Ai piedi del maestro

“Voi Mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perché lo sono”  (Giovanni 13:13). “Prendete su di voi il Mio giogo e imparate da Me… e troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:29).

 

Nulla è tanto perfetto nel mondo da essere completamente al di sopra di obiezioni critiche. Il Sole stesso che ci da luce e calore non è senza macchie; tuttavia, nonostante questi difetti, non desiste dal suo compito. Conviene quindi che allo stesso modo noi svolgiamo, al meglio della nostra abilità, il compito che ci è stato affidato e ci sforziamo costantemente d rendere fruttifera la nostra esistenza. Quando le verità espresse in questo volume mi furono rivelate dal Maestro, esse influirono profondamente sulla mia vita, e alcune di esse sono state da me impiegate nelle mie prediche e nelle mie conferenze in Europa, in America, in Africa, in Australia e in Asia. Su richiesta di molti amici le ho raccolte insieme in questo volume e sono sicuro che coloro i quali lo leggeranno con spirito di preghiera e con una mente priva di pregiudizio, trarranno da esse beneficio, come ne ho tratto io. Sarebbe stato impossibile per me esporre le verità che mi sono  state rivelate, se non sotto forma di parabole; ma con l’uso delle parabole il mio compito è stato relativamente facile. Dio per la Sua grazia e la Sua misericordia, mi ha benedetto con queste verità, e spero che esse possano essere di benedizione  per ogni lettore.

 

Vostro umile servo,  Sudar Singh

1° Marzo 1921

 

Biografia

Nato il 3 settembre 1889 a Rampur, nel nord dell’ India, Sundar Singh è una delle più straordinarie personalità cristiane del ventesimo secolo. Ultimogenito di una famiglia numerosa, Sundar cresce nella confortevole agiatezza permessagli dalla fortuna dei genitori. Essi lo educano devotamente nella conoscenza dei testi sacri e delle tradizioni induiste o Sikh da cui provengono. Ma è soprattutto la madre ad incoraggiarlo e a guidarlo nelle sue profonde aspirazioni spirituali. Quand’ella muore Sundar non ha che 14 anni e il desiderio di pace che ella aveva fatto nascere in lui resta inappagato. Ne il benessere materiale di cui dispone, ne l’ aiuto religioso proposto da sua madre hanno potuto estinguere questa sete. Viene allora educato alla missione Presbiteriana del suo villaggio e là legge la Bibbia per la prima volta. Ma, scioccato dalle Sacre Scritture, considera il cristianesimo una religione empia e ne diviene feroce nemico, perseguitando i missionari e  bruciando la Bibbia. Tuttavia la parola di Dio si fa poco a poco strada nel cuore del giovane. Nel dicembre del 1904, nella disperazione della sua ricerca spirituale costantemente insoddisfatta, supplica Dio di rivelarglisi ed è allora che Gesù gli appare. Egli racconta quest’ incontro sconvolgente: ''Non potendo trovare alcuna soddisfazione in questa vita, speravo nella vita futura. Pregai ma non ottenni alcuna risposta. Continuai a pregare ancora mezz’ora, sperando di trovare la pace. Alle quattro e mezza del mattino scorsi qualcosa che non avevo mai visto prima. Nella camera dove pregavo vidi una grande luce; credetti che la casa stesse bruciando. Mi guardai intorno ma non trovai nulla. Pensai allora che fosse una risposta di Dio e mentre continuavo a pregare guardai questa luce e vidi risplendere l’apparizione di Cristo; sembrava irradiare gloria e amore. Se si fosse trattato dell’incarnazione di una divinità indù mi sarei prostrato davanti ad essa ma era il Signore Gesù Cristo che avevo insultato pochi giorni prima. Capii che una tale visione non poteva essere frutto della mia immaginazione. Sentii una voce che mi parlava in indossano: "Per quanto tempo ancora mi perseguiterai? Sono venuto per salvarti. Hai pregato per conoscere la vera strada, perché non la prendi?" Pensai dentro di me: Gesù Cristo non è morto, Egli vive, deve essere Lui. Allora caddi ai Suoi piedi e trovai questa pace meravigliosa che avevo cercato dappertutto. Era la gioia così ardentemente desiderata. Era il cielo stesso! Quando mi risvegliai la visione era svanita, ma la pace e la gioia non mi avrebbero lasciato più." Decide allora di consacrare la propria vita al suo Salvatore, provocando così la collera della sua famiglia che lo caccia per aver rinnegato la tradizione dei suoi avi. Comincia quindi la sua vita di discepolo, andando per il mondo ad annunciare l’evangelo. Rivestito di povertà ed umiltà, il Sadhu Sundar Singh vive, nel corso dei suoi viaggi, l’immensa ricchezza della sua vita interiore e della sua comunione con Dio. Insegna, incoraggia e fortifica il suo auditorio con una saggezza totalmente ispirata dal suo Maestro e ricca di esperienze personali straordinarie. In seguito torna in India e nel Tibet dove le persecuzioni, la prigione e la malattia non lo scoraggiano. Partito da Sabathu il 18 aprile del 1929 per un ultimo viaggio di evangelizzazione in Tibet, non tornerà. Verranno fatte numerose ricerche, due missionari inglesi seguiranno le sue tracce fino a un valico a 5000 metri ma invano. Il Sadhou Sundar Singh è scomparso, all’età di 39 anni. Contemporaneo di Tagora e di Gandhi che ha conosciuto personalmente, il Sandhu ci lascia la testimonianza di una vita feconda interamente consacrata a Dio. 

 

Visione

Un giorno andai nella foresta a pregare e mentre ero occupato in ciò, mi parve che venisse a sostare in piedi vicino a me un’altra persona; a giudicare dal suo portamento sembrava si trattasse di un riverito e devoto servo di Dio. Ma i suoi occhi risplendevano di forza e di astuzia e quando parlò sembrò che alitasse un lezzo infernale. Egli mi apostrofò così: “Santo e onorato signore, perdonami se interrompo le tue preghiere e mi intrometto nella tua intimità; sono venuto a sottoporti una questione importante. Sebbene ti sia sacrificato anima e corpo per gli altri nel nome di Dio, non sei mai stato realmente apprezzato. Non sarebbe molto meglio se diventassi indù o musulmano, diventando così davvero un grande capo? Essi stanno appunto cercando un simile capo spirituale. Se accetterai questo mio suggerimento, trecento milioni di indù e di musulmani diventeranno tuoi seguaci. Appena ebbi udito ciò, dalle mie labbra sgorgarono queste parole: “Oh satana! Vattene! Ho saputo subito che eri un lupo in vesti di agnello! Il mio Signore stesso, che ha dato la sua vita per me, è quel che mi è toccato in sorte e destino, e mi conviene che io offra in sacrificio la mia vita e tutto ciò che possiedo a Lui, che è tutto per me. Vattene quindi, che con te non ho nulla da spartire!” Udendo ciò egli si allontanò, ed io aprii nella preghiera la mia anima a Dio. Quando mi rialzai dopo questa preghiera, vidi dinanzi a me un essere risplendente, adorno di luce e di bellezza. Da Lui partivano, simili a lampi, raggi di amore, fonte di vita, con tale potere che penetravano e avvolgevano la mia anima. Seppi così subito che il mio Signore stava dinanzi a me. Sorsi subito dalla roccia sulla quale ero seduto e caddi ai Suoi piedi. Egli teneva nella Sua mano la chiave del mio cuore. In quei pochi secondi, Egli riempì talmente il mio cuore, pronunciando parole così meravigliose che anche se scrivesi molti libri non potrei dirle tutte. Sulla roccia nella quale io prima ero seduto, egli stesso prese posto e con me ai suoi piedi cominciò la conversazione fra maestro e discepolo, che ora seguirà...

 

Capitolo 1

 

La Manifestazione della presenza di Dio

 

Il discepolo: O Maestro fonte di vita! Perché ti nascondi a coloro che ti adorano e non rallegri gl'occhi di coloro che bramano vederti?

 

Gesù: Mio fedele figliolo, la vera felicità non dipende dalla vista degl'occhi, ma viene attraverso la vista spirituale e si fonda sul cuore. In Palestina mi guardavano a migliaia, ma non tutti ottennero così la vera felicità. Con occhi mortali possono essere vedute cose mortali, perché con gl'occhi della carne non possono contemplare un Dio immortale ed esseri spirituali. Per esempio, tu non puoi vedere il tuo stesso spirito, perciò come potresti contemplare il Creatore? Ma quando gl'occhi spirituali sono aperti, allora potrai certamente vedere colui che é spirito e ciò che ora vedi di me non lo vedi con gl'occhi della carne, ma con quelli dello spirito.  (Giovanni 4:24)

 

Se é come tu dici, migliaia di persone mi videro in Palestina, allora erano aperti tutti i loro occhi spirituali? Oppure ero Io stesso diventato un mortale? La risposta é “No”! Io presi un corpo immortale cosicché in esso potessi pagare il riscatto per il peccato del mondo; e quando l'opera di salvezza fu completata per i peccatori (Giovanni 19:30),  ciò che era immortale trasfigurò in gloria ciò che era mortale. Perciò dopo la resurrezione furono capaci di vedermi solo coloro che avevano ricevuto la vista spirituale.  (Atti 10:40-41)

 

Talvolta, durante una malattia, il senso del gusto é ostacolato e  per quanto gustoso sia il cibo dato all'ammalato, esso ha per lui un cattivo sapore. Allo stesso modo il peccato disturba il gusto per le cose spirituali. in tali circostanze la mia parola e il mio servizio e la mia presenza perdono la loro attrattiva per il peccatore, il quale invece di trarne vantaggio comincia a criticarle e a discuterne.

 

Una volta una madre si nascose in un giardino fra alcuni fitti cespugli e il suo bambino la cercò di qua e di là piangendo. Andò per tutto il giardino, ma non riuscì a trovarla. Una serva gli disse: “figliolo, non piangere! Guarda i manghi su quest'albero e tutti i bei fiori nel giardino. Vieni te ne coglierò qualcuno! Ma il bambino gridò: No! no! Voglio la mia mamma! Il mangiare che mi dà è più buono di tutti i manghi, il suo amore è molto più dolce di tutti questi fiori, e del resto tu sai che tutto questo giardino è mio perché tutto quello che ha la mia mamma è mio. No! Voglio la mia mamma!”Quando la mamma, nascosta tra i cespugli, udì queste parole, corse fuori e afferrando il bambino e stringendolo al seno, lo coprì di baci, e quel giardino diventò per il piccino un paradiso. In questo modo i miei figliuoli non possono trovare in questo grande giardino che è il mondo, così pieno di cose belle e affascinanti, nessuna vera gioia finché non trovano Me. Io sono il loro Emmanuele, che è sempre con loro, e mi faccio conoscere a loro.

 

Prendi un pezzo di carbone, per quanto tu possa lavarlo, la sua nerezza non scomparirà; ma fa che il fuoco lo penetri, e il color nero svanisce. Così quando il peccatore riceve lo Spirito Santo (che è dal padre e da Me, perché il padre ed Io siamo tutt' uno), cioè il battesimo del fuoco, tutta la sua nerezza viene spazzata via, ed egli diventa una luce per il mondo. Come il fuoco nel carbone, Io dimoro nei Miei figliuoli ed essi in Me, e attraverso loro Mi rendo manifesto al mondo.

 

Il discepolo: Maestro, se tu ti manifestassi in modo speciale al mondo, gli uomini non dubiterebbero più dell'esistenza di Dio e della tua divinità, ma tutti crederebbero ed entrerebbero nel sentiero della giustizia.

Gesù: Figliolo mio, io ben conosco l’intimo stato di ognuno, e ad ogni cuore Io Mi rendo manifesto in relazione alle sue necessità; e per portare l’uomo sul cammino della giustizia non v’è mezzo migliore che la manifestazione di Me stesso. Per l’uomo Io divenni uomo, perché potesse conoscere Dio, non come qualcuno di terribile ed estraneo, ma come qualcuno pieno di amore e simile a lui, perché come Lui é fatto a sua immagine. L’uomo ha dunque questo desiderio naturale di vedere Colui nel quale egli crede e che lo ama. Ma il padre non può essere veduto, perché è per natura incomprensibile, e colui che Lo capisse dovrebbe avere la Sua stessa natura. Ma l’uomo è un creatura comprensibile, ed essendo tale non può vedere Dio. Poiché, ad ogni modo, Dio è amore e ha dato all’uomo quella stessa facoltà di amare affinché quella brama d’amore potesse essere soddisfatta, Egli ha adottato una forma di esistenza che l’uomo poteva comprendere. Così divenne uomo, e i Suoi figlioli con tutti i santi angeli possono vederlo e godere di Lui. (Colossesi 1:15; 2:9)

Perciò ho detto che colui che ha visto Me ha visto il Padre. (Giovanni 14:9-10)

 

E sebbene quando sono in forma di uomo vengo chiamato Figlio, Io sono l’eterno e sempiterno Padre. (Isaia 9:6)

 

Io e il Padre e lo Spirito Santo siamo tutt’uno. Così come nel sole ci sono sia il calore sia la luce, ma la luce non è il calore e il calore non è la luce ma entrambi sono una cosa sola, sebbene nella loro manifestazione abbiano forme differenti, così Io e lo Spirito Santo, deriviamo dal Padre, e portiamo luce e calore al mondo. Lo Spirito, che è il fuoco battesimale, riduce in cenere nei cuore dei credenti ogni sorta di peccato ed iniquità, rendendoli puri e santi. Io che sono la vera luce (Giovanni 1:9; 8:12) disperdo tutti i desideri oscuri e malvagi, e guidando gli uomini sulla via della giustizia li porto infine alla loro casa eterna. Tuttavia, Noi non siamo tre ma uno, così come il sole è soltanto uno.

 

Ogni valore e potere e grande facoltà di cui Dio ha dotato l’uomo deve essere posto in azione, altrimenti a poco a poco dovrà deperire e morire. In questo modo la fede, se non è sinceramente fondata sul Dio vivente, viene sconvolta dall’urto del peccato e trasformata in dubbio. Spesso udiamo dire cose come: “Se questo o quel dubbio mi verrà tolto, sarò pronto a credere”. Ciò è come se uno che abbia un arto spezzato chiedesse al medico di togliergli il dolore prima di mettere a posto la fattura. Questa è d’avvero una sciocchezza, perché il dolore viene dalla frattura dell’arto,e quando questo sarà aggiustato, il dolore passerà da sé. Così all’atto del peccato il vincolo dell’uomo con Dio si è spezzato e sono insorti i dubbi, che sono dolori spirituali. E’ perciò necessario che l’unione con Dio sia ripristinata, solo allora i dubbi che sono sorti circa la Mia divinità e l’esistenza di Dio spariranno. Al posto del dolore subentrerà quella meravigliosa pace che il mondo non può né dare né togliere. Per questo Io diventai carne, affinché potesse esservi unione fra Dio e i poveri uomini sconvolti, ed essi potessero essere felici con Lui, nel cielo, per sempre.

  

Dio è amore, e in ogni creatura vivente Egli ha posto la facoltà di amare,  specialmente nell’uomo. E’ perciò più che giusto che Colui che ci ha dato la Vita e l’amore, riceva il Suo doveroso tributo di amore. La Sua brama è verso tutti coloro che Egli ha creato, e se questo amore non é giustamente usato, e  non amiamo con tutto il nostro cuore, con la nostra anima, con la nostra mente e con la nostra forza Colui che ci ha dato l’amore,  questo amore cadrà dalla sua alta posizione e diventerà egoismo. Così ha origine  il disastro, tanto per noi quanto che per le altre creature di Dio. Ogni egoista, stranamente, diventa un suicida.

  

Ho anche detto questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ora, sebbene gli uomini in un certo senso siano tutti prossimi l’uno dell’altro, si fa qui particolare riferimento a coloro che abitualmente vivono vicini fra loro; perché è facile vivere in pace con una persona che sia a portata di mano soltanto per pochi giorni, anche se ti è ostile; ma nel caso di uno che abita vicino a te e ogni giorno ti da causa di turbamento, è molto difficile sopportarlo e amarlo come ami te stesso.

  

Quando uno ama Dio con tutto il suo cuore, la sua anima e la sua mente,e ama il prossimo come sé stesso, non vi sarà spazio in lui per dubbi, ma in lui sarà instaurato quel regno di Dio che non dovrebbe mai aver fine, ed egli fuso e formato nel fuoco dell’amore, sarà fatto a immagine del suo Padre celeste, che al principio fece l’uomo come sé stesso.

  

Io Mi manifesto anche per mezzo della Mia Parola (la Bibbia) a coloro che mi cercano; così la Mia Parola, che è spirito e vita, è scritta nel linguaggio degli uomini. (Giovanni 6:63) cioè, in essa vi sono allo stesso tempo elementi ispirati ed elementi umani. Ma come gli uomini non Mi capiscono, così non comprendono la mia Parola. Per capirla non è necessaria la conoscenza dell’ebraico e del greco, ma la comunione dello Spirito Santo, per mezzo del quale la scrissero i profeti e gli apostoli. Senza dubbio il linguaggio di questa parola è spirituale, e soltanto chi è nato dello Spirito è capace di capirla pienamente, sia che conosca il pensiero del mondo, sia che sia soltanto un bambino;perché quel linguaggio spirituale è da lui ben compreso in perché è la sua lingua madre. Ricorda però che coloro la cui sapienza è soltanto di questo mondo non possono capirla, perché non hanno lo spirito Santo.

 

Il cieco adopera come occhi la punta delle dita, e legge i libri mediante il tatto; ma con il semplice tatto non può formarsi un reale giudizio della verità. Lo dimostrano le ricerche degli agnostici e degli scettici, che invece della perfezione vedono soltanto i difetti. I critici alla ricerca di errori dicono: “Se vi è un Creatore onnipotente del mondo, perché vi sono difetti quali uragani, terremoti, eclissi, dolore, sofferenze, morte e simili?” La follia di tale critica è simile a quella di un ignorante che trova difetti in un edificio non finito e in un dipinto incompleto. Dopo un certo tempo, quando li vede finiti, si vergogna della sua follia, e finisce per cantarne le lodi. Allo stesso modo, Dio non diede al mondo in un sol giorno la sua forma attuale, né esso in un solo giorno raggiungerà la perfezione. L’intera creazione avanza verso la perfezione, e se a gli uomini di questo mondo fosse possibile vedere da lontano con gli occhi di Dio il mondo perfetto nel quale non appaiono difetti, anch’essi si inchinerebbero dinanzi a Lui e direbbero: “Tutto è buono!”  (Genesi 1:31)

 

Lo spirito umano dimora nel corpo in modo molto simile al pulcino nell’uovo. Se fosse possibile dire all’uccellino nel guscio che fuori di esso si trova un grande mondo, con ogni sorta di frutti e fiori, con fiume e con montagne grandiose, che vi si trova anche sua madre e che potrà vedere tutto ciò quando si sarà liberato del guscio, non potrebbe capire né credervi. Anche se qualcuno gli dicesse che le piume e i suoi occhi, ormai pronti all’uso gli permetteranno di vedere e di volare, non lo crederebbe, né sarebbe possibile dargliene una prova finché non uscirà dal guscio. Allo stesso modo molti sono incerti sulla vita futura e sull’esistenza di Dio, perché non possono vedere oltre questo corpo di carne simile ad un guscio, e i loro pensieri, come ali delicate, non possono trasportarli oltre i ristretti confini del cervello. I loro deboli occhi non possono scoprire i tesori eterni e indistruttibili che Dio ha preparato per coloro che Lo amano. (Isaia 64:4; 65:17)

 

La condizione necessaria per ricevere la vita eterna, è che mentre ci troviamo ancora in questo corpo, riceviamo per fede dallo Spirito Santo quel calore vitale che il pulcino riceve dalla madre, altrimenti vi è pericolo di morte e di eterna rovina.

 

Inoltre, molti dicono che una cosa, o una vita, che abbia inizio, debba necessariamente avere una fine. Questo non è vero, perché l’onnipotente, é Colui che è capace di creare dal nulla una cosa ed è anche capace di conferire, con la parola della Sua potenza, l’immortalità a una cosa da Lui creata. Altrimenti non potrebbe essere chiamato Onnipotente. La vita in questo mondo appare suscettibile di degradazione e di distruzione, perché è soggetta a cose che sono a loro volta soggette a trasformazione o a degradazione. Ma se questa vita fosse libera da quegli influssi mutevoli e degradanti e fosse posta sotto la cura dell’eterno e immutabile Iddio che è fonte e sorgente di vita eterna, sfuggirebbe agli artigli della morte e otterrebbe l’eternità.

 

In quanto a coloro che credono in Me, “Io do loro vita eterna, e non periranno mai, e nessuno li rapirà dalla Mia mano”. (Giovanni 10:28)

 

Io sono il Signore Iddio che è, che era e che viene, l’Onnipotente.  (Apocalisse 1:8)

 

Capitolo 2

 

Il peccato

 

Il discepolo: Maestro, é quasi per tutti evidente che disobbedire a Dio e cessare di adorarlo é peccato,e il risultato mortale si vede nell'attuale stato del mondo. Ma che cosa sia il peccato esattamente non è assolutamente chiaro. Come ha avuto origine il peccato, proprio in presenza dell'onnipotente Iddio, in contrasto con la Sua volontà e nel Suo stesso mondo?

Gesù: Il peccato é lasciar da parte la volontà di Dio e vivere secondo la propria volontà, abbandonando ciò che è vero e giusto in modo da soddisfare i propri desideri, pensando così di ottenere la felicità. Tuttavia, facendo così non si ottiene la vera felicità né si gode un piacere autentico. Il peccato non ha individualità, cosicché nessuno può dire che qualcuno lo abbia creato. E' semplicemente il nome di uno stato o condizione.  Vi è soltanto un Creatore, ed egli è buono, e un buon Creatore non avrebbe creato una cosa cattiva perché ciò sarebbe stato contrario alla Sua natura. E a prescindere da quell' unico creatore, non esiste nessun altro che potrebbe aver creato il peccato. Satana può solo danneggiare ciò che è già stato creato, ma non ha il potere di creare alcuna cosa. Quindi il peccato non è parte della creazione, né ha un' esistenza indipendente tale da poter essere creato. E' semplicemente una condizione d' essere illusoria e distruttiva.

Per esempio, la luce è qualcosa che ha un esistenza reale, ma l'oscurità non l'ha; è soltanto una condizione, l'assenza della luce. Allo stesso modo il peccato, o il male, non è una cosa che esiste di per sé, ma è semplicemente l'assenza del bene. Questa condizione oscura del male è la più terribile, perché a causa sua molti perdono la giusta rotta, e naufragando negli scogli di satana, cadono nelle tenebre dell'inferno e sono perduti. Per questa ragione Io che sono la luce del mondo Mi sono manifestato nella carne, affinché coloro che hanno posto in Me la loro fiducia non abbiano a perire, perché Io li salvo dal potere delle tenebre e li porto  al sicuro in quell'agognato rifugio celeste dove non c'è né nome né segno di oscurità. (Apocalisse 21:23; 22:5)

Mi chiedi come abbia potuto avere origine la condizione oscura del peccato alla presenza del Signore della creazione. Ha avuto origine perché satana e gli uomini, di loro iniziativa, in modo abusivo e ingiusto, hanno cercato di soddisfare i loro desideri. E se chiedi perché Dio non abbia fatto l'uomo in modo tale che non potesse cadere in una simile condizione, la risposta é che se fosse stato creato come una macchina non avrebbe mai raggiunto quel grado di felicità che si consegue soltanto agendo in conformità con le proprie scelte. Adamo ed Eva caddero nei tranelli e negli inganni di satana perché nel loro stato di innocenza non sapevano che esistessero cose come la menzogna e la frode. Prima di ciò, satana stesso non sapeva dell'esistenza di quell'orgoglio a causa del quale fu scacciato dal cielo, perché prima di lui non esisteva nulla simile all'orgoglio. E sebbene tanto negli uomini quanto in satana abbia avuto origine la condizione del peccato, Dio, con la Sua onnipotenza, ha dato a questa condizione un nuovo aspetto, cosicché anche da essa Egli ha tratto i più nobili risultati.

Innanzitutto, nell'incarnazione  e nella redenzione è stato reso manifesto lo sconfinato amore di Dio  che, in altre circostanze, sarebbe rimasto celato; e in secondo luogo, i redenti dopo aver gustato l'amarezza del peccato, godranno più pienamente le gioie del cielo, allo stesso modo come, dopo aver provato l'amaro, la dolcezza del miele da maggior delizia. Perché in cielo non peccano più, ma in mansuetudine e in amore obbediente servono Iddio loro Padre e dimorano con Lui in gioia eterna.

Talvolta accade che un animale , dopo una lunga associazione con l'uomo, ritorni alla propria specie, ma i suoi simili invece di dargli il benvenuto, lo aggrediscono e lo uccidono; la ragione di ciò é che a causa della sua lunga permanenza e familiarità con l'uomo, le sue abitudini e maniere di vita sono completamente cambiate. Dal momento che gli animali non ammettono nella loro società quelli della loro specie che hanno subito l'influsso dell'uomo, come possono i santi e gli angeli accogliere con benevolenza i peccatori che sono vissuti in relazione di intimità con gli uomini malvagi? Ciò non significa che santi e angeli non abbiano amore per i peccatori, ma la stessa santa atmosfera del cielo sarebbe sgradita a tali uomini. Perché é chiaro che, se in questo mondo i peccatori non gradiscono la compagnia dei uomini buoni,come potrebbero essere felici in loro compagnia durante l'eternità? Un cielo di tal genere sarebbe a loro sgradito come l'inferno stesso.

Non credete che Dio o il Suo popolo scacceranno i peccatori dal cielo e li getteranno all' inferno, perché Dio, che è amore, non ha mai gettato nessuno all'inferno. Molto tempo prima che la fine della vita ci avvicini al paradiso o all'inferno, nel cuore di ogni uomo, a seconda della sua natura buona o malvagia, si è stabilito il paradiso o l'inferno. Perciò, chiunque brami vedersi salvato da questo eterno tormento, si penta sinceramente dei suoi peccati e dia il suo cuore a Me, affinché, con la Mia presenza in lui con l'influsso dello Spirito Santo, possa diventare per sempre un figlio del Regno di Dio.

Un ribelle contro un re o contro un governo di questo mondo potrebbe salvarsi cercando rifugio in un altro paese, ma dove mai fuggirà per mettersi in salvo chi si ribella contro Dio? Dovunque vada, anche in cielo o all'inferno, troverà Dio sempre presente. Egli troverà la propria salvezza soltanto nel pentimento e nella sottomissione al suo Signore.

Per Adamo ed Eva le foglie di fico erano una copertura insufficiente, così Dio diede loro dei vestiti di pelle. Come le foglie di fico, anche le buone azioni dell'uomo sono inutili per proteggerlo dall'ira futura; nulla gli basterà all'infuori della Mia veste di giustizia.

La falena non pensa al potere distruttivo della fiamma quando affascinata dal suo splendore, vi si getta dentro e perisce. Così l'uomo, noncurante del potere distruttivo e venefico del peccato e avvertendone soltanto gli allettamenti, va incontro alla sua eterna distruzione. Ma la Mia luce salva dalla morte il peccatore e gli dispensa la vita e la felicità eterna. L'uomo è stato creato in modo tale da essere capace di appropriarsi del dono prezioso della Mia vera luce.

Il peccato non è un'illusione o un frutto dell'immaginazione. In questa condizione di tenebre spirituali, coll'esercizio della malvagia volontà dell'uomo, sono venuti in esistenza semi del male tali da ammorbare per sempre il suo spirito e infine distruggerlo: come il vaiolo in breve tempo distruggerà per sempre la bellezza dell'uomo trasformandola in repellente bruttezza. Dio non creò la malvagità, come non creò neppure la malattia e il dolore fisico. Essi sono soltanto il risultato naturale della disobbedienza dell'uomo. Dolore e malattia non sono dunque frutti dell'immaginazione, ma segni esteriori e visibili della malattia nascosta e invisibile del peccato, sia che si tratti individuale sia quello della famiglia di cui si è membro. Quando tutti i membri si pentono e si uniscono a Me, il Mio sangue salutare circola attraverso di loro, guarendo tutte le loro malattie nascoste e invisibili e dando salute per tutta l'eternità. L'uomo fu infatti creato per tale condizione di salute, affinché potesse per sempre dimorare nella felicità con il suo Signore Maestro.

 

Capitolo 3

 

La riconciliazione

 

Il discepolo: Maestro, in questi tempi alcuni sapienti e i loro seguaci considerano la Tua espiazione e redenzione col sangue insignificante e futile, e affermano che Cristo è stato soltanto un grande maestro e un esempio per la nostra vita spirituale, e che la salvezza e la felicità eterna dipendono dai nostri sforzi e dalle nostre buone opere.

 

Gesù: Non dimenticare mai che le idee religiose e spirituali sono collegate meno con la testa e più col cuore, che è il tempio di Dio, e quando il cuore è pieno della presenza di Dio, anche la testa è illuminata. Perché la mente e gli occhi della comprensione sono inutili senza la vera luce, come lo sono gli occhi naturali senza la luce del giorno. Nell’oscurità si può scambiare una corda per una serpe; allo stesso modo i saggi di questo mondo svisano la verità spirituale e fuorviano le menti semplici. Satana quando sedusse Eva, non si servì di pecore o di colombe, ma del serpente, il più astuto di tutti gli animali. Allo stesso modo, si serve della sapienza del saggio e dell’abilità dell’erudito, facendone strumenti adatti ai suoi scopi. Ma non basta essere erudito e abile; bisogna avere l’innocenza della colomba. Perciò ho detto: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. (Matteo 10:16)

 

La Mia croce e l’espiazione svolgono per i credenti la stessa funzione del serpente di rame per gli Israeliti, perché chiunque lo guardava con l’occhio della fede era salvato (Numeri 21:9; Giovanni 3:14-15).

Vi erano però coloro che, invece di credere, lo consideravano soltanto un oggetto di rame e criticando dicevano: (Se Mosè ci provvedesse un antidoto o ci desse qualche potente medicina contro questi serpenti velenosi, ciò costituirebbe un appropriato oggetto di fede; ma che potere ha questo palo sul veleno?” Essi morirono tutti. Anche ai nostri giorni, coloro che cavillano sul metodo di salvezza che Dio ha stabilito morranno nel veleno del loro peccato.

 

Un giovane cadde in un precipizio. Si ferì e perdette tanto sangue e stava per morire. Quando il padre lo portò dal medico, questi disse: “La vita è nel sangue, e la provvista di sangue di questo giovane è esaurita; ma se qualcuno è disposto a sacrificare la propria vita, il  giovane potrà guarire, altrimenti morrà. Il padre, il cui cuore traboccava d’amore per il figlio, offrì il proprio sangue, quando questo venne iniettato nelle vene del figlio, egli guarì. L’uomo è caduto dal monte della santità e giace colpito e ferito dai suoi peccati; a causa delle sue ferite, la sua vita spirituale è colata via, ed egli è prossimo alla morte. Ma per coloro che credono in me io spargo il Mio sangue eterno e spirituale, in modo che possano essere salvati dalla morte e possano ottenere la vita eterna. A tale scopo Io sono venuto, affinché possano aver vita  e averne in abbondanza e così vivere per sempre. (Giovanni 10:10)

 

Nei tempi antichi agli uomini era proibito bere il sangue di certi animali o mangiare certi cibi. Si credeva che, così facendo, si potessero evitare talune malattie; si credeva anche che, avendo l’uomo un corpo animale, le sue inclinazioni animalesche venissero rafforzate mangiando carne e bevendo sangue. Ma ora, “la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”. (Giovanni 6:55)

 

Perché danno vita spirituale, e per essi si ricevono salute perfetta, felicità celestiale e allegrezza.

 

Il perdono dei peccati non significa piena salvezza, perché questa può avvenire soltanto con la perfetta libertà dal peccato; perché è possibile che un uomo muoia per la malattia del suo peccato, benché abbia ricevuto il perdono completo. Un tale aveva il cervello sconvolto per una lunga malattia. Mentre era infermo, attaccò un uomo e lo uccise. Quando venne condannato a morte, i suoi parenti spiegarono le circostanze e chiesero la grazia per lui. Gli fu concesso il perdono per il delitto di assassinio. Ma prima che i suoi amici potessero raggiungerlo per dargli la buona notizia, egli morì per la malattia a cagione della quale aveva commesso l’assassinio.

 

Di che vantaggio fu questo perdono per l’assassinio? Avrebbe ottenuto salvezza se fosse stato guarito dalla sua malattia; allora avrebbe potuto trovare la vera felicità nel perdono. Mi sono manifestato nella carne per poter liberare i credenti pentiti dalla malattia del peccato, dalla punizione e dalla morte, eliminando così sia la causa sia l’effetto. Essi non morranno nei loro peccati, perché io li salverò, ed essi supereranno la morte diventando eredi della vita eterna. (Matteo 1:21)

 

Per molte persone la vita è piena di pericoli: sono come quel cacciatore che vide un alveare sul ramo di un albero che sporgeva su un fiume. Arrampicatosi, cominciò a gustare il miele, del tutto inconsapevole di trovarsi in pericolo di morte. Nel fiume sotto di lui, un alligatore stava con le mascelle aperte pronto a divorarlo, mentre intorno ai piedi dell’albero si era raccolto un branco di lupi in attesa che egli scendesse. Peggio ancora, l’albero sul quale sedeva era stato rosicchiato da un insetto alle radici e stava per cadere. Dopo poco tempo cadde, e l’incauto cacciatore divenne preda dell’alligatore. Allo stesso modo, lo spirito umano, racchiuso nel corpo, gode per un breve tempo i falsi e fugaci piaceri del peccato raccolti nell’alveare del cervello, senza pensare che si trova nel bel mezzo della paurosa giungla del mondo. Ivi satana siede pronto a farlo a pezzi, e l’inferno, come un alligatore, attende con le fauci spalancate per inghiottirlo, mentre, peggio ancora, il minuscolo e invisibile tarlo del peccato ha rosicchiato le radici stesse del corpo e della vita. Bene presto l’anima cade e diventa preda eterna dell’inferno. Ma Io libererò dal peccato, da satana e dall’inferno, il peccatore che viene a Me, gli darò eterna gioia e nessuna toglierà la sua allegrezza.   (Giovanni 16:22)

 

Satana, con astuti discorsi adescamenti,attira gli uomini a sé e li inghiotte, proprio come un serpente affascina gli uccellini col magnetismo del suo occhio luccicante e ne fa preda. Ma coloro che credono in Me Io do la liberazione da quel vecchio serpente e dalle seduzioni di questo mondo corruttore. Io li libero affinché, come un uccello che resistendo facilmente alla forza di gravità della terra vola liberamente nel cielo aperto, essi salgano sulle ali della preghiera e raggiungano infine la dimora della salvezza e casa cara al loro cuore, attirati dal Mio dolce amore.

 

Proprio come un uomo sofferente di itterizia vede tutto giallo, così per il peccatore e il filosofo la verità prende la forma del loro peccato o delle loro teorie; e non deve sorprendere molto se gente simile fa un altro passo avanti e Mi considera un peccatore come loro. La Mia opera, che è la salvezza dei peccatori, non è subordinata alla buona opinione del mondo, e agisce per sempre indisturbata nella vita dei credenti. Come Levi che, pur essendo ancora nei lombi di Abramo, mi pagava la decima benché non fosse ancora nato, così tutte le generazioni di credenti hanno in Me l’espiazione e il riscatto per i loro peccati, anche se quando Io sono morto sulla croce non erano ancora nati; perché questa salvezza è per tutte le razze del mondo.

 

Dire che un uomo possa acquistare la salvezza con i suoi sforzo e con le buone opere è sciocco e assurdo fintanto che l’uomo non sia rinato. I governatori del mondo e i cultori della moralità dicono: “Diventa buono facendo il bene”. Ma Io dico: “Prima di fare il buone opere, diventa buono tu stesso”. Quando si sarà entrati nella nuova vita, le buone opere saranno il risultato naturale.

 

Solo uno sciocco può dire che un albero amaro , a forza di portar frutti, alla fine possa diventare dolce. In realtà, un albero amaro può diventare dolce se innestato su un albero dolce, in modo che la vita e la qualità peculiari dell’albero dolce passino in quello amaro, e la naturale amarezza scomparirà. Questo è ciò che chiamiamo nuova creazione. Il peccatore può avere il desiderio di fare ciò che è giusto, tuttavia il solo risultato è il peccato; ma quando si pente e per fede è innestato in Me, il vecchio uomo in lui muore ed egli diventa una nuova creatura. Poi, da questa nuova vita che ha la sua origine nella salvezza, nascono come frutti le buone opere, e questi frutti dureranno per sempre.

 

Vi sono molti che hanno imparato dall’esperienza che la bontà naturale dell’uomo non può dare la vera pace del cuore, né la certezza della salvezza o la vita eterna. Il giovane ricco che venne a Me cercando al vita eterna, costituisce un buon esempio. Il suo primo pensiero su Me era errato, come lo è quello di taluni uomini considerati saggi da questo mondo e dai loro seguaci. Egli credeva che Io fossi uno di quei maestri che sono come sepolcri imbiancati e nella cui vita non c’è neppure una particella di vera bontà.

 

Perciò gli dissi: “Perché Mi parli di bontà? Uno solo è buono”. Ma Egli non vide in Me il solo che può donare bontà e vita; e quando cercai di prenderlo fra i Miei discepoli e di fare di lui un vero uomo buono dandogli la vita, si fece triste e Mi lasciò. La sua vita, ad ogni modo, rende perfettamente chiara una cosa: l’osservanza dei comandamenti e la bontà non lo soddisfacevano né gli assicuravano la vita eterna. Se la buone opere gli avessero dato pace, non sarebbe venuto a Me, e se avesse creduto alle Mie parole, non Mi avrebbe lasciato nella tristezza, e se ne sarebbe andato rallegrandosi.

 

Non molto tempo dopo il giovane Paolo Mi riconobbe, e il desiderio del suo cuore fu completamente esaudito. Invece di andarsene in tristezza, abbandonò tutto quello che aveva e Mi seguì.

 (Filippesi 3:5-15)

 

Così chiunque cessa di confidare nella propria rettitudine e Mi segue, riceverà da Me vera pace e vita eterna

 

 

Capitolo 4

 

Il servizio

 

Il discepolo: Maestro, qual'è il vero significato del servizio? Dobbiamo servire il Creatore e quindi le Sue creature per amor Suo? L’aiuto dell’uomo, il quale dopo tutto non è che un verve, ha un qualche valore per Dio nel Suo prendersi cura della Sua grande famiglia, oppure Dio ha bisogno dell’aiuto dell’uomo per proteggere e curare le Sue creature?

Il servizio è l’attività della vita spirituale ed è la naturale offerta dell’amore. Dio, che è amore, si prende sempre cura della Sua creazione e il Suo desiderio è che le Sue creature, e specialmente l’uomo che Egli ha formato a Sua immagine e somiglianza, non siano mai inattive. Nella cura e nella protezione delle Sue creature, Dio non ha bisogno dell’aiuto di nessuno, perché Egli le ha create in modo tale che senza il Suo aiuto non potrebbero continuare a esistere, ed è Lui che ha provveduto tutto quello che occorre per soddisfare i loro desideri. Nel vero servizio per gli altri vi è questo grande vantaggio: che esso aiuta colui che serve. Proprio come avvenne nel Tibet. Quando temevi di morire per il freddo intenso e vedesti un uomo giacere nelle neve in punto di morte, andasti da lui e , caricatolo sulle tue spalle, lo trasportasti. Lo sforzo produsse nel tuo corpo calore che passò al suo, ed entrambi foste salvi; cosicché, salvandogli la vita, salvasti anche la tua. Questo è il vero scopo del servizio. Nessuno può vivere solo e privi dell’aiuto di altri. Se qualcuno ricevesse aiuto da un altro e non fosse disposto a ricambiare, quando può, l’aiuto, un individuo tanto ingrato non avrebbe il diritto di attendersi un aiuto qualsiasi da nessuno.

Fintantoché un uomo non usa nel servizio di Dio e dell’uomo le facoltà e i poteri dei quali Dio lo ha dotato, egli non riceverà da Dio l’aiuto che Lui solo può concedere. Appena un uomo fa la sua parte, Dio la completerà. Per esempio, l’asportazione della pietra dalla tombe di Lazzaro era lavoro di Uomo, e non fu necessario che Dio impegnasse il Suo potere per farlo; ma quando le persone ebbero fatto rotolare la pietra, Dio, ossia Io stesso, feci quello che era al di là del potere e dell’abilità dell’uomo, perché diedi vita a un morto. Anche dopo di ciò l’uomo dovette fare del lavoro per liberare Lazzaro dalle bende funebri, affinché potesse essere completamente libero.(Giovanni 11:39,41.44)

Lo stesso vale per coloro che sono morti nel peccato. E’ il lavoro dei Miei discepoli far rotolare le pietre tombali degli ostacoli e delle difficoltà, mentre il concedere la vita è lavoro Mio. Spesso, inoltre, coloro che hanno ricevuto vita spirituale rimangono schiavi delle loro vecchie abitudini e cattive compagnie, ed è il dovere dei Miei figliuoli guidarli alla completa libertà; e per rendere questo grande servizio dovrebbero essere sempre vigili, col cuore e con l’anima.

Un re parlò così in punto di morte a un suo fedele servitore: “E’ stata mia abitudine, quando partivo per un viaggio, mandarti avanti a me per annunciare il mio arrivo e per curare i preparativi per la mia accoglienza. Ora io vado nel paese dei morti. Và, quindi , e informali che sto per unirmi a loro”. Sulle prime l’onesto servitore non capì che cosa intendesse il suo Signore; ma appena realizzò che voleva che morisse, precedendolo così nel regno della morte, fedele il compagno, senza un istante di esitazione o di dubbio, si immerse una spada nel cuore ed entrò nel paese dei morti per attendervi il suo Signore. E’ il dovere di coloro che servono Me, che sono il Signore della vita e il Re de Re (Atti 3:15; Apocalisse 19:16), di portare il Vangelo della salvezza a coloro che sono morti nel peccato ed essere addirittura pronti a dare la loro vita per Me che sono venuto sulla terra per la loro salvezza e ritornerò ancora una volta.(Apocalisse 2:10)

Un figlio ribelle lasciò una volta la casa di suo padre, si unì a una banda di ladroni e col tempo diventò audace e spietato come gli altri. Il padre chiamò i suoi servi e ordinò loro di andare da suo figlio a dirgli che, se si fosse pentito e fosse ritornato a casa, sarebbe stato perdonato e ricevuto nella sua casa . Ma i servi, timorosi del paese selvaggio e dei predoni feroci, rifiutatolo di andare. Allora il fratello maggiore del giovane, che lo amava come lo amava il padre, partì per portare il messaggio di perdono. Ma, appena entrato nella giungla, fu attaccato da una banda di ladroni e ferito mortalmente. Il fratello minore faceva parte della banda e, quando riconobbe il suo fratello maggiore, fu preso dal dolore e da rimorso. Il fratello maggiore riuscii a dargli il messaggio di perdono e quindi, dicendo che lo scopo della sua vita era stato raggiunto e che aveva fatto il proprio dovere di amore, rese lo spirito. Il sacrificio del fratello maggiore fece una tale impressione sul giovane ribelle che egli tornò da penitente a suo padre e da allora in poi visse una nuova vita. Non è dunque giusto che i Miei figliuoli siano pronti a sacrificare la loro vita per portare il messaggio di grazia ai loro fratelli che sono usciti dalla retta via e sono distrutti dal peccato, proprio come Io ho dato la Mia vita per la salvezza di tutti?

I miei figliuoli sono come il sale sulla terra.(Matteo 5:13)

Se i cristalli di sale non si sciolgono, non possono trasmettere il loro sapore. Così è per i Miei figliuoli. Se non sono fusi nel fuoco dell’amore e dello Spirito Santo e trasformati in un sacrificio vivente, non saranno in grado di portare neanche a un’unica anima la vita spirituale e celestiale per la quale possono essere salvati. Non avranno più della moglie di Lot che diventò una colonna di sale (Genesi 19:26). Ma proprio come Io, per il vostro bene, sono stato fuso nel Getsemani (Luca 22:44) e sulla croce ho dato la Mia vita per poter salvare la vita degli uomini (perché la vita si paga con la vita), così anche voi siete chiamati a dare la vostra vita per poter portare ad altri il sapore della vita spirituale e liberarli dalla morte.

Un certo assassino, invece di essere impiccato, fu mandato in battaglia e ivi combatté con tale coraggio per il suo re e per la sua patria che, sebbene fosse gravemente ferito, ritornò vincitore. Dopo la vittoria fu di nuovo portato in tribunale per essere condannato. Il re, vedendo sul suo corpo i segni delle ferite, revocò la condanna a morte e non soltanto perdonò il suo crimine, ma lo ricompensò largamente e lo innalzò ad una carica importante. Così coloro che al Mio fianco combattono con coraggio ed audacia nella Santa Guerra contro satana per poter salvare i loro fratelli, non solo riceveranno da Me il perdono dei loro peccati, ma nel regno di Dio Io concederò loro una corona e un regno. (Giacomo 5:20; Apocalisse 3:21)

Come il tubo che viene adoperato per convogliare acqua pulita è mantenuto pulito dall’acqua stessa che lo attraversa, così coloro che, attraverso lo Spirito Santo, portano ad altri l’acqua della vita sono a loro volta purificati e diventano eredi del regno di Dio.

Il miglior modo per un credente di essere pronto a ricevere lo Spirito Santo e a servire è di ubbidire alla voce celeste e cominciare immediatamente, per quanto possibile, a servire. Per diventare un buon nuotatore è inutile ricevere istruzioni se no si entra in acqua e si prova da sé; e soltanto con costante allenamento, prima in acque basse e poi in quelle profonde, si può diventare esperti del nuoto. Così, per imparare a salvare l’anima di coloro che affondano nelle oscure acque del peccato, la cosa migliore è di frequentare la sola vera scuola di teologia che è l’unione con Me.(Atti 4:13)

Alcuni vengono impediti nel servizio dall’idea di non essere capaci, e non ricordare che la Mia forza dà potenza anche nella debolezza.(2 Corinzi 12:9)

Sono come dei convalescenti che, sebbene siano guariti dalla loro malattia e mangiano cibo nutriente, rimangono deboli, perché non lavorano e non fanno la necessaria ginnastica. Questi credenti devono riporre la loro fiducia in Me e andare a salvare i peccatori dalla distruzione

L’amore è la pietra dia paragone mediante la quale si percepisce la realtà della verità : grazie ad esso tutti gli uomini sapranno che voi siete i Miei discepoli.(Giovanni 13:35)

Io mi servo anche della spada della giustizia, cosicché a prima vista sono propensi a credere che, come Salomone, Io intenda completare la Mia opera senza misericordia ma il Mio scopo, come il suo, è di applicare la misericordia; ma il Mio scopo, come il suo, è di applicare la pietra di paragone dell’amore che farà emergere la verità dimostrerà che voi siete i figli di quel Dio d’amore che ha dato la Sua vita per salvare la vostra. Dovreste perciò dimorare in quell’amore e servirvi l’un l’altro e dare perfino la vostra vita per servire altri, come anch’Io ho dato la Mia vita per voi. Poi, come Io vivo, anche voi vivrete.

(1 Re 3:16-28; Giovanni 14:19)

Se siete davvero Miei discepoli, il vostro servizio d’amore porterà molto frutto. (Giovanni 15:8)

E se gli uomini parlano male di voi e vi subissano di rimproveri, pregate per loro e, invece di rimproverarli, lasciate gustar loro il dolce frutto del vostro amore.

Quando adocchiamo i dolci frutti di un albero, i monelli colpiscono l’albero con sassi ed esso, senza fiatare, lascia cadere su di loro i suoi deliziosi frutti invece dei sassi. Perché l’albero non ha sassi da gettare, ma dona senza protestare  quello che Dio gli ha dato. Non abbatterli se sei maltrattato, perché il fatto che gli uomini ti gettino ingiurie è prova sicura che la tua vita è fruttifera. Benché essi ti trattino così per invidia e per dispetto, la gloria del tuo Padre celeste sarà resa manifesta. Non pensare che Dio sia assetato di gloria o che alla Sua gloria manchi qualche cosa che possa essere fornito dall’uomo. Tutt’altro! Lo scopo del Suo amore è do sollevare l’uomo, misera creatura, dallo stato peccaminoso in cui è caduto e di portarlo in alto, verso il Suo cielo di gloria. Così Egli dà gloria non a Sé stesso ma all’uomo, purificandolo, e in ciò si manifestano la meraviglia e maestà del Suo amore.

A coloro che con le loro fatiche hanno aiutato molti a staccarsi dal peccato per trovare in Me la giustizia, Io concederò tale gloria che, innanzitutto, li farà risplendere come le stelle; quindi, resi perfetti, risplenderanno come il sole nel regno del loro Padre. Le stelle impallidiscono e scompaiono al sorgere del Sole della Giustizia, ma è la volontà del Padre Mio che i Suoi figli siano resi perfetti come Egli è perfetto e che con Lui risplendano in gloria eterna, rallegrandosi sempre nel Suo sconfinato ed eterno amore.

Vi sono piccole creature molto inferiori all’uomo, come la lucciola con la luce tremolante, e certe piante della vegetazione himalayana che, con la loro lieve fosforescenza, illuminano per quanto è loro possibile la giungla oscura in cui vivono. Anche minuscoli pesci che nuotano nelle profonde acque dell’oceano emettono una debole luce che guida gli altri pesci e li aiuta a eludere i loro nemici. Quanto più dovrebbero i Miei figliuoli essere luce nel mondo e, con zelo e abnegazione, condurre sulla via della verità, per mezzo della luce che hanno ricevuto da Dio, coloro che nell’oscurità sono soggetti a diventare prede di satana.

(Matteo 5:14)

Se non impiegano i poteri celesti al servizio di Dio e delle Sue creature, corrono il rischio di perdere per sempre questi doni. Ciò è quanto è accaduto a certi pesci che vivono nelle acque profonde di grotte oscure e anche ad alcuni eremiti del Tibet, perché sia gli uni sia gli altri hanno vissuto per tanto tempo nelle tenebre  da perdere completamente la vista. Così lo struzzo, non avendo usato le sue ali, ha perso completamente la capacità di volare. Bada, perciò, a non trascurare alcun dono o talento che ti sia stato affidato, ma usali, affinché tu possa partecipare alle beatitudini e alla gloria del tuo Maestro. (Matteo 25:14-30)

Talvolta, quando vi sia da compiere un grande servizio che porterà salvezza e benedizioni a molti, Io scelgo per il Mio scopo persone che sono poco stimate agli occhi del mondo, perché esse non menano vanto del loro potere o della loro saggezza; ma, ponendo in Me tutta la loro fiducia e non considerando di grande valore quel poco di capacità  che posseggono, dedicano tutto ciò che hanno e tutto ciò che sono al Mio servizio per gli uomini. (1 Corinzi 1:26-30)

Per esempio, ricorderai che quando nel deserto sfamai cinquemila uomini con cinque pani e due pesci, non eseguii questo miracolo per mezzo dei Miei discepoli, perché essi erano pieni di dubbi e di perplessità e volevano mandar via la moltitudine affamata. (Giovanni 6:9)

In quell’occasione il Mio servo fu un ragazzetto che avevo guarito dalla paralisi. Desideroso di udire le Mie parole, aveva deciso di seguirMi. La sua povera mamma aveva avvolto nelle sue vesti alcuni pani d’orzo e dei pesci secchi, tanto quanto bastava per due o tre giorni di cammino. Quando si cercò cibo per la folla, il fedele fanciullo depose subito tutto ciò che aveva ai piedi dei discepoli. Sebbene vi fossero anche dei ricchi che avevano portato seco vivande migliori, come pani di frumento, non furono disposti a cederle; così fu con i pani d’orzo del ragazzo, Mio omonimo, che, mediante la Mia benedizione, la folla fu sfamata con il cibo migliore.

Molti sono talmente privi di gratitudine che, qualsivoglia benedizione venga loro concessa, finanche quando siano eseguiti miracoli a loro beneficio, rimangono insoddisfatti e ingrati. Persone come loro no possono mai essere usate per il servizio e la benedizione di altri, ma sono come l’uomo che guarii dopo che aveva sofferto per trentott’anni di una malattia incurabile: invece di essere grato e di credere in Me, egli non si curò neppure di ricordare il Mio nome. (Giovanni 5:12-13)

Il mondo non può sperare benedizioni da simili persone; le benedizioni derivano soltanto da coloro i quali, come la povera vedova, sono pronti a dare tutto quello che hanno, finanche il necessario per vivere. (Luca 21:2-4)

Per un servizio efficace e per eseguire il loro dovere i Miei servi debbono essere pronti a offrire anche la loro stessa vita. Come quel fedele soldato che rimase al suo posto nel freddo rigido, sotto la neve, finchè non morì assiderato e rimase di sentinella come una statua, mentre le altre guardie erano andate a riscaldarsi intorno al fuoco. Quando giunse il re e lo vide in piedi fermo e fedele anche nella morte, si tolse la corona e la pose per un certo tempo sul capo del soldato dicendo: “Un soldato e servitore così fedele merita l’onore e la gloria del mio diadema. Se fosse sopravvissuto, l’avrei fatto capo del mio regno!” Così debbono essere i Miei fedeli servitori nel compito al quale li ho destinati; e a coloro che terminano il loro lavoro con la stessa fede e lo stesso coraggio, Io concederò una corona imperitura di regalità eterna. ( 2 Timoteo 4:5-8)

Molti hanno sprecato il tempo prezioso che era stato loro concesso per servirMi, ma hanno ancora la possibilità di riscuotersi e fare il miglior uso del tempo che rimane loro. Essi sono come quel cacciatore che, mentre vagava nella giungla, raccolse alcuni graziosi sassolini sulla riva di un fiume. Ignorando il valore, li adoperò ad uno ad uno nella sua fionda per tirare agli uccelli appollaiati sugli alberi lungo il fiume. Uno dopo l’altro caddero nell’acqua e andarono perduti. Il cacciatore ritornò in città tenendone ancora uno in mano e, mentre attraversava il bazar, un gioielliere lo notò e disse allo sciocco che era un pregevole diamante per il quale avrebbe potuto ottenere migliaia di rupie. Quando udì ciò, il cacciatore cominciò a lamentarsi dicendo: “Oh me disgraziato! Non conoscevo il loro valore e ho usato molti di questi diamanti per tirare agli uccelli sulla riva del fiume; così sono caduti in acqua e sono andati perduti, altrimenti sarei stato milionario. Tuttavia, ho salvato questo: ho ancora guadagnato qualcosa”. Ogni giorno è come un diamante prezioso, benché molti giorni di valore incalcolabili siano stati sciupati nella ricerca di piaceri effimeri e siano sempre sprofondati negli abissi del passato, dovresti renderti conto del valore di ciò che rimane e, impiegandolo nel migliore dei modi, raccoglierai ricchezza spirituali. Usalo al Mio servizio, giacché ti ho dato la vita e tutte la sue benedizioni di valore inestimabile, per salvare altri dal peccato dalle morte, e otterrai una ricompensa eterna e celestiale.

  

Capitolo 5

 

La preghiera

 

Il discepolo: Talvolta vien posta la seguente domanda:“Dato che Dio è pienamente consapevole delle vostre necessità e sa come esaudirle nel migliore dei modi, non soltanto per il bene ma anche per il male, perché dovremmo pregarlo in proposito? Sia che le nostre necessità siano temporali o spirituali, possiamo noi, con le nostre preghiere, modificare la volontà di Dio?”

Gesù: Chi formula questa domanda dimostra chiaramente di non sapere cosa sia la preghiera. Non ha mai visto una vita di preghiera. altrimenti saprebbe che la preghiera non è mendicare. La preghiera è uno sforzo per afferrare Dio stesso, l'Autore della vita, e quando avremo trovato Lui che è la fonte della vita e saremo entrati in comunione con Lui, tutta la vita sarà nostra, e con Lui tutto ciò che la rende perfetta. Dio, spinto dall'amore, da ai malviventi ciò che è necessario per la loro vita in questo mondo; ma Egli non palesa loro le necessità spirituali, perché non hanno una vita spirituale.

Se Egli desse loro benedizioni spirituali, non sarebbero in grado di apprezzarle. Ma coloro che credono ricevono doni di ogni genere, specialmente benedizioni spirituali, col risultato che ben presto terranno in poco conto le benedizioni temporali e porranno il loro amore in quelle invisibili e spirituali. Noi non possiamo modificare la volontà di Dio, ma l'uomo di preghiera può scoprire la volontà di Dio per lui. Dio gli si manifesta nel segreto del cuore entrando in comunione con lui; e quando sarà evidente che i Suoi scopi misericordiosi sono per il suo bene, i dubbi e le difficoltà di cui si lamenta  scompariranno per sempre.

La preghiera è, per così dire, un soffio dello Spirito Santo nella vita dell'uomo di preghiera, che diventa così un anima vivente. (Genesi 2:7; Giovanni 20:22).

Egli non morrà mai, perché lo Spirito Santo, per mezzo della preghiera, si riversa ai suoi polmoni spirituali e riempie il suo spirito di salute, vigore e vita eterna.

Dio, che è Amore, ha liberamente dispensato a tutti gli uomini le cose che sono necessarie per la vita spirituale e per quella temporale, ma dato che offre la salvezza e il Suo Spirito Santo a tutti gratuitamente, essi sono presi alla leggera. Ma la preghiera ci insegna ad apprezzarli, perché sono altrettanto necessari quanto l'aria, l'acqua, il calore e la luce, senza i quali la vita è impossibile. D'altra parte i Suoi doni di oro, argento e pietre preziose, che sono scarsi e ottenuti con grande difficoltà, vengono stimati, sebbene con tali cose non si possano placare la fame e la sete del corpo né si possano soddisfare le brame del cuore. Gli uomini di del mondo agiscono con tale follia nei riguardi delle cose spirituali; ma l'uomo di preghiera riceve vera saggezza e vita eterna.

Questo mondo è come un vasto oceano in cui gli uomini affondano e annegano, mentre gli animali marini vivono la loro vita nelle acque più profonde perchè, di tanto in tanto, vengono alla superficie e, aprendo la bocca, respirano una certa quantità d'aria che consente loro di vivere negli abissi. Così coloro che vengono alla superfice dell'oceano della vita respirano, per mezzo della preghiera privata, lo Spirito vitalizzante di Dio e trovano anche in questo mondo, vita e sicurezza.

Sebbene i pesci trascorrono tutta la loro vita nell'acqua salata del mare, non diventano salati perchè hanno la vita in loro; così l'uomo di preghiera rimane libero dalla corruzione del peccato benchè debba vivere in un mondo contaminato dal peccato, perchè la sua vita è sostenuta dalla preghiera.

Come l'acqua salata del mare che, sollevata dai caldi raggi del sole, pende gradualmente forma di nuvola e, trasformata in acqua dolce e rinfrescante, cade sotto forma di pioggia sulla terra (perché l'acqua del mare quando evapora, lascia dietro di se il sale e l'amaro), così, quando i pensieri e i desideri dell'uomo di preghiera si innalzano come nebbiose emanazioni dell'anima, i raggi del Sole di Giustizia li purificano da ogni traccia di peccato e le sue preghiere diventano una grande nuvola che scende dal cielo sotto forma di pioggia di benedizione per portare refrigerio a molti sulla terra.

Come l'uccello acquatico trascorre la sua vita nell'acqua ma quando vola ha le penne perfettamente asciutte, così l'uomo di preghiera ha la sua dimora in questa mondo, ma quando giunge il momento di lasciare questo mondo contaminato dal peccato, arriva senza macchia nella sua dimora di eterno riposo.

La nave galleggia sull'acqua, ma sarebbe strano e pericoloso se l'acqua dovesse entrare nella nave. Così è giusto che un uomo dimori in questo mondo giacché, mantenendosi a galla, sarà in grado di arrivare con lui al porto della vita. ma se il mondo trovasse accesso al suo cuore, ciò significherebbe morte e distruzione. Perciò  l'uomo di preghiera riserva sempre il suo core per Colui che lo destinò ad essere Suo tempio e così, sia in questo mondo, sia in quello a venire, egli riposa in pace e sicurezza.

Sappiamo tutti che senz'acqua è impossibile vivere; però se affondiamo in essa soffochiamo e moriamo. Dobbiamo usare e bere acqua, ma non dovremmo cadere in essa affondarvi. Perciò il mondo e le cose mondane debbono essere usate con discrezione perchè senza di loro la vita è non soltanto difficile, ma impossibile. Proprio per questo scopo Dio ha creato il mondo, affinché gli uomini ne facciamo uso; ma gli uomini non debbono annegare in esso, perché altrimenti il fiato della preghiera si ferme ed essi  periscono.

Cessando di vivere la vita di preghiera, la vita dello spirito comincia a venir meno e le cose mondane che sono fatte per essere utili diventano dannose e distruttive. Il sole col suo calore e la sua luce fa vivere e fiorire tutti i vegetali, ma li fa anche appassire e morire. Anche l'aria da vita e vigore e tutti gli esseri viventi, ma è essa stata causa della loro decomposizione.Perciò veglia e prega.

Dovremmo vivere in questo mondo in modo che, pur essendo in esso, non siamo di esso. Allora le cose di questo mondo sarebbero utili anziché dannose, e sarebbero d'aiuto nello sviluppo della vita spirituale; ma soltanto a questa condizione: che lo spirito sia sempre rivolto verso il Sole di Giustizia. Talvolta avviene che in un'aiuola di terreno impuro e lurido spuntino e fioriscano dei fiori, il cui dolce profumo sopraffà il cattivo odore del luogo. Le piante, volgendosi verso il sole, ricevono da esso luce  e calore e la sporcizia, invece di essere dannosa alle piante, le fertilizza e le aiuta a crescere e a fiorire. Così pure l'uomo di preghiera, mentre prega, volge il suo cuore verso Me ricevendo luce e calore, e in mezzo ai cattivi odori di questo mondo malvagio, il dolce profumo di questa vita nuova  e santa Mi glorifica. In lui  si producono non soltanto dolci profumi, ma anche frutti che dureranno per sempre.

Pregare non vuol dire che, senza le preghiere, Dio non ci darebbe nulla o sarebbe all'oscuro delle nostre necessità. Ma c'è il grande vantaggio che pregando, l'anima è più disposta a ricevere il Donatore di ogni benedizione nonché le benedizioni che egli intende concedere. Così avviene che la pienezza dello Spirito non fu versata sugli apostoli il primo giorno, ma dopo dieci giorni di speciale preparazione.

Se a qualcuno venisse conferita una benedizione prima che egli fosse pronto a riceverla, non la apprezzerebbe a sufficienza ne la conserverebbe per molto tempo, Per esempi, poiché Saul ottenne lo Spirito Santo e il regno senza averli richiesti, perdette entrambi molto presto, perché era partito da casa non per non per ottenere lo Spirito Santo ma per cercare le asine che aveva smarrite.( 1 Samuele 9:3; 10:11; 5:13-14; 31:4 )

Solo l'uomo di preghiera può adorare Dio in spirito e verità. Altri sono come la sensitiva: durante l'adorazione, sotto l'influsso dell'insegnamento e della presenza dello Spirito Santo, si accartocciano, per così dire, e chinando la testa diventano seri; ma non appena abbiano lasciato la chiesa, si ravvivano e vanno avanti come prima.

Se non lo curiamo bene, un albero o un arbusto che porta buoni frutti o fiori degenererà e ridiventerà selvatico. Allo stesso modo il credente, se cessa di dimorare in Me trascurando la preghiera e la vita spirituale, a causa della sua negligenza cadrà dallo stato di beatitudine e, sprofondando di nuovo nelle sue vecchie abitudini peccaminose, sarà perduto.

Quando vediamo una gru stare ritta e immobile sul bordo di uno stagno o sulla riva di un lago, potremmo immaginare, dal suo atteggiamento, che stia meditando sulla gloria di Dio o sull'eccellente qualità dell'acqua. Niente di tutto questo! Essa sta immobile per ore, ma, nel momento in cui scorge una ranocchia o un pesciolino, balza su di esso e lo trangugia. Proprio questo è l'atteggiamento di molte persone nei confronti della preghiera e della meditazione religiosa. Seduti sulla riva dell'infinito oceano di Dio, non dedicano un solo pensiero alla Sua maestà e al Suo amore o alla Sua natura divina che purifica dal peccato e soddisfa l'anima affamata; sono completamente presi dal pensiero di ottenere un oggetto particolarmente desiderato, mediante il quale potranno indulgere più pienamente nelle delizie di questo mondo effimero. Così si allontanano dalla fonte della vera pace e , immergendosi nelle gioie evanescenti di questo mondo, con esse svaniranno e scompariranno.

L'acqua e il petrolio vengono entrambi dalla terra e, benché sembrino simili e addirittura uguali, hanno natura e uso esattamente opposti, perché la prima spegne il fuoco, il secondo lo alimenta con nuovo combustibile. Così anche il mondo e i suoi tesori, il cuore e la sua sete di Dio, sono creazione di Dio. Il risultato che si ottiene tentando di soddisfare il cuore con la ricchezza, con l'orgoglio e con gli onori di questo mondo, è lo stesso che si otterrebbe tentando di spegnere il fuoco col petrolio, perché il cuore può trovare benessere e soddisfazione soltanto in Colui che lo creò insieme al profondo desiderio di cui è conscio.(salmo 42:1,2)

Perciò a chiunque viene a Me Io darò dell'acqua viva affinché non abbia mai più sete, e vi sarà in lui una sorgente d'acqua che zampilla in vita eterna.( Giovanni 4:14)

Gli uomini tentano invano di trovare pace nel mondo e nelle cose del mondo, perchè l'esperienza dimostra chiaramente che non è possibile trovare vera pace e soddisfazione in essi. Gli uomini sono paragonabili a quel ragazzo che trovò una cipolla e cominciò a pelarne le pelli nella speranza di trovarvi dentro qualcosa, come in una scatola alla quale si tolga il coperchio. Ma questa era un'aspettativa completamente vana, giacché non vi trovò nulla se non l'ultima pelle, perché una cipolla altro non è che una serie di pelli. E questo mondo e tutto ciò che ad esso appartiene non sono altro che vanità delle vanità, finché gli uomini non scopriranno la vera sorgente della pace.( Ecclesiaste 12:10)( Isaia 55:1; Geremia 2:13; Apocalisse 22:17 )

Il mondo è come un miraggio, e chi cerca la cerità comincia a cercare con la speranza di trovare qualcosa che soddisfi il suo spirito assetato; ma non trova che delusione e disperazione. L'acqua della vita non può essere trovata in serbatoi fatti da mano umana o in cisterne screpolate; ma coloro che si avvicinano a Me nella preghiera, con un cuore puro, troveranno in Me, che sono la sorgente dell'acqua viva, soddisfazione, rinvigorimento e vita eterna.( Isaia 55:1; Geremia 2:13; Apocalisse 22:17 )

Una donna camminava lungo un sentiero di montagna portando in braccio suo figlio, allorché il bambino, alla vista di un bel fiore, spiccò un tale balzo dalle braccia della mamma che cadde a capofitto giù per il fianco della montagna, batté la testa su una roccia e morì sul colpo. E' perfettamente chiaro che la sicurezza e il nutrimento del bambino si trovavano tra le braccia della mamma e non nei fiori affascinanti che furono la causa della sua morte. Così agisce il credente la cui vita non è una vita di preghiera. Quando scorge le fugaci e affascinanti delizie del mondo, dimentica il Mio amore e le Mie attenzioni che sono di gran lunga maggiori di quelle di una madre e, trascurando il latte spirituale che io gli provvedo, balza fuori dalle Mie braccia ed è perduto.

Il nutrimento che una madre fornisce è tale che non può essere ottenuto senza un certo sforzo da parte dell'infante. Allo stesso modo i miei figlioli, che porto sul Mio seno, non possono ottenere, senza cercarlo, il latte spirituale che salva la loro anima. E come il bambino non ha bisogno che gli venga insegnato ma per istinto dove e come ottenere il suo cibo, così coloro che sono nati dallo Spirito sanno per istinto spirituale, e non per filosofia o per sapienza umana, come pregare e come ottenere da Me, loro madre spirituale, il latte della vita eterna.

Io ho infuso nella natura dell'uomo fame e sete acciocché non abbia, in pura sventatezza, a considerarsi Dio, ma affinché, giorno per giorno, egli si ricordi delle sue necessità e del fatto che la sua vita è legata alla vita e all'esistenza di Qualcuno che lo ha creato. Così, reso consapevole dei suoi difetti e delle sue necessità, egli potrà dimorare in Me ed Io in lui ed egli troverà sempre in Me la sua felicità e la sua allegrezza.

Pregare vuol dire essere con Me in relazioni di familiarità e,  essendo in comunione con Me e dimorando in Me, poter diventare come Me. Vi è un insetto che vive fra l'erba e le foglie verdi e si nutre di esse e diventa del loro stesso colore. Anche l'orso polare, che dimora fra le bianche nevi, ha lo stesso candore della neve e la tigre del Bengala porta sulla sua pelliccia il segno delle canne fra le quali vive. Così coloro che, per mezzo della preghiera, vivono in comunione con Me partecipano, con i santi e con gli angeli, della Mia natura e, essendo creati a Mia immagine, diventano come Me.

Quando, per breve tempo soltanto, portai Pietro, Giacomo e Giovanni in comunione con Me sulla montagna, mostrai loro un po' della Mia gloria e di tutti i santi soltanto due, Mosè ed Elia, apparvero loro; furono tanto conquistati da quella breve visione della gloria celeste che vollero erigere tre tende per vivervi.( Matteo 17:1-5 )

Quanto meravigliosa sarà allora la felicità di coloro che dimorano in Me quando, con innumerevoli santi ed angeli entreranno nel loro agognato paradiso e divideranno con Me la Mia gloria che non conosce perdita o ombra di variazione.

( Giovanni 17:24; Giacomo 1:17 )

L'uomo di preghiera non sarà mai solo, ma dimorerà per sempre con Me e con i Miei santi.( Matteo 28:20: Zaccaria 3:7-8 )

Non è gran cosa dominare e servirsi di animali selvatici, del fulmine, dei venti, della luce e di altre forze della natura; ma conseguire la padronanza sul mondo, su Satana e sul proprio io, con tutte le sue passioni, è in verità un impresa di grande importanza e necessità. Soltanto a coloro che vivono una vita di preghiera Io conferisco il potere di sopraffare tutta la potenza del nemico, cosicché, anche vivendo ancora in questo mondo dimorino con  Me nei luoghi celesti e satana, essendo egli in basso ed essi in alto, non sarà mai capace di raggiungerli. Ma essi dimoreranno per sempre con Me al sicuro e senza timore o paura.( Luca10:17,20; Efesini 2:6 )

Benché gli uomini abbiano ottenuto il controllo delle forze della natura, essi non sono in grado di varcare i confini dell'aria; mentre l'uomo di preghiera, avendo dominato satana e il proprio io, può percorrere a volontà i cieli sempiterni.

Come l'ape raccoglie il dolce succo dei fiori e lo trasforma in miele senza danneggiare il loro colore o la loro fragranza, così l'uomo di preghiera raccoglie felicità e beneficio da tutte le creazioni di Dio senza far loro violenza alcuna. Come le api, dunque, raccolgono il loro miele da fiori di ogni sorta in luoghi diversi e lo immagazzinano nel favo, così l'uomo di Dio raccoglie pensieri e sentimenti soavi da ogni parte della creazione e, in comunione col suo Creatore, racchiude nel suo cuore il miele della verità e, in perpetua pace con Lui sempre e ovunque, gusta con delizia il dolce miele di Dio.

Ora è il momento di ottenere e conservare nel vaso del nostro cuore l'olio dello Spirito Santo, come fecero le vergini sagge altrimenti, come le cinque vergini stolte, troveremo soltanto dolore e disperazione. Ora, inoltre, dovete raccogliere la manna per il vero Sabato, altrimenti non vi rimarrà altro che tristezza e sventura.

( Matteo 25:1-13; Esodo 16:15,27 )

"E pregate che la vostra fuga non avvenga nè d'inverno", cioè in tempo di grande angoscia o negli ultimi giorni., "nè di sabato", cioè nel regno di mille anni del riposo eterno, perchè una simile occasione non si ripresenterà mai più.

( Matteo 24:20 )

Allo stesso modo in cui il clima produce un mutamento nelle forme, nei colori e nelle abitudini di crescita delle piante e dei fiori, così coloro che conservano le comunioni con Me subiscono uno sviluppo della loro natura spirituale nelle abitudini, nell'aspetto e nel carattere; e, liberandosi del vecchio uomo, sono trasformati nelle Mia immagine gloriosa e incorruttibile.

Col Mio dito scrissi in terra lo stato peccaminoso di ciascuno di coloro che, noncuranti della loro stessa abiezione, portarono a condannare la donna sorpresa in adulterio, talché ad uno ad uno la lasciarono e se ne andarono confusi e vergognosi. Col Mio dito, ancora, indico in segreto ai Miei servi le ferite dovute al loro peccato e, quando si pentono, con un tocco dello stesso dito, Io li guarisco; e come un bambino afferra il dito del padre e cammina con lui, così col Mio dito Io conduco i Miei figli lungo la strada che da questo mondo li porta alla loro dimora di riposo e di pace eterna.( Giovanni 14:2-3 )

Spesso gli uomini pregano il Padre nel Mio nome, ma non dimorano in Me, cioè prendono il Mio nome nella loro bocca e sulle loro labbra, ma non nel loro cuore e nella loro vita. Questo è motivo per cui non ottengono ciò che chiedono. Ma quando Io dimoro in loro e loro in Me, qualunque cosa essi chiedono al Padre, la riceveranno, perchè in quelle condizioni pregano sotto la guida dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo mostra loro ciò che glorificherà il Padre e sarà la miglior cosa per loro e per gli altri; altrimenti riceveranno una risposta simile a quella che un cattivo figlio ebee dal governatore che suo padre aveva servito con grande coraggio e onore. Quando il figlio presentò una petizione a nome si suo padre per chiedere un impiego e un favore, il governatore gli fece notare la sua vita e le sue abitudini disoneste e gli disse: "Non chiedermi nulla a nome di tuo padre, ma prima va' e agisci secondo il suo esempio. Che il suo grande valore non sia soltanto sulle tue labbra, ma anche evidenziato nella tua vita; e allora la tua petizione sarà accettata".

Vi è una grandissima differenza fra le preghiere di coloro che Mi adorano e Mi lodano soltanto con le labbra e coloro che lo fanno col cuore. Per esempio, un tale, adoratore sincero, pregava costantemente per un altro affinché gli si aprissero gli occhi ed egli potesse accettare la verità; mentre l'altro, che era un adoratore solo di nome, spesso pregava, nella sua inimicizia contro il Mio adoratore sincero, affinché potesse diventare cieco. Finalmente le preghiere dell'adoratore sincero furono esaudite dall'amorevole volontà di Dio e colui che prima era soltanto un ipocrita ricevette la visione spirituale. Col cuore pieno di gioia quest'uomo divenne un vero credente e un fratello sincero e fidato del Mio fedele servitore.

La preghiera rende possibili cose altrimenti impossibili e gli uomini sperimentano nella loro vita cose talmente meravigliose, non soltanto contrarie alle regole e alle opinioni della sapienza umana, ma completamente impossibili. Gli uomini di scienza non riconoscono che colui che creò tutte le cose e le ordinò secondo determinate leggi non può essere imprigionato dietro le sbarre delle Sue stesse leggi. Le vie del grande Legislatore sono imperscrutabili, perchè le Sue eterne volontà e scopo sono la benedizione e la prosperità di tutte le Sue creature, e la ragione per cui l'uomo naturale non può afferrare questo fatto è che le cose spirituali vanno giudicate spiritualmente.( 1 Corinzi 2:14 )

Il più grande di tutti i miracoli è la nuova nascita dell'uomo, e per l'uomo che ha sperimentato questo miracolo tutti gli altri diventano possibili. Nei paesi freddi un ponte d'acqua è uno spettacolo comune, perchè, quando la superficie di un fiume è fortemente ghiacciata, l'acqua continua a scorrere al di sotto e gli uomini possono passare con facilità e sicurezza sul ponte di ghiaccio. Ma se uno avesse a parlare di un ponte d'acqua che attraversa un fiume a persone che sudano continuamente nella calura d'un clima tropicale, queste direbbero subito che una cosa simile è impossibile e contraria alle leggi della natura. La stessa grande differenza esiste tra coloro che sono rinati e con la preghiera conservano la vita spirituale, e coloro che vivono una vita mondana e apprezzano soltanto le cose materiali e sono così completamente all'oscuro della vita dell'anima.

Colui che desidera ottenere da Dio, con la preghiera, la benedizione di una vita spirituale, deve credere e obbedire senza discutere. L'uomo che venne a Me con una mano atrofizzata ubbidì immediatamente quando gli ordinai di stendere la sua mano; e così la mano divenne sana come l'altra.( Matteo 12:10-13 )

Ma supponiamo che invece di ubbidire istantaneamente egli avesse cominciato a discutere dicendo: "Come posso stendere la mia mano? Se fossi in grado di farlo, perchè mai sarei venuto da Te? Guarisci prima di tutto la mia mano, e allora sarò capace di stenderla". Tutto questo sarebbe sembrato molto ragionevole e opportuno, ma la sua mano non sarebbe mai stata guarita.

Colui che prega deve credere e ubbidire e stendere verso di Me, nella preghiera, le sue mani deboli e inaridite; e allora starà a Me di dargli vita spirituale; ed essa gli sarà concessa secondo le sue necessità.( Matteo 21:22 )

Un certo assassino, invece di essere impiccato, fu mandato in battaglia e ivi combatté con tale coraggio per il suo re e per la sua patria che, sebbene fosse gravemente ferito, ritornò vincitore. Dopo la vittoria fu di nuovo portato in tribunale per essere condannato. Il re, vedendo sul suo corpo i segni delle ferite, revocò la condanna a morte e non soltanto perdonò il suo crimine, ma lo ricompensò largamente e lo innalzò ad una carica importante. Così coloro che al Mio fianco combattono con coraggio ed audacia nella Santa Guerra contro satana per poter salvare i loro fratelli, non solo riceveranno da Me il perdono dei loro peccati, ma nel regno di Dio Io concederò loro una corona e un regno. (Giacomo 5:20; Apocalisse 3:21)

Come il tubo che viene adoperato per convogliare acqua pulita è mantenuto pulito dall’acqua stessa che lo attraversa, così coloro che, attraverso lo Spirito Santo, portano ad altri l’acqua della vita sono a loro volta purificati e diventano eredi del regno di Dio.

Il miglior modo per un credente di essere pronto a ricevere lo Spirito Santo e a servire è di ubbidire alla voce celeste e cominciare immediatamente, per quanto possibile, a servire. Per diventare un buon nuotatore è inutile ricevere istruzioni se no si entra in acqua e si prova da sé; e soltanto con costante allenamento, prima in acque basse e poi in quelle profonde, si può diventare esperti del nuoto. Così, per imparare a salvare l’anima di coloro che affondano nelle oscure acque del peccato, la cosa migliore è di frequentare la sola vera scuola di teologia che è l’unione con Me.

(Atti 4:13)

Alcuni vengono impediti nel servizio dall’idea di non essere capaci, e non ricordare che la Mia forza dà potenza anche nella debolezza.(2 Corinzi 12:9)

Sono come dei convalescenti che, sebbene siano guariti dalla loro malattia e mangiano cibo nutriente, rimangono deboli, perché non lavorano e non fanno la necessaria ginnastica. Questi credenti devono riporre la loro fiducia in Me e andare a salvare i peccatori dalla distruzione

L’amore è la pietra dia paragone mediante la quale si percepisce la realtà della verità : grazie ad esso tutti gli uomini sapranno che voi siete i Miei discepoli.(Giovanni 13:35)

Io mi servo anche della spada della giustizia, cosicché a prima vista sono propensi a credere che, come Salomone, Io intenda completare la Mia opera senza misericordia ma il Mio scopo, come il suo, è di applicare la misericordia; ma il Mio scopo, come il suo, è di applicare la pietra di paragone dell’amore che farà emergere la verità dimostrerà che voi siete i figli di quel Dio d’amore che ha dato la Sua vita per salvare la vostra. Dovreste perciò dimorare in quell’amore e servirvi l’un l’altro e dare perfino la vostra vita per servire altri, come anch’Io ho dato la Mia vita per voi. Poi, come Io vivo, anche voi vivrete.(1 Re 3:16-28; Giovanni 14:19)

Se siete davvero Miei discepoli, il vostro servizio d’amore porterà molto frutto.(Giovanni 15:8)

E se gli uomini parlano male di voi e vi subissano di rimproveri, pregate per loro e, invece di rimproverarli, lasciate gustar loro il dolce frutto del vostro amore.

Quando adocchiamo i dolci frutti di un albero, i monelli colpiscono l’albero con sassi ed esso, senza fiatare, lascia cadere su di loro i suoi deliziosi frutti invece dei sassi. Perché l’albero non ha sassi da gettare, ma dona senza protestare  quello che Dio gli ha dato. Non abbatterli se sei maltrattato, perché il fatto che gli uomini ti gettino ingiurie è prova sicura che la tua vita è fruttifera. Benché essi ti trattino così per invidia e per dispetto, la gloria del tuo Padre celeste sarà resa manifesta. Non pensare che Dio sia assetato di gloria o che alla Sua gloria manchi qualche cosa che possa essere fornito dall’uomo. Tutt’altro! Lo scopo del Suo amore è do sollevare l’uomo, misera creatura, dallo stato peccaminoso in cui è caduto e di portarlo in alto, verso il Suo cielo di gloria. Così Egli dà gloria non a Sé stesso ma all’uomo, purificandolo, e in ciò si manifestano la meraviglia e maestà del Suo amore.

A coloro che con le loro fatiche hanno aiutato molti a staccarsi dal peccato per trovare in Me la giustizia, Io concederò tale gloria che, innanzitutto, li farà risplendere come le stelle; quindi, resi perfetti, risplenderanno come il sole nel regno del loro Padre. Le stelle impallidiscono e scompaiono al sorgere del Sole della Giustizia, ma è la volontà del Padre Mio che i Suoi figli siano resi perfetti come Egli è perfetto e che con Lui risplendano in gloria eterna, rallegrandosi sempre nel Suo sconfinato ed eterno amore.

Vi sono piccole creature molto inferiori all’uomo, come la lucciola con la luce tremolante, e certe piante della vegetazione himalayana che, con la loro lieve fosforescenza, illuminano per quanto è loro possibile la giungla oscura in cui vivono. Anche minuscoli pesci che nuotano nelle profonde acque dell’oceano emettono una debole luce che guida gli altri pesci e li aiuta a eludere i loro nemici. Quanto più dovrebbero i Miei figliuoli essere luce nel mondo e, con zelo e abnegazione, condurre sulla via della verità, per mezzo della luce che hanno ricevuto da Dio, coloro che nell’oscurità sono soggetti a diventare prede di satana.(Matteo 5:14)

 Se non impiegano i poteri celesti al servizio di Dio e delle Sue creature, corrono il rischio di perdere per sempre questi doni. Ciò è quanto è accaduto a certi pesci che vivono nelle acque profonde di grotte oscure e anche ad alcuni eremiti del Tibet, perché sia gli uni sia gli altri hanno vissuto per tanto tempo nelle tenebre  da perdere completamente la vista. Così lo struzzo, non avendo usato le sue ali, ha perso completamente la capacità di volare. Bada, perciò, a non trascurare alcun dono o talento che ti sia stato affidato, ma usali, affinché tu possa partecipare alle beatitudini e alla gloria del tuo Maestro.(Matteo 25:14-30)

Talvolta, quando vi sia da compiere un grande servizio che porterà salvezza e benedizioni a molti, Io scelgo per il Mio scopo persone che sono poco stimate agli occhi del mondo, perché esse non menano vanto del loro potere o della loro saggezza; ma, ponendo in Me tutta la loro fiducia e non considerando di grande valore quel poco di capacità  che posseggono, dedicano tutto ciò che hanno e tutto ciò che sono al Mio servizio per gli uomini.(1 Corinzi 1:26-30)

 Per esempio, ricorderai che quando nel deserto sfamai cinquemila uomini con cinque pani e due pesci, non eseguii questo miracolo per mezzo dei Miei discepoli, perché essi erano pieni di dubbi e di perplessità e volevano mandar via la moltitudine affamata.(Giovanni 6:9)

In quell’occasione il Mio servo fu un ragazzetto che avevo guarito dalla paralisi. Desideroso di udire le Mie parole, aveva deciso di seguirMi. La sua povera mamma aveva avvolto nelle sue vesti alcuni pani d’orzo e dei pesci secchi, tanto quanto bastava per due o tre giorni di cammino. Quando si cercò cibo per la folla, il fedele fanciullo depose subito tutto ciò che aveva ai piedi dei discepoli. Sebbene vi fossero anche dei ricchi che avevano portato seco vivande migliori, come pani di frumento, non furono disposti a cederle; così fu con i pani d’orzo del ragazzo, Mio omonimo, che, mediante la Mia benedizione, la folla fu sfamata con il cibo migliore.

 Molti sono talmente privi di gratitudine che, qualsivoglia benedizione venga loro concessa, finanche quando siano eseguiti miracoli a loro beneficio, rimangono insoddisfatti e ingrati. Persone come loro no possono mai essere usate per il servizio e la benedizione di altri, ma sono come l’uomo che guarii dopo che aveva sofferto per trentott’anni di una malattia incurabile: invece di essere grato e di credere in Me, egli non si curò neppure di ricordare il Mio nome.(Giovanni 5:12-13)

Il mondo non può sperare benedizioni da simili persone; le benedizioni derivano soltanto da coloro i quali, come la povera vedova, sono pronti a dare tutto quello che hanno, finanche il necessario per vivere.(Luca 21:2-4)

Per un servizio efficace e per eseguire il loro dovere i Miei servi debbono essere pronti a offrire anche la loro stessa vita. Come quel fedele soldato che rimase al suo posto nel freddo rigido, sotto la neve, finchè non morì assiderato e rimase di sentinella come una statua, mentre le altre guardie erano andate a riscaldarsi intorno al fuoco. Quando giunse il re e lo vide in piedi fermo e fedele anche nella morte, si tolse la corona e la pose per un certo tempo sul capo del soldato dicendo: “Un soldato e servitore così fedele merita l’onore e la gloria del mio diadema. Se fosse sopravvissuto, l’avrei fatto capo del mio regno!” Così debbono essere i Miei fedeli servitori nel compito al quale li ho destinati; e a coloro che terminano il loro lavoro con la stessa fede e lo stesso coraggio, Io concederò una corona imperitura di regalità eterna.( 2 Timoteo 4:5-8)

Molti hanno sprecato il tempo prezioso che era stato loro concesso per servirMi, ma hanno ancora la possibilità di riscuotersi e fare il miglior uso del tempo che rimane loro. Essi sono come quel cacciatore che, mentre vagava nella giungla, raccolse alcuni graziosi sassolini sulla riva di un fiume. Ignorando il valore, li adoperò ad uno ad uno nella sua fionda per tirare agli uccelli appollaiati sugli alberi lungo il fiume. Uno dopo l’altro caddero nell’acqua e andarono perduti. Il cacciatore ritornò in città tenendone ancora uno in mano e, mentre attraversava il bazar, un gioielliere lo notò e disse allo sciocco che era un pregevole diamante per il quale avrebbe potuto ottenere migliaia di rupie. Quando udì ciò, il cacciatore cominciò a lamentarsi dicendo: “Oh me disgraziato! Non conoscevo il loro valore e ho usato molti di questi diamanti per tirare agli uccelli sulla riva del fiume; così sono caduti in acqua e sono andati perduti, altrimenti sarei stato milionario. Tuttavia, ho salvato questo: ho ancora guadagnato qualcosa”. Ogni giorno è come un diamante prezioso, benché molti giorni di valore incalcolabili siano stati sciupati nella ricerca di piaceri effimeri e siano sempre sprofondati negli abissi del passato, dovresti renderti conto del valore di ciò che rimane e, impiegandolo nel migliore dei modi, raccoglierai ricchezza spirituali. Usalo al Mio servizio, giacché ti ho dato la vita e tutte la sue benedizioni di valore inestimabile, per salvare altri dal peccato dalle morte, e otterrai una ricompensa eterna e celestiale.

 

 

Capitolo 6

 

La croce e il mistero della sofferenza

 

Il discepolo: Qual è il significato e quale e lo scopo della croce, e perché esistono nel mondo sofferenze e dolore?

La croce è la chiave del cielo. Quando col Mio battesimo presi sulle Mie spalle la croce per il bene dei peccatori, il cielo si aprì e, grazie trentatre anni in cui portai la croce e alla Mia morte su di essa, il cielo, che a causa del peccato era chiuso ai credenti, è stato aperto loro per sempre.

Appena i credenti prendono la loro croce e Mi seguono, essi entrano in cielo attraverso di Me  e cominciano a godere di quella sconfinata beatitudine che il mondo non può capire, perché il cielo è chiuso all’incredulità.(Giovanni 10:9)

La speranza e l’esperienza insegneranno al non credente che la gioia segue il dolore, ma che quella gioia non dura. Ma Io do ai Miei figliuoli il sollievo nel dolore e perfetta felicità e pace. Coloro che prendono gioiosamente la Mia croce, vengono da essa sorretti e, sempre sostenuti da quella croce, entrano finalmente in cielo.

Il dolore ha origine dalla natura perversa e ribelle dell’uomo, proprio come il caldo tropicale è fastidioso e doloroso per coloro che vivono nei paesi freddi e il freddo è pungente per quelli che vivono nei tropici. Caldo e freddo dipendono dalla posizione della terra rispetto al sole. Così l’uomo, usando il suo libero arbitrio, entra in uno stato di accordo o di disaccordo con Dio e, poiché le leggi di Dio sono intese per la salute spirituale e per la felicità dell’uomo, l’opposizione ad essa porta con sé dolore e sofferenza spirituale. Ora Dio, anziché rimuovere completamente questo stato di opposizione e di ribellione alla Sua volontà, se ne serve per chiarire all’uomo che questo mondo non è stato creato per essere la sua dimora, ma è per lui paese straniero.(2 Corinzi 5:1,2,6)

Questo mondo serve soltanto a prepararlo per una dimora eterna e perfetta, e i continui colpi della mala sorte sono intesi a tener sveglio il suo spirito, affinché egli non diventi negligente e, allontanandosi dalla verità, contribuisca alla rovina di questo mondo instabile. Egli è destinato a entrare in comunione col suo Creatore e, dopo essere stato liberato dalle sofferenze e dalla miseria di questa vita fugace, a entrare nel Suo cielo di eterne felicità e pace.

Dolore e sofferenza sono amari come il veleno, ma è anche ben noto che talvolta l’antidoto d’un veleno è anch’esso un veleno. E così Io  impiego talvolta il dolore e la sofferenza come amare medicine allo scopo di promuovere la salute spirituale e il vigore dei Miei credenti. Appena assicurata la loro perfetta salute, essi cesseranno di soffrire. Il loro dolore non è un piacere per Me, perché il Mio unico scopo è il loro benessere eterno. (Lamentazioni 3:31,33)

Proprio come dopo una scossa di terremoto talvolta in luoghi deserti sprizzano sorgenti d’acqua dolce e le aride terre incolte vengono irrigate e diventano feconde, così in certi casi la sofferenza apre nel cuore dell’uomo sorgenti nascoste d’acqua viva e, invece di mormorii e di lamentazioni, sorgono da lui fiumi di gratitudine e di allegrezza. (Salmo 119:67,71)

  E’ molto importante che un bambino, appena viene al mondo, cominci a piangere e a strillare, affinché il suo respiro abbia via libera e i suoi polmoni entrino in piena attività; se per qualche ragione non piange, bisogna colpirlo finché non lo faccia. Proprio così, con perfetto amore. A volte faccio sì che i Miei figliuoli piangano sotto i colpi e i tormenti del dolore e della sofferenza, affinché il respiro della preghiera possa aver libero corso attraverso i polmoni del loro spirito ed essi possano così guadagnare nuovo vigore e dimora in vita eterna.

La croce è come una noce la cui corteccia è amara, ma il cui nocciolo è gustoso e dona vigore. Così la croce non presenta alcun fascino estremamente, ma chi la porta scopre il suo vero carattere e trova in essa le più elette dolcezze della pace spirituale.

Quando Mi incarnai, portai la crudele croce della salvezza dell’uomo non soltanto durante le sei ore della Mia crocifissione o i tre anni e mezzo del Mio ministero, ma per tutti i trenta anni e mezzo della Mia vita, affinché l’uomo potesse essere liberato dalla amarezza della morte.

Come per un uomo pulito è penoso stare anche solo per pochi minuti in un luogo sudicio e impuro, così coloro che dimorano in Me trovano disgustoso dover vivere tra la gente viziosa; e questa è la ragione per cui alcuni uomini di preghiera, angustiano dall’orrore del peccato, hanno abbandonato il mondo e sono andati a vivere da eremiti in deserti e caverne. Se uomini che sono stati anch’essi peccatori trovano la presenza del peccato tanto difficile da sopportare che non possono stare in compagnia di uomini della loro stessa specie, ma li lasciano e non desiderano più ritornare fra loro, quanto deve essere allora stata dolorosa e dura la Mia croce se Io, la sorgente della santità, ha dovuto vivere costantemente, per più di trentatre anni, fra uomini insozzati dal peccato. Capire e apprezzare ciò è al di là delle capacità della mente umana, e anche gli angeli desiderano guardarvi bene addentro. (1 Pietro 1:12)

Perché già prima della creazione sapevano che Dio è amore, e tuttavia era per loro una cosa meravigliosa e sorprendente che l’amore di Dio fosse tale che, allo scopo di salvare le Sue creature e di portar loro vita eterna, Egli si incarnasse e portasse la croce crudele.

In questa vita Io condivido la croce di coloro che dimorano in Me e partecipo alle loro sofferenze. (Atti 9:4)

Benché loro siano creature e Io sia il Creatore, tuttavia, come il corpo e lo spirito, benché siano entità separate, sono talmente fusi insieme che, se anche la più piccola parte del corpo sente dolore, lo spirito ne è immediatamente consapevole, così Io sono la vita e lo spirito dei Miei figliuoli, ed essi sono, in un certo senso, il Mio corpo e le Mie membra. Io condivido ogni loro dolore e afflizione, e al momento giusto do loro sollievo.

Poiché Io stesso ho portato la croce, sono capace di liberare e tenere al sicuro colore che portano la croce, anche se dovessero camminare tra le fiamme della persecuzione. Ero con i tre giovani nella fornace di Nebucadnetsar, che con tutte le sue fiamme ardenti non ebbe il potere di far loro male. (Daniele 3:23-25; 1 Pietro 4:12-13)

Così coloro che  con il battesimo dello Spirito Santo hanno ricevuto la nuova vita non sentiranno mai le fiamme della persecuzione né qualsiasi cosa nociva, perché essi dimorano sempre in Me, in eterna pace e sicurezza.

Nel freddo intenso dell’inverno gli alberi si ergano nudi di foglie e sembra che la vita li abbia lasciati per sempre. Tuttavia, a primavera essi emettono nuove foglie e bei fiori, e cominciano a spuntare i frutti. Così avvenne con Me nella Mia crociffisione e resurrezione, e così è con i Miei fedeli che portano la croce (2 Corinzi 4:8-18; 6:4-10). Sebbene sembrino accasciati e morti sotto il peso della loro croce, essi emettono ancora fiori meravigliosi e gloriosi frutti di vita eterna che durano per sempre.

Nell’innestare un albero dolce su uno amaro, entrambi sentono il coltello ed entrambi hanno da soffrire affinché l’albero amaro possa portare frutti dolci. Così pure, allo scopo di introdurre nella natura cattiva dell’uomo, avvelenata dal peccato, la vita spirituale e santa, è stato necessario che dapprima Io stesso, e dopo anche i credenti soffrissero le angosce della croce, affinché in futuro potessero per sempre portare buoni frutti, manifestando così il glorioso amore di Dio.

Se in questo mondo gli uomini ti perseguitano e ti diffamano, non lasciarti impressionare o affliggere, perché per te il mondo non è un luogo di riposo, ma un campo di battaglia. Guai a te se gli uomini del mondo ti lodano perché ciò dimostrerebbe che hai preso le loro maniere e le loro abitudini perverse. (Luca 6:26)

E’ contro la loro stessa natura lodare i Miei figliuoli, perché luce  e tenebre non possono coesistere. Se per salvare le apparenze i malvagi agiscono in contrasto con la loro natura e cessano di perseguitarti, tu ne avrai il danno maggiore, perché il loro influsso penetra nella tua vita spirituale e il tuo progresso spirituale è ostacolato.

Inoltre, porre la tua fiducia nel mondo o negli uomini di questo mondo è come  costruire la tua casa sulla sabbia, perché oggi ti innalzeranno e domani ti getteranno talmente in basso che di te non rimarrà traccia, perché essi sono instabili in ogni cosa. Quando andai a Gerusalemme per la Pasqua, ad una voce cominciarono a gridare “Osanna, Osanna!”, e soltanto tre giorni più tardi, quando si accorsero che quello che dicevo era contro la loro vita di peccato e di egoismo, d’un tratto cambiarono e cominciarono a gridare “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. (Matteo 21:9; Luca 23:21)

Se a causa di un malinteso dei credenti o anche tutti si volgano contro di te e ti causano dolore, non devi considerare ciò una sventura, perché se in tutta onestà e fedeltà continui a fare il tuo dovere sotto la guida della Spirito Santo, ricorda che Dio stesso e tutte le legioni del cielo sono dalla tua parte.

Non lasciarti prendere dallo scoraggiamento, perché è vicino il tempo in cui tutti i tuoi buoni propositi e tutto il tuo amore disinteressato saranno resi noti al mondo intero e, in presenza di tutti, ti sarà reso onore per le tue fatiche e il tuo fedele servizio.

Anch’Io, per la salvezza degli uomini, dovetti rinunciare a ogni cosa e Io stesso fui ripudiato da tutti; tuttavia, alla fine guadagnai tutto e tutti. E non sorprenderti neppure se il mondo ti abbandonerà, perché ha abbandonato Dio stesso, e in ciò si vedrà che sei un vero figlio del Padre tuo.

Non credete che coloro che vivono nel lusso e sembrano avere sempre successo nelle cose del mondo siano tutti fedeli adoratori di Dio stesso, perché sovente è vero il contrario. E’ possibile che le pecore fuggano dall’oliva e dal pastore e trovino buona pastura nella giungla ma saranno sempre in pericolo di essere fatte a pezzi da bestie feroci; questo alla fine sarà davvero il loro destino. Ma le pecore che dimorano nell’oliva, sebbene possono sembrare deboli e malaticce, sono certo al riparo dal pericolo e sotto le cure del pastore. Questa è la differenza fra credenti e non credenti.

La vita del credente e quella dell’incredulo mostrano molte somiglianze all’inizio, ma quando viene la fine sono tanto diverse come il serpente e il baco da seta. Il serpente, per quante volte cambi pelle, rimane un serpente e basta; ma il baco da seta, allorché getta via il brutto bozzolo, diventa una nuova creatura e vola nell’aria come leggiadra e graziosa farfalla. Così il credente, gettando via questo corpo, entra in una gloria spirituale e vola per sempre in cielo; mentre il peccatore, dopo la morte, è ancora nient’altro che un peccatore.

Sebbene il baco da seta, costretto nel bozzolo, si trovi in uno stato di depressione e di lotta come se fosse su una croce, proprio questa condizione di conflitto e di difficoltà dà forza alle sue ali e lo rende idoneo alle vita che verrà. Così i Miei figliuoli, mentre sono nel corpo sono in uno stato di lotta e di conflitto spirituale e attendono la loro liberazione con sospiri e desiderio intenso; Ma mentre portano la croce Io do loro energia, ed essi saranno pronti e perfettamente idonei per quello stato di vita senza fine. ( Romani  8:23)

Nel mezzo della lotta spirituale, mentre portano la loro croce, Io do loro nel cuore una pace realmente meravigliosa, affinché il coraggio non venga loro meno. Per esempio, quando un Mio fedele martire aveva dato testimonianza di Me con parole e fatti, i suoi nemici lo presero e lo appesero ad un albero con la testa in giù. In questo stato la sua pace mentale era tale che non ebbe affatto coscienza del dolore e dell’oltraggio al quale era sottoposto e, volgendosi ai persecutori, disse: “Il modo in cui mi avete trattato non mi angustia né mi sgomenta, perché non posso attendermi nient’altro in un mondo dove tutto è capovolto e dove non si può vedere nulla che sia retto. In accordo con la vostra natura voi mi avete messo, così credete, sottosopra, ma in realtà non lo sono. Quando in una lanterna magica mettiamo una lastra alla rovesci, l’immagine viene proiettata nel senso giusto; così, sebbene ora agli occhi del mondo io sia capovolto, sono per sempre in piedi dinanzi a Dio e al mondo celeste, e Lo lodo per questa croce gloriosa”.

Sarebbe talvolta facile  per i credenti diventare martiri a causa del Mio nome, ma Io ho anche bisogno di testimoni viventi che si offrano ogni giorno in sacrificio vivente per la salvezza di altri. (1 Corinzi 15:31)

E’ facile morire, ma è difficile vivere perché la cita del credente è una morte quotidiana. Ma coloro che sono pronti ad abbandonare per amor Mio la loro vita, condivideranno la Mia gloria e vivranno per sempre con Me in piena allegrezza.

Se dolore e sofferenza, tristezza e afflizione dovessero sollevarsi come nuvole e oscurare per un certo tempo il sole della Giustizia nascondendoLo alla tua vista, non sgomentarti, perché alla fine questa nuvola do sventura scenderà in piogge di benedizione sul tuo capo e il sole della Giustizia sorgerà su di te e non tramonterà mai più. (Giovanni 16:20-22)

 

Capitolo 7

 

Cielo e inferno

 

Il discepolo: Maestro, che cosa sono i cieli e l’inferno, e dove si trovano?

Cielo e inferno sono due stati opposti nel regno spirituale. Hanno la loro origine nel cuore dell’uomo e le loro fondamenta sono poste in questo mondo. Dato che l’uomo non può vedere il proprio spirito, egli non può neanche vedere questi due stati dell’anima. Ma ne fa l’esperienza dentro di sé, così come prova il dolore di un pugno e percepisce la dolcezza dei dolciumi. La ferita provocata dal pugno può aumentare e causare sempre più dolore, finché sopraggiungono la morte e la putrefazione; d’altra parte i dolciumi, con la digestione, possono accrescere le forze. Allo stesso modo il dolore di un atto peccaminose e la felicità di una buona azione possono, fino ad un certo punto, essere immediatamente evidenti; ma la piena punizione o il premio per essi possono essere osservati soltanto entrando nel regno spirituale.

In questo mondo l’uomo non è mai soddisfatto per molto tempo di una cosa, ma è sempre alla ricerca di un cambiamento di circostanze o di ambiente. Da ciò risulta evidente che le cose effimere di questo mondo non possono mai appagarlo, perché egli vuole qualche cosa di stabile e di immutabile sempre ai suoi gusti e ai suoi desideri. Quando, nella sua ricerca, egli trova qualche realtà in Me, ogni ulteriore desiderio di cambiamento cessa, perché non ci si stanca della compagnia perfetta e della felicità completa che sono l’unica esigenza del corpo e dello spirito. In verità, l’unico scopo dell’anima umana è di ottenere pace vera. Talvolta il cuore dell’uomo, senza desiderio o pensiero da parte sua, prova un’improvvisa sensazione di piacere o di dolore che è un’emanazione del mondo spirituale del cielo o dell’inferno. Queste sensazioni gli giungono ripetutamente e, di volta in volta, l’una o l’altra di esse prevale, a seconda della sua disposizione spirituale; egli opera una scelta definitiva impossessandosi di una di esse. In questo modo nel cuore dell’uomo va formandosi, mentre è ancora in questo mondo, il fondamento del cielo o dell’inferno, e dopo la morte egli entra in quello stato al quale, in questa vita, lo hanno preparato i suoi desideri o le sue passioni.

Alcuni dicono che il desiderio è la radice di ogni dolore e di ogni sofferenza, per cui non è giusto desiderare la felicità in cielo o in comunione con Dio, perché la salvezza consiste nell’uccidere ogni desiderio. Dire questo è una sciocchezza altrettanto grande come dire a un assetato di uccidere la sua sete anziché dargli acqua da bere, perché la sete e il desiderio sono parte della vita stessa. Eliminare il desiderio o la sete senza soddisfarli è come distruggere la vita, e questo non è salvezza ma morte. Proprio come la sete comporta l’acqua e l’acqua ha lo scopo di togliere la sete, così l’esistenza del desiderio dell’anima comporta l’esistenza della vera felicità e della pace. Quando l’anima trova Chi ha posto in essa quel desiderio, riceve una soddisfazione di gran lunga maggiore di quella che l’assetato prova bevendo dell’acqua. E’ questa soddisfazione del desiderio dell’anima che noi chiamiamo cielo.

Molti, in questo mondo, somigliano all’uomo che morì di sete benché si trovasse nel mezzo delle sconfinate acque dell’oceano, perché l’acqua di mare non poteva placare la sua sete o salvargli la vita. Vi sono uomini che vivono nello sconfinato oceano dell’amore e tuttavia, poiché la fresca acqua della grazia di Dio è amara per coloro che vivono nella disobbedienza e nel peccato, periscono di sete. Sorgenti di acqua viva sgorgano dal mare dell’amore per coloro che si pentono del loro peccato e si convertono a Me, ed essi trovano in Colui che li ama soddisfazione e pace duratura. Anche questo chiamiamo cielo.

 Vi sono molti che hanno concepito tanto amore e divorzio per il mondo che, nonostante il loro cuore sia spesso indirizzato al cielo dall’esempio e dall’insegnamento dei Miei figliuoli, vengono trascinati giù dalla forza di gravità e, come pietre gettate in aria, ricadono nel mondo e scivolano infine nell’inferno. Ma quando l’uomo si pente e con tutto il cuore si converte a Me, Io purifico il tempio del suo cuore con la sferza dell’amore e ne faccio una dimora celeste per il Re dei re. La vita di questo mondo è tale che la gloria e la pompa dei re sono visibili soltanto oggi e domani sono ridotte in polvere. Ma coloro che diventano figli di Dio hanno gloria e onore, troni e corone, e il loro regno, che è il cielo, non avrà mai fine.

 I peccatori, allo scopo di accrescere i loro piaceri, rubano le cose belle degli altri. E’ per questo che gli uomini, buoni o cattivi che siano, chiudono a chiave la loro casa quando escono. E questo chiudere a chiave i loro beni deve continuare fin tanto che il cuore degli uomini è chiuso a chiave dinnanzi al loro Signore e Creatore. Quando, però, la serratura del cuore viene aperta a Chi sta alla porta e bussa (Apocalisse 3:20), i desideri e le brame del cuore saranno esauditi. Allora non vi sarà più bisogno di chiudere a chiave le case, perché invece di derubarsi l’un l’altro e di farsi reciprocamente del male, tutti si serviranno l’un l’altro con amore. Perché, quando gli uomini danno a Dio ciò che Gli è dovuto, essi partecipano al Suo amore e nel servirsi reciprocamente cercano soltanto ciò che è buono. Così entrano nella Sua meravigliosa gioia e nella Sua pace; e questo è il cielo.

 Quando diedi la Mia vita sulla croce per i figli degli uomini, affinché potessi salvare i peccatori dall’inferno e giudicarli in cielo, due ladroni, uno alla Mia destra e uno alla Mia sinistra, incontrarono la morte nello stesso tempo. Sebbene apparentemente tutti e tre soffrissimo una stessa sorte, dal punto di vista spirituale c’era una grande differenza. Uno di loro chiuse il suo cuore davanti a Me e andò incontro alla morte senza pentirsi; ma l’altro Mi aprì il cuore, sinceramente pentito, e in comunione con Me trovò la vita e quello stesso giorno entrò con Me in paradiso. (Luca 23:39-43)

Questo paradiso esiste non soltanto oltre la tomba, ma comincia adesso nel cuore degli uomini, benché sia nascosto agli occhi del mondo. (Luca 17:21)

Uno dei Miei fedeli martiri era in punto di morte dopo aver sofferto angosce indicibili ad opera dei suoi persecutori, ma era talmente ripieno della gioia del cielo che si volse a loro e disse: “Oh, potessi io aprirvi il cuore e mostrarvi la pace meravigliosa che ho, pace che il mondo non può né dare né portar via! Allora sareste convinti della Sua realtà, ma essa è la manna nascosta, invisibile”. Dopo la sua morte quegli uomini stolti gli stapparono il cuore con la speranza di trovarvi qualcosa di prezioso, ma non vi trovarono nulla, perché la realtà di quel cielo è nota soltanto a coloro che lo accettano e trovano in esso la loro gioia.

 Il grembo di Maria, nel quale dimorai per alcuni mesi in forma umana, non era così benedetto come lo è il cuore di un credente nel quale dimoro per tutto il tempo facendone un paradiso. (Luca 11:27-28)

Molti bramano il cielo, ma lo perdono a causa della loro stessa follia. Un povero mendicante sedette per ventuno anni su un forziere nascosto, ed era tanto consumato dal desiderio di essere ricco che metteva da parte tutte le monete di rame che riceveva. Tuttavia morì in condizioni di estrema povertà, del tutto ignaro del tesoro sul quale era stato seduto per anni. Poiché per tanto tempo era stato seduto sempre allo stesso posto, nacque il sospetto che vi avesse seppellito qualche cosa di valore. Così il governatore fece scavare e scoprì una quantità di oggetti preziosi che fecero poi parte del tesoro reale. La Mia parola è vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore. (Deuteronomio 30:14)

Coloro che non conoscono nulla della vita spirituale dichiarano che è impossibile sperimentare vera pace e gioia celestiale in questo mondo colpito dalla sventura. Ma chi ha esperienza della vita spirituale sa bene che, come qua e là nel mezzo delle distese di ghiaccio della regioni polari sgorgano polle di acqua calda, così nel mezzo di questo mondo freddo e pieno di dolore si possono trovare, nel cuore dei credenti, riposanti fiumi di pace celestiale, perché il fuoco nascosto dello Spirito Santo arde dentro di loro.

 Benché Dio abbia fatto tutti gli uomini d’un solo sangue e abbia creato tutti a Sua immagine e somiglianza, Egli ha fatto si che differissero in carattere, temperamento e capacità. Perché se tutti i fiori del mondo avessero lo stesso colore e lo stesso profumo, il volto della terra perderebbe il suo fascino. Quando attraversano un vetro colorato, i raggi del sole non cambiano i colori, ma fanno semplicemente risaltare la loro bellezza e il loro fascino. Allo stesso modo il Sole della Giustizia, tanto in questo mondo tanto in cielo, attraverso le divine virtù dei credenti e dei santi rende continuamente manifesti la Sua gloria sconfinata e il Suo amore. Così Io dimoro in loro e loro in Me, ed essi avranno gioia per sempre.

 

Capitolo 8

 

Dubbi

 

discepolo: Maestro, alcuni dicono che la tranquillità e la gioia che i credenti provano non sono altro che il risultato dei loro stessi pensieri. E' vero?

 La tranquillità e la pace durevole che i credenti hanno in loro sono dovute alla Mia presenza nel loro cuore e all'influsso vivificante della pienezza vivificante dello Spirito Santo. In quanto a coloro che questa gioia spirituale è soltanto il risultato dei pensieri del cuore, essi sono come quello sciocco che, cieco dalla nascita, d'inverno sedeva al sole per riscaldarsi. Quando gli chiedevano che cosa pensasse del calore del sole, egli negava fermamente che esistesse un sole e diceva: "Questo calore che adesso io avverto all'esterno proviene dall'interno del mio stesso corpo. Altro non è che il potente effetto dei miei pensieri. Quello che la gente mi dice a proposito di una grossa palla di fuoco appesa in cielo è una grande assurdità". Bada perciò che non vi sia alcuno che faccia di te una preda con la filosofia e con vanità ingannatrice, secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo. (Colossesi 2:8) 

Se la vera felicità dipendesse dai pensieri dell'uomo, allora tutti i filosofi e i pensatori ne sarebbero pieni da traboccare. Ma, con l'eccezione di coloro che credono in Me, i saggi nella filosofia di questo mondo sono del tutto privi di felicità, eccetto che per una specie fugace di piacere che ad esse deriva dal seguire certe regole da loro stessi fissate.

 Ma Io ho creato l'uomo in modo tale che è naturalmente adatto a ricevere lo Spirito Santo, soltanto per mezzo del quale egli potrà ricevere la vita e la gioia celeste. Come nel carbone di legna c'è una naturale disposizione a ricevere il fuoco, ma senza ossigeno il fuoco non può penetrarlo, così, se l'ossigeno dello Spirito Santo non trova accesso nell'anima di un uomo, egli rimarrà nelle tenebre e non godrà la pace vera e durevole ( Giovanni 3:8 )

Il cuore e i pensieri dell'uomo sono come le corde di una chitarra o di un violino. Quando vengono tese e accordate, toccandole col plettro o con l'archetto si ottiene la musica più affascinante; altrimenti il tocco dell'archetto o del plettro produce soltanto dissonanze. E la produzione di suoni armoniosi quando le corde sono accordate dipende anche dall'aria che trasmette i suoni all'orecchio. Allo stesso modo è necessaria la presenza del soffio stimolante dello Spirito Santo per armonizzare i pensieri e l'immaginazione degli uomini. Quando ciò avviene si produrranno arie celestiali e gioiose armonie nel cuore degli uomini, tanto in questa vita quanto in cielo.

 

Capitolo 9

 

Abbandono

 

Il discepolo: Maestro, talvolta mi rendo conto che la mia pace e la mia felicità se ne sono andate. E' questo a causa di qualche peccato nascosto, o vi è qualche altra ragione a me ignota?

 Si, ciò è talvolta dovuto alla disobbedienza, ma di tanto in tanto Mi accade di lasciare per breve tempo i Miei figliuoli, e allora si sentono soli e irrequieti. E quando si trovano in questo stato Io posso rivelare loro la loro vera personalità e la loro estrema debolezza, e insegnare loro che senza de Me non sono altro che ossa secche; affinchè essi non dimentichino, in uno stato costante di pace e di riposo, la loro condizione essenziale e, stimando di essere Dio, cadano per orgoglio nelle punizioni dell'inferno.( Ezechiele 37:1-14; 1 Timoteo 3:6; Giuda 6; Isaia 14:12-17 )In questo modo vengono educati e ammaestrati, e quando umilmente e docilmente dimorano in Me che li ho creati, godranno in cielo felicità eterna.

 Talvolta accade che quando entro nei Miei figliuoli e li riempio con la pienezza dello Spirito, essi traboccano di tale divina felicità e gioia che non sono capaci di sopportare la gloria e la benedizione che è loro, e sprofondano in uno stato di languore o addirittura di incoscienza. Perchè la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, nè le cose temporali quelle che sono eterne, fino a che gli uomini non siano liberati dal potere della vana mortalità ed elevati alla gloria. ( 1 Corinzi 15:50,53; Romani 8:19-22Allora la Mia volontà sarà fatta in ogni creatura sulla terra, così come è fatta in cielo.

Allora dolore e sofferenza, tristezza e sospiri, sventura e morte saranno per sempre allontanati, e tutti i Miei figliuoli entreranno nel regno del Padre Mio, che è gioia nello Spirito Santo, e regneranno  per sempre.( Romani 14:17; Apocalisse 21:4; 22:5 )

 

Non perdete la vostra corona!

 

“Beato l’uomo che sopporta la prova; perché dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che Lo amano” (Giacomo 1:12)

 

Quando mi recai in Inghilterra, incontrai sul battello dei cristiani armeni che mi parlarono delle sofferenze dei loro compatrioti, migliaia dei quali avevano rinunciato alla propria vita per la fede. Il racconto che segue mi ha molto colpito ed ha fatto un’impressione profonda anche su altri.

I turchi pretesero che quaranta cristiani armeni abiurassero la loro fede in Gesù Cristo. Essi risposero: “Ciò è impossibile; Egli è il Re dei re; Egli è tutto per noi, non possiamo rinnegarLo”. Venne loro promessa una forte ricompensa, ricchezze e onori. Ma essi dissero: “Anche se ci offriste il mondo intero noi non rinnegheremo il Cristo”.

Poi furono condotti fuori dal villaggio. C’era neve ed il freddo era intenso. Li fecero disporre in fila, li spogliarono ed a qualche metro da loro accesero un fuoco. Gli fu detto che avrebbero potuto andare a scaldarsi se avessero abiurato il Cristo; ma loro rifiutarono.

Allora vennero inzuppati nell’acqua ghiacciati e poi furono fatti tornare in fila. I turchi erano convinti che ora avrebbero sicuramente abiurato la loro fede. Ma essi pregarono: “Grazie Dio per questo grande onore!”

L’ufficiale turco che li sorvegliava fu molto stupito e disse più tardi: “Quegli uomini soffrivano eppure si incoraggiavano a perseverare parlando di una corona della vita che avrebbero ricevuto”.

Improvvisamente uno dei quaranta cadde a terra e morì. Gli occhi dell’ufficiale vennero aperti ed egli vide il Cristo tenere in mano una corona e posarla sulla fronte di quello che era morto. Gli altri morivano a loro volta e per ognuno il Cristo aveva una corona della vita. Dopo aver portato trentanove corone, il Cristo esitò un istante poi se ne ritornò. L’ufficiale era sbalordito; c’erano quaranta cristiani ma solo trentanove corone. Per cercare di capire contò i cadaveri. Ce n’erano trentanove. Cercò il quarantesimo cristiano e lo trovò seduto accanto al fuoco. “Stolto”, gridò, “ho visto io stesso che la vostra fede è vera e tu, tu la rinneghi?”

Profondamente turbato il turco si recò a casa del governatore per riferirgli ciò che aveva visto con i suoi propri occhi e per dichiarare, che anche lui, ora, credeva in Cristo. Immediatamente fu dato l’ordine di ucciderlo nello stesso posto dove gli altri avevano perso la loro vita terrena. Egli s’inginocchiò e pregò, chiedendo che gli venisse accordata la quarantesima corona della vita. Qualche istante dopo morì placidamente. Quanto al cristiano che aveva rinnegato Cristo, divenne folle.

Gli armeni mi assicurarono la veridicità del racconto. Se siamo indifferenti e rinneghiamo il nostro Maestro, perdiamo la nostra corona così come altri l’hanno davvero perduta. Quando verrà il Re di Gloria essi saranno dannati eternamente.

Ma se vegliamo e preghiamo, riceveremo la corona della vita che anche il quarantesimo cristiano avrebbe ricevuto se fosse rimasto fedele.

 

Sadhu Sundar Singh

 

 

Domande poste al Sadhu Sundar Singh a Berna, lunedì 27 marzo 1922

 

L’India ha ancora bisogno di missionari europei o pensate che i cristiani indù possano svolgere il lavoro missionario?

Ogni cristiano può fare molto, individualmente, ma nell’insieme gli indù non possono svolgere il lavoro missionario per delle ragioni particolari legate al paese.

Innanzitutto la maggior parte dei convertiti appartiene alle caste inferiori ed ha ancora poca esperienza cristiana. Stanno diventando cristiani.

Quando un indù di una casta elevata diventa cristiano è realmente qualcuno, perché ha dovuto fare grandi sacrifici. Egli ha allora il desiderio di lavorare per condurre i suoi fratelli alla salvezza, ma come arrivarvi se non possiede più niente essendo stato cacciato dalla sua famiglia? E’ tanto povero quanto gli indù delle caste più basse. Ci sono, in India, cinque milioni di cristiani, ma non sono tutti davvero cristiani e, se anche lo fossero, che cosa è in mezzo a oltre 300 milioni di abitanti?

Questo è perché noi abbiamo ancora bisogno che dei veri cristiani vengano ad aiutarci. Sono riconoscente verso i servitori di Dio che sono venuti in nostro soccorso e li ringrazio a nome dei miei correligionari dell’India.

Aggiungerei qualcosa che dico sempre. Noi non abbiamo bisogno che di qualcuno che possa mostrarci Gesù Cristo. Di buoni insegnamenti ne abbiamo tanti; quel che il nostro popolo domanda è che gli si mostri il Cristo vivente. La mia esperienza è che l’induismo e il buddismo hanno scavato i canali ma non hanno per niente acqua da farci scorrere. Ci abbisognano missionari che possano darci Gesù Cristo e la Sua acqua viva, non di quelle persone che non hanno che discorsi e dogmi. Quelli che negano la divinità di Cristo portando del veleno al posto del nutrimento spirituale. Non mandateceli; custoditeli a casa vostra. Siamo stanchi di religioni, siamo stanchi d’insegnamenti, siamo stanchi di filosofia indù, siamo stanchi di filosofia buddista. Abbiamo bisogno del Cristo vivente. Noi saremo sempre riconoscenti se ci invierete cristiani la cui vita dimostra che Cristo abita in essi.

 

Quale sarà la natura della nostra gioia in cielo?

La nostra gioia sarà molto più dolce di quella degli angeli. Questo non vuol dire che gli angeli non abbiamo la vera gioia, ma che possiedono la gioia senza essere passati attraverso la sofferenza.

La nostra gioia, dopo le nostre lotte e le nostre sofferenza di quaggiù, avrà tutt’ altra dolcezza. Noi non gioiamo davvero della dolcezza di un frutto se non dopo aver gustato qualcosa di amaro; allo stesso modo noi non possiamo apprezzare davvero la nostra gioia Celeste che dopo aver sofferto. Il conflitto, la lotta che continua nella nostra anima, non porta solamente a darci la nostra gioia ma anche a renderci più forti spiritualmente. La lotta interiore è necessaria, essenziale alla nostra vita spirituale e al nostro progresso.

La mia esperienza personale è che fintano che provavo a superare questo conflitto con i miei propri sforzi non ci riuscivo, ma con la preghiera diventa facile. L’uomo spirituale dovrà lottare più dell’uomo comune. Dobbiamo accettare quelle cose ma le supereremo.

 

L’induismo aveva preparato il Sadhu a ricevere il cristianesimo?

Ho già detto che l’induismo, come il buddismo, ha scavato i canali ma non c’è assolutamente acqua viva da farvi scorrere. In questo senso sono stato preparato a ricevere l’acqua vivente per mezzo di Gesù Cristo. Fui molto stupido nello scoprire che la potevo trovare in modo così semplice, con la preghiera, perché avevo passato tante ore nella meditazione e nella concentrazione senza aver trovato niente. Ma è che allora non conoscevo Gesù Cristo.

 

Che cosa pensa delle diverse chiese cristiane e di una possibile unione tra cattolici e protestanti?

Io non credo molto nell’ecclesiasticità, bensì nel cristianesimo. Mi si chiede molto spesso: “A quale chiesa appartiene?” e io rispondo “A nessuna. Appartengo a Cristo. Mi basta”. In senso spirituale appartengo a tutte le chiese nelle quali ci sono dei veri cristiani. Non credo che l’unione fra cattolici e protestanti apporterebbe un grande miglioramento. Combinando due colori ne producete un terzo; così con l’unione di cattolici e protestanti apporterebbe un grande miglioramento. Combinando due colori ne producete un terzo; così con l’unione di cattolici e di protestanti dovete attendervi la nascita di una massa di altre sette e denominazioni.

Non credo nelle unioni concluse con mezzi artificiali. L’unione esteriore non è di alcuna utilità. Solo coloro che sono uniti in Cristo sono uno con Lui e saranno uno nel Cielo. Mi dico spesso, quando vedo cristiani che non possono vivere insieme in buona armonia, durante i brevi anni della loro vita terrena: come passeranno, dunque, tutta l’eternità insieme nel Cielo?

I veri cristiani devono essere uniti in Spirito, quali che siano le differenze nei loro modi di adorare Dio. Non credo nell’unione esteriore, artificiale, ma solo all’unione interiore di cuori e spiriti.

 

Come dobbiamo pregare?

Dico sempre che non viene fatta distinzione fra pregare e mendicare. Nell’Antico testamento la gente mendicava sempre e così non riceveva molte benedizioni spirituali. Lo vediamo dal fatto che la loro natura non è trasformata. Ricevevano beni materiali ma non il Dispensatore di quei beni. La loro preghiera era stata esaudita nel modo in cui era stata fatta. Questa è la ragione per cui gli Israeliti non seppero apprezzare l’opera di Mosè e cominciarono a mormorare contro di lui e contro Dio.

L’Antico Testamento parla di Colui che deve venire; il Nuovo Testamento parla di Colui che è venuto. Quando noi Lo preghiamo è per ricevere Egli Stesso e non le cose di cui abbiamo bisogno. Ci sono persone che si chiedono se con la preghiera possiamo cambiare il piano di Dio. Questa questione mi ha preoccupato a lungo. Ho trovato una risposta nella mia esperienza personale. Non possiamo cambiare il piano di Dio, ma pregando possiamo conoscere il Suo piano a nostro riguardo. Quando preghiamo in un luogo tranquillo, Dio parla alla nostra anima nel linguaggio del cuore. Il Suo piano è per il nostro bene e per il bene degli altri; quando lo conosciamo non ci lamentiamo più. Noi ci lamentiamo fin tanto che non comprendiamo perché i problemi e le sofferenze sono il nostro destino, ma per mezzo della preghiera capiamo; il piano di Dio ci viene rivelato e noi siamo soddisfatti al pensiero che la Sua volontà si compie.

Innanzitutto, dunque: non possiamo cambiare i Suoi piani ma, per mezzo della preghiera arriviamo a comprenderli. Secondariamente: non possiamo cambiare i Suoi piani ma possiamo compierli nella nostra vita. E’ questo il vero significato della preghiera e non il mendicare sempre. Il bambino non domanda costantemente qualcosa a sua madre, ma molto spesso è soddisfatto dallo stare seduto sulle sue ginocchia; i veri figli di Dio non stanno sempre a implorare i Suoi doni ma desiderano semplicemente sentirsi al sicuro nelle Sue braccia.

Preghiamo per ricevere il Dispensatore di ogni bene, Colui che dona la vita. Quando avremo ricevuto la Sua vita, tutte le altre cose ci saranno donate…Molti cristiani si rivolgono a Dio per la loro salvezza ma non per le loro pene di ogni giorno. Non comprendono che “pregare” è vivere con Lui, nella Sua comunione permanente.

 

 

Sundar Singh