PASSIONE PER LE ANIME

LA VITA DI D. L. MOODY

 

D.L. Moody nutriva una vera passione per Gesù e per la salvezza delle anime. I suoi metodi evangelistici innovativi e ancora attuali comprendevano anche l’utilizzo della musica per presentare il messaggio di salvezza, cosa che ebbe un enorme impatto sulla generazione vittoriana amante della musica. Il suo successo però non è da ricondurre ai suoi metodi, ma alla sua perseveranza nella preghiera e al suo dono particolare per l’evangelizzazione.


Dwight Lyman Moody nacque a Northfield nel Massachusetts il 5 febbraio 1837, il sesto figlio di Edwin e Betsey Moody.

Il padre di Moody morì che aveva solo quattro anni per cause legate all’alcolismo e un mese più tardi sua madre diede alla luce due gemelli che erano l’ottavo e il nono dei suoi figli.

Venne allevato in un ambiente severo, ma pieno d’amore e la sua istruzione formale fu scarsa a causa degli impegni lavorativi nella fattoria di famiglia.

Le lacune nella sua istruzione appaiono quanto mai evidenti nelle sue lettere, i cui errori di ortografia e la totale mancanza di punteggiatura rendono quasi indecifrabili.

Betsey Moody allevò i suoi figli secondo un unitarianesimo legalistico, insegnandogli che potevano e dovevano comportarsi bene con le proprie forze. Moody dal canto suo per controbilanciare questa severità e l’asprezza della vita divenne un bravo atleta e sviluppò un carattere scherzoso, cosa che lo contraddistinse per tutta la vita.


La fuga a Boston

Con l’arrivo della ferrovia a Northfleld nel 1848 il richiamo della grande città si fece sempre più forte, infatti Moody approfittò della prima occasione possibile (l’inverno tra il 1853/4) per fuggire. Si recò a Boston dove trovò un impiego presso il negozio di scarpe dello zio.

Divenne membro dello YMCA dove erano disponibili molti libri che i membri potevano consultare gratuitamente.

Queste letture e le conferenze tenutesi allo YMCA riempirono alcune delle lacune nella sua istruzione.

Lo zio Samuel insisté che Dwight frequentasse la chiesa e così si inserì in una scuola domenicale guidata da Edward Kimball. L’insegnante lo fece riflettere sulla sua posizione davanti a Dio e lo guidò a riporre la sua fede in Gesù Cristo, proprio nel retrobottega del negozio di scarpe.

La vita a Boston era troppo seriosa per Moody che nel settembre del 1836 si trasferì a Chicago a mille miglia da casa.

Non aveva lì altro amico all’infuori di Cristo, ma si ambientò subito nella città movimentata.
Benché ci fossero fantastiche opportunità imprenditoriali a Chicago e lo scopo principale di Moody fosse guadagnare molti soldi, grazie a degli incontri della chiesa cominciò a mettere in discussione lo scopo che si era prefissato. Per questo noleggiò quattro file di panche al Plymouth Church di Chicago e le riempì ogni domenica con i ragazzi che lavoravano nei negozi vicini alla chiesa.


Il ministero detta scuola domenicale

Moody si impegnò anche nella scuola domenicale del First Baptist Church portandovi diciotto bambini del ghetto, che nel 1839, erano già diventati 600.

La sua predicazione andava migliorando grazie alla pratica che faceva dovendo insegnare ai bambini.

Nel 1864 il ministero della scuola domenicale divenne la Illinois Street Church.

Moody non perdeva occasione di presentare il Vangelo alle persone che incontrava per strada o sul treno, perché voleva che anche tutti credessero nel Signore Gesù da lui tanto amato. Abbandonò la sua impresa e il sogno di diventare milionario per dedicarsi alla chiesa e allo YMCA.

Fu in questo periodo che corteggiò e poi sposò Emma Revel la quale divenne una moglie devota e pilastro della sua vita.

Durante la Guerra Civile americana testimoniava ai soldati, mettendoli davanti alloro destino eterno proprio nel momento in cui erano in pericolo di vita e perciò più interessati all’argomento.

Dopo la guerra tornò a lavorare a Chicago.


Importanti incontri

Nel 1867, lasciata la figlia ancora piccola alle cure della nonna materna, Moody ed Emma andarono in Inghilterra.

In questa occasione fecero un incontro di cui Moody non colse subito l’importanza.

Un giovane ladro appena convertito di nome Harry Moorhouse si offrì di raggiungerlo negli Stati Uniti per predicare, cosa che Moody dimenticò quasi subito.

Moorhouse però fu di parola e nel 1868 arrivò a Chicago.

Moody aveva sempre predicato che Dio odia sia il peccato che il peccatore, ma sera dopo sera Moorhouse predicò su Giovanni 3:16 dimostrando come Dio ama gli uomini; questo incontro cambiò per sempre il modo di predicare di Moody.

Cercando qualcuno che guidasse il canto nella sua chiesa, l’evangelista incontrò Ira D. Sankey, che lasciò la sua carriera come revisore fiscale per aiutarlo nel ministero. Da questa collaborazione nacque un’opera che avrebbe portato il Vangelo a migliaia di persone in America e nel Regno Unito.


Nuova potenza

Nel 1871 due donne della chiesa di Moody iniziarono a pregare per lui.

Inizialmente era risentito del fatto che pensassero che gli mancasse la potenza dello Spirito Santo, ma la loro persistenza lo convinse e gli diede un vero desiderio di conoscere meglio Dio. Arrivò al punto di non voler continuare a vivere senza questa potenza necessaria per servire il Signore. Dio lo stava chiamando ad un ministero più ampio, ma nel suo cuore Moody si ribellava all’idea di lasciare Chicago. Quando finalmente si arrese, Dio gli fece concretamente sperimentare il Suo amore, che da quel momento in avanti colmò il ministero di Moody di una nuova potenza.

L’8 ottobre 1871 Dwight concluse il suo messaggio con un’esortazione ai fedeli di andare a casa, decidere sulla propria posizione davanti a Dio e tornare la settimana seguente con una risposta.

Che errore!” disse in seguito Moody, “è come se satana fosse stato nella mia mente in quel momento!”, perché quella stessa notte Chicago venne devastata da un terribile incendio, che attraversò persino il fiume, e molti di coloro che avevano udito il suo appello non ebbero una settimana intera per prendere in considerazione le sue parole.


Di nuovo in Gran Bretagna

Nel 1872 Moody attraversò nuovamente l’Atlantico per riposarsi e studiare, ma ben presto accettò degli inviti a predicare.

Durante questo viaggio sentì una frase che non dimenticò: “Moodv, il mondo deve ancora vedere cosa può fare Dio con un uomo che gli sia completamente consacrato”. Moody decise di essere quell’uomo.

Tornò negli Stati Uniti, ma già nel 1873 era di ritorno in Inghilterra e Irlanda per predicare accompagnato da Sankey.

Guidarono riunioni nell’Inghilterra settentrionale e cominciarono a vendere copie dell’innario composto da Sankey che si chiamava Sankey’s Sacred Songs and Solos.

La vera svolta la ebbero a Edinburgh, perché il modo vivace e aneddotico di predicare di Moody fece sì che frequentassero le riunioni scozzesi di ogni estrazione sociale e che molti di loro accettassero Gesù come Salvatore. Da questo momento in poi presero d’assalto tutta l’Inghilterra e la Scozia, predicando in molti posti, compreso il Teatro dell’Opera del Haymarket di Londra.

Un giorno sui treno Sankey lesse una poesia pubblicata su un giornale e pensò che sarebbe potuto diventare un fantastico inno di evangelizzazione.

Il giorno seguente, Moody predicò sul Buon Pastore e alla fine si rivolse a Sankey per un inno. Sankey prese la poesia e iniziò a suonare e a cantare un inno improvvisato:

Ve n’erano novantanove che al sicuro giacevano
Al riparo nell’ovile;
Ma una era fuori sulle colline lontane,
Lontana dal cancello dorato  
Lontana sui monti brulli e deserti,
Lontana dalle dolci cure del Pastore,
Lontana dalle dolci cure del Pastore.

Questo divenne il suo inno più conosciuto.

I due uomini salparono da Liverpool nell’agosto 1875, lasciandosi dietro delle chiese molto diverse da quelle che avevano trovato alloro arrivo. Il loro effetto sulla vita religiosa e sociale inglese era profondo e duraturo.


Istruzione biblica

Benché Moody fosse già ben conosciuto in America, al suo ritorno era diventato una leggenda. Al suo arrivo aveva già molti impegni e decise di concentrare i suoi sforzi sulle grandi città perché era convinto che da lì il messaggio si sarebbe diffuso come acqua che scorre giù da un’altura.

Aveva un vero dono per l’evangelizzazione, ma voleva anche che le chiese si fortificassero così incoraggiava la nascita di studi biblici.

La vendita degli innari cominciava a fruttare molto (si stima che alla morte di Moody ammontasse a 1.250.000 $). Il ricavato dei diritti d’autore veniva interamente devoluto all’opera di Dio.

Un critico analizzò le finanze di Moody e Sankey per trovare delle irregolarità, ma arrivò a questa conclusione: “Ritiro l’accusa di truffatori, ma li accuso di essere stupidi per essersi lasciati scivolare dalle mani una tale somma di danaro!”

L’istruzione e soprattutto quella biblica erano care al cuore di Moody.

Nel 1870 fece la conoscenza di Emma Dryer che insegnava e faceva visita a coloro che erano rimasti senza casa dopo il grande incendio di Chicago. Moody prese il suo ministero sotto l’ala della Jilinois Street Church.

Nel 1879 Moody inaugurò il seminario per giovani donne a Northfield e nel 1881 apri anche il Mount Hermon School per giovani uomini.

La signorina Dryer lo esortò spesso a fondare una scuola dove giovani uomini e donne potessero essere formati all’evangelizzazione. Infine Moody si persuase e venne istituita la Società di Evangelizzazione di Chicago, poi rinominata Moody Bible Institute, il cui primo rettore fu R. A. Torrey.


Un uomo infaticabile

Moody prese parte attivamente alla vita dell’Istituto, continuando comunque a viaggiare in America, in Inghilterra e altrove. Fece visita alla Terra Santa e sopravvisse ad un naufragio durante un viaggio di ritorno dall’Irlanda.

E’ difficile esprimere in un breve articolo tutta l’energia di un uomo pressoché infaticabile, o la portata dell’impatto del suo messaggio sull’America, l’Inghilterra e l’Irlanda.
Moody era un padre e un nonno molto presente e attento, infatti la morte prima di un nipote nel 1898 poi di un altro nel 1899 lo scossero profondamente.

Partì per il Kansas con una saluta già precaria, ma fu costretto ad anticipare il ritorno a casa per l’aggravarsi della sua condizione.

Il 22 dicembre 1899 lasciò trionfalmente questa vita, sicuro di trovarsi subito alla presenza del Signore.

 

Ros Bunney

 

LA CONVERSIONE DI D. L. MOODY

 

Imbarazzato. Così doveva sentirsi il ragazzotto di campagna nell’entrare nella scuola domenicale della chiesa a Boston piena di laureati di Harvard.

Quando l’insegnante, Edward Kimball, chiese a Moody di leggere dal Vangelo di Giovanni, cominciò a sfogliare agitatamente l’Antico Testamento.

Kimball dimostrò una grande pazienza con il nuovo membro della sua classe e Moody ne aveva tutto il diritto perché non aveva potuto avvalersi dei vantaggi dei suoi “compagni”, visto che il suo livello d’istruzione raggiungeva a stento la quinta elementare. Quando Dwight aveva solo quattro anni suo padre era morto lasciando la famiglia sul lastrico. La sua istruzione era perciò stata sacrificata per aiutare a sostenere la sua famiglia.

Moody non navigava in acque migliori per quanto riguardava la formazione biblica. In casa non avevano molti libri e l’unica Bibbia che possedevano non rientrava tra gli interessi del ragazzo, malgrado gli sforzi della madre.

La predicazione presso la chiesa locale unitariana era insufficiente e sterile.

Nel 1854 Moody lasciò la sua casa a Northfield nel Massachusetts, per cercare lavoro a Boston. Il ragazzo trovò un impiego presso il negozio di scarpe dello zio alla condizione che frequentasse la chiesa locale e la scuola domenicale.

Per la prima volta nella sua vita sentì una predicazione, quella del pastore Edward Kirk, centrata sulla figura di Gesù Cristo e sul Suo atto di redenzione.

Questo rappresentava un drastico distacco dalla fredda ortodossia dei trinitariani del New England e dalle aride predicazioni etiche degli unitariani.

Quando Moody cominciò a comprendere il significato del Vangelo la sua prima reazione fu di rimandare, aspettare di diventare vecchio e poi dare la sua vita a Dio. Disse: “Pensavo: se ho qualche problema latente, avrò tutto il tempo di credere e nel frattempo mi godrò i piaceri della vita”.

La battaglia nella mente di Moody però si faceva più forte ogni domenica e nell’aprile del 1853 qualche muro crollò. La chiesa teneva delle “riunioni di risveglio” e tutti, compreso il signor Kimball, erano impegnati a testimoniare a coloro che erano perduti.

Kimball aveva a cuore per primi i ragazzi che frequentavano la sua scuola domenicale.

Kimball racconta: “Avevo deciso di parlargli (Moody) di Cristo e della sua anima e così mi avviai verso il negozio di scarpe Holton. Sulla strada mi chiesi se fosse giusto andare durante le ore lavorative. Pensai che la mia visita avrebbe potuto mettere in imbarazzo il ragazzo e che quando me ne fossi andato gli altri impiegati gli avrebbero chiesto chi fossi e lo avrebbero preso in giro per i miei sforzi di fare di lui un bravo ragazzo. Nel frattempo avevo oltrepassato il negozio e nel rendermene conto decisi di tentare comunque il tutto per tutto. Trovai Moody nel retrobottega che incartava delle scarpe. Gli andai subito incontro e appoggiandogli una mano sulla spalla lo pregai, alquanto goffamente, di accettare la salvezza offerta da Cristo. Non mi ricordo le parole che usai e neanche Moody si ricorda con esattezza, so solo che gli parlai dell’amore di Gesù per lui e dell’amore che Cristo voleva in cambio da lui. Non c’era altro da dire. Pare che il ragazzo fosse pronto per la luce che gli si riversò addosso e lì, nel retrobottega del negozio a Boston, diede sé stesso e la sua vita a Cristo”.

Questo fu il vero punto di svolta nella vita di Moody, anche se conosceva solo la religione passiva e non il servizio attivo per Dio.

Comprendeva l’etica di Cristo, ma non la Sua potenza per metterla in pratica.

Moody disse: “Prima della mia conversione lavoravo per arrivare alla croce, da allora in poi lavoro dalla croce; a quel tempo faticavo per essere salvato, ora mi impegno perché sono salvato”.

Quando Moody diede la sua vita a Cristo non si verificarono cambiamenti esteriori visibili, ma si accese dentro di lui una fame crescente per Dio. Moody sapeva bene che c’era una nuova presenza nella sua vita. Disse: “L’impulso di un’anima convertita è di amare” e anche “la mattina della mia conversione uscì e mi innamorai di tutto. Non ho mai amato tanto il sole che risplende sopra la terra e quando udii gli uccelli cantare melodiosamente, mi innamorai degli uccellini. Era tutto diverso…”.

Moody non viveva nel passato, era più interessato a guardare al futuro per crescere come credente. Voleva predicare alle anime di coloro che erano persi e imparare dalla Bibbia. Prima di tutto doveva sottomettersi alla disciplina da imparare per crescere in Cristo e a volte i progressi gli sembravano troppo lenti. Infatti subito dopo la conversione, quando chiese di diventare membro della Mount Vernon Church, il consiglio lo respinse a causa della sua ignoranza delle dottrine cristiane basilari.

Ancora una volta Moody si sentiva in imbarazzo, ma si mise a studiare, rifece la richiesta e venne ammesso un anno più tardi.

Moody si trasferì a Chicago da Boston per perseguire i suoi affari.

Affiancò ai suoi sforzi come venditore di scarpe l’impegno nell’evangelizzazione dei ragazzi delle gang che vivevano nel ghetto di Chicago.

Nel 1858 costituì una scuola domenicale che si riuniva in un locale notturno abbandonato. La scuola domenicale crebbe a tal punto che nel giro di due anni abbandonò completamente il suo lavoro secolare per impegnarsi a pieno tempo in questo ministero.

Il resto della sua vita è entrato nelle storia.

Il ragazzotto di campagna timido e imbarazzato venne innalzato da Dio a più grande evangelista del XIX secolo.

Molti anni dopo, Moody ritornò a Boston, solo che questa volta predicò a grandi folle di persone. Moody affermò che nell’analizzare la sua vita piena di eventi importanti il più significativo era stato l’incontro con Cristo nel retrobottega del negozio di scarpe. Questo incontro diede inizio ad un ministero che durò tutta la sua vita e aprì le porte dell’eternità alla sua anima persa.

 

PERCHÉ DIO USÒ D. L. MOODY


Nel 1923 R. A. Torrey scrisse un libro breve, ma impegnativo intitolato Perché Dio Usò D. L. Moody, gli insegnamenti che Torrey trasse dalla vita del suo caro amico e collega sono ancora di grande importanza oggi.

Perché Dio avrebbe preso un uomo così semplice — un uomo nato da genitori poveri, un campagnolo poco istruito — per usarlo per l’edificazione della Sua chiesa?

Torrey conosceva abbastanza la Bibbia per ammettere che Dio dà la Sua potenza a chi vuole. Dio è sovrano, ma, aggiunse Torrey, le benedizioni di Dio sono accompagnate da certe condizioni rivelate nelle Scritture.

1.  D. L. Moody si era completamente arreso a Dio.

Questa è la prima e principale ragione per cui Dio si è potuto servire grandemente di Moody. “Tutto quello che era e tutto ciò che aveva appartenevano a Dio”, disse a Torrey.  Non che Moody fosse perfetto ed essendo Torrey uno degli amici più intimi dell’evangelista conosceva bene i suoi difetti. Ma dopo anni di osservazione e amicizia, arrivò alla conclusione che Moody si era dato “completamente, senza riserve e illimitatamente a Dio”.

2.  D. L. Moody era un uomo di preghiera.

Molti si ricordano di Moody come grande predicatore, ma secondo Torrey “era di gran lunga un migliore ‘pregatore di quanto fosse un predicatore”. Le sue preghiere non era teologicamente sofisticate, ma erano una semplice, fiduciosa, precisa, diretta e persistente intercessione.

3.  D. L. Moody studiava approfonditamente e in modo pratico la Bibbia.

La gente criticava Moody perché non era erudito, infatti non era certo un esperto delle arti o delle scienze. Ma come scrisse Torrey, “studiava approfonditamente e in modo pratico l’unico libro di cui valga la pena diventare studiosi“.

4.  D. L. Moody era umile.

Torrey disse che Moody era l’uomo più umile che avesse mai conosciuto. Il fatto che Moody vivesse sotto i riflettori dell’epoca rende ancora più significativa questa affermazione. La sua opera aveva attirato l’attenzione a livello internazionale, al punto che pastori e responsabili di chiesa lo seguirono fino in Gran Bretagna. Negli Stati Uniti veniva lodato persino dalla stampa che dedicava spazio ai suoi ministeri.

5.  D. L. Moody non era schiavo del denaro.

Le parole di Torrey sembrano più rivolte alla situazione attuale che a quella dei suoi tempi, quando afferma: “L’amore per il denaro di alcuni evangelisti contemporanei ha screditato più di ogni altro cosa l’opera di evangelizzazione e gli evangelisti stessi”. Sicuramente Moody avrebbe potuto diventare molto benestante se avesse continuato il suo lavoro secolare, ma è altrettanto vero che avrebbe potuto trarre grandi profitti anche dai suoi ministeri. Se avesse tenuto per sé i diritti d’autore degli innari che aveva pubblicato avrebbe guadagnato più di i milione di dollari. Utilizzò invece quei soldi per costruire una scuola per donne a Northfield, Massachusetts, ed un istituto biblico a Chicago.

6.  D. L. Moody sentiva una passione ardente per le anime perdute.

Moody non credeva che l’evangelizzazione dovesse essere lasciata agli evangelisti. “Ogni credente è un pescatore di anime”, diceva spesso. Se il paradiso e l’inferno sono reali e se coloro che non conoscono Cristo sono davvero persi, come anche Moody credeva, allora è il compito di tutti i credenti ovunque si trovino prendere seriamente la teologia e proclamare la Buona Novella con la stessa passione ardente.

7.  D. L. Moody riceveva la potenza dall’alto.

Da giovane Moody aveva la reputazione di essere un “tuttofare”, nel senso che era sempre pronto all’azione e cercava sempre nuovi ministeri in cui impegnarsi. In questo periodo i suoi sforzi dipendevano dalla sua potenza umana e di conseguenza i risultati non avevano niente di sovrannaturale. Torrey, a ragione, identifica il momento in cui Moody cominciò a sperimentare la potenza di Dio come il punto di svolta del suo ministero pubblico. L’esperienza che ebbe mentre camminava lungo Wall Street a New York spianò la strada alla grande opera che Dio portò avanti attraverso di lui in Gran Bretagna.

Desideriamo essere usati da Dio, essere malleabili nelle Sue mani e pronti per la Sua opera?

Confrontiamoci allora con questo breve elenco di caratteristiche e prepariamoci per il lavoro che ancora c’è da fare.


UNA VITA TRASFORMATA


Senza timore di venire contraddetto, posso affermare che Dwight L. Moody è stato l’evangelista più incisivo e famoso del XIX secolo. Ancora oggi la sua influenza si perpetua attraverso i ministeri che ha cominciato.

Mi viene spesso domandata la ragione del suo successo date le sue umili origini e senza esitazione rispondo: “Il successo di Moody era radicato nell’abbandono totale a Dio lo Spirito Santo”.

Da ragazzo a Northfield, Massachusetts, Moody aveva frequentato una chiesa congregazionale che poi era diventata unitariana. Se all’epoca gli fosse capitato di pensare allo Spirito Santo, probabilmente lo avrebbe visto più come un’influenza indefinita piuttosto che una persona della Trinità. Solo dopo diversi anni di lavoro nella scuola domenicale a Chicago e approfonditi studi della Bibbia, Moody sentì la guida e la potenza dello Spirito Santo nella sua vita.

Dio usò diverse circostanze per trasformare Moody.

All’età di 33 anni non si sentiva realizzato nei ministeri di evangelizzazione urbana e di lavoro nel sociale, perché desiderava operare come evangelista itinerante.

Due donne della sua chiesa, Sarah Anne Cook e la signora Hauxhurst, lo spingevano con molta persistenza a cercare la potenza dello Spirito Santo. Moody non capiva esattamente ciò che intendessero, ma toccato dalla loro preoccupazione spirituale, chiese alle due donne di mostrargli nelle Scritture questa verità che gli stava così a cuore e pregò con loro per questa potenza.

Con il trascorrere dei mesi Moody si dedicava sempre più alla preghiera e scopriva lo stato in cui versava il suo cuore. “Ho scoperto di essere ambizioso; non predicavo per Cristo; predicavo per la mia ambizione. Nel mio cuore ho trovato tutto ciò che non doveva esserci. Per quattro mesi c’è stata una lotta dentro di me e mi sono sentito un miserabile”.
Aggravò maggiormente la situazione il terribile incendio di Chicago del 8 ottobre 1871, perché tutti gli sforzi di Moody fino a quel punto vennero letteralmente ridotti in cenere.

L’incendio bruciò la sua casa, la Illinois Street Church, il quartier generale americano della YMCA.

Per far fronte alle enormi necessità finanziarie di Chicago per la ricostruzione Moody si recò a New York, a Philadelphia e nel New England. Non solo Moody cercava il sostegno economico per la ricostruzione delle opere arse, ma desiderava continuare a sperimentare la potenza dello Spirito Santo.

Durante la visita a New York mentre camminava per strada, circondato da persone prese dalle loro vite e dai loro affari, senza opporre resistenza si arrese allo Spirito Santo. Moody si sentiva talmente toccato da Dio che dovette recarsi a casa di un amico per avere un posto tranquillo in cui cercare Dio.

Moody spiegò la trasformazione con queste parole: “Posso solo dire che Dio si rivelò a me e sperimentai a tal punto il Suo amore che dovetti chiederGli di mantenere ferma la Sua mano”.

Moody veniva trasformato.

Più tardi nel 1871 Moody fece visita a degli amici appartenenti alla Chiesa del Fratelli di Dublino, in Irlanda. In questa occasione Henry Varley disse molto tranquillamente: “Moody, il mondo deve ancora vedere ciò che Dio può fare con un uomo che gli sia completamente consacrato”.

Le parole di Varley lo fecero riflettere e alla fine rispose: “Allora, per lo Spirito Santo che è in me, io sarò quell‘uomo”.

Moody si rese conto che anche Gesù era stato investito di una speciale potenza per il suo ministero pubblico. L’evangelista credeva che troppi credenti vivessero oggi “di doni di grazia che Dio gli aveva dato 10 anni prima”.

Ci sono due modi per scavare un pozzo”, diceva spesso Moody. “Uno è scavare fino a trovare l’acqua e poi faticare per pomparla fuori. L’altro è recarsi dove lo strato di terra è più basso, trovare l’acqua e stare a guardare mentre la potenza dell’acqua stessa la fa salire fino in superficie”, spiegava Moody. La potenza che i credenti hanno dentro non viene da loro stessi, è la potenza dello Spirito Santo.

 

Nel dire che D. L. Moody era stato trasformato dallo Spirito Santo ci sono alcune cose da puntualizzare.

Moody […] non pensava che questa potenza lo rendesse in qualche modo perfetto o pienamente santificato. Moody infatti spesso diceva di essere la prova vivente che la vecchia natura non venisse completamente sradicata alla conversione.

E ancora, Moody non limitava la potenza ad un evento circoscritto. Era solito dire, “Credo che per ogni opera che dobbiamo svolgere per Dio, dobbiamo ricevere nuova potenza. La forza che Dio mi ha dato per Chicago, non basta per Boston”.
Molti credono che, perché sono stati riempiti dello Spirito Santo una volta, saranno ripieni per sempre. Ma, amici miei, siamo vasi danneggiati e dobbiamo stare continuamente sotto la fonte per restare pieni”.

D. L. Moody, per quanto gli fu possibile, rimase sotto la fonte di acqua viva e sperimentò una vita trasformata.


D. L. MOODY AVEVA UNA MOGLIE


Quando Will e Paul Moody scrissero le biografie di D. L. Moody, loro padre, portarono alla luce un grosso secreto: l’influenza che Emma Revell Moody ebbe sul marito.

C’è una ragione per cui il segreto venne tenuto così ben nascosto: Emma voleva che fosse così, perché era contenta di servire dietro le quinte.

Fu una donna scozzese, Jan Mackinnon, che riassunse perfettamente l’influenza di Emma sul marito, osservata di prima mano durante uno dei loro viaggi in Scozia:
Basta un giorno per capire che fonte di forza e conforto fosse per il marito. Più la osservavo, più ero convinta di quanto gran parte della competenza del marito dipendesse da lei, non solo per il lavoro che faceva per lui...ma anche per il suo carattere. La sua indipendenza di pensiero...la sua calma, che incontrava silenziosamente l’impulsività di lui, la sua umiltà...così paziente, silenziosa, intelligente e umile; non si riscontrano tanto spesso tutte queste caratteristiche in una sola donna”.

I coniugi Moody erano opposti sotto svariati punti di vista.

Lui era spontaneo, franco, aveva ricevuto una scarsa istruzione scolastica, infaticabile e sempre in buona salute.

Lei era conservatrice, riservata, un’insegnante dalle buone maniere e di salute cagionevole.
Date le loro differenze, Moody era solito chiamare la moglie “la mia ruota equilibratrice”.

Malgrado la diversità erano profondamente innamorati, tanto che infrangevano i tabù vittoriani che vietavano le pubbliche dimostrazioni di affetto e, non solo, erano felici quando potevano servire insieme il Signore. Succedeva anche che prendessero la carrozza e andassero a passare un fine settimana da soli nel loro amato New England.

Una delle ragioni del loro affiatamento ci viene spiegata dal figlio minore: “Fino al giorno della sua morte penso che mio padre non abbia mai smesso di stupirsi davanti a due realtà — quanto Dio si era servito di lui malgrado quello che lui riteneva i suoi limiti e il miracolo di aver conquistato l’amore di una donna che considerava completamente superiore a sé”.

L’influenza di Emma va al di là dell’aggiunta di profondità e sofisticatezza alla vita di Moody. Lei era davvero una compagna di qualità.

La qualità della sua collaborazione emerge dal modo in cui gestiva la loro casa, perché Emma si occupava delle finanze domestiche. Quando Moody doveva partire per un viaggio era la moglie che doveva accertarsi che avesse il denaro che gli sarebbe servito.
Emma fece tutto ciò che era in suo potere per liberarlo dalle incombenze della vita quotidiana per premettergli di concentrarsi sulla predicazione.

Si occupava abilmente delle faccende domestiche, compreso l’inscatolamento delle verdure e la produzione di marmellate provenienti dal loro frutteto e orto.

Accoglieva i molti amici e ospiti del marito che soggiornavano spesso nella loro casa di Northfield. A volte dopo aver presieduto agli incontri D. L. portava a casa anche 20 o 30 ospiti da sfamare.

Essendo stata un’insegnante, Emma insegnò ai figli il latino così da aiutarli negli studi. La Bibbia e in particolar modo la memorizzazione di versetti dai Salmi e dai Vangeli erano i soggetti su cui centrava l’istruzione dei figli, perché si augurava per i figli “un impegno totale per Cristo e non pressappochismo”.

Emma era coinvolta attivamente nel lavoro del marito. Durante i suoi viaggio lo proteggeva dalle “interruzioni, dagli scocciatori e dai fanatici”.

All’inizio del suo ministero si impegnò nell’ufficio informazioni, più avanti funse da segretaria personale e si occupò di tutta la corrispondenza. Lo consigliava nella programmazione dei viaggi e nella preparazioni delle conferenze.

Emma Moody si dimostrò una collaboratrice fedele, forte e intelligente per l’opera di evangelizzazione del marito.

Contribuì anche a fondare il Moody Bible Institute e a mantenerlo in vita.

Nel 1887, quando l’Istituto si chiamava ancora Chicago Evangelization Society, Moody sentiva una forte opposizione proveniente dall’interno dello Society. Ormai esasperato, l’evangelista inviò una lettera di dimissioni dicendo che era stanco delle continue controversie e che avrebbe speso meglio il suo tempo impegnandosi altrove.
E a questo punto che Emma scrisse una lettera di 19 pagine al consiglio della Society spiegando che il marito era semplicemente frustrato e che non si opponeva al ministero in sé. Emma infine spronò Dwight a spedire un telegramma per ritirare le dimissioni. Se non fosse intervenuta, il malinteso si sarebbe aggravato e l’intero progetto sarebbe fallito. Forse bisognerebbe aggiungere un’altra frase: “Che Dio benedica la scuola che Emma Moody ha salvato”.

 

Tratto ( e liberamente adattato) da «SOLI DEO GLORIA»