Valdo Pietro

(nato circa 1140- morto circa 1217)

e il valdismo


Il fondatore

Le notizie sul fondatore del movimento dei valdesi sono purtroppo scarse.

Perfino sul suo nome, i vari autori si sbizzarriscono in Valdo, Valdes, Valdesio, Vaux, con la V o la W iniziale, e, dall'inizio del XIV secolo, con il nome Pietro probabilmente aggiunto postumo dai suoi seguaci, in onore dell'apostolo Pietro.

V., un ricco mercante di Lione (in Francia), fu vivamente impressionato nel 1175 da un racconto di un menestrello che gli descrisse la vita di Sant'Alessio (IV secolo) e della moglie: essi, il giorno stesso del loro matrimonio, decisero di vivere in castità e di donare tutti i loro averi ai poveri.

A quel punto, V. espresse il desiderio di approfondire la lettura della Bibbia, tuttavia egli non conosceva il latino. Chiese quindi a due sacerdoti di tradurgli i Vangeli in francese, ai quali si aggiunsero poi altre parti della Bibbia.

Leggendo il Vangelo di Matteo, V. fu colpito dal passaggio della predica di Gesù al giovane ricco: Gli disse Gesù: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo 19:21), e decise nel 1176 di abbandonare la moglie e di donare tutto i suoi averi, parte al monastero di Fontevrault, dove fece accogliere le sue due figlie minori, ma la maggior parte ai poveri.

Egli successivamente si circondò di un gruppo di seguaci, i quali, fatto un voto di povertà, erano diventati predicatori erranti, vestiti solo con un saio. E' importante precisare che V. non aveva alcuna velleità eterodossa, tuttavia la solita miopia degli alti prelati dell'epoca, che vedevano dei potenziali catari in ogni movimento spontaneo, fece sì che a V. fosse proibita la predicazione da parte del vescovo di Lione.

V. non si scoraggiò e si presentò direttamente dal Papa Alessandro III (1159-1181), durante il III Concilio Laterano del 1179, per ottenere l'autorizzazione ecclesiastica alla predica.

Tuttavia Alessandro non ebbe la lungimiranza (o l'opportunismo) di Innocenzo III (1198-1216), che 30 anni dopo, nel 1209, approvò la scelta praticamente identica di San Francesco d'Assisi. Alessandro, invece, si limitò ad abbracciare commosso V., salvo poi ordinargli di ubbidire al vescovo di Lione, e stesso trattamento ebbe il lionese nel 1181 da Papa Lucio III (1181-1185).

Quest'ultimo, anzi, gli fece giurare ubbidienza al suo vescovo.

Tuttavia V. non ebbe la pazienza di accettare obtorto collo, come Francesco, gli ordini della Chiesa, e continuò la predicazione con i suoi seguaci, denominati Poveri di Lione.

Egli fu allora convocato in un sinodo a Lione nel 1180 dal cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, dove V. fece una confessione ortodossa, anzi denunciando gli errori dei catari.

Tuttavia ciò non gli fu sufficiente e attirò ugualmente nel 1184 su di lui una scomunica, comminata con la bolla papale Ad abolendam da Lucio III a Verona.

Anche il IV Concilio Laterano del 1215 condannò il movimento di V. come quello di "eretici impenitenti".

Ma il movimento era ben radicato nel Sud della Francia, in Spagna e nel Nord dell'Italia, in particolare in Lombardia, dove sia i seguaci di Arnaldo da Brescia che un gruppo dissidente del movimento degli Umiliati, confluirono nel movimento valdese, assumendo nel 1205 il nome di Poveri Lombardi.

Queste due anime ben presto provocarono una spaccatura nel movimento: i Poveri di Lione disdegnavano il matrimonio, il lavoro manuale e la gerarchia interna, mentre i Lombardi, con a capo Giovanni di Ronco, accettavano tutto ciò, mentre  erano più severi dei francesi nel rigettare i sacramenti conferiti da sacerdoti indegni.

V. morì circa nel 1217 (secondo altri autori nel 1207) con l'amarezza di non essere riuscito a mediare le divergenze dei due gruppi, che neppure una riunione organizzata a Bergamo nel 1218 poté appianare.

 

Il movimento valdese

Dopo la morte del fondatore, il movimento continuò, nonostante le persecuzioni, la sua espansione, oltre che in Spagna, Francia meridionale e Italia settentrionale, anche in Italia meridionale (Puglia, ma soprattutto Calabria, dove però i v. vennero tutti massacrati nel 1561) in Germania (Strasburgo e Baviera), Austria e Boemia, dove i v. vennero assorbiti dagli hussiti nel XVI secolo.

In Spagna i valdesi furono perseguitati per ordine del re Alfonso II di Aragona, detto il casto (1152-1196).

Successivamente furono fatti dei seri tentativi da parte del teologo spagnolo valdese Durand de Huesca (o Durando d'Osca), di far accettare i valdesi come ortodossi da parte della Chiesa. A riguardo, Durando fondò nel 1208 il movimento dei Poveri Cattolici, accettato da Papa Innocenzo III.

In Francia, la reazione cattolica contro il movimento valdese avvenne soprattutto dopo il 1208, l'inizio della crociata contro i catari (che i cattolici spesso confondevano con i valdesi), e già dal 1214 alcuni valdesi furono bruciati sul rogo a Maurillac.

Tuttavia i valdesi continuarono ad espandersi nel Delfinato e nella Savoia e né l'Inquisizione né l'azione di predicatori cattolici come San Vincenzo Ferrer (1350-1419) riuscirono a sradicarli dal loro territorio.

Nel 1478 il re Luigi XI (1461-1483) li protesse perfino con una ordinanza, tuttavia pochi anni dopo, nel 1488, Papa Innocenzo VIII (1484-1492) ordinò una crociata per cacciarli dalle valli alpine francesi verso la Svizzera.

Dall'altra parte delle montagne, nelle valli piemontesi Chisone, San Martino, Pragelato, Perosa, Pellice, Luserna e Angrogna, il movimento fu perseguitato a lungo sulla base delle solite accuse infamanti di adorare Lucifero e di praticare il sacrificio rituale dei bambini durante orge notturne (il tutto alimentato anche da un libro dell'epoca dal titolo Errores haereticorum Waldensium).

La persecuzione durò per tutto il XIV secolo, con una punta intorno al 1370 quando 170 adepti furono condannati al rogo, ma il valdismo riuscì ugualmente a svilupparsi fino al XVI secolo.

Nel 1530 due “barba” (predicatori itineranti) valdesi, Giorgio Morel e Pietro Masson, vennero inviati presso i riformisti svizzeri Bucero e Farel per confrontarsi sulle rispettive dottrine, e dopo il rientro di Morel (Masson venne arrestato e ucciso a Digione), nel 1532 a Chanforan, in valle d'Angrogna, i v. decisero di aderire alla riforma di ispirazione calvinista.

Questa decisione venne aiutata da una fortunata circostanza: nel 1536 l'invasione (durata 20 anni) delle valli piemontesi da parte dell'esercito francese rinforzato da diversi reparti mercenari luterani.

Tuttavia nel 1559, i duchi di Savoia, cattolici, ripresero il controllo della regione ed iniziò una lunga storia di persecuzione dei valdesi che portò fino alle stragi del 1655 (Pasque Piemontesi), delle quali si indignò perfino il famoso poeta inglese John Milton e all'editto di Vittorio Amedeo II di Savoia del 1686, il quale decretò l'espulsione o la conversione forzata dei protestanti piemontesi. Nonostante una iniziale resistenza armata, i valdesi decisero successivamente di emigrare in Svizzera, dalla quale però il pastore Henri Arnaud ed il comandante (ex contadino) Giosuè Gianavello (Javanel) organizzarono il rientro nelle valli piemontesi nel 1689 (“Glorioso Rimpatrio”).

Nel secoli successivi i Savoia cercarono inutilmente di scacciare i valdesi sia mediante azioni militari che con campagne di proselitismo organizzate dai gesuiti, ma alla fine, nel 1848, ai valdesi vennero concessi i diritti civili e politici previsti nello statuto di Carlo Alberto e per loro finì il lungo periodo di “ghettizzazione”.

 

I valdesi oggi

Oggigiorno i valdesi sono valutabili in ca. 50.000 membri, divisi tra Italia (29.000 aderenti soprattutto nelle tradizionali valli piemontesi), Francia meridionale, Germania (dove si sono fusi con i luterani nel 1823), Argentina, Uruguay e Stati Uniti (dove alcuni di loro si sono fusi con la Chiesa Presbiteriana negli anni '70).

In Italia hanno fondato nel 1855 a Torre Pellice una scuola, in seguito facoltà, di teologia, spostata poi a Firenze nel 1860 ed infine a Roma nel 1922. Inoltre sono stati fondati diversi ospedali valdesi (Torino, Genova), una Casa Editrice (Claudiana, in onore di Claudio di Torino) ed il centro ecumenico di Agape.

Il sito della Editrice Claudiana è http://www.claudiana.it

Dal 1979, i valdesi italiani formano un'unica chiesa evangelica con i metodisti, denominata Unione delle chiese valdesi e metodiste. Il sito Internet è: http://www.chiesavaldese.org

 

La dottrina

Come si è detto precedentemente, all'inizio non si notarono elementi eterodossi nella predicazione di V.

La sua fedeltà al Vangelo ed il desiderio di un ritorno alle origini apostoliche della Chiesa come reazione alla dilagante corruzione ecclesiastica erano caratteristiche di molti altri movimenti cristiani medioevali sia tra quelli perseguitati (arnaldisti, petrobrusiani, enriciani) che tra quelli accettati (patarini, francescani).

Tuttavia la stessa persecuzione nei loro confronti portò i valdesi ad accostarsi a dottrine di altri eretici del tempo (soprattutto catari) come il rifiuto del purgatorio, dei pellegrinaggi, del ricorso all'intercessione dei santi, della venerazione delle reliquie.

Molte di queste idee comunque erano già stati espressi nel IX secolo dal vescovo Claudio di Torino, che i valdesi considerano come un loro precursore.

Inoltre, come i catari, i valdesi recitavano preferibilmente il Padre Nostro, si erano divisi in perfetti (i predicatori itineranti poveri e casti, denominati “barba”) e uditori e utilizzavano un battesimo per imposizione delle mani, sebbene, dal punto di vista teologico, i valdesi rimasero profondamente cristiani, riconoscendo la deità del Figlio, senza tentazioni dualiste come i catari.

Successivamente, nel 1655, come si è già detto, la Chiesa Valdese aderì alla Riforma, conformandosi ad una dottrina di ispirazione calvinista, riconoscendo solo due sacramenti: il Battesimo e la Cena del Signore.

Infine le singole congregazioni sono oggigiorno gestite da un consiglio presieduto dal pastore locale.