Sankey Ira David

(cantore dell’Evangelo)

 

Ira David Sankey nacque ad Edimburg in Pennsylvania, il 28 agosto 1840. Suo padre David era un eminente cittadino, senatore dello Stato, e membro della Chiesa Metodista.

Ira aveva sempre amato cantare e, nella sua biografia, narra di quando la  sua famiglia si riuniva la sera attorno al fuoco per cantare gli inni del Signore, l’unica musica che egli conosceva.

Andava volentieri in chiesa, non perché gli interessasse, ma perché, per lui, era un’opportunità per cantare.

All’età di sedici anni, Ira fu invitato a partecipare ad una serie di raduni di risveglio in una chiesa a tre miglia di distanza da casa. Nonostante avesse preso l’impegno di assistere a tutti i culti, non ne era affatto interessato. Sedeva vicino ad altri ragazzi e, per non annoiarsi, passava il tempo a chiacchierare con loro ed a scambiarsi bigliettini.

Le cose non sono cambiate di molto al giorno d’oggi.

 

Accadde che una sera un anziano di chiesa si avvicinò ad Ira, che se ne rimaneva seduto al suo posto e non aveva risposto all’appello del predicatore per accettare il Signore. L’anziano di Chiesa, gli parlò della salvezza, invitandolo ad accettare Gesù. Ad Ira tutto ciò non interessava, ma l’anziano non perse le speranze, ed ogni sera si avvicinava al giovane, incoraggiandolo a dare il proprio cuore a Dio.

La costanza dell’anziano di Chiesa fu premiata quando, una sera, Ira rispose all’appello, andò avanti, e chiese perdono a Dio in preghiera, quando l’ultimo dei culti di risveglio giunse al termine, Ira poteva dire di aver ricevuto la salvezza in Cristo.

Ira era noto per la sua passione per la musica e la sua abilità nel canto sin da quando era bambino ed un giorno promise che avrebbe dedicato questo dono al servizio del Signore.

Nel 1957 la famiglia Sankey si trasferì a Newcastle, Pennsylvania, dando la possibilità al giovane Ira di frequentare le scuole superiori.

Ben presto, nella nuova chiesa Metodista, divenne direttore del coro, responsabile della Scuola Domenicale e, in seguito, membro dell’Associazione dei Giovani Cristiani (YMCA).

Nel 1860 rispose alla chiamata alle armi del presidente Abramo Lincoln, e si arruolò nel Dodicesimo Reggimento Pennsylvania. Molti anni dopo, avrebbe scoperto che Dio aveva salvato la sua vita attraverso il suo canto. Una notte, infatti, mentre era di guardia, un soldato dell’esercito nemico lo aveva puntato con il fucile per ucciderlo, ma, udendo Ira cantare al Signore, decise di risparmiarlo.

Nel 1870 si tenne ad Indianapolis il convegno del YMCA ed Ira fu mandato quale delegato della città di Newcastle.

Egli aveva udito parlare molte volte di Dwight L. Moody, il famoso predicatore ed evangelista, con un dono potente del Signore nella predicazione, fu, quindi, compiaciuto nell’udire che anche Moody avrebbe preso parte al raduno quale delegato della città di Chicago.

Dopo qualche giorno dall’inizio del raduno, fu annunciato che la riunione di preghiera mattutina, che si sarebbe tenuta alle ore sei nella Chiesa Battista, sarebbe stata condotta dal fratello Moody.

Proprio in quella riunione fu chiesto ad Ira Sankey di guidare l’assemblea con il canto.

Alla fine della riunione Mc Millan gli disse: “Voglio presentarti il signor Moody”. Ci unimmo alla fila di persone che aspettavano di stringergli la mano, e fu così che incontrai per la prima volta l’uomo con cui, secondo il piano di Dio, avrei collaborato per il resto della vita, ovvero quasi trent’anni.

Le prime parole di Moody, dopo la nostra presentazione, furono: “Da dove vieni? Sei sposato? Qual è il tuo lavoro?”

Dopo aver risposto che vivevo in Pennsylvania, ero sposato, avevo due figli, e lavoravo per il Governo, mi disse senza mezzi termini: “Dovrai dimetterti!”

Rimasi meravigliato, non comprendendo per quale motivo mi veniva chiesto di lasciare quella che consideravo un’ottima posizione. “Per quale ragione?”, esclamai.

Quando gli dissi che non potevo lasciare il lavoro, egli ribatté: “Devi! Ho cercato te negli ultimi otto anni”.

Risposi che ci avrei pensato; tuttavia non avevo nessuna intenzione di lasciare il mio lavoro.

Mi parlò, allora, del suo lavoro per il Signore a Chicago, e concluse dicendo che il maggior problema nei suoi incontri era il canto.

Moody riferì di non poter ovviamente cantare da solo e di dipendere, per condurre il canto durante il culto, da altre persone che si erano spesso dimostrate inadeguate, poiché, dopo aver condiviso il messaggio con una gran folla di uditori ed essere stato sul punto di arrivare al dunque, queste persone non avevano dimostrato la giusta sensibilità nella scelta del canto e del modo di cantarlo. Nella sua grande opera di predicazione e di risveglio, Dwight Moody riteneva che il canto fosse una parte essenziale nell’opera evangelistica e, nel momento in cui avesse ottenuto il supporto definitivo di Sankey, le preghiere di otto anni sarebbero state esaudite. Ovviamente lo sforzo evangelistico sarebbe stato di Moody, ma la sua visione era che Sankey, con il canto, potesse attrarre le folle e preparare il suolo per il messaggio della Parola di Dio.

Quella stessa mattina, Moody inviò un messaggio a Sankey chiedendogli di incontrarsi in un preciso angolo di una certa strada, alle sei di quella sera.

Sankey giunse all’appuntamento con alcuni amici, intanto Moody era andato in un negozio nei paraggi ed era tornato con una cassa di legno, sulla quale invitò Sankey a salire e a cantare un inno.

Quando Sankey vi salì e cominciò a cantare, si avvicinò un gran numero di persone.

Dopo il canto, fu il turno di Moody, che salì sulla cassa e presentò un fervente sermone per circa venticinque minuti. Un gran numero di operai, che aveva appena finito di lavorare e si stava recando a casa, si era radunato attorno ai due evangelisti, fino a che circa trecento persone non circondarono la cassa sulla quale parlava Moody, per ascoltarlo. Al termine del messaggio egli invitò i presenti a seguirlo per continuare la riunione all’Opera House. Chiese quindi a Sankey di chiudere con un altro inno per poi continuare cantandone uno familiare a tutti presenti, mentre la folla si recava all’Opera House di Indianapolis, proprio dove quella stessa sera avrebbe dovuto tenersi il convegno del YMCA.

Giunti all’Opera House, gli uditori la riempirono completamente. Moody predicò ancora in un modo che Sankey non aveva mai sentito prima.

All’arrivo dei delegati del YMCA, Moody dovette chiudere l’incontro, e lo fece con queste parole: «Ora dobbiamo chiudere, in quanto i fratelli del convegno desiderano entrare per discutere questo tema: “Come raggiungere le masse”».

Ancora oggi si parla molto, ma si fa ben poco.

Moody continuò a far pressione su Sankey perché si unisse a lui nell’opera evangelistica, ma Sankey continuò a rifiutarsi fino a che il Signore non lo mise con le spalle al muro e, nel 1871, raggiunse Moody a Chicago. I due si recarono per le strade della città cantando e predicando in riunioni di preghiera mattutine e durante i culti regolari.

Una sera, alla fine di un incontro, durante il quale la sala aveva traboccato di persone desiderose di udire la predicazione di Moody, Sankey cominciò a cantare un canto, “Oggi il Signore chiama”. Giunto alla terza strofa, che diceva: “Oggi il Signore chiama: corri a cercare riparo; la tempesta della giustizia, incombe, e la morte è vicina”, la voce di Sankey fu soffocata dal suono dei motori e delle campane delle vetture dei vigili del fuoco. Nelle strade si udì una tremenda confusione, e Moody decise di chiudere il culto. La città di Chicago era in fiamme, e quell’episodio sarebbe rimasto nella memoria come “l’incendio di Chicago”.

Sembrava che Dio avesse chiuso una porta nell’evangelizzazione di Chicago, ma Egli ne stava per riaprire un’altra.

Sankey tornò in Pensylvania, ma si unì definitivamente all’opera di Moody nel 1873, quando i due, assieme alle rispettive famiglie, si recarono in Gran Bretagna, dove operarono inizialmente in piccoli incontri, per poi predicare la salvezza in raduni a cui parteciparono migliaia di persone.

Degno di nota è il culto tenutosi nella città di Londra, cui parteciparono circa ventimila persone, o l’occasione in cui Sankey cantò davanti alla regina Vittoria.

Fu durante il viaggio in Inghilterra, che Sankey cominciò a compilare qualche semplice libretto con le parole dei canti, da usare nelle riunioni. Spesso, le persone li vollero in prestito, alle volte senza restituirli. Da qui, la decisione di Sankey di redigere un libro contenente gli inni da cantare e mettendolo in vendita per pochi soldi, in questo modo l’assemblea riunita ai culti avrebbe potuto unirsi al canto.

Questa fu la nascita di uno dei più famosi innari in lingua inglese, intitolato Sacred Songs and Solos”, e dell’innario di cui Sankey fu co-autore, intitolato “Gospel Hymns”. Egli stesso fu autore di molte melodie e testi che spesso apparivano sotto pseudonimo. In italiano alcuni titoli conosciuti sono: “Al buon combattimento”, “Cerchiamo il Signore”, “Vien, ti cerca l’alma mia”, “Sicuro io volgo il passo”, “Chi è qui pel Signore?”

Un giorno, mentre la comitiva si recava a Liverpool, giunse la notizia che i fratelli, che tempo addietro li avevano invitati in occasione di alcuni culti, erano deceduti e che, pertanto non ci sarebbe stato più alcun raduno. La comitiva si diresse, allora, verso York dove, in fretta, fu organizzato un raduno al cui primo culto parteciparono

solo una cinquantina di persone. La gente del luogo non era abituata al tipo di predicazione di Moody ed al tipo di canti eseguiti da Sankey, ma presto cominciarono ad arrivare inviti entusiastici da altre chiese. Ovunque i fratelli Moody e Sankey giungevano, il messaggio della salvezza era annunciato con potenza. In una chiesa il pastore invitò l’assemblea a partecipare alle riunioni in cui il fratello Sankey avrebbe cantato l’Evangelo, gospel in inglese, un termine che non sarebbe andato perduto.

Sankey cantava e il messaggio del canto preparava i cuori a ricevere il messaggio della Parola di Dio; Moody presentava il messaggio della salvezza e, mentre il canto di Sankey risuonava nella sala, le folle di peccatori rispondevano all’appello recandosi davanti al pulpito in modo che Moody potesse pregare con loro per la salvezza.

Solitamente Sankey iniziava con un canto, quindi Moody predicava e infine Sankey concludeva con un canto mentre le anime rispondevano all’appello. Il merito di Sankey fu quello di aver reso l’inno evangelico un canto popolare, presentando la forma strofa-coro-strofa-coro in modo tale da rendere i canti più pregnanti dal punto di vista emotivo e più facili da memorizzare, facendo del canto uno strumento per convincere di peccato i cuori e per prepararli ad accettare il messaggio della salvezza.

La sua sorprendente estensione di voce, la chiara pronuncia e la sua evidente semplicità unita al messaggio della salvezza e alla potente predicazione di Moody avevano divulgato la loro fama in tutta la Gran Bretagna, cosicché prima ancora del loro ritorno in America i nomi “Moody e Sankey” erano divenuti una sola cosa.

In una lettera, il predicatore scozzese Horatius Bonar scrisse: “Questi fratelli americani non ci recano un nuovo Evangelo, né è nei loro piani portare alcuna novità, fatta eccezione, forse, per l’importanza maggiore attribuita al canto degli inni, attraverso i quali recano la Buona Novella agli ascoltatori. Possiamo fidarci di loro. Essi meritano pienamente la nostra fiducia”.

Al suo ritorno negli Stati Uniti, Sankey continuò a seguire Moody nell’opera di evangelizzazione e fino alla fine lo accompagnò con perseveranza in varie zone urbane della costa Atlantica, annunciando la salvezza alle anime perdute.

Ira D. Sankey e Fanny Crosby, di cui si è già parlato, furono buoni amici.

Prima che Ira andasse col Signore, Fanny gli fece visita.

Ecco come viene descritto il loro ultimo incontro: “Quando lei gli disse che il mondo intero stava pregando per la sua guarigione, il malato scosse la testa e rispose di dire ai suoi amici: ‘Spero di vederli nella terra in cui non c’è più sofferenza né dolore, e in cui Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi.’ Ira chiese a Fanny di incontrarlo in Cielo, ‘presso la porta di perla sul lato orientale della città.’ Lì, disse, ‘ti prenderò per mano e ti accompagnerò lungo la strada d’oro, fino al trono di Dio, e… gli diremo: ‘Ed ora ti vediamo faccia a faccia, salvati per la tua infinita e pura grazia’”.

 

Tratto da “RISVEGLIO PENTECOSTALE” Settembre 2009