome di bontà umana anche da coloro che non accettano le Sue dichiarazioni.

 

L’eminente storico, W. E. H. Lecky: “Gesù non è stato il più alto soggetto di virtù, ma il più forte incentivo alla sua pratica. Ha esercitato un’influenza così profonda che si può giustamente dire, che la semplice registrazione di tre brevi anni della Sua vita attiva hanno fatto, per rigenerare e ammorbidire il genere umano, di più di tutte le disquisizioni dei filosofi e tutte le esortazioni dei moralisti”.


Il filosofo John Stuart Mill: “Riguardo alla vita e ai detti di Gesù possiamo notare un’originalità personale combinata con una profondità interiore, che pone il profeta di Nazaret, nella stima anche di coloro che non credono nella sua ispirazione, proprio come tanti uomini di genio di cui la nostra specie si vanta. Quando questo genio preminente è unito alle qualità del più grande riformatore morale, che mai sia esistito sulla terra, e martire della sua missione, la religione non può aver fatto una scelta sbagliata nell’indicare quest’uomo come l’ideale rappresentativo e guida dell’umanità; neppure ora sarebbe facile, anche per i non credenti trovare una migliore traduzione della legge della virtù dall’astrazione alla concretezza, piuttosto che sforzarsi di vivere la nostra vita come Cristo approverebbe”.


Rousseau: “La morte di Socrate, durante una tranquilla conversazione filosofica coi suoi amici, è la più dolce che si possa desiderare; quella di Gesù che spira tra i tormenti, ingiuriato, schernito, maledetto da un popolo, è la più orribile che si possa temere. Socrate, nel prendere la coppa del veleno, benedice colui che piangendo gliela porge; Gesù, tra le sofferenze di uno spaventoso supplizio, prega per i suoi spietati carnefici Non può esservi dubbio: se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono quelle di un Dio”.


Chi era Cristo?

I cristiani immediatamente rispondono: “Era Dio, Dio fattosi uomo”.

La Bibbia lo descrive in questo modo: “Egli (Gesù Cristo), che è sempre stato Dio, non si attaccò alle Sue prerogative di essere uguale a Dio, ma rinunciò a tutti i Suoi privilegi consentendo di essere schiavo e di nascere come uomo mortale. Ed essendo diventato uomo, umiliò Se stesso vivendo una vita di assoluta ubbidienza, sino alla morte, e la morte di cui morì era quella di un comune criminale. Ed è per questo che Dio ora lo ha alzato così in alto, e gli ha dato il Nome al di là di ogni nome, così che al nome di Gesù “si pieghi ogni ginocchio” sia in Cielo che sulla terra che sotto la terra. Ed è per questo che alla fine dei tempi “ogni lingua confesserà” che Gesù Cristo è il Signore, la gloria di Dio nostro Padre”.

Gesù Cristo è Dio ed è sempre esistito. Inoltre, ad un certo punto della storia, per la potenza di Dio, nacque con un corpo umano dalla vergine Maria e visse una vita senza peccato che fu brutalmente interrotta quando i Suoi nemici lo crocifissero.

Tre giorni dopo la Sua sepoltura tornò in vita.

Quaranta giorni dopo fu assunto in cielo.

Questi sono gli elementi principali della vita di Cristo.

Collimano con gli eventi storici?

Il fatto che Gesù visse realmente e che morì durante il governo del procuratore Pilato è attestato non solo dalla Bibbia, ma anche da fonti secolari.

 

Giuseppe Flavio, lo storico non cristiano, afferma: “C’era allora Gesù un uomo saggio, se può essere giusto chiamarlo uomo, perché era un facitore di lavori magnifici, un insegnante di coloro che ricevono la verità con piacere. Era il Cristo. E quando Pilato, secondo il nostro suggerimento, che eravamo gli uomini più importanti del tempo, lo condannò alla croce, coloro che lo amavano dall’inizio non lo abbandonarono; perché apparve loro in vita di nuovo il terzo giorno; come i profeti divini avevano preannunciato queste e diecimila altre cose meravigliose che lo riguardavano. E la tribù dei cristiani, così chiamati dal Suo Nome, ad oggi non è ancora estinta”.

 

Tacito, uno dei più grandi storici latini, che visse nella prima parte del secondo secolo, scrivendo in merito al sospetto che Nerone stesso fosse responsabile del grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C., disse: “Ma né soccorso umano, né largizione imperatoria, né sacrifizi agli dei valevano a soffocare la voce infamante che l’incendio fosse stato comandato. Allora, per stroncare la diceria, Nerone spacciò per colpevoli e condannò ai tormenti più raffinati quelli che le loro nefandezze rendevano odiosi e che il volgo chiamava cristiani. Prendevano essi il nome da Cristo, che era stato suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio: e quella funesta superstizione, repressa per breve tempo, riprendeva ora forza non soltanto in Giudea, luogo d’origine di quel male, ma anche in Roma, ove tutte le atrocità e le vergogne confluiscono da ogni parte e trovano seguaci”.


Plinio, corrispondente di Traiano, scrisse questo a proposito dei cristiani: “Attestavano poi che tutta la loro colpa o tutto il loro errore, consisteva unicamente in queste pratiche: riunirsi abitualmente in giorno stabilito prima del sorgere del sole, recitare tra di loro due cori, un’invocazione a Cristo considerandolo Dio ed obbligarsi con giuramento non a perpetuare qualche delitto, ma a non commettere né furti, né adulteri, né aggressioni a scopo di rapina, né adulteri, a non eludere i propri impegni a non rifiutare la restituzione di un deposito, quando ne facessero richiesta”.

 

Luciano, satirico del secondo secolo, parla di Cristo come: quel grand’uomo crocifisso in Palestina, che introdusse questa novella religione nel mondo [...] E poi il loro primo legislatore li persuase che sono tutti fratelli tra loro: e come si sono convertiti rinnegano gli dèi dei greci adorano quel sapiente crocifisso, e vivono secondo le Sue leggi”.

 

Giulio Africano, uno scrittore cristiano dell’inizio del terzo secolo, cita un altro storico, Tallo, che scrisse nel 52 d. C., solo alcuni anni dopo la morte di Gesù. Africano riferisce della misteriosa oscurità di mezzogiorno che si verificò durante la crocifissione di Gesù. Dice: “Tallo, nel terzo libro della sua storia, giustifica questa oscurità come un’eclissi di sole irragionevolmente come pare a me”.

 

La storia della crocifissione, poi, sembra essere stata conosciuta a Roma tra i non Cristiani in pochi anni dall’evento.

 

Svetonio nella sua Vita di Claudio (100 d. C. ca.) scrisse: “Espulse da Roma i Giudei che erano in continua agitazione per la propaganda di Cresto”.

 

Lo stesso evento descritto dal punto di vista dei cristiani dice: “Presto Paolo.., trovò un Giudeo chiamato Aquila, un nativo del Ponto. Questo uomo era recentemente arrivato dall’Italia con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva emesso un decreto in cui diceva che tutti i Giudei dovevano lasciare Roma”.

 
Storici secolari, ostili al Cristianesimo, confermano quindi il fatto che Gesù visse e fu giustiziato.

 

Il carattere e le dichiarazioni di Cristo

In ogni momento Cristo mostrò di essere padrone di Sé e delle situazioni.

Ridicolizzato, anche torturato, non pronunciò mai una parola d’odio o di vendetta.

Al suo primo processo il giudice si meravigliò della compostezza con cui si poneva di fronte alla folla arrabbiata, che gli urlava accuse, e con cui affrontava la minaccia di morte.

Fu l’epitomo dell’autocontrollo senza ascetismo.

La caratteristica più evidente di Gesù, però, fu la Sua vita santa, vita completamente priva di peccato.

Dichiarò che tutto quello che faceva, lo faceva per piacere a Suo Padre.

Rispondendo ai Suoi nemici che cercavano di screditarlo, disse: “Chi di voi mi convince di peccato? “.

Al processo contro di Lui, i Suoi nemici tentarono invano di accusarlo, ma il giudice alla fine rispose “Non trovo in Lui alcuna colpa”.

Per tre anni i discepoli vissero con Lui: videro le Sue reazioni in varie circostanze e con diverse persone. Ora questi uomini, a cui era stato insegnato sin dall’infanzia che tutti gli uomini sono peccatori, ripetutamente affermarono che Cristo era senza peccato.
Qual’è il mero uomo che può condurre una vita senza peccato?

Anche i più grandi capi religiosi hanno ammesso che le loro vite non erano perfette e nella normale esperienza delle persone consacrate, più ci si avvicina a Dio, più si diventa consapevoli dei propri peccati che sono messi in luce dalla Santità di Dio stesso.
Come uomo, Cristo fu l’esempio delle virtù più alte e sebbene facesse rivendicazioni meravigliose per se stesso, queste non furono mai fatte con spirito di vanagloria.

La Sua vita fu caratterizzata da un’incredibile umiltà.

Parlò con assoluta autorità e indiscutibile sicurezza di Sé, fu così ripieno di tanta umiltà da lavare i piedi ai Suoi seguaci e definirsi loro servo. La Sua convinzione fu così forte da spingerlo a scacciare dal luogo di culto gli uomini che lo stavano profanando e la Sua tenerezza fu tale da tenere in braccio i bambini.

Il suo grande amore fu privo di sentimentalismi.

La santità della Sua vita fu accompagnata dalla pietà verso gli uomini di natura meno santa e il Suo zelo fu senza fanatismi.

Non solo Gesù affermò di essere senza peccato, ma rivendicò la potenza di perdonarli, prerogativa esclusiva di Dio. Un giorno lo dimostrò in una piccola casa piena di gente raccolta per ascoltare il grande insegnate. Tra la folla c’erano capi religiosi, dottori della legge e semplici lavoratori. Mentre tutti ascoltavano le parole di questo uomo fuori dal comune, quattro uomini, facendo un’apertura tra le tegole del tetto, calarono un paralitico proprio di fronte a Gesù. Quando Gesù vide una fede così sincera, guardò il malato e disse: “Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati”.

 

Gesù conobbe il pensiero che attraversò le menti degli osservatori: Chi è costui?

Chi può perdonare i peccati se non Dio?

Ragionò quindi con loro: “Cosa pensate nei vostri cuori? Cosa è più facile dire: i tuoi peccati ti sono perdonati oppure alzati e cammina? Ora, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra il potere di perdonare i peccati. . .“

Voltandosi verso il paralitico disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua!”

Subito l’uomo si alzò sui suoi piedi, prese il suo giaciglio e se ne andò a casa sua lodando Dio.

In una drammatica e forzata lezione, Gesù affermò la Sua potenza sul peccato.
Gesù mostrò, nello stesso modo, anche altri aspetti di questa potenza che appartiene solo a Dio: mostrò di avere la potenza di dare la vita affermando “Infatti come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il figlio vivifica chi vuole”.

In altre occasioni disse “Io sono il pane della vita”. “Io sono la risurrezione e la vita.., chi crede in Me anche se muore vivrà”.

Gesù dichiarò che avrebbe giudicato il mondo.

Inoltre il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.... Chi ascolta la Mia parola e crede a Colui che Mi ha mandato ha vita eterna e non viene in giudizio”.

Questa è l’opera di Dio” rispose Gesù “che crediate in Colui che Egli ha mandato”.

In un’altra occasione disse che lo Spirito di Dio avrebbe “convinto il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato perché non credono in Me”.

Poco dopo la Sua resurrezione, Gesù apparve ai Suoi discepoli. Uno di essi, Tommaso, però, non era presente e non riusciva a credere che Egli fosse risuscitato e che fosse apparso. Pochi giorni più tardi Gesù si ripresentò ai discepoli e Tommaso questa volta era con loro. Di fronte alla prova vivente, Tommaso esclamò: “Signor mio e Dio mio!” Gesù accetto queste parole in tutta calma, come se gli fossero dovute.

Qual’è l’uomo che può reclamare lo stesso per sé?

C.S. Lewis scrisse: “Sto cercando di impedire che qualcuno dica del Cristo quella sciocchezza che spesso si sente ripetere: «Sono pronto ad accettare Gesù come un grande maestro di morale, ma non accetto la sua pretesa di essere Dio». Questa è proprio l’unica cosa che non dobbiamo dire: un uomo che fosse soltanto uomo e che dicesse le cose che disse Gesù non sarebbe certo un grande maestro di morale, ma un pazzo che dice di essere un uovo in camicia - oppure sarebbe il diavolo. Dovete fare la vostra scelta: o quell’uomo era, ed è, il Figlio di Dio, oppure era un matto o qualcosa di peggio. Potete rinchiuderlo come un pazzo, potete sputargli addosso e ucciderlo come un demonio; oppure potete cadere ai Suoi piedi e chiamarlo Signore e Dio. Ma non tiriamo fuori nessuna condiscendente assurdità come la definizione di grande uomo, grande maestro”.

Era un bugiardo spudorato?

Anche gli studiosi più anticristiani non propendono per quest’idea.

La purezza della vita di Gesù, l’ovvia sincerità dei Suoi insegnamenti, il Suo grande odio per l’ipocrisia contraddicono tale accusa. L’alto standard di valori che trasmise ai Suoi seguaci, l’esclude ugualmente.

Era pazzo?

Di nuovo, alcuni dei più istruiti studiosi hanno dato omaggio, nel corso dei secoli, all’altissimo esempio di vita virtuosa. Nulla, nemmeno l’aspetto minimo della vita di Gesù Cristo, dà credito a questa accusa.

Era quindi quello che dichiarava di essere: Dio stesso, il Salvatore e il giusto maestro per gli uomini?

 

I MIRACOLI DI CRISTO

Una delle critiche più frequenti fatte alla Bibbia riguarda i miracoli che essa descrive. La mentalità scolastica è molto riluttante nell’accettare ogni interferenza all’osservanza delle leggi della natura.

David Hume, il proclamato filosofo anticristiano, dichiarò che i miracoli non esistono. A causa di questa disposizione d’animo così dogmatica, rifiutò perfino di considerare possibili le prove di tali avvenimenti.

Questo atteggiamento miete un certo consenso, ma difficilmente è l’atteggiamento di uno scienziato: negare le prove scientifiche solo perché indicano qualcosa che non si è personalmente sperimentato, conduce ad errori grossolani.

L’atteggiamento scientifico invece insegna che quando un fatto nuovo irrompe nella nostra esperienza, la amplia.

La questione in gioco è se si accetta o meno il sovrannaturale; se c’è veramente un Dio, è logico che, se Egli lo desidera, sospenda ogni legge naturale, inoltre se Gesù era veramente Dio, doveva avere anch’Egli questa capacità.

Nel Nuovo Testamento sono attribuiti a Gesù numerosi miracoli: Egli ha dato la vista ai ciechi; ha fatto camminare gli zoppi; ha guarito un numero incalcolabile di malattie e ha risuscitato i morti. La Sua potenza, però, non era limitata solo al campo delle guarigioni; ma ha dimostrato anche di avere il controllo sulla natura: il temporale si è calmato e i flussi della tempesta si sono fermati al Suo comando; ad una Sua parola l’acqua è diventata vino e nelle Sue mani si sono moltiplicati pani e pesci.

La mitologia pagana è piena di racconti di “miracoli”, ma i miracoli di Gesù sono unici negli annali di storia.

La grande immaginazione dei fatti sovrannaturali descritti nei miti pagani si caratterizza dalla ricerca della gloria personale, dal desiderio di dare libero sfogo alla vendetta sui nemici, o dal tentativo di ottenere gratificazione carnale. I miracoli di Gesù, invece, sono raccontati in modo semplice e nobile; sebbene mostrino la Sua potenza, il loro scopo non è la mera gratificazione carnale, ma l’aiuto a persone bisognose e nel contempo la dimostrazione pratica dei Suoi insegnamenti.

In ogni miracolo il lettore è continuamente consapevole dell’amore di Gesù e gli stessi sono perfettamente in accordo col Suo carattere: non sono mai stati fatti per soddisfare semplicemente la curiosità, ma piuttosto per rispondere alla domanda se fosse, o meno, mandato da Dio.

Qualcuno potrebbe obiettare, comunque, che Cristo non è stato il solo a fare miracoli; anche la Bibbia attribuisce apparenti fatti sovrannaturali ai maghi del Faraone, tuttavia, quello che Gesù può rivendicare non è solo di aver oltrepassato le leggi della natura, ma il fatto che i Suoi miracoli siano sempre stati in linea col Suo carattere e con tutti i Suoi insegnamenti.

Il Vecchio Testamento, scritto molto tempo prima di Gesù, contiene molte profezie sulla venuta del Messia o del Liberatore: l’era messianica sarebbe stata caratterizzata da grandi miracoli e, non a caso, il profeta Isaia menziona specificatamente la guarigione come segno del tempo.

Se si vogliono confutare i miracoli di Cristo, bisogna porsi questa domanda: perché i miracoli sono registrati nelle Scritture?

Ci possono essere risposte alternative:

1.  I testimoni hanno avuto semplicemente delle allucinazioni;

2.  gli scrittori hanno cercato deliberatamente di ingannare;

3.  la registrazione dei miracoli deriva dalla corruzione dei testi che hanno incluso alcune leggende sorte più tardi;

4.  gli eventi sono accaduti realmente, ma non erano miracoli;

5.  i miracoli sono effettivamente avvenuti.



1.  I testimoni hanno avuto semplicemente delle allucinazioni. Tutti gli psicologi potrebbero confermare l’improbabilità di tale teoria: alcune persone sono sicuramente soggette a allucinazioni, ma che così tante persone con realtà culturali e attitudini così diverse, avessero contemporaneamente le stesse allucinazioni è assolutamente improbabile. Dobbiamo ricordare inoltre che avevano assistito ai miracoli di Gesù sia i Suoi seguaci, che i Suoi nemici.

 

2.  Gli scrittori cercarono deliberatamente di ingannare. L’ipotesi che i discepoli di Gesù descrivessero i miracoli semplicemente per ingannare le persone, per spingerli a seguire Gesù, è incompatibile col carattere del loro insegnamento, fondato, tra l’altro sul desiderio di una vita santa; essi stessi erano pronti a sacrificare la loro vita per ciò in cui credevano e quasi tutti infatti morirono come martiri. Molte persone hanno perso la vita, ma quante sarebbero morte per un falso messaggio, basato sulla loro immaginazione o su un loro inganno? Inoltre, non ci sono registrazioni di quel tempo, che negano gli avvenimenti. Negli scritti Talmudici, i Rabbini ebrei, nel tentativo di sminuire e screditare Gesù, attribuirono i miracoli a satana; Celso, filosofo e critico del Cristianesimo del secondo secolo, li attribuisce alla stregoneria e Giustino dice che sono stati persino registrati negli annali ufficiali durante il governo del procuratore Pilato.

 

3.  La registrazione dei miracoli risulta dalla corruzione dei testi. Questa affermazione suggerisce che i racconti dei miracoli di Gesù siano stati inseriti successivamente, da persone senza scrupoli o che siano semplicemente stati aggiunti molto tempo dopo che la leggenda si fosse sviluppata. Il Nuovo Testamento è il libro dell’antichità maggiormente documentato. Ci sono pochissimi manoscritti esistenti degli scritti di Platone, delle tragedie greche, e di altri lavori antichi e risalgono ad un’epoca molto successiva rispetto all’originale. Il testo del Nuovo Testamento, al contrario, è confermato da circa tremila manoscritti, e da diverse prime traduzioni e numerose citazioni dei primi padri della Chiesa. Secondo la maggior parte degli studiosi tutti, o quasi, i documenti del Nuovo Testamento erano completi entro il 100 d.C., cioè nei settant’anni successivi al ministero di Cristo. La maggior parte dei libri è stata composta trenta o cinquant’anni prima della fine del secolo, quando i testimoni oculari erano ancora in vita. Ognuno di questi libri è stato redatto o da un testimone oculare o da qualcuno che aveva una relazione molto stretta con uno di loro. Quando i libri sono stati completati concordavano pienamente sia con la ricca tradizione tramandata oralmente, sia con quella scritta: infatti brevi manoscritti sulla vita di Gesù erano già in circolazione. I primi cristiani accettarono immediatamente la maggior parte degli scritti come parola di Dio. Esistono copie di documenti databili non oltre cinquant’anni dalla pubblicazione dei libri del Nuovo Testamento e questi manoscritti ne attestano l’autorevolezza. Alcuni studiosi dei testi hanno trascorso anni di studi approfonditi, nel tentativo di scoprire le parole esatte della Bibbia comparando i manoscritti ora esistenti. I critici hanno confrontato con grande precisione le oltre tremila copie degli originali manoscritti greci, le vecchie traduzioni della fine del secondo secolo, e le citazioni riportate negli scritti dei primi padri della chiesa. Alcuni frammenti dei Manoscritti Onciali Greci risalgono al 175 o 200 d.C. I papiri di Chester Beatty, che contengono quasi tutti i libri del Nuovo Testamento, sono stati copiati circa nel 220-230 d.C.. Nella Libreria John Rylands, Manchester, si trova parte di un codex su papiro che contiene dei versetti del Vangelo di Giovanni che risale, secondo Deissman, al periodo dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.). Questo manoscritto è stato trovato in Egitto e se ipotizziamo che è stato trascritto in quel luogo, allora il Vangelo di Giovanni era arrivato sino lì per quella data. Westcott, Hort e Kenyon sono tra i principali critici testuali. Westcott e Hort, riguardo alla credibilità del testo del Nuovo Testamento, affermano: “Se mettiamo da parte le banalità, come i cambi d’ordine, le inserzioni e le omissioni di articoli con nomi propri e cose simili, le parole che secondo noi sono incerte difficilmente ammontano a più di una millesima parte dell’intero Nuovo Testamento”. Questa piccola parte di incertezze sui testi contestati non influenza in alcun modo le dottrine fondamentali della fede cristiana. Kenyon dichiara infine: “L’intervallo tra le date della composizione originale e la prima prova ancora esistente è minimo, tanto da essere trascurabile, inoltre sono stati rimossi gli ultimi dubbi riguardo al fatto che le Scritture fossero giunte sino a noi nella forma in cui furono scritte. Possiamo considerare certa l’autenticità e l’integrità dei libri del Nuovo Testamento”.

 

4.  Gli eventi successero, ma non erano miracoli e potevano essere spiegati con leggi naturali. Coloro che sostengono questa teoria si riferiscono in particolare ai miracoli di guarigione di Gesù e dicono che quello che successe fu semplicemente il risultato dell’applicazione di alcune leggi di psicologia. Oggi sappiamo che un’ampia percentuale di tutte le malattie può avere origine da cause psicologiche e l’applicazione di alcuni principi psicologici potrebbe aver risultati in molte guarigioni. Questa teoria, comunque, non può spiegare alcuni fatti quali ad esempio i disturbi emozionali di alcuni malati a cui accenna in più parti la Bibbia e la potenza di Gesù che comunque si estendeva ben oltre quella di ogni psicologo o psichiatra. Quale medico oserebbe riconoscersi la potenza di risuscitare i morti? Gesù lo fece in ben tre occasioni. In una di queste l’uomo era stato nella tomba già da quattro giorni, quando fu risuscitato. Alcune persone che rifiutano di accettare questi avvenimenti come miracoli, dicono che questi possono essere spiegati da leggi scientifiche; se fossimo ad un livello più avanzato di conoscenza scientifica, potremmo spiegare questi eventi. Episodi quali il camminare sulle acque di Pietro e la resurrezione di Gesù dai morti, risulterebbero semplici per l’applicazione delle leggi scientifiche e un giorno anche noi avremo una tale conoscenza da permetterci di fare tali cose. Questa teoria è una mera congettura: gli scienziati non hanno molte speranze nel raggiungimento di questi risultati e inoltre, chi ipotizza ciò presuppone che Gesù avesse una conoscenza sovrannaturale tale da disporre di informazioni scientifiche ignorate da tutti gli altri uomini. Solo questo fatto presupporrebbe una sua relazione unica con Dio.

 

5.  I miracoli effettivamente avvennero. In assenza di ogni altra risposta adeguata sul perché i miracoli siano registrati, si è portati a concludere che i miracoli devono essere realmente accaduti. Gli uomini continuano ancora ad argomentare per smentire questi miracoli e forse alcuni potrebbero anche essere spiegati in modo naturale, come risultato del nostro ventesimo secolo di scoperte scientifiche, tuttavia un grande miracolo si erge sopra tutti gli altri, l’evento cardine di tutta la struttura del Cristianesimo che per circa venti secoli gli uomini hanno cercato di spiegare: la risurrezione dai morti di Gesù Cristo.


Il clima dei miracoli

Nell’oscurità e nella calma della notte, una figura solitaria si chinò per pregare.

Le Sue labbra emisero urla di angoscia, congiunse le mani in una stretta intensa.

Sudore e sangue scesero lungo il suo corpo.

Inginocchiato là, i minuti sembravano ore. Alla fine si alzò e lentamente, deciso, con passo sicuro, andò verso i Suoi amici.

Improvvisamente il silenzio della notte fu interrotto da un rumore di passi e da un forte clamore di voci. Dall’oscurità uscì un gruppo di soldati, che urlavano e mostravano le loro armi.

L’uomo, in tutta calma, andò loro incontro: quest’uomo era Gesù Cristo.

L’evento di quella notte echeggiò in tutta la storia come un esempio vergognoso di abuso di potere.

Dopo un processo farsa, Gesù fu condotto al luogo della sua esecuzione. Egli fu condannato alla stessa pena di un criminale, nonostante il giudice non avesse trovato in Lui alcuna colpa.

Appeso alla croce tra due ladri, schernito dalla folla, abbandonato da quasi tutti i Suoi seguaci terrorizzati, Gesù soffrì più di ogni altro uomo.

I suoi carnefici esperti, quando videro che era morto così velocemente, non gli spezzarono le gambe come erano soliti fare, ma gli trafissero il costato con una lancia.

L’uomo, che aveva rivendicato di essere Dio, era morto!

Alcuni amici presero il suo corpo e con amore e lacrime lo deposero in una tomba bellissima.

I suoi nemici ancora intimoriti dalla potenza dimostrata da quest’uomo che avevano crocifisso, misero dei soldati di guardia alla porta della tomba sigillata: la Sua potenza doveva essere schiacciata!

La domenica mattina molto presto, alcuni discepoli di Gesù in lutto si incamminarono verso la tomba per dare onore al loro amato amico. Ciò che trovarono li riempì di stupore e confusione: la grandissima pietra era stata rotolata via dalla porta e la tomba era vuota!

Dentro alla tomba giacevano i panni funebri, ma il corpo non c’era più!

Poco dopo videro Gesù; per prima Maria, poi gli altri e infine un centinaio di persone tutte insieme.

All’inizio non potevano credere che fosse Gesù. Come poteva un uomo risorgere dalla morte? Ma ben presto si convinsero che era veramente Lui.

Questi uomini sperimentarono una tale potenza e devozione a Cristo, che negli anni seguenti il Suo messaggio fu divulgato in tutto il mondo conosciuto di allora.

Questa è la storia raccontata nella Bibbia.

L’importanza di questo evento non deve essere trascurato, perché su questo evento si basa la fede cristiana! Al cristiano la resurrezione mostra che Cristo era veramente Dio, che con la Sua vita e con la Sua morte ha pienamente compiuto la Volontà di Dio.

Ma non si può credere ai miracoli senza delle basi?

Che prove esistono per questo miracolo?

Una delle domande più frequenti poste ai cristiani a proposito della resurrezione è questa: cosa è successo al corpo?

Gesù visse in un preciso periodo storico e per secoli gli uomini si sono scervellati con questa semplice domanda; hanno cercato invano di dare una risposta soddisfacente.

I discepoli rubarono il corpo” dissero alcuni; “non successe nulla al corpo, rimase nella tomba” dichiararono altri; “i discepoli ebbero delle visioni, le Sue apparizioni erano semplici illusioni”; “non morì veramente; finse”.

Queste sono alcune delle risposte, esaminiamole per vedere se sono veramente valide.

 

·     I discepoli rubarono il corpo. Questa fu la prima spiegazione offerta dagli oppositori al Cristianesimo (Matteo 28).

Davanti alla tomba fu messa una pattuglia di soldati di guardia (non è specificato nella Bibbia se fossero romani o ebrei).

I soldati romani sapevano che se fallivano il loro compito, avrebbero meritato la morte.

Per i soldati ebrei la punizione sarebbe stata decisamente meno severa, ma ugualmente dura.

E’ abbastanza difficile da credere che un manipolo di uomini, disorganizzato ed eterogeneo, pieno di panico, potesse passare tra delle guardie esperte, senza farsi notare. Il fattore psicologico, comunque, presenta il più grande ostacolo a questa teoria infatti i discepoli erano conosciuti per il loro alto livello morale di vita e tale burla sarebbe stata incompatibile coi loro caratteri. Oltre a questo, bisogna tenere presente che la morte di Gesù aveva causato nei discepoli un tale stato di paura disperata da spingerli alla fuga. Poco dopo, questi uomini tremanti erano completamente trasformati: nonostante le amare opposizioni uscirono a predicare la resurrezione di Gesù con coraggio. Affrontarono difficoltà, persecuzione e morte, piuttosto che rinnegare la loro fede. Nel corso degli anni innumerevoli uomini diedero la vita per questa causa.

Ma qual è l’uomo che soffre volontariamente per una causa che non porta profitto né a se stesso, né agli altri?

 

·     Il suo corpo fu rubato da qualcun altro, qualcuno con un motivo qualsiasi.

Tutte le moderne scuole rigettano questa teoria. Nessun motivo valido può essere supposto per un’azione del genere, salvo le teorie esposte qui di seguito.

I primi cristiani non basavano il loro credere nella resurrezione di Gesù sulla prova della tomba: essi dichiaravano di aver visto Gesù risorto. Alcuni lo avevano toccato, altri avevano mangiato con Lui, uno di loro, in presenza di tanti altri, esaminò i segni dei chiodi nelle Sue mani, la ferita nel Suo costato.

I primi cristiani, che non videro Gesù risorto, credettero nella testimonianza di chi invece aveva visto.

L’ipotesi che queste apparizioni di Cristo fossero mere illusioni è preso in considerazione nella teoria successiva.

Non fu la prova della tomba vuota, ma il contatto col Cristo vivente, risorto che cambiò i discepoli impauriti e delusi in uomini coraggiosi, predicatori dinamici di un Cristo risorto. Fu l’innegabile visita di Gesù, che fece della morte e della resurrezione di Cristo, il centro del loro insegnamento.

Negare che videro Gesù, dopo la Sua resurrezione, è accusarli di essere dei bugiardi, per aver proclamato questa dottrina e dei pazzi per aver dato le loro vite per questo.

E se Cristo non fosse risorto veramente, Egli pure doveva essere un bugiardo o un grandissimo illuso, perché più volte aveva preannunciato ciò che sarebbe successo.

 

·     Non successe nulla al corpo: rimase nella tomba.

Questa ipotesi si delinea in forme diverse.

Secondo alcuni i discepoli ebbero solo una visione di Gesù e la Sua apparizione fu una mera illusione, secondo altri le donne sbagliarono tomba a causa dell’oscurità e infine per altri, l’intera storia della visita delle donne alla tomba avvenne tempo dopo.
Gli eventi riguardanti la resurrezione contraddicono ogni legge conosciuta riguardo alle visioni che sono solitamente personali. In questa situazione invece più di cinquecento persone di culture diverse dichiararono di aver visto Gesù, pur non aspettandoselo. E i resoconti delle apparizioni di Gesù cominciarono a diffondersi già tre giorni dopo la Sua morte, prima che si mettesse in moto l’immaginario collettivo e che la leggenda si sviluppasse.

Dopo quaranta giorni, le apparizioni cessarono, così improvvisamente come erano iniziate.

In nessun altro caso le visioni si sono verificate in questo modo.

Quando le donne partirono per la loro missione d’amore, l’alba non era ancora spuntata e quindi, senza accorgersene, si recarono ad una tomba sbagliata.

L”angelo” che le salutò era semplicemente un ortolano che cercava di far loro capire il malinteso.

Questa teoria apparentemente logica si sgretola appena si analizza il fatto più da vicino.
Prima di tutto, se per le donne era troppo buio per distinguere chiaramente la tomba, era ugualmente troppo presto per l’ortolano essere al lavoro. Inoltre, quando il clamore riguardo alla resurrezione iniziò, l’ortolano avrebbe potuto confutarlo. Per concludere, questa teoria lascia senza spiegazione i motivi per cui i capi ebrei avrebbero dovuto mettere in circolazione la voce che i discepoli rubarono il corpo, se il corpo era ancora al suo posto.

Coloro che sostengono che la storia della visita delle donne fosse stata aggiunta più tardi, devono tenere presenti alcuni fatti. Quando Gesù fu crocifisso, i Suoi seguaci fuggirono terrorizzati poiché la morte del loro maestro aveva fatto precipitare tutte le loro speranze e ambizioni. Pochissimo tempo dopo la morte di Cristo, i discepoli improvvisamente cambiarono: furono ripieni di coraggio, convinzioni e un intenso desiderio di predicare Cristo, un Cristo risorto.

Nei trent’anni successivi la maggior parte di loro soffrì morte violenta per aver diffuso questa dottrina.

Cosa provocò il cambiamento nei discepoli?

Gesù aveva ripetutamente insegnato che sarebbe morto e che sarebbe risorto il terzo giorno e fu questo che spinse le autorità ebraiche a richiedere che la tomba fosse controllata dalle guardie.

Supponiamo l’esistenza di un gruppo di uomini ardenti seguaci di Cristo: Lo amavano, seguivano il Suo insegnamento, credevano alle Sue dichiarazioni, anche che Egli fosse Dio. Tutto quello che avrebbe detto, sarebbe stato confermato dai fatti, eccetto la Sua resurrezione!

Certo, i Suoi seguaci non avrebbero potuto proclamare a lungo che Egli era Dio, se fosse stato colpevole di una falsa predizione, inoltre avrebbero dovuto smettere di seguirlo o almeno trovare una scusa per spiegare questa falsa affermazione, come ad esempio che era meramente simbolico di una resurrezione spirituale.

L’insegnamento di Gesù era spesso più simbolico che letterale, ma non c’è nessun racconto in cui compare che i primi cristiani cercassero di giustificare l’affermazione di Cristo, al contrario essi diedero la loro vita per predicare Cristo.

Perché?
Spesso la storicità di un avvenimento può essere verificata da dettagli insignificanti, cose che scritti tardivi possono aver sottovalutato.

Un dettaglio interessante della storia della resurrezione è lo spazio di sette settimane tra la resurrezione di Cristo e la coraggiosa predicazione dei discepoli.

Il racconto della Bibbia tralascia questo periodo.

Se qualcuno avesse creato la storia con la sua fantasia, sicuramente non avrebbe trascurato di dare una spiegazione a tale intervallo di tempo: avrebbe descritto le drammatiche conseguenze che avrebbero immediatamente seguito la resurrezione e avrebbe dato qualche scopo vitale a queste settimane di attesa.

A questo punto sorge però spontanea la domanda: perché il corpo non fu mai esibito se era nella tomba?

A meno di due mesi dalla morte di Cristo, i discepoli erano sulle strade di Gerusalemme a proclamare ad alta voce la resurrezione dell’uomo ucciso dai capi giudei e possiamo immaginare la situazione che si era creata; gli ascoltatori erano di fronte a due alternative: se la predicazione era vera, i capi giudei erano colpevoli di un crimine atroce nell’aver messo a morte quell’uomo. Se era falsa, il Cristianesimo doveva estinguersi.

I capi giudei dovevano prendere dei provvedimenti per difendere la loro posizione.

Mostrare semplicemente il corpo, la tomba era solo a pochi passi fuori della città, sarebbe stata la risposta logica.

Il corpo, però, non fu mai esibito, sebbene i capi ebrei cercarono in ogni modo di smentire le voci dei cristiani, li presero in giro; li perseguitarono in ogni modo; li uccisero. Nonostante questo, un numero sempre più grande di persone si convertiva a questa fede.

Mostrando il corpo di Gesù avrebbero dato un colpo mortale al messaggio drammatico di un uomo risorto dalla morte.

Non è un caso che il Cristianesimo sia iniziato a Gerusalemme, a pochi minuti a piedi dalla tomba di Gesù: migliaia di persone giurarono fedeltà a Cristo nei primi anni che seguirono la Sua morte. Un’autorità affermò che nei primi sei anni, il numero dei cristiani superò il numero dei non cristiani nell’area in cui Gesù visse e morì. Circa vent’anni più tardi un anziano poté dire all’apostolo Paolo: “Sai... quante migliaia di ebrei sono diventati credenti”.

Il professor Riammessi affermò che alle sue origini il Cristianesimo si diffuse più rapidamente tra le persone istruite, che tra quelle che mancavano d’istruzione.

Com’è strano che nessuno mise di fronte ad un numero sempre crescente di seguaci la prova della tomba!

Forse i seguaci di Cristo avevano ragione!

Non a caso, non ci furono controversie per il contenuto della tomba. Nessuno ne accennava e nemmeno fu oggetto di visite! Al contrario di quello che successe e succede per i grandi maestri, non ci furono pellegrinaggi per portare rispetto al morto. Che la tomba fosse vuota sembra essere stata la supposizione universale
(per altri argomenti vedi la teoria numero 2).

 

·     Non morì veramente, ma finse.

L’usanza romana era di spezzare le gambe alle vittime crocifisse e questo serviva per assicurarne la morte.

Quando il centurione che era stato testimone di molte esecuzioni e riconosceva i segni indiscutibili della morte, si accostò a Gesù vide che era già morto, ed era così sicuro della Sua morte che non gli spezzò le gambe, ma alzando la sua lancia gli perforò il costato.

Quando Gesù fu deposto dalla croce, il Suo corpo fu preparato per la sepoltura alla maniera ebraica. Ciò comportava che una striscia di stoffa lunghissima fosse attorcigliata al corpo fino a che questi non sembrasse un bozzolo: a questa stoffa erano aggiunte duecento o trecento libre di spezie. Inoltre le mani del morto venivano legate strettissime lungo i fianchi del cadavere in modo che, se fosse tornato in vita, sarebbe stato impossibile per lui muoversi e in queste condizioni la fuga era impossibile.

Gesù avrebbe invece compiuto questa impresa eroica e avrebbe anche dovuto spostare l’enorme pietra che sigillava l’ingresso della tomba, una pietra che era troppo grande per tre donne.

Tutto ciò sarebbe stato davvero incredibile da compiere nelle Sue condizioni di estrema debolezza per le sofferenze patite negli ultimi tre giorni, e dopo tre giorni di sepoltura senza cibo e acqua.

Aver fatto tutto questo e essere fuggito senza attirare l’attenzione delle guardie che erano ben preparate e allenate, ben attente, sapendo che la loro vita dipendeva dal loro lavoro, è ancora più incredibile.

Questa teoria dello “svenimento” è criticata duramente dal distinto scettico tedesco Strass: “E’ impossibile che un uomo sottratto mezzo morto dalla tomba, che si trascina debole e ferito, bisognoso di cure mediche e di bendaggi, di essere rifocillato, riesca a dare ai Suoi discepoli, attraverso le Sue sofferenze, l’impressione di essere il vincitore della morte e della tomba, il Principe della vita: un’impressione che sarà alla base del loro ministero futuro. Questo tipo di “resurrezione” avrebbe solo indebolito l’insegnamento che aveva dato loro in vita e in punto di morte, tutt’al più avrebbe dato solo una voce elegiaca, ma non avrebbe sicuramente cambiato il loro dolore in entusiasmo, il loro dispiacere in adorazione”.

 

·     Il suo corpo fu rimosso dalle autorità romane ed ebree (forse per prevenire una venerazione della tomba).

La Bibbia contiene la registrazione (che compare anche in altre parti della prima letteratura cristiana) che gli ebrei chiesero al procuratore romano di avere una pattuglia di soldati per prevenire ogni tentativo di rimozione del corpo!

Quando la “chiacchiera” della resurrezione di Gesù iniziò a divulgarsi, le autorità furono obbligate a confutare tali voci e in qualità di uomini intelligenti, ben preparati, senza dubbio esaminarono ogni risposta possibile: sarebbe stato irragionevole affermare che i discepoli avevano rubato il corpo!

La “verità”, che le autorità stesse avessero rimosso il corpo, sarebbe stata decisamente più potente!

Non sarebbe stato possibile mostrare i resti, ma la voce avrebbe certamente smesso di circolare.

Forse le autorità ebraiche contavano sulla paura dei discepoli: sapevano che erano fuggiti in preda al terrore, abbandonando il loro Maestro, quando le loro stesse vite erano in pericolo; certo questi uomini senza fegato non avrebbero mai avuto il coraggio di smentire apertamente e in pubblico le autorità.

Tale supposizione risultò esatta poiché settimana dopo settimana, tutto rimaneva silenzioso.

Quello che le autorità ebree non potevano sapere, comunque, era che Gesù aveva detto ai Suoi discepoli di rimanere tranquilli sino a che non avessero ricevuto potenza dallo Spirito di Dio che arrivò improvvisamente quaranta giorni più tardi, nel giorno della Pentecoste, trasformando i discepoli codardi e ipercauti, in uomini che avrebbero rischiato felicemente tutto, la loro reputazione, i loro amici, e le loro stesse vite, per proclamare con coraggio il loro Signore risorto.

Qualunque fosse il ragionamento delle autorità, quando proclamarono la teoria che i discepoli avevano rubato il corpo, esse furono messe in grande imbarazzo dalla predicazione coraggiosa dei discepoli. Un numero crescente di persone si affiancava ai discepoli e accettava il Cristianesimo.

Quando tutto il resto fallì nel tentativo di fermare la crescita del Cristianesimo, sicuramente le autorità avrebbero dovuto produrre la prova innegabile, il corpo!
(vedi anche la teoria numero 2).

 

·     Il suo corpo fu rimosso da Giuseppe d’Arimatea.

Dopo la morte di Gesù, Giuseppe, un Suo seguace ricco ottenne il permesso di prenderne il corpo e lo seppellì prima del sabato. Infatti gli ebrei avevano il divieto di lavorare il sabato e persino di seppellire i morti.

Secondo questa teoria, Giuseppe frettolosamente depose il corpo nella sua tomba perché era vicina. Poi, non appena il sabato fu trascorso, trasferì il corpo in un altro posto.

Se Giuseppe avesse agito in questo modo, avrebbe dovuto farlo di notte, prima che le donne arrivassero, altrimenti quest’ultime l’avrebbero incontrato; tuttavia la notte è un momento piuttosto strano per fare una cosa del genere. Inoltre la rimozione del corpo da parte di Giuseppe sarebbe stata risaputa soprattutto perché avrebbe dovuto avere il permesso delle autorità o altrimenti non avrebbe potuto oltrepassare lo sbarramento delle guardie. Le autorità allora avrebbero saputo e avrebbero potuto mostrare il corpo quando ne fosse sorto il bisogno.

Certamente non sarebbe stato necessario inventare la storia dei discepoli che rubarono il corpo.

 

·     Non fu crocifisso Gesù, ma qualcun altro; uccisero la persona sbagliata.

Questa teoria è per lo più sconosciuta, ad eccezione di alcuni pensatori musulmani che si riferiscono al “vangelo di Barnaba”. Questo “vangelo” sostiene che Giuda sarebbe diventato perfettamente somigliante a Gesù e sarebbe stato poi forzato a soffrire la crocifissione al suo posto.

Gli studiosi hanno analizzato approfonditamente questo documento e lo hanno datato attorno al quindicesimo o sedicesimo secolo, millequattrocento anni dopo Barnaba. Nessuno studioso competente, che abbia analizzato il documento, ha dubbi sulla sua apocrificità.

Anche molti pensatori musulmani hanno scartato questa teoria perché presenta delle contraddizioni inconciliabili e non esistono prove per suffragarla, se non nel Corano, scritto tuttavia molti secoli dopo.

Negli stessi insegnamenti del Corano c’è confusione. In almeno due punti si afferma che Gesù morì, mentre in altri si può dedurre che non morì.

I capi religiosi contemporanei di Cristo Lo odiavano intensamente. Giorno dopo giorno lo spiarono e cercarono di tendergli trappole mentre insegnava pubblicamente tra la folla; erano così abituati alla Sua apparenza che solo un intervento sovrannaturale avrebbe potuto causare un errore di identificazione.

Alcuni hanno affermato che Dio ingannò le persone per preservare dalla morte questo uomo giusto (sebbene altri uomini giusti abbiano sofferto il martirio senza che succedesse tale intervento). Ma ciò significa accusare Cristo e i Suoi discepoli di essere bugiardi, perché gran parte del loro insegnamento era centrato sulla morte e sulla resurrezione inoltre i numerosi profeti che parlarono della morte e della resurrezione di Cristo: Mosè, Davide, Isaia e gli altri, avrebbero commesso un errore grossolano.

Ad ogni modo se Gesù fosse sfuggito alla morte attraverso lo scambio di persona, avrebbe ingannato i Suoi discepoli convincendoli della Sua morte e della Sua resurrezione, altrimenti, i discepoli avrebbero dato le loro vite per qualcosa che sapevano essere falso.

Dopo la Sua morte Cristo apparve ai Suoi discepoli e mostrò loro i segni dei chiodi e la ferita del suo costato.

Un Dio Santo sarebbe colpevole di aver ingannato i Suoi seguaci fedeli con questi segni sul corpo di Gesù?

Questo è sicuramente inconcepibile per ogni mente logica.

Per finire, se qualcuno fosse stato crocifisso al posto di Gesù, cosa successe al corpo di quell’uomo che fu crocifisso?

 

Tutte le prove mostrano il fatto che Cristo risuscitò dalla morte.

Lungo i secoli tanti hanno rifiutato di accettarlo, ma nessuno ha prodotto delle prove, o delle argomentazioni valide per provare che la resurrezione non ebbe luogo.

Gli uomini rifiutano di riconoscere la risurrezione per le implicazioni che questo comporta: se Cristo fosse veramente risuscitato dalla morte, doveva per forza essere quello che dichiarava, e Cristo dichiarava di essere Dio.

Dichiarava di essere il Salvatore che tutti gli uomini dovrebbero seguire e ubbidire.

 

L’AUTORITÀ DELLA FEDE CRISTIANA

La Bibbia, per i cristiani, è d’estrema importanza perché è considerata la Parola di Dio e la sola autorità per la fede, infatti nella Bibbia si trova la rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo e il significato dell’avvicinarsi ad un Dio Santo.

Il Nuovo Testamento è la principale fonte d’informazioni sulla vita e sull’insegnamento di Gesù Cristo.

Cristo fece riferimento al Vecchio Testamento come Parola di Dio, quindi se ne fosse dimostrata la falsità, Cristo stesso perderebbe credibilità.


IL LIBRO UNICO

I nemici del Cristianesimo hanno cercato, senza risultati, di distruggere la Bibbia. In molte nazioni infatti possedere una Bibbia è stato considerato un reato molto grave, tanto che migliaia di persone sono morte, piuttosto che abbandonare il Libro che amavano.

Le autorità ostili hanno spesso istigato masse di persone a bruciare la Bibbia per ridicolizzarla e per sterminarla.

L’imperatore romano Diocleziano, nel tentativo di distruggere il Cristianesimo, condannò a morte tutti coloro che possedevano una copia della Bibbia e gli stessi membri della famiglia dovevano essere giustiziati se nascondevano tale azione illegale.

Due anni più tardi l’Imperatore si vantò: “Ho completamente sterminato il Libro dei cristiani! “; ma quando Costantino poco tempo dopo offrì una lauta ricompensa per una copia della Bibbia, gliene furono portate cinquanta in ventiquattro ore.

Oggi la Bibbia è ampiamente il libro più letto nel mondo.

Il famoso filosofo ateo Voltaire la sminuì e predisse che il Cristianesimo sarebbe scomparso in un secolo o poco più, ma è davvero buffo che oggi la sua casa sia un deposito della Società Biblica francese, un luogo dal quale vengono distribuite migliaia e migliaia di Bibbie!

Tutti coloro che hanno letto la Bibbia o studiato molto a riguardo, ammettono facilmente di essere di fronte ad un Libro unico: la parte più antica è stata tramandata per più di tremila anni, mentre altri scritti contemporanei si sono persi nel corso del tempo. Il suo insegnamento morale ed etico non può essere superato da nessun altro libro e nel corso della storia il suo impatto ha influenzato le vite degli individui e delle società; ovunque c’è stata un’ illuminazione, il progresso ne è stato l’inevitabile conseguenza.

Non solo la Bibbia è unica nella sua indistruttibilità e potenza, ma lo è anche nella sua attribuzione; mentre altri libri sono stati scritti da meri uomini, a volte grandi geni, la Bibbia rivendica di essere stata scritta da uomini sotto la direzione di Dio stesso. Ecco ciò che ci dice in proposito: “Davide stesso ispirato dallo Spirito Santo...”.

“Ogni scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a correggere, a educare alla giustizia”.
“Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia non venne mai dalla volontà di un uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio perché sospinti dallo Spirito Santo”.

“Intorno a questa salvezza indagarono e fecero ricerche i profeti, che profetizzarono sulla grazia a voi destinata. Essi cercarono di saper l’epoca e le circostanze cui faceva riferimento lo Spirito di Cristo che era in loro...”

Quaranta uomini scrissero guidati dallo Spirito Santo, lo Spirito di Dio; usarono tre lingue diverse e appartenevano tutti a differenti classi sociali: un re, un pastore, un profeta, un esattore delle tasse, un medico e un pescatore.

Trascorsero milleseicento anni prima che il libro fosse completato, ma la sua unitarietà è perfetta; i regni sorsero e tramontarono, ci furono periodi di maggiore o minore lealtà, la civilizzazione progredì lentamente e sebbene lo sviluppo sia stato molto più ingente del progresso del libro, non è presente nessuna contraddizione di pensiero e di eventi.

Come sarebbe potuto accadere se Dio non ne fosse stato il regista?

Questo è il libro su cui i veri cristiani basano la loro fede: la Riforma Protestante fu fondata su di un ritorno alla Bibbia come sola autorità, sebbene molti protestanti oggi, affermino di essere liberi da ogni autorità esterna, che sia un credo, una chiesa, o la Bibbia stessa.

I cristiani cattolici romani dicono che la Bibbia e la tradizione (come viene interpretata dalla chiesa cattolica romana) rappresentano la guida infallibile alla fede.

Il cristiano coerente invece rifiuta di accettare ogni tipo di autorità per la quale non ha prove sufficienti e gli scritti addizionali e le tradizioni orali mancano di queste prove.

Giuda, uno scrittore del Nuovo Testamento, parla della “fede che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” e la maggior parte degli studiosi l’interpreta nel senso che non ci sarà nessun altro messaggio divino, ispirato e senza errori.

Prima che chiunque riconosca ad un libro l’autorevolezza per tali rivendicazioni così importanti ha il diritto di chiedere le prove che ne confermano la veridicità.

Le pagine seguenti presentano alcune prove che dimostrano la verità della Bibbia, la Parola di Dio.


AUTENTICITÀ DEL TESTO BIBLICO

Ci sono molte più prove di autenticità per il testo del Nuovo Testamento, che per molti scritti classici, accettati senza problemi; inoltre è davvero strano il fatto che molti storici siano spesso più propensi a riconoscere l’autenticità del Nuovo Testamento, più di quanto non lo siano molti teologi.

L’eventualità della corruzione del testo nel Nuovo Testamento è stata considerata molto presto: critici dei testi, cristiani e non, sono d’accordo nel sostenere che il testo del Nuovo Testamento corrisponde, in linea di massima, esattamente alla
forma originale e le parti in dubbio sono minime e, in ogni modo, non riguardano le dottrine basilari.

Allo stesso modo l’autenticità del Vecchio Testamento è sorprendente: Sir Frederic Kenyon, un’autorità riconosciuta in materia di critica dei testi, sostiene che il Vecchio Testamento è completamente credibile, degno di fiducia e rappresentativo di ciò che gli autori scrissero. Le opinioni di questo studioso sono state confermate da recenti scoperte di manoscritti datati del 100 a. C. e contenenti grandi porzioni del Vecchio Testamento.

Millar Burows, professore all’Università di Yale, commenta: “Questa prova archeologica ha rafforzato la nostra fiducia nell’accuratezza su come i testi ci siano stati trasmessi attraverso i secoli… ha anche mostrato che la sostanza principale di ciò che è stato scritto, persino le parole, nonostante alcune variazioni, è stata tramandata con fedeltà rimarchevole, così che non possono esserci dubbi riguardo all’insegnamento che trasmettono”.

Gli ebrei erano una nazione molto devota e temevano di commettere il più piccolo errore negli insegnamenti religiosi: insegnare una menzogna, anche per far progredire la fede in Dio, avrebbe significato, una volta scoperta, la morte certa. Per questo, ebbero una grandissima cura nel registrare e ricopiare le Scritture ed essendo una nazione conservatrice, lenta al cambiamento di idee o all’accoglimento di nuove rivelazioni, richiedevano prove certe per accettare gli scritti del Vecchio Testamento.

Questi testi (ad eccezione del resoconto della creazione e la prima parte della storia dell’uomo) furono scritti dopo breve tempo dagli eventi registrati e i contemporanei avrebbero facilmente disapprovato false testimonianze, mentre il Vecchio Testamento era nella sua interezza considerato dagli ebrei come l’infallibile Parola di Dio.
Gli scettici che hanno spesso deriso gli eventi incredibili, descritti dalla Bibbia sono stati ripetutamente azzittiti dalle nuove scoperte archeologiche che, confermando l’autenticità dei testi biblici, davano importanza a questo libro.


AUTENTICITÀ DELLA NARRAZIONE BIBLICA

Nel suo libro, Archaeology and Bible history, il dottor Joseph Free riferisce di numerosi fatti e dettagli della Bibbia che erano formalmente messi in dubbio, ma che ora sono stati confermati dalle scoperte archeologiche.

Ecco un esempio: Le scoperte archeologiche fatte a Silo sono... significative perché gli studiosi che influenzavano la critica nel passato, asserivano frequentemente che la storia del tabernacolo a Silo fosse un racconto tardo, fantastico. Questo era basato, in larga parte, sulla teoria che la parte dell’Esodo che racconta di questo tabernacolo era un commento tardo, datato del VI secolo a.C.. Comunque, gli scavi archeologici danesi mostrarono che Silo era al massimo della sua prosperità nel periodo dei giudici; com’è indicato nella Bibbia, e fu distrutto dal fuoco nei giorni di Elia e Samuele.

 

La nazione ittita, menzionata quarantasei volte nel Vecchio Testamento, fu un altro bersaglio e fu ridicolizzata dai non credenti perché altri scritti contemporanei non contengono alcun riferimento a tale nazione quindi molti studiosi avevano concluso che fosse un’invenzione creata dagli scrittori della Bibbia. I ricercatori moderni, invece, sono giunti alla conclusione che gli ittiti erano uno delle più grandi nazioni del mondo antico e grandissime quantità di sculture, tavole, iscrizioni ed esempi della loro arte sono stati portati alla luce nell’attuale Turchia.


Un’altra storia biblica che è stata duramente contestata è il racconto della sconfitta di Gerico. Quando Giosuè arrivò a Gerico, Dio gli diede delle istruzioni insolite: insieme alla sua gente doveva marciare silenziosamente una volta al giorno, per sei giorni, e sette volte il settimo giorno e alla fine di questo doveva fare un grandissimo urlo. Non appena ebbe eseguito gli ordini, le mura della città caddero e Giosuè e la sua gente penetrarono nella città e la conquistarono. Seguendo le istruzioni di Dio la bruciarono senza saccheggiarla.

Il professor John Gargstang ritrovò Gerico tra il 1930 e il 1936 e la sua scoperta fu così inattesa che altri studiosi verificarono i suoi ritrovamenti. Insieme scrissero:
“Le parti esterne delle mura soffrirono molto, i resti caddero per la pendenza. Le parti interne si conservarono solo dove si appoggiavano alla cittadella, o alla torre, sino ad un’altezza di diciotto piedi; in ogni altro luogo erano completamente crollate... il luogo dove sorgevano le mura era pieno di rovine e di macerie. Tracce di fuoco intenso si potevano vedere chiaramente, incluse masse di mattoni arrossati, pietre spezzate, travi bruciate e cenere. Le case lungo le mura furono trovate bruciate al suolo, i loro tetti caduti sulle proprietà domestiche.

Il professor Gargstang conclude: “A questo punto non rimangono dubbi: le mura crollarono in modo così massiccio che chi attaccò poté scavalcare le rovine della città”.


Queste sono alcune delle innumerevoli illustrazioni che possono essere fornite per dimostrare l’accuratezza della Bibbia che in ogni punto in cui è messa alla prova, risulta degna di fiducia.

Riguardo al Vecchio Testamento, W. F. Albright, uno dei preminenti archeologi, dichiara: “Non ci possono essere dubbi: l’archeologia ha confermato la storicità sostanziale della tradizione del Vecchio Testamento”.


Nell’”Ancient Orient and Old Testament
(1966), K. A. Kitchen, lettore nella Scuola di Studi Orientali dell’Università di Liverpool, menziona lo scarso uso fatto dagli studiosi del Vecchio Testamento della vasta ricchezza accumulata nell’Antico Vicino Oriente. Nel suo documentatissimo libro, Mr Kitchen indica che un gran numero di teorie in contrasto con la Bibbia erano state sviluppate a partire da ipotesi e non da fatti e si sono rivelate erronee in seguito alla conoscenza crescente dell’Antico Vicino Oriente. Uno di questi esempi è la teoria che buona parte del Vecchio Testamento (specialmente i primi cinque libri) può non essere stata scritta al tempo indicato dalle Scritture, ma molto più tardi. In questo modo i fatti rafforzano notevolmente la Bibbia, più di quanto non facciano le ricostruzioni degli scettici.

Le teorie correnti nello studio del Vecchio Testamento, sebbene brillantemente concepite ed elaborate, erano principalmente stabilite in uno spazio con pochi riferimenti all’Antico Vicino Oriente, e troppo spesso in accordo con un a priori di principi filosofici e letterari. E’ solamente perché le informazioni dell’Antico Vicino Oriente coincidono molto meglio con l’esistente struttura della storia, della letteratura e della religione del Vecchio Testamento più che con delle ricostruzioni teoriche, che siamo obbligati... a interrogare o addirittura ad abbandonare tale teoria senza riguardi alla loro popolarità. I fatti; non i voti determinano la verità. Qui non vogliamo difendere un ritorno al punto di vista e alle tradizioni “pre-critiche”... semplicemente per il loro proprio interesse e per l’interesse della teologia ortodossa. Bisogna chiaramente far notare che nessun cosiddetto appello è stato fatto ad un punto d’inizio teologico nel corpo di questo lavoro... se alcuni dei risultati raggiunti qui si avvicinano ad uno sguardo tradizionale o sembra essere d’accordo con l’ortodossia teologica, questo è semplicemente perché la tradizione in questione o questa ortodossia è molto più chiusa ai fatti reali che è comunemente realizzata.
Sebbene nessuno debba preferire la mera ortodossia alla verità, è anche perverso negare che lo sguardo ortodosso sia vero.

 

Sir William Ramsay, uno studioso molto conosciuto nel mondo antico, una volta credeva fermamente che la Bibbia, in particolare il libro degli Atti, scritto da Luca, fosse inattendibile.

Giovane professore come prima cosa iniziò a studiare le rovine palestinesi e, fiducioso del proprio sguardo, si aspettava di scoprire molte discrepanze tra le registrazioni della Bibbia e i ritrovamenti archeologici.

Dopo anni di studi fu costretto a cambiare le sue idee tanto da diventare persino un credente convinto che la Bibbia fosse la Parola di Dio: i suoi ritrovamenti avevano sempre confermato i resoconti biblici. Pubblicando la sua opinione disse: “Ritengo che la storia di Luca sia insuperabile per la sua attendibilità... Si potrebbero analizzare le parole di Luca ad un livello molto più accurato di quello di ogni altro storico ed esse sopporterebbero lo scrutinio più scrupoloso e il trattamento più duro”.


SCIENZA MODERNA IN UN LIBRO ANTICO

Sebbene lo scopo principale della Bibbia non sia dare informazioni scientifiche, risulta accurata nel toccare argomenti scientifici ed è caratterizzata da oggettività, specialmente se è paragonata ad altri scritti antichi.

Uno dei passaggi più discussi della Bibbia è stato il resoconto della creazione del mondo nei primi capitoli della Genesi. Varie teorie sono state utilizzate per spiegarne il significato e gli stessi cristiani qualche volta vi attribuiscono valenze differenti.

Lo scopo del resoconto della Bibbia, comunque, non è dare una dettagliata spiegazione di come le cose siano arrivate all’esistenza, ma piuttosto di enfatizzare semplicemente il fatto che Dio sia responsabile della loro esistenza.

Egli è colui che ha creato ogni cosa.

I dettagli riguardo alle origini dati dalla Bibbia coincidono con le moderne scoperte scientifiche. Numerosi scienziati hanno fatto grafici per dimostrare quanto sia accurata questa corrispondenza.

Nei nostri musei e nelle nostre biblioteche conserviamo le ipotesi sulla creazione formulate dai contemporanei degli scrittori della Bibbia e questi resoconti sono pieni di credenze e di miti fantastici.

In tutte le scoperte archeologiche non è mai stato ritrovato qualcosa di simile al resoconto della Genesi.

Uno scienziato obbiettivo dovrebbe prendere in considerazione tutti i fatti rilevanti: il primo capitolo della Genesi affronta nel modo giusto tutte le tappe più importanti come nessun altra religione o filosofia ha mai fatto; mostra che l’uomo non è una macchina, il risultato di un universo deterministico, ma una persona reale che sperimenta per se stesso scelte, valore, amore, comunicazione, e tutte quelle cose che rendono la vita degna di essere vissuta; tutto ciò semplicemente affermando che Dio fece l’uomo a Sua immagine.

 

Il Dottor Harry Rimmer scrive di un incidente accadutogli mentre leggeva l’episodio del famoso tabernacolo di Mosè costruito selvaggiamente.

Mosè ebbe la risposta ad un problema che affligge la moderna ingegneria nei deserti, fece notare il dottore, e fu in grado di costruire una struttura stabile su fondamenta di sabbia. Alla fine della lettura un ingegnere si alzò e disse: «Voglio commentare quanto ha detto l’oratore a proposito del tabernacolo. Concordo pienamente con lui, perché ho appena fatto un’esperienza del genere. Un mio amico ideò un tipo di casa “a castello” per un squadra di costruttori che doveva lavorare nel deserto, ed usò la stessa idea di panelli agganciati con una corda ed un chiavistello. Chiese il brevetto e l’ufficio glielo rifiutò. Si appellò alla Corte Federale per obbligare l’Ufficio Brevetti a ratificare la richiesta, ma perse. Il giudice gli rispose che dal momento che Mosè aveva usato l’idea tremilacinquecento anni prima, era troppo tardi ora per chiedere il brevetto
L’ingegnere si sedette circondato dalle risate compiaciute e dagli applausi dei suoi colleghi, avendo inconsciamente illustrato le modernità di questo Libro antico: il volume più vecchio della storia dell’uomo moderno come l’ingegneria pratica del ventesimo secolo!


Anche nella sfera della medicina la Bibbia contiene insegnamenti la cui validità è stata riconosciuta solo in tempi recenti. L’illustrazione seguente è solo una delle tante che potrebbe essere citata.

Una sera un uomo dignitoso entrò nella propria casa. Stanco del suo solito pomeriggio a cavallo, si coricò per riposare. Il tempo inclemente gli aveva procurato una leggera tosse. La mattina si svegliò febbricitante e stanchissimo, vittima di un semplice raffreddore. Seguendo le istruzioni mediche prescritte, un giovane servo fu chiamato a fare il salasso al paziente. Quando il paziente peggiorò notevolmente, fu chiamato il medico e altro sangue gli fu tolto dalle vene. La perdita di così tanto sangue fu fatale per il malato.

Così morì l’amato primo presidente americano, George Washington.

L’ironia della storia è che al fianco dell’eroe militare e politico morente stava un Libro ben conosciuto che contiene queste parole: “La vita della carne è nel sangue”. L’uomo che aveva detto: “E’ impossibile governare con giustizia il mondo senza Dio e la Bibbia” morì vicinissimo alle parole che avrebbero potuto salvargli la vita.

Tutti i ritrovamenti di resoconti medici risalenti sino la 1600 a.C. parlano della malattia come di un fenomeno da attribuire a forza sovrannaturali. Le cure comprendevano incantesimi, amuleti ecc.

Altre fonti confermano che questo era l’approccio alla medicina dell’antichità.

La Bibbia, invece, è importante per i suoi insegnamenti medici. Mosè, ad esempio, aveva trasmesso questa legge: si potevano mangiare solo gli animali con lo zoccolo diviso e ruminanti. La medicina attuale ne sottolinea la saggezza: l’uomo moderno mangia il maiale e il coniglio, ma molti esperimenti hanno rivelato che questi animali sono responsabili di infezioni causate dai parassiti e solo se sono stati nutriti e cotti nel modo appropriato, sono sicuri per il consumo. Inoltre un animale morto di morte naturale non doveva essere mangiato: la scienza medica ha dimostrato come tali bestie siano cariche di germi o parassiti.

Solo negli anni recenti l’uomo ha scoperto il pericolo dell’acqua inquinata dove tifo e colera si diffondono largamente. Dio aveva già detto di non bere l’acqua in cui fosse trovato un animale morto e di considerare acqua potabile solo quella dei bacini ampi e quella che scorre.

La quarantena è stata un altro importante passo avanti per la tutela della salute.

La gonorrea è una malattia venerea di cui il sintomo più comune è l’emissione di pus dagli organi genitali.

Il capitolo 13 di Levitico affrontava questa situazione.

C’erano anche leggi per la lebbra che colpiva una persona, gli abiti e la casa: non ci sono prove che suggeriscono che questo tipo di lebbra sia la stessa malattia conosciuta oggi come malattia di Hansen, ma la lebbra della casa o degli indumenti doveva essere una specie di fungo.

Regole riguardanti queste cose si trovano in Levitico 13 e 14.

Sappiamo ora che molte malattie sono diffuse dai rifiuti umani. Mosè aveva dato istruzioni severe in proposito: dovevano essere interrati e non lasciati in superficie, dove avrebbero attratto mosche, che avrebbero diffuso malattie all’uomo.

L’astronomia ebbe origine con Ipparco che durante gli anni 161-126 a.C. registrò un totale di milleottanta stelle. Trecento anni più tardi Ptolomeo accettò l’accuratezza di questo conteggio. Queste certezze non furono mai discusse seriamente prima dell’invenzione del telescopio da parte di Galileo nel diciassettesimo secolo. Il telescopio rivelò incalcolabili milioni di stelle sparse per lo spazio. Centinaia di anni prima la Bibbia, uguagliando il numero delle stelle al numero dei granelli di sabbia, registrava le parole di Dio ad Abrahamo. “Guarda verso il cielo il numero delle stelle, se sei capace di contarle!” Poi gli disse, “Cosi sarà la tua discendenza... moltiplicherò i tuoi discendenti come le stelle del cielo e come la sabbia del mare”. Il profeta Geremia scrisse “la schiera del cielo non può essere contata e la sabbia del mare non può essere misurata”.

 

UNO SGUARDO AL FUTURO

Le persone colte si astengono dal fare delle predizioni per il futuro anche se alcuni azzardano con coraggio qualche supposizione, pochi, tuttavia, si pronunciano sugli eventi riguardanti il futuro, in particolare quello più lontano.

Anche le previsioni del tempo, basate su calcoli scientifici e proiettate nel futuro solo di un giorno, spesso si rivelano inattendibili.

Questo argomento mette in gioco la reputazione della Bibbia e permette di affermare che la Bibbia è la Parola di Dio, infatti contiene centinaia di profezie e neppure una di queste si è dimostrata errata; alcune non si sono ancora realizzate, ma non ci sono elementi che ci possono far concludere che non siano attendibili.

Il capitolo ventisei del libro di Ezechiele (scritto circa nel 590 a.C.) racchiude profezie dettagliate riguardanti la caduta di Tiro, l’allora ricco centro commerciale sulla costa settentrionale della Palestina.

Dio fece questa affermazione: “...o Tiro... Io farò salire contro di te molti popoli... Essi distruggeranno le mura di Tiro, e abbatteranno le sue torri; Io spazzerà via da lei la polvere e farò di lei una roccia nuda. Essa sarà, in mezzo al mare, un luogo da stendere le reti... Ecco Io faccio venire dal settentrione, contro Tiro, Nabucodonosor, re di Babilonia… getteranno in mezzo al mare le tue pietre, il tuo legname, la tua polvere... Tutti i principi del mare... si avvolgeranno nello spavento”.

Nel 573 a.C. Nabucodonosor prese la città, dopo un assedio di tredici anni, ma gli abitanti fuggirono nell’isola che si trovava di fronte alla città, con gli oggetti di valore.

Nabucodonosor incapace di proseguire oltre, tornò a Babilonia.

Duecentocinquant’anni più tardi sotto il dominio di Alessandro il Grande, molte nazioni, assediarono la città sull’isola. Nel tentativo di conquistarla Alessandro fece costruire una strada tra la terra ferma e l’isola usando le pietre e il legname delle rovine della vecchia città. Siccome questo materiale non era sufficiente, ne raschiò perfino la polvere. Così l’occupò.

Altre città vicine, impaurite da questa conquista, si arresero senza opposizione.

Oggi, duemilacinquecento anni più tardi, il posto sarebbe ideale per un insediamento umano, ma giace in rovine: è un luogo, pianeggiante, arido, senza importanza dove i pescatori stendono ancora le loro reti.

Anche Babilonia fu oggetto di un’insolita profezia: “Babilonia.., non sarà mai più abitata, di epoca in epoca nessuno vi si stabilirà più; l’Arabo non vi pianterà più la sua tenda, né i pastori vi fa ranno più riposare le loro greggi; ma vi riposeranno le bestie del deserto” (712 a.C.).

“Da te non si trarrà più pietra angolare, né pietre da fondamenta; ma tu sarai una desolazione perenne” (600 a.C.).

Babilonia è stata una delle più grandi città di tutti i tempi; era circondata da un fossato e da doppie mura; un fiume scorreva in mezzo alla città e garantiva sufficienti provviste d’acqua; inoltre dentro le mura c’era terra sufficiente da procurare cibo. Questa grande città cadde nel 538 a.C.. Oggi non vive più alcun essere umano lì; i suoi soli abitanti sono gli sciacalli e le bestie feroci; non ci sono ovili e neanche le rocce sono mai state recuperate per essere usate in altro modo. Sebbene i turisti affollino le rovine di molte città antiche, Babilonia non è tra queste ed è visitata solo sporadicamente.

Le profezie riguardanti i territori e il popolo d’Israele sono le più affascinanti.

I dettagli scritti tanti secoli fa sono tanto rilevanti oggi da indicare la sovranità di Dio nella storia.

Dio promise ad Abramo che i suoi discendenti avrebbero avuto una benedizione speciale, sarebbero stati innalzati tra le nazioni e i nemici dei Giudei sarebbero stati umiliati (Genesi 12:1-3; Deuteronomio 26:19; 33:29; Geremia 30:16; e molti altri).

In molte nazioni il coinvolgimento dei giudei nelle cariche più importanti in ogni ambito della vita sociale ha ricordato al mondo le parole dell’epoca antica. Alcuni addirittura hanno visto nella divisione della Germania in est e ovest e nella mancanza di unità delle forze arabe un compimento delle profezie a proposito dei nemici degli ebrei che sarebbero stati umiliati.

D’altra parte, Dio avverte gli israeliti che Egli avrebbe devastato la loro terra, che li avrebbe dispersi tra le nazioni, che avrebbe sfoderato la spada contro di loro (Levitico 26:31-33) e che l’unico scopo dei loro avversari sarebbe stato il loro annientato (Salmo 83:4). Il massacro che gli ebrei hanno subito e le deportazioni in ogni nazione della terra sono ben conosciuti. Questa immagine di Dio che abbandona Israele non è tuttavia l’unica: verso gli ultimi tempi ci sarà un gran ritorno nella terra di Israele (Ezechiele 38, 39), il suolo sarà nuovamente fecondo (Isaia 35:1-3; 51:3) e gli ebrei non saranno più sradicati dalla terra di cui hanno avuto il possesso (Amos 9:14,15). Le scritture mostrano un ritorno ad Israele da tutte le parti del mondo e particolarmente significativo sarà il ritorno degli ebrei “dalle nazioni del nord”:
“Perciò ecco, i giorni vengono”, dice il SIGNORE “in cui non si dirà più: «Per la vita del SIGNORE che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto» ma: «Per la vita del SIGNORE che ha condotto i figli d’Israele fuori dal paese di settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati lo li ricondurrò nel loro paese che avevo dato ai loro padri»” (Geremia 16:14-15).

Riguardo alla città di Gerusalemme il nostro Signore disse: “Gerusalemme sarà calpestata dai popoli finché i tempi delle nazioni siano compiuti” (Luca 21:24).

Gerusalemme è stata una città di battaglia: è stata conquistata da diverse nazioni più di venti volte e poiché ora è in mano agli ebrei alcuni pensano che la seconda venuta di Cristo sia vicina.

Questi sono solo alcuni esempi delle profezie della Bibbia.

Come possono essersi realizzate in modo così preciso?

Nessuno può provare che siano state scritte dopo l’accadere degli eventi, per molte di esse, invece, ci sono prove evidenti che siano state registrate molto tempo prima.

Ancora più sorprendenti sono le profezie che riguardano Cristo. Il Vecchio Testamento contiene più di trecento riferimenti al Messia promesso (l’Unto) e molti di questi Cristo li attribuì a Se stesso.

Gli ebrei che odiavano Gesù cercarono di screditare in ogni modo le Sue parole e le Sue azioni, ma non sono state registrate le argomentazioni che vennero usate per smentire i Suoi riferimenti al Vecchio Testamento, in quanto i nemici erano ben a conoscenza dell’esistenza delle profezie!

Nonostante questo alcuni affermarono che le profezie riguardanti Cristo furono aggiunte successivamente alla Sua venuta, ma quest’idea non è più stata accettata dai critici della Bibbia dal momento in cui sono stati ritrovati un numero così ampio di manoscritti che ne dimostrano l’infondatezza. Particolarmente famose sono state le recenti scoperte dei Rotoli del Mar Morto che contengono porzioni di profezie dal libro di Daniele ed una edizione completa di Isaia, il libro più conosciuto del Vecchio Testamento in merito alle profezie riguardanti il Messia.

Lo scetticismo che provocò questa scoperta costrinse questi ritrovamenti ai più rigorosi esami.

E il risultato fu che la loro autenticità è ben provata.

W. F. Albright datò queste ultime scoperte attorno il 100 a.C. e S. A. Birbaum, della London School of Oriental and African Studies, datò il manoscritto di Isaia tra il 173 e il 140 a. C.. Questa data è generalmente accettata da altri paleografi, sebbene alcuni lo fanno risalire ad un quarto di secolo più tardi.

Per facilitare il confronto abbiamo affiancato le profezie del Vecchio Testamento con gli adempimenti registrati nel Nuovo Testamento: le date approssimative delle profezie sono messe tra parentesi e l’adempimento è avvenuto tra il 4 a.C. e il 29 d. C., gli anni in cui Cristo è stato sulla terra.

Alcuni suggeriscono che Cristo deliberatamente cercò d’adempiere queste profezie in modo da poter attribuire a Se stesso il titolo di Messia, tuttavia molte di queste sono casuali, quindi Cristo non ne avrebbe avuto il controllo se non fosse stato Dio.

 

 

Un profeta sorse poco prima dell’inizio del ministero di Gesù.

Questo profeta indirizzava le persone a Gesù.

 

PROFEZIA

COMPIMENTO

“Ecco Io vi mando il Mio messaggero, che spianerà la via davanti a Me e subito il Signore, che voi cercate, l’Angelo del patto, che voi desiderate entrerà nel Suo tempio. Ecco Egli viene”

 

Malachia 3:1 (400 a. C.)

Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati.

 

Marco 1:4

La voce di uno che grida: “Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio”

 

Isaia 40:3

Ora il popolo era in attesa e tutti si domandarono in cuor loro se Giovanni fosse il Cristo. Giovanni rispose, dicendo a tutti: “Io vi battezzo con acqua; ma viene Colui che è più forte di me... “

 

Luca 3:15-16

 

Il Messia doveva nascer e da una vergine.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco la vergine concepirà, partorirà un figlio e lo chiamerà Emmanuele.

 

Isaia 7:14 (700 a. C.)

 

(Alcune domande sono sorte come ad esempio se la parola “almah” dovrebbe essere tradotta con “vergine” o “giovane donna”. “Vergine” è stata preferita per:

·     Gli altri usi di “almah” nel Vecchio Testamento hanno questo significato;

·     Il contesto lo favorisce;

·     La Septuaginta (la traduzione greca del Vecchio Testamento fatta prima di Cristo) usa in greco il termine “vergine”;  

·     Matteo, nel Nuovo Testamento, usa il termine greco “vergine”).

Al sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret a una vergine fidanzata ad un uomo chiamato Giuseppe. ...L’angelo le disse: “Ecco tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo...“ ... Maria
chiese all’angelo: “Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?” L’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra Sua; perciò anche Colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio... poiché nessuna parola di Dio rimane inefficace”.

 
Luca 1:26-37

 

(Giuseppe) prese con sé sua moglie e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.

 

Matteo 1:23

 

Il Messia promesso doveva nascere in una piccola città chiamata Betlemme di Giudea.

PROFEZIA

COMPIMENTO

“Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà Colui che sarà dominatore di Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”

 

Michea 5:1

In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero... Tutti andarono a farsi registrare, ciascuno alla sua città. Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria sua sposa che era incinta. Mentre erano là si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito...”

 

Luca 2:1, 3-7

 

Il Messia doveva essere come Mosè.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Per te il SIGNORE, il tuo Dio, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta come me; a Lui darete ascolto!

 
Deuteronomio 18:15

 
Io farò sorgere per loro un profeta come te in mezzo ai loro fratelli, e metterò le Mie parole nella sua bocca ed Egli dirà loro tutto quello che Io gli comanderò.

Deuteronomio 18:18 (1400 a. C.)

(Questa profezia è spiegata in Atti 3:22 e 7:37. I cristiani hanno notato numerose somiglianze tra Mosè e Cristo. Entrambi erano discendenti di Abrahamo, sfuggirono alla morte ancora piccolissimi digiunarono quaranta giorni... fecero miracoli funsero da mediatori per degli uomini peccatori, istituirono un cerimoniale che continua ancor oggi: la pasqua ebraica e la cena del Signore, la prima ombra di una realtà successiva).

 

Il Messia doveva esser un discendente di Davide ed il Suo Regno doveva durare per sempre.

PROFEZIA

COMPIMENTO

…per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre...


Isaia 9:6 (700 a. C.)

 
“La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo regno sarà reso stabile per sempre”.

 

2 Samuele 7:16 (1000 a.C.)

L’angelo le disse: “.. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli sulla casa di Giacobbe in eterno, e il Suo Regno non avrà mai fine”.

 

 

Luca 1:30-32

 

 

 

 

 

 

Il Re doveva entrare in Gerusalemme in groppa ad un asino.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda gridi di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo Re viene a te; Egli è giusto e vittorioso, umile in groppa ad un asino, sopra un puledro, piccolo dell’asina.

 
Zaccaria 9:9 (500 a. C.)

 

 

 

 

I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato, condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. La maggior parte delle folle stese i mantelli sulle via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. Le folle che precedevano e quelle che seguivano dicevano: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel Nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!

 

Matteo 21:6-9

 

Il Messia sarebbe stato tradito per trenta pezzi d’argento. I soldi sarebbero stati dati ad un vasaio nella casa del Signore.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Anche l’amico con il quale vivevo in pace, in cui avevo fiducia, e che mangiava il mio pane, si è schierato contro di me.

 

Salmo 41:9 (1000 a. C.)

Allora uno dei dodici; che si chiamava Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti; e disse loro “Che cosa siete disposti a darmi se io ve lo
consegno?” Ed essi gli fissarono trenta sicli d’argento.

 
Matteo 26:14-15

 

…ecco arrivare Giuda, uno dei dodici ed insieme a lui una gran folle con spade e bastoni; da parte dei capi sacerdoti e degli anziani del popolo. Colui che lo tradiva aveva dato loro un segnale dicendo: “quello che bacerò è lui prendetelo” E in quell’istante,  avvicinatosi a Gesù gli disse “Ti saluto, Maestro!” e gli diede un lungo bacio. Ma Gesù gli disse: “Amico che cosa sei venuto a fare?”

 
Matteo 26:47-50

 

Allora Giuda.., vedendo che Gesù era stato condannato, si penti e riportò i trenta siculi d’argento ai capi sacerdoti e agli anziani dicendo: “Ho peccato, consegnandovi sangue innocente” Ma essi dissero: “Che c’importa? Pensaci tu”. Ed egli buttati i siculi nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i capi dei sacerdoti presi quei sicli dissero:
“Non è lecito metterli nel tesoro delle offerte, perché sono prezzo di sangue”.  E, tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio perché servisse per le sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo, fino al giorno d’oggi è stato chiamato “Campo di Sangue”

 
Matteo 27: 3-8

 

Il Messia sarebbe stato picchiato e tutti i Suoi seguaci Lo avrebbero abbandonato.

PROFEZIA

COMPIMENTO

“Insorgi o spada, contro il mio pastore, contro l’uomo che mi è compagno!” dice il Signore degli eserciti. “Colpisci il pastore e siano disperse le pecore!”

 

Zaccaria 13:7 (500 a. C.)

(subito dopo il suo arresto Gesù disse) “Voi siete usciti con spade e bastoni, come contro ad un brigante, per prendermi. Ogni giorno sedevo nel tempio ad insegnare e voi non mi avete preso; ma tutto questo è avvenuto affinché si adempissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli l’abbandonarono e fuggirono.

 

 Matteo 26:55-56

 

La faccia e il corpo del Messia sarebbero stati così mutilati che avrebbe difficilmente somigliato ad un uomo.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Come molti vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto di non sembrare più un figlio d’uomo),...

 

Isaia 52:14 (700 a. C.)

Allora gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri Lo schiaffeggiarono...

 

Intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e inginocchiatisi davanti a Lui; lo schernivano, dicendo: “Salve, re dei giudei!”

 

Matteo 26:67; 27:29-30

 

Il Messia doveva essere conosciuto in tutto il mondo.

PROFEZIA

COMPIMENTO

così molte saranno le nazioni di cui Egli desterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca davanti a Lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito.

 

Isaia 52: 15 (700 a. C)

(In tutte le nazioni del mondo si trovano seguaci del Messia, Gesù.

Anche dei sovrani hanno riconosciuto la Sua sovranità.

Comunque questo passo si riferisce principalmente al futuro quando Cristo ritornerà sulla terra in gloria).

 

I messaggeri di Dio avrebbero proclamato il Messia, ma pochi avrebbero creduto.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Chi ha creduto a quello che gli abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio di Dio?

 

Isaia 53:1 (700 a. C.)

Sebbene avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non rendevano in Lui; affinché si adempisse la parola del profeta Isaia...

Giovanni 12 :37-38

 

Né la città di provenienza né l’apparenza del Messia avrebbero attratto gli uomini a Lui.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Egli è cresciuto davanti a Lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi; né aspetto tale da piacerci  

 

Isaia 53:2

Natanaele gli disse: “Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?”

(Gesù visse a Nazaret)

 

Giovani 1:46

 

Il Messia avrebbe sofferto per l’uomo e sarebbe stato da questi rigettato.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore familiare con le sofferenze, pari a Colui davanti al quale, ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che Egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi Lo ritenemmo colpito, percosso da Dio e umiliato!,

 

Isaia 53:3-4 (700 a. C.)

(Vedi i numeri 8 e 9 per i versetti che mostrano l’abuso a cui fu sottoposto)

 

Poi venuta sera, gli presentarono molti indemoniati; ed Egli con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati affinché si adempisse quel che fu detto per bocca del profeta Isaia: “Egli ha preso su di Sé le nostre infermità e ha portato le nostre malattie”

 

Matteo 8:16-17

 

Il Messia avrebbe pagato il prezzo del peccato dell’uomo attraverso le Sue sofferenze.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace è caduto su di Lui e mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di Lui l’iniquità di noi tutti.

 

Isaia 53:5-6 (700 a. C.)

... Cristo morì per i nostri peccati, secondo le scritture.

 

1 Corinzi 13:3

 

...Egli ha portato i nostri peccati nel Suo corpo, sul legno della croce, affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le Sue lividure siete stati guariti. Poiché eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.

 

1 Pietro 2:24, 25

 

Il Messia sarebbe stato perseguitato e alla fine ucciso come martire, e ciò nonostante avrebbe affrontato tutto con calma e senza cercare di giustificare Se stesso.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, Egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della Sua generazione chi rifletté che Egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del Mio popolo?

 

Isaia 53:7-8 (700 a. C.)

 

Ed ecco, uno di quelli che erano con Lui, stesa la mano, prese la spada, la sfoderò e colpito il servo del sommo sacerdote, gli recise l’orecchio. Allora Gesù gli disse: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada. Credi forse che Io non potrei pregare il Padre Mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d’angeli? Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali bisogna che così avvenga?”

 

Matteo 26:51-54

 

E il Sommo sacerdote alzatosi in piedi gli disse: “Non rispondi nulla? Non senti quello che testimoniano costoro contro di Te?” Ma Gesù taceva…

 

E accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: “Non senti quante cose testimoniano contro di Te?” Ma Egli non rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto.

 

Matteo 26:62, 63; 27:12-14

 

 

 

Il Messia sarebbe stato senza peccato eppure la Sua morte lo avrebbe reso simile ai malvagi, ma Lo avrebbe anche avvicinato ad un uomo ricco.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella Sua morte, Egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella Sua bocca.

 

(Generalmente il corpo avrebbe dovuto essere messo in una fossa comune con altri “criminali”. Ma Dio aveva altri piani, e così fu sepolto nella tomba di un ricco signore. Il Messia doveva morire sebbene fosse innocente e non avesse commesso alcuna violenza o azione sbagliata).

 

Isaia 53:9 (700 a. C.)

 

Allora furono crocifissi con Lui due ladroni, uno a destra e l’altro a sinistra.

 

Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi presentandosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse dato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito, e lo depose nella propria tomba nuova...

 

Matteo 27:38, 57-60

 

Egli non commise peccato e nella Sua bocca non si è trovato inganno.

 

2 Pietro 2:22

 

Le sofferenze e la morte del Messia avrebbero fatto parte del piano di Dio.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Ma il SIGNORE ha voluto stroncano con i patimenti. Dopo aver dato la Sua vita in sacrificio per il peccato, Egli vedrà una discendenza, prolungherà i Suoi giorni, e l’opera del SIGNORE prospererà nelle Sue mani.

 

Isaia 53:10 (700 a.C.)

. . . quest’uomo (Gesù), quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, Lo uccideste.


Atti 2:23

 

Le sofferenze del Messia, espressione del peccato del genere umano, avrebbero soddisfatto la giustizia di Dio per la punizione del peccato.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Egli vedrà il frutto del Suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la Sua conoscenza, il Mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà Egli stesso delle loro iniquità,

 

Isaia 53:11 (700 a. C.)

Vi sia dunque noto, fratelli, che per mezzo di Lui vi è annunciato il perdono dei peccati; e, per mezzo di Lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto
essere giustificati mediante la legge di Mosè.


Atti 13:38-39

 

Il Messia sarebbe morto tra i malfattori e avrebbe interceduto per i peccatori.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Perciò Io gli darò la Sua parte fra i grandi, Egli dividerà il bottino coi potenti, perché ha dato Se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori perché Egli ha portato i peccati di molti ed ha interceduto per i colpevoli.

Isaia 53:12 (700 a. C.)

E con Lui crocifissero due ladroni uno alla Sua destra e uno alla
Sua sinistra.

 
Marco 15:27

 

“Egli è stato condannato coi malfattori”.

 

Gesù diceva: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”

 

Luca 22:37; 23:34

 

Dio nella Sua Santità avrebbe abbandonato il Messia, quando si sarebbe fatto carico dei peccati del genere umano

PROFEZIA

COMPIMENTO

Dio Mio, Dio Mio, perché Mi hai abbandonato? Te ne stai lontano senza soccorrermi senza dare ascolto alle parole del Mio gemito! Dio mio, Io grido di giorno, ma Tu non rispondi e anche di notte, senza interruzione. Eppure Tu Sei il Santo...

 
Salmo 22:1-3 (1000 a.C.)

... Gesù gridò a gran voce: “.. Dio Mio, Dio Mio, perché Mi ha abbandonato?”

 

 

Matteo 27:46

 

 

Il Messia sarebbe stato ridicolizzato e preso in giro dalla gente.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Ma Io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, il disprezzato al popolo. Chiunque mi vede si fa d beffe di Me; allunga il labbro, scuote il capo dicendo: “Egli si affida al SIGNORE; Lo liberi dunque; Lo salvi, poiché lo gradisce”.

 

(Salmo 22:6-8 ,1000 a. C.)

E quelli che passavano di là, lo ingiuriavano, scuotendo il capo e dicendo: “Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva Te stesso se Tu sei Figlio di Dio, e scendi giù dalla croce!” Così pure, i capi dei sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano: “Ha salvato altri non può salvare Se stesso! Se Lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce e noi crederemmo in Lui! Si e confidato in Dio, Lo liberi ora se Egli lo gradisce, poiché ha detto: “Son Figlio di Dio” E nello stesso modo Lo insultavano anche i banditi che erano con Lui.

 

Matteo 27:39-44

 

Il Messia doveva essere crocifisso. I Suoi esecutori avrebbero tirato a sorte per i Suoi indumenti.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Io sono come acqua che si sparge, e tutte le Mie ossa sono slogate; il Mio cuore è come cera, si scioglie in mezzo alle Mie viscere. Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi si attacca al palato; Tu mi hai posto nella polvere della morte, Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori mi ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi. Posso contare tutte le Mie ossa. Essi mi guardano e mi osservano: spartiscono fra loro le Mie vesti e tirano a sorte la Mia tunica.

 

Salmo 22:14-18 (1000 a. C.)

 

(La morte per crocifissione è descritta in questi versetti. Le ossa escono dalle loro giunture; il sudore è abbondante; il cuore afflitto; la forza esaurita; la sete intensa; le mani e i piedi sono forati e la vittima è fatta spettacolo per coloro che osservano)

 

I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù presero le Sue vesti e ne fecero quattro parti una parte per ciascun soldato. Presero anche la tunica, che era senza cinture, tessuta per intero dall’alto in basso. Dissero allora tra loro: “Non stracciamola ma tiriamo a sorte a chi tocchi”

 

Giovanni 19:24

 

Le Sue ossa non sarebbero state rotte, ma sarebbe stato trafitto.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Egli preserva tutte le Sue ossa; non se ne spezza neanche uno.


Salmo 34:20 (1000 a. C.)

 

…essi guarderanno a Me come Colui che hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.

 

 Zaccaria 12:10 (500 a.C.)

.. .ma giunti a Gesù, Lo videro già morto, e non gli spezzarono le gambe ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia...
Poiché questo e avvenuto affinché si adempisse la Scrittura...

 

Giovanni 19:33-36


Gli sarebbe stata offerta una bevanda amara.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Hanno messo fiele nel Mio cibo, e mi hanno dato da bere aceto per dissetarmi.

 

Salmo 69:21 (1000 a.C.)

. . .gli diedero da bere del vino mescolato con fiele...

 

Matteo 27:34

 

Il Messia sarebbe risorto dalla morte e sarebbe stato visto dai Suoi fratelli.

PROFEZIA

COMPIMENTO

Io annunzierò il Tuo Nome ai Miei fratelli; Ti loderò in mezzo all’assemblea.

 

(Il Messia stava lodando Dio tra credenti e ciò sarebbe successo solo dopo la scena della morte descritta nei versetti precedenti dello stesso salmo. Come sarebbe stato possibile se non fosse resuscitato?)

 

Salmo 22:22

 

Perciò il Mio cuore rallegra, l’anima Mia esulta; anche la Mia carne dimorerà al sicuro, poiché Tu non abbandonerai l’anima Mia in potere della morte, nè permetterai che il Tuo Santo subisca la decomposizione. Tu mi insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in Tua presenza; alla Tua destra vi son delizie in eterno.

 

Salmo 16:9-11 (1000 a. C.)

 

(Il “Tuo Santo” ovviamente si riferisce a Dio, perché nessuno è santo se non Lui. Il Santo visita il soggiorno dei morti, ma il Suo corpo non rimane morto abbastanza a lungo. Sperimenta di nuovo la vita. Prende piacere nella mano destra di Dio; che è in cielo).

“... Fratelli si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d’oggi tra di noi. Egli dunque essendo profeta e sapendo
che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono
avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti previde la risurrezione di Cristo e ne parlo dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti e che la Sua carne non avrebbe subito la decomposizione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio

 

Atti 2:29-33 a

 

Il salmo 110 è una profezia spesso ripresa nel Nuovo Testamento e uno sguardo attento alle parole in ebraico usate nel primo e nel quinto versetto rivelano che Dio è alla destra di Dio.

Si potrebbero tradurre così questi versetti: Dio ha detto al mio Signore (il termine ebraico non indica se “Signore” si riferisca a Dio o ad una persona umana), “Siedi alla Mia destra finché abbia fatto dei Tuoi nemici lo sgabello dei Tuoi piedi”. Dio è alla tua destra.

Il quinto versetto poi chiarisce se il termine “Signore” si riferisca a Dio o ad una persona umana e per i trinitari il versetto rappresenta una bellissima sorpresa; per gli ebrei unitari che credono nell’ispirazione di Davide è invece un po’ sconcertante.

“Essendo i farisei riuniti, Gesù li interrogò, dicendo: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?» Essi gli risposero: ‘Di «Davide». Ed Egli a loro: «Come mai dunque Davide, ispirato dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Il Signore ha detto al mio Signore: siedi alla mia destra finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?” Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?» E nessuno poteva replicargli parola; da quel giorno nessuno ardì più interrogarlo”.

Una delle profezie più curiose sul Messia si trova nel libro di Daniele:
“Settanta settimane sono state fissate riguardo al Tuo popolo e alla Tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi. Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario, la sua fine verrà come un’inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. L’invasore stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare il sacrificio e l’offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore” (Daniele 9:24-27 - V sec. a.C.).

Settimana” in ebraico significa “sette” e qui è generalmente interpretata con un periodo di sette anni. Così il profeta afferma che “in sette settimane e sessantadue settimane” o quattrocentottantatre anni il Messia sarebbe venuto per espiare il peccato.

Il dottor Hugh Schonfield ricorda che i giudei contemporanei di Cristo stavano aspettando la Sua imminente venuta fondandosi su questa profezia.

Sir Robert Anderson, nel suo libro sulla profezia, afferma che questo passo riguarda il giorno dell’ingresso in Gerusalemme sull’asino!

Gli studiosi hanno opinioni contrastanti su quello che doveva succedere quel giorno, ma la storia offre prove sufficienti per dimostrare che Gesù Cristo stava compiendo quello che Daniele aveva profetizzato quattrocento anni prima.

In che modo questi profeti potevano sapere anche i minimi dettagli su quest’uomo centinaia di anni prima della Sua nascita?

Come, a meno che Dio non abbia loro rivelato tale conoscenza?

Alcuni sostengono che Dio diede loro alcune informazioni e che poi essi le intessero con le loro proprie dottrine.

Queste obiezioni presumono che Dio dia le Sue rivelazioni a chiunque e che assista i profeti che illudono il mondo.

Al contrario, gli uomini cui Dio rivelò queste verità erano evidentemente uomini devoti e ciò è testimoniato dai loro scritti. Se devoti, dovevano anche essere onesti e degni di fiducia, certamente non il tipo di persone “che avrebbero messo le loro proprie parole, nella bocca di Dio”.

I profeti avevano grande riverenza per le Scritture e aggiungere qualcosa che non veniva da Dio sarebbe stato la cosa più blasfema che si possa immaginare.
Inoltre gli insegnamenti di Cristo erano inseparabilmente intrecciati nelle profezie così da diventare una parte vitale di esse.

Molte volte il profeta stesso non sapeva neppure a proposito di cosa stesse profetizzando. Scriveva guidato dallo Spirito Santo.

Lungo tutta la Bibbia Cristo è descritto e profetizzato da tanti uomini con culture e lingue differenti: il ritratto che ne viene fuori è quello di un Gesù pienamente consistente.

Nessuno scrittore contraddice l’altro o i fatti della storia.

Ad una persona dalla mente aperta la conclusione è inequivocabile: queste profezie provengono da Dio, e quello che annunciarono deve essere vero.

Queste profezie affermano che l’Uomo che doveva venire doveva essere Dio stesso!

“La vergine sarà incinta e partorirà un figlio al quale sarà posto nome Emmanuele, che tradotto vuoi dire ‘Dio con noi “Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”. “Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te uscirà Colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi ai giorni eterni”.

 

IL CASO CONTRO IL CRISTIANESIMO

Dal momento che ci sono così tante prove sulla veridicità delle affermazioni di Gesù Cristo, sorge spontanea una domanda: “Perché tutti coloro che hanno preso in considerazione Cristo, non Lo hanno accettato come loro Signore?”

Alla base della questione non c’è un problema di intelletto, ma di volontà.

In una occasione Cristo disse: “Se qualcuno vuole fare la volontà di Dio, saprà se il Mio insegnamento è da Dio o se parlo semplicemente di Mio”.

Per molte persone il Cristianesimo rappresenta una sfida scoraggiante, perché rivela chiaramente il prezzo del discepolato e, nonostante questo, la necessità di perseverare in ciò che è giusto.

Rimproverando i farisei presuntuosi, Cristo disse: “Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio?”.

Tutti coloro che non vogliono credere che Cristo sia il Signore, possono trovare degli argomenti a sostegno della loro posizione, ma alcuni di questi possiamo considerarli “non definitivi”, perché non sono dimostrabili, ma dipendono dall‘opinione personale di ognuno.
Eccone alcuni dei più comuni:

1.  La teoria della trinità è contraria alla ragione umana. Una delle principali ragioni per cui la dottrina della trinità trova obiezioni, è che Dio viene automaticamente immaginato dotato di un centro di coscienza. Il numero dei centri di coscienza che Dio possiede non è qualcosa su cui si possa ragionare logicamente, una persona può affermare l’esistenza di un solo centro; un’altra può riconoscerne milioni. Il Dottor Nathan Wood, in un libro molto interessante, The secret of the universe, mostra le similitudini tra il concetto di Trinità e l’universo fisico. Per prima cosa fa una lista di quello che la Bibbia insegna riguardo alla Trinità:

·     Assoluta tri-unità. Ogni persona della Trinità è distinta dalle altre, così che le tre Persone non possono essere la stessa e nessuna Persona può esistere indipendentemente dalle altre.

·     Assoluta unità. La Bibbia non contiene dirette dichiarazioni fatte sulla Trinità, ma rappresenta ogni Persona come l’Unico Dio.

·     Tre modi di essere. Le tre Persone non sono singole manifestazioni o modi di agire, ma Dio è tutte e tre le cose. Il Padre è una fonte invisibile; il Figlio è l’incarnazione visibile del Padre, di Dio e di Colui che agisce; lo Spirito invisibile procede dal Padre attraverso il Figlio e rivela il Padre.

Tre centri di coscienza in un Essere.

Il concetto di SPAZIO è uno degli esempi principali che può chiarirci le idee:

·     Assoluta tri-unità. Lo spazio è composto da altezza, lunghezza e profondità, assolutamente distinte l’una dall’altra.

Anche il TEMPO può avere delle somiglianze:

·     Assoluta tri-unità. Il tempo esiste come passato, presente e futuro. Nessuno dei tre può esistere senza gli altri due, e il tempo non può esistere senza questi tre “elementi”. Se non ci fosse il passato, il tempo non sarebbe esistito sino a questo momento, e presto questo momento non esisterebbe più.

·     Assoluta unicità. Tutto il tempo è, o è stato, futuro. Tutto il tempo è, o è stato, presente. Tutto il tempo è, o è stato, passato. Perciò l’uno include l’altro.

Tre modi di essere.

Passato, presente, e futuro sono la natura essenziale del tempo, non quello che il tempo fa.

Il tempo viene dal futuro e scivola nel passato; il futuro è la fonte invisibile, che si concretizza continuamente nel presente, agendo e rivelando se stesso attraverso il presente. Nel presente il tempo si unisce alla vita dell’uomo. Il passato viene dal presente, ma non coincide col presente, sebbene lo influenzi invisibilmente.
Affermare che Dio non ha tre centri di coscienza è asserire che si hanno prove sostanziali del contrario. Dal momento che Dio è infinitamente al di là dell’ambito dell’esperienza umana, l’uomo può solo azzardare delle supposizioni o accettare la rivelazione data da Dio.

Pochi anni fa gli uomini che parlavano di comunicazione diretta a distanza di centinaia di chilometri erano considerati visionari. Tale evento era completamente estraneo all’esperienza umana e la maggior parte delle persone non poteva nemmeno concepirlo mentalmente, sino a che gli scienziati perfezionarono le invenzioni che resero tale possibilità una realtà quotidiana. Edison, una volta, fece notare che noi non sappiamo nemmeno un milionesimo dell’uno per cento di niente.

“…dalla fotosintesi della foglia, al battito del cuore, tutta la natura ci stupisce con i suoi sorprendenti misteri. Ora, se la scienza ammette che l’elettrone, la base di tutta la natura, è una questione complessa... cosa può essere la Trinità, l’Autore dell’elettrone?”
”…tutta la realtà è oscura. La presenza del mistero nella Bibbia è una prova
prima facie che sta cercando di capire la realtà, invece di evitarla”.

Ammettendo che la Trinità è molto più di un mistero, dovremmo sottolineare che tutto ciò che conosciamo non avrebbe nessun valore se non fosse per essa. Se Dio fosse solo una Persona e non trino, prima della creazione sarebbe stato solo; non avrebbe avuto nulla da amare se non Se stesso mentre amare qualcuno è l’espressione maggiore d’amore. Dio ha sempre avuto questo tipo d’amore: il Padre ama il Figlio; il Figlio, il Padre; e così via.

Tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo c’è sempre stata una comunicazione eterna (Genesi 1:26, 27; Giovanni 1:1) e un amore eterno (Giovanni 17:,24); quindi questi valori sono eterni e reali, non semplici illusioni o fasi transitorie e sono sempre esistiti perché hanno le radici in ciò che Dio è. E’ l’essenza del Dio trino che rende l’identità personale e l’esistenza umana coi suoi valori morali, l’amore e la comunicazione, una realtà e non un’illusione.

 

2.  Dal momento che è Dio che ci ha fatto, è responsabile per il male e le sofferenze del mondo. Il problema del male è stato discusso nel corso dei secoli dai filosofi e il cristiano trova la risposta nell’essenza stessa dell’uomo. Dio creò un uomo vero, con una personalità vera e gli diede un significato vero: l’uomo poteva scegliere di fare il bene o il male, di dare gioia o dispiaceri e sofferenze agli altri. Quest’uomo scelse di opporsi a Dio: deliberatamente si ribellò alla Persona di Dio e al Suo ruolo nell’universo, come creatura di fronte al suo Creatore. L’uomo volle essere come Dio e avendo un significato, non causò, con il suo operato, solo un semplice cambiamento nelle cose, ma divenne colpevole di fronte al Dio santo ed infinito che lo aveva creato.

Creare un individuo che non si sarebbe ribellato, avrebbe significato plasmano senza libertà di scegliere di amare o odiare, di agire bene o male e l’uomo sarebbe stato ridotto ad una cosa esclusivamente materiale.

L’amore sincero non può esistere senza la possibilità di non amare.

Quando un uomo parla d’amore non pensa per prima cosa ad un semplice processo chimico che sta premendo sul suo essere attraverso un universo puramente meccanico; pensa piuttosto ad una situazione in cui è coinvolta la libera scelta, crede di avere la scelta di amare o di non amare.

Una persona che sperimenta una relazione significativa con Dio e coi suoi simili, deve essere libero e quindi avere anche la possibilità di causare sofferenza; chiedere perciò che le sofferenze siano escluse, renderebbero privo di senso tutto ciò che è significativo. Se Dio avesse programmato o determinato l’uomo per non peccare, egli sarebbe stato solo questo, qualcosa di programmato, una macchina.
L’uomo scelse liberamente il male e, quando si ribellò a Dio, subì la conseguenza del suo errore.

La giustizia di Dio è assoluta: non ci sono compromessi e l’uomo peccatore non può più avere comunione col Dio santo. Ma Dio non è solo totalmente giusto, è anche perfetto nell’amore e nella pietà e poiché ama l’uomo e vuole avere comunione con lui, ha provveduto un modo per riprendersi tutti coloro che “depongono le loro braccia” e cessano la loro ribellione.

 

3.  L’inferno è inconcepibile con il concetto del Dio amorevole.

Questa è un’obiezione difficile da discutere.

Le risposte semplici, a volte, sono ben accolte dalle persone che ragionano.

Di nuovo, comunque, molte delle risposte riposano sulla natura dell’uomo.

L’incredulo oggi pensa all’uomo come ad un essere indeterminato e perciò appare ingiusto e orribile condannare qualcuno che è semplicemente funzionale al suo ruolo.
La definizione di uomo nella Bibbia tuttavia è molto differente: è un essere ad immagine di Dio e Dio stesso non interviene nella sua vita a meno che l’uomo non lo desideri. Dio rispetta sino in fondo la scelta e il significato eterno che Egli ha messo nella persona.

L’uomo condannato all’inferno riconoscerà questa condanna come una sua decisione.

La scelta di accettare o rifiutare Cristo non è una scelta neutrale, come potrebbe essere l’ingresso in qualche club, è una scelta morale e nei rigettare Cristo ci si ribella a Dio, alla sua società, a noi stessi e al nostro ruolo nell’universo; l’inferno quindi è inteso come luogo di punizione.

«Se il peccato è un male tale che ha richiesto la morte di Cristo per la sua espiazione, non meravigliamoci che l’inferno sia il luogo della nostra miseria eterna”.

 

4.  Lo scopo della morte di Cristo non voleva essere nulla di più che un buon esempio.

Certamente Cristo morì per essere un esempio, ma lo scopo principale della Sua morte era qualcosa di ben più profondo che riguardava l’amore di Dio per gli uomini, la Sua giustizia e la Sua santità.

In tutti i sistemi ateistici non cristiani, l’uomo raggiunge la comunione con Dio con la perdita della giustizia. In questi casi Dio non è giusto e non c’è morale assoluta nell’universo infatti la giustizia è violata se l’uomo peccatore è in comunione con Dio senza che il suo peccato sia pagato interamente, Il peccato dell’uomo è così grande che può essere scontato solo in uno di questi due modi: o l’uomo soffre per l’eternità, separato da Dio, o il Dio infinito soffre al posto dell’uomo e quest’ultima strada è stata quella scelta da Dio quando visitò il mondo nella Persona di Gesù Cristo e volontariamente offrì il Suo corpo sulla croce.

Con la morte di Gesù Cristo, Dio dona il perdono a tutti gli uomini che riconoscono la loro colpa morale contro il creatore e mettono la loro fede in Cristo e nella Sua opera completa: solo così possono essere perdonati dai loro peccati.

La loro colpa è cancellata e la comunione con Dio ristabilita.

 

5.  E’ ingiusto condannare l’uomo che ha dubbi onesti sul Cristianesimo.

Gesù aveva una risposta per l’uomo che non poteva credere a causa di ostacoli intellettuali. Ad alcuni giudei saccenti Egli disse: “Se uno vuoi fare la volontà di Lui (Dio), conoscerà se questa dottrina è da Dio o se Io parlo di Mio”.

L’uomo che rigetta Cristo quindi non lo fa ad un livello intellettuale.

Sigmund Freud dichiarò che la volontà ha una forza immensa nello spingere l’uomo a decidere cosa credere: “Gli studiosi della natura umana e i filosofi ci hanno insegnato a lungo che abbiamo sbagliato a considerare la nostra intelligenza come una forza indipendente e nel tralasciare la sua dipendenza dalle emozioni. La nostra intelligenza, ci dicono, può funzionare solo quando è libera dalle influenze dei forti impulsi emozionali. D’altra parte agisce principalmente come uno strumento della volontà e libera la conclusione a cui è giunta la volontà. Perciò dal loro punto di vista gli argomenti logici sono impotenti contro gli interessi effettivi, ed è per questo che le ragioni che nell’affermazione di Falstaff sono “piene come more”, producono così poche vittorie con i conflitti di interessi L’esperienza della psicoanalisi ha, se possibile, ulteriormente confermato quest’affermazione”.
Allo stesso modo Aldous Huxley scrisse: “Ho delle ragioni per non volere che il mondo abbia un significato; presumere che non ne abbia alcuno dà la possibilità, senza alcuna difficoltà, di trovare delle ragioni soddisfacenti per questa supposizione. Si può sconfiggere la maggior parte dell’ignoranza e noi non sappiamo perché non vogliamo sapere. E’ la nostra volontà che decide come e su cosa dobbiamo applicare la nostra intelligenza”.


Di minor importanza, ma di grande significato, sono i vari argomenti che si contrappongono alla Bibbia: per un uomo è possibile accettare Gesù Cristo nella sua vita e godere la vita con Lui pur negando che la Bibbia sia la parola di Dio, ma agire in questo modo è incompatibile con le prove che chiaramente lo dimostrano. Le asserzioni che mettono in dubbio la Bibbia come infallibile parola di Dio sono:

1.  La Bibbia contiene inesattezze storiche.

Per secoli gli uomini hanno evidenziato l’inesattezza di alcuni avvenimenti o dettagli descritti nella Bibbia: alcuni nomi che vi compaiono non sono conosciuti in altre fonti della storia e a volte appaiono delle contraddizioni tra il racconto biblico e la registrazione storica.

Questa lista di discrepanze apparenti diminuisce gradualmente di pari passo con l’aumentare dei ritrovamenti archeologici che rivelano l’autenticità del resoconto biblico. Un esempio interessante è la serie di eventi descritti al capitolo 5 del libro di Daniele.

Ecco brevemente la storia: il re di Babilonia, Baldassar, figlio di Nabucodonosor, fece una grande festa, ma nel momento di massima gaiezza apparve un dito che scrisse sul muro. Il re terrorizzato si rivolse a Daniele per farsi interpretare la scritta e egli lesse in quelle parole il giudizio sul Regno. In segno di stima, Baldassar lo nominò terzo governatore del Regno, ma quella notte il giudizio si compì: la città cadde, Baldassar fu ucciso e Dario il Medo salì al potere.

I critici addussero queste argomentazioni:

·     Baldassar non è conosciuto nella storia;

·     Nabonido era re di Babilonia e non era discendente di Nabucodonosor; fu fatto prigioniero, ma non ucciso;

·     la storia non registra alcun assedio di Babilonia;

·     Dario il Medo è sconosciuto.

Nel 1880 fu scoperta la Tavola Annalistica di Cipro in cui si fa riferimento a Baldassar; si descrive come il re Nabonido, padre di Baldassar, fu catturato senza combattere e quando Ciro entrò nella città tre mesi dopo, Gobryas ne prese il controllo.

·     L’assalto avvenne in una notte (?)

·     e il figlio fu ucciso (?) (alcune parole sono in dubbio perché la tavola era rotta).

Anche le tavole dei contratti dei mercanti di recente ritrovamento si riferiscono a Nabonido come re fino al giorno prima del suo omicidio, quando cioè era già prigioniero.
Gli scavi hanno mostrato che Babilonia era divisa in due parti dall’Eufrate: evidentemente la parte occidentale fu la prima ad essere conquistata e Nabonido fu preso prigioniero, Baldassar, invece, continuò a regnare nella parte orientale, per i tre mesi successivi e per questo poté eleggere Daniele terzo governatore.

Baldassar è chiamato figlio di Nabucodonosor; e probabilmente era il nipote da parte di madre.

Dopo la caduta di Babilonia, il governo fu delegato a Gobryas o a qualcun altro e questa persona può essere identificata con Dario.

Alcuni hanno fatto notare anche altre contraddizioni come il fatto che l’età dell’uomo determinata dalla scienza contraddica quella presentata dalle genealogie della Bibbia, ma si può rispondere facilmente a questa obbiezione che gli studiosi hanno scoperto dei salti generazionali.

 

2.  La Bibbia contiene inesattezze scientifiche.

La scrupolosità della Bibbia nei confronti della scienza è stata descritta nei capitoli precedenti, e nessuno può provare che la Bibbia contraddica la scienza.

Nel trattare la questione delle inaccuratezze scientifiche, bisogna ricordare che la Bibbia è scritta sia per l’uomo comune che per lo scienziato e si riferisce ai fenomeni scientifici con un linguaggio generico, non scientifico. Per esempio, noi diciamo che il sole sorge ogni mattina, ma sappiamo che il sole non sorge, è la terra che si muove, ciò nonostante continuiamo ad usare quest’espressione.

Se noi ci prendiamo questa libertà, non possiamo criticare la Bibbia se fa lo stesso, dal momento che il suo scopo non è quello d’insegnare la scienza.

Ciò non toglie che dal testo biblico emergano delle questioni discutibili. La scienza non ha ancora imparato tutto ciò che c’è da sapere e finora non può provare nulla che sia contrario all’insegnamento della Bibbia. D’altra parte, i suoi ritrovamenti non sono sufficienti a confermare tutto ciò che la Bibbia dice. L’uomo razionale, comunque, prima di fare una scelta vuole che tutte le domande abbiano una risposta e, alla fine, accetta la posizione che presenta le difficoltà minori e di poca importanza.

 

3.  La Bibbia si contraddice su temi generali e su dettagli specifici. Per esempio, le lettere di Paolo affermano ripetutamente che la vita spirituale è un dono di Dio per l’uomo credente; non può essere guadagnata attraverso le buone opere e una vita morale. La lettera di Giacomo, d’altra parte, insegna la necessità delle opere buone. Molti lettori giudicano questi passi incoerenti. In realtà mostrano quanto la dottrina cristiana sia profonda e ricca di sfaccettature: un uomo ottiene la vita spirituale solo per fede, ma la vera fede produce una nuova vita caratterizzata da santità e azioni caritatevoli. Se non ci sono buone opere, è da mettere seriamente in dubbio la genuinità della fede.

Coloro che affermano che la Bibbia si contraddica nei dettagli specifici, citano l’esempio del l’insegnamento del Vecchio Testamento “occhio per occhio, dente per dente” come opposti all’insegnamento di Cristo: “...non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra”.

La rivelazione della Bibbia, scritta in un periodo di milleseicento anni, è stata progressiva ed ha insegnato alle persone solo ciò che potevano comprendere.

L’assioma del Vecchio Testamento, “occhio per occhio, dente per dente”, è la base della giustizia rigorosa della società. L’insegnamento di Cristo non lo contraddice, ma va oltre: non insegna che la punizione secondo una giustizia rigida sia sbagliata, ma indica un modo migliore, l’amore. Non combattere e odiare, ma sottomettersi nell’amore. Il Nuovo Testamento si basa sul Vecchio Testamento ma mostra un modello di vita ben più elevato.

 

4.  La Bibbia contiene insegnamenti sbagliati. La prova più importane a questo proposito è in Luca 14:26 “Se uno viene a Me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere Mio discepolo”.
Nella Bibbia molte cose non vanno interpretate letteralmente, ma sono semplicemente simboliche. Questo versetto in particolare esemplifica un discorso figurativo, infatti i giudei usavano frequentemente tale espressione in un senso comparativo piuttosto che letterale. Coloro che udirono queste parole senza dubbio capirono che Gesù intendeva che l’amore per Dio doveva essere così grande che l’amore per i parenti, in confronto, poteva sembrare odio. Il passaggio parallelo nel Vangelo di Matteo lo specifica: “chi ama suo padre e sua madre più di Me, non è degno di Me; chi ama figlio o figlia più di Me, non è degno di Me”.

 

5.  La dottrina di una “rivelazione chiusa” inibisce il progresso.

L’idea contenuta in questa obiezione è che se una rivelazione da parte di Dio è data una volta per tutte, non c’è poi più spazio per l’uomo di pensare e svilupparsi perché è vincolato ad un libro.

Il presupposto errato di questa idea è che movimento significhi progresso.

A meno che non ci siano scopi fissati, non c’è nulla verso cui progredire e nulla da cui recedere.

Gli scopi fissi della Bibbia invece rendono possibile il progresso.

 

6.  Nessuno può essere sicuro che ogni libro incluso nella Bibbia appartenga ad essa, essendo ispirato da Dio.

Se accettiamo il Nuovo Testamento come una valida registrazione di fatti storici, e gli storici supportano questa affermazione, siamo vicini al Cristianesimo.

La vita santa ed unica di Cristo, il Suo insegnamento, la Sua morte e la Sua resurrezione provano che Egli è l’infallibile Santo di Dio.

Se Gesù è il Santo, allora le Sue parole sono completamente degne di fiducia.

Egli accettò come Parola di Dio i trentanove libri che gli Ebrei chiamavano Scritture, il Vecchio Testamento.

Riguardo al Nuovo Testamento, chi sarebbe più degno di credibilità nell’interpretazione del Cristianesimo?

Naturalmente gli uomini che vissero con Gesù, che furono scelti e appresero da Lui che, in molte occasioni, aveva guadagnato la loro fiducia con miracoli potenti.

I libri del Nuovo Testamento furono scritti da questi uomini e da uomini che vissero e lavorarono con i discepoli di Gesù. Gli autori stessi affermano di essere stati ispirati da Dio.

Anche i primi cristiani scrissero molte cose riguardo la loro fede, ma non dichiararono di avere autorità divina e molte di queste opere erano ben considerate, ma non accettate come parte della Bibbia.

La maggior parte del Nuovo Testamento sembra aver dato a se stesso la forma che ha, e i libri sono stati ratificati da tutte le non chiese in ogni area senza incertezze sulla loro autenticità.

Prima di essere inclusi nella Bibbia gli scritti subivano quattro esami rigorosi:

·     L’autore era un apostolo o qualcuno che aveva una stretta relazione con esso?

·     Il contenuto era di alta qualità spirituale, in accordo col resto della Bibbia?

·     Il libro era stato accettato universalmente dalla chiesa?

·     Il libro mostrava di essere divinamente ispirato?

La chiesa accettò celermente la maggior parte dei libri del Nuovo Testamento (specialmente quelli riguardanti le informazioni basilari su Cristo e la Sua dottrina).

Inoltre non esistono prove a suffragio dell’ipotesi che i padri della chiesa rifiutarono uno dei quattro Vangeli e accettarono invece libri contrari al credo fondamentale del Cristianesimo.

Il centro del Nuovo Testamento, i Vangeli, gli Atti e gli scritti di Paolo non furono mai messi in discussione dai responsabili delle comunità; solo pochi libri furono oggetto di dibattiti e incertezze per molti anni e la causa principale era che esistevano dubbi sul fatto che fossero stati veramente scritti da un apostolo. Dopo anni di intense analisi e ricerche, la chiesa riconobbe che questi documenti avevano l’autorità apostolica e che meritavano un posto nelle Sacre Scritture.

Dalla fine del quarto secolo i ventisette libri del Nuovo Testamento furono riconosciuti da tutte le chiese dell’occidente.

Le chiese orientali furono in qualche modo più lente, ma sembra che siano arrivate alla stessa conclusione entro il secolo successivo.

La discussione rimane aperta sui quattordici libri detti “apocrifi”, che si situano alla fine del Vecchio Testamento e coprono gli anni compresi tra i trentanove libri universalmente accettati del Vecchio e i ventisette del Nuovo. Questi libri apocrifi sono riconosciuti solo dalla Chiesa Cattolica Romana; l’altra parte della cristianità rigetta la loro autorità (sebbene alcuni considerino il loro valore educativo). Inoltre non erano formalmente nemmeno stati accolti dalla chiesa Cattolica Romana sino al sedicesimo secolo, ben lontano dal tempo della loro origine e dalle prove. Quando sotto la pressione della Riforma Protestante la Santa Sede fece del riconoscimento di questi libri una scelta strategica.

Le prove indicano che per gli ebrei palestinesi del tempo di Gesù questi scritti appartenevano alle Scritture.

Il Nuovo Testamento contiene più di trecento riferimenti al Vecchio Testamento riportati da Gesù e i Suoi apostoli e nessuno di questi viene da un libro apocrifo.

La questione dei libri apocrifi, comunque, non è così cruciale come può sembrare: sebbene siano scritti interessanti non concernono minimamente le dottrine basilari del Cristianesimo.

L’uomo che non vuole credere alla Bibbia, che rifiuta di esaminare le prove con una mente aperta e senza pregiudizi può trovare molti argomenti per sostenere ciò che crede, ma non può provare che siano inequivocabilmente veri; le ipotesi che propone sono discutibili e possono avere risposte logiche.

D’altra parte ci sono prove per l’ispirazione divina della Bibbia, ci sono rivendicazioni che altre religioni non fanno; se la Bibbia è la rivelazione di Dio, deve contenere quello che Dio vuole comunicare all’uomo a proposito di se stesso e se Dio può essere raggiunto, mostrare il sentiero che conduce a Lui.

La Bibbia dà queste informazioni, insegna che Dio desidera avere comunione con l’uomo e ha provveduto un modo, un solo modo, per renderlo partecipe di una comunione ricca e soddisfacente.

 

PROVATO DALLESPERIENZA

Nel primo secolo dell’era cristiana, l’evangelista Luca descrisse le “innumerevoli prove” che Cristo aveva mostrato alla gente.

Guardando le evidenze logiche del Cristianesimo sorge una domanda inevitabile: in che modo esse influenzano la nostra vita?

La bellezza dell’esperienza cristiana sta nel fatto che la realtà storica dà vita ad una relazione individuale e vera con Dio quando l’uomo si basa sulle prove.

Dio è personale, esiste cioè in tre Persone e noi, esseri fatti a Sua immagine, in qualche modo siamo simili a Lui, con la differenza che Lui è un essere infinito, mentre noi no.

Essendo un Dio personale, Egli vuole comunicare con noi, vuole renderci partecipi della comunione di grande amore che ha sempre avuto (perché c’è sempre stato amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo). E per permettercelo, Dio ha stabilito che ammettessimo due cose: che siamo peccatori e che Gesù Cristo è il Signore dell’universo e il nostro Salvatore attraverso la Sua morte e la Sua resurrezione.

“Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”.

“…perché se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvato”.

 

Guardiamo ora in che modo le vite di numerose persone, di culture diverse, siano state arricchite da Cristo.

Nel descrivere Harlem, il bassofondo di New York, è difficilmente comunicabile la mancanza di personalità e la solitudine che infastidiscono i residenti.

Uno degli aspetti di questa piccola giungla densamente popolata è la lotta tra bande: gli adolescenti si combattono armati di coltelli, pistole, e armi fatte in casa.

Alcuni anni fa il capo della banda più violenta, era Tom Skinner, il figlio di un predicatore. Parlando della sua esperienza in questa banda, disse: “Ero arrivato al punto che potevo rompere una bottiglia di Coca, metterla in faccia ad una persona e fare una tale pressione da ferirla. Il mio coltello aveva ventidue segni che indicavano il numero delle persone che avevo fatto a pezzi”.

Una notte, durane un complotto per attaccare una banda rivale, si sintonizzò su una radio cristiana. La prima reazione fu di repulsione per ciò che sentì, ma resistette dal cambiare canale e un versetto della seconda lettera ai Corinzi colpì la sua attenzione: “Se uno è in Cristo egli è una nuova creatura”.

Più tardi, quella sera stessa diede la sua vita a Gesù.

La notte seguente, sebbene sarebbe potuto costargli una coltellata, raccontò quello che era successo.

Da quella sera dedicò la sua vita ad aiutare i suoi compagni neri, indicando loro la Persona che avrebbe potuto rivoluzionare la loro vita.

Seguirono molti altri cambiamenti.

L’esperienza culturale del giovane tedesco Klaus Vollmer è completamente differente. Descrive infatti come viveva la generazione successiva alla guerra, quando l’amaro realismo prese il posto delle aspirazioni romantiche e idealistiche delle masse.

La gente non era interessata ad un bel “per sempre”, ma ad un “qui e adesso”.

Alcuni amici invitarono Vollmer ad una serie di incontri evangelistici, ed egli aspettandosi dei discorsi sulla morale, si stupì di sentir parlare ogni sera della croce del Calvario.

O è la più grande montagna di spazzatura o è la cosa più grande che esista” concluse tra sé e sé.

La sua mente non riusciva ad afferrare quello che significasse veramente, ma volle seguire il consiglio di un cristiano che gli suggerì di pregare Dio umilmente e onestamente, chiedendogli di rivelargli il vero significato della croce.

Attraverso quella semplice, ma profonda preghiera, capì, per la prima volta, il senso di essere cristiano.

Negli anni che seguirono Vollmer insegnò a centinaia di giovani tedeschi come vivere la fede in Cristo.

Sir James Simpson, famoso per la scoperta del cloroformio, era un fervente studioso della Bibbia ed in un’occasione gli fu chiesto cosa considerasse essere la più grande scoperta della sua vita; egli rispose semplicemente “La più grande scoperta che ho fatto è che ero un grande peccatore e Cristo un grande Salvatore”.


Sebbene la filosofia di Ralph Waldo Emerson differisca molto dalla Bibbia, nei suoi Gifts, scrisse che il senso di vuoto, la mancanza di significato dei doni non coinvolge profondamente il donatore. “Dammi una parte di te stesso” disse “e tu sanguinerai per me”.

Se questo è vero per un donatore terreno, lo è ancora di più per Dio, il più grande donatore di tutti, che donò Se stesso all’uomo, e che nella Persona di Gesù soffri per la sua redenzione.

Un ragionamento simile è quello che avvicinò Daud Rahbar, una volta professore nel Dipartimento Islamico dell’Università di Punjab in Pakistan, a Cristo.

La sua tesi dottrinale era God of justice: a study in the Ethical Doctrine of the Quran (Dio di giustizia: studio delle dottrine etiche del Corano).

La sua mente era molto confusa nel vedere come Dio avesse creato l’uomo e gli avesse permesso di soffrire, senza però sperimentare personalmente alcuna sofferenza, sebbene ciò lo rendesse alieno dall’esperienza più comune della sua creatura.

La sua conclusione, dopo aver studiato intensamente la vita e le affermazioni di Gesù, fu: “Se il racconto biblico di Gesù è un mito significa che il creatore non è Gesù, il martire divino, quindi il creatore lasciò vacante il trono celeste, per l’essere superiore Gesù. Ma la verità è che il Creatore eterno e Gesù, il martire divino, sono uno stesso essere”.

Le ricerche filosofiche e spirituali del Dottor Rahbar furono soddisfatte nell’incontro dell’amore di Dio, espresso attraverso la morte di Cristo per i nostri peccati ed egli lasciò una religione vuota per una vita vera in Cristo.

 

Charles Darwin una volta diede in prestito ad alcuni cristiani un locale nel suo paese e il messaggio del Cristianesimo fu predicato regolarmente.

I risultati stupirono Darwin a tal punto che scrisse al predicatore: “I vostri incontri hanno fatto in pochi mesi molto più per il paese che tutti i nostri sforzi di molti anni. Noi non siamo mai stati in grado di recuperare un ubriacone, ma attraverso i vostri incontri non c’è più nemmeno uno in paese”.

Le testimonianze di tante persone che soffrirono anni in prigione per la loro fede in Cristo sono ora ampiamente conosciute.

Le torture che i primi cristiani sperimentarono sono simili a quelle che tanti vivono oggi in molte nazioni, dove essere fedeli a Cristo significa la perdita del lavoro, la prigione, e molestie di ogni genere. Molti testimoniano che Cristo era reale per loro durante le loro sofferenze e ricevettero una forza sovrannaturale. Nella loro solitudine ebbero una tale comunione con Dio da superare ogni immaginazione.

Le testimonianze di quello che Cristo ha fatto nelle vite umane variano nella natura, come differiscono le vite degli uomini.

Cristo incontra ogni persona dove questa è e la conduce con grazia. Uomini che erano degenerati in bruti a causa della schiavitù dell’alcool e della droga sono stati completamente liberati dal potere di questi legami ed hanno dato contributi significativi alla società perché hanno trovato la forza di vivere una vita nuova. Persone le cui vite erano vuote e senza significato hanno scoperto gioia e motivazioni in Cristo. Uomini e donne schiacciati dai sensi di colpa sono stati liberati attraverso il perdono offerto da Cristo.

Molti di coloro che hanno frequentato la chiesa per tutta la loro vita, osservando scrupolosamente ogni regola prescritta senza trovare pace, hanno improvvisamente incontrato Cristo ed hanno scambiato i rituali religiosi con una vita vera, ricca e soddisfacente.
Vivere la vita cristiana non significa compiere una serie di riti.

Per il cristiano la preghiera è parlare con Dio, portargli problemi specifici, o le lodi del cuore, è un discorso spontaneo che viene dal cuore, non una serie di frasi ripetute meccanicamente. E, sorprendentemente, queste preghiere ricevono una risposta, che siano grida di aiuto in necessità finanziarie o di guarigione da malattie fisiche.

La Bibbia non è semplicemente un libro che dà regole che devono essere obbedite; è un libro che rivela l’amore, il desiderio, la mente di Dio.

Il vero cristiano ha fame di leggere la Bibbia, perché ci vede Dio.

E il vero Cristianesimo è la comunione con Dio!

Paolo, il primo grande missionario, lo espresse in questo modo: “Ma ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura alfine di guadagnare Cristo e di essere trovato in Lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della Sua resurrezione, la comunione delle Sue sofferenze, divenendo conforme a Lui nella Sua morte”.

Guardando le prove obbiettive si può rafforzare la fede, ascoltare i modi personali in cui Dio ha agito nelle vite di altri uomini è stimolante, ma questi studi non fanno di una persona un cristiano; non rappresentano nemmeno tutte le prove che Dio vuole che un uomo abbia.

 

Rimane una prova che non abbiamo analizzato e che è l’esperienza personale che Dio vuole che Tu abbia.

Sino qui abbiamo guardato fatti ed esperienze di altre persone, ma il Cristianesimo non si ferma alla terza persona.

L’esperienza che ti aspetta non può essere predetta o descritta da nessuno, perché l’incontro di due personalità porta sempre una dinamica che non può essere messa in uno stampo.

Quando riconoscerai (non totalmente, perché nessuno lo può, ma onestamente) la tua personale condizione di peccatore davanti alla legge di Dio e quando riconoscerai (non completamente, ma genuinamente) che Egli ha provveduto al perdono per te nella Sua morte e resurrezione e quando ti inginocchierai alla Sua volontà, allora Lo incontrerai.

Perdono, sicurezza, accettazione saranno tue.

Questo è ciò che significa essere seguaci di Gesù.

 

Elaine e Dale Rhoton

 

 

traduzione: Simona Restori

revisione: Lucia Di Pede, Paola Abbati

 

Tratto con permesso (e liberamente adattato) da «SOLI DEO GLORIA» C.P. 113 – I-29100 Piacenza/Italy

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