Note biografiche di:

Antonio Brùcioli

 


Antonio Brùcioli nacque a Firenze sul tramonto del quattrocento; l’anno preciso rimane tuttora ignoto. Fece ottimi studi, e fu amico dei primi letterati del suo tempo, fra cui il poeta Luigi Alamanni, frequentando le famose riunioni degli Orti Oricellari. Patriota ardente e fervido repubblicano, si trovò coinvolto nella congiura ordita contro il cardinale Giulio dei Medici, che divenne in seguito papa Clemente VII, e così riparò in Francia.

Quivi conobbe Massimiliano Sforza che lo mandò in Germania, incaricandolo di una missione particolare.  Durante questo suo esilio in Francia e questo suo viaggio in Germania, venne a conoscenza delle dottrine evangeliche. Nel 1527, cacciati i Medici da Firenze, anche il Brùcioli fu richiamato insieme agli altri esiliati, ma la sua permanenza nella città natale fu breve. Durava ancora la repubblica, ed egli cominciò a sferzare i preti ed i frati in modo “tanto costante ed ostinato ”, dice lo storico Benedetto Varchi, suo contemporaneo, “in questa cosa dei preti e dei frati, che, per molto che ne fosse avvertito e ripreso dai più suoi amici, mai non fu ordine che egli rimaner se ne volesse, dicendo: chi dice il vero non dice male ”. Il Brùcioli, comportandosi così, non poteva non cadere in sospetto d’eresia. Infatti, accusato di luteranesimo, rischiò di essere impiccato, secondo la proposta dei frati, ma intervennero alcuni amici che riuscirono ad evitargli una simile condanna, in cambio di una pena di due anni di confino.

Bandito, in tal modo, per la seconda volta, anziché varcare nuovamente le Alpi, il Brùcioli cercò rifugio a Venezia, dove le idee che egli professava erano pressoché tollerate dal governo della Serenissima, e a Venezia compì i volgarizzamenti biblici che aveva cominciato a Firenze. Il 21 novembre del 1548 il Brùcioli subì un primo processo, perché tal fra Catharino Polito, chiamato ad assistere un ammalato, aveva trovato un “mostro velenoso, un libro pessimo e mortifero per le anime cristiane che vituperava tutti i sacramenti! ”.Dietro questa denuncia ci furono delle perquisizioni, allo scopo di scoprire “libri eretici ”.Ne rinvennero tanti in casa di Messer Zoanni Centani, il quale affermò che erano stati messi in casa sua dal Brùcioli. Il 7 agosto 1548, tre periti, esaminando i caratteri, notarono che erano gli stessi e quindi “stampati in uno stesso carattere ”.Brùcioli, pertanto, fu condannato in contumacia, “a pagare cinquanta ducati ” e al bando “per due anni da Venezia e dal suo distretto ”. Sei anni e mezzo dopo, le sue opere furono sottoposte ad un nuovo esame, e vi fu trovata materia per più di trenta capi d’accusa. Le dottrine principali che gli furono attribuite a colpa sono la giustificazione per fede e l’insufficienza dei meriti.

Egli rispose dapprima con fermezza, sostenendo la dottrina biblica da vero cristiano, ma i giudici raddoppiarono le minacce, talché il Brùcioli fu spaventato. Sul punto, forse, di diventare martire, ebbe la grave debolezza, per non dire la colpa, di sconfessare sé stesso, i suoi scritti e tutta la sua opera. Il tribunale sentenziò che doveva confessarsi, che per un anno doveva quotidianamente ripetere in ginocchio i sette Salmi penitenziali con le litanie suffragi e, che in ogni festa ascoltasse la Messa, che una volta la settimana dovesse presentarsi al tribunale dall’ora dell’udienza fino a tempo indeterminato, che ogni domenica ripetesse le litanie davanti all’altare maggiore di S. Salvatore, con una candela accesa in mano.

Da allora non ebbe più pace; i suoi nemici lo perseguitarono ancora e fu di nuovo gettato in prigione. Riuscì ad ottenere di rimanere confinato in casa sua senza poter parlare con altri, dietro la cauzione di 500 ducati e di lui non si seppe più nulla, se non quello che è scritto negli atti del suo processo, e che morì il 4 dicembre 1566.