Antonio Mescia

(1904-2002)

 

Antoino Mescia nacque il 14 gennaio 1904 ad Aquilonia (provincia di Avellino), località famosa perché ricordava un’antica città degli Irpini dove, secondo Tito Livio, storiografo latino, nel 293 a. C. si era verificata una grande battaglia ed i Sanniti erano stati sconfitti. Questo paese si trova quasi al centro dell’Irpiniae, fino al 1862, era denominata Carbonara. Quella di Antonio era una famiglia  di agricoltori e allevatori di bestiame, particolarmente di ovini. Antonio non aveva avuto la possibilità di frequentare la scuola ed era analfabeta. Dopo il suo matrimonio si trasferì a Cairano, comune agricolo della stessa zona ma ancora più piccolo e povero. Nei primi anni del secolo  molti Irpini  erano emigrati negli Stati Uniti e, nel 1933, alcuni di loro , essendo convertiti a Cristo mediante la predicazione dell’Evangelo, tornarono a Cairano (AV) per annunziare il lieto messaggio della salvezza a parenti ed amici. Si formò così un piccolo gruppo di cristiani evangelici di fede pentecostale, tutti analfabeti. Poco dopo, coloro che avevano portato la testimonianza in quel paese tanto isolato, tornarono negli Stati Uniti, così questi nuovi credenti, salvati e battezzati nello Spirito Santo, si ritrovarono soli ed apparentemente senza alcun aiuto spirituale. Antonio Mescia, nonostante la sua limitazione, comune a tutti in quell’epoca, dovuta alla sua mancanza di istruzione, appena convertito aveva cominciato a testimoniare di casa in casa, cosicché sì ritrovò ad essere l’unico in grado di potere guidare il gruppo. Il problema maggiore era quello di non poter leggere la Bibbia, la Parola di Dio. Animato dal desiderio di poter leggere, fin dall’inizio della sua esperienza di fede Antonio si fece sottolineare i versetti che i fratelli avevano letto e spiegato, senza sapere, però, distinguere una lettera dall’altra. Intanto, pregava per avere la capacità di capire i testi biblici, finché una sera, compitando, leggere in  2 Pietro 2:21:”perciocché, quelli che sono fuggiti dalle concimazioni del mondo per la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, se di nuovo essendo in quelle avviluppati sono vinti, l’ultima condizione e loro peggiore della prima”, (Bibbia versione versione di Giovanni Diodati). Dette in un salto di gioia, il Signore aveva risposto miracolosamente alla sua preghiera. Così, da quel momento, i credenti si riunivano, pregavano e Antonio, come meglio poteva, leggeva la Sacra Scrittura e la spiegava secondo l’illuminazione dello Spirito Santo. Questo episodio può sembrare immaginario, ma abbiamo la testimonianza delle figlie e dei parenti, alcuni di loro ancora oggi membri fedeli di alcune nostre comunità:queste notizie sono suffragate dalla testimonianza  di una delle figlie, Sara Mescia, che con la sua famiglia è attualmente membro della chiesa ADI di Ardea (Roma). Nel 1935, scoppiò la persecuzione contro il Movimento pentecostale e Antonio fu più volte arrestato e malmenato. La polizia, istigata dal clero locale, perquisì la sua abitazione per trovare questa “ famosa Bibbia” che possedeva, ma cercarono inutilmente: il Libro risultò sempre introvabile. Lo interrogavano, lo minacciavano e lo ingiuriavano dicendo:” Bifolco, dove hai la Bibbia ?”. Egli rispondeva di averla nella mente e nel cuore. La Bibbia non fu mai trovata perché l’aveva nascosta in una grotta lontano dal paese; per andare a leggerla passava ogni volta per viottoli differenti, poi imparava a memoria i passi biblici e, visitando le famiglie dei credenti li ripeteva e ne dava il semplice insegnamento. Ottenuta la libertà si formò una comunità di circa 70 credenti, molti dei quali avevano realizzato l’esperienza del Battesimo nello Spirito Santo. Antonio Mescia è stato uno dei 90 responsabili di comunità pentecostali i quali, nel 1947, costituirono le “Assemblee di Dio in Italia”. Cristiano umile e silenzioso, non narrò mai questa sua esperienza con Dio. Nel 1955 venne dedicato al Signore il locale di culto di proprietà e Antonio credette che era tempo di lasciare la responsabilità ad altri. Anni più tardi si trasferì presso la famiglia di una delle figlie a Nocera Inferiore (Salerno). La comunità di Cairano è attualmente presieduta da Raffaele Paglia, il quale prende cura di alcune altre chiesa dell’Irpinia, che, seppur decimate dall’emigrazione, continuano ad essere una testimonianza della potenza di Dio in una zona che nel passato era abbandonata e senza la conoscenza dell’Evangelo. Antonio Mescia ha continuato ad essere fedele fino a quando il suo Salvatore, che aveva tanto amato e servito con semplicità lo a richiamato a casa il 28 giugno 2002, alle veneranda età di 98 anni. Queste sono le nostre radici di fede, dalle quali ci gloriamo e che non vogliamo mai dimenticare, perché “Dio ha scelto… le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio” (1 Corinzi 1:28,29).

            

Francesco Toppi

 

Tratto da :”Cristiani Oggi”1-15 Settembre 2004