ROSARIO DI PALERMO

 

Rosario Di Palermo nacque a Corleone (Palermo), il 14 ottobre 1905, da semplice famiglia di agricoltori. Si convertì all'Evangelo quando già era scoppiata la dura persecuzione contro il movimento pentecostale.

A Corleone l'Evangelo era stato annunziato da Gaspare Grasso, oggi novantenne e padre di Daniele Grasso, pastore del "Tempio Evangelico Cristiano" di Moreno, Buenos Aires, associato all'Unione delle Assemblee di Dio in Argentina. Il fratello Gaspare Grasso e la sua consorte sono ancora oggi attivi nella comunità.

Dalla sua testimonianza, fraternamente inviataci ricaviamo che: "Gaspare Grasso nacque a Erice (Trapani) il 25 maggio 1900 dopo la morte del padre, del quale gli fu dato lo stesso nome. La madre Anna Coppola vedova con tre figli si sposò in seconde nozze con Giuseppe Ruggirello dal quale ebbe altri sette figli. Egli scrive: "La mia madre...fu madre di dodici figli, tutti maschi, due morti...bambini e gli altri dieci ci siamo fatti grandi nella casa di quello che è stato il secondo marito della mia mamma che è stato per me come un vero padre, perché mi ha dato tutto l'affetto (...)" (1).

Dopo aver frequentato la seconda elementare a San Cipirello (Pa) "non andai più perché si doveva lavorare, quegli anni erano troppo duri. Lavoravamo al campo come contadini" (2).

Nel 1921 la famiglia si trasferì a Corleone e svolto il servizio militare nel 1925, Gaspare, non trovando lavoro, emigrò in Argentina "per fare fortuna e tornare un'altra volta in Italia".

A Buenos Aires, pur incontrando molte difficoltà nell'inserimento, riuscì alla fine a trovare un lavoro sicuro.

Cominciò a frequentare una chiesa evangelica pentecostale, ma soltanto nel 1928, all'arrivo di un suo fratello dall'Italia insieme si convertirono a Cristo e il 26 maggio 1928 ambedue testimoniarono della loro fede vivente in Cristo accettando il battesimo per immersione: "questa è stata la mia fortuna in questo paese", egli scrive, "incontrare il mio caro Salvatore che versò il Suo Sangue sulla croce per perdonare tutti i miei peccati" (3).

Immediatamente sentì il desiderio di tornare in Italia per evangelizzare i suoi familiari ed anche la sua promessa sposa.

"Nell'agosto del 1929 fece ritorno a Corleone per sposare...Fu così che evangelizzò la sua famiglia a Corleone e quella della fidanzata a Campofiorito" (4).

I familiari di Gaspare e quelli della fidanzata accettarono l'Evangelo; egli si sposò il 31 ottobre 1929 a Corleone e forse fu il primo matrimonio civile celebrato in quella cittadina.

L'11 novembre 1929 il suo patrigno, suo fratello e sua moglie testimoniarono della loro fede in Cristo col battesimo in acqua nella comunità di Palermo.

Altri credenti di Corleone e di Campofiorito chiesero il battesimo e fu stabilito di celebrarlo a Campofiorito in occasione della visita di un fratello da Palermo, forse Donato Lippolis.

Lasciamo a Gaspare Grasso la descrizione di quel culto di battesimi: "Il giorno prima...siamo usciti presto al mattino per fare tutti i preparativi; riempire un tino grande dove fermentava l'uva per fare il vino. Tutti ci siamo messi a trasportare l'acqua che si doveva raccogliere a circa trecento metri di distanza, così quando il lavoro finì era notte" (5).

Il 15 febbraio 1930 Gaspare Grasso con la sua consorte "fecero ritorno in America e quei pochi convertiti, dopo di averli raccomandati alla grazia del Signore, lasciò incaricato di visitarli un certo fratello che era domiciliato a Palermo di nome Donato Lippolis. Tenevano le riunioni di culto a Corleone nella via Bottonaro" (6).

Giuseppe Piranio, già evangelizzato dal Grasso, si convertì il 24 aprile 1930 e, subito dopo aver testimoniato della sua fede col battesimo, cominciò ad evangelizzare. Per avere un'idea del clima difficile e chiuso dell'epoca, basti ricordare che "essendo i Ruggirello (la famiglia di Gaspare Grasso) oriundi di Buseto Palizzolo (Trapani) e non avendo amicizie l'Evangelo era rimasto in famiglia e perciò fin qui nessuna protesta dei preti" (7).

Ma quando il Piranio, nativo di Corleone, cominciò ad evangelizzare tutti, il clero locale si scatenò e non soltanto protestarono e lo scomunicarono ma lo denunciarono alla polizia "come persona pericolosa per sé e per gli altri".

E il Piranio continua: "Così incominciò una dura persecuzione, prima contro di me ; che per grazia curavo l'opera nascente , che in tutto era circa 15 anime, e poi per gli altri. Da principio la persecuzione era questa, licenziamento dove il lavoratore cristiano prestava servizio, sfittati dalle case prese in affitto, e sfitto del terreno condotto in affitto  e a mezzadria" (...) (8).

Intanto si era giunti al 1936, quando era già iniziata la persecuzione ufficiale contro il movimento pentecostale, e in quell'anno Rosario Di Palermo insieme con la sua consorte si convertirono all'Evangelo in conseguenza di un grande miracolo di guarigione in favore di suo fratello Francesco.

Ma lasciamo che sia proprio Giuseppe Piranio, ormai ottuagenario, suocero dell'attuale pastore della comunità di Corleone, ma con una memoria da giovanotto, a ricordare questa guarigione divina: "Di Palermo Francesco era ammalato da sette anni, i medici lo avevano licenziato, giovane di circa 34 anni aspettava la morte. Dio mi mandò a visitare quell'uomo. Lo trovai afflitto. Gli parlai di Gesù e della sua redenzione; a prima non mi comprese sono stato a conferire con lui circa 3 ore. Alla fine pregai il Signore e me ne andai, Dio operò l'indomani si alzò e incominciò a lavorare. Si convertì al Signore: Egli divenne un testimonio vivo dell'opera del Signore (...).

La pubblica sicurezza mi mandò a chiamare diffidandomi, che se mi trovavano riunito coi fratelli pregando, mi portavano al confino, la stessa sorte toccava al padrone di casa dove eravamo radunati (...).

In casa mia nella via Sferlazzo ogni sera  c'era riunione ed eravamo in tre. Io, Di Palermo Francesco e Schembri Giuseppe che si trovava in casa mia per causa di lavoro. Si cantava, si pregava, si predicava la parola e tutto il vicinato era preso d'ammirazione per le cose di Dio(...) Rosario Di Palermo stava dirimpetto a casa mia. Mia moglie non convertita, parlò alla moglie del Di Palermo, perché il Signore aveva battezzato con lo Spirito Santo Francesco Di Palermo il miracolato (...).

Così la moglie di Rosario Di Palermo espresse il desiderio di voler essere presente alla prima riunione che seguiva. Fu così che alla prima riunione mia moglie chiamò la moglie del Di Palermo, e vennero marito e moglie, questo fu nel 1936. Mi ricordo che cantavamo, io gli porsi l'innario e subito si misero a cantare fra noi. Dopo la celebrazione del culto mi fecero una quantità di domande, io gli risposi per il santo evangelo, gli regalai un evangelo e così si convertì al Signore".

Rosario, poco dopo la sua conversione, ricevette una grande liberazione, e della sua famiglia anche un suo fratello fu guarito dopo che per due anni non aveva potuto svolgere alcuna attività lavorativa. A seguito di questi miracolosi interventi divini, molti, nonostante la durissima persecuzione, si convertirono al Signore.

Nel 1938, Giuseppe Piranio fu arrestato e percosso, e in quel tempo molti dei fratelli principali, compreso il Piranio, dovettero allontanarsi da Corleone, e Rosario Di Palermo cominciò a prendere cura della comunità.

All'arrivo degli alleati, col ritorno della libertà, i responsabili delle chiese siciliane ripresero i contatti e, su iniziativa di alcuni fratelli, Vincenzo Federico, pastore della comunità di Raffadali, organizzò il primo convegno regionale della Sicilia, proprio a Raffadali (Ag) dal 25 al 27 agosto 1944.

"Ci incontrammo una settantina di fratelli", scrive il Federico, "provenienti da tutte le provincie della Sicilia. Raggiunsero la località (Raffadali) chi a piedi, chi a cavallo, con carri o con mezzi di fortuna...La benedizione di Dio goduta in comune e il dolce ricordo di essa ci accompagnò per molto tempo. L'unica nota dolorosa di quel Convegno fu l'assenza dei fratelli d'oltre lo stretto" (9).

In quel Convegno, il primo in Italia a costituire un Comitato regionale, furono prese deliberazioni tanto importanti da essere considerato alla stregua di un Convegno Nazionale. In quell'occasione Rosario Di Palermo, presente in rappresentanza della chiesa di Corleone, venne nominato cassiere per la raccolta delle offerte dalle chiese della provincia di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani.

Il suo incarico come cassiere provinciale continuò fino al 1946 quando, deliberato il coordinamento amministrativo di tutte le chiese d'Italia, entrò a far parte del Sottocomitato Missionario, Ricostruzione e Fondo di Pietà per la Sicilia. Fu proprio in quel Convegno Nazionale che Rosario Di Palermo, per i rapporti precedenti avuti prima del 1944, avuti con i gruppi della corrente mistico-rigorista della Sicilia, con Nicola Di Gregorio fece parte della Commissione che tentò inutilmente di comporre ogni questione, invitando i responsabili del gruppo suindicato.

Nel 1947, con la costituzione delle "Assemblee di Dio in Italia", il fratello Di Palermo venne confermato nel suo incarico, e fu rieletto anche nel Convegno del 1949, quando entrò a far parte del C.G.C. che sostituì l'originario Comitato Esecutivo.

La sua attività spirituale si ampliò ugualmente, nonostante il difficile periodo economico del dopoguerra. Rosario, persona semplice, ma di grandi iniziative, organizzò a Corleone un piccolo pastificio a conduzione artigianale per poter risolvere il problema occupazionale dei familiari ed aver maggior tempo da dedicare all'attività evangelistica che si stava allargando nella zona.

E' di questo periodo il gravissimo incidente di cui fu vittima il fratello Di Palermo, quando perdette il braccio destro, maciullato dalla macchina impastatrice del suo laboratorio. A chi scrive rimase impresso il fatto che, nonostante la sua grave menomazione nessuno lo sentì mai lamentarsi ed inoltre non accettò mai l'idea di essere un invalido, ma con una forza di volontà e di fede, in pochi mesi, riuscì ad utilizzare totalmente la mano sinistra.

Intanto, Rosario Di Palermo, insieme con i suoi collaboratori, annunciò il messaggio dell'Evangelo in diverse località della provincia di Palermo come Godrano, San Giuseppe Jato, Giuliano, Contessa Entellina, oltre che a curare le comunità di Corleone e Campofiorito.

Ma come è ormai noto, dopo il 1947 e fino al 1955, a causa della notissima circolare Buffarini - Guidi del 1935, si rinnovarono le vessazioni, le persecuzioni e la chiusura dei locali di culto.

Con il divieto di tenere riunioni in pubblico ed in privato, in spregio agli articoli 17 e 19 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Rosario Di Palermo fu tra i tanti particolarmente preso di mira nel 1952 per le sue iniziative evangelistiche nel palermitano.

Il 20 febbraio 1952 a Corleone e il 22 dello stesso mese a Campofiorito era stato diffidato a non esercitare nessuna attività religiosa.

Ecco come descrive i fatti in una lettera a Umberto Gorietti, all'epoca Presidente delle "Assemblee di Dio in Italia":

“Iddio sia lodato

Caro e amato fratello Umb. Nello Gorietti.

Pace a voi tutti.

Vengo a formulare la presente per comunicarvi gli eventi che si manifestano in questa provincia di Palermo.

Giorno 20 a Corleone e il 22 c.m., a Campofiorito sono stato diffidato verbalmente dalle autorità di P.S. a non espletare alcuna funzione religiosa appartenente al culto pentecostale,  perché ammoniti secondo la circolare del 2 giugno 1929 n. 1159 (come potrai vedere dall'acclusa diffida rilasciatami per iscritto, dalla S.C.C. (Campofiorito).

A questa diffida io risposi: Le leggi che regolano l'ordine nell'Italia non sono quelle del 2 giugno 1929, bensì quelle della Costituzione della Repubblica, che con l'art. 19 ammette tutte le religioni e le riconosce ugualmente dinanzi allo Stato, se poi sono venute fuori delle disposizioni informateci ufficialmente e non verbalmente.

A tale proposta mi fu risposto: noi siamo esecutori della legge e non emanatori, questo lo deve il Ministero che ha emanato a noi dispaccio di comunicarvi quanto vi stiamo comunicando.

Io risposi: Fintantoché le Autorità non mi daranno per iscritto tale comunicazione continuerò a svolgere la mia attività regolarmente.

Il giorno 25 c.m., mentre stavo per aprire il culto in Campofiorito vennero i carabinieri con il loro comandante e mi invitarono a sciogliere la riunione, io mi rifiutai ritornando sulla proposta fattagli, il comandante mi rispose che ciò non era di sua competenza, allora io mi mossi per ritornare al mio posto ed aprire il culto, ma lui mi fermò e m'invitò a seguirlo in caserma, ed io senza alcuna replica feci, mentre i carabinieri restarono a mettere fuori i fedeli che ivi erano adunati.

Giunti in caserma cominciò a studiare la cosa e m'invitò a sospendere le riunioni e lui m'avrebbe dato il documento da me richiestogli, io risposi affermativamente e così mi rilasciò il foglio di diffida sottofirmato che alla presente vi allego.

Cari fratelli io ho insistito affinché ottenni per iscritto la diffida, ma ora voi date la mia lettera  all'Avv. Rosapepe affinché solleciti al Ministero il ritiro di tale circolare e che venga espressamente data comunicazione al questore di Palermo per continuare noi il compito davanti al Signore.

In attesa di vostre sollecite notizie vi bacio in Gesù Cristo nostro Capo, vostro fratello in fede.

R. Di Palermo” (10)

Sempre del 20 marzo 1952 è il seguente telegramma lettera inviato alla sede ADI:

“Chiese Prizzi et S. Giuseppe Jato chiuse. A CONTESSA ENTELLINA diffidati professore fede individuale o rispondere ancorchè richieste.

 

Di Palermo”

 

Nonostante la diffida che riproduciamo qui accanto, il fervente fratello Di Palermo, di carattere indomito, non si fece intimorire dalle diffide e dalle difficoltà e continuò ad espletare il suo ministerio, ma il 13 aprile fu arrestato mentre a Campofiorito teneva un culto in una casa privata. E' stata trovata una lettera della figlia del fratello Di Palermo che descrive i fatti:

“Il Signore è buono e la sua benignità dura in eterno. Amen.

Corleone 15-4-1952

Diletto fratello Gorietti, ti noto che papà giorno 13 corrente cioè Domenica andò a fare il culto a Campofiorito e non appena incominciato il culto andarono le guardie e subito anno sciolto l'Assemblea e anno preso a mio papà e se lo portarono in caserma, la sera della domenica pernottò a Campofiorito ma ieri alle ore due di pomeriggio lo anno preso e lo portarono a Bisacquino e oggi mia mamma andò a Bisacquino per vedere che cosa c'era di fare, e siccome il Questore non c'era lì è a Palermo per la festa di Pasqua, e ci dovrà andare domani a Dio piacendo, a mia mamma non ce l'hanno fatto vedere, perché prima lo devono interrogare e poi forse faranno il colloquio. Perciò per il momento se lo tengono lì in carcere; fratello diletto io vengo a te se tu potresti fare qualcosa, certo la nostra fiducia è in Dio solo, e le nostre preghiere sono specie in questo momento ardenti e del continuo davanti a Lui. Nel Salmo sta scritto: E invocami nel giorno della distretta e io te ne trarrò fuori e tu mi glorificherai, Alleluia la nostra fiducia è solo in Lui, che lui solo è quello che può liberare i nostri cari che sono rinchiusi in carcere per la parola di Dio.

Fratello, la parola di Dio dice: chi vuol vivere pienamente in Cristo deve essere perseguitato. Noi sappiamo che dobbiamo molto soffrire per la propagandazione dell'Evangelo.

Ora termino ti saluto caramente, pregate per tutti noi affinchè Lui ci tieni fermi e ci rinforza nella fede. Alleluia.

Riceviti affettuosi saluti e sono la tua sorellina in Cristo

 

Rosetta Di Palermo” (11)

 

Il fratello Di Palermo venne rilasciato il 22 aprile ed immediatamente inviò il seguente suo rapporto al Comitato Esecutivo delle ADI:

"A seguito dei fatti inerenti al divieto del libero esercizio della fede religiosa avvenuti in Campofiorito (Palermo) e narrati nella mia denuncia al Procuratore della Repubblica in Palermo sotto la data del 27 marzo 1952, comunico che la sera del 13 corrente mi trovavo in detto paese nella mia casa di proprietà sita in via Regina Elena, n. 6 riunito con i fedeli del nostro culto.

E' da premettere che l'esercizio di tali libere riunioni era stato già da tempo notificato alle autorità di P.S..

Svolgevamo il nostro culto, trovandoci in preghiera, ed essendo la porta di ingresso socchiusa, si presentò ad un tratto il brigadiere comandante la stazione dei carabiniere locale con alcuni carabinieri. Egli mi invitava perentoriamente a sciogliere la riunione e nel contempo ordinava ai fedeli di uscire fuori.

Io allora, avvicinatolo, ricordandogli che di già era stata presentata regolare denuncia dei fatti precedenti alla Procura della Repubblica Italiana, lo pregavo di desistere d'ogni altra inibizione della libertà religiosa aspettando che l'Autorità Giudiziaria esprimesse il suo verdetto, le sue decisioni in merito.

Il brigadiere però anziché aderire alla mia legittima richiesta ordinava ai carabinieri di accompagnarmi in caserma, ordine che accettai ed esegui senza alcuna resistenza.

Alcuni fedeli volevano seguire la mia stessa sorte, ma vennero respinti dai carabinieri.

Giunto in caserma venni perquisito e trattenuto quivi per circa 24 ore. L'indomani venni accompagnato da due carabinieri al carcere di Bisacquino ove rimasi per nove giorni.

Durante questo periodo venni interrogato dal Pretore il quale ordinò la mia libertà provvisoria, cosa che avvenne in data d'oggi.

Saluti nel Signore

Rosario Di Palermo

Cassiere nazionale delle Assemblee di Dio in Italia

A Corleone addì 22 aprile 1952" (12)

 

Le vessazioni terminarono con la sentenza del Consiglio di Stato del 16 giugno 1954 che fu favorevole alle Assemblee di Dio e con la revoca formale della circolare del 16 aprile 1955 contro il movimento pentecostale, esattamente  vent'anni dopo dalla sua emanazione.

Nell'estate del 1955 alcuni pastori delle ADI, tra cui Rosario Di Palermo, ottennero infine il riconoscimento governativo alla loro nomina a ministro di culto.

Il fratello Di Palermo continuò la propria attività spirituale e fu rieletto ininterrottamente dal 1950 al 1963 nella carica di cassiere nazionale delle ADI, quando, per ragioni personali si dimise da ogni incarico ufficiale. Nel frattempo aveva anche preso la guida temporanea della comunità ADI di Catania, dopo aver lasciato la cura della chiesa di Corleone al pastore Castrense Cascio, sotto la cui responsabilità la chiesa è aumentata di numero ed ha anche costruito un dignitoso locale di culto.

Dal 1963 fino alla sua morte avvenuta nel 1988, il fratello Di Palermo, trasferitosi nella provincia di Catania, ha fatto parte di chiese delle quali era per lui più confacente la struttura organizzativa e che nel 1958 si erano costituite ufficialmente col nome di Congregazioni Cristiane Pentecostali.

Rosario Di Palermo, per la sua fierezza e la sua fermezza nelle difficoltà per oltre trent'anni tra le chiese che si identificano ora con le Assemblee di Dio in Italia ed altre venticinque anni in seno alle congregazioni pentecostali ha svolto la propria attività secondo quanto ha ritenuto corrispondente alla propria visione ed esperienza cristiane.

Lo scopo di chi ha scritto queste note è soltanto quello di ricordare pionieri e protagonisti del risveglio pentecostale italiano dei quali si è potuto a grandi linee ricostruire la vita e le esperienze.

Rosario Di Palermo appartiene a questo numero che, insieme a quello numerosissimo dei testimoni di cui soltanto Dio conosce i nomi, fa parte di quella "gran folla che nessun uomo poteva noverare...e gridavano con gran voce: la salvezza appartiene all'Iddio nostro, il quale siede sul trono ed all'Agnello" (Ap. 7:9,10).

 

Francesco Toppi

 

NOTE:

(1) Gaspare Grasso - note inedite Buenos Aires, 1990 pag. 1, Arch. ADI 16348, 1990

(2) Ibidem, pag. 2

(3) Ibidem, pag. 2

(4) Giuseppe Piranio, note sulla chiesa di Corleone 1990, Arch. ADI 16348

(5) G. Grasso, op. cit. pag. 4

(6) G. Piranio, op. cit. pag. 2

(7) Ibidem pag. 2

(8) Ibidem. pag. 2

(9) V. Federico note storiche inedite - Caltanissetta, 1977, Arch. Stor. ADI

(10) Arch. ADI Cart. verbali 1952

(11) Ibidem

(12) Ibidem

 

 

Tratto con permesso da «CRISTIANI OGGI» 2/1991