Cidoni Bruno

(1911 – 2005)

 

Lunedì 24 ottobre 2005 il Signore ha chiamato a Sé il fratello Bruno Cidoni, il fratello “Brunuzzo”, fedele servitore dell’Evangelo, zelante e pieno di amore per l’opera del Signore.

Si era convertito nel 1929 a Ferruzzano (Reggio Calabria), dove era anche nato il 24 novembre del 1911, quando la testimonianza dell’Evangelo fu portata dal fratello Giuseppe Costa, proveniente dagli Stati Uniti d’America, ma siciliano d’origine.

Aveva subito incontrato la persecuzione dei familiari che erano ferventi cattolici: la madre diceva di aver “perso” il figlio, che era diventato pazzo.

Il parroco del paese non perdeva occasione per denunciarlo, insieme agli altri fratelli, all’autorità giudiziaria.

Tutto il paese di Ferruzzano era interessato all’Evangelo, molti si convertirono al Signore, perfino la Sacra Congregazione del Concilio in Roma, preoccupata di tale movimento pentecostale di Ferruzzano, cercava di arginare il fenomeno.

Il prete un giorno invitò il fratello Cidoni nel suo ufficio, e gli chiese di parlare in lingue

perché le voleva scrivere e sapere dove fosse scritto nella Bibbia di tale fenomeno, ma, neanche a farlo apposta, la Bibbia del sacerdote che si trovava sulla scrivania si aprì proprio nel libro degli Atti al capitolo 2: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto…”. Il fratello Cidoni, quindi, gli disse: “Questa non è la vostra Bibbia, non è questa la Parola di Dio?”. Il prete, tutto indignato, prese la Bibbia e la buttò per terra, minacciandolo di denunciarlo per averlo disturbato mentre era nel suo ufficio, dicendogli: “Sei venuto ad insegnarmi?”.

Era il 1932, nel periodo della recrudescenza del regime fascista, per il quale il movimento Pentecostale ha subito i suoi nefasti effetti, anche in Ferruzzano.

In seguito alle costanti pressioni della Chiesa Cattolica locale sulle forze di pubblica sicurezza, Bruno Cidoni veniva diffidato insieme ad altri fratelli, tra cui Francesco Gullace, Stefano Laguda, Rocco Panetta e Paolo Nocera, ad astenersi all’esercizio del culto in paese.

La comunità di Ferruzzano è stata la prima in Italia ad avere il divieto di svolgere le riunioni di culto, ai sensi della Circolare del Ministero dell’Interno, meglio conosciuta come “Buffarini Guidi”.

Non potendo riunirsi nel paese, in segreto il fratello Cidoni si recava insieme agli altri fratelli a pregare nel bosco e in Contrada Carruso.

Successivamente si recavano nel territorio del Comune di Caraffa del Bianco, in Contrada Batia dai fratelli Maisano, già convertitosi per la testimonianza del fratello Giacomo Lombardi.

La vita terrena del fratello Brunuzzo è stata abbastanza difficile, ha avuto molte prove ad iniziare dalla morte immatura della madre; anche in questa occasione il parroco lo aveva denunciato, sostenendo che la madre si fosse avvelenata, perché fortemente dispiaciuta per la perdita del figlio.

L’autorità giudiziaria ordinò l’esumazione della salma, per sottoporla ad esami autoptici, che risultarono negativi.

Poi ci fu la perdita della bambina di appena 4 anni, morta per un banale incidente col fuoco; la moglie morì dopo appena 15 anni di matrimonio e lui rimase solo con altri tre bambini in tenera età e con tanti altri problemi.

Queste prove non hanno minimamente intaccato la sua fiducia e speranza nell’Iddio vivente, anzi lo hanno affinato così tanto che chi lo sentiva parlare del Signore rimaneva

sorpreso, attratto e convinto perché egli conosceva la Bibbia e parlava con autorità.

Aveva realizzato una profonda, vera esperienza della salvezza in Gesù Cristo ed aveva dedicato la propria vita totalmente al servizio del Signore.

Quale anziano della comunità, come egli soleva essere definito, con il suo carattere intemerato e il suo atteggiamento decoroso, chi non ricorda i suoi interventi, talvolta “esplosivi” nel corso di riunioni e incontri, quale integerrimo difensore della dottrina e dell’etica biblica, il quale richiamava autorevolmente pastori e credenti a quella semplicità e spiritualità pentecostale dell’inizio del risveglio?

Negli ultimi culti, ai quali ha partecipato, disse: “Voglio servire il Signore fino alla fine dei miei giorni”, e così è stato.

Ci ha lasciati improvvisamente alla veneranda età di 94 anni, per raggiungere la casa del Padre.

È stato promosso alla gloria del Signore.

La sua energica testimonianza, dedicata alla totale ubbidienza della Parola di Dio, possa essere di sprone e di incoraggiamento a quanti hanno avuto il piacere di conoscerlo.

 

RISVEGLIO PENTECOSTALE - FEBBRAIO 2006