Toppi Emanuele

(1940 – 2009)

 

“Essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono” (Apocalisse 14:13)

 

L’8 luglio 2009, all’età di sessantanove anni, il nostro caro fratello Emanuele Toppi ci ha preceduti nella gloria del nostro Signore Cristo Gesù.

La sua dipartita è stata improvvisa, inaspettata.

Tutti lo aspettavamo ai prossimi turni di campeggio, dove da anni si è prodigato in cucina, sì proprio lì, dietro ai fornelli, per servire il Maestro.

Primo fra otto fratelli, vissuto in una famiglia di credenti, accettò il Signore come personale Salvatore all’età di 15 anni e si battezzò nella chiesa di Roma il 6 giugno 1955.

Fu un servitore di Dio che, più che predicare, ha praticato l’Evangelo.

Quando, alla fine degli anni Cinquanta, si è iniziata la costruzione dell’Istituto Biblico Italiano in via Prenestina a Roma, lui era lì a impastare il cemento insieme ad altri fratelli. E non poteva mancare di rendersi utile per l’Orfanotrofio Betania fin dai primi anni di vita. Non si è mai risparmiato, si è sempre reso disponibile.

Il Signore benedice sempre i Suoi figlioli che si dispongono.

Nel marzo del 1964 ricevette il battesimo nello Spirito Santo.

Sposato con figli e un lavoro, prima come artigiano poi in una azienda comunale, ha trovato il tempo di essere presente dove c’era una necessità tecnico/pratica: alla Casa di Riposo Emmaus, a innalzare tralicci per Radioevangelo, nei primi Raduni Giovanili a Betania, nei Centri Comunitari, con le tende di evangelizzazione e al Centro Kades.

Pur non essendo visibile come lo potrebbe essere un predicatore noto, era così conosciuto e amato da raccogliere, per il suo funerale, circa mille persone, di cui un discreto numero erano conoscenti ed ex colleghi di lavoro, che hanno ascoltato il lieto messaggio dell’Evangelo già anticipato dalla testimonianza resa da Emanuele. Lui stesso diceva: “Non so parlare bene, ma il Signore mi ha dato le mani per lavorare per Lui. Non è servizio anche questo?”

Ciò che rimane impresso a tutti noi credenti e non, e che non dovremmo mai dimenticare, è che il servizio al Signore deve essere largito con tutto il cuore, con la massima disponibilità, come un sacrificio vivente (Romani 12:1).

Nell’ultimo giorno della sua vita era all’Istituto Biblico Italiano a servire in modo pratico proprio dove aveva iniziato 50 anni fa. Sempre pronto, sempre disponibile ovunque lo si chiamava.

Grazie, Signore, per quest’uomo di Dio che con la sua vita e il suo servizio pratico ci ha insegnato il modo in cui possiamo amare Dio, la Sua Chiesa e la fratellanza tutta!

Come sempre, dietro a un uomo di Dio c’è una donna di Dio. La cara moglie Drusiana gli è stata vicino e l’accompagnava quando poteva, avendo una famiglia numerosa con cinque figli tutti timorati di Dio e non si lamentava quando mancava da casa per ore e giornate. Anche lei in questo modo ha servito il Signore.

Abbiamo ricevuto una grande eredità che vogliamo raccogliere. Il fratello Emanuele possa rimanere per noi un esempio, seppur un esempio nascosto, ma sempre presente al bisogno, all’occorrenza.

Alla moglie Drusiana, ai figli Luca, Stefano, Debora, Giacomo e Andrea va tutto il nostro affetto e il sostegno in preghiera perché “il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione” consoli i loro cuori (2 Corinzi 1:3, 4).

 Il fratello Emanuele è ora alla presenza del nostro Signore Gesù Cristo per ricevere la corona della vita (Giacomo 1:12).

 

Lino Brancato

 

Tratto da “RISVEGLIO PENTECOSTALE” Luglio/Agosto 2009