UN PROFILO BIOGRAFICO DI


JONATHAN EDWARDS



Nel 1976, durante una conferenza dal titolo “Jonathan Edwards e l’importanza cruciale del Risveglio”, Martyn Lloyd-Jones affermò di trovarsi davanti ad uno degli impegni più difficili da lui mai intrapresi. Ciò, secondo la sua stessa ammissione, era dovuto alla grande influenza che Edwards aveva avuto su di lui e alla statura spirituale e teologica del personaggio. Lloyd-Jones scrisse: “Sono tentato, forse scioccamente, di paragonare i Puritani alle Alpi, Lutero e Calvino alla catena dell’Himalaya e Jonathan Edwards al Monte Everest!”.

Di fronte a “questo grande picco che punta verso il cielo”, Lloyd-Jones non si sentiva altro che “un modesto scalatore”. La sua speranza era “di dare alcuni squarci di luce su quest’uomo, la sua vita e le sue opere”, con l’obiettivo di convincere il lettore a leggere direttamente gli scritti di Edwards.


1. Gli anni giovanili

Edwards nacque il 5 ottobre 1703 in una città, East Windsor, nel Connecticut, distante dai centri d’influenza e di potere.

I suoi genitori venivano entrambi da rinomate famiglie puritane del New England: suo padre, Timothy Edwards (1699-1758), pastore della chiesa congregazionalista a East Windsor, era primo cugino del famoso teologo e storico puritano Cotton Mather (1663-1728), mentre sua madre, Esther (1672-1770), era la figlia di Solomon Stoddard (1643-1729), uno dei più autorevoli pastori congregazionalisti del New England. Stoddard, in particolare, era noto per il suo modo acceso di predicare e per i numerosi risvegli che avvennero all’interno della sua congregazione, a Notthampton, nel Connecticut.

Jonathan, unico maschio di undici figli, ricevette la sua prima educazione dal padre e dalle sorelle maggiori.

All’età di 13 anni egli entrò alla Collegiate School of Connecticut a New Haven, Connecticut, che divenne poi lo Yale College (l’Università di Yale).

Nonostante fosse cresciuto in una famiglia estremamente timorosa di Dio e si fosse laureato nel 1720 come il migliore della sua classe dal punto di vista accademico.

Edwards non aveva né pace interiore né una fede salvifica.

Quando, più avanti negli anni, scrisse su questo periodo della sua vita, disse che essa era stata caratterizzata da “grandi e violente lotte interiori”.

Edwards rimase al College per altri due anni dopo la sua laurea del 1720, studiando per ricevere un Master. Fu durante questo periodo, probabilmente intorno all’aprile o maggio 1721, che sperimentò la conversione.

Ecco come descrive così questa esperienza: “Ricordo che il primo momento in cui sperimentai un dolce e interiore godimento in Dio e nelle sue cose, con il quale ho sempre poi vissuto, fu quando lessi le parole di 1 Timoteo 1:17: «Or al Re eterno. immortale invisibile, all’unico Dio sapiente, sia onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen». Mentre leggevo queste parole, mi entrò nell’anima, e fu come se si diffondesse dappertutto a partire da essa, un profondo senso della gloria dell’Essere Divino, una nuova coscienza, completamente diversa da ogni altra cosa che avevo sperimentato sino a quel momento. Mai alcuna parola della Scrittura mi si era manifestata come quelle. Pensai dentro di me: «Che essere meraviglioso! Come sarei felice se potessi godere quel Dio ed essere avvolto dalla Sua gloria con Lui in cielo, completamente immerso in Lui». Ripetei continuamente, quasi cantandole, quelle parole della Scrittura e andai a pregare Dio che potessi godere di Lui. Pregai in un modo molto diverso dal solito, con un nuovo sentimento. Ma non mi venne mai in mente che ci fosse qualcosa di spirituale o di carattere salvifico in tutto questo. A partire da quel momento, iniziai ad avere una comprensione nuova intorno a Cristo, alla Sua opera di redenzione e alla gloriosa via della salvezza per mezzo suo. Una dolce percezione interiore di quelle cose si insinuava a volte nel cuore e la mia anima veniva trasportata verso la loro contemplazione. La mia mente era molto impegnata nel trascorrere del tempo nella lettura e nella meditazione su Cristo, sulla bellezza e sulla preziosità della Sua persona, e sulla stupenda via della salvezza per mezzo della libera grazia in Lui... Il senso che avevo delle cose divine mi si accendeva improvvisamente, come se fosse un dolce bruciore nel mio cuore, ed avvertivo un ardore nell’anima che non saprei neanche come esprimere”.


2. La stagione dei risvegli

Nell’aprile del 1723, dopo un periodo piuttosto breve come pastore di una piccola chiesa presbiteriana a New York, Edwards tornò alla sua città natale di East Windsor.

Durante quell’estate egli terminò la sua tesi a Yale e ricevette il Master nell’autunno.

L’anno seguente di entrò assistente a Yale e lavorò in quell’impiego sino all’agosto del 1726, quando fu invitato dalla chiesa congregazionalista di Northarnpton, Massachussetts, a diventare assistente del pastore, Solomon Stoddard, suo nonno.

Per i successivi ventitrè anni egli sarà “Mr. Edwards di Northampton”.

Un anno dopo il suo arrivo a Northampton, Edwards si sposò.

Aveva conosciuto sua moglie Sarah Pierrepont (1710-1758) sin da quando era studente a Yale.

Forse nessun altro avvenimento della vita di Edwards come il suo matrimonio ebbe un legame così stretto con il senso di appagamento con cui visse successivamente e con l’efficacia della sua opera. Per tutta la loro vita matrimoniale Sarah e Jonathan furono profondamente devoti l’uno all’altro; inoltre, lei fu altrettanto dedicata ai valori cristiani quanto lui.

L’anno seguente nacque la loro prima figlia, Sarah (1728-1805). Fu la prima di undici figli, ognuno dei quali sopravisse all’infanzia.

In un periodo nel quale la mortalità infantile era estremamente elevata (Cotton Mather, per esempio, ebbe quindici figli, dei quali solo due raggiunsero l’età adulta), questo è proprio un fatto stupefante. Bisogna inoltre osservare che il ritratto di teologo austero con cui spesso viene dipinto Edwards è smentito dalle testimonianze della sua grande dolcezza di marito e di padre, i cui figli sembravano amarlo in modo veramente genuino.

Solomon Stoddard morì nel 1729, lasciando a suo nipote l’incarico pastorale di una delle più ricche congregazioni del Connecticut.

Dal lato spirituale. però, le cose non andavano assolutamente bene.

Edwards scrive della sua congregazione in quel periodo: “La maggior parte della congregazione sembrava essere, in quel periodo, estremamente insensibile alle cose della religione, ed impegnata a perseguire altre faccende e pensieri. Subito dopo la morte di mio nonno, sembrò esserci un periodo di estrema apatia spirituale. La dissolutezza prevalse per alcuni anni tra i giovani della città. Molti di essi stavano fuori la notte, frequentavano le bettole e si davano a pratiche scostumate. Seguendo il loro esempio, altri furono corrotti. Era comune che essi si trovassero tra loro, in gruppi di ambo i sessi, per fare baldoria ed ubriacarsi, arrivando a chiamare spasso tale comportamento. Erano soliti passare buona parte della notte in questo modo, senza porsi alcun riguardo per le famiglie a cui appartenevano, ed infatti la buona amministrazione della famiglia decadde grandemente in città. Divenne consuetudine tra molti dei nostri giovani comportarsi in modo indecoroso agli incontri. Senza dubbio, questo sarebbe successo molto di meno se non fosse stato che mio nonno, a causa dell’età avanzata (nonostante avesse sorprendentemente mantenuto le forze sino all’ultimo), non era più in grado di disciplinarli. Inoltre, in città si erano creati dei contrasti tra due fazioni, divise ormai da molti anni, in cui i gruppi rivaleggiavano tra loro ed erano disposti a ostacolarsi in ogni questione di interesse pubblico”.

Molti degli adulti della congregazione si dedicavano completamente all’accumulo di ricchezza e di proprietà, e non si impegnavano per Dio ed il Suo regno.

Esternamente davano l’impressione di essere rispettabili e ortodossi, ma interiormente mancavano di ciò che sarebbe diventato un tema principale degli scritti di Edwards, cioè la religione del cuore.

Non poteva certo stupire che i giovani. osservando l’ipocrisia dei propri genitori, “girovagassero di notte, frequentando le osterie e dedicandosi a pratiche immorali”.

Comunque, sotto l’influenza della potente predicazione di Edwards durante gli anni Trenta del secolo diciottesimo, si sviluppò una crescente sensibilità verso il peccato e un desiderio di ascoltare l’ammaestramento della Scrittura.

Anche se ci furono diversi fattori, la predicazione di Edwards della verità della Scrittura, specialmente quella riferita alla giustificazione tramite la sola fede, fu determinante per l’inizio del risveglio nel dicembre del 1734.

Per i cinque mesi successivi, la città fu presa da un’intensa ansia di essere in pace con Dio e di camminare con Lui.

La città sembrò piena della presenza di Dio”, scrisse Edwards più tardi nel suo racconto del risveglio.

Di tutto il migliaio circa di abitanti della città, non ci fu praticamente nessuno che non fosse preoccupato “riguardo alle grandi cose del mondo eterno”. Quelli che conoscevano Cristo furono presi da “una dolce contemplazione della gloria e della meravigliosa grazia di Dio, della grandezza e dell’amore espiatorio di Cristo, e ...da un desiderio ardente verso Dio e Cristo”. Su quelli che non conoscevano Cristo, l’effetto fu duplice: “il primo fu quello ...di abbandonare immediatamente i comportamenti peccaminosi... Quando lo Spirito di Dio si riversò in modo meraviglioso sulla città, le persone presto abbandonarono le loro vecchie dispute, i risentimenti ed il voler interferire con gli affari degli altri. Presto le osterie furono vuote, e le persone iniziarono a stare in casa: nessuno lasciava la città a meno che non fosse per necessità di lavoro o per perseguire qualche dovere religioso, ed ogni giorno sembrava, sotto molti aspetti, come il giorno di sabato. L’altro effetto fu che le persone si dedicarono con solerzia alle discipline della vita cristiana, alla lettura delle Scritture, alla preghiera, alla meditazione, agli ordinamenti della casa di Dio e agli incontri tra credenti. Il loro grido era “Cosa dobbiamo fare per essere salvati?”.

I modi in cui lo Spirito di Dio portò molti di essi alla pace con Dio furono diversi.

C’e una grande varietà per quanto riguarda il grado di timore e di preoccupazione che le persone sperimentano prima di arrivare ad avere una confortante evidenza del perdono e dell’essere accettati da parte di Dio. Alcuni sin dall’inizio ricevono in modo più abbondante di altri la speranza e l’incoraggiamento. Alcuni hanno avuto dieci volte meno problemi di altri, per i quali i ragionamenti sembrano girare sempre intorno alle stesse questioni. Alcuni hanno avvertito in modo acuto il senso del dispiacere di Dio e del grande pericolo in cui si trovavano in quanto dannati, così che non potevano dormire la notte... In alcuni casi, delle persone che avevano una percezione così precisa dell’ira di Dio per il peccato, furono sopraffatte e gridarono con angoscia schiacciati da uno straordinario senso del proprio peccato, domandandosi come Dio potesse sopportare che persone cosi disgraziate continuassero a vivere, e non li mandasse invece immediatamente all’inferno”.

In totale, Edwards ritiene che “più di 300 anime vennero salvate da Cristo” durante i sei mesi di durata del risveglio a Northampton.

Ed il risveglio non fu limitato a Northampton, come era invece successo per i risvegli precedenti durante il ministero di Solomon Stoddard.

A partire da Northampton, il risveglio si diffuse rapidamente ad oltre trenta altre città del Massachussets e del Connecticut.

Il racconto di Edwards del risveglio, intitolato A Faithful Narrative of the Surprising Work of God, in the Converesion of Many Hundred Souls, in Northampton, fu pubblicato per la prima volta a Londra nel 1737.

Sicuramente, questo è stato il libro più significativo che ha preceduto il grande risveglio evangelico su entrambe le sponde dell‘Atlantico.

Fu certamente molto apprezzato da quelli che divennero le figure principali di quel risveglio.

John Wesley (1703-1791), ad esempio, lo lesse nel 1738, solo pochi mesi dopo la sua conversione. I suoi commenti riguardo al libro sono tratti dal Salmo 118:23:
Questa è opera dell’Eterno, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”.

E quando Hovel Harris (1714-1773), il futuro grande esponente del calvinismo

 

 

 

 

 

 

metodista gallese, lesse il libro di Edwards, sentì il proprio cuore “ribollire di amore per Cristo” e pregò: “Ti prego, continua la Tua opera sia lì che qui”.

La preghiera di Howel Harris ebbe una risposta nel 1 740-42. quando Dio donò ancora un risveglio al New England, ma questa volta su di una scala ancora maggiore.

Conosciuto come il Grande Risveglio, ebbe un profondo impatto non solo nel New England, ma anche nelle altre colonie americane nel Sud.

E’ stato stimato che le persone convertite nel New England siano state da 25.000 a 50.000, su di una popolazione di circa 250.000.

Bisogna osservare che questi numeri non comprendono le persone che erano già membri di chiesa.

Nel bel mezzo del risveglio William Cooper (1694-1743), un pastore congregazionalista di Boston, dichiarò che”: “La dispensazione della grazia in cui stiamo vivendo è certamente tale da non essere mai stata vista né da noi, né dai nostri padri, ed in alcune circostanze è così meravigliosa che non credo ce ne sia stata una simile dopo la benedizione dello Spirito successiva all’ascensione di nostro Signore. Sembra quasi che i tempi apostolici siano tornati a noi: c’è stata una tale dimostrazione del potere e della grazia dello Spirito nelle adunanze del Suo popolo, e lo Spirito ha dato una tale testimonianza delle parole del Vangelo… Sono stati suscitati tra di noi un certo numero di predicatori ai quali Dio ha dato il Suo Spirito in così grande misura che siamo pronti, qualche volta, ad applicare a loro le caratteristiche che erano di Barnaba, un “uomo dabbene, pieno di Spirito Santo e di fede” (Atti 11:24). Essi predicano il Vangelo della grazia di Dio di luogo in luogo, con zelo e costanza non comuni. Le dottrine su cui essi insistono sono le dottrine della Riforma, sotto la cui influenza la potenza della divinità ha prosperato durante il secolo scorso. I punti principali della loro predicazione sono la colpa dell‘uomo, la sua corruzione ed impotenza, la rigenerazione soprannaturale tramite lo Spirito di Dio, e la giustificazione gratuita per fede nella giustizia di Cristo, e le caratteristiche della nuova nascita. Il modo in cui predicano non contiene parole che fanno appello alla sapienza dell’uomo, eppure comunicano saggezza. Un amore ardente per Cristo e per le anime perdute riscalda il loro cuore e ispira il loro lavoro. Dio ha reso queste persone una fiamma di fuoco per il proprio servizio, e la parola che ha dato alle loro labbra è stata come un fuoco, e come un martello che spezza il sasso”.

Sembra che alcuni dei più grandi peccatori siano stati trasformati in veri santi, ubriaconi sono diventati morigerati, fornicatori ed adulteri conducono delle conversazioni caste, bestemmiatori e persone irreligiose hanno imparato ad avere timore di quel nome glorioso e possente IL SIGNORE LORO DIO, e persone carnali hanno iniziato a cercare prima il Regno di Dio e la Sua giustizia…”

Tra i predicatori che Cooper paragona a Barnaba ci sono Edwards e il
metodista inglese George Whitefield (1714-1770).

Whitetield arrivò in America nell‘ottobre del 1739 e ritornò in Inghilterra all’inizio del 1741.

Incontrò Edwards per la prima volta venerdì 17 ottobre 1740 e fu una visita memorabile che durò sino alla domenica sera, 19 ottobre.

Nel suo diario, il giorno 19, Whitefield scrisse: “Ho avuto una grande piacere a stare nella casa del signor Edwards. Non avevo mai incontrato una coppia più dolce. I loro figli non erano vestiti con seta o raso ma in modo modesto, come è giusto sia per i figli di coloro che, in ogni cosa, devono essere esempio di semplicità cristiana. La signora Edwards ha uno spirito gentile e quieto, ha parlato in modo fermo delle cose di Dio, ed è sembrata essere un tale sostegno e incoraggiamento per il proprio marito che mi ha spinto a rinnovare quelle preghiere che, da alcuni mesi, sto rivolgendo a Dio, che Egli possa compiacersi di donarmi una figlia di Abramo come moglie”.

Ci furono, comunque, delle figure di spicco del risveglio di caratura completamente diversa da quella di Edwards o Whitefield.

Jarnes Davenport (1716-1757), per esempio, fu un pastore di Southold, Long Island, la cui predicazione, agli inizi del risveglio, fu ineccepibile.

Con il procedere del risveglio, però, le sue parole e le sue azioni diventarono progressivamente tinte di fanatismo.

Egli accusò i pastori che rifiutarono di lasciargli usare il proprio pulpito di essere delle persone non convertite ed invitò le loro congregazioni a separarsi da essi. Chiamava “fratelli” o “sorelle” coloro che considerava rigenerati mentre gli altri erano i “vicini”.

Riteneva che i tremori, le grida e gli svenimenti che alcune persone sperimentavano durante le sue predicazioni fossero delle prove evidenti della conversione.

L’episodio più bizzarro della sua carriera avvenne nel marzo del 1743, nella città di New London nel Connecticut. In quell’occasione, sotto l’incitamento di Davenport, i suoi discepoli bruciarono un grande numero di libri, tra cui anche alcuni di rinomati puritani come John Flavel (c. 1630-1691) e Increase Mather (1639-1723), padre di Cotton Mather!

I seguaci di Davenport poi danzarono intorno al falò dando lode a Dio e gridando “Alleluia! “?

 


Anche se alla fine Davenport tornò in sé, ammettendo i propri sbagli e cercando di pagare per gli errori fatti, contribuì a scatenare uno spirito “incendiario”, che in diversi luoghi causò grande rovina al risveglio autentico. Inoltre, i comportamenti bizzarri di Davenport diedero agli oppositori del risveglio, tra cui il pastore Charles Chauncy (1705-1787), un facile obiettivo per i loro attacchi.

Per gli oppositori, gli eccessi del risveglio ne rivelavano la vera natura: non era affatto un’opera dello Spirito di Dio, ma semplicemente una emotività incontrollata.

Quando la situazione religiosa nel New England cominciò ad essere polarizzata tra coloro che si opponevano e quelli che difendevano il risveglio, con tutti i suoi eccessi, un presbiteriano di nome John Moorhead, favorevole al risveglio, pregò dicendo: “Signore, guidaci nell’agire sia nei confronti dei pii fanatici, sia degli oppositori freddi e diabolici!”.

La risposta alla preghiera di Moorhead venne tramite il libro di Jonathan Edwards intitolato Un trattato sui sentimenti religiosi (A Treatise Concerning the Religious Affections).

Prima della pubblicazione di quest’opera nel 1746, Edwards aveva prodotto un paio di opere che cercavano di trovare un via di mezzo tra la posizione dei “pii zeloti”, come Davenport, e quella dei “freddi diabolici oppositori”, come Chauncy, intitolati: Segni caratteristici di un’opera dello Spirito di Dio (The Distinguishing Marks of a Work of the Spirit of God) nel 1741 e Alcune riflessioni relative al risvegho contemporaneo in New England (Some Thoughts Concerning the Present Revival of Religion in New England) nel 1742.

Ma la sua opera principale sul risveglio è il Trattato sui sentimenti religiosi che è giustamente considerato uno dei libri più importanti sulla natura della vera religione a disposizione della chiesa cristiana.

Il libro ebbe origine come una serie di sermoni che Edwards predicò nel 1742 e nel 1743 sul testo di 1 Pietro 1:8: “che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in Lui anche se ora non Lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa”.

Il libro discute le questioni-chiave che erano state sollevate nella controversia sul risveglio: qual’è la natura della vera esperienza cristiana?

Come si può distinguere tra la devozione genuina e la falsa pietà?

Che cosa distingue il vero sentimento religioso dal fanatismo religioso?

Quali sono i segni distintivi del vero risveglio?

La vera religione, afferma Edwards, riguarda sia il cuore sia la mente. Quando lo Spirito agisce su di un uomo od una donna, non dà semplicemente chiarezza alla mente, ma opera sulla volontà, guidandola, ad esempio, ad esplicare questi sentimenti sotto forma di amore per Cristo e di gioia in Lui.

Per Edvards, i veri sentimenti religiosi “iniziano con un diletto nella santità di Dio”, da cui tutti gli altri attributi di Dio derivano la propria bellezza ed attrazione.

Perché è la visione della bellezza della santità di Dio, “e solo questa visione, che scioglierà ed umilierà i cuori degli uomini, distaccandoli dal mondo e attirandoli verso Dio”. Allora, “i sentimenti santi non sono calore senza luce”.

Edwards critica ripetutamente quegli estremisti che volevano disfarsi della mente nella loro ricerca di una vita cristiana palpitante.

Nella conversione e nella crescita in Cristo, la mente è illuminata dallo Spirito e le viene dato di desiderare e di dilettarsi nelle realtà divine.

I sentimenti religiosi genuini implicano anche una profonda consapevolezza della propria assoluta inadeguatezza di fronte a Dio.

Nel mettere in evidenza questo segno, Edwards si riferiva ad un pericolo sempre presente sia per i predicatori sia per chi ascolta avidamente in un periodo di risveglio, cioè l’orgoglio spirituale.

Inoltre, i sentimenti religiosi veri producono un carattere in accordo con quello che Edwards descrive come uno “spirito di agnello o di colomba come quello di Gesù Cristo”, cioè un’indole umile, caritatevole e pronta al perdono.

Infine, i sentimenti religiosi genuini non devono mancare di avere un impatto sulla vita quotidiana di una persona.

Una vita pia è, in ultima analisi, il segno principale di un sincero sentimento religioso.

Se c’e un tema ricorrente nel libro di Edwards, è il rilievo dato al fatto che il vero credente prova “un santo desiderio rivolto allo Spirito di Dio perché lo faccia crescere in santità”.

Un ultimo lavoro di Edwards sul risveglio è Un umile tentativo di promuovere un accordo esplicito ed un‘unità visibile del popolo di Dio in preghiera, per la rinascita della religione e per l’avanzamento? del Regno di Cristo sulla terra (An Humble Attempt to Promote Explicit Agreement and visible Union of God’s People in Extraordinay Prayer, for the Revival of Religion and the Advancement of Christ’s Kingdom on Earth) che venne pubblicato nel gennaio del 1748.

In quest’opera, Edwards rivolse un appassionato appello a “molte persone, in diverse parti del mondo, perché si riuniscano secondo esplicito accordo in una unione visibile in straordinaria, fervente e costante preghiera, per quei grandi spargimenti dello Spirito Santo, che faranno avanzare la chiesa di Cristo e il Suo Regno”.

Edwards era decisamente convinto, giustamente, sulla base della Scrittura e della storia della chiesa, che “quando Dio ha da compiere qualcosa di molto grande per la Sua chiesa, è Sua volontà che questo venga preceduto da molta preghiera da parte del Suo popolo”.


3. La maturità teologica

Nel 1748, anno in cui venne pubblicato l’Umile tentativo di Edwards, iniziò e si sviluppò una controversia nella chiesa di Edwards a Northampton, il cui punto principale riguardava una pratica istituita dal nonno Solomon Stoddard all’inizio del secolo. Stoddard, infatti, credeva che la partecipazione alla Cena del Signore non dovesse limitarsi ai soli credenti, in quanto, come già avvenuto in passato, Dio avrebbe potuto usare tale pratica come strumento di conversione. Egli incoraggiava tutti coloro che non avevano fatto una confessione di fede, ma che cercavano di vivere delle vite rispettabilità a parteciparvi.

La convinzione che questa pratica fosse assolutamente non biblica si era rafforzata sempre di più nel cuore di Edwards e, nel dicembre 1 748, affermò che una persona dee dichiarare di essere un cristiano prima che gli venga dato accesso alla Cena del Signore.

L’anno successivo pubblicò Un umile ricerca riguardante i requisiti qualificanti per la piena comunione (An Humble Inquiry concerning the Qualifìcations Requisite to Ful! Communion). Nel prendere questa posizione, Edwards incontrò l’opposizione della maggior parte della sua chiesa e ne derivò una dolorosa controversia, fino ad arrivare al suo allontanamento dalla carica di pastore, nel 1750.

L’atmosfera che la disputa creò a Northampton è ben evidenziata nella lettera che Edwards scrisse al suo caro amico Joseph Bellamy (1719-1790) alla fine del 1749: Questo è un periodo di grande prova per me, e ... ho un bisogno continuo di stare alla presenza Divina e di comportarmi in modo misericordioso in questa situazione. Ho bisogno del consiglio di Dio in ogni passo che faccio e per ogni parola che dico, perché tutto quello che io faccio e dico è esaminato dalla moltitudine intorno a me nel modo più rigido e con occhi estremamente severi e privi di carità, e se io faccio o dico quello che voglio, le mie parole ed azioni vengono rappresentate negativamente”.

Dopo il suo allontanamento, Edwards divenne pastore della chiesa nel villaggio di frontiera di Stockbridge, Massachussetts, e missionario presso gli indiani Mohawk e Housatonic presenti in quell’area.

La rimozione di Edwards da Northampton fu senza dubbio un avvenimento provvidenziale perché in proprio durante i sette anni a Stockbridge che egli trovò il tempo per scrivere i libri che lo resero il più grande teologo cristiano del diciottesimo secolo. Tra queste opere c’è la sua famosa difesa del calvinismo contro le posizioni arminiane sulla volontà dell’uomo: A Carefull and Strict Enquiry into the Modern Prevailing Notions of that Freedom of Will, Which is Supposed to be Essential to Moral Agency (1754).

In quest’opera, Edwards sosteneva come la visione riformata sulla totale inabilità della volontà priva della grazia di Dio sia biblica e ragionevole. Solo la volontà di Dio è libera, mentre quella dell’uomo è sottoposta ad un’inclinazione che non la rende libera nel senso di autonoma.

Nel 1758, pubblicò un altro trattato teologico di notevole spessore affrontando il tema fondamentale del peccato originale (The Great Cristian Doctrine of Original Sin Defended ).

Questo fruttuoso periodo di produzione letteraria terminò nel 1757 quando Edwards, a malincuore, accettò l’invito a diventare il rettore del College del New Jersey, adesso noto come Università di Princeton.

Dopo poche settimane, venne vaccinato contro il vaiolo che stava infuriando a Princeton e dintorni. All’inizio il vaccino sembrò aver successo, ma sopraggiunsero delle complicazioni ed Edwards, che non era mai stato forte dal punto di vista fisico, morì il 22 marzo 1758.

Tra le sue ultime parole, ce ne furono alcune per sua moglie, che era ancora a Stockbridge con la maggior parte dei loro figli.

Le persone al suo capezzale, pensando che fosse privo di conoscenza. iniziarono a dolersi per quello che la sua morte avrebbe significato per il College e per la chiesa, quando furono sorpresi dalle sue ultime parole: “Abbiate fiducia in Dio, e non avrete bisogno di aver timore”.


4. L’eredità di Edwards

Cosa possiamo dunque imparare da Jonathan Edwards?

Innanzitutto può insegnarci delle cose riguardo al risveglio, perché. come ha messo in evidenza Lloyd-Jones nella già citata conferenza, “egli è soprattutto il teologo del risveglio”. Non solo conobbe il risveglio di prima mano, ma ebbe anche la mente e la maturità spirituale per produrre una ricca e profonda letteratura sul risveglio.

Possiamo seguire l’esempio di alcuni battisti inglesi del diciottesimo secolo, che lessero avidamente gli scritti di Edwards sul risveglio. Consideriamo, ad esempio, John Sutcliff (1752-1814), pastore della chiesa battista di Olney, Buckinghamshire, il cui ministero iniziale ebbe luogo in un tempo di declino spirituale e di apatia in numerose chiese inglesi. La lettura di Un umile tentativo nel 1784 lo spinse a proporre ai suoi colleghi pastori di dedicare un’ora del primo lunedì di ogni mese a pregare affinché lo Spirito Santo potesse operare una stagione di risveglio. Alla base di questo invito alla preghiera c’era la convinzione, derivata sia dalle Scritture sia da Edwards, che l’inversione del declino spirituale può essere ottenuta solo tramite un’effusione dello Spirito dì Dio, vero responsabile del risveglio.

Cinque anni dopo questo invito alla preghiera, Sutcliff pubblicò un’edizione dell’opera di Edwards Un umile tentativo per incoraggiare ulteriormente quelli che avevano dato ascolto all’invito e che si incontravano per pregare.

L’infiuenza di Edwards su Sutcliff e la sua cerchia di amici, tra cui Andrew Fuller (1754-1815) e William Carey (1761-1834), fu talmente grande che dopo la morte di Sutcliff nel 1814, Fuller scriveva: “Qualcuno ultimamente ha affermato che se Sutclitf ed altri avessero predicato più Cristo e meno Edwards, sarebbero stai più utili”. Egli continuava replicando: “Se coloro che affermano ciò predicassero Cristo la metà di quanto ha fatto Jonathan Edwards e fossero utili la metà di quanto egli lo fu, la loro efficacia sarebbe il doppio di ciò che invece è”.

L’esempio di Edwards è, inoltre, fondamentale per una generazione cristiana in prevalenza indifferente alla gloria e alla bellezza di Dio. Egli fu benedetto con il dono di una mente profondamente consapevole della gloria di Dio e permeata dalla sua bellezza. Si impegnò con devozione nel parlare di quella gloria e di quella bellezza alle persone che gli stavano intorno. Il brano che segue riflette in maniera chiara il suo modo di ragionare intorno a Dio. Se confrontato con molte riflessioni su Dio del cristianesimo moderno, ne farà risaltare inequivocabilmente la povertà.

Il passo è tratto da un sermone intitolato “La decisione di Ruth”, che Edwards predicò durante il risveglio a Northampton nel 1734 e 1 735.

“Dio è un Dio di gloria. Non c’è nessun altro come Lui, che è infinito in gloria ed eccellenza, Egli è il Dio Altissimo, glorioso in santità e perfezione, che opera meraviglie. Il Suo Nome è prezioso su tutta la terra, e la Sua gloria arriva sin sopra le nuvole. Tra gli dèi non ce n’è alcun altro come Lui, non c’è nessun in cielo che si possa paragonare a Lui, e neppure c’è nessuno tra i figli dei potenti che possano assomigliargli… Dio è la sorgente di ogni bene ed una fonte inesauribile, è un Dio che non ha bisogno di nulla, capace di proteggere e di difendere... e di fare ogni cosa... Egli è il Re di gloria, il Signore forte e potente, il Signore forte in battaglia: una forte rocca e una torre elevata. Non c’è nessuno come il Dio di Israele, che cavalca sopra il cielo… e nella Sua maestà sopra la volta celeste. Egli è un Dio che tiene tutte le cose nella Sua mano e fa qualsiasi cosa desideri: Egli toglie e la vita, Egli porta alla
tomba e risuscita, Egli rende poveri o ricchi, le colonne della terra sono del Signore... Dio è un Dio infinitamente santo, non c’è nessuno così santo come il Signore. Ed Egli è infinitamente buono e misericordioso. Molti di quelli che gli altri adorano come dèi sono esseri crudeli, spiriti che cercano di ottenere la rovina delle anime, ma questo è un Dio che si delizia nella misericordia. La Sua grazia è infinita, e dura per sempre. Egli è l’amore stesso, una sorgente infinita e un oceano d’amore
”.

Michael Haykin

(Tradotto da P. Colombo)