William Booth

(e l’Esercito della Salvezza)

 

William Booth nacque il 10 aprile 1829 a Nottingham, una cittadina dell’Inghilterra centrale, in un tempo in cui il paese era profondamente diviso fra quelli straricchi e quelli disperatamente poveri.

Da ragazzino trovò lavoro presso un tale che offriva prestiti a pegno, così, poté vedere di persona la sofferenza sul viso di tante famiglie, costrette ad impegnare giorno per giorno i loro amati beni personali per poter comprare cibo e altre cose necessarie.

All’età di 15 anni si convertì attraverso la predicazione di un ministro Metodista del luogo, e da lì in poi spese la maggior parte del tempo libero predicando e condividendo la sua fede in Cristo.

Ben presto decise in cuor suo che “Dio avrà tutto di William Booth”.

Si trasferì a Londra nel 1849, e trascorse alcuni anni come predicatore itinerante con la Chiesa Metodista, toccando diverse parti del paese.

Nel 1855 si sposò con Catherine Mumford, e nonostante andassero avanti grazie ad un sussidio di sussistenza, la famiglia crebbe rapidamente.

La sua enfasi consumante sull’evangelizzazione, soprattutto fra i poveri, lo portò alla fine a separarsi dalla chiesa, e a concentrare i propri sforzi nelle riunioni di risveglio, dovunque e in qualsiasi occasione fosse chiamato a predicare.

L’invito a guidare una campagna di risveglio sotto una tenda a Whitechapel, nella parte orientale di Londra, si rivelò un punto di svolta decisivo nella sua vita.

Ho trovato il mio destino!”, dichiarò una sera a sua moglie.

Prima delle riunioni William spendeva molto tempo a predicare all’aperto, testimoniando anche alle moltitudini di ubriaconi che solitamente riempivano i pub e i circoli di bevitori di gin. Le riunioni erano spesso eventi a dir poco movimentati; venivano molti uomini e donne, alcuni interessati ad ascoltare quel predicatore zelante, altri solo per disturbare, ma quando c’era la chiamata a venire avanti e ravvedersi sulle proprie ginocchia recitando la “preghiera del penitente”, molti rispondevano.

Sera dopo sera Dio toccava vite: una barbona alcolizzata, un pugile, una prostituta, un tipo violento... etc.

La campagna di una settimana venne prolungata, nonostante gli squarci nella tenda e le corde tagliate, e benché molte volte lo stesso Booth e i suoi collaboratori venissero colpiti e insultati, le riunioni continuarono per sei settimane.

Arrivati alla fine di agosto divenne improponibile continuare gli incontri sotto la tenda, e Booth trovò un edificio alternativo per la sua “Missione Cristiana”. Non era il suo progetto originale tenere quelli che si convertivano alle riunioni, ma le chiese difficilmente li avrebbero accolti, e d’altronde non si sarebbero sentiti a loro agio o accettati nei più “raffinati” circoli cristiani.

Le riunioni erano normalmente precedute da una marcia per le strade, dove si cantavano inni cristiani e si sventolavano bandiere recanti messaggi di sfida come “preparati a incontrare il tuo Dio”.

C’era una cucina che forniva buoni pasti a prezzi modici, e tanta buona volontà da parte dei membri, disposti ad essere personalmente coinvolti nei problemi reali delle moltitudini che arrivavano alla missione ogni settimana.

La moglie di William, Catherine, costituiva una grande fonte di aiuto in quel tempo.

Oltre a portare avanti l’impegno di predicare in tutto il paese, si prendeva cura dei sei figli, mentre aspettavano il settimo. Aveva difeso la sua posizione di predicatrice fin dai primi giorni che stavano insieme, anche se inizialmente il marito non era d’accordo; i suoi messaggi erano comunque bene accolti e incoraggiò molti a sostenere la crescente opera, sia con la propria presenza che con le finanze.

L’uguaglianza delle donne nell’opera venne consolidata, così che lavoravano spalla a spalla con gli uomini, sia come ufficiali che come soldati, nel nascente Esercito Cristiano. Infatti erano più le donne ad essere arruolate e ad affrontare difficoltà, insulti e privazioni che gli uomini. I loro berretti non servivano tanto per ricevere decorazioni al valore, quanto per proteggersi dalle bottiglie e dalle pietre che spesso venivano lanciate contro di loro. Molti dei migliori uomini di Booth erano donne.

Presto la Missione Cristiana si allargò, benché tante volte fossero costretti a spostarsi a causa della forte opposizione.

Spuntarono locali della Missione in varie parti della capitale, e di lì a poco in varie città del paese. Ovunque gli obiettivi erano gli stessi: stabilirsi nelle aree più povere, offrire aiuto pratico a chiunque fosse nel bisogno, e andare per le strade col retto messaggio del Vangelo: e grazia a quelli che credevano in Cristo; giudizio e condanna a quelli che Lo avessero respinto.

Considerando la stampa di un volantino per invitare ad unirsi all’ “Esercito volontario di Dio” William fu attirato dalla parola “volontario”. Di certo l’amore di Dio spinge i Cristiani a condividere l’amore di Cristo; “volontario” era un termine troppo “debole”!

Esercito della Salvezza di Dio” era molto più appropriato.

Il nome fece presa.

L’anno era il 1878.

Un esercito aveva bisogno di un’uniforme.

Venne poi scelto il motto “Sangue e Fuoco”, a motivo del Sangue di Gesù e del fuoco dello Spirito Santo; una bandiera, poiché l’esercito doveva essere “tremendo come un esercito con i suoi vessilli”, e i colori rosso, blu e giallo stavano a significare il Sangue di Cristo, la purezza di Dio e la potenza e il fuoco dello Spirito Santo, con una corona a indicare la corona di gloria promessa come ricompensa ai fedeli.

La bandiera doveva essere spiegata quando l’esercito si insediava in un nuovo villaggio o città, e da quel momento in poi sarebbe rimasta appesa nella nuova sede alla vista di tutti.

Ancora oggi la bandiera sventola sugli edifici dell’Esercito della Salvezza in tutto il mondo, in più di 115 paesi.

Insieme alla bandiera cominciò ad essere usata una terminologia militare: il “Generale” Booth avrebbe tenuto un “consiglio di guerra” per decidere le tattiche da usare per conquistare il mondo per Cristo, e il “Grido di Guerra” divenne la rivista ufficiale.

Nessun esercito sarebbe stato completo senza la sua banda militare, ma la sua comparsa nell’Esercito della Salvezza non fu qualcosa di pianificato.

Durante una riunione all’aperto nella città di Salisbury, un uomo e i suoi tre figli portarono i loro strumenti di ottone per accompagnare i canti, ed immediatamente questo attirò l’attenzione della folla, tanto che Booth li invitò a suonare nei successivi incontri. La famiglia finì col lasciare il lavoro per formare la prima banda dell’Esercito della Salvezza, e i fragorosi ottoni divennero presto una componente immancabile, sempre presente nelle riunioni all’aperto dell’Esercito. Le domeniche mattina, per molti anni e in tante città del mondo, sarebbero state riempite dal suono delle bande di ottoni che marciavano lungo le strade, proclamando la salvezza per tutti.

Quel piacevole frastuono arrivava però ad un alto prezzo, e a fronte di una dura opposizione contro l’Esercito. Esso finiva col fare arrabbiare un po’ tutti.

I proprietari dei pub si sentirono minacciati dai continui e radicali attacchi contro ogni bevanda alcolica, considerata il principale strumento del diavolo per distruggere le famiglie, i costumi, i risparmi, e ogni cosa avesse valore.

Il consumo di birra e gin scese clamorosamente in picchiata in tutti i luoghi in cui l’esercito si stabiliva, e anche oggi l’astensione dall’alcool costituisce un punto fondamentale nella vita di tutti i membri.

Le chiese tradizionali trovavano da ridire sulla “mondanità” della musica, sull’uso dei canti popolari con inserite parole cristiane, e sul rumore e la confusione generale che apparentemente causavano.

Molti semplicemente non volevano che le loro domeniche mattina fossero disturbate dai canti dell’Esercito della Salvezza e dalla musica delle bande, nonché dalle predicazioni contro il peccato e la malvagità. Essi d’altronde costituivano dei facili bersagli.

Alcuni nemici gridavano insulti, altri lanciavano pietre, bottiglie, uova, e qualsiasi cosa si trovasse a portata di mano. C’erano gruppi che si radunavano con l’espressa intenzione di interrompere le riunioni, tirando giù e battendo i membri dell’Esercito, e fracassando i loro strumenti.

Un’opposizione più organizzata includeva bande pagate dai proprietari dei Pub, e da altri rispettabili elementi della società, che portavano bandiere con scheletri, teschi ed ossa incrociate, ed anche ricompense in denaro per chi riusciva a far cessare le riunioni.

Nell’anno 1882, in Gran Bretagna, circa 700 membri dell’Esercito della Salvezza vennero brutalmente aggrediti per le strade semplicemente per aver predicato il Vangelo.

Una sorella fu picchiata a morte a Guildford; un’altra diede la propria vita ad Hastings. Un cadetto di 21 anni fu ucciso a Parigi, un portinaio venne pugnalato a morte a San Francisco, una donna Capitano uccisa a colpi d’arma da fuoco a Washington.

Nel nascente esercito le perdite cominciavano a salire, ma per ognuno che cadeva, ce n’erano dozzine che entravano a prenderne il posto.

Le forze di Polizia, anziché proteggere i membri dell’Esercito, li accusavano di provocazione, e li arrestavano per disturbo della quiete pubblica.

14 giorni di prigione per suonare il tamburo in pubblico, 7 giorni per tenere una riunione, 10 giorni per cantare con l’accompagnamento di un tamburino; né la giovane età, né il sesso, né un po’ di compassione mitigavano l’odio, ma i membri dell’Esercito della Salvezza furono abbondantemente ricompensati delle loro sofferenze. Le statistiche parlavano a voce alta: un rapporto di metà settimana nella sola Londra citava 17.000 persone che adoravano nelle varie “caserme” dell’Esercito.

Nel 1884, a soli sei anni dall’inizio ufficiale dell’opera, c’erano 900 Reparti (gruppi) dei quali più di 260 all’estero.

Il primo membro a raggiungere gli Stati Uniti nel 1880 fu un Capitano con sette donne, delle quali una sola aveva più di vent’anni.

Francia, Svizzera, Australia, India: i reparti di pionieri vedevano ogni paese come un campo di missione.

Alcuni dei reclutati erano credenti di “fresca” salvezza provenienti dai bassifondi, ma altri avevano rinunciato a ricchezze e posizione sociale per la causa del Vangelo.

La chiamata di Booth era la stessa per tutti, “vai a cercare anime, e soprattutto le peggiori”.

Nell’ultima decade del XVIII secolo, la feroce opposizione cominciò ad allentarsi, a misura che gli innegabili benefici apportati, e l’incrollabile impegno dei soldati dell’Esercito della Salvezza verso i bisogni delle persone afflitte di ogni luogo, divennero evidenti a tutti.

Booth, conosciuto in quel tempo come “il profeta dei poveri”, poneva sotto i riflettori, nel suo libro “Nella buia Inghilterra”, la vergogna della condizione dei diseredati e degli oppressi, e toccava il nervo scoperto della coscienza nazionale.

L’Esercito cominciò ad essere visto come la risposta ad alcuni dei bisogni reali del paese.

Le marce pubbliche, le riunioni, le predicazioni e le scenette andavano di pari passo con i locali sicuri per le prostitute, gli alloggi per senza-casa ed alcolizzati, e col ministero verso disabili, ciechi, sordi e muti. L’Esercito della Salvezza venne coinvolto anche in questioni sociali come le condizioni delle fabbriche, i cambiamenti d’impiego, gli uffici per le persone scomparse, la cura e riabilitazione degli ex-carcerati, le colonie di lebbrosi, cliniche ed ospedali.

Al momento della morte di Booth nel 1912, l’Esercito della Salvezza aveva ottenuto riconoscimento in tutto il mondo, ed era coinvolto in ogni aspetto della sofferenza dell’umanità.

Dobbiamo prenderci cura dell’intero essere, “diceva Booth”, sia il corpo che l’anima”.

Questo impegno gli aveva fatto guadagnare il rispetto di re e regine, e di centinaia di migliaia di persone comuni che riempirono le strade di Londra per recare l’estremo saluto nel giorno del suo funerale.

I suoi figli furono in prima linea nel portare avanti in tutto il mondo l’opera, che ora é diffusa in 115 nazioni, abbracciando 175 lingue.

Forse é ormai un evento raro vedere una banda dell’Esercito marciare per le strade, o assistere a quelle scenette che facevano fermare le folle, come quella del funerale in processione, dove la bara si apriva e ne usciva il predicatore annunciando la resurrezione di Cristo, oppure vedere una bottiglia di whisky alta tre metri, che trascinava per la strada il suo prigioniero incatenato.

La predicazione del Vangelo, tuttavia, fornisce ancora la motivazione per l’Esercito.

Ventiseimila Ufficiali, e moltitudini di lavoratori associati portano avanti comunità e gruppi giovanili, scuole domenicali, associazioni, incluso 71 ospedali, più di 1000 alloggi per senza-casa, anziani, disabili, ciechi, ragazze-madri ed altre categorie sociali vulnerabili.

L’opera é impegnata nella riabilitazione dei detenuti e dei drogati; ha un ufficio per le emergenze mondiali, e un numero infinito di programmi educativi, dalle scuole materne alle università. Rappresenta oggi un degno tributo ad un uomo la cui visione e vita possono essere riassunte in una parola: “ALTRI”.

 

David Forni

 

Tratto con permesso(e liberamente adattato)  da “GRIDO DI BATTAGLIA” Giugno 2010  www.cristoelarisposta.it

 

Spigolatura

 

Il 9 Aprile del 1865 Lee incontrò Grant nel salotto di una casa privata nella Appomattox Court House. Egli lasciò l’esercito e mise fine ai quattro lunghi anni di morte e devastazione chiamati Guerra Civile.

Nello stesso anno un giovane inglese di 36 anni di nome William Bramwell Booth dichiarò guerra alle podestà delle tenebre fondando l’ Esercito della Salvezza.

Una delle armi più efficaci dell’arsenale del Generale Booth era la preghiera fervente. Non era insolito per William B. Booth trascorrere “un’intera notte in preghiera” quando doveva predicare la Parola di Dio.

Durante l’appello, l’altare si riempiva di anime e le folle lo seguivano ovunque.

La Potenza di Dio era meravigliosamente manifesta nelle riunioni, anime venivano spesso toccate dalla potente mano di Dio e traboccavano della Sua Presenza e della Sua Potenza. Il successo di Booth attirava non soltanto sostenitori ma anche nemici. Quelli che prestavano servizio venivano picchiati con pezzi di legno infuocati, venivano aspersi di catrame e zolfo ardente, battuti, presi a sassate e perfino a calci nelle strade fino a morire”.

L’Esercito della Salvezza resisteva ai suoi nemici con un allegro “Dio ti benedica” e una preghiera.

Lo stesso generale Booth fu spesso nell’occhio del ciclone.

Quando ricevevano sputi durante il tour nelle contee dell’Inghilterra centrale, Booth incoraggiava i suoi soldati: “Non vi pulite è una medaglia!”

Notte dopo notte Booth tornava a casa sanguinante e ferito dopo essere stato assalito per aver predicato nei bassi fondi dell’Inghilterra. Dopo simili notti di prova egli prendeva la mano di sua moglie dicendo: “Kate, fammi pregare con te” . Dopo che pregava con Catherine si alzava dalle sue ginocchia armato di fresco coraggio e speranza. Booth aveva bisogno di tutto il coraggio che sua moglie Catherine poteva trasmettergli. Lei lo incoraggiava dicendo: “Se ci stiamo stancando, allora facciamo meglio ad andarcene e lasciare perdere, perché qualunque cosa è da preferire a una chiesa morta” .

Nonostante gli opprimenti disagi del ministero, i Booth avevano una famiglia felicemente unita. Il Generale aveva nove figli e amava giocare rumorosamente con loro, specialmente al loro gioco preferito “Volpe e Oche”.

Una volta due ufficiali dell’esercito della Salvezza partirono per una nuova missione, durante la quale andarono solo incontro a insuccesso e opposizione. Frustrati e stanchi chiesero al Generale di chiudere la missione di salvezza. Il Generale Booth mandò loro un telegramma che conteneva due parole in esso: “TRY TEARS”- “PROVATE LE LACRIME”.

Essi seguirono il suo consiglio e furono ripieni di un potente risveglio.

Durante il corso del suo ministerio Booth viaggiò per 5.000.000 di miglia e predicò 60.000 sermoni.

Dio ci aiuti, in questo tempo disperato e distratto in cui viviamo, a tener conto del consiglio del Generale: “LAVORATE COME SE TUTTO DIPENDESSE DALLA VOSTRA OPERA, PREGATE COME SE TUTTO DIPENDESSE DALLA VOSTRA PREGHIERA”.

 

David Smithers

Tratto da Risvegli di eVangelo